Comunicati.net - Comunicati pubblicati - box11studio Comunicati.net - Comunicati pubblicati - box11studio Fri, 21 Sep 2018 09:55:35 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/20651/1 REGINELLA STREET Festa Europea della Musica 2018 Mon, 18 Jun 2018 12:20:49 +0200 http://comunicati.net/comunicati/turismo/varie/483296.html http://comunicati.net/comunicati/turismo/varie/483296.html box11studio box11studio

Reginella Street è il primo di una serie di eventi a carattere trimestrale tra via della Reginella e Piazza Mattei nato per rivitalizzare il cuore del Rione Sant’Angelo: il 21 giugno in occasione della Festa Europea della Musica alcune attività artistiche e artigianali rimarranno aperte oltre l’orario abituale per offrire a clienti e passati esibizioni, concerti, aperitivi, sconti e dimostrazioni. Un palinsesto variegato per vivere una serata alla scoperta di una realtà caratteristica e poco conosciuta.

Partendo dalla piazza, Le Tartarughe Eat & Drink avvia il proprio programma alle 18.30 con la mostra Recent Works on Ceramic - Sottocosto 6 di Claudio Andreoli, appuntamento che si concentra sul tema dell’accessibilità in arte. A seguire, dalle 22.00, Marco Pische - voce e chitarra - e il suo repertorio cantautorale con l’esibizione “Mutande calzini disordine nel bar”.

All’inizio della via, SharingMood arti e mestieri propone l’esposizione dei quadri di Barbara Pellegrini, gli arredi di design di Giovanni Di Stefano e i gioielli di ArteKuthuma oltre al calendario dei corsi 2018-19. Dalle ore 19 comincia il primo intervento con le improvvisazioni musicali di Alessandro Butera alla chitarra e Marco Fratini al basso elettrico.

L’Officina Naturale - Erboristeria presenta la Linea Aequanime con la degustazione delle Formule Nutrizionali Golden Milk &Ojas; la dott.ssa Scalesse dalle 21 offre una serata open sul Metodo 3Emme depurazione e benessere psicofisico; amiche/clienti Allyouneed indossano un gioiello della collezione pezzi unici; il Centro Benessere Hara ha in serbo piccole sorprese con la descrizione dei loro trattamenti. Tutto in un’atmosfera di colori profumi e musiche orientali.

Marta Ray, esempio di eccellenza nel campo del fashion design, in cui la tradizione italiana della lavorazione artigianale della pelle si sposa a una meticolosa cura dei dettagli e alla ricerca continua di un disegno innovativo e funzionale, ha pronte delle novità da  mostrare alle proprie clienti.

Si prosegue verso la metà di via della Reginella dove la Galleria Opera Unica inaugura l’ultima produzione LightMusic di Sandro Melaranci, progetto legato alla luce, al design e alla musica; lampade d’autore composte utilizzando spartiti e veri strumenti quali violini e fiati, pezzi unici realizzati artigianalmente. È inoltre esibito un quadro di grandi dimensioni di Claudio Andreoli.

Da Pocket Art Studio, laboratorio artistico e spazio espositivo da poco aperto al numero 11 della strada, la performance pittorica di Barbara Berardicurti prevede l’esecuzione, durante l’arco della serata, di un dipinto a tema musicale. Ospiti della galleria, assieme alla padrona di casa: Marco Cavalieri, Fabio Imperiale, Francesca Mariani, Claudio Meli e Giuseppe Ribechi.

Moodoricco, pelletteria handmade e made in Italy, solo per la Festa della Musica offre ai propri habitué e ai visitatori intervenuti per l’occasione uno sconto del 20% sulla sua produzione: borse, zaini, valigie, giubbotti, scialli e scarpe della collezione primavera-estate. Una opportunità imperdibile.

Infine TheShape Salon | Hair Project & Female Lab prolunga l’orario del suo consueto Bella di notte: i giovedì dedicati a tutte le donne che non vogliono rinunciare a regalarsi una coccola e un momento di relax anche quando fuori è buio. Clienti, ospiti e curiosi si possono intrattenere con un aperitivo offerto dalle titolari Marina Lamonaca e Cristina Matacotta.

Lo scopo è valorizzare e mettere in rete le forze che insistono su quel quadrante di città: solo mostrando le differenti offerte dell’area, spesso offuscate da situazioni storicamente più riconosciute anche se similari, si può facilitarne un rilancio. C’è una ricca offerta di arte contemporanea, con una concentrazione sorprendente di gallerie e non profit. È possibile ancora trovare spazi riservati alla lavorazione artigianale, al restauro, scomparsi in molte parti del centro. Non mancano negozi e botteghe specializzati nella cura del corpo. Reginella Street vuole portare alla luce la ricchezza dell’offerta del luogo attraverso un palinsesto ogni volta diverso.

REGINELLA STREET

Festa Europea della Musica 2018
Con il Patrocinio del Municipio Roma I Centro  

 21 giugno ore 18.00 – 23.30
Via della Reginella e Piazza Mattei, Roma

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1096276997203829/
Per informazioni: sharingmood2017@gmail.com

LUOGHI DI SVOLGIMENTO:
Le Tartarughe Eat & Drink, Piazza Mattei 7/8
SharingMood arti e mestieri, via della Reginella 1a

L'OFFICINA NATURALE - Erboristeria e Centro Benessere, via della Reginella 3
Marta Ray, via della Reginella 4
Pocket Art Studio, via della Reginella 11
TheShape Salon | Hair Project & Female Lab, via della Reginella 12
Moodoricco, via della Reginella 23
Galleria Operaunica, via della Reginella 26

 

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Paolo Maccari | D’io Fri, 20 Oct 2017 11:42:18 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/456581.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/456581.html box11studio box11studio

Inaugura giovedì 26 ottobre ore 20.30 la nuova mostra di Paolo Maccari: ritratti e autoritratti; una sfilata di celebrities tra le più scomode in circolazione; scatti iconici scomposti in geometrie sfaccettate; quindici lavori a acquerello realizzati nell’ultimo anno e mezzo. L’esposizione, presso il Wine Bar Camponeschi di Roma, è visibile dal lunedì al sabato fino al 15 novembre.

