Comunicati.net - Comunicati pubblicati - YOPAdvisors Comunicati.net - Comunicati pubblicati - YOPAdvisors Thu, 19 Jul 2018 03:50:36 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/23933/1 Gli incentivi all’occupazione giovanile nella Finanziaria 2018 Wed, 02 May 2018 19:25:48 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/477812.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/477812.html YOPAdvisors YOPAdvisors
Tra le varie misure previste dalla Finanziaria 2018, ce n’è una che va a intervenire sulla doppia problematica dell’occupazione giovanile e del costo del lavoro.

Con l’intento di promuovere l’ occupazione giovanile stabile, a decorrere dall’1.1.2018 i datori di lavoro privati che assumono lavoratori under 30 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti sono premiati con l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali (nel limite massimo di € 3.000 su base annua, e riparametrato su base mensile). La misura ha una durata massima di applicazione di 36 mesi e non include premi e contributi INAIL.

 

Ci sono però dei parametri cui datore di lavoro e lavoratore devono rispondere:

dal lato assunzione, il datore di lavoro non deve aver provveduto, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi.

 

Per quel che concerne i lavoratori, l’esonero spetta ai soggetti che, alla data della prima assunzione:

  • non abbiano compiuto 30 anni (limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31.12.2018, l’esonero riguarda i soggetti che non abbiano compiuto 35 anni);
  • non siano stati occupati a tempo indeterminato con lo stesso o con altro datore di lavoro (i periodi di apprendistato svolti presso altri datori di lavoro che non siano proseguiti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato non costituiscono una causa ostativa all’esonero).

 

Inoltre, nel caso in cui il lavoratore, già assunto a tempo indeterminato con parziale fruizione dell’esonero in esame, venga assunto, sempre a tempo indeterminato, da un altro datore di lavoro privato, il beneficio spetta per il periodo residuo utile alla piena fruizione, non rilevando l’età anagrafica del lavoratore alla data della nuova assunzione.

 

L’esonero si applica:

  • per un periodo massimo di 12 mesi, fermo restando il limite massimo pari a € 3.000 su base annua, anche in caso di prosecuzione, successiva al 31.12.2017, di un contratto di apprendistato in rapporto a tempo indeterminato purché il lavoratore non abbia compiuto 30 anni alla data della prosecuzione;
  • anche in caso di conversione, successiva all’1.1.2018, di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, fermo restando il possesso del requisito anagrafico alla data della conversione.

 

È inoltre previsto l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali, con esclusione dei premi / contributi INAIL, a favore dei datori di lavoro privati che assumono, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studiostudenti che hanno svolto presso lo stesso datore di lavoro:

  • attività di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30% delle ore di alternanza previste ex art. 1, comma 33, Legge n. 107/2015, ovvero al 30% del monte ore previsto per le attività di alternanza all’interno dei percorsi erogati ex D.Lgs. n. 226/2005, ovvero al 30% del monte ore previsto per le attività di alternanza realizzata nell’ambito dei percorsi ex DPCM 25.1.2008, ovvero al 30% del monte ore previsto dai rispettivi ordinamenti per le attività di alternanza nei percorsi universitari;
  • un periodo di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

 

L’esonero in esame:

  • non è applicabile ai rapporti di lavoro domestico/di apprendistato;
  • non è cumulabile con altri esoneri / riduzioni.

 

Yopadvisors affianca le aziende nei processi e nelle valutazioni della gestione delle risorse umane. Se stai valutando nuove assunzioni, o inserimenti lavorativi di under 30, e vuoi avere una panoramica di tutte le agevolazioni di cui potresti usufruire, tra le quali anche gli sgravi contributivi a favore dell’occupazione giovanile, contattaci: info@yopadvisors.com

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YOPAdvisors relatore al Convegno: “La piccola e media impresa verso un nuovo modello più flessibile competitivo e solidale”. Tue, 13 Mar 2018 12:29:01 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/473022.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/473022.html YOPAdvisors YOPAdvisors YOPAdvisors relatore al Convegno: “La piccola e media impresa verso un nuovo modello più flessibile competitivo e solidale”.

 

 

Il 23 marzo, presso la sala convegni dell’Hotel Marriott a Milano (via Washington 66), YOPAdvisors sarà relatore al convegno organizzato da ProImpresaLab: “La piccola e media impresa verso un nuovo modello più flessibile competitivo e solidale“, con un intervento dedicato alle nuove forme di finanziamento: “Finanza alternativa. Una panoramica sui nuovi strumenti a disposizione degli imprenditori: equity crowdfunding e minibond”. 

Seguono presentazione e programma dell’evento:

Gentile,
siamo lieti di invitarLa all’evento:
La piccola e media impresa verso un nuovo modello
più flessibile competitivo e solidale
Milano il 23 marzo alle ore 14.30 presso
il Milan Marriott Hotel – Via Washington 66.

 

 

L’evento è promosso da ProimpresaLab un’associazione che coinvolge un gruppo di Professionisti che hanno messo insieme
know-how, esperienza e professionalità con un approccio vicino all’ imprenditore, valorizzando i suoi interessi e cogliendo le opportunità del mercato, con curiosità, dedizione e valori comuni.
Al centro del convegno la crescita e lo sviluppo delle imprese alla luce della nuova rivoluzione industriale 4.0, con un focus particolare sulla recente evoluzione normativa che ha avuto come protagonista la PMI, trasformandola in un modello più flessibile e aperto al mercato.
Verrà approfondita inoltre l’ opera di sostegno all’economia reale dalla recente riforma della SRL al crowdfunding,passando attraverso gli interventi di welfare e industria 4.0.
Un’occasione di confronto e aggiornamento tra professionisti e imprese sulle ultime novità legislative e sugli impatti che le stesse hanno avuto, e avranno, nelle realtà aziendali.

E inoltre, per sostenere e arricchire l’agenda del pomeriggio ci saranno alcune case history di imprenditori che hanno voluto raccontarci la propria esperienza.

 

Consulta il programma in allegato e iscriviti gratuitamente al Convegno mandando una e-mail a: eventi@associazioneproimpresa.it

 

Programma:

LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA VERSO UN NUOVO MODELLO PIU’ COMPETITIVO, FLESSIBILE E SOLIDALE

Milano, 23 marzo 2018 hotel Marriot

 

AGENDA

 Moderatori

Giovanni Marra, Avvocato

Marzio Nava, Giornalista

 

h. 14.30 Registrazione dei partecipanti, welcome coffee

h. 15.00 Presentazione e Overview sulle nuove deroghe al diritto societario in favore della PMI sotto forma di S.r.l.

