Comunicati.net - Comunicati pubblicati - F.O.B. Comunicati.net - Comunicati pubblicati - F.O.B. Sat, 25 May 2019 01:39:05 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/19869/1 Comunicato Stampa: La libertà di credo e i reati immaginari Wed, 03 Apr 2019 09:33:53 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/537887.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/537887.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

La libertà di credo e i reati immaginari

di Nicola Colaianni
già consigliere della Corte di cassazione
e ordinario di diritto ecclesiastico, Università di Bari



 
La libertà di coscienza, di religione e di pensiero è tra tutte la più fragile e vulnerabile perché può essere compressa e soppressa anche in maniera subliminale, con messaggi e stimoli al disotto della percezione dei soggetti.
E l’offesa può provenire non soltanto dai pubblici poteri ma anche dalle stesse comunità in cui gli individui svolgono, in particolare, la loro personalità religiosa.
Anziché servire al pieno sviluppo della persona umana queste formazioni sociali, quando dirette in maniera insindacabile da un capo carismatico, diventano padrone delle coscienze degli adepti, grandemente limitandone o addirittura annullandone la libertà di determinazione. In tal caso è doveroso l’intervento dello Stato a tutela dei diritti inviolabili della persona, che l’art. 2 della Costituzione prescrive anche all’interno delle formazioni sociali, aderendo alle quali di massima si accetta una compressione dei propri diritti.

Ma è sufficiente il tipo di intervento statale finora attuato  per dare una risposta alle numerose vittime delle oltre cinquecento organizzazioni settarie che si stima  – per vero, non si sa quanto attendibilmente – operino sul territorio italiano?
Esiste una “squadra anti-sette” nell’organigramma del ministero dell’interno, che opera anche in collaborazione con altre strutture similari delle associazioni delle vittime e di organizzazioni di volontariato.
Insieme nel novembre dello scorso anno hanno partecipato ad un incontro organizzato presso l’università Lumsa di Roma, nel quale i relatori, descrivendo le caratteristiche del manipolatore, la personalità degli adepti e le tecniche di adescamento, hanno evidenziato le fattispecie penali ricorrenti in queste pratiche: la violenza privata, la truffa, l’estorsione, la circonvenzione di incapace, la violenza sessuale, la pedofilia, l’istigazione al suicidio fino all’omicidio.
Sono tutti reati perseguibili d’ufficio, sulla cui interpretazione esiste una giurisprudenza consolidata e quindi una certezza del diritto, sicché è giustificato ritenere che l’ordinamento possieda gli strumenti normativi per contrastare adeguatamente il fenomeno delle “sette” (termine equivoco, giuridicamente inutilizzabile) quando al loro interno e/o da loro capi o adepti vengano commessi reati (v. per esempio le condanne per violenza sessuale e maltrattamenti nella vicenda “Forteto”, di cui in Cass. 22 dicembre 2017, n. 24979).

Il problema, per questi come per altri illeciti penali (si pensi ai reati di mafia), è costituito, quindi, non dalla mancanza di norme incriminatrici ma piuttosto dalla difficoltà delle indagini, ostacolate dall’omertà o dalla reticenza dello stesso religious seeker o, specialmente nel caso dei minori, dalla vulnerability of the newcomer. Con riferimento ai quali, tuttavia, è da ricordare una legge che permette di intervenire a loro tutela in via preventiva: si tratta della legge 1423 del 1956, che stabilisce le misure di prevenzione della sorveglianza speciale, del divieto di soggiorno, dell’obbligo di soggiorno. Esse possono essere applicate indipendentemente dall’accertamento di reati e già solo per il caso di pericolo a tutti “coloro che, per il loro comportamento, debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni”. Per contrastare – come raccomandato dal Consiglio d'Europa, 1412/99, n. 10 - “le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale”, quindi, l’ordinamento penale è già sufficientemente dotato di previsioni penali, non solo a livello repressivo ma anche preventivo.

Ciò nondimeno, è diffusa la percezione che – per dirla con il titolo di un reportage del 2015 comparso sul settimanale l’Espresso – “Sette e santoni crescono, le istituzioni tacciono”.
Ad evidenziare l’infondatezza dell’allarmismo soccorreva il contenuto dello stesso articolo, nel quale si menzionavano anche casi giudiziari, come quello di  “Arkeon, organizzazione pugliese sconquassata da pesanti inchieste giudiziarie che hanno portato ad una condanna definitiva per abusi sessuali di un maestro, mentre altri sono stati condannati in primo grado per associazione a delinquere”.
Tuttavia, la tesi formulata era quella di un “inspiegabile vuoto normativo grazie al quale il mondo dell’occulto prospera”.

Questa, comune ma infondata, percezione – che qui è parso opportuno riportare non con le parole delle associazioni anti-sette ma con quelle di un settimanale “garantista” insospettabile di giustizialismo –  spiega perché puntualmente all’inizio di ogni legislatura viene presentata una proposta di legge per introdurre nel nostro ordinamento un nuovo reato: la manipolazione mentale.
È avvenuto anche quest’anno e anche per la risonanza di un’altra inchiesta giornalistica, pubblicata nel libro di Piccinni e Gazzanni Nella setta.
Annunciata il 5 febbraio alla Camera con il n. 1565, oggetto di una successiva conferenza stampa riportata da diversi giornali, la proposta che vede come prima firmataria la deputata Santelli è, tuttavia, ignota perché – reca il sito della Camera – il testo non è disponibile.
A parte la singolarità di protocollare ufficialmente una proposta che materialmente non esiste, se ne deduce che, quanto meno, la urgenza dell’intervento in materia, conclamata nella conferenza stampa seguita alla presentazione del guscio vuoto, di fatto non è particolarmente sentita. Comunque è probabile che, a parte le novità che forse conterrà la relazione, il testo normativo non si discosterà da quello che riuscì ad approdare in aula del Senato nel 2005 senza poi essere calendarizzato ed è stato poi pedissequamente riproposto fino alla scorsa legislatura. Si tratta di introdurre nel codice penale tra i “delitti contro la libertà morale” un art. 613-bis avente ad oggetto la “Manipolazione mentale”, consistente nel fatto di “chiunque, mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”.

Ci sarebbe differenza rispetto al vecchio art. 603 del codice penale, configurante il reato di plagio, che la Corte costituzionale, con la sentenza 8 giugno 1981, n. 96, dichiarò illegittimo per contrasto con gli articoli 21 e 25 della Costituzione?
Quella fattispecie di reato consisteva nel fatto di «Chiunque sottopone una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” ma, secondo la Corte, “era sfornita nei suoi elementi costitutivi di ogni chiarezza.
Il legislatore, prevedendo una sanzione penale per chiunque sottoponga una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione, avrebbe in realtà affidato all’arbitraria determinazione del giudice l’individuazione in concreto degli elementi costitutivi di un reato a dolo generico, a condotta libera e ad evento non determinato”.

Non sembra proprio che la nuova formulazione possa superare queste obiezioni.
Non basta evocare le tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione” per rendere la condotta specifica e non “libera”: esse, infatti, per di più quando praticate con mezzi psicologici possono essere le più svariate ed è impossibile definirle scientificamente e distinguerle da quelle lecite utilizzate, oltre che nella pubblicità e nell’insegnamento, specialmente nelle organizzazioni religiose.
Quindi, in violazione del principio di stretta legalità, anche la formulazione proposta finisce per delegare di nuovo al giudice l’individuazione in concreto della condotta costituente reato.
Del tutto sovrapponibile alla nuova formulazione è poi il giudizio della Corte con riguardo all’evento “soggezione“: una soggezione “continuativa e tale  da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione” non è altro che una soggezione “totale”, come nel vecchio testo: non cambia la sostanza ma solo l’enunciato linguistico. Rimane perciò, come denunciato dalla Corte, che “il pericolo di arbitrio, sotto il profilo della eccessiva dilatazione della fattispecie penale, sarebbe tanto più evidente considerando come il riferimento può condurre ad un’applicazione della norma a situazioni di subordinazione psicologica del tutto lecite e spesso riconosciute e protette dall’ordinamento giuridico, quali il proselitismo religioso, politico o sindacale”.

Il diritto penale dev’essere minimo (“limitato al minimo indispensabile”, scrisse la Corte nella sentenza 487/1989) e non infarcito di previsioni penali prive di tipicità e, quindi, destinate a cadere nella successiva verifica dibattimentale.
Quando il legislatore nondimeno le pone è perché, come fu descritto in un rapporto del 1980 del Comitato europeo per i problemi criminali, “subisce spesso la pressione dell’opinione pubblica o di gruppi che lo spingono a reprimere certi fenomeni indesiderabili” ma la loro efficacia è meramente simbolica. Si limitano, infatti, ad agire sul piano emotivo attraverso la stigmatizzazione di una condotta, ma – ecco la perdurante attualità del monito della Corte costituzionale – rischiano di mettere in concreto pericolo altri beni costituzionalmente tutelati: come, nel caso, la libertà di religione, sotto i profili del proselitismo e dell’adesione.

Un pericolo non necessario, perché le norme penali vigenti sono sufficienti per contrastare il fenomeno delle “sette”, e al quale, tuttavia, ricorrentemente si espone l’ordinamento. Si registra una coazione a ripetere, per cui ho accolto ben volentieri l’invito della redazione di Freedom Of Belief, che perciò ringrazio, a ripubblicare un mio scritto critico nei confronti di un risalente, ma di ispirazione non differente, rapporto del ministero dell’interno. Risalgono l’uno e l’altro a vent’anni fa ma, salvi i riferimenti che ognuno può fare a vicende e iniziative più recenti, il dibattito è sempre lo stesso.


Sette religiose
e nuovi movimenti magici

il rapporto “riservato” del Ministero dell’Interno

(Postfazione all’opera Sette Religiose e Nuovi Movimenti Magici a cura di Nicola Colaianni, collana Sapere 2000 diretta da Giuseppe Salerno; Council of Europe Publishing)

Nota dell’Editor Angelo Ruggieri
Negli ultimi anni si assiste ad un continuo annunciare la nascita di sette o movimenti religiosi e magici, occulti e non. La stampa quotidiana ne parla, relegando le notizie nella cronaca nera.
Il Ministero dll’Interno ha predisposto una mappa di tutte le sette esistenti in Italia. Per ogni organizzazione vengono descritti credo e pratiche, consistenza e sedi, rappresentanti e ogni altra notizia utile. Conclude la scheda un giudizio di pericolosità di ciascun movimento. Il ministero ha inviato il testo a tutte le forze di sicurezza per allertarle contro possibili attentati durante il Giubileo.
Nicola Colaianni pone in rilievo quanto tale pubblicazione sia in contrasto con i nostri principi Costituzionali e con le sentenze delle Corti Costituzionale e di Cassazione.
Inoltre Colaianni si sofferma sull’attuale politica che il governo ha nei confronti dei nuovi movimenti religiosi, oscillante, anche se non nella misura di altri paesi europei, tra prevenzione e garanzie costituzionali.

Libertà religiosa nella Costituzione italiana

di Nicola Colaianni

1. Il rapporto della polizia: un'azione di prevenzione nei confronti delle intese?

Il documento qui pubblicato (www.aiiap.org/PDF/informe06.pdf) è storicamente importante, perché è il primo composto sotto la guida del ministero dell'interno da parte di un esponente della sinistra – proveniente proprio dal partito erede del Pci – e si presta quindi ad essere utilizzato come fonte di cognizione dell'atteggiamento della sinistra al governo nei confronti delle minoranze religiose. Non che il contenuto non sia importante, ma è evidente che la sua valutazione non può prescindere da questa novità che è tale da caricarlo d'attese: rimaste, purtroppo, in parte deluse giacché il documento si rivela inidoneo a rappresentare una soluzione di continuità nella politica consolidata di quel dicastero.

Si tratta di un documento di polizia, nato dalla necessità di verificare l'esistenza, "soprattutto in vista dell'anno giubilare", di un "concreto pericolo per l'ordine e la sicurezza": va valutato, quindi, alla stregua di tale funzione eminentemente pratica, di intelligence. A conti fatti, nel volgere dell’anno giubilare al termine senza che si sia registrato un benché minimo episodio di intolleranza o di contrasto ad opera di gruppi settari (l'unica iniziativa che ha destato preoccupazioni rivelatesi anch'esse infondate, è stata infatti il World gay pride) ci si può domandare su quali elementi concreti si basassero i sospetti della polizia: riceve in realtà ulteriore conferma l'impressione che il pericolo paventato in questo campo sia più che altro ideologico (come, una volta, il "pericolo comunista": anche perciò ci si sarebbe aspettata dalla diversa guida ministeriale una diversa impostazione).

Ma, a parte questa valutazione che potrebbe apparire frutto del senno del poi, si rimane, tuttavia, abbastanza sconcertati dal fatto che si sia trascurata la competenza della direzione per gli affari di culto dello stesso ministero, che, non foss'altro che per istruire le pratiche per il riconoscimento della personalità giuridica delle varie confessioni, è idonea a ricostruirne con maggiore compiutezza alcuni profili e l'immagine complessiva. Che, anche nei settori di competenza di altre direzioni dello stesso ministero, la polizia italiana operi in maniera autarchica non depone a favore di una cognizione piena ed esauriente dei fenomeni sociali, che si trova eventualmente ad affrontare.

D'altro canto, tale riservatezza di partenza stride in maniera clamorosa con la pubblicità che circa due mesi dopo (29 aprile 1998) s'è deciso di dare al documento, inviandolo ufficialmente alla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, donde, inevitabilmente, è finito sulla stampa. Troppa grazia democratica, si potrebbe osservare; ma la trasparenza assoluta, perfino degli studi che servono di sostegno alle indagini, non è controindicata per la riuscita di un’efficace prevenzione?

L'incomprensibilità, in un’ottica di polizia, di questa divulgazione ha accreditato l'illazione di un intervento in puro stile "prima repubblica", senza discontinuità: si lancia un allarme sul proliferare di sette (che subito la stampa, incurante di quanto nel documento effettivamente se ne dice, definirà "pericolose") proprio alla commissione che sta esaminando il disegno di legge governativo sulla libertà religiosa e che si occuperà – come, infatti, ora si sta occupando – delle intese che il governo aveva (all'epoca) in fase di trattative con alcune confessioni, che, pur non destinatarie di apposite schede nel documento, fuoriescono dal solco delle religioni tradizionali nel nostro paese: testimoni di Geova e buddhisti.

La coincidenza, in effetti, non pare casuale. Il disegno di legge governativo prevede condizioni agevoli per il riconoscimento della personalità giuridica delle confessioni, facendone conseguire il diritto a svolgere liberamente alcune funzioni (dall'assistenza spirituale alla celebrazione di matrimoni), ora soggette ad autorizzazioni e controlli, ed a fruire di benefici vecchi (come la libera distribuzione di pubblicazioni) e nuovi (per esempio la concessione di immobili o le provvidenze per costruire edifici di culto).

La legittimazione e l'accreditamento, che con questa legge si conferirebbe alle confessioni, comporterebbero di conseguenza una restrizione dei poteri di polizia nei loro confronti.

Contro le citate intese, peraltro, si va organizzando una certa opposizione in Parlamento: da parte di un nucleo di parlamentari trasversali al centro e alla destra dello schieramento politico, in particolare nei confronti dei testimoni di Geova ma, almeno indirettamente, anche dei buddhisti (per cui si ebbe un paio d'anni fa un'iniziativa di un gruppo di parlamentari Ds sensibili alle istanze di una fazione del monachesimo). Ma le ragioni dell'opposizione sono più profonde di quelle derivanti da proiezioni sul piano istituzionale di dissensi interni alle singole confessioni.

Benché appartenente teologicamente al familiare ceppo ebraico-cristiano, la congregazione dei testimoni di Geova è circondata da pregiudizi duri a morire e ritenuta pericolosa per l'intransigente fedeltà ai contenuti del proprio credo (dall'obiezione di coscienza al totale al rifiuto di emotrasfusioni). Quanto al buddhismo, è vero che esso non fa male ad una mosca (in senso letterale per alcune scuole) ma ha il peccato originale della provenienza orientale sì da far temere che il suo riconoscimento possa spianare la strada non solo ad altri gruppi orientalisti ma soprattutto al "buddhismo tecnologico" di Scientology: che, come risulta dall'ampiezza e dall'asprezza della scheda dedicatale, in quanto la più organizzata delle "psico-sette" o dei "culti distruttivi" (come vengono chiamati i "movimenti per lo sviluppo del potenziale umano"), sembra in effetti la destinataria principale (a parte i movimenti magici) dell'attenzione della polizia.

Se poi si aggiunge che in lista d'attesa tra i gruppi religiosi che attendono un riconoscimento pieno o addirittura un'intesa figurano organizzazioni islamiche, che per motivi diversi destano preoccupazione e inizi di rifiuto – come dimostrano gli inviti a ripensare le ragioni dell’accoglienza e del multiculturalismo, che nelle scorse settimane hanno diffusamente svolto autorevoli uomini di chiesa (il cardinale Biffi) e di mondo (il politologo Sartori) – appare verosimile l’ipotesi di un allarme che la polizia con la copertura politica dei vertici dell'amministrazione dell’interno ha voluto suscitare nel parlamento.

2. Un allarme ingiustificato

L'allarme, tuttavia, è stato suscitato – con consumata abilità massmediologica – più con gli strumenti del comunicare (il titolo, come si vedrà, e la forma che s'è detta) che con il contenuto. Sia dall'introduzione sia dai due capitoli, dedicati rispettivamente ai "nuovi movimenti religiosi" (34) ed ai "nuovi movimenti magici" (36), emergono, bensì, preoccupazioni legate alle accuse consuete di "plagiare subdolamente i propri affiliati e di perseguire finalità illecite" ed anche aspetti, in astratto, penalmente rilevanti, ma non senza avvertire che su di essi non v’è certezza, perché non è intervenuto alcun giudicato, se non negativo.

Invero, nell'introduzione si parte dalla considerazione – per vero, piuttosto generica – che l'opinione pubblica nazionale si sarebbe talvolta attestata su posizioni di diffidenza o di insofferenza aggressiva a motivo di episodi delittuosi avvenuti, peraltro, all’estero (dai suicidi di massa alla strage con gas nervino nella metropolitana di Tokyo) per spiegare il fine del documento: "capire se nel messaggio trasmesso, nei fini perseguiti e nei metodi adoperati si ravvisino aspetti antigiuridici o antisociali".

In seguito, nella stessa introduzione, si evidenzia che la maggior attenzione va portata, come già ricordato, ai "movimenti per lo sviluppo del potenziale" per le accuse – che ad essi vengono rivolte e che evidentemente vengono condivise dai redattori del documento – di "destrutturazione mentale" ("lavaggio del cervello" o altri metodi atti a limitare la libertà di autodeterminazione del singolo) o di indebito arricchimento ai danni degli affiliati (attraverso esazione di contributi con metodiche aggressive e vendita di merci o servizi vari, sedute terapeutiche e corsi di perfezionamento) o di nascondimento di condotte illecite sotto le mentite spoglie del gruppo religioso.

Ma è la stessa introduzione a ricordare che il reato di plagio non è più previsto dal codice penale e che le altre finalità, ove provate, o non sono incompatibili con la religiosità del gruppo o sono penalmente perseguibili in via ordinaria, senza che possa fungere da copertura l'eventuale carattere religioso del gruppo. Le schede – se si esclude quella su Scientology – non fanno che confermare questo giudizio. Ed invero la categoria usata per distinguere queste formazioni dai movimenti magici è quella di "nuovi movimenti religiosi", che ne dà per acquisito, appunto, il carattere religioso.

A ben guardare, dunque, il messaggio allarmistico è veicolato in maniera subliminale dal titolo del documento, che, abbandonata questa definizione, riprende quella tradizionale, e persecutoria, di "sette religiose". Il significato tutto politico di questa locuzione non può sfuggire ed è, infatti, del tutto presente agli estensori del documento, che fin dalle prime battute ne evidenziano la valenza negativa assunta a scapito del senso tecnico. Non s'intende, cioè, con "setta" una comunità di sequela o una comunità distaccatasi da una chiesa madre, bensì una minoranza religiosa invisa alla confessione maggioritaria e dominante e, quindi, sospetta e da prevenire. Setta giudaica erano considerati i primi cristiani e sono tuttora da considerare, secondo i rapporti redatti da alcune commissioni parlamentari (per esempio, in Belgio), almeno alcune associazioni cattoliche, come il Rinnovamento nello spirito e l’Opus Dei, oltre che culti diversi come il buddhismo zen ed i quaccheri: il senso è che si tratta di movimenti dai quali stare in guardia e da sottoporre a rigoroso controllo.

Con il titolo adottato il documento getta un'ombra di sospetto generalizzato sui nuovi movimenti, non solo magici, ma anche religiosi, pur avvertendo espressamente che dallo studio compiuto non emergono – di massima e salva l'eccezione di Scientology, sulla quale si tornerà – elementi concreti di sospetto. Le schede fanno, invero, riferimento a "voci non verificate", a "fonti indirette" e – naturalmente, non potendo mancare in un documento di polizia – a "segnalazioni anonime". Se si prescinde dalle pseudo-notizie così insinuate, si scopre che il documento non è che un centone di notizie attingibili da aggiornate opere enciclopediche, reperibili ormai anche in edizione economica, come quelle di Massimo Introvigne, o da siti internet, come quello del Cesnur. In alcuni casi – e Scientology è tra questi – l'informativa è svolta sulla base di materiale fornito da fuoriusciti e passato anche al vaglio di organi giudiziari (nel caso di Scientology dalla Corte d'appello di Milano, sentenza 2 dicembre 1996, poi però annullata dalla Corte di cassazione con sentenza 8 ottobre 1997). Insomma, lo scopo è di allarmare ma, in concreto, non si è in grado di addurre argomenti specifici: una situazione senza sbocchi.

3. Oscillazione tra tecniche di promozione e di prevenzione verso i nuovi movimenti religiosi

È opportuno rilevare, tuttavia, per quanto sia facilmente intuibile, come l'impasse sia generale e, in forme diverse, riguardi anche gli altri paesi, come si desume dai documenti approvati in sede europea.

Un comune punto di riferimento è la libertà di coscienza e di religione garantita dall'art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, firmata a Roma il 4 novembre 1950 che, con il Trattato di Maastricht (art. F, par. 2) sull'Unione europea ha trovato per la prima volta espressa collocazione tra i principi generali di diritto comunitario e risulterà verosimilmente codificato con l'approvazione della carta europea dei diritti fondamentali (figura all'art. 10 della bozza licenziata dall'apposita convenzione). Tale principio viene, tuttavia, diversamente declinato nei confronti dei nuovi movimenti religiosi, a seconda dell'atteggiamento di maggiore o minore tolleranza, con la raccomandazione di tecniche ora di promozione ora di dissuasione o repressione.

Nel primo senso – che sembrerebbe dominante e duraturo, se non risultasse contraddetto dalla più recente risoluzione del parlamento europeo – si muove innanzitutto la raccomandazione 1178/92 dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Per quanto adottata sull'onda dell'emergenza (determinata dall'esplicita preoccupazione per gli agissements, i "maneggi delle sette", di cui si dichiarano vittime diverse famiglie ed associazioni), essa suggerisce al comitato dei ministri di invitare gli stati membri a prevedere, escludendo il ricorso ad una legislazione speciale, nel sistema generale dell'istruzione una informazione supplementare su natura ed attività di sette e nuovi movimenti religiosi ad opera di organismi indipendenti. Inoltre, le specifiche misure legislative suggerite, come il conferimento della personalità giuridica e la tutela delle persone impiegate dalle sette, anche nel momento in cui decidano di lasciarle, denotano un riconoscimento dei nuovi movimenti religiosi e un’integrazione di essi nell’ordinamento, nonché un riconoscimento e una garanzia dei diritti fondamentali, e perciò inviolabili, della persona anche al loro interno, in linea con la risoluzione 22 maggio 1984 del parlamento europeo.

Proprio quest'ultimo, tuttavia, sia pure sull’onda dell’emozione suscitata in Francia dalla morte di sedici persone, di cui tre bambini, per le attività di una "setta", con la risoluzione del 29 febbraio 1996 ha invitato gli stati membri ad una maggiore attività di prevenzione ed in particolare a non concedere "automaticamente lo status di organizzazione religiosa", che assicuri vantaggi fiscali ed una certa protezione giuridica. Tecniche di promozione, favoritive dell'integrazione e dell'inclusione, da un lato, tecniche di prevenzione e di repressione, dall'altro: anche le risoluzioni e le raccomandazioni europee, dunque, oscillano, benché in dipendenza prevalentemente di preoccupazioni contingenti, senza riuscire ad offrire un preambolo solido alle legislazioni nazionali.