 Architetto, storico dell’urbanistica, Maccari dà vita nel 2014 a una ricerca dove l’estetica social, il narcisismo e la provocazione del selfie, la cultura kitsch da magazine popolare si fondono. Ne nascono centinaia di volti, dapprima di sé, poi di amici e di star del web, infine di personalità alla ribalta per la propria discutibilità. Tutto incomincia da ironici autoscatti che pubblica a raffica su Instagram: con uno strano corno in fronte; con uno scopino in mano; più spesso a petto nudo e in mutande; circondato da fiori in pose improbabili. Attraverso un erotismo e uno humour non troppo velati gioca (e si identifica) con gli stereotipi della notorietà 2.0. Cosa resterà dello tsunami di immagini che inonda la rete? Che valore hanno? «Voglio strappare alla virtualità i bite dei nostri ritratti, voglio portarli nel mondo reale»: da qui le fotografie vengono trasposte su carta. L’acquerello, tecnica prediletta dall’autore, col suo caos e la capacità di cambiare di tono e intensità col tempo, si combina a tratti spigolosi e stilizzati. Le espressioni caratteristiche e sfacciate con una elevata dose ornamentale.

La serie successiva rappresenta “amici”, follower, contatti, di frequente cinquantenni, non moderni Peter Pan ma adulti che non vogliono riconoscersi come tali. I temi indagati sono quelli della dipendenza da social e dell’uso (s)considerato dei mezzi di relazione; le insicurezze e la paura, in fondo, di morire senza aver lasciato alcuna traccia. “Sempre con quel coso in mano” ne è la sezione più recente: ancora ex ragazzi, svestiti, di fronte allo specchio… continuamente con il telefonino, appunto, in mano. «Pose che vogliono mandare messaggi erotici» ma che ne espongono invece la parte più vulnerabile. Di fronte al «pubblico».

Per la mostra presso il Wine Bar Camponeschi intitolata D’io un racconto autobiografico e un lavoro sull’ambiguità della cura delle apparenze – presenta cinque autoritratti che si mescolano alle raffigurazioni di celebrità. Non icone di stile e sobrietà ma personaggi che hanno creato scandalo, che hanno turbato in qualche modo il comune pensare, antieroi o semplicemente simboli di vacuità e eccessi. Dalle riviste di gossip e patinate alla carta Fabriano. L’atteggiamento sfacciato; l’abbigliamento esuberante; un ruolo sociale ricoperto con ottusa ingenuità o sfrontata risolutezza. E la posizione dell’artista è di empatico coinvolgimento, nella volontà di fermare dal flusso delle informazioni ogni strategia di sopravvivenza.

 

 Info:  

Paolo Maccari | D’io

Mostra personale di Paolo Maccari
A cura di Umberto Scrocca nell’ambito dell’Electronicartcafè con Takeawaygallery

Inaugurazione: giovedì 26 ottobre ore 20.30

Dal 27 ottobre al 15 novembre 2017
Dal lunedì al sabato ore 17.00-23.00

Wine Bar Camponeschi

Piazza Farnese 50, Roma
Contatti: 337 725 511

Ingresso gratuito


 

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Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli Fri, 22 Sep 2017 00:07:32 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/453060.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/453060.html box11studio box11studio

Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli - A cura di Barbara Martusciello; con un’introduzione di Rita Paris, Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica 

Si inaugura sabato 30 settembre, alle ore 16.00, negli spazi coperti del sito archeologico di Capo di Bove sulla Via Appia Antica, dove ha anche sede l’Archivio Antonio Cederna, la mostra Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli a cura di Barbara Martusciello e introdotta dal Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, Rita Paris.

Le sculture sono allestite in questo luogo di grande importanza storico-archeologica discretamente ma con una loro forza e un impatto visivo mirabile; la materia assimila un tempo pressoché infinito per gli esseri viventi, “il tempo geologico” e si dà con minuziosa e raffinata conformazione. Di queste opere si apprezza la perizia manuale, lo studio e la calibrazione del marmo usato e forzato fino al massimo consentito, oltre il quale si spezzerebbe, e l’effetto di leggerezza e dinamicità. Sulla scia della  tradizione plastica della Storia dell’Arte, queste sculture lapidee sono però libere di esplorare il mondo della pura forma: analizzando e riproponendo in maniera finissima e mentale la rarefatta astrazione e la sintesi geometrica, non euclidea, le superfici a guscio, i piani a quadrica, le estensioni paraboloidi iperboliche, gli ellissoidi. Tali marmoree solidità, che alludono alla malleabilità, alla flessuosità e accolgono la luce nei propri incavi e nelle sporgenze animandosi, quasi vibrando come viva sostanza, richiamano certa preesistenza in natura ma anche nell’antico e nell’architettura ponendosi infine come elemento integrale, autentico e originario: archetipico. Vi dimora l’arché, il "principio" di tutto, inizio e dunque modello. Da Filone di Alessandria, Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata a Platone sino a Carl Gustav Jung e poi a Jacques Derrida, è lungo l’elenco di chi sviluppò il tema nei suoi diversi segmenti e significati; Nardulli li comprende tutti, perché li conosce, li ha elaborati e ne ha accolta quella frazione a lui fondamentale per definire una lingua tutta sua. La sua scultura deriva da lì, da quella vastità sapienziale ma anche sensualmente fisica, carnale – senza quest’ultima la scultura non emetterebbe nemmeno i primi vagiti! – tradotta in questi vividi monumenti alla forma/pensiero, in un equilibrio compiuto tra spazio e tempo dimostrando e sottolineando l’archiscrittura e, insomma, i metaconcetti: intensamente connettivi, come potenzialmente è la stessa Arte che questa mostra celebra.

