Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ANVGD Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ANVGD Sat, 30 May 2020 19:44:57 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/9464/1 Ravignani, vescovo istriano della beatificazione di don Bonifacio Fri, 08 May 2020 11:35:25 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/636010.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/636010.html ANVGD ANVGD


Trieste, 8 maggio 2020

 

Ravignani, vescovo istriano della beatificazione di don Bonifacio

 

Monsignor Eugenio Ravignani, venuto a mancare la notte del 7 maggio scorso, era anche lui un figlio dell’Istria, essendo nato nel 1932 a Pola, entrata a far parte d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale. Lasciò la sua città natale nel 1946 per intraprendere gli studi seminariali a Trieste (all’epoca entrambe le località giuliane facevano parte della Zona A sotto amministrazione militare anglo-americana), proseguirli a Vittorio Veneto e terminarli nuovamente nella città di San Giusto. Qui nel 1955 sarebbe stato ordinato presbitero da un suo corregionale, il rovignese monsignor Antonio Santin, il cui successore, mons. Lorenzo Bellomi, lo avrebbe consacrato Vescovo di Vittorio Veneto nel 1983: il suo episcopato ebbe come motto ispiratore la citazione tratta dalla prima lettera di San Pietro «Donec dies elucescat»(Finché non spunti luminoso il giorno).

Dalla località veneta sarebbe tornato a Trieste per esserne vescovo dal 1997 al 2009, allorché gli subentrò l’attuale Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, il quale ne ha ricordato «la grande carità, l’amabile e arguto sorriso, la pazienza e delicatezza nei rapporti», doti che nel corso del suo magistero gli valsero la stima e l’affetto della comunità locale. Durante la permanenza al vertice della diocesi triestina, presiedette assieme al prefetto della Congregazione delle cause dei santi Angelo Amato nella Cattedrale di San Giusto il 4 ottobre 2008 la celebrazione di beatificazione di don Francesco Bonifacio, il sacerdote di Pirano (1912-1946) martirizzato in odium fidei dalle guardie popolari che all’epoca imperversavano nella Zona B sotto amministrazione militare della Jugoslavia comunista di Tito.

Il profondo legame instauratosi fra il polesano Ravignani e Trieste è stato una delle tante dimostrazioni dell’indissolubile rapporto che esiste da sempre ed in molteplici ambiti fra il capoluogo giuliano ed il suo naturale entroterra istriano.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

]]>
La liberazione (effimera) di Trieste avvenne il 30 aprile Wed, 29 Apr 2020 12:30:09 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/633546.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/633546.html ANVGD ANVGD

La liberazione (effimera) di Trieste avvenne il 30 aprile

 

Com’è risaputo, la liberazione della Penisola dall’occupazione nazifascista, simboleggiata dalla festa del 25 Aprile, a Trieste e nella Venezia Giulia non rappresentò altro che il prologo dell’insediamento in questi territori di un’altra dittatura. Più che di liberazione, infatti, per le nostre terre a conti fatti si può parlare di tentativo �“ più o meno riuscito �“ di rioccupazione da parte della Jugoslavia comunista. Al noto grido di “L’altrui non vogliamo, il nostro non diamo” i cosiddetti liberatori concentrarono le loro forze per arrivare prima degli alleati su Gorizia, Trieste e l’Istria, soprassedendo in un primo momento alle più logiche velleità di liberazione di altre città, da sempre slovene o croate come Zagabria o Lubiana, preferendovi invece i territori della Venezia Giulia per perseguire un chiaro disegno annessionistico.

La liberazione a Trieste pertanto non arrivò il 25 aprile, bensì cinque giorni più tardi, grazie all’insurrezione del 30 aprile. Una liberazione �“ quella vera �“ durata purtroppo poco più di 24 ore e che fu preparata nei giorni precedenti fin nei più minuti particolari dal CLN guidato da don Marzari, che costrinse gli ultimi tedeschi presenti in città a ritirarsi su alcune ridotte come il porto, il tribunale e il castello di San Giusto. Il CLN giuliano era composto solamente da forze non comuniste, essendosi queste ultime dissociate dallo stesso Comitato di Liberazione alla fine del 1944. Una scissione dovuta proprio alle velleità nazionalistiche slovene e croate, malcelate all’interno di un movimento comunista i cui componenti caldeggiavano la futura annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Mire espansionistiche jugoslave che, come dimostrano le foto di fresca ritinteggiatura che si possono ritrovare lungo il corso di superficie del Timavo, evidentemente nel 2020 non sono ancora passate di moda.

L’insurrezione del 30 aprile anticipò così di un giorno l’arrivo dei primi presidi del IX Corpus titino. Gli stessi tedeschi non si arresero ai liberatori con la stella rossa, bensì attesero nei presidi dov’erano asserragliati di consegnarsi, appena il 2 maggio, ai reparti neozelandesi del generale Fryberg giunti nel frattempo da ovest. Le armate jugoslave, intanto, in un clima rappresentante tutt’altro che una comunione di intenti, nel pomeriggio del primo maggio disarmarono i membri del CLN al termine di un incontro avvenuto nei pressi dei Portici di Chiozza, costringendo in tal modo i suoi membri �“ costituiti in prevalenza da cattolici �“ a un repentino ritorno alla clandestinità. Che terminerà solamente alla fine dei 42 giorni di occupazione, avvenuta grazie alla firma degli accordi di Belgrado stilati tre giorni prima, con i quali si sancì il passaggio della città dall’occupazione militare jugoslava all’amministrazione provvisoria angloamericana.

Quarantadue giorni segnati da nuove delazioni, lutti, deportazioni e assassinii e dalla scoperta di una nuova parola, foiba, che i giuliani tutti impararono ben presto a conoscere. Quelli che altrove furono giorni di vera liberazione, quindi, per Trieste �“ e per Monfalcone e Gorizia �“ fu un’appendice dell’orrore vissuto fino a quel momento. Un orrore che in Istria proseguì negli anni a venire e che costrinse la maggioranza italiana della sua popolazione autoctona all’esodo forzato.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

]]>
Quarantotti Gambini, patriota istriano ma "italiano sbagliato" Wed, 22 Apr 2020 12:45:47 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/631605.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/631605.html ANVGD ANVGD

Quarantotti Gambini, patriota istriano ma "italiano sbagliato"

Il 22 aprile di quest’anno si celebra il 55° anniversario della morte di Pier Antonio Quarantotti Gambini, narratore e giornalista figlio dell’Istria. Quarantotti Gambini venne a mancare prematuramente nel 1965 ad appena 55 anni, a causa di un infarto provocato da un’accesa discussione in un salotto di quella Venezia che lo vedeva ospite dopo l’esodo, in una sorta di volontario esilio che lo portò a dedicarsi quasi esclusivamente alla scrittura.