Tuttavia, in alcuni paesi il messaggio ha trovato orecchie sensibili. Il 22 giugno scorso l'assemblea nazionale francese ha approvato all'unanimità una legge anti-sette, non ancora definitiva ma già fortemente criticata dalle stesse chiese cattolica e protestante, oltre che da movimenti ecclesiali cattolici come i Focolari e Chemin-Neuf, che potrebbero essere colpiti da interpretazioni rigide, se non cervellotiche, dell'ambiguo reato di "manipolazione mentale", realizzabile – secondo la formulazione approvata – in un gruppo "che ha per fine o per effetto di creare o di sfruttare la dipendenza psicologica o psichica delle persone che partecipano alle attività, di esercitare su una di esse delle pressioni gravi e reiterate o di utilizzare le tecniche proprie ad alterare il suo giudizio per condurla, con il suo favore o suo malgrado, a un atto o a un'astensione che le sia gravemente pregiudizievole".

4. Il riconoscimento dello status di organizzazione religiosa

È sperabile che l'indirizzo risolutamente assunto in Francia non contagi il nostro paese, pure attraversato da analoga oscillazione, sia pure in forme asimmetriche.

Invero, il riconoscimento dello status di organizzazione religiosa – se non "automatico", come sconsigliato dall'ultima risoluzione europea – è certo molto ampio e caratterizzato dall'offerta di un’ampia gamma di modelli organizzativi: dalla confessione organizzata secondo propri statuti all'associazione, anche di fatto. Ma i vantaggi fiscali e la speciale protezione giuridica, sconsigliati nella risoluzione europea, sono prevalentemente contenuti nelle intese, che come s’è detto, il governo finora ha stipulato solo con confessioni tradizionali o comunque, sul versante dei diritti del cittadino garantiti dallo stato, "collaudate".

In particolare, non è previsto alcun controllo preventivo così della consistenza (dalle norme costituzionali non si evince un numero minimo di aderenti né per la confessione, né per l'associazione) come dell’effettivo scopo religioso dell’entità sedicente tale, giacché anche il limite dell’ordinamento giuridico dello stato, posto per gli statuti delle sole confessioni, si riferisce alle norme di funzionamento e non a quelle di scopo, in particolare relative alla "ideologia religiosa professata": d'altro canto, tale controllo è strutturalmente impedito dalla mancanza di una definizione normativa del concetto di "confessione religiosa" e, tanto meno, di "religione", al punto che, come è stato ritenuto per le comunità buddhiste, perfino "la circostanza che un'istituzione non svolga i riti o li svolga in minima parte non vale a restringere il campo di applicabilità dell’articolo 2" della legge 1159/29.

Il riconoscimento della personalità giuridica dell'Unione buddhista italiana, avvenuto con d.p.r. 3 gennaio 1991, ha certo rappresentato una svolta per i suoi contenuti innovativi e suscettibili di ulteriori applicazioni, in quanto per la prima volta si è riconosciuto il carattere confessionale ad una formazione sociale a-teista, nel senso che si disinteressa dell’esistenza della divinità e presta attenzione piuttosto ai tre gioielli (Buddha, Dhanna e Shanga), e con un culto costituito da sedute di meditazione in cui sono difficilmente distinguibili gli aspetti spirituali da quelli psicologici.

Ma l'ampliamento del "paradigma" di religione rilevante per l'ordinamento giuridico italiano, che s'è visto in quel decreto – privo della forza di innovare l'ordine legislativo –, trova un precedente legislativo nell'intesa approvata con Legge 101/89, che risulta stipulata con una formazione sociale, l'unione delle comunità ebraiche, che non si ritiene confessione – in quanto "nell’ebraismo religione e nazione si sovrappongono in modo teso" (Levi della Torre) – e che, tuttavia, come tale si è auto-rappresentata al solo scopo di stipulare l'intesa.

Secondo la testimonianza di Guido Fubini, che guidò la delegazione ebraica, la commissione governativa ritenne "più volte [ ... ] di ricordarci che la costituzione della repubblica seppur prevede la tutela con apposite norme delle minoranze linguistiche, non prevede le intese né con le minoranze linguistiche, né con le diverse componenti culturali, ma solo con le confessioni religiose", per cui "la commissione giuridica dell'Unione israelitica fu cosciente dell'opportunità di accettare la qualifica di confessione religiosa ai fini dell'intesa". Il presupposto dell'intesa – che l'ebraismo sia una confessione – non ha altra prova che l'autoreferenza (strumentale, come s'è detto, all'intesa) delle comunità ebraiche. Dalla legge di approvazione di quest'intesa si ricava conseguentemente una norma che dà rilievo all’auto-qualificazione confessionale della formazione sociale, precludendo allo stato la possibilità di un sindacato (che nella specie si sarebbe risolto in senso negativo vista l'ordinaria rappresentazione non confessionale che l'ebraismo dà di sé).

Per vero, l'esistenza di questa norma – e quindi la sufficienza dell’auto-qualificazione – è stata formalmente negata dalla corte costituzionale nelle sentenze 467/92 e 195/93, ma essa si ricava sostanzialmente dal terzo criterio di individuazione della confessione indicato nella seconda sentenza: in successione e anche disgiuntamente, la stipulazione di intesa, il precedente riconoscimento pubblico, lo statuto della (sedicente) confessione e la comune considerazione. Ne risulta che, laddove l'entità religiosa abbia uno "statuto che ne esprima chiaramente i caratteri", è ad esso che bisogna far capo, ad un atto cioè che, siccome rimesso all'autonomia della formazione sociale, indicandone lo scopo (art. 10 RD 1289/1930) la qualifica come confessione religiosa: si tratta, quindi, di un’auto-qualificazione, pur dalla corte in tesi negata.

5. (segue) Sufficienza dell'auto-qualificazione (in particolare: la vicenda di Scientology)

Ed invero la parte più interessante della nuova pronuncia della Cassazione su Scientology (sentenza 8 ottobre 1997) è sicuramente quella relativa all’auto-qualificazione statutaria. Il giudice di legittimità – con un atteggiamento dissimulatorio ma contraddittorio, risalente come detto alla Corte costituzionale – continua in premessa ad escludere la sufficienza dell’auto-qualificazione ma poi censura la sentenza della Corte d'appello di Milano per non aver ritenuto "indici sicuri" del carattere religioso né la ricorrenza nello statuto dei sostantivi "chiesa e religione" né il "riferimento ad opere letterarie religiose, a riti e alla cura delle esigenze spirituali" o ai "fedeli": vale a dire, appunto l’auto-qualificazione di Scientology nello statuto come chiesa.

Secondo la Corte d'appello, invero, si tratterebbe di “auto-qualificazioni di comodo, volte strumentalmente a conseguire i vantaggi offerti dalla legislazione alle confessioni religiose" e comunque a sviare le indagini penali avviate negli anni ottanta sull’organizzazione, come dimostrerebbe l'introduzione della nuova denominazione di "chiesa" solo nello statuto del 1985. Per vero, tale denominazione ricorre più volte già nello statuto del "Dianetics Institute di Milano" del 1.7.1982, come del resto riconosce. In altro punto della sentenza la stessa Corte d'appello, ed è ragionevolmente collegabile per via interpretativa ad alcuni riferimenti, come quello alla "natura immanente ed immortale" della persona, contenuti nello statuto del "Hubbard Dianetics Institute" del 20.1.1977, parimenti citato dalla Corte, e comunemente assunti in sociologia, siccome si trovano abitualmente in una religione, come indizi della religiosità dell’associazione.

Ma, a parte tali trascuratezze che appaiono frutto di una lettura parziale degli statuti, rileva che i criteri indicati dalla Corte costituzionale sono, secondo la Cassazione, "meramente formali" e non consentono perciò – se non partendo da una pregiudiziale definizione di confessione religiosa, cui sono di ostacolo i ricordati limiti costituzionali – un sindacato volto ad evidenziare una "contraddittorietà intrinseca", cioè sul piano sostanziale, delle finalità indicate nello statuto. L’auto-qualificazione statutaria è assunta così ad "indice sicuro" della religiosità, fino a prova contraria, della sua effettività. Opera quindi sul piano processuale il potere dell'amministrazione pubblica di esaminare i reali "connotati operativi" (così per gli enti Cons. Stato 10.5.1989, n. 767) e di provare la dissimulazione (ad esempio per esenzioni e agevolazioni tributarie) dei fini realmente perseguiti o addirittura la rilevanza penale dell'attività in concreto svolta dalla sedicente confessione religiosa. Su questo piano l’auto-qualificazione è una semplice presunzione, che – come del resto rilevato dalla Corte costituzionale nella sentenza 467/92 – "non è sottratta alla valutazione della sua reale natura, secondo i criteri desumibili dall'insieme delle norme dell’ordinamento".

6. Le tecniche repressive: la tutela penale

Il riconoscere che, conformemente alla loro auto-qualificazione e salvo prova (giudiziaria) contraria, ci si trova dinanzi a formazioni sociali religiose non attenua né tanto meno esclude – se è questo, com’è giusto, che interessa – la tutela dei diritti del cittadino al loro interno. I diritti fondamentali dei cittadini all'interno dei nuovi movimenti religiosi ricevono la stessa tutela assicurata dallo stato nell'ambito di ogni formazione sociale, come riconosciuto dalla corte costituzionale nella sentenza 239/84.

È tuttavia importante accennare alla tutela penale di quei diritti che, seguendo anche qui la prima (1984) risoluzione del parlamento europeo, si riferiscono alla possibilità di "abbandonare liberamente un'organizzazione, mantenere contatti con la famiglia e gli amici sia direttamente che tramite corrispondenza o telefono; chiedere un consiglio all’esterno, sia di carattere giuridico che di altro tipo; chiedere l'assistenza medica". L'obiettivo è di assicurare ai proseliti spazi di riflessione e libertà per resistere ai denunciati tentativi di "condizionamento del proprio io" (Botta) attraverso attività di proselitismo aggressivo, di deprogramming o comunque di "indebita influenza" (Del Re).

Nonostante i toni spesso allarmati che si colgono in proposito, talvolta anche nella letteratura giuridica, è da dire che in buona parte ci si trova dinanzi ad un falso problema. Non è dubbio, infatti, che tali attività delittuose sono già punibili – senza, di massima, che si avverta il bisogno di creare nuove fattispecie criminose – in base al diritto penale comune, che non può arrestarsi di fronte a motivazioni asseritamente religiose della condotta illecita. In quello che si può considerare forse il leading case del conflitto tra norma imposta da un precetto confessionale (nel caso, divieto di emotrasfusioni per i Testimoni di Geova) e norme penali, Cass. 13 dicembre 1983 ha stabilito che, anche se tali contegni [che eludono l'osservanza di quei divieti e di quelle imposizioni contenute nelle leggi penali] trovano diretta fonte in un precetto della fede religiosa qualificato come inderogabile, [ ... ] non si può pretendere di condizionare o di menomare l'obbligatorietà delle leggi deducendo la rilevanza di un precetto ad esse estraneo".

Tale orientamento corrisponde ad una concezione del diritto penale improntata al principio di laicità (ormai dichiarato "supremo" da Corte cost. 203/89), in cui la religione come tale non può avere efficacia scriminante, come neppure "qualità di bene giuridico" (Hassemer).

Il principio, in un contesto multi-religioso come il nostro, vale anche nei rapporti tra confessioni e gruppi religiosi, senza che sotto il profilo penale possa attribuirsi alle confessioni più recenti ed ai nuovi movimenti religiosi una posizione meno garantita rispetto a quella delle confessioni storiche, ed in particolare di quelle dominanti. La questione è stata di nuovo affrontata recentemente dalla Cassazione (sentenza 7.10.1998, n. 1693) con riferimento appunto alla congregazione dei Testimoni di Geova, che aveva querelato per diffamazione una persona intervistata su un bollettino parrocchiale ed il parroco direttore responsabile della pubblicazione: si trattava delle solite accuse di lavaggio del cervello, di riduzione in schiavitù degli adepti da parte di una setta pseudo-religiosa, in realtà un’associazione per delinquere.

La Corte ha stabilito che la diffamazione non può essere scriminata dall'esercizio del diritto di critica (art. 51 cod. pen.) in quanto le frasi suddette "intaccavano gravemente l'onore e la reputazione della congregazione religiosa", tra l'altro attraverso "l’offensività del disconoscimento del carattere religioso della congregazione". In particolare, poi, la Corte ha ritenuto inconferente il richiamo all'art. 2 del concordato che assicura ai cattolici piena libertà di manifestazione del pensiero e "la libertà di pubblicazione e diffusione degli atti e documenti relativi alla missione della chiesa", in quanto le norme concordatarie – secondo un costante insegnamento della Corte costituzionale – non possono contrastare i principi supremi della Costituzione e quindi i "diritti primari" in essa sanciti: in sostanza, "la peculiare natura della religione, onde non si sconfini in intolleranza e fanatismo, postula che nella difesa e nella diffusione dei suoi valori venga rispettata l'altrui confessione che pure si ha diritto di contestare".

7. La giurisprudenza penale della Cassazione

Tuttavia, negli anni più recenti, il tentativo di incrementare il tasso di effettività della "risposta" giudiziaria, utilizzando gli strumenti processuali e le misure cautelatrici previste per i reati più gravi, ha portato frequentemente a promuovere l'azione penale anche per i reati associativi. La formulazione, in presenza di una serie ripetuta di reati contro la persona o contro il patrimonio da parte di aderenti ad un movimento religioso, dell'equazione associazione religiosa=associazione criminale (semplice o, talvolta, di stampo mafioso) consente di chiamare a rispondere la stessa associazione – e per essa i suoi dirigenti, ancorché personalmente non concorrenti nei singoli delitti.

Questi diventano quindi non una patologia, sia pure, nel caso, religiosamente motivata, ma un elemento strutturale dell’associazione, un suo fisiologico modo d'essere e di agire, criminoso e criminogeno.

Così per giustificare la natura di associazione per delinquere della chiesa di Scientology – i cui membri erano accusati di estorsioni, truffe, circonvenzioni d'incapaci ed altri reati del genere nei confronti dei proseliti – è stato affermato dalla corte d'appello di Milano, 5-11-1993, che essa si era "manifestata nella sua essenza, sin dall'inizio, come un'attività commerciale, volta alla vendita, con tutti i metodi previsti dai manuali in materia, di un determinato prodotto", come se – ha poi osservato la Cassazione, 9-2-1995, che ha annullato la sentenza sul punto – "un'attività commerciale svolta da un'organizzazione religiosa" sia "idonea a farle perdere la connotazione di 'confessione', di cui all'art. 8 Costituzione".

Analogo procedimento logico ha adottato il tribunale di Milano in sede di riesame, 14-7-1995, riguardo ad un'associazione configurata come operante nella struttura dell'Istituto culturale islamico per imporre nell’ambito della comunità islamica milanese il controllo egemonico su tutti gli esercenti attività di macelleria con vendita di carne proveniente da animali macellati secondo il rito islamico, "pena la conclamata pubblica indicazione della non conformità della macellazione dell'esercizio dall'elenco di quelli approvati dall'Iman in quanto rispettosi della regola medesima". Il tribunale ha ravvisato la forza intimidatrice, che determina le condizioni di assoggettamento e di omertà caratteristiche dell’associazione per delinquere di stampo mafioso, nel vincolo associativo proprio dell'Istituto culturale islamico di Milano in rapporto alle "ingiuste pressioni, avvalorate dal sostegno espresso pubblicamente dall'Iman della moschea, dalla minaccia di messa degli esercenti stessi al bando dei fedeli e dall'omertà degli altri appartenenti alla comunità islamica".

La Cassazione ha opposto netta resistenza a tali automatismi, rilevando nel secondo caso che "la minaccia di sanzioni e conseguenze, tipicamente connesse alle regole essenzialmente religiose (e per gli islamici anche altrimenti obbligatorie quali norme operanti al di fuori della sfera della coscienza etica), liberamente conclamate ed accettate dai membri della comunità", siccome previste dall'ordinamento minore di una comunità sociale espressiva della "ratio" di un pluralismo anche religioso (art. 2 Costituzione) e perciò operante nella piena legalità, si pone ontologicamente in antitesi con la forza intimidatrice, quale l'art. 416-bis c.p. intende, di strumento ingiusto, vessatorio e violento, che deve necessariamente essere impedito dall'intera comunità della nazione".

Quanto a Scientology Cass. 13.10.1997, cit., non ha ritenuto di ostacolo alla sua auto-rappresentazione come associazione religiosa il fatto che si tratti di una "religione a pagamento" e cioè che i servizi (tranne il primo, a quel che sembra) siano offerti – a differenza, tuttavia da non sopravvalutare, che nelle chiese tradizionali – esclusivamente dietro corrispettivo, anche oneroso. Ciò che non è sufficiente a far ritenere attività commerciali, e cioè a scopo di lucro, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, come ha finito per stabilire – di conserva evidentemente con la pronuncia della Cassazione e troncando un contenzioso decennale – il Ministero delle finanze (decisione del 16 dicembre 1997, confermate da altre analoghe del 27 agosto 1998).

D'altro canto, il rischio di auto-qualificazioni di comodo formulate al solo scopo di fruire di norme favoritive è connaturato allo stato sociale, che così promuove le attività desiderate, e può essere ovviato, oltre che con l'intensificazione dell'attività di verifica e di controllo, anche in via preventiva con la generalizzazione di quelle norme nei confronti di tutte le formazioni sociali no profit, con finalità altruistiche o umanitarie, sì da non indurre le associazioni ad auto-qualificarsi come religiose o culturali al solo scopo di fruirne.

Peraltro, tale rischio è irrilevante a livello penale in quanto il motivo religioso di un fatto costituente reato non ne elimina l'antigiuridicità e quindi nulla  impedisce che i membri di Scientology come di qualsiasi confessione religiosa – anche di maggioranza, come la chiesa cattolica – vengano perseguiti per qualsivoglia reato compreso quello di associazione per delinquere: purché contestato ai membri che si siano effettivamente associati a tale scopo e non genericamente a tutti i membri dell'associazione in quanto tale. Come ha infatti esattamente rilevato la Cassazione, è illogico affermare la partecipazione di tutti gli adepti di Scientology ad un’associazione criminale costituita solo per fini di lucro quando gli utili non sono destinati ad essere suddivisi tra di essi ma restano a disposizione dell’organizzazione: che, al di là della fuorviante disputa sulla religiosità di Scientology, costituisce nella prospettiva costituzionale di un diritto penale laico l'effettivo punto di crisi di sentenze che basano la condanna sulla opinata non religiosità di un'organizzazione.

È da notare, sempre con riferimento a Scientology contro la quale particolarmente si accanisce senza argomenti il rapporto di polizia qui pubblicato, che tale mancanza di incompatibilità tra il carattere religioso di un'associazione e le cessioni di beni e prestazioni di servizio dietro corrispettivo è oggetto di diffuso riconoscimento anche in altri paesi: perfino in Germania, dove l'amministrazione è particolarmente prevenuta e la giurisprudenza stessa era più oscillante, sembra ormai nettamente prevalere l'orientamento che, riconoscendo Scientologycome comunità religiosa, non considera il suo "metodo di finanziamento attraverso donazioni" un'attività commerciale (in tal senso di recente il tribunale superiore di Amburgo, sentenza del 5.1.1998).

Comunque, dopo i due pronunciamenti della Cassazione su Scientology, che hanno portato all'annullamento di due sentenze della corte d'appello di Milano, questa potrebbe aver messo la parola "fine" – se la procura generale non ricorrerà per cassazione – alla lunga e contrastata vicenda con la sentenza di assoluzione letta il 5 ottobre 2000. Ma non è il caso di coltivare soverchie illusioni sulle ricadute di questa sentenza.

Nonostante i dicta della Cassazione, invero, il ricorso alla contestazione dei reati associativi è abbastanza frequente e risponde, non diversamente dall'uso in funzione preventiva del diritto ecclesiastico, al bisogno o all'illusione di tagliare alla radice la "mala pianta", qui come in altri campi. Il diritto penale viene usato per i suoi effetti simbolici, passa così da extrema a prima ratio, cui ricorrere per affermare determinati valori o per rassicurare la collettività nell’emergenza di episodi o fenomeni criminali.

8. Nuovi movimenti religiosi e diritti di libertà nella società multiculturale

Diritto ecclesiastico preventivo e diritto penale prima ratio sono evidentemente frutto della preoccupazione che "oltre alle confessioni – venerate, rispettabilissime, che tutti conosciamo – potrebbero sorgere culti strani, bizzarri (l'America insegna) che non corrispond[ano] all'ordinamento giuridico italiano". Queste parole sono state pronunciate dal presidente della commissione per la costituzione, Ruini, all’Assemblea costituente e dimostrano quanto risalente è la diffidenza nei confronti dei nuovi movimenti religiosi.

Senza rimuoverne il nucleo di fondatezza, e quindi l'esigenza di tutela del soggetto debole di questo rapporto con i nuovi movimenti religiosi, non bisogna trascurare che essa è frutto anche della convergenza di volontà, da un lato, delle confessioni di impianto tradizionale di occupare una posizione di rilievo o di vantaggio sociale e istituzionale nella società, e, d'altro lato, dello stato di privilegiare le confessioni che offrono maggiori apporti all'integrazione socioculturale, che hanno maggior seguito e/o risultano più influenti e capaci di legittimare l'ordine sociale costituito.

In tal modo non si riesce ad evitare – come invece raccomandato dall'assemblea parlamentare del consiglio d'Europa (2 febbraio 1993, n. 1202), – che l'incontro tra credenze religiose differenti, prodotto dai movimenti migratori verso l'Europa, si risolva, piuttosto che in una "migliore comprensione e in un più grande arricchimento reciproci", in un "rafforzamento delle tendenze separatistiche e in un incoraggiamento degli integrismi": un aspetto del più ampio fenomeno – che riguarda le minoranze in genere e, in particolare, quelle labili, precarie, formate per esempio da immigrati sans papiers – della globalizzazione.

Al di là delle notazioni critiche, che ci possono essere su singole schede, di questo documento di polizia appare censurabile proprio la funzione, che con la sua pubblicizzazione mirata ha finito per assumere, di incoraggiamento degli integrismi e delle diffidenze verso i nuovi movimenti religiosi. Esso è obiettivamente scoordinato con la politica positiva verso le confessioni religiose inaugurata dalla Presidenza del consiglio Prodi: insediamento di due commissioni, per la libertà religiosa e le intese, presentazione alla Camera del disegno di legge sulla libertà religiosa, trattative d'intesa con confessioni come i buddhisti ed i Testimoni di Geova, concluse con la stipulazione il 20 marzo 2000 (tuttavia, ancora giacenti in parlamento).

L'impressione – forse al di là delle intenzioni, ma in tal caso andrebbero prese e pubblicizzate le distanze dagli autori – è di un contrasto emerso su questa politica positiva nel governo Prodi tra Ministero dell'interno e Presidenza del consiglio, il vecchio ed il nuovo soggetto della politica ecclesiastica: contrasto che, come dimostrano le iniziative parlamentari sopra ricordate, potrebbe allargarsi a settori parlamentari, anche di maggioranza. Il fatto che il governo D'Alema abbia approvato solo a maggioranza le due intese indicate, con l'opposizione dei ministri dei partiti di centro, non è un buon viatico per il confronto parlamentare: che è auspicabile che avvenga all'altezza della situazione perché è alla prova il carattere non solo multireligioso ma, per quel che s'è detto, anche multiculturale e multietnico del nostro paese.

Infatti, la libertà religiosa è storicamente il banco di prova delle garanzie delle minoranze anche in relazione alle altre libertà. Si può essere certi che anche l'espansione delle altre libertà verrebbe compressa se per quella religiosa si affermasse una specie di "libertà sostenibile" dal sistema, limitata alle confessioni tradizionali o comunque rispondente a canoni "classici" o condivisi dall'opinione pubblica, magari accertata attraverso sondaggi.

Una libertà dei nuovi movimenti religiosi "compatibile" con il "comune sentire" in questa materia finirebbe per rafforzare la tendenza in atto, e non sufficientemente contrastata, a ridurre i diritti di cittadinanza ad una variabile dipendente in ultima analisi dalle condizioni del mercato, in direzione di una uniformazione culturale.

È il mito della torre di Babele – creare un'unità così stretta da dare la scalata al cielo – che si riaffaccia in forme nuove, impedendo di costruire "sentieri che possono condurci al superamento del nostro provincialismo, senza spingerci tutti nello stesso sacco, nello stesso culto, nella monotonia della stessa cultura" (Panikkar).