Giovanni Marra, founder ProimpresaLab

h. 15.20 Finanza alternativa. Una panoramica sui nuovi strumenti a disposizione degli imprenditori: equity crowdfunding e minibond

Alessandra Palladini e Claudia Barzaghi, YOPAdvisors STP srl

h. 16.00 Industria 4.0 e smart working: impatti sul mercato del lavoro

Marzio Nava, ProimpresaLab

Stefano Maullu, Parlamentare Europeo

h. 16.50 I servizi per l’innovazione ed il trasferimento tecnologico nell’industria

Giuseppe Autorino, Stazione sperimentale industria delle pelli

h.17.10 Welfare aziendale come forma di investimento sul capitale umano

Gianluca Davascio, A.D Salute e Benessere SMS

 Un caso pratico di Welfare aziendale nel settore del lusso

Annalisa Arnaboldi, Agente Teglio assicurazioni

h. 17.30 Sviluppo e sostegno alla PMI: il ruolo delle banche locali

 17.50 Cocktail e chiusura dei lavori

 

 

In collaborazione con: 

Your Professional Advisor

 

Per iscrizioni, compilare il modulo al seguente link e inviarlo a eventi@associazioneproimpresa.it

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Il credito d’imposta sulle attività di formazione tecnologica Tue, 13 Mar 2018 12:24:12 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/473019.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/473019.html YOPAdvisors YOPAdvisors Tra le varie misure previste dalla Finanziaria 2018, troviamo anche un credito d’imposta al 40% per le aziende che investiranno nella formazione tecnologica dei propri dipendenti, adeguandosi al Piano Nazionale Impresa 4.0.

 

 

 

 

A decorrere dal 2018 alle imprese che effettuano attività di formazione spetta un credito d’imposta al 40% delle spese relative alla formazione tecnologica dei propri dipendenti, come previsto dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

Il credito ammonta al 40% delle spese relative al costo aziendale del personale dipendente per le ore di formazione svolta.

La formazione deve avere come oggetto l’acquisizione o il consolidamento delle conoscenze tecnologiche previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0, in estrema sintesi intendendo le attività necessarie per aggiornare il personale per l’efficiente utilizzo delle nuove tecnologie Industria 4.0.

In fattispecie la norma fa rientrare l’agevolazione nei seguenti ambiti: big data e analisi dei daticloud e fog computingcyber securitysistemi cyber – fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose (il cosiddetto Internet of Things, IoT) e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali negli ambiti riportati nell’allegato A alla Finanziaria 2018:

  1. vendita e marketing;
  2. informatica;
  3. tecniche e tecnologie di produzione.

 

È esclusa dal beneficio del credito d’imposta la formazione ordinaria / periodica organizzata dall’impresa per conformarsi:

  • alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro / protezione dell’ambiente;
  • ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

Il credito d’imposta in esame è riconosciuto fino ad un massimo annuo di € 300.000 per ciascun beneficiario per le citate attività di formazione tecnologica pattuite con contratti collettivi aziendali / territoriali.

Il nuovo credito d’imposta:

  • va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese;
  • non concorre alla formazione del reddito / base imponibile IRAP;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e dei componenti negativi ex artt. 61 e 109, comma 5, TUIR;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione con il mod. F24, anche per importi superiori a € 250.000, non rilevando il limite di cui all’art. 1, comma 53, Legge n. 244/2007, nonché per importi superiori a € 700.000 per anno non rilevando il limite di cui all’art. 34, Legge n. 388/2000;
  • è concesso nel rispetto dei limiti e delle condizioni di cui al Regolamento UE n. 651/2014 concernente la compatibilità degli aiuti di Stato, con il mercato interno.

I costi relativi alle spese agevolabili devono essere certificati dal soggetto incaricato della revisione legale / collegio sindacale / professionista iscritto nel Registro dei revisori legali (la certificazione deve essere allegata al bilancio).

Per le imprese non soggette a revisione legale dei conti la certificazione va redatta da un revisore legale / società di revisione esterni all’azienda.

Le spese per la certificazione sostenute da tali ultime imprese sono ammissibili entro il limite massimo di € 5.000. Le imprese con bilancio sottoposto a revisione sono esenti dai predetti obblighi.

La formazione e il credito d’imposta sono temi già cari a YOPAdvisors, che crede fermamente in una politica aziendale di implementazione di misure di agevolazione disponibili. Se poi tali agevolazioni sono a favore della formazione e dello sviluppo, la soddisfazione nell’offrire alle imprese un servizio che coniughi risparmio e progresso è anche maggiore.

Se la tua azienda sta affrontando un piano di rinnovamento e formazione tecnologica / digitale, se hai dubbi su come e se impostare un percorso di richiesta del credito d’imposta, contatta YOPAdvisors a: info@yopadvisors.com , e ti aiuteremo a visualizzare le possibilità e a ottenere risultati.

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Passaggio generazionale: patto di famiglia e trust Wed, 28 Feb 2018 16:22:57 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/471454.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/471454.html YOPAdvisors YOPAdvisors Quando si affronta un processo di passaggio generazionale si deve pensare in termini di pianificazione della successione: tra gli strumenti migliori a disposizione dell’imprenditore troviamo l’istituzione del trust e del patto di famiglia 

 

Patto di famiglia e Trust

 

Ragionando con l’imprenditore non è raro affrontare la questione relativa alla pianificazione della successione dell’impresa, soprattutto nel caso in cui gli eredi legittimari siano numerosi e non tutti interessati alla prosecuzione dell’attività d’impresa.

 

Infatti, il nostro sistema successorio si caratterizza per due vincoli, che a un primo approccio appaiono insormontabili ostacoli: la quota di legittima e la nullità dei patti successori.

 

Il primo, la legittima: ogni persona può disporre liberamente, in termini successori, soltanto di una parte del proprio patrimonio, essendo la parte prevalente di questo destinata ai suoi eredi legittimari, e tra loro in quote prestabilite. Eredi legittimari sono coniuge e discendenti in linea retta (ascendenti in mancanza di discendenti). In sostanza, la legittima garantisce agli eredi con diritto di riserva (il coniuge, i figli  – o i loro discendenti, se i figli sono premorti -, o i genitori, solo in assenza di figli e di nipoti) di ricevere una quota di patrimonio prefissata, sulla quale il testatore non ha potere decisionale.

 

Il secondo, la nullità dei patti successori: ogni accordo, patto, contratto, in qualsiasi forma redatto, che abbia a oggetto le vicende del patrimonio da devolvere a seguito di successione, perfezionato quando è ancora in vita il possessore del patrimonio, è irrimediabilmente nullo.

 

Tuttavia, esistono strumenti che sono in grado, a determinate condizioni, di superare gli ostacoli costituiti dai predetti vincoli.

1. Il primo è il patto di famiglia: tramite un atto da redigersi in forma pubblica (con l’intervento di un notaio), al quale devono partecipare, esprimendo il loro consenso, il coniuge (se esistente) e tutti gli altri soggetti che in quel momento sono legittimari (discendenti in linea retta), l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda – e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote –  a uno o più discendenti (figli e/o nipoti).

Tramite il patto di famiglia, l’imprenditore, ancora in vita, può trasferire l’azienda o le quote di controllo della società (anche soltanto la nuda proprietà, riservando per sé l’usufrutto) soltanto a quei discendenti che egli reputa in grado di proseguire nell’attività imprenditoriale, dovendo contestualmente, e salvo che essi vi rinuncino, traferire agli altri legittimari, denaro o beni di valore in proporzione alle rispettive quote di legittima.