Nato a Pisino nel 1910, figlio di rovignese e di capodistriana, Pier Antonio trascorse l'infanzia e l'adolescenza a Semedella, presso Capodistria, luogo evocato spesso nelle sue creazioni letterarie. Durante la Seconda guerra mondiale, Quarantotti Gambini, trasferitosi a Trieste, venne incaricato della conduzione della biblioteca civica Attilio Hortis. Al termine del conflitto si stabilì a Venezia, ove diresse per quattro anni (1945-1949) Radio Venezia Giulia, emittente prettamente antijugoslava e finanziata dalla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi.

Sempre negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, Quarantotti Gambini conobbe il successo del grande pubblico grazie al suo romanzo più famoso, “L'onda dell'incrociatore”. La fama dello scrittore si consolidò negli anni successivi, grazie ad alcune pregevoli opere di narrativa fra cui “Amor militare” (1956), “Il cavallo di Tripoli” e soprattutto “La calda vita” (1958). Negli anni Cinquanta e Sessanta si dedicò anche alla saggistica e al giornalismo: “Primavera a Trieste” (1951), “Sotto il cielo di Russia” (1963), e “Luce di Trieste” (1964), sono opere che ebbero poi una certa diffusione in Italia e all'estero.

La vicenda personale di Quarantotti Gambini si configura come quella di un autore irregolare rispetto ai canoni stereotipati del suo tempo. Come usava sostenere lui stesso parlando di sé «Se un giorno dovessi scrivere la mia autobiografia, la intitolerei “Un italiano sbagliato”. Come uomo, sento di essere qualcosa di simile a uno straniero in Patria. Proprio quel modo di essere e di pensare che poteva fare di me un cittadino normale in un’ipotetica Italia un po’ nordica e molto europea, mi mette fuori fase tra la maggior parte dei nostri connazionali».  Parole che meglio non potrebbero descrivere i sentimenti provati nei decenni da tanti istriani, fiumani e dalmati nei confronti della tanto anelata madrepatria, un’Italia cercata fino allo stremo ai tempi della dominazione asburgica fino a idealizzarla con qualcosa che in realtà non era, scoprendo così sulla propria pelle nel corso degli anni che la loro Italia, così come molti l’avevano sognata, in realtà non esisteva.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

]]>
Gian Rinaldo Carli, patriota ante litteram e illuminista istriano Sat, 11 Apr 2020 13:05:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/629097.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/629097.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 11 aprile 2020

 

Gian Rinaldo Carli, patriota ante litteram e illuminista istriano 

 

Per lungo tempo l’articolo “Della patria degli Italiani” comparso anonimo sulle colonne del numero 2 del giornale illuminista “Il Caffè” è stato attribuito a Pietro Verri. In realtà quel testo datato 1765 era opera di Gian Rinaldo Carli, raffinata figura di intellettuale, economista e storico nato a Capodistria l’11 aprile 1720, esattamente 300 anni fa.

Tanto nella riscoperta della storia istriana quanto nei suoi lavori di carattere economico, Carli denotò un grande acume di ricercatore e di teorico: un suo tentativo imprenditoriale non ebbe successo, ma fu comunque per 15 anni presidente del Supremo Consiglio dell’Economia del Ducato di Milano, all’epoca sotto il dominio degli Asburgo. Trasferitosi in Lombardia ebbe così modo di affinare la propria formazione illuminista e di collaborare con i fratelli Verri in quella fucina di idee rappresentata dalla rivista “Il caffè”. Il suo lealismo nei confronti dei sovrani austriaci non gli impedì di sviluppare un sentimento patriottico ante litteram, che sarebbe sfociato nel già ricordato articolo che contestava l’eccessivo asservimento dei suoi connazionali nei confronti delle dominazioni straniere che avevano portato alla frammentazione dell’Italia in una miriade di Stati e staterelli. E la natia Istria era considerata, non solo per l’appartenenza alla Repubblica di Venezia, come parte integrante della comunità di lingua, cultura e tradizione italica, come ebbe modo di documentare e ribadire, anche con riferimento alla Dalmazia, nella sua poderosa opera in 5 volumi “Delle antichità italiche”, data alle stampe nel 1788. L’anno successivo avrebbe visto scatenarsi la rivoluzione francese, uno dei cui lasciti fu il concetto di “nazione”, al quale Carli si era pertanto in qualche misura già approcciato.

Carli rientra a tutti gli effetti tra quegli istriani, fiumani e dalmati che nel corso dei secoli sono stati partecipi del percorso culturale, letterario ed artistico italiano, dimostrando che il mare Adriatico univa e manteneva in collaborazione le comunità italofone radicate su entrambe le sponde. Il Giorno del Ricordo commemora la tragedia più recente dell’italianità nella costa adriatica orientale, ma esistono e devono essere riscoperti o ulteriormente valorizzati personaggi in moltissimi ambiti che testimoniano la plurisecolare presenza italiana in Istria, Carnaro e Dalmazia. Il bicentenario della nascita di Gian Rinaldo Carli può rappresentare l’occasione per sviluppare iniziative finalizzate a dare lustro all’economista, all’erudito ed al patriota originario di quella Capodistria che avrebbe poi regalato al risorgimento Carlo Combi ed all’irredentismo Nazario Sauro.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it  


]]>
Rettifica riguardo l'Istria da parte della trasmissione "L'Eredità" Sat, 04 Apr 2020 13:19:40 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/627812.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/627812.html ANVGD ANVGD

Trieste, 4 aprile 2020 

La trasmissione "L'Eredità" rettifica la sua definizione di "Istria serbo-croata" 
 

Lettera inviata alla redazione della trasmissione Rai "L'eredità" il 24 marzo 2020 dall'ufficio stampa dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia analogamente a quanto fatto da suoi dirigenti, altre associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati ed esuli stessi. 

Spettabile Redazione,

nella puntata del programma "L'eredità" andata in onda il 22 marzo 2020, è stata posta la seguente domanda nella parte finale (Il duello): "Quale penisola serbo-croata è stata annessa dall'Italia dopo la Prima guerra mondiale?". La risposta data come corretta è stata "Istria".

L'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la più antica e rappresentativa tra le associazioni dei 350.000 esuli istriani, fiumani e dalmati costretti all'esilio dopo aver subito il martirio delle foibe e l'annessione alla Jugoslavia del dittatore comunista Josip Broz "Tito" delle terre dell'Adriatico orientale in cui vivevano radicati da secoli, vi segnala che l'Istria non era una penisola "serbo-croata", bensì italiana.