Nota bibliografica

Le opere citate nel testo sono:
M. Introvigne, Le nuove religioni, Milano 1989;
Id., Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al
satanismo, Milano 1990;
S. Levi della Torre, Essere fuori luogo. Il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno, Roma 1995;
G. Fubini, L'intesa, in La rassegna mensile di Israel, 1986, n. 1;
R. Botta, Manuale di diritto ecclesiastico, Torino 1998;
M. Del Re, Per una disciplina legislativa a tutela dell'integrità psichica, in Movimenti religiosi alternativi, 1989, n. 3;
W. Hassemer, Religionsdelikte in der siikularisierten Rechtsordnung, in Lombardi Vallauri-Dilcher (a cura di), Cristianesimo, secolarizzazione e diritto moderno, Milano 1981.

Sulla nozione di confessione religiosa cfr.
N. Colaianni, Confessioni religiose, voce dell'Enciclopedia del diritto, Agg. IV, Giuffrè, Milano, 2000, 363 ss.

Su Scientology e le vicende penali
v. F. Finocchiaro, Scientology nell'ordinamento italiano, in Il diritto ecclesiastico, 1995, I, 603 ss.;
N. Colaianni, Tutela della personalità e diritti della coscienza, Cacucci, Bari, 2000.


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Comunicato Stampa: La nuova via insaguinata della seta Wed, 20 Mar 2019 17:39:53 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/534510.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/534510.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

La nuova via insaguinata
della seta


L’eminente studioso esperto di movimenti religiosi Massimo Introvigne ha riferito in questo articolo le reazioni cinesi alle pesanti critiche espresse nel rapporto annuale sui Diritti Umani del Dipartimento di Stato americano.
È quanto meno paradossale che i dirigenti del Partito Comunista Cinese reagiscano accusando a loro volta gli Stati Uniti di violare i diritti umani.

Non che gli Stati Uniti siano esenti da critiche in fatto di diritti umani – quanto meno, ad esempio, per quanto riguarda la pena di morte, che è stata definitivamente abolita solo in 19 stati su 50 – ma al confronto della Cina il paragone non regge proprio.

Nella Terra del Dragone si depredano gli organi dei condannati a morte.
E si condanna a morte con estrema facilità e con le motivazioni più inique.

Come nel caso dei fedeli Falun Gong che da decenni vengono arrestati, condannati, incarcerati, torturati, uccisi, ed espiantati per il solo fatto di esercitare una pratica spirituale invisa dal regime.
Lo stesso accade ai mussulmani Uyghurs, ai cristiani fedeli della Church of Almighty God e a tanti altri che si “ostinano” a credere e praticare religioni dichiarate Xie Jiao (letteralmente insegnamenti eterodossi, cioè dottrine od opinioni diverse da quelle accolte come vere).

In pratica un altro modo per definire “sette” quelle credenze che non sono accettate, in questo caso dal regime del partito unico che “riconosce” (in effetti gestisce) solo quelle poche religioni che si assoggettano ai dettami emanati da palazzo Zhonganhai (sede pechinese del governo cinese e del Partito Comunista Cinese).

La Cina dovrebbe accogliere le critiche del Segretario di Stato Mike Pompeo con più umiltà e dare subito avvio a una vera riforma in materia di diritti umani cessando immediatamente di perseguitare i suoi cittadini per motivi religiosi e non solo. Ma non lo farà mai finché ci saranno Stati come quelli europei che, per meri motivi economici, chiudono gli occhi davanti alle nefandezze che vengono commesse in quel paese.

Come ad esempio l’Italia e la Francia che si preparano ad accogliere il presidente Xi Jinping e parlano di adesione alla Nuova via della Seta con la firma di decine di accordi commerciali, ma nessun accenno ai diritti umani.
Saremo quindi complici degli abusi che in quel paese vengono commessi e i nostri portafogli gronderanno sangue come le loro mani. Pensateci quando comprerete qualche oggetto made in China.

L’altro aspetto che FOB, e finora solo FOB, ha denunciato, ad esempio (ma non solo) nel recente articolo “Odio e intolleranza religiosa, segno dei tempi o effetti voluti?”, è la pluridecennale connivenza dell’Europa (soprattutto della Francia) con la strage infinita dei religiosi che avviene in Cina.

Sono stati gli antesignani del controverso gruppo francese “antisette” FECRIS (European Federation of Centres for Research and Information on Cults and Sects, Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione sulle Sette) ad esportare in Cina il “metodo francese” di persecuzione dei movimenti religiosi che fu subito applicato ai seguaci del Falun Gong.

Non molti sanno che quasi vent’anni fa, novembre 2000, quand’era presidente Jiang Zemin, il guru francese degli “antisette” Alain Vivien, allora presidente dalla defunta MILS (Missione Interministeriale per la Lotta Contro le Sette), si recò in Cina con la consorte napoletana Patricia Cassano, all’epoca dirigente del CCMM (Centre Contre le Manipulations Mentale), per presenziare a una riunione pechinese per discutere il “problema delle sette”. In pratica si sono recati in quel paese come consulenti stranieri al fine esportare in Cina le “efficaci” metodologie francesi per la lotta contro il Falun Gong e le altre minoranze religiose.

Anni fa lo denunciò inascoltata la nostra federata CAP LC (Coordination des Associations & Particuliers pour la Liberté de Conscience)parlando appunto delle trasferte cinesi dei coniugi Vivien e di come lo stesso CCMM avesse descritto in un suo bollettino dell’epoca come “la Francia fosse citata sovente [ndr dal governo cinese] come esempio per via dell’ampiezza e della coerenza delle misure adottate per rispondere alla minaccia settaria”.
Nello stesso bollettino, l’associazione della famiglia Vivien riproduceva due pagine della propaganda del governo cinese contro il Falun Gong basata sui loro suggerimenti.

Risaliva al 1983, quando era un deputato, il rapporto Vivien sulle sette che diede l’avvio ad un’infinita serie di persecuzioni religiose in Francia. Dopo la nascita della FECRIS negli anni 90, fu proprio grazie a Vivien e ai fondi che il suo ufficio mise a disposizione degli “antisette” (inclusa l’associazione diretta dalla moglie, della quale nel 1998 Vivien divenne presidente), che la persecuzione delle minoranze religiose si diffuse in altri paesi europei e in Cina. Proprio come da qualche anno sta accadendo in Russia dove opera il vice presidente della FECRIS Alexandr Dvorkin.

Come abbiamo scritto nell’articolo citato, nel 2017 anche il consigliere italiano della FECRIS Luigi Corvaglia, psicologo pugliese presidente dell’associazione barese CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) ha continuato l’opera di Vivien in Cina, dopo aver preso parte alle attività anti-religiose di Dvorkin in Russia.

È bene ricordare che FECRIS e CCMM in Francia hanno ricevuto fondi e sostegno da un organismo del governo: la MILS, oggi rimpiazzata dalla MIVILUDES (Mission Interministerielle de Vigilance et de Lutte Contre les Derives Sectaries). Proprio come CeSAP e altre associazioni “antisette” italiane vengono riconosciute e sostenute dalla SAS (Squadra Anti Sette) del Ministero dell’Interno.

Per questi motivi riteniamo che le pesanti e fondante critiche del Dipartimento di Stato americano dovrebbero essere meritatamente estese alla Francia e all’Italia. Questo non solleva la Cina dalle responsabilità che indubbiamente ha per i feroci crimini che vengono commessi ogni giorno contro migliaia di fedeli delle confessioni religiose considerate Xie Jiao, ma gli antisette europei sono indubbiamente complici.

European Federation for Freedom of Belief (FOB)

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Comunicato Stampa: La libertà di stampa Sat, 16 Mar 2019 15:01:24 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/533178.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/533178.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

La libertà di stampa


 

“La giustizia è la prima virtù delle istituzioni sociali,
così come la verità lo è dei sistemi di pensiero"

John Rawls


La conferenza sulla libertà di stampa tenuta alcuni anni fa (qui ne è pubblicata la trascrizione), intendeva e intende sottolineare la funzione di debunking che la stampa "buona" (così è stata indicata) dovrebbe o meglio deve fare.

Quest'intenzione di verità accompagna quella libertà come suo elemento costitutivo, spesso se non spessissimo, tradito. La attuale esperienza della comunicazione giornalistica "peggiore" sono i programmi televisivi di informazione o di approfondimento che con riferimento alle minoranze di credenza o religiose spesso tradiscono due volte la verità, posto che si presentano come inchiesta giornalistica o articolo di debunking loro stessi. 

"Le notizie raccontate in queste rubriche non sono propriamente false ma sono dentro una "storia sbagliata": qualcosa è denunciato con allarmismo come evento eccezionale (...) e invece è il semplice, normale e non problematico esito di certe condizioni (quindi il fatto è vero ma spiegandone le cause, si vede che non è allarmante); oppure si identificano nemici e piani programmatici laddove ci sono semplici causalità o contingenza che non hanno alcuna regolarità e ripetitività ... in comune, tanto nella retorica dell'allarmismo quanto in quella della cospirazione, la costruzione di una minaccia pericolosa, la costruzione di una narrativa deformante" 
(Anna Maria Lorusso, Postverità, Editori Laterza, 2018, p. 61).

È in particolare contro questo "falso" e "ingannevole" debunking che si pone il diritto alla verità di ogni cittadino e di tutti e l'esigenza di una sua tutela giuridica efficace. È la verità infatti che sola può tradursi in giustizia sociale e la storia della libertà della stampa "buona" davvero lo dimostra.


LA LIBERTÀ DI STAMPA
Conferenza del 4 gennaio 2015 di Fabrizio d’Agostini
(in occasione della giornata internazionale della libertà di stampa)

La libertà di stampa, come tutti i diritti di libertà che non stabiliscono quale ne sia il contenuto, è un diritto difficile, controverso e del quale nello stesso tempo non è più possibile fare a meno, costituendo uno dei diritti che caratterizzano l’età appena trascorsa, il secondo ‘900, l'età dei diritti” e caratterizzano tutt’ora il nuovo secolo.

È un diritto che si è affermato lentamente, attraverso una storia solo occidentale travagliata e spesso insanguinata.

L’inizio della storia del diritto alla libertà di stampa è tecnologico più che ideologico è può essere fissato nel 1450, quando Gutenberg a Magonza inventa i caratteri mobili, il tornio e l’inchiostro da stampa e stampa 180 copie della Bibbia. Un fatto tecnologico che ha cambiato il mondo cominciando a renderlo più piccolo.

La storia del diritto alla libertà di stampa è necessariamente intrecciata con altre storie.
In particolare con quella di poter comunicare il proprio pensiero senza subire conseguenze e quest’ultima storia ha un suo pallido inizio in Inghilterra nel Agreement of People del 28 ottobre 1647 che, per la prima volta, con pochi articoli pone limiti al potere assoluto del Sovrano e, subito dopo aver affermato il diritto alla libertà di religione, stabilisce: dopo che l’attuale parlamento sarà stato sciolto, nessuno potrà mai più essere sottoposto a procedimento per quanto detto o fatto nel corso delle recenti controversie pubbliche, …”.

Nel 1763 Voltaire pubblica il Trattato sulla tolleranza. Qui il Trattato interessa non tanto per il legame con il diritto alla libertà di religione, quanto perché la prima parte del Trattato appare ante litteram costituire il primo giornalismo d’inchiesta “moderno” ed è anche il primo caso noto nel quale non è l’applicazione di un diritto, una norma di legge, loi o Agreement, ma, sulla spinta del Trattato, è l’opinione pubblica a condizionare il potere e a imporre la revisione di un processo.

Voltaire racconta del processo alla famiglia Calas, famiglia ugonotta calvinista accusata di aver ucciso uno dei figli e fratello perché intenzionato a convertirsi al cristianesimo. Nel processo sono coinvolti tutti i famigliari e un amico. All’esito di un processo attraversato da un pregiudizio infinito, il padre era stato condannato, torturato e giustiziato. Voltaire esamina i presupposti di fatto di quel processo, la prove, i ragionamenti e denuncia l’ingiustizia.
Sotto la spinta dell’opinione pubblica, un nuovo giudizio riconosce che si era trattato di un suicidio e riabilita Calas, le figlie chiuse in convento vengono restituite alla madre e il figlio, esiliato, torna libero di tornare in Patria.

È l’epoca dei lumi e l’illuminismo di qua e di là dell’oceano Atlantico comincia a creare e promuovere i diritti di libertà come diritti propri dell’essere umano, naturali, insopprimibili.
Una sorta di riscossa del giusnaturalismo, argine contro la tirannia.

È un avvento, quello dei diritti, non senza feriti e morti, ma la storia occidentale prende un indirizzo che non abbandonerà più.

Nel Bill of Rights, dichiarazione dei diritti della Virginia, del giugno 1776, compare per la prima volta il termine “libertà di stampa”, sezione 12, “La libertà di stampa è uno dei grandi capisaldi della libertà e non può mai essere limitata che da governi dispotici”.

Segue subito dopo la Pennsylvania, art. 12, “Il popolo ha diritto alla libertà di parola, di scrivere e di rendere pubblici i suoi sentimenti; perciò la libertà di stampa non può essere limitata”.

Le costituzioni nordamericane influenzeranno potentemente la politica europea e nella “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” all’esito di infuocate discussioni e dibattiti, la Francia della rivoluzione borghese costituzionalizzava la libertà di stampa.

L’art.11 della Dichiarazione prevede infatti che “La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”.

Ormai le gazzette del sabato e i giornali si moltiplicano e, nati in Inghilterra, si diffondono in tutta Europa e in America.

Alla fine del ‘800 (1898), per la penna di un grande scrittore, viene pubblicata sul giornale l’Aurore (quotidiano socialista) quella che può essere considerata la prima vera e propria inchiesta giudiziaria. È il “J’accuse” di Émile Zola, lettera aperta al Presidente della Repubblica che ripercorre la storia della falsa accusa di tradimento al capitano ebreo Dreyfus e il falso processo che aveva condotto nel 1894 alla condanna del capitano all’ergastolo alla Caienna.

“J’accuse” è un violentissimo attacco alle gerarchie dell’esercito francese e si chiude con una sequenza martellante di “io accuso” con nome e cognome degli ufficiali che solo per antisemitismo avevano inventato prove false e nascosto prove vere.

Zola subisce un processo e viene condannato, ma quell’articolo causa la revisione del processo a Dreyfus e nel 1906 la Corte Suprema riabilita il capitano e lo reintegra nell’esercito.

È la forza della stampa quando si fa carico della giustizia.

Ma la stampa ha anche un’altra grande funzione storica ed è quella di creare unità di popoli e di intenti.
Non sarebbe possibile comprendere la formazione di quella unità culturale, quella religione civile nordamericana quale si forma agli inizi del ‘900 senza le gazzette del sabato o i fogli dei quotidiani che arrivano in ogni luogo e in ogni terra di quel continente smisurato che aveva raccolto e raccoglieva ancora profughi e coloni inglesi, tedeschi, francesi, spagnoli … mille confessioni religiose dai puritani inglesi agli Amisch tedeschi e mille linguaggi.
Anche per ragioni tecnologiche (le rotative) sono soprattutto i racconti di appendice e le strisce domenicali che negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, caratterizzano la cultura del Nordamerica …

È la Hard Boiled Literature, il Pulp: da Hammet (Falcone Maltese) a Chadler e a Cain (Il postino suona sempre due volte).[1]

È per la rivoluzione industriale; è per la Stampa e le rotative che si può cominciare a parlare di cultura di massa e di post-moderno (il termine risulta utilizzato per la prima volta nel 1934 dai un critico d’arte).

Ed è anche agli inizi del secolo scorso che emerge, con più evidenza che nel passato, la forza, spesso terribile, distruttiva della stampa.

Certo le scelte sono sempre degli uomini, dei giornalisti, ma la stampa, periodica o quotidiana, diviene docile strumento di potere, di propaganda e di spregiudicato sfruttamento delle passioni umane sia con la pubblicità commerciale, sia con quella politica, razziale, religiosa (mercanti di caos).

Nel 1920 il Times di Londra pubblica i “Protocolli dei savi anziani di Sion”, uno dei più famosi documenti anti ebrei, indicato come “il testo integrale del programma ebraico per la conquista del mondo”.[2]
L’anno dopo il Times stesso, chiedendo scusa, riconoscerà trattarsi di un clamoroso falso dei servizi segreti russi in funzione antinapoleonica, ma tutt’ora, nel 2015, i Protocolli fanno parte dello statuto di Hamas e ancora avvelenano gli animi.

È in quei anni all’inizio del ‘900 che Simone Weil, nell’Enrancinement (La prima radice), denuncia il grande danno che i giornali possono causare se spregiudicati e privi di responsabilità verso gli esseri umani e poco dopo ancora più duro il filosofo Popper accusa i giornali d’infamia perché privi di moralità.
Ma qualche cosa di nuovo sta avvenendo.

Il 6 gennaio 1944 Roosvelt pronuncia davanti al Congresso americano il “discorso delle quattro libertà” sulle quali, come pilastri, fondare la società che doveva uscire dalla seconda guerra mondiale e “La prima libertà (per la prima volta non è la libertà di religione), è la libertà di parola e di espressione in tutto il mondo”, libertà seguita dalla libertà di religione, libertà dai bisogni e libertà dalla paura.

L’orrore della seconda guerra mondiale spinge i popoli della terra ad un grande abbraccio.
L’abbraccio prende il nome di “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” sottoscritta il 10 dicembre 1948, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Allora furono 48 gli Stati che la sottoscrissero e 8 quelli astenuti.
All’art. 19 la dichiarazione afferma “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Fra i sottoscrittori anche Afganistan, Birmania, Cina, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Pakistan, Turchia …

Astenuti, i paesi del blocco sovietico (Visinsckj per il blocco chiedeva che la libertà non fosse estesa al fascismo); il Sud Africa (parità delle razze umane) e l’Arabia Saudita (diritto a cambiare religione).

Dunque la libertà di stampa come mezzo di diffusione del pensiero, delle idee e delle intenzioni, appare in teoria ormai radicata e accettata non più con riferimento alla singola nazione ma all’intera umanità.
Il rapporto non è più fra popoli e i loro governi, ma fra gli Stati.

In teoria, perché in pratica il diritto alla libertà di stampa si è scontrato da sempre con il potere e con la conseguente censura, qualche volta durissima e la sottoscrizione della Dichiarazione (secondo le intenzione della vedova di Roosvelt avrebbe dovuto essere un patto vero e proprio e non una semplice dichiarazione) più che creare una realtà ha voluto indicare un obbiettivo, uno scopo all’umanità.

Per tutta la seconda metà del ‘900 l’idea dei diritti di libertà ha prevalso.

La libertà di comunicare e di diffondere tramite stampa le proprie idee risulta riconosciuta in tutte le costituzioni o leggi fondamentali europee ed è divenuta elemento qualificante delle dichiarazioni, convenzioni e costituzioni comunitarie.

Da ultimo, la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” (Nizza 2000; Lisbona 2007) all’art. 11 prevede “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”.

La rivoluzione degli anni ’80 ha ancor più enfatizzato il bene e il male dell’esercizio di quel diritto e il mondo si è ulteriormente ristretto. L’informatica ha creato partecipazioni e unioni nuove e inaspettate e ritenute impossibili a tal punto che l’unione, che dal punto di vista politico il mondo non riesce ad avere o ha davvero parzialmente, è invece in atto su internet (ancora il mondo non ne è pienamente consapevole).

Intanto, è nel 1993, sotto l’impatto di “mani pulite” che viene sottoscritto il codice deontologico dei giornalisti italiani.

Come già accennato la forza buona della stampa è quando si fa carico della giustizia. Non bisogna dimenticarlo.

Concludo questa storia come segno della consapevolezza del valore della stampa “buona”, ricordando quella forza in un film famoso uscito in Italia nel 1952. "L'Ultima minaccia” con uno straordinario Humphrey Bogart direttore di un quotidiano che lotta per impedirne la chiusura per portare a termine una inchiesta sull’omicidio di una ragazza da parte di un potente boss della malavita organizzata che in ogni modo cerca di fermare l’inchiesta.
L’ultima scena del film in bianco e nero avviene a notte fonda appena fuori della sede del giornale ed è il faccia a faccia fra il direttore e il boss, con sullo sfondo le rotative che nel frastuono sfornano a ritmo incessante migliaia di copie del quotidiano che contiene la conclusione dell’inchiesta e la prova della colpevolezza del boss.
È in quel momento e a fronte di quelle mille e mille copie sfornate dalle rotative che Humphrey Bogart, a muso duro, pronuncia la frase che rimarrà famosa: “È la stampa, la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente, niente”.

Venti anni dopo, nel 1972, il giornalismo d’inchiesta coinvolgerà la Casa Bianca: è il Watergate.

NOTE

[1]
“I pulp arrivano dappertutto, nelle zone d’ombra della società americana. La loro particolare struttura industriale (un tanto a “riga”), ovvero le norme accettate del hack writing e dello pseudonimo, tiene in ombra talenti che saranno riscoperti molto più avanti: persino molti scrittori di grido si sono fatti le ossa scrivendo racconti per poche lire, affinando proprio nella disciplina la propria arte; oltre ai nomi celeberrimi di Hammett e Chandler, con i loro fin troppo ricordati private eyes Sam Spada e Philip Marlowe, bisognerebbe parlare a questo punto di Lovecraft, Dent, Howard, Heinlein, Cain, Stout …” (Storia della letteratura americana, AA. VV., Bur, Saggi, p 406).

[2]
Nel 1881 venne fondata a Parigi dell’ebreo Isacco Crémieux (Gran Maestro della massoneria francese) in collaborazione con gli altri ebrei Carlo Marx, Engels, Lassalle ed ad uno stato maggiore israelita, un’associazione che prese il nome di “Alleanza Israelita Universale”. In questa occasione venne deliberato che la Sinagoga non aveva compreso il vero significato della parola “Messia”. Per “Messia” si doveva intendere non questo o quest’altro figlio, ma il Popolo israelita stesso preso collettivamente, il quale, prendendo coscienza della sua superiorità etnica, doveva vincere il mondo e piegarlo sotto il giogo della razza giudaica” (protocolli dei savi anziani di Sion, introduzione – 580) 

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Comunicato Stampa: Odio e intolleranza religiosa, segno dei tempi o effetti voluti? Mon, 11 Mar 2019 09:55:04 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/531309.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/531309.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

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Odio e intolleranza religiosa, segno dei tempi o effetti voluti?


In questi giorni la stampa internazionale riferisce di torture subite in Russia dai fedeli della congregazione dei Testimoni di Geova.
Il Wahington Post del 2 marzo parla di “Russia’s persecution of Jehovah’s Witnesses is reviving dark practices of the past”, cioè la persecuzione dei Testimoni di Geova da parte della Russia sta rianimando le pratiche oscure del passato.

Gli ultimi due anni sono stati davvero oscuri per i Testimoni di Geova (anche se gli atti discriminatori nei loro confronti risalgono almeno agli anni 90) da quando, applicando la controversa legge Yarovaya, la Suprema Corte russa li ha etichettati come “organizzazione estremista”. Da allora hanno subito arresti, sequestri, violenze, proibizione totale di praticare il loro credo, ed ora anche le torture fisiche. Misure draconiane ed ampiamente illecite, se si considera la riconosciuta indole pacifista degli appartenenti a questa confessione che, com’è noto, rifiutano anche di prestare servizio militare.

In effetti, la polizia di sicurezza FSB, gli eredi del KGB di sovietica memoria, stando alle notizie che trapelano sui media occidentali “behave as if Joseph Stalin were still around”, agiscono come se Joseph Stalin fosse ancora in giro. Secondo un portavoce, sette Testimoni di Geova incarcerati a seguito di massicce operazioni di repressione poliziesca avvenute nella regione siberiana Khanty-Mansi, sarebbero stati torturati nel tentativo di farsi dire i nomi degli anziani, le password dei telefoni cellulari e farsi rivelare dove svolgevano le riunioni della congregazione.
Apprese queste notizie raccapriccianti, il 21 febbraio scorso, la deputata PD Stefania Pezzopane ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Ministro degli Affari Esteri e Della Cooperazione Internazionale quali iniziative intenda intraprendere anche in sede europea affinché tutto ciò cessi.
Segue il testo integrale dell’interrogazione n. 4/02323:

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

si apprende da organi di stampa (redazione Ansa Mosca, 20 febbraio 2019) che almeno sette Testimoni di Geova detenuti in Russia sarebbero stati torturati dagli investigatori a Surgut, in Siberia;

la denuncia proviene dal portavoce del gruppo religioso, Jarrod Lopes, interpellato dal Moscow Times.
Secondo Lopes, gli agenti avrebbero spogliato gli uomini, messo una borsa sulla testa di ogni sospetto e avvolta col nastro.
Dopo avrebbero legato loro le mani dietro la schiena, avrebbero rotto le dita e li avrebbero colpiti al collo, ai piedi ai fianchi;

la base normativa da cui parte tale discriminazione si rinviene nella cosiddetta legge Yarovaya, adottata dalla Duma ad agosto 2016 e firmata dal Presidente Putin, con la quale si registra una ulteriore riduzione della tutela delle libertà fondamentali;

tale legge introduce nuove fattispecie criminose, impone agli operatori telefonici ed internet di conservare i dati di traffico tra utenti ed a fornirli, se richiesti, al Servizio, federale di sicurezza (Fsb) e dispone notevoli limitazioni alla libertà religiosa;

alcuni rappresentanti delle Chiese protestanti in Russia, in una lettera al Presidente Putin, hanno parlato di «violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in tema di libertà religiosa»;

recentemente, con l'accusa di «estremismo», la congregazione dei Testimoni di Geova è stata messa al bando nel territorio della Federazione in seguito a una sentenza della Corte Suprema che ha anche ordinato la confisca di ogni proprietà del gruppo, che verrà trasferita allo Stato;

la situazione in Russia chiama in causa non semplicemente una confessione religiosa, ma diritti umani fondamentali.

