Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ANVGD Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ANVGD Thu, 13 Aug 2020 04:25:57 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/9464/1 Un passo avanti per la pacificazione, ma i problemi degli esuli non sono risolti Mon, 13 Jul 2020 19:08:43 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/650309.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/650309.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 13 luglio 2020

 

Un passo avanti per la pacificazione, ma i problemi degli esuli non sono risolti

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia considera un passo avanti verso la pacificazione tra due comunità nazionali la cerimonia che si è svolta stamattina al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Il Presidente Sergio Mattarella ed il suo omologo sloveno Borut Pahor hanno deposto una corona nel luogo che per la comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati è il simbolo dei lutti e delle violenze patiti ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito, soprattutto a guerra finita, nelle terre che furono poi costretti ad abbandonare dopo la cessione alla Jugoslavia comunista sancita dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947. Una rappresentanza delle associazioni della diaspora adriatica ha potuto assistere alla storica visita di Borut Pahor, il primo Presidente di uno Stato successore della Jugoslavia a recarsi alla Foiba di Basovizza: ora ci attendiamo che la Slovenia consenta la ricognizione e l’adeguata conservazione delle foibe che si trovano nel suo territorio.

Successivamente ci sono stati altri eventi cui hanno preso parte i due capi di Stato, ai quali non abbiamo inteso partecipare. Il monumento in onore dei fucilati dell’Organizzazione Rivoluzionaria T.I.G.R. non commemora quattro caduti dell’antifascismo, bensì militanti che negli anni Venti con metodi terroristici volevano annettere Trieste, Gorizia, Fiume, Zara e l’Istria al Regno di Jugoslavia. Non possiamo dirci contenti della duplice benemerenza ricevuta dallo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor, il quale ha parlato della nostra vicenda con termini che sfiorano quel giustificazionismo che Mattarella ha condannato in occasione della ricorrenza del 10 febbraio 2020. La cessione del Balkan ad una fondazione costituita ad hoc è stata presentata con una narrazione che ha omesso gli antefatti della giornata culminata con l’incendio del palazzo cent’anni fa, a partire dall’uccisione di due marinai italiani a Spalato. A fronte di questa donazione attendiamo che da parte slovena si riprenda in mano la questione dei beni confiscati e nazionalizzati dal regime titoista, con particolare riferimento alla restituzione dei beni disponibili ed alla congrua liquidazione del risarcimento previsto dal Trattato di Osimo.

Siamo invece stati presenti all’incontro organizzato dal Presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, con il Presidente della Repubblica, il quale ha dimostrato di essere a conoscenza dei problemi degli esuli ancora irrisolti dopo 70 anni. Con riferimento alla giornata odierna gli abbiamo richiesto che inviti il Presidente della Croazia a svolgere un’analoga visita alla Foiba di Basovizza e che vengano costituite due nuove commissioni storiche bilaterali italo-slovena (onde aggiornare i risultati di quella che ha lavorato nel 1993-2000 giungendo a conclusioni che non tutti hanno condiviso) ed italo-croata, che lavorino senza pregiudiziali ideologiche, bensì nello spirito della comune appartenenza all’Unione Europea. L’attenta presenza all’incontro dei Ministri degli Interni Luciana Lamorgese, dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi e degli Esteri Luigi Di Maio ci fa ben sperare per un’imminente convocazione del Tavolo di coordinamento Esuli-Governo presso la Segreteria della Presidenza del Consiglio. Auspichiamo che vengano finalmente costituiti gruppi di lavoro specifici che risolvano questioni come il debito di Slovenia e Croazia ereditato dalla Jugoslavia per risarcire i beni abbandonati, l’indennizzo da parte dello Stato italiano dei beni degli esuli usati per pagare le riparazioni di guerra alla Jugoslavia e l’apposizione della Medaglia d’oro al gonfalone di Zara.

L’odierno riconoscimento tra Italia e Slovenia delle reciproche sofferenze maturate nel Novecento non è un punto di arrivo, bensì solo un passaggio intermedio verso il completo risarcimento economico e morale di quanto patito dagli italiani dell’Adriatico orientale.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

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L’importanza della visita di Mattarella e Pahor alla Foiba di Basovizza Sun, 28 Jun 2020 18:10:21 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/648084.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/648084.html ANVGD ANVGD  

Trieste, 28 giugno 2020

 

L’importanza della visita di Mattarella e Pahor alla Foiba di Basovizza

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in analogia con quanto espresso dal Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e dal Presidente della Regione Massimiliano Fedriga, ha colto la grande importanza della visita che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella effettuerà assieme al suo omologo sloveno a Basovizza. Le altre tappe della giornata hanno dato adito a polemiche a Trieste ed in Parlamento, ma nemmeno oltreconfine la decisione del Presidente Borut Pahor di recarsi al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza è stata esente da critiche. Eppure, a dieci anni di distanza dal Concerto dei Tre Presidenti (svoltosi al termine di una giornata in cui era stato reso omaggio tanto al Balkan, quanto al monumento all’Esodo), si andrà a compiere una nuova tappa nel percorso di riconoscimento delle reciproche sofferenze che hanno caratterizzato il secolo breve in queste terre.

L’A.N.V.G.D. è consapevole che rimangono ancora aperte molte questioni concrete ed economiche in merito a quanto spetta agli esuli costretti ad abbandonare le terre in cui vivevano radicati da secoli e che oggi fanno parte della Slovenia e non abbiamo perso occasione di contestare la recente visita a Lubiana del Ministro degli Esteri, il quale non ha fatto cenno a tali problematiche. Ma alla Foiba di Basovizza il Presidente della vicina Repubblica renderà omaggio ad un luogo simbolo per l’italianità adriatica, un luogo in cui triestini, goriziani ed esuli istriani, fiumani e dalmati hanno ricordato i loro morti, a prescindere da dove siano stati uccisi, infoibati o sepolti, il ché spesso è ancora ignoto. Pahor e Mattarella commemoreranno così anche le vittime delle stragi titine che risiedevano a Capodistria, Pirano ed in tutte quelle località che oggi fanno parte della Slovenia.

I 34 Comitati provinciali e le 25 Delegazioni che rappresentano l’A.N.V.G.D. sul territorio invieranno loro rappresentanze, nel rispetto delle normative sul distanziamento e delle disposizioni del cerimoniale, per essere presenti a questa celebrazione e anche altre associazioni della diaspora adriatica intendono portare una loro presenza simbolica. Chi si autoesclude o lavora (ancora una volta) per creare divisioni, polemiche e contestazioni può continuare a bearsi nel suo individualismo improduttivo e sterile.

 

Renzo Codarin 
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 
 

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Il capodistriano Schergat merita una nave a lui dedicata Sun, 21 Jun 2020 11:14:03 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/646528.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/646528.html ANVGD ANVGD

Trieste, 21 giugno 2020

 

Il capodistriano Schergat merita una nave a lui dedicata

 

Lascia perplessi la vendita all’Egitto di due fregate appena consegnate da Fincantieri allo Stato italiano. Una perplessità che va oltre la gestione dell’operazione che “dimentica” di chiedere come minima contropartita al Cairo qualche notizia in più sulla fine di un nostro giovane connazionale, fatto che dimostra ancora una volta la debolezza della nostra diplomazia, questa volta al cospetto di una Nazione ben lungi dal rappresentare una superpotenza.