Non solo considerazioni di carattere geografico ed orografico affermano l'appartenenza dell'Istria alla regione italica, ma anche lingua, cultura e tradizioni di questa provincia, così come di Trieste, Gorizia, Fiume e Zara, attestavano la presenza di una comunità italiana autoctona, ma rimasta sotto il dominio dell'Impero Austro-Ungarico al termine del Risorgimento italiano, essendo stata annessa al Regno d'Italia solamente dopo la Prima guerra mondiale, che per tanti patrioti istriani, fiumani e dalmati fu combattuta come una Quarta guerra d'indipendenza.

Chiediamo cortesemente che venga fatta una rettifica nella prossima puntata del programma "L'Eredità", per rispetto dei soldati italiani e dei volontari istriani che persero la vita onorando il Tricolore italiano nella Prima guerra mondiale, nonché nello spirito della Legge istitutiva del Giorno del Ricordo (L. 92 del 30/03/2004), grazie alla quale ogni 10 febbraio si ricordano le atrocità titine, le migliaia di civili e militari morti nelle foibe e nei campi di concentramento jugoslavi e l'esodo degli istriani in tutto il mondo.

Ringraziando anticipatamente per l'attenzione che vorrete dedicarci, inviamo distinti saluti,

Lorenzo Salimbeni 

Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
via Milano, 22 - 34122 Trieste - info@anvgd.it  


Segue l'adeguata e apprezzata risposta della redazione de "L'Eredità" pervenuta il 3 aprile 2020: 

Gentile Sig. Salimbeni,

rispondiamo volentieri alla sua mail. Noi siamo sempre molto attenti, ma per quanto riguarda il dato storico lei ha ovviamente ragione: la formulazione della domanda era errata.

Desideriamo però anche spiegare il motivo dell'errore: la nostra domanda si riferiva all'attuale amministrazione politica croata dell'Istria (anche se una piccola parte, come i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle, appartiene politicamente all'Italia e un'altra piccola parte alla Slovenia), ma purtroppo, per un errore che ci è sfuggito e di cui ci scusiamo, abbiamo scritto invece "serbo-croata".

Ma non era assolutamente nostra intenzione né sminuire la realtà storica né tantomeno mancare di rispetto a tutti coloro che, nel passato come nel presente, hanno difeso e sostenuto il Tricolore italiano. Soprattutto in questo momento difficile per il nostro Paese e per tutti coloro che, per lingua, tradizioni e cultura �“ come giustamente lei ci ricorda �“ al nostro Paese sono legati da un profondo rapporto di appartenenza.

Per questo motivo la preghiamo, in quanto Responsabile dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, di estendere le nostre scuse a tutti i membri dell'Associazione stessa.

Purtroppo, proprio a causa della terribile pandemia in corso, le registrazioni della nostra trasmissione sono interrotte, il che rende impossibile per il momento provvedere alla rettifica richiesta da lei e da altri membri dell'Associazione.

Ringraziandola ancora per la sua segnalazione, della quale terremo certamente conto in futuro, rivolgiamo a lei e a tutti i membri dell'Associazione i nostri più cordiali saluti

Redazione "L'Eredità"

Banijay Italia S.p.A

 

]]>
Il Presidente del Consiglio Regionale Veneto Ciambetti incontra gli esuli Fri, 06 Mar 2020 08:57:42 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/623178.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/623178.html ANVGD ANVGD


Trieste, 6 marzo 2020

 

Rappresentanti delle Associazioni di esuli giuliano-dalmati
incontrano il Presidente del Consiglio Regionale Veneto Ciambetti

 

Una delegazione di alcune Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati ha incontrato il Presidente del Consiglio Regionale Veneto, On. Roberto Ciambetti, in occasione della chiusura della legislatura regionale.

All’interno della delegazione erano rappresentate alcune tra le principali sigle dell’associazionismo della diaspora giuliano-dalmata: Renzo Codarin (Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Roberto Biffis (del Comitato provinciale di Treviso dell’ANVGD, Alessandro Cuk (Vicepresidente vicario ANVGD e Presidente del Comitato provinciale ANVGD di Venezia), Coriolano Fagarazzi (Presidente del Comitato provinciale ANVGD di Vicenza), Elisabeth Foroni (responsabile per il Veneto di Coordinamento Adriatico APS), Italia Giacca (già Presidente del Comitato provinciale ANGVD di Padova), Mauro Runco (Consigliere nazionale ANVGD) e Giorgio Varisco (Associazione Dalmati Italiani nel Mondo �“ Libero Comune di Zara in Esilio).

Nell’incontro è stata ricordata la fattiva ed intensa attenzione della Regione Veneto e del Presidente Ciambetti in particolare, nei confronti degli esuli giuliano-dalmati e delle associazioni che li rappresentano. In specie, si sono esaminati alcuni aspetti della Legge Beggiato sulla tutela del patrimonio culturale di origine veneta in Istria e Dalmazia ed i rapporti con le Comunità degli Italiani di Croazia e Slovenia.

L’auspicio per il futuro è quello di un maggior coinvolgimento della Regione Veneto a livello governativo sulle questioni legate a questo mondo e, contemporaneamente, l’intensificarsi dei rapporti della Regione Veneto con la Slovenia e la Croazia per le azioni da intraprendere, sulla base dei trattati internazionali e della legislazione locale, in favore delle Comunità degli Italiani e della storia e della cultura italiana in quelle terre. Il clima dell’incontro è stato cordiale e ci si è lasciati con la promessa di futuri incontri.

 

L’Ufficio Stampa ANVGD

via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 
 
 
]]>
Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani Fri, 14 Feb 2020 11:29:23 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/620279.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/620279.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 14 febbraio 2020

 

Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

 

Purtroppo registriamo il persistere nelle giornate a ridosso del 10 febbraio di iniziative dal carattere ambiguo se non addirittura giustificazionista, le quali cercano di ridimensionare quanto patito dalla comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale a partire dai provvedimenti legislativi asburgici per giungere all’annessione alla Jugoslavia nazionalcomunista di Tito passando per le stragi consumatesi nelle foibe, nelle marce forzate dei deportati, nei campi di concentramento titini e a Vergarolla.

Conforta, però, vedere che il Quirinale ha organizzato un Concerto del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha ribadito in una dichiarazione, apprezzatissima dalla diaspora adriatica, che avvenne una pulizia etnica a danno della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale e che non c’è spazio né per il negazionismo né per chi vuole giustificare le nostre tragedie come una reazione alle politiche slavofobe fasciste. Il 10 febbraio i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati hanno seguito assieme al Presidente del Consiglio la cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo nell’emiciclo di Palazzo Madama e nei loro discorsi hanno ribadito i concetti espressi dal Capo dello Stato.