Una legge inizialmente rivolta a combattere il terrorismo si è trasformata in poco tempo in uno strumento assai efficace per combattere — e se possibile annichilire — tutto quello che non è «ortodosso» nella Federazione russa;

in base alla definizione legale di «estremismo» come modificata dalla Federazione russa nel 2006, l’«incitamento alla discordia religiosa» è sullo stesso piano della violenza e del richiamo all'odio.

L'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha spesso condannato la «campagna di persecuzione sponsorizzata dallo Stato» contro i Testimoni di Geova, avviata negli anni ’90 e fatta di perquisizioni, attacchi vandalici, confische e raid, oltre a inchieste penali e arresti;

per Human Rights Watch la legge Yarovaya è «un attacco alla libertà di espressione, libertà di coscienza e diritto alla privacy»;

i rappresentanti della comunità protestante in Russia l'hanno definita «incostituzionale» e hanno messo in guardia dal rischio che le nuove misure creino «la base per la persecuzione di massa dei credenti» come in tempo sovietico –: se sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali siano i suoi intendimenti sull'argomento;

quali iniziative intenda mettere in campo — e in quali tempi — perché cessino le persecuzioni e le violenze e per ristabilire le garanzie a tutela dei diritti umani di chi professa religioni diverse da quella ortodossa nella Federazione russa;

quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione russa, per poter ottenere informazioni e rassicurazioni circa il rispetto della libertà religiosa e della libertà di pensiero delle fedi non maggioritarie;

quali iniziative intenda intraprendere, in sede europea, affinché l'Unione si faccia parte attiva per ristabilire la piena tutela dei diritti dei cittadini e delle cittadine Testimoni di Geova che vivono nella Federazione russa. (4-02323)

Purtroppo l’odissea dei Testimoni di Geova non è un fatto isolato, tant’è che in questo stesso periodo le organizzazioni per la difesa dei i diritti segnalano alla comunità internazionale che anche i fedeli di altri gruppi religiosi russi stanno subendo soprusi indegni di un paese che dovrebbe essere civile.
 
Ad esempio, il giornale online New Europe, titolava in un articolo del 27 febbraio scorso “Le preoccupazioni crescono sul destino legale dello Scientologist russo incarcerato”.
 
A quanto pare Ivan Matsitsky sarebbe incarcerato da 18 mesi in applicazione sempre della famigerata legge Yarovaya. Nonostante siano abbondantemente decorsi i termini per la carcerazione preventiva, l’uomo, incensurato e mai coinvolto in attività violente, viene trattenuto in carcere, non si sa in quali condizioni.
 
Attivisti per i diritti umani vicini alla HRWF (Human Rights Without Frontiers) riferiscono che, allo scadere dei termini di detenzione, l’FSB avrebbe falsificato dei documenti per evitare la scarcerazione e che “i tre giudici di appello che hanno riesaminato il caso il 6 dicembre, ‘hanno paura’ dell’FSB, temuto successore del sovietico KGB”.
 
La residua mentalità del recente passato sovietico (il prossimo novembre decorre il trentesimo della caduta del muro di Berlino) non sembra essere l’unico ingrediente di questa cultura dell’intolleranza.
 
Sebbene sia risaputo che la Chiesa Ortodossa esercita pressioni sul Cremlino per salvaguardare la propria supremazia nella cura delle anime dei russi, nemmeno questa sembra essere la causa scatenante dei fatti sopra descritti.
 
Come ben illustra Patricia Duval, membro del Comitato Scientifico di FOB, nel suo recente articolo “Il concetto di sicurezza spirituale e i diritti delle minoranze religiose”, “La responsabilità delle crescenti tensioni religiose culminate poi nell’adozione della legge del 1997 sono per larga parte attribuibili al movimento russo anti-sette, in particolare al suo leader Aleksandr Dvorkin.
 
A lui si deve infatti la popolarità del neologismo «culti totalitari», usato contro pacifiche minoranze religiose. Aleksandr Dvorkin è il vice presidente del FECRIS e presidente dell’associazione Saint Irenaeus of Lyons Centre for Religious Studies, fondata nel 1993 con la benedizione del patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alexey II”.
 
I dettagli di questa preoccupante affermazione sono forniti nel lungo articolo della Duval ed è sufficiente una veloce ricerca sul web per confermarli, se si ha l’accortezza di superare i primi due o tre risultati apologetici forniti da Google.
 
Per i non addetti ai lavori, la sigla FECRIS sta per European Federation of Centres for Research and Information on Cults and Sects (Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti), una controversa associazione con sede a Marsiglia.
 
Sebbene goda del consultative status presso il Consiglio d’Europa, FECRIS è da sempre finanziata dal governo Francese, cosa che la renderebbe incompatibile con tale accreditamento. Hanno rappresentanti in decine di paesi e in Italia sono ad essa collegate due piccole associazioni di nome FAVIS (Rimini) e CeSAP (Noci di Bari), attive soprattutto sui media nel diffondere il presunto “allarme sette”.
 
Chi non si occupa di queste vicende e non ha esperienza diretta della gravità della situazione, potrebbe pensare che tutto ciò può accadere solo in Russia a causa del suo recente passato totalitario che ancora influenza settori della società, quanto meno in termini di diritti umani, libertà civili, reminiscenze poliziesche e una giustizia parzialmente soggetta a vecchie logiche sovietiche.
 
Ma la Russia non è l’unico paese a democrazia limitata o fittizia che dà vita a queste persecuzioni di stampo medievale.
 
L’esempio dell’odierna Cina è ancora più macroscopico, lo abbiamo denunciato ripetutamente quasi in coro con numerosi altri enti e associazioni che si occupano di diritti umani.
 
Oltre ai numerosi articoli, sul nostro sito è ancora reperibile l’appello del nostro Presidente al Ministro Giovanni Tria che l’estate scorsa si apprestava a visitare quel paese per trattare questioni economiche. All’epoca gli ricordammo che “Fonti accademiche stimano che un milione e mezzo di cinesi siano detenuti in campi di “trasformazione attraverso l’educazione” per le loro credenze religiose, compresi musulmani di etnia uigura e di altre etnie, buddhisti tibetani, cristiani di varie denominazioni e membri di nuovi movimenti religiosi classificati come “insegnamenti eterodossi” (xie jiao) e diffamati con persistenti campagne di fake news, tra cui la Chiesa di Dio Onnipotente e il Falun Gong.
Numerose organizzazioni non governative hanno documentato arresti di massa, esecuzioni extra-giudiziarie, tortura. Anche nelle comunità religiose controllate dal governo, la religione è trattata come la pornografia, nel senso che ogni attività religiosa, compreso il semplice accesso nei luoghi di culto, è vietata ai minorenni.
 
Sono trascorsi solo pochi mesi, ma le cronache ci riferiscono che la situazione dei credenti di religioni non accettate (quelle non ammesse dal Partito Comunista Cinese) si è fatta sempre più tragica e parla di morti, espianti di organi, torture, sparizioni, campi di rieducazione.
Al punto che FOB, pressato dalle richieste d’aiuto di credenti cinesi rifugiati in occidente, ha dato l’avvio ad una petizione urgente indirizzata al Presidente della Repubblica Popolare Cinese “Per il rispetto di tutte le religioni e per la protezione della libertà di credo nella Repubblica Popolare Cinese”.
 
La petizione è ancora in corso e sono oltre 64.000 le firme raccolte finora.
 
Anche nella vicenda cinese fa capolino FECRIS: il primo settembre 2017 il media cinese online www.sxgov.cn, espressione del governo comunista, parlando del “problema delle sette”, ha presentato il “patrono” dell’antisettarismo francese, l’ex deputato francese Alain Vivian, già capo della MILS (Missione Interministeriale per la Lotta al Settarismo) e ideatore della FECRIS, che poi descrive come l’esempio francese da seguire e adottare in Cina. Non stupisce eccessivamente che l’estensore dell’articolo sia giunto a citare il membro del consiglio esecutivo della FECRIS “Dr. LUIGI CORVAGLIA (maiuscolo nell’originale) direttore del Centro Studi Abusi Psicologici” (ndr: CeSAP). L’articolo è una lunga descrizione entusiastica delle attività e delle principali associazioni collegate alla FECRIS e auspica la “collaborazione internazionale per un’efficace prevenzione e lotta contro le sette”.
 
Russia e Cina sono esempi macroscopici, sia in termini demografici che geopolitici, ma vi sono molte altre nazioni nel mondo in questo terzo millennio dove l’odio verso le religioni raggiunge eccessi spesso degni dei secoli più bui. Anche nel civile occidente, seppur in modo meno vistoso e meno cruento, ma altrettanto pernicioso, il meccanismo di istigazione all’odio e all’intolleranza religiosa è quotidianamente all’opera. Non a caso la rete degli istigatori “antisette” si è sviluppata ed ha prosperato proprio nel cuore della vecchia Europa. Lo dicevamo già nel giugno 2017 quando pubblicammo l’articolo “L’erosione dei diritti in Russia parte dall’Europa”.
 
Nei paesi dove umanesimo, rinascimento e illuminismo sono mancati e dove i totalitarismi sono ancora una realtà viva o troppo recente è facile che si realizzi il connubio letale che conduce all’odio religioso. Un governo poco illuminato, influenzato da un clero di stato egemone, aizzato da gruppi antisette e una stampa asservita a interessi di parte, può dar vita a vere persecuzioni religiose che dovrebbero essere parte della storia antica.
 
Ecco perché in altri paesi, ad esempio l’Italia, le campagne di odio contro gruppi religiosi, una volta generata l’intolleranza grazie alla diffusione di allarmismi più o meno infondati, riescono a dar vita a episodi di discriminazione, mentre la persecuzione vera e propria non si manifesta con le violenze fisiche che altrove sono la norma.
La persecuzione si manifesta con la vessazione continua, cause legali infondate, limitazioni nei diritti civili.
 
Va ricordato che anche l’Europa Occidentale si è liberata dai totalitarismi poco più di settant’anni fa. Anche meno se pensiamo che la circolare contro i pentecostali del ministro fascista Buffarini-Guidi è rimasta in forza nell’Italia repubblicana per quasi tre lustri dopo la caduta del regime.
 
Inoltre, nel Bel Paese, unico esempio nel mondo occidentale, gli affari di culto sono ancora oggi assegnati al Ministero dell’Interno, come se si trattasse di una questione di pubblica sicurezza. Non a caso, nel 2006, l’allora capo della polizia Gianni de Gennaro ha istituito un’anacronistica “polizia religiosa”, cioè la Squadra Anti Sette (S.A.S.), con la quale, sempre non a caso, collaborano vantandosene i corrispondenti italiani della FECRIS (FAVIS e CeSAP) e il prete cattolico “antisette” ed esorcista don Aldo Buonaiuto.
 
È tempo che la cultura cambi. Che governi, istituzioni e media assumano le corrette informazioni da fonti qualificate, non da apostati o istigatori di odio e intolleranza. L’informazione sulle questioni religiose dev’essere seriamente vagliata, mediata da accademici e studiosi competenti e liberi da pregiudizi.
Perché una società dove la libertà di credere (e di non credere o cambiare credo) viene a mancare, è una società in cui difficilmente gli altri diritti si realizzeranno.

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Comunicato Stampa: Il concetto di sicurezza spirituale e i diritti delle minoranze religiose Mon, 18 Feb 2019 11:38:50 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/525601.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/525601.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

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Il concetto di sicurezza spirituale e i diritti delle minoranze religiose


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
In sintonia col progetto “Diritto alla verità”, annunciato lo scorso 4 febbraio a Firenze in appendice all’evento di presentazione degli Atti del convegno di FOB, Patricia Duval, avvocato in Parigi e membro del Comitato Scientifico di FOB, ha scritto per la prestigiosa rivista Coscienza e Libertà questo articolo che stigmatizza l’opera di talune organizzazione, presenti in tutta Europa, nel confezionare fake news che istigano campagne di odio e intolleranza religiosa.

Patricia Duval è stata uno dei relatori del convegno del 18-19 gennaio 2018 “Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile”, durante il quale ha fatto un intervento dal titolo “Movimenti anti-sette e neutralità dello stato, il caso francese”. Il relativo video può essere consultato visitando questo link


PATRICIA DUVAL

Avvocato per i diritti umani, Parigi
Membro Comitato Scientifico di FOB
(scritto per Coscienza e Libertà n. 56, pag. 40 – www.coscienzaeliberta.it)

Malgrado l’assoluta legittimità da parte delle religioni di assicurare l’ortodossia delle credenze e delle pratiche dei loro fedeli, l’intervento degli Stati in questa materia è illegittimo secondo i parametri internazionali sui diritti umani e secondo il principio di neutralità dello Stato stesso in ambito religioso, sulla base del Patto internazionale sui diritti civili e politici, la convenzione europea sui diritti umani e altri strumenti internazionali analoghi.

Tuttavia, gli Stati e i regimi totalitari hanno cercato di tanto in tanto, nel corso dei secoli, di sopprimere la libertà di religione o di credo quando ritenevano che mettesse a repentaglio il controllo della popolazione o che minacciasse il loro potere politico. A tal fine, giustificavano il loro agire con la necessità di proteggere la «salute spirituale» dei cittadini, mentre le chiese predominanti che intendevano consolidare il loro potere politico, parlavano di «sicurezza spirituale» dei loro fedeli.

È interessante notare che le minoranze religiose considerate una minaccia alla sicurezza spirituale, alla salute e al benessere dei cittadini, continuano a essere sistematicamente etichettate come «sette» e a essere represse.

Questo articolo si propone di rivisitare il perpetuarsi nell’era moderna di questo tipo di ideologia, analizzando i casi tipici della Germania nazista negli anni Trenta e, più recentemente, quelli di Serbia e Russia.

La «salute spirituale» nella Germania nazista

In una direttiva firmata nel 1937 da Reinhard Heydrich, capo della sicurezza interna nella Germania nazista, veniva formulato il modello per la soppressione di certe società e culti religiosi e l’arresto e deportazione in campo di concentramento di tutte le persone a esse collegate (traduzione di Nuremberg Document D-59).

Nella presente battaglia per la sorte del popolo tedesco, è necessario conservare la salute non solo fisica ma anche spirituale della nostra gente, sia individualmente sia collettivamente. Il popolo tedesco non può più essere esposto a insegnamenti occultisti che diffondono l’idea falsa secondo cui le azioni e le missioni dell’essere umano sarebbero soggette a misteriose forze magiche.

Furono prese delle misure immediate, tra gli altri, contro i seguenti gruppi: astrologi, occultisti, spiritualisti, indovini, guaritori, seguaci di scienza cristiana, di antroposofia e di teosofia.

Basandosi sul medesimo concetto di salute spirituale della popolazione tedesca, la Gestapo diffuse nel 1933 un elenco di culti proibiti, che comprendevano tra gli altri: testimoni di Geova, avventisti del settimo giorno, pentecostali.

Anche se oggi non produce le stesse conseguenze mortali per i membri delle minoranze religiose, come ai tempi del nazismo, la battaglia contro le cosiddette «sette», in alcuni stati dell’Europa orientale, si è basata su analoghe preoccupazioni di sicurezza spirituale.

«Sterminio spirituale» in Serbia

In epoche più recenti, in Serbia, le minoranze religiose sono state etichettate come «sette» e accusate di implementare lo «sterminio spirituale» della popolazione serba.

La rappresentanza in Serbia della Federazione europea dei centri di ricerca e informazione sul cultismo (FECRIS), una rete di associazioni che si batte contro le «sette», ha approfondito tale concetto. Il suo rappresentante serbo, il colonnello Bratislav Petrović, un neuropsichiatra che ha guidato l’istituto di salute mentale e psicologia militare dell’esercito jugoslavo ai tempi del regime di Milosevic, si era specializzato nella selezione e preparazione psicologica dei soldati dell’esercito di Milosevic prima che fossero inviati sul fronte di guerra.

Nel 1993, mentre infuriava la pulizia etnica e religiosa ai danni dei croati cattolici e dei bosniaci musulmani, nella ex Jugoslavia, Petrović condannò le minoranze religiose serbe, accusandole di essere organizzazioni terroriste ed etichettandole efficacemente come «sette».

In seguito, insieme a Zoran Luković, un capitano di polizia del Ministero per gli affari interni serbo, Petrović accusò quelle minoranze di essere dei criminali, terroristi, trafficanti di droga e assassini.

Il capitano Zoran Luković pubblicò nel 2000 un libro intitolato Sette religiose e ortodossia, all’interno del quale dedicò un intero capitolo a ogni gruppo da lui definito «setta».

Tra i cosiddetti «culti pseudo-cristiani», egli annoverò avventisti, testimoni di Geova, mormoni, pentecostali, chiesa evangelica dei fratelli, chiesa ortodossa occidentale e altri. Tra quelli definiti «sincretisti», i rosacrociani, i massoni, il New Age, Scientology, la chiesa dell’unificazione. Tra i «culti pseudo-hindu», i centri yoga, la meditazione trascendentale, gli Hare Krishna e Falun Gong. Luković terminava con le sette dell’occulto e della magia, inserendovi l’astrologia, la teosofia, l’antroposofia e per finire le sette sataniche.

Il libro ha ricevuto l’imprimatur sulla IV di copertina del vescovo Porfirije, della chiesa serba ortodossa, e del colonnello Petrović. Il vescovo Porfirije scrisse che «questo libro è ricco di dati autentici nello smascherare una a una quelle sette che stanno diffondendo terrore e violenza spirituali».

Il libro è stato diffusamente promosso dal colonnello Petrović, da Zoran Luković e da altri rappresentanti della chiesa serba ortodossa, all’interno della loro crociata per una Serbia ortodossa. I media di comunicazione generati come parte della loro battaglia anti-eresia avevano l’obiettivo di eliminare i credi e le filosofie di quei gruppi dalla Serbia.

Petrović non ebbe peli sulla lingua a tal riguardo. Il suo motto era «l’omicidio spirituale è più terribile di quello fisico», come ribadì nel suo discorso tenuto a Barcellona nel 2002, in occasione della conferenza annuale del FECRIS.

Il risultato di quella campagna fu il diffondersi in Serbia dell’odio contro le minoranze religiose, accompagnato da violenti incidenti che presero di mira i membri e i luoghi di culto.

L’Ong «Iniziativa giovanile per i diritti umani in Serbia», nel 2005 presentò un esposto contro Luković, nel quale si affermava che la creazione di «un’atmosfera di disprezzo e paura tra i cittadini e il sorgere di odio e intolleranza religiosa avevano determinato 300 episodi di violenza su base religiosa in quel paese, dal 2001 al 2005».

Il capitano Luković, che nella sua carica di ufficiale di alto rango del Ministero degli affari interni serbo, aveva ribadito durante alcune conferenze che «le sole vere religioni sono comparse al tempo di Cristo», pare aver goduto di una certa protezione dal momento che il pubblico ministero di Belgrado ha archiviato ogni procedimento contro di lui.

«Sicurezza spirituale» in Russia

Nella Russia odierna, le minoranze religiose vengono represse per proteggere la «sicurezza spirituale» del popolo russo.
Nell’ottobre del 1990, durante l’era Gorbaciov fu adottata una legge sulla libertà di religione, una delle ultime e più significative riforme legislative liberali introdotte nel vecchio sistema sovietico. Per la prima volta nella storia russa, la pratica religiosa veniva dichiarata «diritto inalienabile dei cittadini russi». Tale diritto si applicava a tutti i residenti nel Paese, indipendentemente dalla loro cittadinanza. La legge manteneva una chiara separazione tra Chiesa e Stato, garantiva la neutralità di quest’ultimo e uguali diritti per tutte le confessioni, a prescindere dalla loro origine e dimensione.

Come conseguenza immediata della legge, la configurazione religiosa russa iniziò a mutare significativamente, con il risveglio della chiesa ortodossa e di altre religioni tradizionali come la musulmana, la cattolica, l’ebraica e la buddista, con un richiamo di attività missionaria importata dall’estero, unitamente a un’azione di proselitismo avviata da parte di religioni nuove per il territorio russo. Questa evoluzione fece nascere un forte movimento anti-sette, con centro presso il patriarcato moscovita della chiesa ortodossa russa, molto attivo nell’avallare l’idea che la «sicurezza spirituale» russa e i suoi valori tradizionali fossero in qualche modo a repentaglio.

Nel novembre del 1996, l’allora vescovo ortodosso Kirill, che tredici anni dopo sarebbe diventato patriarca di Mosca e di tutta la Russia, parlò pubblicamente del problema del proselitismo che la chiesa russa ortodossa era chiamata a fronteggiare. Fece notare che dall’entrata in vigore della legge che garantiva la libertà di coscienza, «orde di missionari si sono precipitate nel nostro Paese, convinte che l’ex Unione Sovietica fosse un vasto territorio da convertire».

Secondo Kirill, invece di aiutare la chiesa russa ortodossa nei suoi sforzi missionari, questi gruppi volti al proselitismo le agivano contro «come pugili dai muscoli pompati in un ring che scaricano i loro colpi contro l’avversario». Aggiunse anche che quei colpi andavano a colpire i «sentimenti religiosi della popolazione natia», tanto che per molti russi l’attributo «non ortodosso» identificava «quanti erano venuti a distruggere l’unità spirituale della popolazione e della fede ortodosse, colonizzatori spirituali che con mezzi suadenti o ingannevoli tentavano di strappare la gente alla loro chiesa».

Agli occhi dei leader religiosi della chiesa russa ortodossa, la Russia stava smarrendo la propria identità culturale di nazione ortodossa. In questo clima, il governo di Boris Yeltsin approvò una nuova legge sulla religione nel settembre del 1997, che faceva una differenziazione tra religioni tradizionali e non tradizionali. Essa comportava gravi restrizioni in merito alla registrazione delle organizzazioni religiose e quindi alle attività dei gruppi religiosi di origine straniera. A tutte le confessioni che si erano registrate sulla base della legge del ’90 fu imposta una nuova registrazione, che però a molte di esse venne rifiutata e quindi fecero ricorso contro questa decisione negativa presso le corti di appello nazionali e poi presso quella europea per i diritti umani. In particolare, si avvalsero di questo strumento l’Esercito della salvezza, i gesuiti, i testimoni di Geova e la chiesa di Scientology.

La legge del 1997, così come la posizione ideologica e politica da lì in poi adottate dalle autorità russe, erano tutte ispirate dal desiderio di assicurare la «sicurezza spirituale» della Russia, un nuovo concetto che affermava il presunto ruolo della chiesa ortodossa nella salvaguardia dei valori nazionali. Concetto così ribadito nel National Security Concept del 2000, per mano dell’amministrazione Putin:

«La garanzia per la sicurezza della federazione nazionale russa comprende anche la protezione dell’eredità culturale, spirituale e morale, delle tradizioni storiche, dei modelli di vita pubblica di tutta la popolazione russa. Occorre una legge statale che garantisca il mantenimento del benessere spirituale e morale della popolazione, vieti l’utilizzo di programmi televisivi o radiofonici che incitino alla violenza o agli istinti primordiali e controbatta l’impatto negativo delle organizzazioni e dei missionari religiosi stranieri».

La sicurezza spirituale, dunque, è la base per una campagna fondata sulla paranoia dei nemici e delle idee «straniere», e per l’adozione di misure ingiustificabilmente restrittive della libertà religiosa o di credo dei cittadini russi che hanno deciso di seguire un percorso spirituale diverso.

I membri del FECRIS in Russia svolgono un ruolo di primo piano in questa campagna e politica repressiva.

La Federazione dei centri di ricerca e informazione sulle sette (FECRIS)

La responsabilità delle crescenti tensioni religiose culminate poi nell’adozione della legge del 1997 sono per larga parte attribuibili al movimento russo anti-sette, in particolare al suo leader Aleksandr Dvorkin. A lui si deve infatti la popolarità del neologismo «culti totalitari», usato contro pacifiche minoranze religiose.