Info mostra:

 Inaugurazione: sabato 30 settembre ore 16.00-19.15

Sito archeologico Capo di Bove, Parco Archeologico dell’Appia Antica - Via Appia Antica 222, Roma

Dal 30 settembre al 28 ottobre 2017; dal lunedì alla domenica 9.00 – 18.30, orario continuato. Ingresso gratuito. Accessibilità totale. Contatti: pa-appia.archiviocederna@beniculturali.it

Trasporti: Metro A fermata Colli Albani e proseguire con bus linea 660

 Con il Patrocinio di:
MiBact-Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; Parco Archeologico dell’Appia Antica; Casa dell’Architettura di Roma – Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia
 

 Media Partner: www.architetturadipietra.it - www.materialdesign.it

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Melker Garay | Pensare il non-pensato. Ciò a cui il pensiero non può arrivare Tue, 12 Sep 2017 18:53:13 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451355.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451355.html box11studio box11studio

Venerdì 6 ottobre ore 18.30 | Palazzo Velli Expo, Roma

Reputiated fantasy. Acrylic on canvas 150x100. Photo: The artist

Inaugura venerdì 6 ottobre a Palazzo Velli Expo la prima personale italiana di Melker Garay intitolata Pensare il non-pensato. Ciò a cui il pensiero non può arrivare: quindici tele della serie Monokrom, esposte già a Norrköping e a Mosca, e che voleranno a New York dopo l’esperienza romana.

In Garay, scrittore cileno naturalizzato svedese, accostatosi alla pittura nel 2013, immagine e parola non possono scindersi: l’una accompagna e completa l’altra, ne arricchisce il senso. Non a caso molte opere sono associate a brani estratti dalle sue raccolte di storie, da romanzi o da riflessioni scaturite dalla pratica artistica. Entrambi mettono a fuoco il dilemma, il paradosso, il dubbio. Il vuoto esistenziale che il gesto della creazione intende colmare.

Sono sette i libri pubblicati, la maggior parte dei quali tradotti in inglese, spagnolo e russo, mentre per l’inverno verranno dati alle stampe in Italia “Lo Spaventapasseri - racconti crepuscolari” e “Il ratto e altri racconti crudeli. Atti a sondare problematiche filosofiche, teologiche e il dualismo vita-morte, presentano una lingua scarna, essenziale, talvolta ironica, e mettono in scena un meccanismo enigmatico-interrogativo attraverso cui setacciare ogni pretesa di verità. Stessi dispositivi sui quali si fondano i quadri. «La pittura è per me la parola impossibile da esprimere in un testo scritto», spiega l’autore, che prosegue: «Si tratta di resistere e di dubitare di ciò che è già scontato, certo, ovvio»; «Un lavoro ha una molteplicità di transiti, sia piccoli che grandi, sia visibili che invisibili, sia consentiti che proibiti. Io intendo un lavoro-travaglio dove ogni emancipazione – sia fisica che psichica – sia, a diversi gradi, dolorosa». 

Il titolo della serie, Monokrom, è indicativo, ma l’intera mostra non si esaurisce nella ripetizione del colore unico. Nelle prime tele (2013-14) sperimenta un astrattismo concitato: i toni si accumulano e si fanno stridenti e squillanti; oppure si sovrappongono gli uni agli altri dando vita a pattern geometrici, di trama e ordito, o a movimenti di superficie come mare in tempesta. Nella seconda parte (2015-16), più materica, in cui possono comparire inserti tridimensionali, vi è un effetto magmatico, di cristallizzazione della forma; agglomerato primordiale di senso che dal piano sembra tentare di affrancarsi. Analizzandone le opere Ida Thunström ha parlato di zen e di influenza di questa tradizione. Man mano cominciano ad apparire delle sagome, e siamo di fronte all’ultimo nucleo figurativo, recente. Autoritratti involontari, pappagalli, fiori, galli, e accenni di volti; il tumulto dei colori ricorda i lavori iniziali: il ciclo che ha percorso in tre anni si è chiuso.

 Melker Garay è nato da padre svedese a da madre cilena in Cile (Tocopilla) nel 1966. Nel 1970 la famiglia si trasferisce in Svezia, a Norrköping, che da allora è diventata la sua città. Come scrittore ha pubblicato racconti e romanzi, di cui uno, “mcv”, può definirsi come una forma di arte concettuale. La sua letteratura affronta i grandi argomenti e le grandi questioni esistenziali e religiose del mondo contemporaneo. Alcuni racconti sono diventati cortometraggi e hanno partecipato a festival internazionali, non ultimo il Festival del cinema di Göteborg e il Berlinalen. “Kinski and Death” ha anche avuto una trasposizione teatrale. Ha di recente fondato il magazine Opulens.se. La prima mostra personale è del 2014; l’ultima si è tenuta a Mosca nella primavera 2017 presso Central House of Artists.

Info:

Melker Garay | Pensare il non-pensato. Ciò a cui il pensiero non può arrivare
Mostra personale di pittura di Melker Garay

Inaugurazione: venerdì 6 ottobre ore 18.30
Durante la serata inaugurale si terrà un concerto jazz

7 - 20 ottobre 2017
Dal lunedì al sabato ore 11.00-19.00

Palazzo Velli Expo

Piazza Sant’Egidio 10, 00153 Roma (Trastevere)
Ingresso gratuito
 

Contatti: +39 06.877.89758 | box11studio@gmail.com | info@palazzovelli.it


 

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Guido Laudani | L’arte del Burlesque, mostra fotografica a cura di Barbara Martusciello Thu, 01 Jun 2017 23:02:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435268.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435268.html box11studio box11studio

Guido Laudani | L’arte del Burlesque è la mostra fotografica di Guido Laudani curata dal critico Barbara Martusciello e che inaugura a Roma sabato 10 maggio 2017 dalle ore 18,30 negli spazi dell’atelier e show room NAT by Natalia Rinaldi nel cuore di Monti voluta da NAT by Natalia Rinaldi e Balzoc.