Con queste premesse non deve sorprendere che a fare le spese di questa compravendita sia stata una fregata che porta il nome della Medaglia d'Oro al Valor Militare Spartaco Schergat, originario dell’agro capodistriano. Egli conseguì tale onorificenza per aver partecipato nel dicembre 1941 con la Xa Flottiglia MAS, assieme tra gli altri al piranese Antonio Marceglia (parimenti Medaglia d’Oro al Valor Militare), all’affondamento della corazzata inglese Queen Elizabeth nel porto di Alessandria d’Egitto (guarda caso…). Fatto prigioniero al termine di questa operazione e costretto all’esodo nel dopoguerra, fu una persona che molti a Trieste hanno avuto l’onore di conoscere. Questa vendita improvvisa non fa che rappresentare l’ennesimo smacco, seppure di carattere simbolico, da parte dello Stato italiano al già bistrattato mondo degli esuli giuliano-dalmati ed alle personalità di rilievo che ne fanno parte.

Adesso sia la fregata che porta il nome dell’eroe capodistriano che la gemella Emilio Bianchi, dovranno essere rimpiazzate con altrettante di nuova costruzione, che, secondo Fincantieri, dovrebbero esser ancor più moderne e meglio equipaggiate, in modo da evitare che la nostra Marina Militare rimanga senza due unità FREMM, estremamente importanti per la flotta italiana.

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia auspica fortemente che, per rimediare a quanto accaduto, una di queste due nuove navi riprenda il nome di Spartaco Schergat e che si tenga in considerazione anche un’intitolazione ad Antonio Marceglia. Sarebbe il modo migliore, più semplice e logico per rendere più digeribile la gaffe che si sta consumando in questi giorni.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“
info@anvg.it

 

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Le Poste croate hanno emesso i francobolli bilingui dedicati a Rovigno Sat, 20 Jun 2020 11:34:21 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/646468.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/646468.html ANVGD ANVGD


Roma, 20 giugno 2020

 

Le Poste croate hanno emesso i francobolli bilingui dedicati a Rovigno

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia esprime soddisfazione nel vedere che le Poste croate hanno mantenuto la promessa di ristampare i francobolli dedicati a Rovigno d’Istria con la denominazione ufficiale bilingue: «Abbiamo mosso mari e monti �“ dichiara Donatella Schürzel, vice presidente nazionale vicario dell’A.N.V.G.D. �“ ma ne è valsa la pena. A tutti coloro i quali hanno contribuito e sostenuto l'impegno che ho profuso a tale scopo rivolgo un sentitissimo ringraziamento. Ho personalmente contattato rappresentanze diplomatiche italiane in Croazia e croate in Italia, la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” e la sigla associativa degli esuli rovignesi “Famia ruvignisa”, rappresentanti istituzionali negli enti locali istriani e al Parlamento croato: quando si mettono insieme le energie di tutti, come è stato in questa occasione, si arriva ai riconoscimenti».

Già in occasione della conferenza stampa di presentazione della prima versione del francobollo con la sola dicitura “Rovinj” era stato assicurato che una nuova tiratura avrebbe recepito il suggerimento del Senatore nonché cultore filatelico Carlo Amedeo Giovanardi, condiviso dalla Prof.ssa Schürzel, di fare una seconda edizione corretta in conformità con la legislazione croata di tutela delle minoranze che, come da recente emendamento dell’On. Furio Radin (rappresentante degli italiani al Sabor di Zagabria), elenca specificatamente le località che hanno una denominazione bilingue.

«È la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale �“ spiega infine la dirigente nazionale dell’A.N.V.G.D., esule di seconda generazione originaria proprio di Rovigno �“che su un francobollo relativo all’Istria appare un toponimo in doppia lingua, croato e italiano. Siccome tale emissione rientra in una serie di francobolli dedicati alle località turistiche croate, ci auguriamo che future nuove uscite ispirate da città istriane abbiano da subito la denominazione ufficiale italo-croata, coerentemente con le molteplici normative che tutelano il retaggio dell’italianità plurisecolare dell’Adriatico orientale»

 

Lorenzo Salimbeni 
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Fratelli Reiss Romoli, 19 �“ 00143 Roma �“ roma.anvgd@gmail.com 

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Gli esuli attendono la visita del Presidente sloveno alla Foiba di Basovizza Sun, 14 Jun 2020 16:51:51 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/645123.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/645123.html ANVGD ANVGD


Trieste, 14 giugno 2020

 

Gli esuli attendono la visita del Presidente sloveno Pahor alla Foiba di Basovizza

 

Nonostante le notizie filtrate da Lubiana, che non danno ancora come ufficialmente certa la visita del Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor assieme al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e le altre sigle della diaspora adriatica auspicano vivamente che tale significativa cerimonia abbia luogo.

«Appena la notizia ha cominciato a circolare �“ spiega Renzo Codarin, presidente nazionale dell’A.N.V.G.D. �“ molti nostri comitati provinciali ed altre associazioni degli esuli hanno già inteso inviare una propria rappresentanza a quella che si preannuncia come una storica tappa nel processo di riconoscimento a livello internazionale di quella che fu la strage delle foibe e non soltanto una giornata d’interesse cittadino»

Nel rispetto delle attuali disposizioni sanitarie di distanziamento, si prevede una presenza significativamente rappresentativa degli esuli di tutta Italia alla tanto attesa visita dei due Capi di Stato alla Foiba di Basovizza: «Si tratta di un luogo simbolico �“ spiega ancora Codarin �“ nel quale il popolo dell’esodo si è sempre riunito, anche prima dell’istituzione del Giorno del Ricordo, per commemorare i propri morti, pure coloro i quali sono stati infoibati in Istria o annegati in Dalmazia, quanti furono deportati a guerra finita senza che poi se ne sapesse più nulla e coloro i quali morirono nei campi di concentramento della Jugoslavia comunista»

La visita di Pahor a Basovizza rappresenterebbe la continuazione ideale di una precedente giornata realizzatasi sotto gli auspici di rappresentanti dotati di buona volontà e di onestà intellettuale dell’associazionismo degli esuli (il Senatore Lucio Toth) e della comunità slovena (il Senatore Miloš Budin): «In occasione del Concerto dei Tre Presidenti svoltosi a Trieste il 13 luglio 2010 �“ ricorda, infine, il presidente nazionale dell’A.N.V.G.D. �“ i capi di Stato di Italia, Slovenia e Croazia, dopo aver reso omaggio all’ex Balkan, si recarono al monumento che ricorda l’esodo dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati in fuga dal clima di terrore con cui si stava instaurando il regime comunista di Josip Broz “Tito”. A dieci anni di distanza attendiamo un nuovo significativo passo avanti nella ricostruzione della storia di queste martoriate province nel rispetto delle memorie e dei lutti vissuti da ciascuna comunità nazionale»

 

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

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Il Presidente sloveno andrà alla Foiba di Basovizza Fri, 12 Jun 2020 10:05:08 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/644856.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/644856.html ANVGD ANVGD


Trieste, 12 giugno 2020

 

Il Presidente sloveno andrà alla Foiba di Basovizza

 

Il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor si recherà in visita assieme al Presidente della Repubblica italiana Sergio Matarella al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza il prossimo 13 luglio.