Il patto di famiglia è un buon strumento di pianificazione della successione dell’attività imprenditoriale. Tuttavia presenta alcune criticità:

  • per la sua validità è che necessario vi sia il consenso di tutti i legittimari, condizione sovente non perseguibile per manifesti dissensi di uno o più tra questi;
  • inoltre, occorre contestualmente liquidare ai legittimari non assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie le loro quote di legittima: condizione questa che nella maggior parte dei casi impedisce il perfezionamento del patto di famiglia.

2. L’altro strumento che può essere utilizzato al fine di pianificare la successione dell’impresa è il trust.

Il trust è un negozio giuridico tramite il quale il disponente (settler), in questo caso l’imprenditore, destina irrevocabilmente parte o l’intero suo patrimonio a un determinato scopo, a favore di determinati soggetti beneficiari: tali beneficiari potranno godere di taluni benefici provenienti dal patrimonio conferito durante il periodo di efficacia del trust; al termine del trust, potranno divenire assegnatari del patrimonio medesimo, il tutto secondo le regole dell’atto di istituzione del trust.

Il conferimento avviene mediante l’intestazione dei beni (che formano il patrimonio in trust) a un soggetto – persona fisica o giuridica – che è denominato trustee, il quale può disporre dei beni soltanto in conformità alle disposizioni contenute nell’atto istitutivo del trust.

Spesso, l’atto istitutivo del trust prevede anche la nomina di un guardiano (protector), al quale sono attribuiti poteri autorizzativi o di veto su determinati atti del trustee.

Il trust, pur essendo stato riconosciuto dall’ordinamento giuridico Italiano con la Legge 09 ottobre 1989, n. 364, deve essere necessariamente regolato da una legge di un Paese che vanta una legislazione del trust (Lussemburgo, Regno Unito, Jersey, San Marino e altri), sebbene le relative controversie possano essere devolute alla magistratura Italiana.

Il trust, rispetto al patto di famiglia presenta taluni significativi vantaggi.

Può essere istituito con atto unilaterale del disponente senza la presenza e il consenso dei soggetti legittimari, purché, comunque, le sue caratteristiche non ledano i loro diritti.

La devoluzione dei beni (azienda, partecipazioni e altri beni atti a salvaguardare i diritti dei legittimari) è soltanto futura, poiché finché il trust è efficace (spesso, si prevede che il trust termini con il decesso del disponente) essi sono gestiti dal trustee sulla base delle disposizioni contenute nell’atto istitutivo del trust, spettando ai legittimari, tutt’al più, partecipare ai frutti da detti beni generati.

 

In una progettazione di passaggio generazionale, l’imprenditore può quindi pensare non solo al trasferimento di quote e proprietà in termini di operatività, ma anche in termini di gestione burocratica e legale. Per una corretta e lungimirante programmazione occorre pensare a una struttura in linea con le nomenclature correnti, per garantire che le volontà di permanenza e successione vengano rispettate.

 

All’interno della propria attività di affiancamento all’imprenditore nel passaggio generazionale, YOPAdvisors studia, istituisce e implementa servizi quali patto di famiglia e trust. Se vuoi capire come progettare e strutturare un percorso futuro per la tua azienda e il tuo patrimonio, YOPAdvisors può darti le giuste risposte. Contattaci a: info@yopadvisors.com

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Ricerca e Sviluppo: l’innovazione che fa bene alle imprese Wed, 28 Feb 2018 16:03:11 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/471452.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/471452.html YOPAdvisors YOPAdvisors Innovare ha spesso ricadute positive: oggi, grazie all’ultima Legge di Bilancio, ricerca e sviluppo significano anche credito d’imposta.

 Credito d'imposta ricerca e sviluppo

Una azienda che investe Ricerca e Sviluppo è sempre guardata come a una realtà sana e produttiva. Oggi ancora di più.

Forse stiamo uscendo dalla crisi, almeno così ci dicono. Ma l’economia ha ancora bisogno di una spinta. E allora la parola giusta è INNOVAZIONE. Le aziende italiane devono ri/ innovarsi, essere competitive in Italia e nel mondo. L’Istat ci dice che la propensione innovativa è ancora scarsa nelle piccole e medie imprese, mentre è buona nelle grandi imprese. Per colmare questa disparità, il Fisco ci dà una mano e fa diventare l’attività di ricerca e sviluppo un’attività premiale. Che dire: finalmente stiamo capendo che per essere produttivi non bastano buona volontà e perseveranza in situazioni di crisi: servono anche Ricerca, Innovazione e Investimenti.

La Legge di Bilancio ci regala quindi un credito d’imposta in ricerca e sviluppo raddoppiato: aliquota al 50% per tutte le spese (a differenza delle disposizioni in vigore al 2016 che prevedevano il 25% di credito d’imposta per l’ammortamento di investimenti strumentali) e del 50% per l’assunzione di personale qualificato. Ma vediamo qui di seguito in dettaglio.

IN COSA CONSISTE

A tutte le imprese, reti di imprese e consorzi, che effettuino investimenti incrementali, rispetto alla media del triennio 2012/2014, in attività di ricerca e sviluppo, è riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% della spesa incrementale sostenuta nell’anno. Il credito è spendibile, senza presentazione di alcuna istanza, senza partecipare ad un bando e senza l’incertezza e l’attesa di graduatorie.

Per l’ammissibilità al credito d’imposta per ricerca e sviluppo le imprese sono tenute a predisporre autonomamente un’apposita documentazione dalla quale risultino: gli elementi di novità che il progetto intende perseguire; l’individuazione degli ostacoli di tipo tecnico e scientifico al cui superamento sono legati i lavori svolti; e infine l’avanzamento di tali lavori nell’ambito dei periodi d’imposta agevolabili. Il chiarimento arriva dal Ministero dello Sviluppo Economico che detta le linee guida per le imprese che intendono agevolare l’attività di ricerca.

 

 CHI PUO’ ACCEDERE

Il bonus è riconosciuto a tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni aziendali, dalla forma giuridica, dal settore di attività e dal regime contabile adottato.

 

QUALI SPESE

Le spese devono rientrare nella seguente elencazione tassativa prevista dal legislatore:

  • strumenti ed attrezzature di laboratorio;
  • competenze tecniche e privative industriali;
  • personale impiegato in attività di ricerca e sviluppo, sia inquadrato con contratto di lavoro dipendente, sia con contratto di somministrazione lavoro, sia in forma autonoma purché eserciti l’attività di ricerca e sviluppo presso l’impresa beneficiaria;
  • contratti di ricerca con Università/Enti e organismi di ricerca/altre imprese;
  • compenso al Revisore Legale o al Collegio Sindacale per la certificazione contabile dei costi (obbligatoria per il riconoscimento del credito), nel limite di euro 5.000,00.

 

COME VIENE EROGATO IL CREDITO D’IMPOSTA

L’agevolazione consiste dunque in un credito d’imposta da indicare direttamente in Dichiarazione dei Redditi, da utilizzare in compensazione con qualsiasi imposta pagabile tramite modello F24.