La mostra propone una selezione di scatti che l’autore ha realizzato durante una serie di spettacoli di burlesque, quella particolare forma d’intrattenimento, oggi assai nota, che gioca con l’erotismo in quadri scenici vintage ed è fatta di ricerca continua. Come scrive la curatrice:

Il termine Burlesque si associa a un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell'Ottocento nell’Inghilterra Vittoriana e adottato poi negli Stati Uniti dove ebbe un tale successo popolare da essere definito le foliès dei poveri. Il motivo di tale acclamazione era dovuto alla leggerezza e alla comicità della mise-en-scène ma soprattutto alla presenza di nudi femminile che divennero veri e propri siparietti che via via si fecero portanti dell’intera rappresentazione.
Tra le prime dive del burlesque di quegli inizi si annovera la ballerina inglese Lydia Thompson che con la sua troupe, The British Blondes, portò il suo piccante spettacolo britannico in Europa e negli Stati Uniti. Da quei suoi primi anni, il burlesque si è modificato, scandalizzando ma, in qualche modo, anche interagendo con i cambiamenti della pubblica morale e i gusti della collettività. Dimenticato un po’ dalla metà degli anni Sessanta, relegato a residuo rétro, negli anni dell’impegno politico ha vita più dura, eccezion fatta per lo storico Teatro Troc Burlesque a Filadelfia le cui paladine furono eternate e documentate dal celebre Robert Adler. Il Burlesque torna davvero in auge solo alla fine degli anni Ottanta, recuperando nuovo impulso con la moda e la cultura vintage dagli anni Novanta e non cessando di persistere, trasformarsi e rafforzarsi negli anni Duemila: mantenendo una sua fragrante leggerezza sino ad oggi.

Guido Laudani ha seguito questa nuova vita del burlesque dai suoi esordi, primo tra gli autori a fotografare durante le performances, dato che non ha praticato la fotografia in studio ma la più complessa scelta sul palcoscenico, con i soggetti in azione, nel turbinio delle luci, dei suoni, nella danza e nel movimento. Egli riesce a fotografare anche il temperamento dell’artista in esibizione, l’atmosfera della pièce e la ritualità dello spettacolo. Che palesa la bellezza e la sensualità che dichiarano anche una differente idea del femminile, irridendo spregiudicatamente gli stereotipi e, per esempio, non celando qualche umanissima imperfezione. Laudani immortala tutto con il suo stile. Le sue inquadrature, che hanno sempre un proprio segno distintivo, restituendo immagini accattivanti dove il glamour è tutto in quel che si vede, con una sua autenticità: senza, cioè, quell’affettazione esasperata di certa comunicazione pubblicitaria, quella banalità di tanta rappresentazione televisiva e quell’assenza di garbo dell’industria del porno.Di scardinamento, a suo modo, di preconcetti e cliché sul femminile (e anche sul maschile!). Se riconosciamo anche qualcosa di frivolo e forse ancora – per molti – vagamente scandalosa, ebbene: se è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda, allora anche l’oscenità e il peccato lo sono. Così, la mostra indirettamente conferma che: “Non c'è nessun peccato, tranne la stupidità." Parola di Oscar Wilde.  

 In mostra foto delle artiste di Burlesque Candy Rose, Gabriella Giuditta Sin Infelise, Sophie Paola D'ishtar, Scarlett Martini, Vesper Julie, Marlene Closeou, l’americana LouLou D'ivil, Lola Maldad, Maria Freitas – quella Madame de Freitas che è anche abilissima, ingegnosa costumista e ha il suo strabiliante Atelier Ultramoderno  – di cui è esposto un magnifico costume di scena; e poi dei boylesque Gonzalo De Laverga e Le Male.

Info mostra

NAT by Natalia Rinaldi  e Balzoc presentano:
Guido Laudani | L’arte del Burlesque
- mostra fotografica  
A cura di  Barbara Martusciello

In mostra anche un abito di scena dell’Atelier Ultramoderno di Madame de Freitas, Roma

Inaugurazione: sabato 10 giugno  2017 dalle ore 18,30
NAT by Natalia Rinaldi
, Via Leonina, 87, 00184 Roma
Telefono: 339 857 2393 

Fino al 24 giugno. Orari: lunedì h 15.00-20-00; da martedi a sabato: h 10.30-14.00 e 15.00-20.00; domenica chiuso

 

 

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Photo Trouvè 1860/1940. Quando i fotografi erano rari Thu, 01 Jun 2017 17:41:53 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435221.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435221.html box11studio box11studio

Dall’otto al dieci giugno, per soli tre giorni presso la galleria Rilievi Contemporary Art in via della Reginella 1a a Roma, saranno presentate al pubblico oltre cinquanta photo trouvè, un racconto per immagini lungo ottant’anni che mostra i cambiamenti sociali, urbanistici e culturali della Città Eterna; e come si sia evoluto l’uso del mezzo fotografico dal 1860 alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione, a cura di Stefano Esposito da una ricerca di Simone Schiavetta, è composta principalmente da scatti anonimi, con l’aggiunta di due grandi stampe di Tommaso Cuccioni, all’inizio incisore e commerciante, poi divenuto uno dei più celebri fotografi attivi a Roma nell’Ottocento.

Destinazione del Grand Tour, affollata da artisti e vedutisti intenti a immortalarne gli angoli più suggestivi e monumentali, con l’avvento della fotografia l’Urbe ospita numerosi autori, molti stranieri, passando da una fase puramente artigianale, da bottega a direzione familiare, verso una vera e propria organizzazione semi industriale; ma è attraversata soprattutto da non professionisti e caratterizzata da una produzione amatoriale di grande qualità. Sono i luoghi delle antiche rovine a essere prediletti, le vestigia della classicità; ancora ville piazze e giardini, basiliche e architetture moderne; fino al gusto per l’antiretorico e il quotidiano.
La mostra testimonia questa evoluzione: i ponti di Roma, la Fontana di Trevi, l’Arco di Tito, i Fori e l’Isola Tiberina lasciano il passo a ville e dimore fuori porta, allo zoo e a scorci nascosti e meno convenzionali; e ai ricevimenti di principi e papi vengono accostati i mestieri più umili fino a giungere nelle campagne durante il tempo della mietitura.

Photo Trouvè 1860/1940 è organizzata in distinte sezioni: si parte dalle tipiche vedute “da cartolina”, dagli indirizzi e siti storici. I lavori di ammodernamento di vie e interi quartieri fino agli sventramenti del Ventennio testimoniano come la città si sia trasformata proprio in quel periodo per acquisire, almeno nelle sue zone centrali, l’aspetto che ancora oggi conosciamo. La campagna è rappresentata da osterie, vita contadina, e ruderi che se un tempo sorgevano nel vuoto, nel 2017 sono inglobati nel tessuto urbano. Gli animali costituiscono un blocco a parte. Infine gli avvenimenti memorabili (dal cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia ai festeggiamenti della fine della Prima Guerra Mondiale all’incoronazione di Benedetto XV) si fronteggiano con la quotidianità dei tragitti in tram, i galleggianti sul Tevere, le tante attività per portare a casa del cibo. Albumine e poi stampe salate: quando i fotografi erano rari ogni scatto aveva un valore.   