Questa notizia è stata accolta con grande soddisfazione dal Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin: «La visita dei due presidenti alla Foiba di Basovizza nella stessa giornata in cui si commemorerà il centenario dell’incendio dell’Hotel Balkan �“ dichiara Codarin �“ rappresenta, attraverso due luoghi fortemente simbolici, il reciproco riconoscimento delle sofferenze che hanno colpito le terre dell’Adriatico orientale nella prima metà del secolo scorso».

«In occasione del Concerto dei Tre Presidenti svoltosi a Trieste il 13 luglio 2010 �“ ricorda infine il presidente nazionale dell’A.N.V.G.D. �“ i capi di Stato di Italia, Slovenia e Croazia, dopo aver reso omaggio all’ex Balkan, si recarono al monumento che ricorda l’esodo dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati in fuga dal clima di terrore con cui si stava instaurando il regime comunista di Josip Broz “Tito”. A dieci anni di distanza viene compiuto un nuovo significativo passo avanti nella ricostruzione della storia di queste martoriate province nel rispetto delle memorie e dei lutti vissuti da ciascuna comunità nazionale»

 

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


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Dopo il 12 giugno 1945 le stragi titine proseguirono Tue, 09 Jun 2020 11:54:46 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/644053.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/644053.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 9 giugno 2020

 

Dopo il 12 giugno 1945 le stragi titine proseguirono

 

L’ingresso delle truppe jugoslave a Trieste, Gorizia, Fiume ed in Istria a inizio maggio del 1945 portò a compimento la trasformazione di una lotta di liberazione nazionale in un progetto espansionista che travalicava i confini internazionalmente riconosciuti della Jugoslavia prebellica. Ecco perché il 12 giugno 1945 può essere considerato come una liberazione per Trieste e Gorizia rispetto alla presenza violenta e seminatrice di lutti dei partigiani di Josip Broz “Tito”. Il 16 anche Pola visse una momentanea liberazione, ma per il resto dell’Istria e per Fiume proseguì sotto l’apparenza formale dell’amministrazione militare jugoslava il processo di assorbimento nel nascente regime comunista di Tito e di annichilimento della comunità italiana autoctona.

Se triestini, goriziani e polesani poterono festeggiare il consolidarsi della presenza militare anglo-americana (strumentale al controllo delle vie di comunicazione che collegavano il porto giuliano con l’Austria e l’Europa centrale), a Fiume ed in Istria proseguirono violenze (con epicentro Capodistria, ove il Vescovo Santin rischiò il linciaggio e ci furono incidenti con morti e feriti in occasione delle proteste contro la jugolira), sparizioni (Don Bonifacio maritirizzato in odium fidei rappresentò l’episodio più eclatante) ed eliminazioni degli elementi contrari all’annessione alla Jugoslavia (l’annientamento del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria e gli arresti degli autonomisti fiumani).  Il mucchio di macerie che era rimasto di Zara dopo un anno di pesanti bombardamenti aerei angloamericani era stato occupato dai “titini” già nel novembre 1944, aveva subito il martirio delle “foibe azzurre” («L’Adriatico è la nostra foiba» ricordava il dalmata Ottavio Missoni) e sembrava ormai al di fuori di qualunque rivendicazione italiana.

La linea Morgan, che fu fissata su proposta del generale scozzese William Morgan il 9 giugno a Belgrado al termine di trattative tra anglo-americani e jugoslavi, da soluzione compromissoria momentanea in attesa della conferenza di pace avrebbe sostanzialmente assunto il carattere della definitività. Essa tuttavia in principio seguiva una configurazione diversa sul litorale istriano, poiché prevedeva che sotto il Comando ed il controllo del Comandante Supremo Alleato ricadessero «Pola e gli approdi sulla costa occidentale dell’Istria». Sulla costa istriana tuttavia le forze di occupazione jugoslave non intesero andarsene tanto facilmente, così come rimasero alcune enclavi di occupazione jugoslava nell’entroterra giuliano appartenente alla Zona A, senza dimenticare la rete spionistica lasciata sul campo: la struttura che fu in grado di organizzare la strage di Vergarolla dimostra il radicamento di questi elementi filojugoslavi.

Sarebbero stati i successivi accordi di Duino a modificare il confine fissato a Belgrado e a sancire il disinteressamento nei confronti della costa istriana da parte degli Alleati, i quali si accontentarono di Pola, che Winston Churchill conosceva come importante base navale militare dai tempi della Prima guerra mondiale, allorché era Primo Lord dell’Ammiragliato.

Il 12 giugno 1945 segnò da un lato un passo di riavvicinamento per Trieste e Gorizia verso l’Italia, la cui opinione pubblica seguiva allora con interesse le vicende del confine orientale, e dall’altro segnò la cesura con le altre province annesse al termine della Prima guerra mondiale, naturale retroterra triestino, ma destinate a venire inglobate nella Jugoslavia per effetto del Trattato di pace.

 

Lorenzo Salimbeni 
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 
 

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Il francobollo di Rovigno sarà bilingue Thu, 04 Jun 2020 20:18:41 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/643171.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/643171.html ANVGD ANVGD   

Roma, 4 giugno 2020

 

Il francobollo di Rovigno sarà bilingue

 

Nell’ambito della conferenza stampa di presentazione dei nuovi francobolli dedicati a Rovigno d’Istria stampati dalle poste croate è stato specificato che il 25 giugno uscirà una nuova tiratura comprensiva della dicitura bilingue Rovinj-Rovigno, come previsto da svariate normative.

«La proposta dell’Onorevole Giovanardi che avevamo immediatamente condiviso �“ dichiara la vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Donatella Schürzel �“ è stata recepita dalle poste croate. Le nostre proteste hanno dato frutto, grazie anche alle personalità ed alle istituzioni che ci hanno ascoltato e seguito nell’iter finalizzato a rimediare all’errore fatto omettendo di scrivere anche il nome italiano della cittadina istriana»

La prof.ssa Schürzel, che è esule di seconda generazione con origini rovignesi, si riferisce in particolare alla sinergia cha ha avviato coinvolgendo l’ambasciatore italiano a Zagabria, il console generale d’Italia a Fiume, l’amministrazione comunale di Rovigno (il cui statuto riporta che il nome ufficiale della località rivierasca è bilingue), la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” (che ha svolto una conferenza stampa per segnalare l’errore), la Famia ruvignisa (sigla che raccoglie gli esuli da Rovigno ed i loro discendenti), il Consiglio della minoranza nazionale italiana autoctona della regione Istria (attivatosi presso le Poste croate citando gli estremi di legge che imponevano la dicitura bilingue), l’ambasciatore croato a Roma, l’On. Carlo Giovanardi (sensibile alla causa degli esuli giuliano-dalmati ma anche appassionato filatelico) e l’On. Furio Radin (rappresentante della comunità italiana al Parlamento di Zagabria, di cui è anche vicepresidente), il quale a sua volta ha interessato il Ministro croato delle infrastrutture, dicastero competente per le poste.