E così anche sul territorio consigli comunali e regionali, istituzioni scolastiche ed associazioni culturali hanno coinvolto i ricercatori afferenti alle sigle della diaspora adriatica ed i testimoni ancora lucidi che hanno potuto testimoniare il clima di terrore che accompagnò l’instaurarsi della dittatura di Tito, lo sradicamento, l’esodo, i Centri Raccolta Profughi e le difficoltà riscontrate nel costruirsi una nuova esistenza. Mentre questo tipo di iniziative riscuote una crescente attenzione, l’obiettivo diventa sensibilizzare riguardo tali tematiche anche l’opinione pubblica delle regioni in cui le sofferenze del popolo giuliano-dalmata si consumarono.

L’atteggiamento ambiguo da parte di Fiume capitale europea della cultura 2020 nei confronti della sua matrice italiana e la reticenza delle istituzioni slovene e croate a voler riconoscere le stragi delle foibe avvenuti nei territori che oggi fanno parte dei loro Stati stridono con le riesumazioni degli italiani fucilati dai partigiani titini nel maggio 1945 e sepolti in fosse comuni a Castua e a Ossero, che è stato possibile effettuare in concordia con le autorità di Zagabria. Un significativo passo ufficiale verso il riconoscimento di quanto patito dall’italianità adriatica risiede in una auspicabile visita congiunta dei capi di Stato italiano, sloveno e croato al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza che possa avvenire contestualmente alla consegna dell’ex Balkan alla minoranza slovena, rinnovando così lo spirito del Concerto dei tre Presidenti.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


]]>
Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani Sat, 08 Feb 2020 12:49:55 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/619088.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/619088.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 8 febbraio 2020

 

Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

 

Il Giorno del Ricordo 2020 segna ulteriori significativi passi avanti affinché la tragedia delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e del reinserimento di 350.000 istriani, fiumani e dalmati in una nuova residenza, spesso anche al di fuori dei confini d’Italia, diventi patrimonio della comunità nazionale sempre più condiviso.

Purtroppo registriamo il persistere nelle giornate a ridosso del 10 febbraio di iniziative dal carattere ambiguo se non addirittura giustificazionista, le quali cercano di ridimensionare quanto patito dalla comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale a partire dai provvedimenti legislativi asburgici per giungere all’annessione alla Jugoslavia nazionalcomunista di Tito passando per le stragi consumatesi nelle foibe, nelle marce forzate dei deportati, nei campi di concentramento titini e a Vergarolla.

Conforta vedere che il Quirinale abbia inteso organizzare un Concerto del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, simbolo dello Stato e dell’unità degli italiani, e che i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati abbiamo deciso di assistere assieme alla cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo nell’ambito dell’emiciclo di Palazzo Madama.

E così anche nel territorio consigli comunali e regionali, istituzioni scolastiche ed associazioni culturali coinvolgono i ricercatori afferenti alle sigle della diaspora adriatica ed i testimoni ancora lucidi che possono raccontare lo sradicamento, l’esodo, i Centri Raccolta Profughi e le difficoltà riscontrate nel costruirsi una nuova esistenza. Si può pertanto riscontrare come, dai luoghi maggiormente rappresentativi dello Stato italiano fino alle comunità locali, il Giorno del Ricordo stia diventando una ricorrenza sempre più sentita e compresa dagli italiani e dai loro rappresentanti nei consessi elettivi. Intensificando questo tipo di iniziative che riscuotono una crescente attenzione, rimane l’obiettivo di sensibilizzare riguardo tali tematiche anche l’opinione pubblica delle regioni in cui le sofferenze del popolo giuliano-dalmata si consumarono.

L’atteggiamento ambiguo da parte di Fiume capitale europea della cultura 2020 nei confronti della sua matrice italiana e la reticenza delle istituzioni slovene e croate a voler riconoscere le stragi delle foibe avvenuti nei territori che oggi fanno parte dei loro Stati stridono con le riesumazioni degli italiani fucilati nel maggio 1945 e sepolti in fosse comuni a Castua e a Ossero, che è stato possibile effettuare in concordia con le autorità di Zagabria. Un significativo passo ufficiale verso il riconoscimento di quanto patito dall’italianità adriatica risiede in una visita congiunta dei capi di Stato italiano, sloveno e croato al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza ed auspichiamo che ciò possa avvenire contestualmente alla consegna dell’ex Balkan alla minoranza slovena, rinnovando così lo spirito del Concerto dei tre Presidenti.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

]]>
L'opera pavimentaria Famiglia e Ricordo al Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma Thu, 06 Feb 2020 17:07:52 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/618777.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/618777.html ANVGD ANVGD


Roma, 6 febbraio 2020

 

Giorno del Ricordo al Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma

 

Nella ricorrenza del Giorno del Ricordo 2020, il Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha organizzato e collaborato alla realizzazione di iniziative che avranno luogo sabato 8 febbraio nel Quartiere Giuliano-Dalmata.

Alle ore 14,30, deposizione di una corona d'alloro al Monumento ai Martiri delle Foibe al piazzale della metro Laurentina, da parte dell'ANVGD e del IX Municipio di Roma alla presenza delle autorità istituzionali; a seguire, con una breve passeggiata a piedi, deposizione di un'altra corona presso il Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati (Cippo carsico) sulla Laurentina (davanti al Centro anziani);

Alle ore 16,00, grande inaugurazione dell'opera pavimentaria "Famiglia e Ricordo" in Piazza Giuliani e Dalmati, con la scopertura di circa 200 pietre riportanti i nomi delle famiglie giuliano-dalmate esuli, dalla Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia,  in conseguenza della firma del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947. Gli esuli arrivati a Roma,  occuparono dal 1947  l’ex Villaggio operaio, costruito per l’Esposizione Universale del 1942 e abbandonato,  per renderlo abitabile con il proprio lavoro volontario e poter iniziare una nuova vita operosa e autosufficiente. Si tratta di un Monumento unico  in Italia, a testimonianza  dell’esodo del 90% della popolazione autoctona italiana dalla Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia e realizzato con l’autofinanziamento. Il progetto è stato promosso da Giuliano Dalmata nel Cuore Onlus ed ha visto la collaborazione di Anvgd Roma, Associazione per la Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata nel Lazio, Associazione Sportiva Giuliana e Società di Studi Fiumani. Tale opera prevede la posa di 350 mattonelle in travertino che riporteranno incise la famiglia e la città di provenienza degli esuli che hanno inteso prendere parte a questa realizzazione di valore storico-culturale oltre che affettivo. Come previsto dalla risoluzione del Municipio, resa necessaria dalla proprietà comunale del terreno, l’opera vedrà la sua esecuzione tra il Monumento all’Esodo dell’artista Amedeo Colella e l’entrata della Chiesa di San Marco Evangelista in Agro Laurentino.