Aleksandr Dvorkin è il vice presidente del FECRIS e presidente dell’associazione Saint Irenaeus of Lyons Centre for Religious Studies, fondata nel 1993 con la benedizione del patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alexey II.

Dvorkin, negli ultimi venti anni, si è espresso con un linguaggio pieno di rancore e denigrazione contro le cosiddette «sette», alimentando sospetto e pregiudizio che poi generano una repressione fatta di messa al bando e arresti, per non parlare dell’incitamento all’odio che genera violenze fisiche, minacce, atti di vandalismo e aggressioni simili.

Un linguaggio colmo di odio

Dvorkin diffonde delle fake news, secondo cui le minoranze religiose sarebbero in realtà agenti segreti di paesi stranieri nemici della Russia. Per esempio:

«I mormoni sono una società d’affari che opera sotto le spoglie di organizzazione religiosa. Ne è ulteriore prova il fatto che conosciamo diversi casi di mormoni americani avvistati sul territorio nei pressi di aree militari segrete. Da molti anni, gli esperti parlano di stretta correlazione tra questa organizzazione e la CIA».

A proposito dei pentecostali:

«Possiamo anche richiamare alla mente l’aspetto politico dell’attività di questa setta. Uno dei più famosi predicatori neo-pentecostali in epoca post-sovietica - Alexei Ledyaev - parla apertamente della necessità di creare un nuovo ordine mondiale nel quale i neo-pentecostali governeranno con alla testa il presidente degli Stati Uniti».

A proposito dei praticanti spirituali appartenenti al Falun Gong, perseguitati in Cina, Dvorkin dichiarava:

«Falun Gong è una setta fortemente totalitaria, i cui membri vengono usati dal loro leader per vendicarsi del governo cinese. Lo stesso Falun Gong è a sua volta strumentalizzato dai servizi segreti americani per i loro scopi politici all’estero».

Nel maggio 2008, invitato a tenere una conferenza a Pechino per sostenere la repressione dei membri di Falun Gong, Dvorkin affermava:

«Trasformano gli individui in strumenti della setta e distruggono le loro famiglie. Le sette danneggiano le persone, le famiglie, la società e le nazioni come fanno le cellule cancerogene in un organismo sano. Le sette non offrono alcun contributo alla società, ma continuano ad assorbire da essa risorse umane ed economiche. Come cellule cancerogene, si alimentano dal corpo sano della società, fino a farla crollare».

Queste dichiarazione risalgono a un’epoca in cui la comunità internazionale e numerose organizzazioni umanitarie avevano presentato rapporti che denunciavano persecuzioni e atrocità commesse ai danni di Falun Gong da parte delle autorità cinesi, compreso l’uso della deportazione e della tortura. Eppure, Dvorkin ha pubblicamente appoggiato la repressione cinese di quel movimento e paragonato i suoi membri a «cellule cancerogene», auspicandone implicitamente l’eliminazione.

Questo linguaggio intriso di disprezzo, diffusamente amplificato dai media, ha innescato ostilità contro le minoranze religiose in Russia e indotto, o per lo meno consentito al governo l’adozione dell’attuale politica repressiva. Questa campagna piena di odio ha scatenato violenze fisiche contro gli individui, ma anche offese verbali, minacce o aggressioni; e ancora assalti alle proprietà, vandalismi e devastazioni in luoghi di culto, beni immobili e abitazioni di membri dei gruppi religiosi.

Un’altra applicazione del concetto di «sicurezza spirituale» in Russia è l’invio di membri delle minoranze religiose ai così chiamati «centri riabilitativi».

Riabilitare i seguaci delle religioni non tradizionali

Il Centro San Ireneo dei Lyons per gli studi religiosi, branca del FECRIS russo, è la principale organizzazione all’interno dell’Associazione russa di centri per gli studi sulle religioni e i culti. Anche in questo caso, il presidente è Alexander Dvorkin.

Quest’associazione opera in collaborazione con una rete di cosiddette «iniziative dei genitori», che si occupa di consigliare quelle famiglie in disaccordo con la scelta di uno dei propri parenti di aderire a una religione non tradizionale e di accordarsi per inviarli a un centro di riabilitazione, dove potranno essere «illuminati» in merito ai rischi che correrebbero in quelle sette, a partire dalla manipolazione mentale. La persona in causa viene poi convinta ad accettare la religione ortodossa perché, secondo questi centri, se una persona crede davvero in Cristo sarà protetta dalle varie sette.

Il Centro San Ireneo dei Lyons per gli studi religiosi, sul suo sito web, spiega come comportarsi con le persone «catturate dalle sette»: «Il processo di uscita mediante influsso esterno prevede la presenza di uno psicologo, dei parenti e di uno specialista in sette, per suscitare nella «vittima» un pensiero critico contro la setta di cui è entrata a fare parte e a liberarsene in termini di dipendenza emotiva. È prevista inoltre una connessione tra la «vittima» e un catechista ortodosso, preferibilmente un sacerdote che le offrirà le vere alternative religiose e ideologiche».

Quest’approccio richiama la tanto criticata «deprogrammazione», all’interno della quale i seguaci di minoranze religiose subivano una pressione psicologica per ritrattare dalla loro fede. Questa pratica è stata dichiarata fuorilegge negli Stati Uniti e in diverse nazioni dell’Unione Europea.

Essa viola i diritti di libertà religiosa e di culto della persona, secondo l’articolo 18.2 del Patto internazionale sui diritti politici e civili: «Nessuno sarà soggetto a coercizione che potrebbe compromettere la sua libertà di aderire o adottare una religione o un credo per scelta propria». Questo diritto è inoltre protetto dalla Convenzione europea sui diritti umani.

La legge internazionale sui diritti umani

Il concetto stesso di «sicurezza spirituale» di Stato viola la legge internazionale sui diritti umani e i parametri nei confronti dei quali si sono impegnate le nazioni. La sicurezza di Stato non può essere fonte di una limitazione della libertà di religione o di credo e delle sue manifestazioni, a meno che non sia qualificata come segue:

L’articolo 9.2 della Convenzione europea sui diritti umani fornisce limitazioni molto specifiche che possono legittimare una restrizione del diritto di libertà religiosa o di credo. Tali limitazioni devono essere prescritte per legge e necessità in una società democratica negli interessi della sicurezza comune, per la protezione dell’ordine pubblico, o dei diritti e delle libertà di altri.

Analogamente, l’articolo 18.3 del Patto internazionale sui diritti politici e civili stabilisce che «la libertà di manifestare la propria religione o credenze può essere soggetta solo alle limitazioni prescritte per legge e che si rendono necessarie per proteggere la sicurezza, l’ordine, la salute e la morale pubblica, oppure i diritti fondamentali e le libertà altrui».

«Sicurezza pubblica» non ha niente a che vedere con «sicurezza spirituale» e regolamentazione delle credenze spirituali.

Il Comitato dell’ONU sui diritti umani ha spiegato nel suo commento generale n° 22 a proposito del diritto di libertà di pensiero, coscienza e religione:

«L’articolo 18 protegge le credenze teistiche, non teistiche e atee, così come il diritto di non professare alcuna religione o credo. I termini “credo” e “religione” devono essere interpretati in senso lato. L’articolo 18 non si limita nella sua applicazione alle religioni e ai credi tradizionali con caratteristiche istituzionali o pratiche analoghe a quelle delle religioni tradizionali. Il Comitato osserva quindi con preoccupazione qualsiasi tendenza a discriminare ogni religione o credo per una qualsivoglia ragione, ivi compreso il fatto che si tratti di nuovi culti o che rappresentino minoranze religiose che possono essere soggette a ostilità da parte di una società nella quale vige una religione predominante».

A tal proposito, i successivi speciali relatori dell’ONU sulla libertà religiosa e di credo hanno affermato che l’uso di un’etichetta dispregiativa come quella di «setta» per giustificare la repressione di minoranze religiose non è da considerare ammissibile.

Gli Stati hanno un dovere di neutralità in materia religiosa rispetto alla legge internazionale sui diritti umani. Non possono stabilire la legittimità delle credenze e nemmeno schierarsi dalla parte di una religione predominante a discapito delle altre, un dovere costantemente ribadito dalla Corte europea sui diritti umani e dalle istituzioni sui diritti umani dell’ONU.

Patricia Duval


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Comunicato Stampa: Presentati gli Atti del convegno "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile” e avvio del progetto “Diritto alla verità” Sun, 10 Feb 2019 21:22:04 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/523512.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/523512.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

Presentati gli Atti del convegno "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile” e avvio del progetto “Diritto alla verità”

 

Lunedì 4 febbraio 2019, nella stupenda cornice della “Sala delle Feste” del settecentesco “Palazzo Bastogi” di Firenze, sede del Consiglio Regionale della Toscana, si è svolto l’evento di presentazione del prestigioso volume degli Atti del Convegno di FOB (European Federation for Freedom of Belief) "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile”.

Il poderoso volume elegantemente rilegato, edito dalla Pacini Giuridica in due lingue (italiano e inglese) come parte della speciale collana “Freedom of Belief”, è il resoconto del convegno di alto livello tecnico e di respiro internazionale che si era tenuto il 18 e 19 gennaio del 2018 a Firenze presso l’Auditorium Sant’Apollonia.
L’opera è disponibile sia online che nelle librerie specializzate.

Davanti ad un nutrito pubblico di giuristi, accademici e rappresentanti di varie confessioni religiose, il Professor Silvio Calzolari, Segretario di FOB, ha dato inizio all’evento sottolineando il carattere laico della Federazione e descrivendone lo scopo di promuovere la libertà di credo, quale che esso sia, ivi inclusa la libertà di non credere. Il Professor Calzolari ha ricordato che il convegno del 2018 si svolse sotto i migliori auspici del Segretario Generale del Consiglio d’Europa (Dr. Thorbjørn Jagland), ricevette i patrocini della Regione Toscana, dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e dell’Università degli Studi di Firenze, e fu onorato con il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Calzolari ha anche dato lettura di un breve saluto del vice-prefetto di Firenze, dott.ssa Nelly Ippolito Macrina, autorevole relatrice del convegno di cui si sono presentati gli Atti.

Sono quindi intervenuti il Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Dott. Eugenio Giani, l’On. Riccardo Migliori, past president dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, il Presidente di FOB avvocato per i diritti umani Alessandro Amicarelli e il Consigliere di FOB avvocato e filosofo del diritto Fabrizio d’Agostini.

L’On. Riccardo Migliori, sostenitore di FOB fin dalla prima ora, ha decritto il volume degli Atti del convegno come “un vademecum per coloro i quali vogliono imperniarsi sul versante dei diritti a far sì che quotidianamente, in qualche parte del mondo, ci sia chi ha una strumentazione idonea ad affrontare la buona battaglia”. Ha poi parlato “del pericolo non delle fake-news, da cui le esigenze del diritto alla verità, ma dei mass-media-fake, che è cosa peggiore. Sono le fake-news – ha proseguito – dell’informazione ufficiale, dell’informazione che questa sera alle 8 vedremo. Questo è un grosso rischio per la verità, per la democrazia, per i rapporti fra informazione e cittadini, per la formazione delle coscienze”.

A seguire, il Presidente Alessandro Amicarelli, analizzando l’ultimo anno di attività di FOB e degli impegni anche extra-europei della Federazione, ha parlato, tra l’altro, dei movimenti religiosi perseguitati in Cina e del ruolo dei media governativi nel creare fake-news contro tali confessioni.

Ai fedeli di questi gruppi perseguitati, come ad esempio la Chiesa di Dio Onnipotente, un movimento che, secondo fonti ufficiali cinesi, nel 2014 ha raggiunto i quattro milioni di aderenti, vengono negate le richieste di asilo dai governi occidentali poiché i funzionari che devono vagliare  le domande e concedere l’autorizzazione si documentano online trovando informazioni distorte e negative create artatamente dai media filo-governativi cinesi e riprese dai media occidentali che le “certificano”.

Da qui la necessità di creare un manuale operativo per formare coloro che devono decidere sulle domande dei richiedenti asilo e su tante altre questioni. Amicarelli, nell’esporre la cronologia delle attività svolte da FOB nella sua relativamente breve ma intensa vita, ha puntualizzato che l’obiettivo di FOB è rendere operativo ciò che già esiste. FOB non vuole creare nulla di nuovo, esistono convenzioni internazionali e leggi nazionali che vanno attuate. A questo fine FOB rinnova il proprio costante impegno a contatto diretto con i rappresentanti delle istituzioni nazionali, europee ed internazionali.

Anche Eugenio Giani, uomo di vastissima cultura che si ispira, tra l’altro, al leggendario sindaco fiorentino La Pira, descrivendo gli Atti ha parlato di un volume di riferimento. Il Presidente del Consiglio della Regione Toscana si è prodotto in una mirabile lectio magistralis sull’Europa politica e l’Europa geografica, sulla variegata realtà delle religioni in Europa e su Firenze e la Toscana, culla dell’umanesimo che, con Dante, Cosimo de Medici e il Rinascimento, ha dato esempio di integrazione e di confronto costante tra le grandi religioni dell’epoca, tradizione che continua oggi come allora.

L’ultimo oratore dell’evento è stato l’avvocato Fabrizio d’Agostini, Consigliere fondatore di FOB e padre intellettuale del convegno "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile”. Il suo intervento ha rappresentato la chiusura di tale progetto e ha dato l’avvio al nuovo grande impegno per la Federazione: l’ambizioso progetto “Diritto alla verità”, che sarà anche il tema del prossimo convegno internazionale di FOB.

Si tratta della elaborazione e presentazione di un diritto completamente nuovo. Un diritto che dovrebbe essere adottato e attuato da tutte le nazioni se si vorranno affrontare per davvero le sfide presentate dalla società in rapidissimo mutamento. Sfide generate dalle moderne e velocissime tecnologie di comunicazione e diffusione di informazione e disinformazione, dal frenetico melting pot di culture generato dagli enormi flussi migratori in corso. Senza il “Diritto alla verità” difficilmente ci potrà essere una libertà di credo, per non parlare di molti degli altri diritti umani. Tanto meno si potranno davvero attuare le linee guida del programma FoRB (Freedom of Religion or Belief), adottato ben sei anni fa dall’Unione Europea ma che fatica ad affermarsi.

Di seguito il testo dell’intervento Il diritto alla "verità" di Fabrizio d’Agostini.

Le registrazioni video degli interventi saranno disponibili a breve.


Il diritto alla "verità"

Il Convegno "Diritto e libertà di credo in Europa – un cammino difficile" si fondava su alcuni diritti dati come impliciti. In particolare, tutti gli interventi e tutte le relazioni che lamentavano la violazione del diritto di credenza e religione o rivendicavano il diritto alla libertà di credenza e di religione o descrivevano fatti, eventi o situazioni, lamentavano e rivendicavano insieme anche un'altro diritto senza il quale ogni diritto civile e umano appare vano e cioè il diritto alla "verità"[1].

Erano sottintesi anche altri diritti, come il diritto alla "resistenza"[2] o quello allo "Stato di diritto"[3], ma quello alla verità mi sembra in certo modo precederli e fondarli tutti.

1. Il diritto alla verità come diritto autonomo

Crediamo che sia ormai indilazionabile considerare la "verità" come un bene giuridicamente protetto in sé e per sé[4].

La violazione della verità produce danni all'individuo, ma il danno sociale è assai più profondo.

Esistono nell'ordinamento italiano specifiche fattispecie penali e alcune anche civili che sanzionano il suo opposto, il "falso" come reato, ma il "bene protetto" non è la verità in sé e per sé, ma l'"affidamento", la "fiducia" che il codice traduce in "fede pubblica" e che attraverso norme sanzionatorie stabilisce per implicito l'obbligatorietà della corrispondenza alla realtà della condotta[5].

Invece non c'è nell'ordinamento italiano una norma che tuteli la verità in sé e per sé come diritto autonomo. Il "diritto alla verità" del resto non è presente in nessuna costituzione o legge fondamentale. Anche nei trenta articoli della Dichiarazione Universale il diritto alla "verità" non è dichiarato essere un diritto dell'uomo.

Ma a ben vedere, l'intero sistema dei diritti, in tutte le costituzioni, atti, documenti riconosce il diritto alla verità come suo presupposto implicito e lo lega allo Stato di diritto e alla forma di governo democratica liberale.

Nessun diritto civile del resto può sopravvivere all'assenza di verità e tutti svaniscono nella menzogna.

Il diritto alla verità è il diritto a conoscere come realmente stanno le cose

2. Dalla morale all'azione giusta

Parlare del diritto alla verità vuol anche dire parlare della falsità e dell'inganno.

Kant, "consapevole del diverso status del sapere e dell'agire", ritenne che la causa della diversità "andasse ricercata in quella "putrida piaga" della natura umana" che è la "facoltà di mentire". Kant pensava - purtroppo illudendosi - che l'argine a quella "putrida piaga" non fosse una difficile legge positiva e dovesse essere piuttosto la "legge morale" nel cuore dell'uomo[6].

La questione della verità, dunque attiene all'azione morale nell'uomo come individuo. Nel rapporto dell'individuo con gli altri diviene "politico" nel senso alto e nobile che il termine aveva nella "politeia" e senza soluzioni di continuità si traduce nell'azione giusta, quella basata sulla realtà, sul "così stanno le cose" (il termine greco "aletheia" che indica la verità, indica anche la "sincerità" e infine "la realtà stessa") ed è così che la verità che precede ogni menzogna sui diritti civili si traduce in giustizia sociale. "La giustizia è la prima virtù delle istituzioni sociali, così come la verità lo è dei sistemi di pensiero"[7].

3. La comunicazione

Dunque il diritto alla verità dovrebbe essere un diritto autonomo e la verità dovrebbe essere norma di condotta dell'azione sociale giusta.

Emerge in primo piano la questione dell'esame e commento della "comunicazione", sia quando si tratta dell'affermazione della verità sui diritti civili e in particolare sul diritto alla libertà di credenza e religione e sia quando si tratta della sua negazione o mistificazione.

Qual è dunque l'attuale situazione della comunicazione sui diritti di credenza e religione in Europa e più in generale nelle società tardo moderne occidentali formalmente governate da democrazie liberali?

La risposta non è particolarmente rassicurante.

Anche se i diritti dell'uomo e prima di tutti gli altri, quello di credenza e religione, sono intimamente legati alle democrazie liberali e sono nati all'interno dello stesso percorso storico, queste stesse democrazie liberali nelle quali si è affermato lo Stato di diritto, troppo spesso non sono governate dalla "verità" e dunque dalla "giustizia", ma dalla maggioranza e, quando in un'epoca si spegne la cultura della "verità", la maggioranza da storica manifestazione della democrazia, si riduce solo all'attribuzione del "potere di ... " e la "vita" dei diritti civili diviene allora faticosa quando non impossibile.

La questione per quanto riguarda i diritti di libertà di credenza e religione è una questione risalente, ma è divenuta particolarmente attuale in relazione all'aumento straordinario dei mezzi di comunicazione di massa e alla moltiplicazione incontrollata e incontrollabile delle fonti.

Al posto della legge morale nel cuore degli uomini sembra aver preso ben più vigore quella facoltà di mentire di cui si lamentava Kant.

È l'esplosione di internet e la potenza dei social media.

Questo ha trasformato dall'interno la qualità stessa della comunicazione facendo in modo che sempre più raramente potesse essere comunicazione della "verità" e veicolo di giustizia sociale (recenti questioni sulla manipolazione dei messaggi; sulle notizie false; sull'appropriazione di profili personali e distorsione della verità e delle intenzioni commerciali o peggio elettorali) e questa è spesso e sempre più diventata la comunicazione brutale della bugia, della notizia falsa, della propaganda, delle mezze verità.

Contemporaneamente con riguardo specifico ai social media la comunicazione è sempre più anonima, astratta, eterea, senza soggetto, quasi sorta dal nulla, moltiplicata all'infinito, spesso infame, spesso distruttiva.

Si tratta di temi attualissimi molto discussi ed è questa oggi la difficoltà più drammatica della ricerca della "verità".

È cambiata profondamente la qualità della comunicazione.

I Nuovi Movimenti Religiosi, i movimenti spirituali e le credenze minoritarie, sono e devono essere nella tarda modernità un elemento essenziale e costitutivo dell'identità democratica europea. Una identità che si è fatta faticosamente strada fra storici falsi, tesi prive di fondamenti scientifici, propaganda e disinformazione. Ed è tutta questa "non verità" che ha dato luogo ad alcune delle più grandi catastrofi del secolo scorso. Il tragico è che l'identità democratica in questi tempi nuovi ancora deve farsi strada nonostante autorità indipendenti e direttive sulla comunicazione radio televisiva.

Come recente conseguenza della trasformazione epocale dei mezzi e delle forme di comunicazione, le linee di flusso del potere politico, un tempo sempre dall'alto verso il basso, sono ormai e spesso dal basso verso l’alto e i disastri dei mezzi di comunicazione di massa quando disonesti incidono dunque direttamente senza mediazioni sulla costituzione di una democrazia matura e sui diritti civili e fondano invece le persecuzioni e le discriminazioni. Si tratta di una "disonestà" risalente. Nata insieme alla stampa e ai sistemi di propaganda. È solo la quantità e l'estensione divenuta enorme e lo spazio occupato dalla comunicazione attraverso internet, i social media, i cellulari, gli iPad, i Tablet, in tutte le sue forme, costituisce oggi la differenza rispetto a ieri, ma attualissimo rimane il monito di Simone Weil secondo la quale le pubblicazioni destinate "... a influire su ciò che si chiama opinione, cioè in realtà sulla condotta della vita, sono atti veri e propri e debbono essere sottoposti alle medesime restrizioni cui vengono sottoposti tutti gli atti. In altre parole, esse non devono recare nessun danno illegittimo a qualsiasi essere umano, e sopratutto non devono contenere alcuna negazione, esplicita o implicita, degli obblighi esterni verso l'essere umano ..."[8] o il monito altrettanto duro di Popper secondo il quale "occorre indurre i media a riconoscere e a dire la verità, a vedere i pericoli che loro stessi nascondono, a sviluppare, come tutte le istituzioni sane, un’autocritica e infine a correggersi. È un compito nuovo per loro. Il danno che provocano attualmente è grande”[9].

4. Il programma di FOB

È anche sulla base di questo quadro e dell'urgenza di cercare di riaffermare il valore della verità e della sua comunicazione che FOB ha promosso a gennaio dello scorso anno il Convegno su Diritto e libertà di credo in Europa e propone ora una riflessione e insieme un'intenzione sul "diritto alla verità".

Il progetto di FOB è un progetto scientifico e laico ed è quello di raccogliere la storia europea contemporanea della discriminazione delle minoranze di credenza e religiose, delle associazioni, delle chiese, dei movimenti spirituali e quella dei singoli membri e porre a confronto la "loro" verità.

Parallelamente, creare un archivio europeo della Cattiva Letteratura, Misleading Literature, raccogliendo monografie, articoli, scritti, registrazioni, interviste e programmi che dovessero essere giudicati una comunicazione contraria in tutto o in parte al "vero".

È questo in certo modo un progetto che vorrebbe essere per FOB la prosecuzione del Convegno  del quale oggi vengono presentati gli atti.

Infine la conclusione di questa presentazione è nel dialogo con cui Platone ricorda che la rinuncia a ricercare la verità da parte degli uomini saggi, la lascia in balia delle menti feroci e selvagge e segna la fine della civiltà.
Non poteva essere detto più semplicemente e meglio.

Note

[1] La nozione di verità utilizzata è quella realistica. Nel dialogo Cratilo, il grande dialogo sull’origine dei nomi, Socrate, rispondendo a Ermogene, sostiene che la cosa vera è "come stanno le cose". La nozione realistica dal dialogo platonico di allora ad ora è quella usata in logica, filosofia, politica e nella comunicazione di tutti i giorni (Franca D'Agostini, 2017).

[2] Il diritto di resistenza non è presente nella Costituzione italiana. Era stato inserito nell'art. 50 (poi art. 54) del progetto di costituzione nella commissione dei 75 su proposta dell'on. Giuseppe Dossetti. Il testo era: "Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino". La proposta non fu approvata.

[3] Lo Stato di diritto è un modello politico e si contrappone allo Stato di polizia. Ne ha precisato la portata il Kelsen e la scuola di diritto pubblico fiorentina. La convinzione che in uno Stato di diritto non ci fosse l'esigenza di prevedere espressamente il diritto di resistenza, è stata la ragione per la quale non è stata approvata la proposta di Dossetti.

[4] a questione è oggi discussa non senza difficoltà dalla filosofia, sociologia e politologia trattando dei diritti c.d. aletici (Franca D'Agostini, 2017).

[5] Codice penale, libro II, "Dei delitti contro la fede pubblica" ... artt. 453 - 498, falsificazione monete, valori bollati, stati, atti, etc.