«Auspichiamo che il buon esito di tale questione  - afferma la dirigente nazionale dell’A.N.V.G.D. �“ serva da esempio per future emissioni di francobolli dedicati a località istriane in cui il bilinguismo è previsto dai trattati di pace, dagli accordi Dini-Granić, dallo Statuto della Regione istriana, dagli Statuti dei Comuni interessati e da una legge nazionale croata di recente emendata proprio dall’Onorevole Radin al fine di definire ufficialmente la denominazione delle località in cui è riconosciuto il bilinguismo, compresa ovviamente Rovigno. Quei francobolli bilingui suggelleranno gli attuali buoni rapporti italo-croati nella cornice dell’Unione Europea, la cui presidenza di turno in questo primo semestre del 2020 è svolta proprio dalla Croazia».

 

Lorenzo Salimbeni 
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Fratelli Reiss Romoli, 19 �“ 00143 Roma �“ info@anvgd.it  

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Le poste croate devono rispettare il bilinguismo dell’Istria Wed, 03 Jun 2020 17:22:39 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/642856.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/642856.html ANVGD ANVGD

 

Roma, 3 giugno 2020

 

Le poste croate devono rispettare il bilinguismo dell’Istria

 

Ha destato sconcerto tra gli esuli istriani, fiumani e dalmati la notizia che le poste croate hanno presentato un nuovo francobollo dedicato a Rovigno d’Istria su cui il nome della città è scritto solo in croato, contravvenendo così ad una serie di leggi e di garanzie acquisite nel corso del tempo.

«Ho preso contatto in loco, �“ comunica in una nota la Professoressa Donatella Schürzel �“ in qualità di Vice presidente Vicario dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ed in accordo col presidente nazionale Renzo Codarin, con figure di alto riferimento istituzionale e culturale come il Vice sindaco di Rovigno, la Presidente della Comunità Italiana locale, il Presidente del Consiglio della minoranza italiana autoctona della Regione Istria, il Direttore del Centro di Ricerche Storiche, la ex Vice presidente della Regione Istria ed il Direttore onorario del CRS. Essi hanno risposto non solo costernati e preoccupati, ma anche condividendo l’idea di fare qualcosa insieme affinché si possa ovviare a tale problema».

Di conseguenza sono stati avviati contatti con le istituzioni regionali e postali, con il Console generale d’Italia a Fiume e con l’Ambasciatore croato a Roma, il quale ha assicurato il suo interessamento. Il Presidente della Famia ruvignisa (l’associazione che raccoglie gli esuli da Rovigno) ha dato il suo sostegno a questa azione; l’onorevole Furio Radin (Vice presidente del Parlamento croato) si è attivato presso l’ambasciatore italiano a Zagabria e con il Ministro delle Infrastrutture; l’amministrazione comunale rovignese e la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” hanno intrapreso analoghe iniziative di segnalazione dell’errore.

La proposta di emettere un nuovo francobollo con la corretta dicitura bilingue da affiancare a quello ormai già stampato è stata suggerita dall’onorevole Carlo Amedeo Giovanardi e immediatamente condivisa dalla Prof.ssa Schürzel: «Auspico che si possa arrivare �“ afferma ancora la dirigente nazionale Anvgd �“ ad una riparazione accettabile e dignitosa per una vicenda delicata. Il bilinguismo in Istria occidentale è tutelato già dal 1947, dagli accordi bilaterali Dini-Granić tra Italia e Croazia indipendente, nonché dallo Statuto della Regione Istriana e dalla legge sulle autonomie locali, che prevedono la più totale equiparazione e uso di entrambe le lingue in ogni ambito della vita pubblica e sociale. La legge sulle autonomie, in particolare, è stata recentemente emendata da Radin ed elenca tutti i siti abitati da comunità minoritarie in Croazia e le loro diciture ufficiali: nel caso in questione è specificato Rovinj-Rovigno».

Conclude la Prof.ssa Schürzel, la quale è esule di seconda generazione con origini rovignesi: «Non si può rimanere inerti di fronte a una simile infrazione nei confronti dei diritti della comunità italiana, che proprio a Rovigno vanta una storia plurisecolare ed ha oggi specifiche istituzioni che hanno testimoniato e affermano anche nell’attuale presente europeo la propria identità e dignità nazionale. La Croazia è attualmente alla presidenza dell’Unione Europea e ritengo che a maggior ragione dovrebbe essere sensibile ai nostri diritti ancora una volta negati».

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia si augura, infine, che future emissioni filateliche da parte delle poste croate dedicate alle località di insediamento dei nostri connazionali riportino da subito l’adeguata denominazione in croato ed in italiano.

 

Lorenzo Salimbeni 
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Fratelli Reiss Romoli, 19 �“ 00143 Roma �“ info@anvgd.it 
 

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Ravignani, vescovo istriano della beatificazione di don Bonifacio Fri, 08 May 2020 11:35:25 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/636010.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/636010.html ANVGD ANVGD


Trieste, 8 maggio 2020

 

Ravignani, vescovo istriano della beatificazione di don Bonifacio

 

Monsignor Eugenio Ravignani, venuto a mancare la notte del 7 maggio scorso, era anche lui un figlio dell’Istria, essendo nato nel 1932 a Pola, entrata a far parte d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale. Lasciò la sua città natale nel 1946 per intraprendere gli studi seminariali a Trieste (all’epoca entrambe le località giuliane facevano parte della Zona A sotto amministrazione militare anglo-americana), proseguirli a Vittorio Veneto e terminarli nuovamente nella città di San Giusto. Qui nel 1955 sarebbe stato ordinato presbitero da un suo corregionale, il rovignese monsignor Antonio Santin, il cui successore, mons. Lorenzo Bellomi, lo avrebbe consacrato Vescovo di Vittorio Veneto nel 1983: il suo episcopato ebbe come motto ispiratore la citazione tratta dalla prima lettera di San Pietro «Donec dies elucescat»(Finché non spunti luminoso il giorno).

Dalla località veneta sarebbe tornato a Trieste per esserne vescovo dal 1997 al 2009, allorché gli subentrò l’attuale Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, il quale ne ha ricordato «la grande carità, l’amabile e arguto sorriso, la pazienza e delicatezza nei rapporti», doti che nel corso del suo magistero gli valsero la stima e l’affetto della comunità locale. Durante la permanenza al vertice della diocesi triestina, presiedette assieme al prefetto della Congregazione delle cause dei santi Angelo Amato nella Cattedrale di San Giusto il 4 ottobre 2008 la celebrazione di beatificazione di don Francesco Bonifacio, il sacerdote di Pirano (1912-1946) martirizzato in odium fidei dalle guardie popolari che all’epoca imperversavano nella Zona B sotto amministrazione militare della Jugoslavia comunista di Tito.

Il profondo legame instauratosi fra il polesano Ravignani e Trieste è stato una delle tante dimostrazioni dell’indissolubile rapporto che esiste da sempre ed in molteplici ambiti fra il capoluogo giuliano ed il suo naturale entroterra istriano.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

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La liberazione (effimera) di Trieste avvenne il 30 aprile Wed, 29 Apr 2020 12:30:09 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/633546.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/633546.html ANVGD ANVGD

La liberazione (effimera) di Trieste avvenne il 30 aprile

 

Com’è risaputo, la liberazione della Penisola dall’occupazione nazifascista, simboleggiata dalla festa del 25 Aprile, a Trieste e nella Venezia Giulia non rappresentò altro che il prologo dell’insediamento in questi territori di un’altra dittatura. Più che di liberazione, infatti, per le nostre terre a conti fatti si può parlare di tentativo �“ più o meno riuscito �“ di rioccupazione da parte della Jugoslavia comunista. Al noto grido di “L’altrui non vogliamo, il nostro non diamo” i cosiddetti liberatori concentrarono le loro forze per arrivare prima degli alleati su Gorizia, Trieste e l’Istria, soprassedendo in un primo momento alle più logiche velleità di liberazione di altre città, da sempre slovene o croate come Zagabria o Lubiana, preferendovi invece i territori della Venezia Giulia per perseguire un chiaro disegno annessionistico.