 

VANTAGGI

Il vantaggio per le imprese è automatico in quanto, ricorrendone i requisiti e previa certificazione dei costi ad opera di un Revisore Legale o del Collegio Sindacale, il credito è spendibile, senza presentazione di alcuna istanza, in compensazione con qualsiasi imposta pagabile tramite modello F24. Inoltre vi è la possibilità di cumulo per il credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo con altre agevolazioni a patto che il contributo non ecceda il 100% della spesa. Infatti, non trattandosi di un aiuto di stato ma una misura di carattere generale, non rileva ai fini del calcolo degli aiuti de minimis. Pertanto l’effetto incentivante è potenziato dalla possibilità di cumulare il bonus R&S con una serie di incentivi nazionali per le imprese: Sabatini ter, super-ammortamenti, Patent box e ACE.

 

Se la tua azienda ha investito in ricerca e sviluppo, se vuole aggiornare le proprie strumentazioni e le proprie competenze, YOPAdvisors è il consulente che ti può affiancare nel processo di otenimento del credito d’imposta. Contattaci a info@yopadvisors.com

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STRUMENTI E AGEVOLAZIONI PER LE PMI: UN CONVEGNO DI YOPAdvisors Mon, 19 Feb 2018 18:54:01 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/fiere/470341.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/fiere/470341.html YOPAdvisors YOPAdvisors  

YOPAdvisors propone il Convegno “Le PMI Italiane proiettate nel futuro. Come muoversi tra nuove forme di accesso al credito, agevolazioni fiscali e passaggio generazionale” durante la manifestazione SeaTec/CompoTec,

 

 

Il 6 aprile, alle 10.30, presso la Sala Convegni di Carrara Fiere a Marina di Carrara (MS), YOPAdvisors STP S.r.l. sarà protagonista alla fiera SeaTec/CompoTec con un utile intervento dedicato alle Piccole Medie Imprese: Le PMI Italiane proiettate nel futuro. Come muoversi tra nuove forme di accesso al credito, agevolazioni fiscali e passaggio generazionale”.

 

SeaTec/CompoTec è l’unico evento dedicato alla componentistica e alla subfornitura per la nautica da diporto e il navale Italia e nel sud Europa. In questo contesto le piccole e medie aziende italiane, avranno la possibilità di ascoltare i professionisti di YOPAdvisors, e scoprire quali strumenti possono essere messi a loro per fruire di forme alternative di accesso al credito, beneficiare di agevolazioni fiscali e per comprendere le gestione la continuità delle imprese di famiglia.

 

‹‹YOPAdvisors ha deciso di portare al SeaTec/CompoTec le proprie competenze affrontando tematiche di attualità e utilità per le PMI, anche quelle attive nel mondo delle subforniture.›› ha precisato il Presidente di YOPAdvisors, Dott. Claudio Balestrucci ‹‹Infatti, nell’ultimo decennio queste PMI hanno affrontato una situazione delicata dal punto di vista del mercato. YOPAdvisors sarà al SeaTec proprio per offrire un ventaglio di possibilità - e novità - per quegli imprenditori che pensano al futuro e che vogliono espandere il proprio mercato››.

 

YOPAdvisors è una tra le più grandi Società Tra Professionisti (STP) iscritta all’Albo dei Dottori Commercialisti di Milano.

Tutti i partner svolgono attività di consulenza di alto profilo in ambito nazionale e internazionale.

L’integrazione delle loro competenze e l’alto livello di organizzazione interna permettono di offrire un lavoro orchestrale a vantaggio dell’imprenditore che può trovare risposte pertinenti, complete e immediate alle sue domande.

 

YOPAdvisors aspetta imprenditori e giornalisti a termine del convegno per approfondire le tematiche legate a crowdfunding, minibond, lending, invoice trading, al passaggio generazionale e al credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo per l’innovazione in azienda.

 

 

Per maggiori informazioni:

Programma del Convegno:

http://www.yopadvisors.com/wp-content/uploads/2018/02/SEATEC_programma-convegno.pdf

Sito della Manifestazione:

http://sea-tec.it/?lang=en

Link alla notizia su LinkedIn:

https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6366328812124409857

 

 

 

 

 

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IL REGISTRO CONI PER LE A.S.D. Mon, 19 Feb 2018 18:48:07 +0100 http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/470340.html http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/470340.html YOPAdvisors YOPAdvisors Le agevolazioni per le Associazioni Sportive Dilettantistiche: perché l’iscrizione al registro CONI è obbligatoria

 

L’art. 90 della L. 289/2002, stabilisce che le società e associazioni sportive dilettantistiche devono essere riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano,  ed iscritte nell’apposito Registro CONItenuto dal medesimo organismo sportivo nazionale.

Il CONI ha il compito, previsto dalla legge, di certificare lo svolgimento effettivo dell’attività sportiva da parte delle società e ASD, e di trasmettere un apposito elenco al Ministero dell’Economia e delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate. L’iscrizione è condizione essenziale per poter beneficiare delle agevolazioni concesse ai predetti enti sportivi.

 

Da un’analisi statistica effettuata sulle verifiche condotte dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS risulta che ancora oggi diverse realtà non risultano iscritte al Registro CONI.

 

Le conseguenze della mancata iscrizione sono assai serie in quanto l’ente associativo perde così la qualifica di associazione sportiva e di ente non commerciale e non può godere delle agevolazioni fiscali riservate alle associazioni sportive dilettantistiche.

 

La  normativa di riferimento è chiara in proposito. Concentriamoci su due punti:

 

  1. Il primo è che, come stabilisce l’art. 7 del D.L. 28/5/2004 n. 136, conv, con modif dalla Legge 27/7/2004 n. 186, “le disposizioni di cui ai commi 1, 3, 5, 7, 8, 9, 10, 11 e 12 dell’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, si applicano allesocietà ed alle associazioni sportive dilettantistiche che sono in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI”;

Tali disposizioni, per quanto riguarda le associazioni sportive, sono:

      • l’esclusione della perdita della qualifica di enti commerciali in caso di prevalenza dell’attività commerciale;
      • l’introduzione delle co.co.co. amministrativo-gestionali;
      • la detrazione del 19% per chi effettua donazioni alle ASD;
      • l’aumento da L. 10.000.000 a € 7.500 (dal 2018 euro 10.000) del limite per i compensi sportivi senza prelievo fiscale;
      • l’irrilevanza ai fini IRAP dei c.d. “compensi sportivi”;
      • l’esonero da imposta sulla pubblicità per quella effettuata all’interno di impianti con meno di 3.000 posti e l’accesso al Credito Sportivo.

Tali agevolazioni non spettano quindi alle associazioni non iscritte al Registro CONI.

  1. In secondo luogo, il menzionato art. 7 del D.L. 28/5/2004 n. 136 stabilisce che “il CONI è l’unico organismo certificatore della effettiva attività svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche”. Per chiarire tale disposizione: se non c’è l’iscrizione al Registro, in sede di verifica vengono automaticamente disconosciute non solo le sopra elencate ma anche tutte le agevolazioni fiscali.