A seguire Concerto di  Fisarmoniche nella Chiesa di San Marco (piazza Giuliani e Dalmati); infine,  Messa solenne in suffragio delle vittime delle Foibe, sempre  presso la chiesa di San Marco: la funzione sarà allietata dal canto dell’esule Ferruccio Conte e dalla viola del musicista fiumano Francesco Squarcia.

 

L’ufficio stampa del Comitato di Roma dell’A.N.V.G.D.

Via Fratelli Reiss Romoli, 19 �“ 00143 Roma �“ roma.anvgd@gmail.com


]]>
Il Viceministro Del Re si impegna per gli esuli Wed, 15 Jan 2020 13:02:41 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/615569.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/615569.html ANVGD ANVGD


Trieste, 15 gennaio 2020

 

Il Viceministro Del Re si impegna per gli esuli istriani, fiumani e dalmati

 

Prosegue il dialogo tra Governo ed associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati per addivenire alla soluzione delle questioni ancora aperte riguardanti il mondo della diaspora adriatica ed oggetto dei lavori del Tavolo di Coordinamento istituito presso la Presidenza del Consiglio. Una delegazione di rappresentanti dell’associazionismo degli esuli è stata ricevuta dal Viceministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale Emanuela Claudia Del Re, al fine di dare continuità all’incontro dell’estate scorsa con il titolare della Farnesina, all’epoca il Ministro Moavero Milanesi.

Nella delegazione c’era anche il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin, il quale ha rilevato: «L’On. Del Re è rimasta in carica nel passaggio dal governo Conte I al Conte II e questo garantisce continuità nell’affrontare le nostre problematiche afferenti agli Esteri. Comunque, anche in vista delle imminenti celebrazioni del Giorno del Ricordo, abbiamo riscontrato �“ prosegue Codarin �“ una sensibilità istituzionale davvero importante, a prescindere dalla continuità degli incarichi».

«Si è trattato di una riunione estremamente cordiale e fattiva �“ ha chiosato a margine del meeting Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati �“ e, consapevoli che si tratta di tematiche che afferiscono anche ad altri dicasteri, abbiamo avuto dalla Viceministro la conferma che da parte della Farnesina ci sono l’impegno ed il supporto sulle tematiche attinenti il debito degli Stati successori della Jugoslava nei confronti dell’Italia (trattato di Osimo), la questione del “giusto ed equo indennizzo” atteso dagli esuli e dai loro familiari da parte dello Stato italiano e la consegna della Medaglia d’oro al valor militare al Gonfalone della Città di Zara»

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
via Milano, 22 - 34122 Trieste - info@anvgd.it 
  

]]>
La nuova vita degli esuli giuliano-dalmati protetti dalla Nato Fri, 20 Dec 2019 12:18:10 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/612465.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/612465.html ANVGD ANVGD


Trieste, 20 dicembre 2019

 

La nuova vita degli esuli giuliano-dalmati protetti dalla Nato

 

I nostri connazionali dell’Istria, del Carnaro e della Dalmazia sperimentarono tra i primi in Italia le logiche della Guerra fredda come contrapposizione tra un occidente libero e democratico, che 70 anni fa dette vita alla Nato come strumento di difesa, ed un blocco comunista totalitario.

Dopo le avvisaglie delle prime uccisioni nelle foibe avvenute all’indomani dell’8 settembre 1943, i nostri connazionali patirono le stragi commesse dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito a guerra finita nei Quaranta giorni del maggio-giugno 1945. Seguì lo stillicidio di uccisioni nella zona sotto amministrazione militare jugoslava, in cui andava consolidandosi la dittatura di Belgrado (il martirio di Don Bonifacio e l’eliminazione dei partigiani del nuovo CLN dell’Istria, ad esempio). Fu così che le potenze occidentali rappresentarono una possibile protezione ed un baluardo contro l’espansionismo jugoslavo, di cui avevamo colto le caratteristiche snazionalizzatrici e liberticide. La resa incondizionata firmata dal Regno d’Italia nel 1943 aveva tolto qualunque facoltà di intervento alle istituzioni italiane, mentre le prime crepe nella coalizione antinazista fecero sì che inglesi ed americani si interessassero maggiormente alle sorti dell’Adriatico. Il porto commerciale di Trieste e quello militare di Pola passarono sotto controllo alleato dopo l’accordo di Belgrado nel giugno 1945, dando l’illusione che almeno il capoluogo istriano si sarebbe salvato dalle mire jugoslave, anche se l’attentato di Vergarolla dimostrò che pure qui gli emissari titoisti potevano colpire mortalmente.

L’accoglienza concessa ai fuggitivi dalle dittature comuniste che andavano rafforzandosi in Europa consentì anche a migliaia di esuli giuliani, fiumani e dalmati di trovare una nuova sistemazione in grandi paesi che avrebbero fatto parte dell’alleanza atlantica o ne sarebbero stati partner (Stati Uniti, Canada, Australia). L’amore per la Patria e per la libertà che contraddistingue l’italianità adriatica non poteva sopravvivere sotto l’oppressione titoista, ma si salvò, benché costretto all’esilio, grazie alla Nato, che ha garantito la pace, la sicurezza e la libertà in un’Europa uscita annichilita dalla Seconda guerra mondiale e nel mondo “occidentale”. Si crearono così i presupposti affinché gli esuli adriatici potessero cominciare una nuova vita in paesi liberi, democratici e sicuri: è bene ricordarlo nel momento in cui l’assetto della Nato è in discussione.  

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


]]>
L’indissolubile legame tra Trieste e l’Italia Fri, 18 Oct 2019 15:44:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/603669.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/603669.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 18 ottobre 2019

 

L’indissolubile legame tra Trieste e l’Italia

 

Il lutto e le emozioni che hanno attraversato Trieste nei giorni successivi alla morte di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego rappresentano il profondo e a volte tragico legame che il capoluogo giuliano ha con l’Italia e con chi la rappresenta sul territorio. I nomi dei “figli delle stelle” si sono aggiunti nell’atrio della Questura cittadina a quelli delle decine di servitori dello Stato e garanti della sicurezza dei cittadini che furono deportati, infoibati e uccisi dai partigiani comunisti di Tito durante i terribili Quaranta giorni che a guerra finita nella primavera 1945 sconvolsero Trieste e la Venezia Giulia.