[6] Z. Bauman, Stranieri alle porte, Laterza, 2018 p. 83.

[7] John Rawls, Una teoria della giustizia, Feltrinelli, 2010, p. 25.

[8] Simone Weil, La prima radice, SE, 31.

[9] Karl Popper, Lezioni di questo secolo, Marsiglio/Saggi, 1994, p. 80.

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Comunicato Stampa: Presentazione degli Atti del Convegno Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile Wed, 16 Jan 2019 12:02:42 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/516442.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/516442.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

"Diritto e libertà di credo in Europa,
un cammino difficile"
Presentazione degli Atti del Convegno


La Federazione è orgogliosa e lieta di annunciare il prossimo convegno, che si terrà a Firenze presso la prestigiosa Sala delle Feste di Palazzo Bastogi, in Via Cavour 18.
Oggetto dell'incontro sarà la presentazione degli atti del convegno internazionale tenutosi il 18 e 19 Gennaio 2018 proprio nella città culla del Rinascimento italiano, dal titolo Diritto e Libertà di Credo in Europa, un cammino difficile.
La partecipazione all'evento è libera con l'unico limite dei posti disponibili, per l'accreditamento contattare la segreteria all'indirizzo pressoffice@freedomofbelief.net


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Comunicato Stampa: ADHRRF si unisce a FOB Mon, 19 Nov 2018 11:44:46 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/504240.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/504240.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

La Association for the Defence of Human Rights and Religious Freedom (ADHRRF) si unisce a FOB


La Association for the Defence of Human Rights and Religious Freedom (ADHRRF), con sede in Spagna, Germania e Australia e volontari in vari paesi europei, è entrata a far parte della Federazione Europea per la Libertà di Credo (European Federation for Freedom of Belief, FOB).

Gli obiettivi che ADHRRF si prefigge sono:

  1. Difendere e promuovere i diritti umani in conformità con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (UDHR) e altre convenzioni internazionali
  2. Difendere e promuovere il diritto di ogni persona alla libertà di religione in conformità con l'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che prevede che ognuno abbia il diritto alla libertà di pensiero e di religione e che le credenze spirituali degli altri debbano essere rispettate.
  3. Difendere e promuovere il diritto di tutti gli individui, indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo di residenza, a non essere perseguitati o discriminati sulla base di credenze spirituali o religiose in conformità con l’UDHR.
  4. Nel pieno rispetto della legge, difendere e promuovere il diritto di tutti gli individui di esercitare la libertà di religione e di fede ovunque nel mondo, e, nel dovuto rispetto della diversità di religione e pensiero e in conformità con il diritto internazionale, difendere e promuovere il diritto di ogni individuo a condividere la propria fede con gli altri.
  5. Promuovere l'unità e il rispetto reciproco tra diverse confessioni religiose e tra diverse organizzazioni in tutto il mondo, indipendentemente dalla nazionalità, paese, religione o credo.

FOB condivide tali obiettivi, come evidenziato nello Statuto e nella pagina Chi siamo sezione FINALITÀ, e dà il benvenuto agli amici di ADHRRF, certi che il sodalizio renderà più facile la difficile strada che conduce al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.


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Comunicato Stampa: Lettera aperta al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, Prof. Giuseppe Conte Tue, 23 Oct 2018 17:50:11 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/498287.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/498287.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione.

Grazie per la cortese attenzione,

Freedom of Belief - Roma


  

Lettera aperta al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, Prof. Giuseppe Conte


llustre Prof. Giuseppe Conte,

la nostra Federazione opera sul territorio europeo per difendere e promuovere la libertà degli individui di credere e di non credere, un diritto che in Italia è garantito in primis dalla Costituzione, in altri paesi è tutelato dai rispettivi statuti e dai trattati internazionali, così come dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del dicembre 1948.

La libertà religiosa – la cui applicazione si estende ad atei, agnostici e non credenti come riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU, Kokkinakis c. Grecia par. 31) – e il rispetto della fede o non fede altrui non possono e non devono essere considerati alla stregua di un’elemosina che con degnazione venga concessa da un governo nazionale i cui principali rappresentanti siano contraddistinti da una data caratterizzazione confessionale, come pare aver voluto affermare la TV di Stato con la trasmissione «Porta a Porta» del 19 Settembre scorso.

Il principio della laicità dello stato affonda le proprie origini nei primordi della nostra Repubblica: di «libera Chiesa in libero Stato» parlava Camillo Benso di Cavour, e già dalla metà del XIX secolo lo Statuto Albertino veniva progressivamente plasmato in direzione di una sempre maggiore pluralità religiosa. Oggidì non sono più i tempi del «cuius regio, eius et religio»: in un’Europa multietnica e nell’era della globalizzazione essere Italiani non significa necessariamente essere Cattolici, né peraltro significa necessariamente essere religiosi, e non comporta un obbligo di osservanza di un dato credo. Dopo la triste parentesi del ventennio fascista, fu proprio la Costituzione della Repubblica a riaffermare il principio di una eguale libertà per tutte le confessioni religiose dinanzi alla legge.

Allargando un poco la prospettiva, dobbiamo riconoscere che viviamo in un momento storico di grande fermento per quanto attiene alla libertà religiosa e ai diritti umani. La nostra Federazione da tempo denuncia (peraltro proponendo e presentando concrete e articolate strategie di intervento) i moti liberticidi che serpeggiano in taluni paesi del mondo e si concretano in cieca intolleranza, in grave discriminazione e talvolta in dissennate persecuzioni, anche violente, per folli motivi legati all’appartenenza confessionale.

In sedi accademiche è stato debitamente discusso e documentato quale sia il processo di trasformazione che vede l’odio germinare, istigato nella società civile, e infine tramutarsi in sangue dopo aver attraversato le fasi dell’intolleranza (fomentata dalla propaganda) e della discriminazione (messa in atto sulla base di un'ideologia ormai consolidata).

La strada maestra – ben indicata – per prevenire simili abusi e per arrestare un tale processo di deriva sociale di cui già da tempo si avvertono le prime avvisaglie anche nel nostro paese, segna il suo cominciamento (la sua prima pietra miliare) nel dialogo genuino e privo di pregiudizi fra le istituzioni dello Stato e le singole organizzazioni religiose.

Le confessioni religiose tradizionali, le religioni minoritarie e tutti i cosiddetti nuovi movimenti religiosi (che, pur esigui in numero, sempre più seguito riscuotono fra la gente – si parla ormai di centinaia di migliaia di Italiani) possono esercitare un’influenza determinante nella risoluzione delle turbolenze sociali che di quando in quando si verificano nei più svariati ambiti esistenziali: lo Stato deve saper individuare quale sia l’esatta chiave di lettura dei fenomeni culturali che a quelle turbolenze si accompagnano e deve saper fare tesoro dell’alleanza con i gruppi religiosi tutti, giacché da questi potrà guadagnare assistenza ed aiuto concreto nell’appianare molte situazioni. Ibi semper est victoria, ubi est concordia, sentenziava nel I secolo a.C. Publilio Siro (uno schiavo divenuto artista e liberato grazie alle sue qualità intellettuali – giova ricordarlo per comprendere la genesi di un tanto semplice ma geniale pensiero – e per questo voluto a Roma da un grande condottiero come Giulio Cesare).

Nel nostro paese l’intolleranza religiosa ha raggiunto proporzioni che destano preoccupazione; tuttavia, fortunatamente, non siamo ancora in uno stato di cose paragonabile a quello che esiste in paesi come la Russia o la Cina: abbiamo ancora l’opportunità di interrompere la spirale dell’odio.

Se però la tutela dei diritti costituzionali non viene attivamente realizzata e garantita, inevitabilmente si finisce per spalancare la porta a delle derive liberticide.

La genesi sociale delle persecuzioni religiose comincia dall’intolleranza, prosegue con la discriminazione e sfocia poi nella persecuzione: è questa una tesi accademica accreditata che è stata esposta in dettaglio nel corso di un convegno tenutosi nel 2015 a Roma sotto l’egida dell’OSCE ed è stata ripresa e ricordata dal prof. Massimo Introvigne a conclusione del convegno internazionale “DIRITTO E LIBERTA’ DI CREDO IN EUROPA, UN CAMMINO DIFFICILE” che la nostra Federazione ha tenuto a Firenze in Gennaio di quest’anno, organizzato sotto gli auspici del Segretario Generale del Consiglio d'Europa, accreditato dai patrocini della Regione Toscana, dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE e dell’Università degli Studi di Firenze e insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica.

Riteniamo infatti che sensibilizzare ampiamente su questi temi sia ancor più importante in quei paesi dove apparentemente la libertà religiosa è garantita, proprio perché mancare di intervenire ogni qualvolta compaiono avvisaglie dell’intolleranza può risultare nell’innescarsi del meccanismo della discriminazione e dell’odio che portano, come conseguenza, alla persecuzione e da lì ancora più velocemente alla repressione violenta (proprio come sta avvenendo in Russia e, ancor più gravemente, in Cina).

In Italia potremmo dirci fortunati per l’eccellenza della nostra Costituzione; tuttavia, come ebbe a commentare un illustre intellettuale quale Piero Calamandrei nel suo celebre discorso tenuto a Milano nel gennaio del 1955:

«La nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è  una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere».

Gli insegnamenti di Calamandrei sono anche di grande attualità, poiché ci inducono a vigilare costantemente e responsabilmente sul rispetto e sull’attuazione della Carta Costituzionale: «Una democrazia in cui (…) ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società».

È all’insegna di questo eccelso ed illuminato principio di uno dei padri della Costituzione che Le chiediamo, Prof. Conte, di non permettere che la libertà religiosa venga declassata ad erogazione liberale dei potentati.

Facciamo altresì appello al Suo ruolo di capo di governo per demandare a chi di competenza una accurata revisione di quelle istituzioni che in anni recenti hanno dato segnali di difformità rispetto al dettato costituzionale e sono state oggetto di strumentalizzazione da parte di soggetti estranei a danno di singoli cittadini o di associazioni, a spese dei contribuenti.

Con l’unico obiettivo di una migliore relazione fra lo Stato e la popolazione, ci mettiamo a disposizione Sua e del Suo ufficio per fornire informazioni, programmi, consulenza e letteratura.

La ringraziamo sentitamente per l’attenzione.

Con reverenza

European Federation for Freedom of Belief (FOB)

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Comunicato Stampa: Altri confini Tue, 09 Oct 2018 10:29:33 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/495525.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/495525.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma



  

Altri confini


Attualmente molto si parla di confini. La difesa dei confini esterni dell'Europa; la difesa dei confini esterni dell'Italia.
Questa esigenza è divenuta una sorta di motivo ricorrente proprio mentre praticamente tutto dimostra l'inutilità della difesa dei confini esterni.

I paesi, i popoli, gli Stati sono da decine di anni invasi dalle multinazionali, Samsung, Nestlé e ancora Coca Cola e Mc Donald ... il sistema finanziario controlla l'Unione ed essere ricchi o poveri e poter lavorare o meno, dipende solamente dai movimenti finanziari e fiscali e dal costume e non certo da alcuni milioni di migranti che si affannano ad entrare in Europa.

In realtà come in tutte le diaspore della storia occidentale, alla fine le migrazioni dovrebbero essere un bene, ma anche ammettendo che non sia sempre così e che in qualche modo, che non vedo, si possano giustificare in maniera oggettiva i muri dell'Ungheria e si possa sostenere che siano stati e siano nell'interesse degli ungheresi, in un mondo globale l'invasione è già avvenuta ed è ormai completa,  presente nelle case delle famiglie ungheresi così come è presente fra le cataste di legna della via Pal o dell'Orto Botanico.

Vi sono però confini che davvero rischiano di venire attraversati e forse sono già stati ripetutamente attraversati. Sono confini ben più importanti di quelli segnati sugli atlanti politici e sono i confini che l'occidente si è dato nel 1948, dopo che armate formidabili avevano attraversato ogni confine possibile in tutti i continenti. Sono i confini segnati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; dall'atto fondativo dell'Unione Europea; dalla Costituzione italiana; nel '50, a Roma, dalla  Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali" (CEDU) e poi dalla carta di Nizza.

Questi confini, sono un modello di umanità e civiltà, sono sia la nostra identità sia i nostri confini e sono ben più importanti di quelli fisici, geografici.

Sono nelle dichiarazioni, nelle fondazioni, nelle convenzioni, nelle costituzioni. Sono  i confini dell'occidente e in particolare i confini dell'Europa.

Questi confini invisibili ma formidabili sono confini posti al pensiero, alle emozioni, alla comunicazione, alla morale. Sono i confini attuali dello spirito umano che dovrebbero essere difesi a tutti i costi.

L'evidenza è quello che si sente. È l'emozione che si prova. Con la nuova politica sulla migrazione di alcuni paesi comunitari, quello che è venuto meno è l'orgoglio di essere europei, la superiorità morale - per quanto tormentata - rispetto gli altri paesi e il grande senso di giustizia. Non valeva certo la pena perderli per difendere confini materiali.

Ormai quel confine invisibile è stato attraversato.

Resta la nostalgia.

Fabrizio d'Agostini

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Comunicato Stampa: FORB nell'UE e in Russia Thu, 27 Sep 2018 09:41:40 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/493589.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/493589.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma



  

FORB nell'UE e in Russia


Nell’anno del 70o Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, FOB fa appello agli Stati affinché implementino FORB nel Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Il presidente di FOB, Avv. Amicarelli e altri delegati hanno partecipato all’evento FORB IN EU AND RUSSIA, organizzato dall’associazione accreditata dell’UN ECOSOC, “Fundacion Vida”, durante la 39a sessione del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra il 18 settembre 2018.

L’evento FORB IN EU AND RUSSIA è stata un’occasione per condividere punti di vista coi partecipanti che ha incluso anche membri delle delegazioni e anche del Consiglio dei Diritti Umani.

Il forum, moderato da Christine Mirre del CAP LC, ha incluso Thierry Valle direttore del CAP LC, federato con FOB, Ivan Arjona-Pelado di "Fundacion VIDA”, che ha ospitato l’evento, Michele, anche noto come Michael Amicarelli, fondatore di "The Early Light”, e Alessandro (Alex) Amicarelli, presidente del "European Federation for Freedom of Belief (FOB)".

Gli oratori hanno argomentato riguardo a numerosi aspetti della libertà di religione e di credo nel mondo, focalizzandosi sull’Europa e sulla Russia, e da differenti prospettive, come filosofia, legge e patrocinio, e hanno riportato numerosi casi di discriminazione religiosa e perfino di persecuzione.

Ivan Arjona-Pelado ha evidenziato casi di discriminazione specialmente in Ungheria e nella Federazione Russa mettendo in rilievo che “mentre sempre più Paesi europei rispettano e proteggono il diritto di libertà di religione degli Scientologi, altri devono ancora imparare intensivamente ad applicare correttamente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

Thierry Valle del CAP LC, federato con FOB e l’accreditata Coordinazione di Associazioni e Privati per la Libertà di Coscienza dell’ UN ECOSOC ha dichiarato: «In questo 70o anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, “la CAP Liberté de Conscience", sollecita le autorità a implementare il pluralismo religioso per tutti».

Michele (Michael) Amicarelli, fondatore del "The Early Light", ricordando alcuni postulati filosofici di libertà ha dichiarato che “gli esseri umani sono veramente liberi quando possono realizzare i propri scopi della vita purché non interferiscano con la libertà delle altre persone e non violino la legge costituita”,  specificando a riguardo che “la vera libertà permette alla libera volontà degli individui di esercitare libere azioni senza alcun onere che possa impedire loro di agire in tal modo; tale libertà contribuirà possibilmente  al bene e alla gioia degli altri".

Il nostro presidente, rappresentando FOB, ha concluso la sessione con un discorso sul dovere degli Stati di riconoscere e implementare la libertà di religione e credo degli individui e dei gruppi in modo eguale.

Ha richiamato il Convegno Internazionale sulla Libertà di Credo in Europa, tenutosi a Firenze nel gennaio 2018, e  ha menzionato l’Appello della Federazione Europea per la Libertà di Credo (FOB) alle nazioni europee per la promozione e la realizzazione del Diritto alla Libertà di Credo, di Pensiero, di Coscienza e di Religione in Europa, facendo notare che gli Stati dovrebbero astenersi dall’imporre quelle restrizioni che limiterebbero la libertà di religione e di credo (FORB) degli individui e dei gruppi al di là di ciò che è permesso dalle disposizioni di legge internazionali sui diritti umani e al contrario fare il loro meglio per migliorare l’umanità, la giustizia e la pace per tutti gli individui in linea con le disposizioni di legge internazionali ed europee

Ha ricordato il recente Ministeriale per il Progresso della Libertà di religione nel mondo, chiamato e ospitato dal Segretario di Stato Michael Pompeo che fu tenuto a Washington DC dal 23 al 27 luglio 2018, dove il presidente parlò della persecuzione religiosa in Cina, riferendo la dura persecuzione sofferta dagli Uiguri musulmani, e in seguito focalizzandosi sui ricorsi che ha presentato al Gruppo di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria delle Nazioni Unite a Ginevra, per conto dei membri della “Chiesa di Dio Onnipotente"; questi reclami hanno ricevuto il supporto di Lord Alton di Liverpool nel Parlamento Britannico e di Lord Ahmad di Wimbledon per il Governo Britannico.

Il Ministeriale, ha detto, "è stato un evento eccezionale in cui rappresentanti di 87 governi e organizzazioni internazionali hanno discusso questioni relative al FORB e il modo per facilitare il suo miglioramento nel mondo. Il risultato di quell’evento è stata la creazione di un movimento internazionale per la libertà di credo di cui FOB è orgogliosa di essere membro e a cui siamo lieti di contribuire".

Ha sottolineato che “dobbiamo continuare a lavorare insieme ed espandere il network tenendo un occhio sulle questioni in giro per il mondo. Parimenti è vitale dare visibilità tal nostro lavoro e lavorare in stretta collaborazione con gli enti e i rappresentanti delle organizzazioni nazionali e internazionali al fine di costruire una società migliore e più unita".

Egli ha poi concluso il suo discorso dicendo che "invero le persone hanno un naturale diritto alla libertà e questa libertà fu sancita 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e in altri strumenti internazionali e regionali quali le Convenzioni Internazionali delle Nazioni Unite del 1966 e la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo del 1950. Mentre gli Stati devono riconoscere le libertà dei popoli, e il popolo deve godere delle loro libertà nel rispetto della legge, gli stessi Stati non dovrebbero imporre restrizioni ingiustificate, dirette solamente ad impedire alle persone di godere delle loro libertà, e qualunque limitazione alle libertà personali dovrebbe essere diretta solamente a rispettare egualmente tutte le persone".

La Federazione Europea per la Libertà di Credo (FOB) e associati sono obbligati a facilitare il cambiamento e il miglioramento di FORB in Europa, in Russia, e nel resto del mondo.

Federazione Europea per la Libertà di Credo (FOB)

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Comunicato Stampa: Appello al Ministro dell’ Economia Giovanni Tria Sat, 01 Sep 2018 11:48:58 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/490273.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/490273.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma



  

Appello al Ministro dell'Economia Giovanni Tria





29 agosto 2018

Stimato Ministro Giovanni Tria,

Le auguriamo una proficua visita in Cina nell’interesse dell’economia italiana.

Nello scorso mese di luglio l’Italia ha partecipato ufficialmente alla Ministeriale per Promuovere la Libertà Religiosa a Washington, dove 82 Paesi si sono solennemente impegnati a fare della libertà religiosa un principio irrinunciabile delle relazioni internazionali.

Ci auguriamo che gli eccellenti rapporti economici che l’Italia intrattiene con la Cina siano occasione di sollevare con i suoi interlocutori cinesi il problema delle gravissime violazioni della libertà religiosa, peggiorate con la nuova normativa introdotta nel 2018.

Fonti accademiche stimano che un milione e mezzo di cinesi siano detenuti in campi di “trasformazione attraverso l’educazione” per le loro credenze religiose, compresi musulmani di etnia uigura e di altre etnie, buddhisti tibetani, cristiani di varie denominazioni e membri di nuovi movimenti religiosi classificati come “insegnamenti eterodossi” (xie jiao) e diffamati con persistenti campagne di fake news, tra cui la Chiesa di Dio Onnipotente e il Falun Gong. Numerose organizzazioni non governative hanno documentato arresti di massa, esecuzioni extra-giudiziarie, tortura. Anche nelle comunità religiose controllate dal governo, la religione è trattata come la pornografia, nel senso che ogni attività religiosa, compreso il semplice accesso nei luoghi di culto, è vietata ai minorenni.

L’Italia è meritoriamente in prima linea nella difesa della libertà religiosa a livello internazionale. Confidiamo che la sua visita in Cina sia occasione per ribadire questa posizione.

CAP LC - Coordination des Associations et des Particuliers pour la Liberté de Conscience
CESNUR – Center for Studies on New Religions
EIFRF - European Inter-Religious Forum for Religious Freedom
FOB – European Federation for Freedom of Belief
FOREF – Forum for Religious Freedom Europe
HRWF – Human Rights Without Frontiers
LIREC – Center for Studies on Freedom of Belief, Religion and Conscience
ORLIR – International Observatory of Religious Liberty of Refugees
Soteria International

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VITTORIA DEI DIRITTI UMANI. LA LIBERTÀ VINCE SULL'INTOLLERANZA RELIGIOSA Wed, 15 Aug 2018 19:38:25 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/488963.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/488963.html F.O.B. F.O.B.   

È stata accolta la richiesta di Sorella Zou Demei di sospendere la procedura di estradizione in Cina.


14 agosto 2018 — Ieri, 13 agosto, il Consiglio per gli Appelli sull’Immigrazione ha concesso il posticipo all’allontanamento della leader di quattro province cinesi della Chiesa di Dio Onnipotente che doveva essere estradata in Cina dopo il 15 agosto.

Il 13 agosto Bitter Winter ha riferito che l’avvocato Russell Abrutyn ha depositato al Consiglio per gli Appelli sull’Immigrazione statunitense un appello urgente per sospendere la procedura di estradizione in Cina di Sorella Zou Demei, la leader di quattro province cinesi della Chiesa di Dio Onnipotente che era entrata negli Stati Uniti con un passaporto falso e che doveva essere estradata in Cina dopo il 15 agosto.

Siamo lieti di informare che la richiesta è stata accolta.



Ora il Consiglio esaminerà il merito della questione. La battaglia legale è lontana dall’essere conclusa, ma si è evitato il rischio imminente che Sorella Zou fosse rimpatriata in Cina, dove sarebbe stata arrestata e avrebbe rischiato anche l’esecuzione capitale.

L’avv. Abrutyn ha commentato che “Tutto ciò è stato reso possibile dal sostegno ricevuto dalla comunità internazionale dei difensori dei diritti umani e dai membri della Chiesa di Dio Onnipotente amici della Sig.ra Zou”. Ora questo sostegno è necessario per i prossimi passi legali che la Sig.ra Zou deve affrontare.

Fonte:  https://bitterwinter.org/the-motion-for-stay-of-removal-to-china-of-sister-zou-demei-has-been-granted/

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Comunicato Stampa: Appello urgente alla Cancelliera Angela Merkel Sun, 05 Aug 2018 10:58:46 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/488160.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/488160.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma


 


La Federazione Europea per la Libertà di Credo (Freedom of Belief - FOB) assieme alle sue federate CAP-LCD, EIFRF e altre ONG di vari paesi europei ha presentato un appello alla cancelliera tedesca chiedendole di intercedere in difesa della libertà di credo di un Cristiano cinese che rischia la vita.

 

Appello urgente alla Cancelliera Angela Merkel

Stimata cancelliera Merkel,

siamo un gruppo di ONG attive nel campo della libertà religiosa e scriviamo a riguardo della situazione d’urgenza di una rifugiata cinese, la signora Zhao, attualmente detenuta ad Ingelheim, presso l’Aufsichts-und Dienstleistungsdirektion Landeseinrichtung für Asylbegehrende und Ausreisepflichtige, dopo che si è opposta al rimpatrio forzato in Cina, il 9 luglio.

La sollecitiamo a considerare che, nel caso la signora Zhao sia rimpatriata in Cina, sarebbe sicuramente arrestata e, durante la custodia, potrebbe essere sottoposta a tortura o “scomparire”.

La signora Zhao è membro della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO), conosciuta anche sotto il nome di Lampo da Levante, un nuovo movimento religioso cristiano cinese, fondato nel 1991, il cui insegnamento fondamentale è che Gesù è tornato sulla Terra incarnato sotto forma di Dio Onnipotente, una donna cinese che attualmente vive negli Stati Uniti.