La liberazione a Trieste pertanto non arrivò il 25 aprile, bensì cinque giorni più tardi, grazie all’insurrezione del 30 aprile. Una liberazione �“ quella vera �“ durata purtroppo poco più di 24 ore e che fu preparata nei giorni precedenti fin nei più minuti particolari dal CLN guidato da don Marzari, che costrinse gli ultimi tedeschi presenti in città a ritirarsi su alcune ridotte come il porto, il tribunale e il castello di San Giusto. Il CLN giuliano era composto solamente da forze non comuniste, essendosi queste ultime dissociate dallo stesso Comitato di Liberazione alla fine del 1944. Una scissione dovuta proprio alle velleità nazionalistiche slovene e croate, malcelate all’interno di un movimento comunista i cui componenti caldeggiavano la futura annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Mire espansionistiche jugoslave che, come dimostrano le foto di fresca ritinteggiatura che si possono ritrovare lungo il corso di superficie del Timavo, evidentemente nel 2020 non sono ancora passate di moda.

L’insurrezione del 30 aprile anticipò così di un giorno l’arrivo dei primi presidi del IX Corpus titino. Gli stessi tedeschi non si arresero ai liberatori con la stella rossa, bensì attesero nei presidi dov’erano asserragliati di consegnarsi, appena il 2 maggio, ai reparti neozelandesi del generale Fryberg giunti nel frattempo da ovest. Le armate jugoslave, intanto, in un clima rappresentante tutt’altro che una comunione di intenti, nel pomeriggio del primo maggio disarmarono i membri del CLN al termine di un incontro avvenuto nei pressi dei Portici di Chiozza, costringendo in tal modo i suoi membri �“ costituiti in prevalenza da cattolici �“ a un repentino ritorno alla clandestinità. Che terminerà solamente alla fine dei 42 giorni di occupazione, avvenuta grazie alla firma degli accordi di Belgrado stilati tre giorni prima, con i quali si sancì il passaggio della città dall’occupazione militare jugoslava all’amministrazione provvisoria angloamericana.

Quarantadue giorni segnati da nuove delazioni, lutti, deportazioni e assassinii e dalla scoperta di una nuova parola, foiba, che i giuliani tutti impararono ben presto a conoscere. Quelli che altrove furono giorni di vera liberazione, quindi, per Trieste �“ e per Monfalcone e Gorizia �“ fu un’appendice dell’orrore vissuto fino a quel momento. Un orrore che in Istria proseguì negli anni a venire e che costrinse la maggioranza italiana della sua popolazione autoctona all’esodo forzato.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

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Quarantotti Gambini, patriota istriano ma "italiano sbagliato" Wed, 22 Apr 2020 12:45:47 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/631605.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/631605.html ANVGD ANVGD

Quarantotti Gambini, patriota istriano ma "italiano sbagliato"

Il 22 aprile di quest’anno si celebra il 55° anniversario della morte di Pier Antonio Quarantotti Gambini, narratore e giornalista figlio dell’Istria. Quarantotti Gambini venne a mancare prematuramente nel 1965 ad appena 55 anni, a causa di un infarto provocato da un’accesa discussione in un salotto di quella Venezia che lo vedeva ospite dopo l’esodo, in una sorta di volontario esilio che lo portò a dedicarsi quasi esclusivamente alla scrittura.

Nato a Pisino nel 1910, figlio di rovignese e di capodistriana, Pier Antonio trascorse l'infanzia e l'adolescenza a Semedella, presso Capodistria, luogo evocato spesso nelle sue creazioni letterarie. Durante la Seconda guerra mondiale, Quarantotti Gambini, trasferitosi a Trieste, venne incaricato della conduzione della biblioteca civica Attilio Hortis. Al termine del conflitto si stabilì a Venezia, ove diresse per quattro anni (1945-1949) Radio Venezia Giulia, emittente prettamente antijugoslava e finanziata dalla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi.

Sempre negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, Quarantotti Gambini conobbe il successo del grande pubblico grazie al suo romanzo più famoso, “L'onda dell'incrociatore”. La fama dello scrittore si consolidò negli anni successivi, grazie ad alcune pregevoli opere di narrativa fra cui “Amor militare” (1956), “Il cavallo di Tripoli” e soprattutto “La calda vita” (1958). Negli anni Cinquanta e Sessanta si dedicò anche alla saggistica e al giornalismo: “Primavera a Trieste” (1951), “Sotto il cielo di Russia” (1963), e “Luce di Trieste” (1964), sono opere che ebbero poi una certa diffusione in Italia e all'estero.

La vicenda personale di Quarantotti Gambini si configura come quella di un autore irregolare rispetto ai canoni stereotipati del suo tempo. Come usava sostenere lui stesso parlando di sé «Se un giorno dovessi scrivere la mia autobiografia, la intitolerei “Un italiano sbagliato”. Come uomo, sento di essere qualcosa di simile a uno straniero in Patria. Proprio quel modo di essere e di pensare che poteva fare di me un cittadino normale in un’ipotetica Italia un po’ nordica e molto europea, mi mette fuori fase tra la maggior parte dei nostri connazionali».  Parole che meglio non potrebbero descrivere i sentimenti provati nei decenni da tanti istriani, fiumani e dalmati nei confronti della tanto anelata madrepatria, un’Italia cercata fino allo stremo ai tempi della dominazione asburgica fino a idealizzarla con qualcosa che in realtà non era, scoprendo così sulla propria pelle nel corso degli anni che la loro Italia, così come molti l’avevano sognata, in realtà non esisteva.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

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Gian Rinaldo Carli, patriota ante litteram e illuminista istriano Sat, 11 Apr 2020 13:05:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/629097.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/629097.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 11 aprile 2020

 

Gian Rinaldo Carli, patriota ante litteram e illuminista istriano 

 

Per lungo tempo l’articolo “Della patria degli Italiani” comparso anonimo sulle colonne del numero 2 del giornale illuminista “Il Caffè” è stato attribuito a Pietro Verri. In realtà quel testo datato 1765 era opera di Gian Rinaldo Carli, raffinata figura di intellettuale, economista e storico nato a Capodistria l’11 aprile 1720, esattamente 300 anni fa.