Poco più di un secolo fa l’Italia arrivò finalmente a Trieste, dopo la catastrofe dell’8 settembre 1943 sembrò svanire all’orizzonte per poi riapparire il 26 ottobre 1954. In tutti questi eventi le forze dell’ordine, i militari, i marinai e chiunque rappresentava lo Stato italiano diventavano un simbolo di patriottismo e di unione ad una Patria desiderata, a volte considerata matrigna e poco attenta alle esigenze di queste province, ma sempre presente nel cuore dei triestini e di chi a Trieste giunse esule dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

La folla che già all’indomani del duplice omicidio ha fatto sentire il suo calore attorno alla Questura, la processione di triestini di tutte le età e le estrazioni sociali che hanno recato un omaggio simbolico o una preghiera al famedio ed infine la partecipazione composta, emozionata e rispettosa che ha seguito le esequie rappresentano la riconoscenza per chi da tutta Italia viene in questa città per garantire con il suo lavoro la sicurezza dei triestini e la presenza dello Stato. Come tutta Trieste, anche l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia rende un commosso omaggio a due italiani, a due rappresentanti delle istituzioni che hanno suggellato fino all’estremo sacrificio l’appartenenza di Trieste all’Italia.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


]]>
Commemorazione di Norma Cossetto a Trieste Wed, 02 Oct 2019 13:52:48 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/601314.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/601314.html ANVGD ANVGD


Trieste, 2 ottobre 2019

 

Commemorazione di Norma Cossetto a Trieste 

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati ed il Comune di Trieste organizzano la commemorazione di Norma Cossetto, “luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”, come recita la motivazione della Medaglia d’oro alla memoria conferitale dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

La cerimonia del 76° anniversario del suo martirio si svolgerà venerdì 4 ottobre alle ore 17:30 presso il monumento della giovane studentessa istriana in via Norma Cossetto 2 a Trieste.

È previsto l’intervento del Sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza, e vi sarà l’accompagnamento della banda del Comitato provinciale di Trieste dell’A.N.V.G.D.

 

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 2 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it

 

]]>
Tutelare la storia dell’italianità fiumana senza provocazioni Fri, 13 Sep 2019 11:15:48 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/596885.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/596885.html ANVGD ANVGD


Trieste, 13 settembre 2019

 

Tutelare la storia dell’italianità fiumana senza provocazioni

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia si dissocia dalle iniziative provocatorie e non concordate a livello istituzionale ed ufficiale che hanno caratterizzato la giornata del centenario dell’entrata a Fiume di Gabriele d’Annunzio alla testa dei suoi legionari il 12 settembre 1919.

L’A.N.V.G.D. ricorda e celebra tale ricorrenza attraverso convegni, pubblicazioni ed iniziative istituzionali, commemorando così l’italianità della città di Fiume, come espressa dalla dichiarazione di annessione all’Italia pronunciata dal Consiglio nazionale cittadino il 30 ottobre 1918 e che l’azione dannunziana intese concretizzare fino al tragico epilogo del Natale di sangue. Successivi trattati internazionalmente riconosciuti avrebbero sancito l’unione del capoluogo del Carnaro al Regno d’Italia, prima che le stragi delle foibe avvenute al termine della Seconda guerra mondiale, i confini definiti dal Trattato di pace del 10 febbraio 1947 e l’esodo della stragrande maggioranza della popolazione fiumana trasformassero la comunità italiana autoctona in minoranza.

Da allora la comunità della diaspora adriatica ha conservato la storia dell’italianità istriana, fiumana e dalmata, avviando dopo il crollo del muro di Berlino e della Jugoslavia comunista un sempre più intenso dialogo con l’Unione Italiana. Nel rispetto dell’attuale situazione confinaria (diluita peraltro dalla comune appartenenza di Italia, Slovenia e Croazia all’Unione Europea) e senza voler suscitare anacronistiche rivendicazioni né deleteri revanscismi, l’associazionismo degli esuli lavora per la causa comune della conservazione della storia, della cultura e dell’identità italiana nell’Adriatico orientale in sinergia con la comunità italiana oggi presente a Fiume. Massima distanza pertanto da estemporanee goliardate e manifestazioni di irredentismo fuori tempo compiute da associazioni e sigle che conoscono solo superficialmente le nostre delicate vicende, i complessi equilibri odierni e cercano solamente un po’ di visibilità.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 2 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


]]>
La salvaguardia dei monumenti romani delle foibe e dell'esodo Tue, 13 Aug 2019 11:35:55 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/589380.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/589380.html ANVGD ANVGD

Roma, 13 agosto 2019 

La salvaguardia dei monumenti romani delle foibe e dell'esodo 
 
Dopo aver dedicato molte energie per promuovere la costruzione a Trieste di un monumento all'Imperatrice Maria Teresa d'Austria, l'Unione degli Istriani fa un'estemporanea comparsata a Roma tramite il suo profilo Facebook per atteggiarsi a paladina della manutenzione dei monumenti della capitale dedicati ai martiri delle foibe ed agli esuli giuliano-dalmati. 
Troppo dedita a incensare le memorie di quegli Asburgo che con la politica di fomentare gli opposti nazionalismi nel nome del divide et impera avrebbero sconvolto la convivenza di popoli e culture nell'Adriatico orientale innescando un meccanismo che sarebbe giunto alle stragi delle foibe, l'Ui ignora l'assiduo lavoro svolto con le istituzioni di Roma Capitale da parte del Comitato provinciale di Roma dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, spessissimo in concerto con la Società di Studi Fiumani.  
L'erezione dei monumenti che si trovano al Quartiere giuliano-dalmata, tutti realizzati ad opera del comitato romano Anvgd, il Viaggio del Ricordo sostenuto dall'amministrazione comunale a beneficio delle scuole superiori cittadine e l'apertura della Casa del Ricordo insieme con la Società di Studi Fiumani testimoniano come la collaborazione tra le realtà presenti sul territorio e gli enti locali possa dare buoni risultati senza bisogno di altri interlocutori avulsi dal contesto romano. 
Certamente si può fare di meglio pure in merito alla manutenzione, ma proprio di recente l'Anvgd di Roma in collaborazione con la S.S. Fiumani e altre associazioni ha ottenuto da parte dell'amministrazione municipale interventi di riqualificazione del Quartiere giuliano-dalmata in concomitanza con il settantennale della sua inaugurazione. Notizia recente è l'approvazione all'unanimità da parte del consiglio municipale di una mozione, passata anche in Campidoglio, che farà del quartiere un vero e proprio museo all'aperto. 
Si tratta insomma di un dialogo che, pur tra le lungaggini burocratiche di rito, si svolge in maniera proficua con le diverse giunte capitoline senza bisogno di contributi esterni, soprattutto se non concordati con chi opera quotidianamente a Roma per la tutela del Ricordo. 

Donatella Schürzel 
Vicepresidente nazionale e Presidente del Comitato provinciale di Roma dell'Anvgd 
Via Fratelli Reiss Romoli, 19 - 00143 Roma - info@anvgd.it  
]]>
Il popolo dell’esodo giuliano-dalmata commemora Gigante e Diana Tue, 09 Jul 2019 10:27:33 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/578431.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/578431.html ANVGD ANVGD


Trieste, 9 luglio 2019

 

Il popolo dell’esodo giuliano-dalmata commemora Gigante e Diana

 

L’arca del Vittoriale degli italiani che Gabriele d’Annunzio volle destinare al Senatore Riccardo Gigante, irredentista fiumano che fu tra i più stretti collaboratori del Vate durante la Reggenza italiana del Carnaro, non rimarrà più vuota.