Info:
Photo Trouvè 1860/1940
Quando i fotografi erano rari
A cura di Stefano Esposito
Da una ricerca di Simone Schiavetta

8, 9, 10 giugno 2017 ore 12.00 – 19.00
Rilievi Contemporary Art
Via della Reginella 1a, Roma
Ingresso gratuito

Contatti: espositostefano59@gmail.com


 

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Ivano Tomat, Tracce e Sedimenti Mon, 15 May 2017 16:58:34 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/432817.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/432817.html box11studio box11studio

 mostra personale presso Rilievi Contemporary Art, Roma

martedì 16 maggio 2017 ore 18.30 

Inaugura martedì 16 maggio, ore 18.30, presso la galleria Rilievi Contemporary Art, la mostra Tracce e Sedimenti di Ivano Tomat, che si snoda su due registri: quello del colore, con poche variazioni, prediligendo una gamma polverosa e smorzata; la contrapposizione tra pieno e vuoto, dentro e fuori, l’aggetto della materia o la sua corrosione. L’esposizione è una panoramica sugli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista: tre opere inedite del 2016-17, prive di riferimenti grafici, che indagano ritmo e geometrie insiti negli accostamenti di toni contrastanti, vengono messe a confronto con tavole o tele dove alfabeti magici affiorano dalla superficie, e con lastre “arrugginite” che contengono in nuce entrambe le direzioni, andando fino alle origini figurative dell’autore.

Ivano Tomat (Roma, 1957) comincia come disegnatore. Dopo l’Istituto d’Arte e gli studi di illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design si specializza in incisione a puntasecca. Nel 1993 l’acquerello diventa il suo medium, astratto, dai timbri squillanti e i profili sinuosi. Poi torna alla tela e alla commistione di mezzi e generi. Che si esprima attraverso il gesso, l’acrilico o il legno l’intera ricerca verte sull’analisi delle dualità: della materia, del pensiero, della natura, della forma. In un secondo momento compaiono simboli misteriosi, chiavi di accesso a mondi arcani, lettere indecifrabili e foglie stilizzate. I caratteri runici, primitivi; le continue cancellazioni, i graffi; la fascinazione per l’ignoto, l’oscuro, caratterizzano queste immagini e contaminano molte delle prove seguenti. Oggi è focalizzato su dipinti che diventano bassorilievo. Una cadenza regolare, pieno-vuoto-pieno-vuoto, accompagna lo studio dell’incontro tra primari, secondari, complementari. Rosso, verde, viola, attutiti e mai strillati. «Il colore è emozione istantanea, non c’è un segno da leggere, basta uno sguardo, ti colpisce subito» (cit. l’artista).

Sebbene abbia cominciato a esporre nel 1995, è dal 2000 che le occasioni di presentare i propri lavori si fanno più frequenti. Sono da segnalare le collettive: Universo mare, I classificato nella sezione installazioni del Concorso Nazionale Romanatura organizzato dalla Regione Lazio al Porto di Ostia (2003); Sagome 547, a cura di Horti Lamiani Bettivò (2005); L’arte seduta, Vitarte, Viterbo (2006); Impronta Globale, a cura di Daniele Arzenta all’ISA Istituto Superiore Antincendi, Roma (2009); Marche d’acqua, Premio internazionale di acquerello, Fabriano (2010); Insieme, Banca d’Italia, col Patrocinio dell’Ambasciata del Guatemala (2011). Con la mostra Tracce e Sedimenti Ivano Tomat, a quasi dieci anni di distanza dall’ultima personale al Museo degli Strumenti Musicali di Roma, propone una visione completa degli sviluppi della propria indagine che, pur nelle diverse direzioni prese, rimane sempre fedele a determinati presupposti: la magia della pittura, l’azione che scava nella profondità del piano, il gusto per la qualità non sofisticata degli elementi.

Ivano Tomat, Tracce e Sedimenti | mostra personale di pittura

Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017 ore 18.30 | Dal 16 al 23 maggio 2017 | Orari: dal lunedì al sabato 11.00-19.30  

Rilievi Contemporary Art | Via della Reginella 1A, Roma galleriarilieviroma@gmail.com

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INEDITI N°4 Thu, 13 Apr 2017 18:43:42 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/428891.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/428891.html box11studio box11studio La BQB Gallery presenta: 

INEDITI N°4 

A cura di BQB, direzione artistica KlaudiodiKarlo con un testo di Antonio Arévalo
Vernissage giovedì 20 aprile ore 18.30
Baronato Quattro Bellezze Art Gallery, Roma


Nove artisti differenti fra loro nello stile, nel luogo di provenienza e sotto il profilo generazionale.

 INEDITI, all’interno della serie di mostre che la galleria ha prodotto, ha una sua peculiare forma. Nello specifico, l’obbligo da parte degli artisti di presentare opere mai pubblicate e la libertà dell’artista di scegliere l’opera da presentare. Dunque, uno specifico modo di collocarsi all’interno dei linguaggi espressivi, nelle arti visive della nostra contemporaneità. Una ricerca fatta più con lo sguardo di un artista che con quello tradizionale del curatore. Uno sguardo, si spera, in grado di associare il rigore filologico con il coraggio visionario, quanto mai necessario per proporre INEDITI del nostro sentire.