 

Pertanto, prima che il CONI effettui le attese verifiche, rimarchiamo  l’importanza sostanziale di una verifica, da parte dei legali rappresentanti delle ASD, del corretto adempimento dì iscrizione al Registro CONI.

 

Se fai parte di un’Associazione Sportiva Dilettantistica, e vuoi verificare se la tua associazione è iscritta al Registro CONI, se è stato preparato e inviato il modello EAS, quali sono gli adempimenti contabili e fiscali previsti dalla Legge, YOPAdvisors può fornirti assistenza a 360°. Per ulteriori informazioni, contattaci a info@yopadvisors.com

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Formazione professionale: obbligatoria e volontaria Tue, 06 Feb 2018 13:46:59 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468768.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468768.html YOPAdvisors YOPAdvisors Formazione professionale: tema caldo, quasi scottante. Perché? Perché sì!

Quando si parla di formazione professionale, la prima reazione cui si assiste è una faccia sbuffante (o più facce sbuffanti). Perché? Perché la formazione in azienda, specie quella obbligatoria, è spesso considerata una perdita di tempo per i lavoratori, un modo per far perdere soldi all’azienda e una gabella per alimentare il circuito degli enti formativi. E questo la dice lunga su come venga valutata la formazione continua, a un primo impatto.

E invece NON è così. Quella che i più chiamano formazione obbligatoria può anche essere intesa come formazione CONTINUA.

Ci teniamo a dirlo anche perché il tema della formazione continua (Long Life Learning, ovvero un processo di formazione che dura tutta una vita) è un argomento storicamente promosso anche dal governo europeo, e dalla comunità internazionale. Quindi, da vessatoria, dobbiamo intendere la formazione professionale come un aggiornamento personale e interpersonale. Inoltre dovrebbe essere una scelta volontaria, perché migliorativa. Migliorativa nel senso di cambiamento della persona e del lavoratore, che acquisisce consapevolezza, nuove abilità (o raffina quelle già in essere), sicurezza, soddisfazioni. È insomma sia un approfondimento della materia che il lavoratore va a trattare, sia l’acquisizione e miglioramento di competenze trasversali.

Nel momento in cui la formazione permanente viene intesa così, allora si produce un effetto positivo nel welfare del lavoratore come persona, e si instaura una nuova attitudine al miglioramento e all’autopromozione.

Questo è certamente un panorama ideale, ma è chiaramente individuando degli ideali che si avviano processi di progresso.

Per esemplificare, vorremmo farvi pensare a Elisa, e alla sua giornata di lavoro.

Elisa è la nuova Assistente del Direttore Acquisti in un’azienda di costruzioni. Il Direttore Acquisti quel giorno chiede a Elisa di sentire fornitori, fissare appuntamenti, chiedere documenti, aggiornare il database, chiedere offerte, far firmare gli ultimi ordini.

In mattinata, però, i Servizi Generali le chiedono di chiedere offerte per i regali di Natale, in giornata, dicendo che si tratta di acquistare, quindi è roba da Ufficio Acquisti e non Servizi Generali (come invece era stato fino all’anno prima). Ed Elisa dice che, sì, lo può fare lei.

Poco dopo, la Contabilità le chiede di verificare urgentemente le note spese del Direttore Acquisti, entro mezzora, ché devono andare in pagamento. E già che c’è magari rivedere il contratto delle stampanti, al più presto, perché pagano troppo. Poi mandare una comunicazione a tutti i colleghi sull’uso delle stampe a colori, entro la giornata. Elisa dice di sì, ancora.

Intanto il Managing Director, che aveva visto che Elisa era in grado di fare lavoretti di grafica, le chiede di preparare dei biglietti di auguri per un compleanno quella sera. Elisa, perplessa, dice di sì, di nuovo: in fondo, è l’Amministratore Delegato che lo chiede.

Nel primo pomeriggio l’Ufficio Tecnico, si trova senza carta per i plotter, perché nessuno dei project manager aveva monitorato le scorte: è fondamentale che Elisa faccia arrivare la carta subito.

A fine giornata, Elisa si rende conto che non ha portato avanti il lavoro per il suo diretto superiore, il Direttore Acquisti, il che le costerà una bella lavata di capo.

Che cosa ha sbagliato Elisa? Che cosa avrebbe dovuto o potuto fare per non farsi riprendere?

Innanzitutto Elisa ha sempre detto di sì a tutti, senza valutare il proprio ruolo ed il proprio compito. Poi ha applicato una scala di priorità nella quale il suo lavoro principale, per il quale è stata assunta, è scivolato in secondo piano rispetto alle esigenze di altri dipartimenti.

Se Elisa (e i suoi colleghi) avesse fatto un corso di Comunicazione Assertiva avrebbe trovato il modo di declinare alcune richieste, o almeno di inserirle in un corretto ordine d’importanza.

E se l’azienda avesse istituito una formazione di Counseling Aziendale, Team Building o Intelligenza emotiva e gestione dello stress probabilmente non ci sarebbero interferenze così frequenti tra i vari dipartimenti aziendali, e i processi interni sarebbero più fluidi, puliti e produttivi. Quindi, Elisa sarebbe andata a casa serena, avendo fatto tutto il suo dovere e magari ottenuto ringraziamenti.

Questo esempio può essere riportato a tutti i livelli e in tutti i dipartimenti di un’azienda.

Quindi, direte voi, l’azienda deve spendere altri soldi e investire in formazione per costruire un ambiente di lavoro più sereno e aumentare la produttività? Anche, sì, diciamo noi. Anche.

Il messaggio che YOPAdvisors vuole far passare è che la formazione professionale è fondamentale per la salute di un clima aziendale, ma non è necessario spendere grandi cifre per ottenerla. Anzi, spesse volte ci sono persino opportunità gratuite, che possono essere offerte da enti vari, da fondi, da finanziamenti europei, regionali, e così via.

YOPadvisors ascolta e osserva le aziende, determina con loro le necessità interne, e le accompagna nel processo di individuazione e ottenimento delle opportunità di formazione gratuita o finanziata più adatte ai loro bisogni. YOPAdvisors, oltre ad essere composta da professionisti orientati alla formazione professionale, crea dei veri e propri programmi di training aziendale, interamente ricalcati sulla natura e la realtà dell’impresa. Occupandosi anche della stesura dei progetti, eventualmente della richiesta dei finanziamenti e della rendicontazione degli stessi.

YOPAdvisors crede fermamente nel futuro dell’imprenditoria italiana, un futuro improntato al miglioramento e all’aggiornamento, un futuro di opportunità e di crescita. E lavora per innalzare il livello di formazione professionale di quante più PMI possibili.

Perché, ricordiamo, un’azienda florida e sana ha dipendenti felici.