La CDO insegna che il Partito Comunista Cinese (PCC), che ha costantemente perseguitato i cristiani, è una manifestazione del gran dragone rosso malvagio del libro dell’Apocalisse e che il dragone cadrà sotto il peso dei suoi errori. La CDO non propugna nessuna rivoluzione ed è un movimento religioso non violento. Di fatto, tutti gli studiosi accademici occidentali che hanno studiato la CDO hanno smontato come fake news l’accusa di un crimine che il movimento avrebbe commesso, diffusa dal regime comunista.

A causa sia delle sue credenze che della sua espansione fenomenale (nel 2014, fonti del PCC le attribuivano quattro milioni di membri), la CDO è stata perseguitata fin dall’inizio degli anni Novanta e dal 1995 è stata inclusa nella lista ufficiale di xie jiao.

Gli xie jiao (normalmente tradotto con “sette malvagie”, ma in effetti dal significato di “insegnamenti eterodossi”) sono movimenti non approvati dal governo. Essere attivo in uno xie jiao è un reato punito dall’art. 300 del Codice Penale cinese con una pena detentiva da 3 a 7 anni “o più”.

La CDO afferma che più di 300.000 dei suoi membri sono stati arrestati, più di 40.000 torturati, migliaia detenuti nei temuti campi di “trasformazione attraverso educazione”, e più di 30 morti in prigione in circostanze altamente sospette. In diversi casi, i corpi restituiti alle famiglie hanno organi mancanti, prova del fatto che l’infame pratica della “raccolta di organi” è stata estesa ai prigionieri della CDO. Gli studiosi non sono in grado di confermare questi dati precisi, ma li considerano credibili, visto che media e documenti cinesi riferiscono settimanalmente che centinaia di membri della CDO sono stati arrestati.

Un documento riservato del PCC, trapelato ai media occidentali, indica che nel 2018 è stata lanciata una nuova massiccia campagna per “sradicare” la CDO. Migliaia di membri sono stati arrestati e tale numero sta ancora aumentando.

Coloro che hanno richiesto asilo all’estero vengono considerati come membri della CDO particolarmente pericolosi e come cittadini sleali, e sono candidati prioritari per le più severe pene carcerarie, con serio rischio di tortura e omicidio extra-giudiziale.

Sollecitiamo la Germania a onorare la sua ben nota tradizione di protezione dei diritti umani e della libertà religiosa e a non rimandare la signora Zhao, e altri membri della CDO in condizioni simili, ai suoi persecutori, concedendo loro l’asilo che meritano.

1 agosto 2018

CAP-LC – Coordinamento delle associazioni e dei singoli per la libertà religiosa
CESNUR
 – Centro studi sulle nuove religioni
EIFRF
 – Forum inter-religioso europeo per la libertà religiosa
FOB
 – Federazione europea per la libertà di credo
FOREF
 – Forum europeo per la libertà religiosa
HRWF
 – Human Rights Without Frontiers
LUREC
 – Centro per gli studi sulla libertà di credo, religione e coscienza
ORLIR
 – International Observatory of Religious Freedom of Refugees
Soteria International
 


Fonte: https://it.bitterwinter.org/appello-urgente-alla-angela-merkel/

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Comunicato Stampa: Al Campidoglio di Washington “Bitter Winter” apre la Settimana per la libert à religiosa Thu, 26 Jul 2018 15:32:26 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/487426.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/487426.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma


 

 
24 luglio 2018 – Il Presidente della European Federation for Freedom of Belief (FOB) Avvocato Alessandro (Alex) Amicarelli, ha partecipato all’evento di apertura che ha dato inizio alla Settimana per la Libertà Religiosa (Religious Freedom Week) tenutosi nella sede del Senato Americano a Washington e organizzato dal Segretario di Stato Michael Pompeo.
L’Avv. Amicarelli è da tempo attivamente impegnato nell’aiutare, assieme al Direttore del CESNUR* Prof. Massimo Introvigne e la diplomatica Lituana e Presidente dell’ORLIR** Rosita Šoryt�-, nel contrastre le persecuzioni i membri di parecchie minoranze religiose, inclusa la Chiesa di Dio Onnipotente, un nuovo movimento religioso nato in Cina negli anni 90 di cui era presente una delegazione a Washington.

Il Presidente di FOB ha affermato: "Negli ultimi anni siamo stati testimoni di un aumento della pratica e e di una cultura della violenza e intolleranza contro minoranze religiose, particolarmente in alcune aree della Russia e in Cina; e i paesi occidentali non sono stati esenti dagli effetti di tali problemi" e ha aggiunto "C’è una effettiva necessità di aumentare gli standard di protezione e di attuare per davvero la Libertà di Credo e Religione nel mondo. Apprezziamo molto l’iniziativa del Segretario di Stato Pompeo che ha avuto una grande idea organizzando un evento di questa importanza che raduna gli esperti di parecchi paesi", ha concluso affermando: "Questa di oggi è una chiamata per le persone di buona volontà, ce ne sono molte nel mondo, iniziando da tutti quelli che sono qui oggi. Lavoriamo uniti e continuiamo a lavorare assieme. Valorizziamo tutti i nostri sforzi e lavoriamo ancor di più. Educhiamo la gioventù sull’importanza della libertà di religione e credo. Continuiamo a sollecitare i parlamentari e gli altri rappresentanti dello Stato per renderli consapevoli di tutti i problemi che riguardano le minoranze religiose. Lavoriamo assieme per rendere la libertà di religione e credo una realtà senza eccezioni!


* CESNUR, Center for Studies on New Religions - www.cesnur.org ** ORLIR, International Observatory of Religious Liberty of Refugees - www.orlir.org
 
 
 
Avv.Alessandro (Alex) Amicarelli

Il primo evento collaterale di una settimana che a Washington vede riunite 80 delegazioni straniere è stato ospitato da Bitter Winter e dedicato alla persecuzione di uiguri, Falun Gong e Chiesa di Dio Onnipotente in Cina.

80 delegazioni straniere sono arrivate a Washington il 23 luglio, invitate dal Segretario di Stato Mike Pompeo, per il primo summit intitolato “Ministerial to Advance Religious Freedom” che proseguirà tutta la settimana.

Oltre all’incontro plenario sono in programma diversi eventi collaterali, alcuni di essi al Campidoglio. Il primo è stato ospitato da Bitter Winter e da diverse comunità religiose perseguitate in Cina.
Il direttore, Massimo Introvigne, ha presentato il periodico, ha discusso la “riforma attraverso i campi rieducativi” in Cina e ha parlato delle massicce campagne di fake news scatenate dal Partito Comunista Cinese per diffamare la Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) e altri gruppi perseguitati in quanto “eterodossi”.

Rosita Šoryt�-, presidente dell’Osservatorio internazionale per la libertà religiosa dei rifugiati, ha rivolto un appello affinché una maggiore presa di coscienza della persecuzione in atto in Cina porti alla concessione dell’asilo politico ai rifugiati della CDO, facendo riferimento anche al caso di Zhou Demei a Detroit, una leader di quella Chiesa che rischia il rimpatrio e quindi la condanna a morte.

L’avvocato Alex Amicarelli, presidente della European Federation for Freedom of Belief (FOB), ha fornito i dettagli dei casi presentati al Gruppo di Lavoro dell’ONU sulla Detenzione Arbitraria, che ha sede a Ginevra, contro la Cina e in favore di due fedeli della CDO detenuti nel Paese asiatico.
Prima della discussione, i partecipanti hanno ascoltato testimonianze commoventi da parte e a nome di vittime della tortura in Cina appartenenti alla CDO, al Falun Gong e all’etnia uigura.

La storia di un milione di uiguri detenuti in quei terribili campi, fra cui calciatori famosi, attori, intellettuali, i resoconti di torture e di prelievi forzati di organi per praticanti subite dai fedeli del Falun Gong e gli episodi di violenza sistematica contro i cristiani della CDO che sono stati riferiti hanno persino commosso il pubblico tra i quali erano presenti accademici, politici e diplomatici esperti, nonché attivisti dei diritti umani.


Rosita Šoryt�-, Massimo Introvigne e Alessandro Amicarelli
 

 


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Comunicato Stampa: ARRESTATI OLTRE MEZZO MIGLIAIO DI FEDELI DELLA CHIESA DI DIO ONNIPOTENTE Mon, 16 Jul 2018 09:40:14 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/486251.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/486251.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma







14 luglio 2018 - In Cina la libertà religiosa, se così si può chiamare, è concessa solo ad alcune “Chiese di Stato” approvate dal governo totalitario del Partito Comunista Cinese. Tutte le altre comunità religiose non sono ammesse.

Dal 1995 il governo ha stilato una lista, periodicamente aggiornata, di cosiddetti 
Xie Jiao (letteralmente “insegnamenti eterodossi”) che sono considerati fuorilegge.
L’articolo 300 del Codice Penale cinese prevede il carcere da 3 a 7 anni “o più” per la sola appartenenza attiva ad un movimento religioso che appare nella lista degli Xie Jiao.
Il governo ha anche istituito una polizia speciale per estirpare questi movimenti.

Purtroppo la persecuzione di stato non si limita a togliere la libertà e sempre più spesso si parla torture e di uccisioni in carcere, come nel caso di He Chengrong, dirigente della Chiesa di Dio Onnipotente arrestata, torturata e uccisa in carcere, poi cremata contro il volere della famiglia per occultare le prove degli abusi.
È la legge stessa che lo prevede, la persecuzione è codificata nell’ordinamento: se appartieni ad un gruppo religioso non approvato dallo stato finirai in carcere.
E negli ultimi mesi il governo cinese ha dato un giro di vite ed è passato agli arresti di massa.

Il 26-28 giugno, nella Provincia di Liaoning, un’operazione di polizia su vasta scala denominata “Operazione Tuono” ha condotto all’arresto di un enorme numero di membri di questo nuovo movimento religioso Cristiano. In soli tre giorni, più di 500 fedeli della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati arrestati in tutta la provincia, costringendo migliaia di persone a fuggire dalle loro case.

Il numero di arresti continua a crescere. Il 26 giugno, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza di Liaoning ha radunato tutte le forze di polizia dando il via agli arresti, con appostamenti e l’utilizzo di informazioni raccolte in precedenza tramite monitoraggio e sorveglianza dei membri della Chiesa.
In alcuni casi, per procedere agli arresti, sono entrati nelle case fingendosi idraulici o corrieri.

Quasi 300 persone sono state arrestate a Dalian e Panjin, 47 a Dandong, 39 a Chaoyang, 36 a Benxi, 23 a Jinzhou, 19 a Shenyang, 14 a Fuxin, 9 a Fushun, 8 a Huludao, 5 a Yingkou, 2 a Tieling, e una in Anshan. Le loro case sono state perquisite e la polizia ha sequestrato e portato via una grande quantità di libri sulla religione e sulla Chiesa, come pure oggetti personali.
Una fonte del governo del CPP (Chinese Communist Party – Partito Comunista Cinese) ha rivelato che questa operazione speciale era stata classificata come top secret.

Per prevenire eventuali fughe di notizie prima degli arresti, il governo ha mantenuto segrete le informazioni sull’obiettivo dell’operazione agli agenti di polizia e li ha inviati intenzionalmente in altre aree durante l'operazione. Agli agenti è stato chiesto di firmare un accordo di riservatezza.
Le autorità hanno fornito l'elenco dei nomi soggetti a mandato di cattura solo il 26 giugno, dieci minuti antecedenti all'inizio dell'operazione.

Gli agenti di polizia hanno anche ricevuto un avviso tramite la chat WeChat, piattaforma social cinese, nella quale si chiedeva loro di lavorare giorno e notte per portare a termine tutti gli arresti.
Sulla base delle informazioni provenienti da fonti che desiderano rimanere anonime, già a febbraio e marzo, il governo Comunista Cinese aveva emesso un certo numero di informative riservate che ordinavano la messa in atto di punizioni e arresti globali nei confronti dei fedeli dalla Chiesa di Dio Onnipotente.
Hanno persino ingaggiato forze a livello nazionale, ordinando alla polizia di diverse regioni, uffici deputati, uffici per gli affari civici e comitati di quartiere, di rintracciare membri della Chiesa, mobilitando addirittura comitati dei villaggi, pensionati, addetti alle pulizie e amministratori di condomini affinché partecipassero all'operazione.

Il governo Comunista Cinese aveva attuato un piano per schedare tutti i membri della Chiesa di Dio Onnipotente, i cui casi sono stati documentati e sono ben noti, come pure tutti i familiari di chi era fuggito all'estero e aveva presentato domanda di asilo in altri paesi, al fine di arrestarli tutti con un solo blitz il 26 giugno.
La Chiesa di Dio Onnipotente sta subendo le persecuzioni più dure e più severe di tutte le chiese presenti sul territorio cinese.

La costituzione e la rapida crescita di questa Chiesa sono state una costante fonte di timore per il governo Comunista Cinese e in più occasioni i vertici del governo cinese hanno emanato ordini segreti di sradicare la Chiesa di Dio Onnipotente. La Chiesa denuncia che nel periodo dal 2011 al 2013 sono stati arrestati ben 380.000 dei suoi membri.
Un'altra lunga ondata di arresti è seguita nel 2014.
A partire dal gennaio del 2018, il governo della Repubblica Popolare Cinese ha ancora una volta lanciato un'operazione nazionale prendendo direttamente di mira la Chiesa di Dio Onnipotente.
A maggio, i membri della Chiesa nella provincia di Jiangsu e nella città di Chongqing hanno subito contemporaneamente arresti e repressioni su vasta scala: almeno 120 persone sono state arrestate.

Fonte: https://bitterwinter.org/half-a-thousand-members-of-the-church-of-almighty-god-arrested/

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Comunicato Stampa: Pieno successo del Summit per la Fede e la LIbertà di Bruxelles Mon, 09 Jul 2018 14:26:50 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/485639.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/485639.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con richiesta di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma



Mettere in pratica in Europa i valori che predichiamo

Lo scorso 28 Giugno a Bruxelles, nei locali della prestigiosa Bibiolteca Solvay, presso il Parlamento Europeo, si è svolto con successo il Summit 2018 per la Fede e la Libertà. Relatori e partecipanti da diversi paesi hanno dato vita a un convegno di un giorno intero, dalla fitta agenda, che si è occupato di numerosi aspetti della tutela della libertà religiosa e di credo in Europa e delle sfide che essa si trova ad affrontare nella società moderna.

L’importanza e il valore di questo summit risiede nell’aver focalizzato e scandagliato le problematiche in cui s’imbattono in Europa i gruppi religiosi e spirituali assieme ai loro fedeli, con particolare riferimento agli obblighi che i diversi governi dovrebbero avere in fatto di promozione ed attuazione concreta della libertà di religione e credo di quegli stessi gruppi in conformità agli standard internazionali dei diritti umani.

Numerose e di grande interesse, le relazioni e le tavole rotonde (partecipate da eminenti figure accademiche, docenti, avvocati ed attivisti) si sono concentrate sulle più svariate questioni, spaziando dai problemi affrontati da singoli individui e gruppi, alle attività delle ONG, fino ai provvedimenti intrapresi in Europa in questo settore dalla politica, nonché le implicazioni di tipo normativo legate alla religione.

Fra i relatori: il noto giurista e studioso Vincent Berger, che da 37 anni fa parte del collegio dei giureconsulti della Corte Europea dei Diritti Umani; il parlamentare Bob McEwen, già membro della delegazione americana presso il Parlamento Europeo; Jan Figel, inviato speciale dell’UE per la promozione della libertà di religione o credo al di fuori dell’Unione; Amjad Bashir, europarlamentare e membro del comitato per gli affari esteri del Parlamento Europeo; Salvatore Martinez, rappresentante per la presidenza dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) nonché presidente dell’Osservatorio sulle minoranze religiose nel mondo e sul rispetto della libertà religiosa presso il Ministero degli esteri italiano; Patricia Duval, avvocato del foro di Parigi specialista in diritti umani; Ahmed Shaheed, relatore speciale sui diritti umani per le Nazioni Unite; Bashy Quraishy, segretario generale dell’EMISCO; Sam Brownback, ambasciatore americano con delega internazionale per la libertà religiosa; Eric Roux, presidente di EIFRF, Forum Interreligioso Europeo per la Libertà di Religione; Martin Weightman, direttore di All Faiths Network; Marco Ventura, professore di diritto e religione presso l’Università di Siena; Ivan Arjona Pelado, direttore dell’ufficio europeo per i diritti umani della Chiesa di Scientology; Hans Noot, direttore della Fondazione Gerard Noodt; Greg Mitchell, condirettore della Tavola Rotonda Internazionale per la Libertà Religiosa; Thomas Schirrmacher, presidente della Società Internazionale per i Diritti Umani; Juan Ferreiro Galguera, professore di diritto e religione presso l’Università di La Coruña; Rosita Šoryt�-, funzionaria della diplomazia per il governo della Lituania e presidente di ORLIR, Osservatorio Internazionale sulla Libertà Religiosa dei Rifugiati; Kristina Arriaga de Bucholz, commissaria USCIRF e vicedirettore della commissione stessa; Willy Fautré di Human Rights without Frontiers.

FOB era rappresentata dal nostro presidente, Avv. Alessandro Amicarelli, che ha moderato la sessione su diritto e religione e l’ha conclusa rendendo questa incisiva dichiarazione:

"I fatti dimostrano che la maggior parte dei casi di violazione della FoRB (libertà di religione e credo) è dovuta ad una legislazione ingiusta o implicitamente discriminatoria, oppure ad un’applicazione scorretta della legge tale da imporre restrizioni e limitazioni ai gruppi spirituali e religiosi. Naturalmente ciò ci induce a porci questa domanda: vi è realmente la necessità di regolamentare la religione e la spiritualità in Europa ponendo delle restrizioni e delle limitazioni alla libertà religiosa e di credo? E se sì, come? La risposta risiede nelle leggi internazionali in tema di diritti umani che hanno sviluppato la protezione di FoRB mediante diversi punti. Mentre la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani aveva statuito ancora nel 1948 gli standard minimi per la tutela della libertà religiosa e di altri diritti, in seguito gli strumenti normativi come la Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite del 1966 e la Convenzione Europea sui Diritti Umani del 1950 (più altre) stabilirono che quegli standard minimi dovevano essere legalmente vincolanti per gli stati. Nei decenni successivi, il Consiglio per i Diritti Umani e la Corte Europea dei Diritti Umani, assieme ad altri organismi internazionali, hanno emanato numerose sentenze, pronunciamenti, raccomandazioni e risoluzioni a proposito di libertà di pensiero, coscienza, religione e credo. Tutte queste sentenze e giudizi, tanto quanto altri documenti ufficiali a livello internazionale, vanno a comporre un corpus normativo davvero massiccio, che fornisce ogni linea interpretativa e di intendimento che possa servire alle autorità nazionali per adeguarsi alle leggi internazionali sui diritti umani nel momento in cui promulgano nuove leggi o si occupano a diversi livelli di questioni di libertà di religione e credo. Gli stati hanno tutti i mezzi di cui necessitano per tutelare e mettere in atto per davvero la libertà di religione e di credo. Trasformare la teoria in pratica costituisce l’elemento essenziale e indispensabile perché si dia l’avvio al cambiamento e si possa finalmente sancire la libertà di religione e di credo per tutti".

In effetti, ogni restrizione e limitazione deve avvenire in conformità alla legge e la legge stessa deve essere equa e rispettosa dei principi stabiliti dal diritto internazionale.

Questo convegno ha concesso un’occasione ad ogni partecipante per dare un messaggio forte alle nazioni europee affinché si mettano in pratica in Europa i valori che si predicano, come suggerisce il tema stesso dell’evento.

Tale messaggio si innesta perfettamente nel solco delle altre iniziative che noi di FOB abbiamo intrapreso, fra cui in particolare il nostro Appello alle Nazioni indetto a Firenze in gennaio 2018 e presentato al palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra lo scorso marzo; un documento che viene promosso e divulgato in continuazione quale banco di prova per mostrare che gli stati possiedono tutti i mezzi di cui necessitano per tutelare e mettere in atto per davvero la libertà di religione e di credo in Europa: trasformare la teoria in pratica costituisce l’elemento essenziale e indispensabile perché si dia l’avvio al cambiamento!

Nel corso dell’ultima sessione, sono pervenute alcune buone notizie dall’Italia dove a due fedeli della Chiesa di Dio Onnipotente (Church of Almighty God, CAG), una minoranza cristiana gravemente perseguitata in Cina, era appena stato concesso lo status di rifugiato grazie a una sentenza di tribunale che si era pronunciata a proposito di un rifiuto che essi avevano invece ricevuto dalla commissione per i rifugiati.

Molti membri di questo gruppo religioso fuggono dalla Cina e cercano di trovare asilo in Europa, tuttavia a molti di loro viene rifiutata la protezione internazionale siccome le autorità del paese in cui si trovano non conoscono l’attualità delle persecuzioni del loro gruppo in Cina, anche perché quegli stessi stati collaborano con la Cina per contrastare alcuni gruppi considerate sette e deportare i loro membri.

FOB e le associazioni sue confederate, assieme ad altri gruppi di lobby, operano con persistenza e costanza per tenere accesi i riflettori sulla persecuzione dei membri della Chiesa di Dio Onnipotente e sulla necessità che essi vengano liberati in Cina e accettati con lo status di rifugiato in Europa laddove lo richiedano.

Recentemente il nostro presidente, in qualità di avvocato internazionalista e specialista in diritti umani con studio a Londra ha depositato due querele presso il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite per conto di membri della CAG sottoposti a fermo in Cina per motivi di fede, ossia espressamente solo per la loro appartenenza a quella comunità religiosa.

Le autorità delle nazioni europee devono rendersi conto che è giunta l’ora di accogliere tutti coloro che sono vittima di persecuzione o che potrebbero diventarlo, a causa della loro fede o del loro credo nei rispettivi paesi, e quindi prendere provvedimenti, in maniera costruttiva, per fare in modo che possano stabilirsi in Europa celermente e con soddisfazione di tutti, e che possano godere pacificamente della loro libertà di religione e di credo in conformità alle norme internazionali ed europee.

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Comunicato Stampa: Contributo di FOB all'evento Deterioramento della Libertà Religiosa nell'Europa dell'Est Tue, 03 Apr 2018 08:40:59 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/475120.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/475120.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con richiesta di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma




19 Marzo 2018 - Il 15 Marzo 2018, in occasione del 37° Cosiglio delle Nazioni per i diritti umani, l'avvocato Amicarelli, presidente di FOB, ha rappresentato alle Nazioni Unite la European Federation for Freedom of Belief nell'evento "Deterioramento della libertà religiosa nell'Europa dell'Est" organizzato dalla ONG CAP-LP, (Coordinamento delle Associazioni e Individui per la libertà di credo) riconosciuta dall'ONU e associata a FOB.

Il dott. Amicarelli ha presentato l'azione di FOB sottolineando che numerose violenze, persecuzioni e negazioni dei diritti, oltre a indagini, raid e attacchi della polizia a gruppi di minoranza, si verificano e vengono registrati ogni anno in tutta Europa, come riportato dalle ONG e dalle associazioni per i diritti umani, e riguardano sia gli individui che i gruppi religiosi nel loro insieme.

Spesso programmi televisivi di parte e giornalisti scorretti, in collaborazione con organizzazioni anti-sette e anti-spirituali come la FECRIS francese, prendono di mira gruppi specifici e questo fa sì che questi gruppi e i loro membri, che vengono anch’essi presi di mira, siano oggetto di trattamenti iniqui. Il dott. Amicarelli ha riportato anche il caso della SAS italiana, Squadra Anti Sette, un'unità della Polizia che combatte i gruppi considerati delle sette, e ha sottolineato che il Consiglio d'Europa e gli atti dell'ONU non consentono l’uso di parole che ledono la dignità o hanno un significato dispregiativo come sette e culti.

A causa della situazione attuale, alcuni anni fa un gruppo di studiosi, avvocati, attivisti e membri di gruppi di minoranza, che avevano lavorato insieme su progetti specifici, si resero conto che dovevano fare di più che incontrarsi per tenere conferenze di tanto in tanto, e allo scopo di passare al livello successivo, hanno dato vita a FOB, una federazione di individui e gruppi che sostengono gli stessi principi e condividono le stesse opinioni riguardo alla libertà di credo.

 

Dopo tre anni di lavoro in collaborazione con le associazioni federate, FOB ha lanciato un Appello alle nazioni europee per la promozione e la realizzazione del diritto alla libertà di credo, pensiero, coscienza e religione in Europa utilizzando tutti gli strumenti legali esistenti, che sono molti e che se correttamente adoperati, con le politiche pertinenti debitamente applicate, garantiranno certamente la libertà di pensiero, coscienza, religione e credo per tutti.