Gli accertamenti dei Carabinieri hanno appurato che tra i resti umani rinvenuti nella fossa comune di Castua, nei pressi di Fiume, ed esumati l’anno scorso vi sono anche quelli di Gigante e del vicebrigadiere dei Carabinieri Alberto Diana. Entrambi trovarono la morte appena il capoluogo del Carnaro fu occupato dall’esercito partigiano di Josip Broz “Tito” il 3 maggio 1945. Si scatenò allora la repressione dell’Ozna, la polizia segreta di Tito, nei confronti dei vertici dell’italianità autoctona (come il senatore ed ex podestà cittadino Gigante) e di chi rappresentasse con il suo ruolo la presenza dello Stato italiano (come il vice brigadiere Diana): si trattava di figure che dovevano essere eliminate per soddisfare le mire espansionistiche della nascente Jugoslavia comunista.

L’interessamento presso il governo italiano da parte della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, di cui l’ANVGD è membro, e la proficua collaborazione tra le autorità italiane e croate, con particolare riferimento a OnorCaduti ed alla corrispettiva struttura croata, hanno garantito il buon esito di questa vicenda. Seguendo l’esempio di tale sinergia si potranno portare alla luce le centinaia tra foibe e fosse comuni che ancora conservano i resti di migliaia di vittime della repressione titoista consumata a danno di civili e militari italiani nelle province del confine orientale italiano quando nel resto d’Italia la guerra era già finita.

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia esprime la sua commossa soddisfazione nel ricordare questi patrioti caduti a guerra finita che potranno finalmente ricevere una sepoltura umana: i loro discendenti avranno il popolo della diaspora al loro fianco nel commemorare e onorare queste tombe.  

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 

 

]]>
D’Annunzio protagonista della sua epoca e dell’italianità adriatica Sun, 16 Jun 2019 11:23:27 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/569633.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/569633.html ANVGD ANVGD


Trieste, 16 giugno 2019

 

D’Annunzio protagonista della sua epoca e dell’italianità adriatica

 

Gabriele d’Annunzio, personaggio complesso e dalle mille sfaccettature, continua a subire critiche basate su di una storiografia obsoleta e condizionata da luoghi comuni che ormai sono stati superati anche dalla divulgazione storica più recente.

La stessa impresa fiumana va contestualizzata nella cornice storica che vide il deputato Andrea Ossoinack, rappresentante di Fiume democraticamente eletto, appellarsi nell’ottobre 1918 durante una delle ultime sedute del Parlamento asburgico di Budapest al principio di autodeterminazione dei popoli per spiegare la volontà di venire annesso all’Italia che il capoluogo del Carnaro andava manifestando con sempre maggior convinzione. Il successivo 30 ottobre, in pieno disfacimento dell’Impero austro-ungarico, la popolazione fiumana (censimenti asburgici alla mano costituita in prevalenza da italiani) approvava per acclamazione la dichiarazione del Consiglio Nazionale di Fiume che chiedeva l’annessione al Regno d’Italia. Tali manifestazioni di volontà popolare vennero trascurate dalla Conferenza di Pace spingendo d’Annunzio alla sua rocambolesca spedizione. Egli si ricollegò esplicitamente alla tradizione volontaristica garibaldina, che era stata protagonista del Risorgimento realizzando anche imprese al di fuori dell’ordinario e della diplomazia. D’altro canto nel tumultuoso dopoguerra analoghe iniziative avvenivano anche altrove, nella cornice di conflitti che dovevano ancora modificare i confini e di colpi di mano che intendevano salvaguardare l’appartenenza statuale di varie località. Fiume era contesa tra Italia e neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, il ché portò d’Annunzio ad assumere toni fieramente nazionalistici, analoghi a quelli della controparte, ma non si può tacciare di slavofobia colui il quale aveva composto “L’ode alla nazione serba”. La Carta del Carnaro rappresentò inoltre un testo costituzionale che recepiva le principali istanze libertarie  e sociali dell’epoca. La matrice nazionalista e militarista della Reggenza Italiana del Carnaro andò stemperandosi in iniziative come la Lega dei Popoli Oppressi, attraverso la quale, auspicando un nuovo ordine mondiale, il poeta abruzzese si rivolgeva ai popoli ed alle colonie che avevano visto i propri diritti calpestati dalle decisioni della nascente Società delle Nazioni.

Riguardo la statua da dedicargli a Trieste, a prescindere dal valore dell’uomo di cultura, che, prima di rischiare la vita come poeta-guerriero durante la Prima guerra mondiale, aveva raggiunto la fama con le sue opere letterarie e teatrali note ed apprezzate in tutto il mondo, d’Annunzio rappresenta un passaggio fondamentale nella storia della città di Fiume. L’italianità fiumana fu salvaguardata al termine della Grande guerra dall’intraprendenza del “Vate della nazione”, ma venne distrutta ed annichilita dall’occupazione dell’esercito partigiano comunista jugoslavo di Tito al termine della Seconda guerra mondiale, inducendo la maggioranza dei fiumani a scegliere la via dell’esilio. Trieste come capitale morale dell’esodo che coinvolse il 90% della comunità italiana dell’Adriatico orientale è la sede ideale per accogliere un monumento dedicato a chi, con l’impresa fiumana, con il lancio su Trieste dall’aereo di volantini propagandistici (non bombe) e con la stesura della “Lettera ai dalmati” tanto rappresentò per l’italianità di queste terre.

 

Renzo Codarin 
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it


]]>
Il Ministro degli Esteri incontra la Federazione degli esuli Fri, 24 May 2019 12:07:08 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/559430.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/559430.html ANVGD ANVGD

Trieste, 24 maggio 2019

Il Ministro degli Esteri incontra la Federazione degli esuli

Come si era impegnato a fare durante il suo intervento alla cerimonia del Giorno del Ricordo 2019 svoltasi al Quirinale, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi ha incontrato la Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati. Antonio Ballarin (presidente FederEsuli), Renzo Codarin (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) e Giuseppe de Vergottini (Coordinamento Adriatico) hanno potuto esporre ampiamente quelle che sono le questioni ancora aperte di competenza del ministero degli esteri. Il titolare della Farnesina ha assicurato l’avvio dell’iter che porterà alla soluzione delle tematiche afferenti al suo dicastero e si è impegnato a farsi carico in sede di Consiglio di Ministri di portare avanti le istanze della diaspora adriatica presso gli altri ministeri interessati dalla risoluzione di vicende che si trascinano da oltre mezzo secolo.