Questa mostra, INEDITI N°4, conferma il respiro internazionale delle mostre precedenti, con il valore aggiunto della presenza al vernissage di tutti gli artisti coinvolti. La forte presenza degli artisti catalani è accompagnata dalla regina della mostra, ovvero la signora Ester Chacon Avila franco/cilena con un passato parigino e mostre in tutto il mondo in prestigiosi musei, una storia fatta di amicizie come Janis Joplin, Calder e tanti della sua epoca giovanile. Il giovane performer Adrian Pino Olivera che sta facendo parlare di sé con i suoi interventi agli Uffizi di Firenze e il Louvre di Parigi, con il suo gruppo di due giovanissime fotografe e videomaker. O artisti come Fabrizio Sacchetti, fotografo, performer, quasi dimenticato in Italia, ma presente da circa dieci anni con le sue installazioni, video e performance, in America, Austria, Svizzera, Germania e non solo. Alcuni come Germano Scurti, sociologo, performer, regista di documentari e noto musicista nel mondo della musica contemporanea, che debutta con un lavoro fotografico di assoluto interesse. Incontriamo inoltre il lavoro di Cesare Marino, autodidatta, con una ricerca personale, fotografo di eventi e operatore video, che prende come punto di partenza la fotografia industriale dei coniugi Becher e della cosiddetta “Scuola di Dusseldorf”. Mia Murgese Mastroianni, artista visiva, privilegia l’uso della macchina fotografica per indagare la realtà attraverso scatti che dal cinema e dal suo passato di pittrice le consentono di creare composizioni poetiche e oniriche. Motiscause, artista italo-catalano, sintetizza nel tratto grafico del disegno tutta la sua multidisciplinarietà e il legame con Bruno Munari. Andrea Orsini, artista poliedrico, quasi un alchimista dell’espressione, antropologo, architetto, che lavora ultimamente sulla relazione tra le idee, le immagini, il suono e il colore. Infine Anton Roca, artista catalano, italiano di adozione, caratterizza il suo lavoro per una stretta interazione tra esperienze vitali e artistiche, si muove tra pensiero e osservazione dai quali emerge una poetica che trascende il fatto estetico per approdare all’etica.

Una mostra collettiva che vuole associare, grazie all’effervescenza degli artisti coinvolti, alla loro presenza e trasversalità, lo spazio non convenzionale della BQB Gallery a un vernissage dalle caratteristiche di un happening. Il contributo testimoniale di Antonio Arévalo, poeta cileno, suggella l’articolazione un po’ visionaria del progetto artistico.

Info:
INEDITI N°4
Ester Chacon Avila, Cesare Marino, Motiscause, Mia Murgese Mastroianni, Adrian Pino Olivera, Andrea Orsini, Anton Roca, Fabrizio Sacchetti, Germano Scurti

A cura di BQB, direzione artistica KlaudiodiKarlo
Con un testo di Antonio Arévalo

Inaugurazione: giovedì 20 aprile ore 18,30
Dal 21 aprile al 07 giugno 2017
Orari: da martedì a domenica 12.00-23.00

Baronato Quattro Bellezze Art Gallery
via di Panico 23, Roma
info@baronatoqb.gallery | 06.45548220

Ingresso gratuito

 

 

 

 

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Giampaolo Atzeni – Women & Pop Art Thu, 11 Feb 2016 19:22:47 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/382883.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/382883.html box11studio box11studio

Giampaolo Atzeni – Women & Pop Art

a Cura di Pier Luigi Manieri

 

Dal 16 al 27 febbraio 2016 presso la Biblioteca Guglielmo Marconi di Roma Giampaolo Atzeni esporrà 15 sue opere ad acrilico su tela realizzate dal 2009 al 2016 e 10 lavori su carta in tecnica mista eseguiti dal 1997 al 1999.

 


 

Atzeni è un fotografo. Atzeni è un designer. Atzeni è uno dei massimi esponenti del Neo-Pop europeo. Figlio della Pop Art di Warhol e Lichtenstein a cui guarda con rispetto seppur def inendosi con un suo stile personale che si apre alla metafisica a metà strada tra De Chirico e Magritte. Estetica del voluttuoso ma discreto. Esaltazione del colore. Tecnica e dialettica dai molti echi e reminescenze che sono la summa del suo vissuto. La Pop Art di Atzeni guarda al suo bagaglio esperienziale. Zingaro - marinaio come il Corto Maltese tatuato sul braccio, porta nella sua estetica il viaggio. Retaggio del passato da fotoreporter. La moda, come distinzione individuale e fenomeno di massa. È qui che assieme alla sua attenzione per il cinema, abbiamo la maggior aderenza al concetto di Pop Art. L'immagine moltiplicata "pret a porter", che si specchia nelle allusioni al fumetto e all'illustrazione pubblicitaria. Le donne poi. Croce e delizia di una vita sentimentalmente inquieta. E alle donne guarda, "Women", con divertita curiosità. Antologia per immagini dell'universo femminile di Giampaolo Atzeni. Punto di vista circolare, dall'icona Eva al mito di Afrodite. Circolare come un effetto centrifuga in cui confluiscono e si conciliano le magnif iche ossessioni di un'artista a tutto tondo che non smette di sorprendersi e sorprenderci.

(Pier Luigi Manieri)

 

GIAMPAOLO ATZENI nasce a Cagliari nel 1954, nel 1975 si trasferisce a Firenze dove frequenta la Facoltà d’Architettura specializzandosi in Design.

Dopo aver lavorato in teatro come attore e in seguito come fotografo, realizzando reportage in Africa, India, e Medio Oriente, nei primi anni ’90 sviluppa e sintetizza lo stile pittorico che caratterizza le sue creazioni. Le sue opere sono state esposte in importanti musei pubblici e gallerie. Dal 1998 si occupa di elaborazioni al computer, realizzando opere di arte digitale.

Dal 2001 collabora con ArteIn, in qualità di fotografo e giornalista realizzando interviste e articoli a personaggi del mondo dell’arte, della moda e del design. Produce reportage fotografici delle Biennali di Venezia e degli studi di noti artisti.