Il dott. Amicarelli ha sottolineato che quegli Stati che discriminano e attuano politiche contro specifici gruppi di minoranze religiose in Europa, sono gli stessi Stati che hanno concordato con gli standard minimi sui diritti umani contenuti negli atti internazionali sui diritti umani e che FOB usa come mezzo per proteggere la libertà di credo di tutti gli individui, compresi i rifugiati e coloro che cercano protezione internazionale, e che vengono spesso deportati nei loro paesi di origine dove saranno probabilmente perseguitati in quanto gli Stati in cui fanno richiesta di status di rifugiato considerano i loro gruppi estremisti o come sette o semplicemente negano lo status con argomenti semplicistici.

FOB continuerà a denunciare le azioni di organizzazioni illiberali che vogliono distruggere la libertà di credo, in alcuni casi con il supporto delle autorità statali, come sta accadendo nell'Europa dell'Est, e allo stesso modo continueranno a lavorare, in modo positivo e propositivo, con le autorità dello Stato per la piena attuazione delle politiche e affinché gli obblighi internazionali siano debitamente rispettati.

FOB ha inizialmente presentato l'Appello alle nazioni europee per la promozione e la realizzazione del diritto alla libertà di credo, pensiero, coscienza e religione in Europa in occasione del Convegno Internazionale su "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile" svoltosi a Firenze il 18-19 gennaio 2018 e che ha ricevuto il patrocinio dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE e del Segretario Generale del Consiglio d'Europa, e a cui è stata anche concessa la Medaglia del Presidente della Repubblica italiana – ora l'Appello sta venendo diffuso in tutta Europa. Nell'Appello FOB richiama tutti gli atti che proteggono i diritti umani e in particolare la libertà di pensiero, coscienza, religione e credo, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, le Linee guida dell’EU sulla Libertà di Religione e di Credo, molti altri documenti adottati a livello dell'OSCE e molti altri ancora.

Dopo aver ricordato tali norme, FOB invita gli Stati a intraprendere azioni concrete per rimuovere gli ostacoli che impediscono la realizzazione della libertà di credo per tutti e ad adottare misure specifiche per favorire tale cambiamento, in particolare vietando l'imposizione di maggiori oneri alle religioni minoritarie nella diffusione della letteratura religiosa, consentendo l’assistenza spirituale nelle carceri e negli ospedali, garantendo la non interferenza di organizzazioni anti-religiose e anti-spirituali nella vita pacifica dei gruppi religiosi e spirituali e dei loro membri, facilitando lo studio delle diverse tradizioni religiose, comprese anche quelle moderne e contemporanee in modo neutrale utilizzando materiale prodotto da autori indipendenti e non dalle confessioni ufficiali o di maggioranza, favorendo l'adozione di accordi tra Stati e gruppi religiosi, laddove esiste un tale tipo di accordi, e consentendo ai gruppi minoritari di esistere legalmente e di poter svolgere legalmente le proprie iniziative e attività e molto altro ancora.

FOB continua a svolgere le proprie attività in collaborazione e contando sul sostegno dei gruppi federati e di singoli individui e grazie al costante dialogo produttivo con i rappresentanti delle autorità pubbliche a diversi livelli, a livello nazionale, a livello europeo e anche a livello internazionale.

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Comunicato Stampa: Deterioramento della Libertà Religiosa nell'Europa dell'Est Tue, 13 Mar 2018 17:49:33 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/473093.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/473093.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente comunicato stampa, con richiesta di pubblicazione. 

Grazie per la cortese attenzione, 

Freedom of Belief - Roma



Deterioramento della Libertà Religiosa nell'Europa dell'Est

Il 15 Marzo 2018 in occasione del 37° UN Human Rights Council l'avv. Amicarelli, presidente di FOB, rappresenterà alle Nazioni Unite la European Federation for Freedom of Belief all'evento "Deterioration of Religious Freedom in Eastern Europe" (Deterioramento della Libertà Religiosa nell'Europa dell'Est) organizzato dalla ONG accreditata presso l'ONU, CAP-LP, Coordinamento di Associazioni ed Individui per la Libertà di Pensiero, associata a FOB.

La partecipazione a questo evento è in linea con il programma di azioni a tutela della libertà di credo in Europa che FOB ha recentemente sintetizzato nell'Appello della European Federation for Freedom of Belief (FOB) alle nazioni europee per la promozione e la realizzazione del diritto alla Libertà di Credo, Pensiero, Coscienza e Religione in Europa, che verra' in questa occasione presentato al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra.

L'Appello, già presentato pubblicamente alla Conferenza Internazionale "Diritto e libertà di credo in Europa, un cammino difficile" organizzata da FOB a Firenze il 18 e 19 gennaio 2018, e accreditata dall'Università di Firenze e dalla Regione Toscana e pregiata degli auspici del Segretario Generale del Consiglio d'Europa che ha conferito il patrocinio nonché del patrocinio dell'Assemblea Parlamentare OSCE e della Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, sta ricevendo numerosi positivi riscontri e FOB continuerà il proprio lavoro in questa direzione nei mesi a venire.

 

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Comunicato Stampa: "Europa, Europa, Europa" Wed, 24 Jan 2018 08:51:57 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/467197.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/467197.html F.O.B. F.O.B. Trasmettiamo il seguente articolo, con richiesta di pubblicazione.

Grazie per l'attenzione,
Freedom of Belief - Roma



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EUROPA, EUROPA, EUROPA

a Stefano Rodotà

Quando una azione terroristica colpisce un paese dell'Unione Europea, tutti, vittime, testimoni, istituzioni, cittadini, intervistati, affermano con forza che l'evento non modificherà il loro modo di vivere e le loro abitudini.

Credo che l'affermazione sia un errore. Credo che l'errore sia stato quello di non essere cambiati.

Penso che avremmo dovuto cambiare molto tempo fa.

Perché prima, l'avevamo promesso e poi, c'eravamo impegnati a cambiare e, se davvero fossimo cambiati come avevamo promesso, probabilmente ora non dovremmo confrontarci con il terrorismo.

Contemporaneamente, l'affermazione contiene anche una falsa rappresentazione della realtà, perché la verità è che noi abbiamo subito cambiamenti profondi.

Non siamo cambiati: siamo stati cambiati all'interno di un processo storico che non siamo stati in grado di controllare e che ci ha controllati e ci controlla, senza che si riescano a trovare i mezzi per cessare di essere effetto del cambiamento e tornare ad essere causa o, almeno, cercare di essere causa.

Quindi, l'affermare che un'azione terroristica non ci farà cambiare modo di vivere, è un perseverare in un doppio errore, perché non siamo cambiati come avremmo dovuto e perché siamo stati cambiati come non avremmo voluto.

È per queste ragioni che, contro ogni buona volontà, questi tempi appaiono incerti, caotici e confusi. Attraversati da contraddizioni d'ogni genere, da una crisi di valori etici, politici e sociali apparentemente inarrestabile, segnati da 32 guerre fra popoli o etnie o religioni e 12 guerre civili più o meno striscianti.

Molti l'hanno detto e molti l'hanno scritto: questa è un'epoca di crisi, di transizione e trasformazione. E' questa una consapevolezza largamente comune, ma quello che non si riesce a dire o scrivere è quale sia il futuro che ci aspetta e se tale futuro sarà il risultato di una causalità consapevole o una catastrofe inconsapevole.

La promessa di cambiamento alla quale non abbiamo tenuto fede era stata solennemente formulata da 48 nazioni di tutto il mondo all'Assemblea Generale dell'ONU nel dicembre del 1948. I trenta articoli della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" prefiguravano un mondo "altro", un mondo nel quale l'essere umano sarebbe stato libero in tutto il mondo di comunicare il proprio pensiero liberamente, di pregare liberamente e fosse reso libero dalla paura e dal bisogno.

Diritti umani, dunque, perché come scritto nel preambolo della stessa dichiarazione e come sua motivazione fondamentale "il disprezzo e il disconoscimento dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'Umanità".

Gli europei hanno assunto l'impegno per i diritti umani il 04 novembre 1950 con la "Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali", richiamando e trasformando in convenzione e cioè in una "obbligazione condivisa", la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" del 1948 e creando un apposito tribunale per far rispettare quei diritti (art. 19 - Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo).

L'intera Comunità Europea e l'intera Unione Europea si basa sull'affermazione del primato dei diritti civili e in tutte le costituzioni o leggi fondamentali dei paesi dell'Unione, i diritti civili sono una solenne enunciazione di principio e il riconoscimento dei diritti civili è stato posto fin dall'inizio come presupposto non negoziabile della partecipazione all'Unione Europea, allora non ancora costituita.
Parimenti l'Atto Unico che ne è la base si fonda a sua volta sulla solenne dichiarazione dei diritti civili, tanto che l'Europa avrebbe dovuto essere e vorrebbe essere la terra della libertà, l'Europa delle libertà civili.

Nel tempo, alcuni hanno cercato di creare questa Europa e qualche cosa è stato fatto (penso alla Carta dei Diritti del 2000), ma molti, troppi si sono opposti e si oppongono. 
Guardando oggi la scena che abbiamo davanti, dobbiamo amaramente constatare che non è stato ottenuto granché e il non essere riusciti a creare davvero, nella politica, nelle azioni, nel costume, nell'educazione, nella cultura, nella morale l'Europa dei diritti civili non riguarda solo i cittadini o i paesi dell'Unione ma coinvolge l'Unione stessa nella sua natura più profonda: costitutiva e istituzionale.

Questa è la promessa di cambiamento che non siamo stati capaci adempiere.

Ancora quindi dobbiamo confrontarci con "il disprezzo e il disconoscimento dei diritti umani" che nuovamente "hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'Umanità".
Invece, siamo stati cambiati dal 1948 ad oggi.

Le direzioni e le derive sono infinite. Internet prima di tutto e come suo effetto la globalizzazione. Un mondo divenuto piccolo, multiculturale, multietnico: sconosciuti lontani sono divenuti sconosciuti vicini, diaspore e migrazioni di popoli, civiltà diverse o a stadi di sviluppo diversi che cercano di convivere o sanciscono l'impossibilità della convivenza. Impossibilità o incomprensibilità del divino e insieme intolleranza del divino e su tutto una comunicazione ossessiva che promuove la più formidabile assenza di significato che la cultura occidentale abbia dovuto affrontare.

E ancora, società aperte, famiglie per lo più prive di una chiara ragione e tenute in piedi dalla buona volontà di uno dei coniugi o dalle ristrettezze economiche oppure disgregate ...

E ancora, liberalismo spesso senza freni, sperequazione, la classe media sparita o che sta sparendo. La borghesia in crisi, la società dei consumi, le multinazionali ...

E ancora, terza ondata del femminismo, gender e la diversità di genere e contemporaneamente la creazione di un termine per nascondere la disperazione e la tragedia dell'uccisione di donne: il "femminicidio" ...

Si potrebbe continuare un elenco quasi infinito. Quello che risulta è una crisi di cultura, che non si è tradotta, quantomeno ancora, nella ricerca o adozione di modelli che permettano almeno di capire se non gestire, cosa sta avvenendo e perché.

Anche di tutto questo molto si è scritto.

Credo che esista un perché e che sia possibile la comprensione e insieme alla comprensione, siano possibili proposte di soluzioni.

La storia dell'umanità occidentale ha sempre avuto margini critici, ma la sua storia, con tutti i limiti di metodo, appare chiara.

Allora il passaggio dal Medioevo all'Età Moderna sembra poter offrire, nella qualità, se non nell'estensione, una serie di parametri ermeneutici utili, forse importanti.

Anche in quel torno di tempo dal medioevo all'Età Moderna sono avvenuti cambiamenti importanti, non è solo la riforma e la controriforma, ma la stessa contrapposizione fra modelli del divino opposti e non mediabili.

È cambiata l'economia, la politica, il commercio. Sono stati inventati i caratteri mobili. Il Nuovo Mondo ha investito il Vecchio Mondo come una tempesta.

Le Nuove Indie hanno cambiato il cibo, i tessuti, il modo di mangiare, di abbigliarsi, di vivere ...

Dolorosamente il modello della donna paolina si è trasformato in paura della donna vedova, nubile, sola e l'inquisizione ha trasformato in indice di stregoneria la paura per quelle donne "diverse" e i "femminicidi" sono stati allora spesso sociali.

Sono stati secoli di guerre interne che hanno insanguinato in lungo e in largo l'Europa. Movimenti di insurrezione e genocidi.

Crudeltà e ferocia.

Anche allora venivano denunciate la confusione, il disordine, l'impossibilità di trovare modelli interpretativi.

Forme di irrazionalismo popolare attraversavano la mitteleuropa e alcuni lamentavano che si era persa la realtà di quanto stava avvenendo e avevano nostalgia dei "tempi antichi".

Si stava costruendo il modello giuridico e politico di Stato Nazionale. A renderlo comune, renderlo una consapevolezza di tutti, tradurlo in un nuovo linguaggio, c'è voluto un lungo periodo di tempo, dai sei libri de "La Repubblica" di Bodin ('500) allo "Spirito delle Leggi" di Montesqueu ('700). periodo di tempo chiuso alla fine dalla rivoluzione francese.

Era l'emersione della borghesia.

Le nazioni, prima di tutte la Francia, già esistevano, ma gli uomini europei continuavano, e per secoli hanno continuato, a cercare di interpretare la realtà politica e giuridica sulla base del modello politico dell'"Impero e Papato". Hanno continuato nonostante quel modello non rappresentasse più la realtà da centinaia di anni.

Credo che questa incapacità o impossibilità di "capire" la realtà fosse alla base delle guerre, dei conflitti e delle crudeltà o almeno della, loro misura.

Credo che oggi stiamo vivendo una situazione simile, resa più rapida da fattori come la velocità della comunicazione.

Solo, il modello di "Nazione" ha preso il posto del modello dell'"Impero e Papato".

Mi pare infatti che la qualità dei parametri sia molto simile se non uguale. Un parametro dopo l'altro fino ai "femminicidi" (nella seconda ondata del femminismo, erano gli anni '70/'80 del secolo scorso. girotondi di ragazze e donne, cantavano per le strade "tremate, tremate, le streghe son tornate! ... ").

Che cosa si può fare? Almeno cominciando dall'Europa?

Beh, bisognerebbe cambiare il modello che si continua ad usare nell'interpretare la realtà. Il modello infatti è ancora quello dello Stato Nazionale e dei rapporti fra Nazioni. Tutti, studiosi, storici, sociologi, filosofi, giuristi e buon ultimi i politici, sono convintissimi che lo Stato Nazionale come modello politico e giuridico non ha più ragione di essere. Che nel grande cambiamento culturale, sociale ed economico subito dal dopo guerra mondiale ad oggi le nazioni stesse non dovrebbero più esistere anzi dovrebbero essere definitivamente morte.

Sono invece in una lunga agonia e il modello di Stato Nazionale resta appiccicato a tutti o riemerge nei discorsi di tutti. Riemerge con la sua logica ormai divenuta distruttiva dell'interesse dei gruppi e la logica dell'"amico-nemico" attraversa i discorsi elettorali (tutti i discorsi sono in realtà "amico-nemico") e chiude i confini (per lasciare i nemici fuori) e rifiuta le decisioni comunitarie (dei nemici) e così via.

Ci vorrà tempo perché questa situazione cambi e risulti chiaro, anzi chiarissimo che è possibile un interesse superiore che non sia o non tenda ad essere quello dei gruppi e alla fine non scada nella logica "amico-nemico".

Ma qualche cosa può essere fatto subito, possiamo farlo senza costi economici e con costi solo culturali, morali, etici e possiamo insieme cominciare ad adempiere alla promessa fatta al mondo dall'unione degli Stati del mondo nel '48 e adempiere all'obbligazione assunta per una Europa dei diritti civili sottoscritta nel '50. Contemporaneamente possiamo e dovremmo divenire causa dei cambiamenti subiti dall'umanità e far sì che siano gli europei a creare il proprio futuro.

Questa è stata indicata anche come epoca della comunicazione. Internet, riducendo le distanze e i modi di comunicare, ha reso possibile comunicazioni prima impossibili.
Questo è vero, ma non è la comunicazione "giusta".

È una comunicazione "sbagliata". Sbagliato è infatti il linguaggio. L'ecumene è diventato piccolo e le nazioni piccolissime, il linguaggio però è rimasto legato ad un modello politico, giuridico e sociale ormai inesistente che stride nel lessico, nei lemmi, nei termini, nelle parole e con il suo dominio impedisce la comprensione vera.

L'epoca della comunicazione è l'epoca della comunicazione "inadeguata".

Quel linguaggio ha una forza terribile (ne uccide più la lingua che la spada). ma, alla fine, è solo un linguaggio.

Possiamo senza costi economici o coperture finanziarie, forse solo con costi etici, prenderne consapevolezza e cominciare a cercare di cambiarlo.

Dobbiamo prima di tutto ricostruire la distanza, senza la quale non è possibile unione. Compete a noi e prima di tutto al linguaggio e all'uso che ora ne facciamo e che invece dovremmo imparare a farne.

È necessario "allontanare" concettualmente e linguisticamente i "vicini", allontanare, i "prossimi", gli "amici". Sono termini che indicano concetti e forme linguistiche sempre diverse, ma dobbiamo allontanarli ha noi.

I nostri "vicini" devono diventare "diversi da noi" (anche se alcuni più simili a noi di "altri"). Non ci sono i "vicini" francesi e, ancor meno, gli "amici" francesi (in caso contrario rimarremmo infatti, e infatti rimaniamo, nella logica "amico-nemico"): parlano un'altra lingua, hanno un'altra cultura, un'altra storia, un'altra letteratura, un'altra filosofia. Hanno Corneille e Racine; Pascal e Des Cartes, sono diversi da noi e diversi sono i tedeschi: un'altra lingua ancora, un'altra storia, un'altra cultura, Fichte e Scelling; Kant e Hegel; Ghoete e Tomas Mann; diversi gli spagnoli di Gaudì o Lope de Vega e così tutti i ventotto, fra poco ventisette, paesi dell'Unione.

L'Unione non è "amicizia". Sono "diversi", sono diversi e noi siamo per loro "diversi" ed è solo nel riconoscere il diverso che possiamo creare, per ora iniziando nel linguaggio, l'unione perché l'unione può essere sol unione con il "diverso" e se non allontaniamo noi da loro e loro da noi ne l'uno dall'altro, rimarremmo inchiodati a quelli che sono "amici" e a quelli che sono "nemici", l'Austria minaccerà di chiudere con l'esercito il Brennero e la Francia ai Balzi Rossi chiude Ventimiglia e mai vi sarà unione.

Se non ci separeremo, rimarrà sempre l'idea che l'identità "preziosissima", il "potere sovrano" di ciascuno è messo a rischio dalla vicinanza, dalla possibilità di confondersi, di svanire nella confusione con l'"amico-nemico" ancora e sempre "amico-nemico" ...

È strano che non appaia in un lampo che nell'epoca della globalizzazione, di internet, delle multinazionali, della società multietnica, delle mille diaspore, l'unica possibilità di conservare l'identità è esattamente all'opposto e cioè uscire dalla dialettica "amico-nemico" e riconoscersi "diversi" e fondare l'unione come unione non di amici ma di "diversi", perché è solo nell'unione come unione di "diversi" che sopravvive l'identità di ciascuno.

Bisogna cominciare a dire "europei". Solo allora potremo davvero capire cosa significa quel "europei" e scoprire di colpo l'enorme forza che abbiamo.

L'Europa, non come terza forza (come raccontava Altiero Spinelli sul Corriere), ma prima forza.

Allora l'europeo inizierà la sua storia come "storia di storie" perché possiederà come sua la storia di tutti i popoli che compongono l'Unione e ciascuno avrà in quella storia divenuta sua, sia Corneille che Racine; sia Hegel che Tomas Mann; sia Cervantes che Lope de Vega e avrà Alighieri e Da Vinci ... e quelle storie e quelle identità diverse sopravvivranno e si esalteranno.

Quel "europei" ha costi etici alti, forse altissimi e sono i costi dei valori che esprime.

Dal punto di vista dell'Unione, diviene allora un errore la dichiarazione di Bruxell "doppiamo aiutare l'Italia" sui migranti, perché la frase giusta sarebbe "dobbiamo aiutare i migranti".

Non ha senso dire che "ci aspettiamo la solidarietà dell'Europa" come se i migranti fossero sbarcati in un paese diverso dall'Europa.

E non si possono chiudere i confini di Francia o Austria, come se i migranti non fossero già entrati in Europa, sbarcando in Italia.

È linguaggio, ma è necessario.

Nel futuro più prossimo possibile, come si traduce o si dovrebbe tradurre o potrebbe tradursi dal punto di vista del diritto pubblico dell'Unione e in quello comparato degli Stati membri, il giusto linguaggio dell'Unione?

Credo, come anche suggerito da altri, che l'Europa debba far sentire la sua voce e che, prima o poi, i Ministeri degli Esteri dei diversi Stati dell'Unione si concentrino come un grande unico ufficio nel Ministero degli Esteri dell'Unione e i rapporti fra Stati siano rimessi a sezioni regionali del Ministero degli Interni.

Tutti gi Stati dell'Unione, come già detto, hanno nelle loro costituzioni o nelle loro leggi fondamentali la solenne dichiarazione dei diritti civili. Diverso è poi il rispetto e diverse le norme attuative. Credo sia fondamentale che tutte le costituzioni siano sul punto unificate con un solo testo e identiche norme attuative e sia contemporaneamente abrogato il secondo comma dell'art. 9 (limitazioni alla libertà) della Convenzione europea sui diritti dell'uomo perché ambiguo o almeno sia riscritto e sottoscritto di nuovo in modo da non poter più costituire una giustificazione per i molti inadempimenti.

Anche ogni "margine di apprezzamento" prima o poi dovrebbe essere eliminato dalla giurisprudenza di Strasburgo. Anche la giurisprudenza deve creare il futuro.

Credo infine che tocchi particolarmente all'Italia, al suo popolo, ai suoi intellettuali, ai suoi studiosi, ai suoi politici, alle sue associazioni, alle sue istituzioni, ai suoi rappresentanti europei, cominciando dal linguaggio, l'iniziativa della creazione di una forte Europa unita, unita nei diritti civili.

Penso che questo dovere, questo compito, competa prima di tutti all'Italia, non tanto per "Ventotene", non tanto per "Altiero Spinelli" e "Enrico Rossi", non tanto perché la "Convenzione europea sui diritti dell'Uomo" è stata sottoscritta a Roma, ma perché la penisola italiana è la vera porta dell'Europa.

Se calcoliamo il perimetro delle coste dell'Italia e delle sue isole. l'Italia è sicuramente il confine più esteso dell'Unione, ma al di là di questo calcolo, l'Italia è una sorta di molo nel Mediterraneo, un approdo, una porta aperta, offerta all'Africa e all'Asia Minore e dall'Africa e dall'Asia Minore è in atto una straordinaria diaspora, un fiume ininterrotto dfi "diversi", di disperati che naufragano davanti alle nostre coste o arrivano morti oppure ancora sbarcano in file interminabili di uomini, donne, bambini ... e questi "diversi" hanno ciascuno di loro uno scopo particolare ... fuggire dalla guerra, fuggire dal bisogno, fuggire dalla paura oppure riunirsi con i parenti o ancora cercare protezione, cercare lavoro, cercare un futuro, una famiglia ... ma nel loro insieme questa massa di esseri umani ha una sola richiesta.

Chiede all'Europa i proprio diritti civili e le proprie libertà fondamentali ed è come il suono di una sirena che non cessa.

Lo chiede all'Europa perché nella sua Convenzione, solo l'Europa si è obbligata a garantirli a tutti gli esseri umani.

Per questa contiguità con i "diversi", i vivi e i morti, tocca all'Italia farsi portavoce e proporre all'Unione di essere Europa, essere cioè l'Europa dei diritti civili, l'Europa che consapevolmente faccia propria la nuova stagione del mondo e sostituisca al modello o criterio interpretativo delle "nazioni e dei gruppi" e alla logica "amico-nemico", il modello "umanità" e la logica dei "diversi".

Solo quando il valore "umanità" e la logica dei "diversi" sarà divenuto il modello sociopolitico e socio giuridico che contraddistingue l'Europa, l'Europa sarà l'Europa dei diritti civili e potrà diventare a sua volta motore dell'umanità nuova, quella prefigurata nella Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo.

Allora la pace sarà più di una aspirazione e di un sogno, allora l'umanità potrà davvero riconoscersi nel diritto di tutti di pensare liberamente e liberamente esprimersi; nella libertà di ciascun essere umano di pregare Dio come crede in ogni parte del mondo; nella libertà dal bisogno e nella libertà dalla paura e noi potremmo allora davvero alzarci in piedi dalla terra della libertà e dire con orgoglio "Europa, Europa, Europa".

Avv. Fabrizio d'Agostini

Associazione European Federation for Freedom of Belief - FoB – Viale Angelico 38, 00195 Roma (RM - Italia)

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