Tanto nella riscoperta della storia istriana quanto nei suoi lavori di carattere economico, Carli denotò un grande acume di ricercatore e di teorico: un suo tentativo imprenditoriale non ebbe successo, ma fu comunque per 15 anni presidente del Supremo Consiglio dell’Economia del Ducato di Milano, all’epoca sotto il dominio degli Asburgo. Trasferitosi in Lombardia ebbe così modo di affinare la propria formazione illuminista e di collaborare con i fratelli Verri in quella fucina di idee rappresentata dalla rivista “Il caffè”. Il suo lealismo nei confronti dei sovrani austriaci non gli impedì di sviluppare un sentimento patriottico ante litteram, che sarebbe sfociato nel già ricordato articolo che contestava l’eccessivo asservimento dei suoi connazionali nei confronti delle dominazioni straniere che avevano portato alla frammentazione dell’Italia in una miriade di Stati e staterelli. E la natia Istria era considerata, non solo per l’appartenenza alla Repubblica di Venezia, come parte integrante della comunità di lingua, cultura e tradizione italica, come ebbe modo di documentare e ribadire, anche con riferimento alla Dalmazia, nella sua poderosa opera in 5 volumi “Delle antichità italiche”, data alle stampe nel 1788. L’anno successivo avrebbe visto scatenarsi la rivoluzione francese, uno dei cui lasciti fu il concetto di “nazione”, al quale Carli si era pertanto in qualche misura già approcciato.

Carli rientra a tutti gli effetti tra quegli istriani, fiumani e dalmati che nel corso dei secoli sono stati partecipi del percorso culturale, letterario ed artistico italiano, dimostrando che il mare Adriatico univa e manteneva in collaborazione le comunità italofone radicate su entrambe le sponde. Il Giorno del Ricordo commemora la tragedia più recente dell’italianità nella costa adriatica orientale, ma esistono e devono essere riscoperti o ulteriormente valorizzati personaggi in moltissimi ambiti che testimoniano la plurisecolare presenza italiana in Istria, Carnaro e Dalmazia. Il bicentenario della nascita di Gian Rinaldo Carli può rappresentare l’occasione per sviluppare iniziative finalizzate a dare lustro all’economista, all’erudito ed al patriota originario di quella Capodistria che avrebbe poi regalato al risorgimento Carlo Combi ed all’irredentismo Nazario Sauro.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it  


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Rettifica riguardo l'Istria da parte della trasmissione "L'Eredità" Sat, 04 Apr 2020 13:19:40 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/627812.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/627812.html ANVGD ANVGD

Trieste, 4 aprile 2020 

La trasmissione "L'Eredità" rettifica la sua definizione di "Istria serbo-croata" 
 

Lettera inviata alla redazione della trasmissione Rai "L'eredità" il 24 marzo 2020 dall'ufficio stampa dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia analogamente a quanto fatto da suoi dirigenti, altre associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati ed esuli stessi. 

Spettabile Redazione,

nella puntata del programma "L'eredità" andata in onda il 22 marzo 2020, è stata posta la seguente domanda nella parte finale (Il duello): "Quale penisola serbo-croata è stata annessa dall'Italia dopo la Prima guerra mondiale?". La risposta data come corretta è stata "Istria".

L'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la più antica e rappresentativa tra le associazioni dei 350.000 esuli istriani, fiumani e dalmati costretti all'esilio dopo aver subito il martirio delle foibe e l'annessione alla Jugoslavia del dittatore comunista Josip Broz "Tito" delle terre dell'Adriatico orientale in cui vivevano radicati da secoli, vi segnala che l'Istria non era una penisola "serbo-croata", bensì italiana.

Non solo considerazioni di carattere geografico ed orografico affermano l'appartenenza dell'Istria alla regione italica, ma anche lingua, cultura e tradizioni di questa provincia, così come di Trieste, Gorizia, Fiume e Zara, attestavano la presenza di una comunità italiana autoctona, ma rimasta sotto il dominio dell'Impero Austro-Ungarico al termine del Risorgimento italiano, essendo stata annessa al Regno d'Italia solamente dopo la Prima guerra mondiale, che per tanti patrioti istriani, fiumani e dalmati fu combattuta come una Quarta guerra d'indipendenza.

Chiediamo cortesemente che venga fatta una rettifica nella prossima puntata del programma "L'Eredità", per rispetto dei soldati italiani e dei volontari istriani che persero la vita onorando il Tricolore italiano nella Prima guerra mondiale, nonché nello spirito della Legge istitutiva del Giorno del Ricordo (L. 92 del 30/03/2004), grazie alla quale ogni 10 febbraio si ricordano le atrocità titine, le migliaia di civili e militari morti nelle foibe e nei campi di concentramento jugoslavi e l'esodo degli istriani in tutto il mondo.

Ringraziando anticipatamente per l'attenzione che vorrete dedicarci, inviamo distinti saluti,

Lorenzo Salimbeni 

Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
via Milano, 22 - 34122 Trieste - info@anvgd.it  


Segue l'adeguata e apprezzata risposta della redazione de "L'Eredità" pervenuta il 3 aprile 2020: 

Gentile Sig. Salimbeni,

rispondiamo volentieri alla sua mail. Noi siamo sempre molto attenti, ma per quanto riguarda il dato storico lei ha ovviamente ragione: la formulazione della domanda era errata.

Desideriamo però anche spiegare il motivo dell'errore: la nostra domanda si riferiva all'attuale amministrazione politica croata dell'Istria (anche se una piccola parte, come i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle, appartiene politicamente all'Italia e un'altra piccola parte alla Slovenia), ma purtroppo, per un errore che ci è sfuggito e di cui ci scusiamo, abbiamo scritto invece "serbo-croata".

Ma non era assolutamente nostra intenzione né sminuire la realtà storica né tantomeno mancare di rispetto a tutti coloro che, nel passato come nel presente, hanno difeso e sostenuto il Tricolore italiano. Soprattutto in questo momento difficile per il nostro Paese e per tutti coloro che, per lingua, tradizioni e cultura �“ come giustamente lei ci ricorda �“ al nostro Paese sono legati da un profondo rapporto di appartenenza.

Per questo motivo la preghiamo, in quanto Responsabile dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, di estendere le nostre scuse a tutti i membri dell'Associazione stessa.

Purtroppo, proprio a causa della terribile pandemia in corso, le registrazioni della nostra trasmissione sono interrotte, il che rende impossibile per il momento provvedere alla rettifica richiesta da lei e da altri membri dell'Associazione.

Ringraziandola ancora per la sua segnalazione, della quale terremo certamente conto in futuro, rivolgiamo a lei e a tutti i membri dell'Associazione i nostri più cordiali saluti

Redazione "L'Eredità"

Banijay Italia S.p.A

 

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Il Presidente del Consiglio Regionale Veneto Ciambetti incontra gli esuli Fri, 06 Mar 2020 08:57:42 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/623178.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/623178.html ANVGD ANVGD


Trieste, 6 marzo 2020

 

Rappresentanti delle Associazioni di esuli giuliano-dalmati
incontrano il Presidente del Consiglio Regionale Veneto Ciambetti

 

Una delegazione di alcune Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati ha incontrato il Presidente del Consiglio Regionale Veneto, On. Roberto Ciambetti, in occasione della chiusura della legislatura regionale.

All’interno della delegazione erano rappresentate alcune tra le principali sigle dell’associazionismo della diaspora giuliano-dalmata: Renzo Codarin (Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Roberto Biffis (del Comitato provinciale di Treviso dell’ANVGD, Alessandro Cuk (Vicepresidente vicario ANVGD e Presidente del Comitato provinciale ANVGD di Venezia), Coriolano Fagarazzi (Presidente del Comitato provinciale ANVGD di Vicenza), Elisabeth Foroni (responsabile per il Veneto di Coordinamento Adriatico APS), Italia Giacca (già Presidente del Comitato provinciale ANGVD di Padova), Mauro Runco (Consigliere nazionale ANVGD) e Giorgio Varisco (Associazione Dalmati Italiani nel Mondo �“ Libero Comune di Zara in Esilio).