 

Per saperne di più, contattaci: info@yopadvisors.com 

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I Minibond: strumento di finanza alternativa al servizio dell'imprenditore Tue, 06 Feb 2018 13:44:01 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468766.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468766.html YOPAdvisors YOPAdvisors Minibond: YOPAdvisors spiega questo strumetno di finanza alternativa

Nelle scorse settimane, sulla scia dell’approvazione del Regolamento Consob, abbiamo parlato di Equity Crowdfunding. Ma il Crowdfunding non è l’unico strumento alternativo a disposizione degli imprenditori. Ci sono altre forme di finanziamento che vanno in parallelo alla classica richiesta alle banche (da qui il concetto di Finanza Alternativa: alternativa alla tradizionale forma di credito bancario). Oggi parliamo di Minibond.

 

Che cosa sono, come funzionano, chi può utilizzarli.

 

Le peculiarità dei mini-bond rispetto agli strumenti finanziari tradizionali.

Rispetto ai tradizionali strumenti finanziari di indebitamento, l’accesso ai Minibond presenta forti elementi qualificanti di differenziazione.

I Minibond sono in pratica obbligazioni, o titoli di debito, le cui scadenze, tradizionalmente  a medio-lungo termine, ora possono anche essere a breve, 12, 9 od anche 6 mesi.  Possono essere emessi da Piccole e Medie Imprese italiane, non quotate, in salute, con fatturato oltre 2 milioni di euro e un  organico di almeno 10 dipendenti. Diciamo in salute, perché i Minibond non sono uno strumento da usare in tempi di crisi, ma per piani di sviluppo, a operazioni di investimento straordinarie o di refinancing.

Essendo obbligazioni riconoscono all’investitore una cedola periodica (con tasso d’interesse) e una scadenza. Gli investitori sono generalmente investitori professionali istituzionali (banche, società di investimento, SGR, intermediari, italiani e non, purché autorizzati ad operare in Italia).

 

Perché emettere Minibond? Possiamo schematizzarne alcuni punti di forza:

 

Sono un canale alternativo di finanziamento.

I Minibond sono sì una forma alternativa al credito bancario ma non per questo sono ad esso concorrenziali. Difatti i principali gruppi bancari italiani stanno promuovendo iniziative simili da prospettare alla propria clientela come forme complementari di finanza.

In questo periodo le banche, pur se in una prospettiva di miglioramento del contesto, hanno ancora estrema difficoltà a sostenere le PMI italiane. Mantenere le linee di credito concesse appare già problematico, per non parlare di incrementare gli affidamenti! Ciò poi si riflette in conseguenti significativi cali di concessione di crediti complessivi, rispetto ai livelli dei periodi ante crisi.

Tutto ciò è principalmente dovuto all’incremento dei volumi dei crediti in sofferenza, che hanno ormai assorbito buona parte dei patrimoni delle banche stesse: si comprende così facilmente come si fatichi a sostenere i fabbisogni di credito del sistema Italia. Chi ricorre ai Minibond, soprattutto quelli a breve termine, viene ad avere a disposizione due rubinetti a cui attingere le proprie  risorse finanziarie, le banche e gli investitori professionali.

 

Non richiedono alcuna garanzia aziendale o personale.

I Minibond  non prevedono il rilascio delle forme di garanzie tipiche che accompagnano il credito bancario tradizionale, come ad esempio ipoteca, pegno, privilegi, fidejussioni personali dei soci (consuetudine, quest’ultima, assai diffusa negli affidamenti bancari alle PMI), ecc.. Garanzie  che restano quindi a disposizione del sistema creditizio per altri eventuali operazioni di finanza.

 

Non hanno ripercussioni sugli affidamenti in essere concessi all’impresa.

La presenza in bilancio di un prestito obbligazionario non inficia negativamente, i rapporti in essere con il sistema bancario, sia per quanto riguarda il monte affidamenti sia per quanto riguarda lo standing creditizio dell’impresa.

Infatti crea una situazione differente dalla concessione di un mutuo ipotecario: questa produce, spesso, un effetto di “spiazzamento” negli affidamenti bancari ordinari; in pratica le altre banche devono prendere atto che, in caso di procedura concorsuale, la loro posizione di rischio peggiora.  Sia perché sul patrimonio immobiliare aziendale sussiste un diritto reale a favore di un terzo, ma anche perché lo stesso terzo potrà essere riconosciuto tra i creditori privilegiati.

Invece l’emissione di minibond può produrre effetti favorevoli sullo standing creditizio dell’impresa in quanto evidenza dell’interesse di un mercato attento come quello degli investitori professionali.

 

Non attivano alcuna segnalazione in Centrale Rischi.

L’operazione  Minibond, attualmente, non rientra tra gli affidamenti (ed utilizzi) censiti dalla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia che, come risaputo, riveste un peso importante negli indicatori delle imprese.

 

Creano un impatto positivo sul rating aziendale.

Nella riclassificazione della maggioranza dei modelli di credit scoring i prestiti obbligazionari sono censiti separatamente rispetto ai debiti v/banche oltre 12 mesi: ciò produce un conseguente impatto favorevole su alcuni tra i principali indici ed indicatori del rating all’impresa.

 

Migliorano l’immagine aziendale e creano opportunità.

I Minibond possono essere quotati in Borsa, senza costi rilevanti, e ciò determina un sostanziale miglioramento dell’immagine aziendale, con positive conseguenze in termini di opportunità commerciali.

 

In sintesi, emettere Minibond è il riflesso di una crescita culturale dell’impresa

L’attivazione di forme di indebitamento alternative rispetto al debito bancario contribuisce significativamente:

  • a elevare il grado di indipendenza finanziaria della stessa impresa (quando oggi in Italia il peso del debito bancario sul debito totale per le imprese è pari a circa il 70% a livello complessivo, che è praticamente il doppio rispetto alla media registrata nei paesi Ocse);
  • ad assicurare maggiore visibilità sui mercati finanziari istituzionali e internazionali, oggi di norma ristretta all’ambito locale;
  • a prendere confidenza con il sistema dei rating, non ancora del tutto di uso corrente per le PMI italiane, e avvicinarsi alla possibilità di ottenere – con costi contenuti – anche un proprio rating “unsolicited”. Ovvero a ricevere un riconoscimento spontaneo – e magari inaspettato – da parte degli enti di rating: che può tradursi sia in pubblicità che, soprattutto, in soddisfazione per la bontà del proprio lavoro.

 

Tra i vari servizi offerti, i professionisti YOPAdvisors lavorano al servizio delle Imprese, verificando insieme la possibilità di accedere a questo strumento finanziario per strutturare piani di crescita aziendale, espansioni, sviluppi e rifinanziamenti.

 

Contattaci per avere maggiori informazioni sui Minibond e come avviare un processo di sviluppo della tua impresa.

info@yopadvisors.com

http://www.yopadvisors.com/it/contatti/

 

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Perché avviare una campagna di equity crowdfunding? Tue, 06 Feb 2018 13:33:25 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468764.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468764.html YOPAdvisors YOPAdvisors Equity Crowdfunding

Perché finanziare la propria impresa con una campagna di equity crowdfunding?

Settimana scorsa abbiamo visto alcune tra le novità introdotte dal nuovo regolamento CONSOB sull’equity crowdfunding. Oggi invece vediamo le motivazioni che portano a scegliere di avviare una campagna di equity crowdfunding, per ampliare le possibilità di accesso al credito della propria azienda e sviluppare i propri porgetti aziendali.