Dal 2004 la Brem produce alcuni termo-arredatori con i suoi stilemi nella linea Brem Art, esposti al salone del Mobile di Milano e nelle pprestigiose fiere internazionali. Nel 2012 la GOBBO SALOTTI mette in produzione il divano Monet Art rivestito con tessuti raffiguranti i quadri e gli stilemi dell'artista. www.giampaoloatzeni.com

 

Info:

 

Women & Pop Art

Personale di Pittura di Giampaolo Atzeni

 

a cura di: Pier Luigi Manieri

 

Organizzata e promossa da: Biblioteca Guglielmo Marconi

 

Inaugurazione: martedì 16 febbraio dalle ore 17:00 alle 19:00

Dal 16 al 27 febbraio 2016

 

Biblioteca Guglielmo Marconi

Via Gerolamo Cardano 35, Roma

orari: dal lunedì al venerdì 10,00 – 19.00; sabato 9.00 – 13.00

ingresso libero

 

Contatti: (+39) 06.45460301 http://www.comune.roma.it/pcr/it/biblioteca_guglielmo_marconi.page Facebook event: https://www.facebook.com/events/1025605660844736/

 

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ELIANA PROSPERI. Gli animali vaganti sono… Tue, 17 Nov 2015 16:33:46 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/375226.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/375226.html box11studio box11studio

ELIANA PROSPERI. Gli animali vaganti sono…

martedì 24 novembre ore 18.30 | Piazza Mattei 7/8, Roma

“Gli animali vaganti sono…” è il titolo della mostra personale di Eliana Prosperi, visibile dal 24 novembre al 20 dicembre presso Le Tartarughe a Roma, in Piazza Mattei, dinamico locale nel centro città che ha da poco festeggiato il primo anno di attività, caratterizzandosi, fin dall’inizio, per la commistione con l’arte contemporanea, organizzando esposizioni ed eventi dedicati a pittura e fotografia. Per l’occasione l’artista presenta sei tele di medie dimensioni e una composizione di piccoli “tasselli” 20x20 cm, tutti raffiguranti la sua tipica variegata umanità, “in bilico” sul filo delle sfide della quotidianità.

«Esseri così semplici, così prevedibili, quando sono tristi piangono quando sono felici ridono»: sono questi gli “equilibristi” che ne compongono le opere; alter ego che abbandonano ogni complessità a favore di un rapporto schietto e diretto con la vita, sincero nel manifestare sentimenti e paure. “Animali vaganti”su cui proiettare le proprie ansie, aspettative, slanci e fantasie. Per Eliana Prosperi creare significa mettere in scena gli avvenimenti in cui si imbatte casualmente, che le hanno fatto “scattare dentro la poesia”; narrare di “piccole” storie, circostanze in apparenza insormontabili (ma mai impossibili da superare), quotidianità tanto comuni quanto perennemente impreviste, infondendo ogni immagine della naturale empatia verso l’esterno di cui è dotata. Il suo operare indaga il legame con gli altri, l’intimità, la natura, i traumi, il ricordare-dimenticare, il costruire serenità, la ricerca di autenticità.

Nell’esprimersi mescola i due registri dell’astratto e del figurativo, a volte intervallati da scritte e frasi “lanciate nel vuoto”: su fondali incorporei, senza spazio né luogo, si stagliano prive di alcun rapporto dimensionale o temporale “agitate” silhouette, appena tratteggiate nei contorni, composte della stessa materia della base, oppure nette nel loro contrasto con il fondo, sottolineato attraverso tinte unite e dissonanti. Dopo un periodo maggiormente istintivo, dove i segni si fanno sempre più affannati e le figure abbozzate, oggi la Prosperi sta a poco a poco riacquistando il piacere per la rifinitura, l’elaborazione dettagliata. Le opere in mostra mantengono intatta la travolgente vitalità espressiva, ma recuperano il gusto per la cura e il particolare “studiato”. Sono in misura preponderante monocromi, dove il gioco consiste nel contrapporre texture, trasparenze ed effetti cangianti di brillantezza.

“Gli animali vaganti sono…” presenta i lavori di ultima produzione: «Racconto di persone, delle loro piccole e grandi solitudini, del loro vagare fisico e interiore nel mondo. Nel mondo, che amano, usano sempre il cuore che gli consente di spalmare sulle ferite la fiducia che serve per continuare a sognare. Se incontri un animale vagante lo riconosci perché se gli fai un sorriso muove la coda.

 

ELIANA PROSPERI. Gli animali vaganti sono…

Mostra personale di pittura di Eliana Prosperi

Inaugurazione: martedì 24 novembre ore 18.30

Dal 24 novembre al 20 dicembre 2015
Orari: dal martedì alla domenica 15.00 – 22.30

Le Tartarughe

Piazza Mattei 7/8, Roma | 06 6476 0520

Ingresso gratuito

 

 

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T+V+A=Aletis | Edvige Lonero e Luigi Gargaglia Sat, 07 Nov 2015 17:30:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/374181.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/374181.html box11studio box11studio

T+V+A=Aletis | tarallucci + vino + arte = Aletis

Edvige Lonero e Luigi Gargaglia

 

Venerdì 13 novembre ore 18.30 | MAMMANANNAPAPPACACCA. Via del Mandrione 105, Roma 

 

MAMMANANNAPAPPACACCA, factory creativa diretta da Pippo Onorati, dal 13 al 30 novembre apre il proprio spazio in via del Mandrione 105 a Roma al duo artistico Aletis con la mostra T+V+A=Aletis: gli assemblaggi di Edvige Lonero e i dipinti di Luigi Gargaglia fanno da contraltare alle opere eseguite a quattro mani da entrambi gli autori.

Edvige Lonero e Luigi Gargaglia da molti anni intrecciano le loro vite in un percorso comune segnato dall'arte, nel quale ognuno di loro, pur rimanendo legato alla propria vocazione espressiva, ha trasformato la sua esperienza d’artista in ricerca di sintonia spirituale tra sé e il mondo. E in questa mostra allestita nello spazio MAMMANANNAPAPPACACCA è proprio l’accostamento della loro produzione così diversa ad esaltare il paradosso dell’identica armonia che può legare un mobile a un dipinto, dei tappi ad un ritratto o a sofisticate metafore figurative, quando in ognuna di queste cose è superata l’opposizione tra realtà e fantasia.