Nell’incontro è stata ricordata la fattiva ed intensa attenzione della Regione Veneto e del Presidente Ciambetti in particolare, nei confronti degli esuli giuliano-dalmati e delle associazioni che li rappresentano. In specie, si sono esaminati alcuni aspetti della Legge Beggiato sulla tutela del patrimonio culturale di origine veneta in Istria e Dalmazia ed i rapporti con le Comunità degli Italiani di Croazia e Slovenia.

L’auspicio per il futuro è quello di un maggior coinvolgimento della Regione Veneto a livello governativo sulle questioni legate a questo mondo e, contemporaneamente, l’intensificarsi dei rapporti della Regione Veneto con la Slovenia e la Croazia per le azioni da intraprendere, sulla base dei trattati internazionali e della legislazione locale, in favore delle Comunità degli Italiani e della storia e della cultura italiana in quelle terre. Il clima dell’incontro è stato cordiale e ci si è lasciati con la promessa di futuri incontri.

 

L’Ufficio Stampa ANVGD

via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 
 
 
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Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani Fri, 14 Feb 2020 11:29:23 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/620279.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/620279.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 14 febbraio 2020

 

Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

 

Purtroppo registriamo il persistere nelle giornate a ridosso del 10 febbraio di iniziative dal carattere ambiguo se non addirittura giustificazionista, le quali cercano di ridimensionare quanto patito dalla comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale a partire dai provvedimenti legislativi asburgici per giungere all’annessione alla Jugoslavia nazionalcomunista di Tito passando per le stragi consumatesi nelle foibe, nelle marce forzate dei deportati, nei campi di concentramento titini e a Vergarolla.

Conforta, però, vedere che il Quirinale ha organizzato un Concerto del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha ribadito in una dichiarazione, apprezzatissima dalla diaspora adriatica, che avvenne una pulizia etnica a danno della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale e che non c’è spazio né per il negazionismo né per chi vuole giustificare le nostre tragedie come una reazione alle politiche slavofobe fasciste. Il 10 febbraio i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati hanno seguito assieme al Presidente del Consiglio la cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo nell’emiciclo di Palazzo Madama e nei loro discorsi hanno ribadito i concetti espressi dal Capo dello Stato.

E così anche sul territorio consigli comunali e regionali, istituzioni scolastiche ed associazioni culturali hanno coinvolto i ricercatori afferenti alle sigle della diaspora adriatica ed i testimoni ancora lucidi che hanno potuto testimoniare il clima di terrore che accompagnò l’instaurarsi della dittatura di Tito, lo sradicamento, l’esodo, i Centri Raccolta Profughi e le difficoltà riscontrate nel costruirsi una nuova esistenza. Mentre questo tipo di iniziative riscuote una crescente attenzione, l’obiettivo diventa sensibilizzare riguardo tali tematiche anche l’opinione pubblica delle regioni in cui le sofferenze del popolo giuliano-dalmata si consumarono.

L’atteggiamento ambiguo da parte di Fiume capitale europea della cultura 2020 nei confronti della sua matrice italiana e la reticenza delle istituzioni slovene e croate a voler riconoscere le stragi delle foibe avvenuti nei territori che oggi fanno parte dei loro Stati stridono con le riesumazioni degli italiani fucilati dai partigiani titini nel maggio 1945 e sepolti in fosse comuni a Castua e a Ossero, che è stato possibile effettuare in concordia con le autorità di Zagabria. Un significativo passo ufficiale verso il riconoscimento di quanto patito dall’italianità adriatica risiede in una auspicabile visita congiunta dei capi di Stato italiano, sloveno e croato al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza che possa avvenire contestualmente alla consegna dell’ex Balkan alla minoranza slovena, rinnovando così lo spirito del Concerto dei tre Presidenti.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


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Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani Sat, 08 Feb 2020 12:49:55 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/619088.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/619088.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 8 febbraio 2020

 

Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

 

Il Giorno del Ricordo 2020 segna ulteriori significativi passi avanti affinché la tragedia delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e del reinserimento di 350.000 istriani, fiumani e dalmati in una nuova residenza, spesso anche al di fuori dei confini d’Italia, diventi patrimonio della comunità nazionale sempre più condiviso.

Purtroppo registriamo il persistere nelle giornate a ridosso del 10 febbraio di iniziative dal carattere ambiguo se non addirittura giustificazionista, le quali cercano di ridimensionare quanto patito dalla comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale a partire dai provvedimenti legislativi asburgici per giungere all’annessione alla Jugoslavia nazionalcomunista di Tito passando per le stragi consumatesi nelle foibe, nelle marce forzate dei deportati, nei campi di concentramento titini e a Vergarolla.

Conforta vedere che il Quirinale abbia inteso organizzare un Concerto del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, simbolo dello Stato e dell’unità degli italiani, e che i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati abbiamo deciso di assistere assieme alla cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo nell’ambito dell’emiciclo di Palazzo Madama.

E così anche nel territorio consigli comunali e regionali, istituzioni scolastiche ed associazioni culturali coinvolgono i ricercatori afferenti alle sigle della diaspora adriatica ed i testimoni ancora lucidi che possono raccontare lo sradicamento, l’esodo, i Centri Raccolta Profughi e le difficoltà riscontrate nel costruirsi una nuova esistenza. Si può pertanto riscontrare come, dai luoghi maggiormente rappresentativi dello Stato italiano fino alle comunità locali, il Giorno del Ricordo stia diventando una ricorrenza sempre più sentita e compresa dagli italiani e dai loro rappresentanti nei consessi elettivi. Intensificando questo tipo di iniziative che riscuotono una crescente attenzione, rimane l’obiettivo di sensibilizzare riguardo tali tematiche anche l’opinione pubblica delle regioni in cui le sofferenze del popolo giuliano-dalmata si consumarono.

L’atteggiamento ambiguo da parte di Fiume capitale europea della cultura 2020 nei confronti della sua matrice italiana e la reticenza delle istituzioni slovene e croate a voler riconoscere le stragi delle foibe avvenuti nei territori che oggi fanno parte dei loro Stati stridono con le riesumazioni degli italiani fucilati nel maggio 1945 e sepolti in fosse comuni a Castua e a Ossero, che è stato possibile effettuare in concordia con le autorità di Zagabria. Un significativo passo ufficiale verso il riconoscimento di quanto patito dall’italianità adriatica risiede in una visita congiunta dei capi di Stato italiano, sloveno e croato al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza ed auspichiamo che ciò possa avvenire contestualmente alla consegna dell’ex Balkan alla minoranza slovena, rinnovando così lo spirito del Concerto dei tre Presidenti.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

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L'opera pavimentaria Famiglia e Ricordo al Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma Thu, 06 Feb 2020 17:07:52 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/618777.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/618777.html ANVGD ANVGD


Roma, 6 febbraio 2020

 

Giorno del Ricordo al Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma

 

Nella ricorrenza del Giorno del Ricordo 2020, il Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha organizzato e collaborato alla realizzazione di iniziative che avranno luogo sabato 8 febbraio nel Quartiere Giuliano-Dalmata.