Tra i vantaggi per il proponente si possono includere la possibilità di ottenere capitali attraverso sistemi alternativi a quello bancario e la possibilità di ottenere un riscontro alla fattibilità della propria iniziativa in tempi brevi.

Gli investitori, al contempo, sono attratti dalla possibilità di partecipare alla distribuzione dei dividendi e/o del capital gain in caso di vendita della società o della partecipazione a terzi. Inoltre, anche se con riferimento alle sole start-up e PMI innovative, le persone fisiche possono usufruire di una detrazione dall’IRPEF pari al 30% della somma investita, fino ad un investimento massimo di 1 milione di Euro annui. Gli investitori persone giuridiche potranno invece applicare una deduzione dall’imponibile IRES pari al 30% dell’investimento, con tetto massimo di investimento annuo pari a 1,8 milioni di Euro.

Gli svantaggi sono rappresentati di certo dall’incertezza sul tipo di risposta che il mercato può dare al progetto e, conseguentemente, il fallimento della campagna. Per quanto riguarda gli investitori, non può escludersi il rischio di mancata redditività degli importi investiti.

Lentamente (ma non così tanto, a ben vedere), quindi, il mercato si sta aprendo alle possibilità, ma soprattutto alla mentalità, offerte dalle nuove tecnologie e conseguentemente dalle nuove forme di comunicazione e scambio.

Avviare una campagna di crowdfunding significa quindi esporsi ed esporre le proprie idee di sviluppo all’esterno, e farle giudicare direttamente dai potenziali investitori, uscendo così dal rischio di un circuito di giudizio chiuso ed autoreferenziale. E se anche può sembrare un azzardo, il crowdfunding è in realtà uno strumento che, se ben utilizzato e sfruttato, può fungere da vetrina per gli investitori: infatti fornisce in breve, e anche in maniera molto visuale (perché una buona campagna crowdfunding richiede spesso anche una presentazione grafica accattivante), tutte le informazioni fondamentali dell’azienda proponente e delle nuove idee che la stessa vuole lanciare. E qualora la campagna vada a buon fine, la pubblicità al prodotto o al servizio è già intrinsecamente avviata.

In ultimo, ma non ultimo, una campagna di equity crowdfunding riuscita, ha una ricaduta virtuosa offrendo una credibilità maggiorata delle imprese sul mercato e un valore aggiunto agli occhi del sistema bancario, in vista di futuri investimenti e ampliamenti attraverso i canali di finanziamento più tradizionali.

Ovviamente, per prendere in considerazione una campagna efficace, bisogna affidarsi a portali di equity crowdfunding gestiti da soggetti autorizzati dalla Consob e iscritti in appositi registri gestiti dalla stessa Autorità. Tra i principali, per numero di campagne seguite e importi raccolti, si possono citare CrowdfundmeMamaCrowd e Starsup.

Se siete interessati ad approfondire l’equity crowdfunding e i nuovi strumenti di finanza alternativa per le vostre aziende, YOPAdvisors è a disposizione per affiancarvi nell’analisi delle vostre idee e richieste di finanziamento. Contattaci a: info@yopadvisors.com

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Perché avviare una campagna di equity crowdfunding? Tue, 06 Feb 2018 13:32:13 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468763.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/468763.html YOPAdvisors YOPAdvisors Equity Crowdfunding

Perché finanziare la propria impresa con una campagna di equity crowdfunding?

Settimana scorsa abbiamo visto alcune tra le novità introdotte dal nuovo regolamento CONSOB sull’equity crowdfunding. Oggi invece vediamo le motivazioni che portano a scegliere di avviare una campagna di equity crowdfunding, per ampliare le possibilità di accesso al credito della propria azienda e sviluppare i propri porgetti aziendali.

Tra i vantaggi per il proponente si possono includere la possibilità di ottenere capitali attraverso sistemi alternativi a quello bancario e la possibilità di ottenere un riscontro alla fattibilità della propria iniziativa in tempi brevi.

Gli investitori, al contempo, sono attratti dalla possibilità di partecipare alla distribuzione dei dividendi e/o del capital gain in caso di vendita della società o della partecipazione a terzi. Inoltre, anche se con riferimento alle sole start-up e PMI innovative, le persone fisiche possono usufruire di una detrazione dall’IRPEF pari al 30% della somma investita, fino ad un investimento massimo di 1 milione di Euro annui. Gli investitori persone giuridiche potranno invece applicare una deduzione dall’imponibile IRES pari al 30% dell’investimento, con tetto massimo di investimento annuo pari a 1,8 milioni di Euro.

Gli svantaggi sono rappresentati di certo dall’incertezza sul tipo di risposta che il mercato può dare al progetto e, conseguentemente, il fallimento della campagna. Per quanto riguarda gli investitori, non può escludersi il rischio di mancata redditività degli importi investiti.

Lentamente (ma non così tanto, a ben vedere), quindi, il mercato si sta aprendo alle possibilità, ma soprattutto alla mentalità, offerte dalle nuove tecnologie e conseguentemente dalle nuove forme di comunicazione e scambio.

Avviare una campagna di crowdfunding significa quindi esporsi ed esporre le proprie idee di sviluppo all’esterno, e farle giudicare direttamente dai potenziali investitori, uscendo così dal rischio di un circuito di giudizio chiuso ed autoreferenziale. E se anche può sembrare un azzardo, il crowdfunding è in realtà uno strumento che, se ben utilizzato e sfruttato, può fungere da vetrina per gli investitori: infatti fornisce in breve, e anche in maniera molto visuale (perché una buona campagna crowdfunding richiede spesso anche una presentazione grafica accattivante), tutte le informazioni fondamentali dell’azienda proponente e delle nuove idee che la stessa vuole lanciare. E qualora la campagna vada a buon fine, la pubblicità al prodotto o al servizio è già intrinsecamente avviata.

In ultimo, ma non ultimo, una campagna di equity crowdfunding riuscita, ha una ricaduta virtuosa offrendo una credibilità maggiorata delle imprese sul mercato e un valore aggiunto agli occhi del sistema bancario, in vista di futuri investimenti e ampliamenti attraverso i canali di finanziamento più tradizionali.

Ovviamente, per prendere in considerazione una campagna efficace, bisogna affidarsi a portali di equity crowdfunding gestiti da soggetti autorizzati dalla Consob e iscritti in appositi registri gestiti dalla stessa Autorità. Tra i principali, per numero di campagne seguite e importi raccolti, si possono citare CrowdfundmeMamaCrowd e Starsup.

Se siete interessati ad approfondire l’equity crowdfunding e i nuovi strumenti di finanza alternativa per le vostre aziende, YOPAdvisors è a disposizione per affiancarvi nell’analisi delle vostre idee e richieste di finanziamento. Contattaci a: info@yopadvisors.com

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YOPAdvisors. Equity Crowdfunding: le novità Fri, 12 Jan 2018 17:35:34 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/465736.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/465736.html YOPAdvisors YOPAdvisors Crowdfunding: perchè no?