 

Edvige Lonero presenta opere in tecnica mista nelle quali diversi materiali sono accostati, con sapienza stilistica straordinaria, senza però che la loro eleganza si trasformi mai in manierismo formale perché in esse la regola estetica coincide con un’ineludibile necessità esistenziale. Per cui diverse “Spazzature” sono protagoniste del dispiegarsi lirico di tutta la produzione di questa artista quali cifre in codice della sua vita. Sia quando sono composte sui supporti di alcune opere alle quali danno il titolo, sia quando subiscono la metamorfosi di altre infinite allusioni significative. In alcuni assemblaggi ci sono presentate semplicemente come “Tutto quello che trovo per terra in città", oppure si trasfigurano nello splendore dell’oro, quasi per alchimia, come nell’opera “La noce di Ferdinando”, dove divengono addirittura “Barocche”. Mentre altre volte rivelano, inaspettatamente, la forma organica e astrale di una sacralità ambivalente come in “Chandra”, o la struttura misteriosa del dolore, come in “Acciacchi vari”. Ma sempre descrivono, nel loro insieme, la vita di un’anima puntigliosamente legata alle cose del mondo, e costantemente attenta ad intenderne il valore spirituale attraverso la pratica dell’Arte.

Luigi Gargaglia espone dipinti ad olio, ad acrilico e ad acquerello, realizzati con una figurazione realistica ma, contemporaneamente, visionaria.Tra i suoi soggetti dominano ritratti di persone che hanno posato per l’artista o che lui ricorda, ugualmente presenti nello spazio virtuale dell’arte. A volte, nelle molte opere senza titolo presenti in mostra, di queste persone non compare il volto, a volte, invece, nel volto di alcune, stagliato su fondi di colore lucentissimo, l’autore proietta i caratteri salienti della sua fisionomia, oppure egli stesso si trasforma in sembianze allucinate come in “Attesa”. Altre volte, infine, la rigorosa prospettiva con la quale sono inchiodati particolari di interni domestici, paesaggi urbani o naturalistici, rende misteriosamente impossibile allo spettatore inquadrare la presenza di questi personaggi in un tempo e uno spazio reali. Perché Luigi raffigura di tutte queste persone il valore spirituale della loro presenza nel mondo. Anche quando, come nell’opera “Uomini e Dei”, esse sono prigioniere nelle sagome semplificate di ragazzi comuni, o quando, non meno divine, ci guardano dallo spazio angusto di un autobus o una metropolitana.

Info:

T+V+A=Aletis | tarallucci + vino + arte = Aletis

Doppia personale di Edvige Lonero e Luigi Gargaglia

Testo di Licia Sdruscia

 

Inaugurazione venerdì 13 novembre ore 18.30

Dal 13 al 30 novembre 2015
Orari: lunedì-venerdì 15.00-19.00 o per appuntamento

 

MAMMANANNAPAPPACACCA

Via del Mandrione 105, Roma
06.86984247 |
pippo@mammanannapappacacca.it | 339.8372488

Ingresso gratuito

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Renata Maccaro, Percorsi: dall'Astratto alla Figurazione Mon, 14 Sep 2015 09:44:09 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/367708.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/367708.html box11studio box11studio

Renata Maccaro, Percorsi: dall'Astratto alla Figurazione

Palazzo del Bargello, Gubbio (PG)

2 – 31 ottobre 2015

 Si rinnova anche per il mese di ottobre l’appuntamento con l’arte contemporanea al Palazzo del Bargello di Gubbio. Sarà infatti inaugurata venerdì 2 ottobre alle ore 17,00 la mostra della pittrice romana Renata Maccaro, dal titolo “Percorsi: dall’Astratto alla Figurazione”.

Renata Maccaro nasce a Roma e nella capitale acquisisce una solida formazione culturale decisiva per i successivi orientamenti e scelte in ambito creativo. Di estrazione classica, ma aperta alle istanze del contemporaneo, laureata in Lettere moderne con il massimo dei voti, avvia da autodidatta il suo percorso artistico con  una ricerca sull'astratto. E' con l'opera intitolata "Sera" che nel '94 è tra i vincitori del "Premio Arte Giorgio Mondadori". Negli anni successivi la sua indagine si incentra sulla figurazione, tale passaggio implica una pluralità di linguaggio e una comprensione della filosofia delle Ricerche assolutamente notevole. Va sempre considerato che nella pittura, come in altre espressioni d’arte, la ricerca e le conoscenze restano l’aspetto fondamentale per l’innovazione e la definizione delle  espressioni contemporanee.

“In questo percorso di ricerca si inserisce l’esperienza artistica e personale della Maccaro - dichiara  Elisa Polidori del Palazzo del Bargello che ne ha curato il testo critico - che intitola questa esposizione "Percorsi: dall'Astratto alla Figurazione", con una logica e raffinata selezione di opere datando solo uno dei primi lavori astratti, 1994 e l'ultimo dei figurativi del 2015. L'elemento fondante del lavoro di questa artista è l'accordo e la fusione tra elementi della percezione sensoriale ed elementi spirituali; il veicolo è una materia fortemente frammentata e incisa che solo apparentemente costituisce un terreno disorganico e destrutturato.” Complesso e forse riduttivo sarebbe inserirla in un contesto artistico riconoscibile ai più Renata Maccaro può essere più correttamente definita un ricercatore "in movimento", poiché dietro ad ogni pennellata, ad ogni assaggio cromatico ci racconta un nuovo cammino, un processo evolutivo. “E’ davvero un piacere ospitare un’artista così sensibile ed elevata – le parole di Catia Monacelli direttore del Palazzo del Bargello di Gubbio – che vede la sua massima espressione nella ricerca filosofica che la porta ad esiti formali davvero unici.”  La mostra “Percorsi: dall’Astratto alla figurazione” di Renata Maccaro sarà aperta al pubblico fino al 31 ottobre.

 

Renata Maccaro, Percorsi: dall'Astratto alla Figurazione

Mostra personale di pittura a cura di Catia Monacelli e Elisa Polidori

Inaugurazione: venerdì 2 ottobre ore 17.00

Dal 2 al 31 ottobre 2015
Orari: venerdì, sabato e domenica 10:30 - 13:00 e 15:00 - 18:00

Palazzo del Bargello, Gubbio (PG)

Via dei Consoli, Largo del Bargello
Ingresso gratuito

Per informazioni contattare la segreteria organizzativa del Palazzo del Bargello di Gubbio al numero 0759220339 o scrivere ad info@museogubbio.it

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