«Abbiamo riscontrato da parte del Ministro Moavero �“ commenta il presidente dell’Anvgd Codarin �“ sincera attenzione e volontà di collaborare. Si tratta di questioni aperte da decenni che devono essere risolte per rispetto della comunità giuliano-dalmata, la quale ha pagato praticamente da sola il peso della sconfitta nella Seconda guerra mondiale in termini economici e di cessione di terre di lingua e cultura italiana in cui viveva radicata da secoli»

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia  
Via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 

]]>
L’Associazione Nazionale Venezia Giul ia e Dalmazia al Festival della storia Fri, 24 May 2019 11:11:10 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/559415.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/559415.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 24 maggio 2019

 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia al Festival della storia

 

Anche quest’anno il comitato provinciale di Gorizia e la sede nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in collaborazione con l’associazione Coordinamento Adriatico, parteciperanno attivamente alla XV edizione del Festival internazionale èStoria nel capoluogo isontino con tre eventi in programma sabato 25 maggio.

Famiglie di frontiera: 15:30-17:00, Polo universitario Santa Chiara, via Santa Chiara 1

I contrapposti nazionalismi e le lotte ideologiche che hanno segnato il Novecento della Venezia Giulia hanno lacerato anche molteplici famiglie e comunità al loro interno: irredentisti e lealisti nella Prima guerra mondiale, fascisti ed antifascisti prima e durante la Seconda guerra mondiale, esuli e rimasti nelle tragiche dinamiche del secondo dopoguerra. Scontri generazionali, modelli scolastici ed infatuazioni ideologiche hanno concorso a sgretolare la compattezza delle famiglie giuliane proiettate nella modernità e nelle dinamiche della nazionalizzazione delle masse. Intervengono Ezio Giuricin (storico e giornalista), Lorenzo Salimbeni (ricercatore storico) e Donatella Schürzel (Università La Sapienza Roma); coordina Rosanna Turcinovich (giornalista).

Presentazioni librarie:

Sguardi: ore 19:00, Tenda Giovani, Giardini pubblici

Il volume “Sguardi”, a cura di Lucia Bellaspiga, raccoglie le 150 chine che l’artista Leonardo Bellaspiga ha ritenuto le più rappresentative della propria produzione, rendendole il suo ultimo grande messaggio spirituale dedicato alla bellezza. Si tratta di un progetto culturale che ha saputo ricostruire quella “koiné” culturale di respiro cosmopolita che durante la Repubblica di San Marco univa �“ da Bergamo fino all’Albania Veneta (Montenegro) �“ popoli, culture, lingue, sensibilità artistiche sotto l’egida del Leone. Introduce Rodolfo Ziberna (sindaco di Gorizia), intervengono Lorenzo Salimbeni, Maximiliano Hernando Bruno (regista del film “Red land �“ Rosso Istria”) ed Alessandro Centenaro (produttore di “Red land”); interviene e coordina Lucia Bellaspiga (giornalista di “Avvenire”).

Eroi. Ventidue storie dalla Grande Guerra �“ La toga scaligera. Momenti di avvocatura veronese tra le due guerre: ore 20:00, La Cicchetteria, via Petrarca 3

Due prospettive diverse per accostarsi al centenario della vittoria italiana nella Prima guerra mondiale. “Eroi” è una raccolta di ventidue racconti: una storia per ogni attuale regione d’Italia più una rispettivamente per le terre irredente e gli italiani dell’emigrazione, volontari che, allo scoppio della guerra, vennero ad arruolarsi nelle Forze Armate italiane. Questi racconti, scritti da autori con sensibilità e formazioni differenti (docenti, giornalisti, operatori culturali), sono espressione di fantasia, ma legati a personaggi realmente vissuti. “La toga scaligera” parte dalla vicenda degli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Verona caduti durante il conflitto per spaziare su più ampie problematiche collegate a quella che i contemporanei chiamarono la Grande guerra. Ulteriori approfondimenti segnano l’evoluzione del ceto forense nel dopoguerra, attraverso le riforme fasciste e le successive epurazioni, passando per gli eventi di storia della Repubblica Sociale Italiana che si svolsero nel capoluogo scaligero: il congresso del Partito Fascista Repubblicano, i Diciotto punti di Verona ed il processo ai gerarchi del 25 luglio. Intervengono Davide Rossi (Università di Trieste) e Lorenzo Salimbeni. Durante l’incontro avverrà una degustazione di Grappa Ceschia.

 

L’ufficio stampa Anvgd
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“
info@anvgd.it


]]>
La politica adriatica di De Michelis Wed, 15 May 2019 12:29:38 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/555852.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/555852.html ANVGD ANVGD

 

Trieste, 15 maggio 2019

 

La politica adriatica di De Michelis

 

Le origini veneziane del recentemente scomparso Gianni De Michelis hanno sicuramente contribuito a costruire la proiezione adriatica della politica italiana nel periodo in cui è stato Ministro degli Affari Esteri (1989-1992). Trovatosi ad affrontare dalla Farnesina la tormentata stagione della dissoluzione della Jugoslavia, mentre in Italia il suo partito veniva travolto dalle inchieste di Tangentopoli, De Michelis ebbe il merito di avere consapevolezza che in quelle terre attraversate da un conflitto che andava delineandosi sempre più cruento esistevano comunità di connazionali, residuo di una presenza italiana plurisecolare.

Avere intrattenuto rapporti assidui con i vertici dell’Unione Italiana in quel periodo gli valsero accuse di neo-irredentismo, laddove la sua intenzione era quella di preservare l’integrità della Jugoslavia di fronte alle pressioni della Germania riunificata e del Vaticano che insistevano per il riconoscimento dell’indipendenza della Slovenia e della Croazia. Il suo impegno fece sì che le due nuove repubbliche indipendenti ammettessero istituzionalmente la presenza dell’autoctonia italiana in Istria, Carnaro e Dalmazia, impegnandosi ad assicurare adeguate forme di rappresentanza e di tutela.

Medesima sensibilità ebbe nei confronti dei contenziosi ancora aperti inerenti i beni abbandonati ed i diritti negati degli esuli istriani, fiumani e dalmati, supportato nella sua azione dalla competenza e dalla autorevolezza del senatore triestino Arduino Agnelli. Parliamo di  esponenti di quel socialismo tricolore craxiano che, al netto degli scandali emersi dalle indagini dei primi anni Novanta, fornì una classe dirigente capace di avere cognizione dell’interesse nazionale in politica estera e di operare con senso dello Stato, anche a beneficio dei giuliano-dalmati.

 

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
via Milano, 22 �“ 34122 Trieste �“ info@anvgd.it 

]]>