Alle ore 14,30, deposizione di una corona d'alloro al Monumento ai Martiri delle Foibe al piazzale della metro Laurentina, da parte dell'ANVGD e del IX Municipio di Roma alla presenza delle autorità istituzionali; a seguire, con una breve passeggiata a piedi, deposizione di un'altra corona presso il Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati (Cippo carsico) sulla Laurentina (davanti al Centro anziani);

Alle ore 16,00, grande inaugurazione dell'opera pavimentaria "Famiglia e Ricordo" in Piazza Giuliani e Dalmati, con la scopertura di circa 200 pietre riportanti i nomi delle famiglie giuliano-dalmate esuli, dalla Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia,  in conseguenza della firma del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947. Gli esuli arrivati a Roma,  occuparono dal 1947  l’ex Villaggio operaio, costruito per l’Esposizione Universale del 1942 e abbandonato,  per renderlo abitabile con il proprio lavoro volontario e poter iniziare una nuova vita operosa e autosufficiente. Si tratta di un Monumento unico  in Italia, a testimonianza  dell’esodo del 90% della popolazione autoctona italiana dalla Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia e realizzato con l’autofinanziamento. Il progetto è stato promosso da Giuliano Dalmata nel Cuore Onlus ed ha visto la collaborazione di Anvgd Roma, Associazione per la Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata nel Lazio, Associazione Sportiva Giuliana e Società di Studi Fiumani. Tale opera prevede la posa di 350 mattonelle in travertino che riporteranno incise la famiglia e la città di provenienza degli esuli che hanno inteso prendere parte a questa realizzazione di valore storico-culturale oltre che affettivo. Come previsto dalla risoluzione del Municipio, resa necessaria dalla proprietà comunale del terreno, l’opera vedrà la sua esecuzione tra il Monumento all’Esodo dell’artista Amedeo Colella e l’entrata della Chiesa di San Marco Evangelista in Agro Laurentino.

A seguire Concerto di  Fisarmoniche nella Chiesa di San Marco (piazza Giuliani e Dalmati); infine,  Messa solenne in suffragio delle vittime delle Foibe, sempre  presso la chiesa di San Marco: la funzione sarà allietata dal canto dell’esule Ferruccio Conte e dalla viola del musicista fiumano Francesco Squarcia.

 

L’ufficio stampa del Comitato di Roma dell’A.N.V.G.D.

Via Fratelli Reiss Romoli, 19 �“ 00143 Roma �“ roma.anvgd@gmail.com


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Il Viceministro Del Re si impegna per gli esuli Wed, 15 Jan 2020 13:02:41 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/615569.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/615569.html ANVGD ANVGD


Trieste, 15 gennaio 2020

 

Il Viceministro Del Re si impegna per gli esuli istriani, fiumani e dalmati

 

Prosegue il dialogo tra Governo ed associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati per addivenire alla soluzione delle questioni ancora aperte riguardanti il mondo della diaspora adriatica ed oggetto dei lavori del Tavolo di Coordinamento istituito presso la Presidenza del Consiglio. Una delegazione di rappresentanti dell’associazionismo degli esuli è stata ricevuta dal Viceministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale Emanuela Claudia Del Re, al fine di dare continuità all’incontro dell’estate scorsa con il titolare della Farnesina, all’epoca il Ministro Moavero Milanesi.

Nella delegazione c’era anche il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin, il quale ha rilevato: «L’On. Del Re è rimasta in carica nel passaggio dal governo Conte I al Conte II e questo garantisce continuità nell’affrontare le nostre problematiche afferenti agli Esteri. Comunque, anche in vista delle imminenti celebrazioni del Giorno del Ricordo, abbiamo riscontrato �“ prosegue Codarin �“ una sensibilità istituzionale davvero importante, a prescindere dalla continuità degli incarichi».

«Si è trattato di una riunione estremamente cordiale e fattiva �“ ha chiosato a margine del meeting Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati �“ e, consapevoli che si tratta di tematiche che afferiscono anche ad altri dicasteri, abbiamo avuto dalla Viceministro la conferma che da parte della Farnesina ci sono l’impegno ed il supporto sulle tematiche attinenti il debito degli Stati successori della Jugoslava nei confronti dell’Italia (trattato di Osimo), la questione del “giusto ed equo indennizzo” atteso dagli esuli e dai loro familiari da parte dello Stato italiano e la consegna della Medaglia d’oro al valor militare al Gonfalone della Città di Zara»

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
via Milano, 22 - 34122 Trieste - info@anvgd.it 
  

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La nuova vita degli esuli giuliano-dalmati protetti dalla Nato Fri, 20 Dec 2019 12:18:10 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/612465.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/612465.html ANVGD ANVGD


Trieste, 20 dicembre 2019

 

La nuova vita degli esuli giuliano-dalmati protetti dalla Nato

 

I nostri connazionali dell’Istria, del Carnaro e della Dalmazia sperimentarono tra i primi in Italia le logiche della Guerra fredda come contrapposizione tra un occidente libero e democratico, che 70 anni fa dette vita alla Nato come strumento di difesa, ed un blocco comunista totalitario.

Dopo le avvisaglie delle prime uccisioni nelle foibe avvenute all’indomani dell’8 settembre 1943, i nostri connazionali patirono le stragi commesse dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito a guerra finita nei Quaranta giorni del maggio-giugno 1945. Seguì lo stillicidio di uccisioni nella zona sotto amministrazione militare jugoslava, in cui andava consolidandosi la dittatura di Belgrado (il martirio di Don Bonifacio e l’eliminazione dei partigiani del nuovo CLN dell’Istria, ad esempio). Fu così che le potenze occidentali rappresentarono una possibile protezione ed un baluardo contro l’espansionismo jugoslavo, di cui avevamo colto le caratteristiche snazionalizzatrici e liberticide. La resa incondizionata firmata dal Regno d’Italia nel 1943 aveva tolto qualunque facoltà di intervento alle istituzioni italiane, mentre le prime crepe nella coalizione antinazista fecero sì che inglesi ed americani si interessassero maggiormente alle sorti dell’Adriatico. Il porto commerciale di Trieste e quello militare di Pola passarono sotto controllo alleato dopo l’accordo di Belgrado nel giugno 1945, dando l’illusione che almeno il capoluogo istriano si sarebbe salvato dalle mire jugoslave, anche se l’attentato di Vergarolla dimostrò che pure qui gli emissari titoisti potevano colpire mortalmente.

L’accoglienza concessa ai fuggitivi dalle dittature comuniste che andavano rafforzandosi in Europa consentì anche a migliaia di esuli giuliani, fiumani e dalmati di trovare una nuova sistemazione in grandi paesi che avrebbero fatto parte dell’alleanza atlantica o ne sarebbero stati partner (Stati Uniti, Canada, Australia). L’amore per la Patria e per la libertà che contraddistingue l’italianità adriatica non poteva sopravvivere sotto l’oppressione titoista, ma si salvò, benché costretto all’esilio, grazie alla Nato, che ha garantito la pace, la sicurezza e la libertà in un’Europa uscita annichilita dalla Seconda guerra mondiale e nel mondo “occidentale”. Si crearono così i presupposti affinché gli esuli adriatici potessero cominciare una nuova vita in paesi liberi, democratici e sicuri: è bene ricordarlo nel momento in cui l’assetto della Nato è in discussione.  

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


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