Il 3 gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo Regolamento Consob sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line (equity crowdfunding). L’equity crowdfunding sta prendendo piede in questi ultimi tempi come strumento alternativo per consentire a imprese, startup o PMI, di finanziare la propria crescita raccogliendo capitale di rischio.

Il nuovo Regolamento Consob riflette e si adegua alle ultime innovazioni legislative in materia di crowdfunding ed equity crowdfunding, in particolare la legge di bilancio per il 2017 (n. 232 dell’11 dicembre 2016) e il decreto legislativo (n. 129 del 3 agosto 2017) di recepimento della seconda direttiva europea in materia di prestazione dei servizi di investimento (Mifid 2).

Ma vediamo quali sono le principali e più interessanti novità:

  • Offerenti

Una campagna di equity crowdfunding può essere lanciata da:

– Strart up innovative

– PMI innovative,

– Organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in start-up innovative e PMI innovative;

– Società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e PMI innovative;

E, col nuovo Regolamento, anche da:

– PMI. Per PMI si intendono le società che in base al più recente bilancio annuale soddisfino almeno 2 dei 3 criteri: (i) numero medio di dipendenti nel corso dell’esercizio inferiore a 250; (iii) totale dello stato patrimoniale non superiore a Euro 43 milioni; (iii) fatturato netto annuale non superiore a Euro 50 milioni;

– Organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in PMI; e

– Società di capitali che investono prevalentemente in PMI.

 

 

  • Gestori dei portali

Oltre alle banche e alle imprese di investimento autorizzate alla prestazione dei relativi servizi, possono iscriversi nella sezione speciale del Registro tenuto dalla Consob, anche SGR, Sicav e Sicaf che gestiscono direttamente i propri patrimoni, limitatamente all’offerta sui portali di quote o azioni di OICR che investono prevalentemente in PMI.

 

  • Soglia di sottoscrizione obbligatoria

La soglia di sottoscrizione obbligatoria dell’offerta sul portale è ridotta al 3%, ma solo per le offerte fatte da PMI in possesso della certificazione del bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato (relativi agli ultimi due esercizi precedenti l’offerta), se redatti da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili. In caso contrario, rimane la soglia del 5%.

 

  • Informazioni sull’offerta

In aggiunta alle informazioni sull’offerta, già elencate nell’Allegato 3 del Regolamento Consob (tra le quali l’informativa sui rischi insiti nell’offerta, gli strumenti finanziari offerti, ecc.), l’offerente dovrà inserire informazioni su:

– organo di controllo, con indicazione dei dati anagrafici dei componenti;

– informazioni sul soggetto incaricato della revisione legale dei conti;

– informazioni sui consulenti legali e/o finanziari di cui si avvalso l’offerente in relazione all’offerta. Lo stesso dicasi anche nel caso in cui ci si sia avvalsi di un parere di un esperto.

 

Questo per quanto riguarda le novità che il nuovo regolamento apporta alla materia dell’Equity Crowdfunding. Vi aspettiamo settimana prossima per una riflessione sulle opportunità e sul futuro dell’Equity Crowdfunding (e di altre forme di finanza alternativa) nel panorama delle Piccole Medie Imprese Italiane.

Se siete PMI e volete approfondire l’argomento nel dettaglio con YOPAdvisors, contattateci a info@yopadvisors.com

Se volete scaricare il regolamento da qui: Regolamento Consob 2013/18592_in_vig_2018

 

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YOPAdvisors. Equity Crowdfunding: le novità Fri, 12 Jan 2018 17:34:35 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/465734.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/465734.html YOPAdvisors YOPAdvisors Crowdfunding: perchè no?

Il 3 gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo Regolamento Consob sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line (equity crowdfunding). L’equity crowdfunding sta prendendo piede in questi ultimi tempi come strumento alternativo per consentire a imprese, startup o PMI, di finanziare la propria crescita raccogliendo capitale di rischio.

Il nuovo Regolamento Consob riflette e si adegua alle ultime innovazioni legislative in materia di crowdfunding ed equity crowdfunding, in particolare la legge di bilancio per il 2017 (n. 232 dell’11 dicembre 2016) e il decreto legislativo (n. 129 del 3 agosto 2017) di recepimento della seconda direttiva europea in materia di prestazione dei servizi di investimento (Mifid 2).

Ma vediamo quali sono le principali e più interessanti novità:

  • Offerenti

Una campagna di equity crowdfunding può essere lanciata da:

– Strart up innovative

– PMI innovative,

– Organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in start-up innovative e PMI innovative;

– Società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e PMI innovative;

E, col nuovo Regolamento, anche da:

– PMI. Per PMI si intendono le società che in base al più recente bilancio annuale soddisfino almeno 2 dei 3 criteri: (i) numero medio di dipendenti nel corso dell’esercizio inferiore a 250; (iii) totale dello stato patrimoniale non superiore a Euro 43 milioni; (iii) fatturato netto annuale non superiore a Euro 50 milioni;

– Organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in PMI; e

– Società di capitali che investono prevalentemente in PMI.

 

 

  • Gestori dei portali

Oltre alle banche e alle imprese di investimento autorizzate alla prestazione dei relativi servizi, possono iscriversi nella sezione speciale del Registro tenuto dalla Consob, anche SGR, Sicav e Sicaf che gestiscono direttamente i propri patrimoni, limitatamente all’offerta sui portali di quote o azioni di OICR che investono prevalentemente in PMI.

 

  • Soglia di sottoscrizione obbligatoria

La soglia di sottoscrizione obbligatoria dell’offerta sul portale è ridotta al 3%, ma solo per le offerte fatte da PMI in possesso della certificazione del bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato (relativi agli ultimi due esercizi precedenti l’offerta), se redatti da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili. In caso contrario, rimane la soglia del 5%.

 

  • Informazioni sull’offerta

In aggiunta alle informazioni sull’offerta, già elencate nell’Allegato 3 del Regolamento Consob (tra le quali l’informativa sui rischi insiti nell’offerta, gli strumenti finanziari offerti, ecc.), l’offerente dovrà inserire informazioni su:

– organo di controllo, con indicazione dei dati anagrafici dei componenti;

– informazioni sul soggetto incaricato della revisione legale dei conti;

– informazioni sui consulenti legali e/o finanziari di cui si avvalso l’offerente in relazione all’offerta. Lo stesso dicasi anche nel caso in cui ci si sia avvalsi di un parere di un esperto.

 

Questo per quanto riguarda le novità che il nuovo regolamento apporta alla materia dell’Equity Crowdfunding. Vi aspettiamo settimana prossima per una riflessione sulle opportunità e sul futuro dell’Equity Crowdfunding (e di altre forme di finanza alternativa) nel panorama delle Piccole Medie Imprese Italiane.

Se siete PMI e volete approfondire l’argomento nel dettaglio con YOPAdvisors, contattateci a info@yopadvisors.com

Se volete scaricare il regolamento da qui: Regolamento Consob 2013/18592_in_vig_2018

 

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