Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Tue, 26 Jan 2021 05:37:35 +0100 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/19479/1 The Invisible Combination of Chinese and Western Sat, 09 Jan 2021 17:43:40 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/682736.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/682736.html Maria Maria  

MA-EC Gallery apre il 2021 con la personale della nota artista cinese Hua Zhining (1932-2018), visibile solo online sulla piattaforma virtuale www.wepresentart.com

 

The Invisible Combination of Chinese and Western sarà visibile sul sito dal 15 gennaio. 

 

La mostra, a cura di Wang Xun, gode del Patrocinio di Shanghai Wison Art Museum,  Zhining Sino-Western Cultural Exchange Association, Irving & Ruby Wang Foundation  (USA).

In esposizione oltre 20 lavori di Hua Zhining, artista cinese che ha avuto influenza sulla scena internazionale.

 

Nata a Wuxi, era figlia di un funzionario del dipartimento nazionale dei trasporti. Nel 1956 si laureò presso il Dipartimento di Belle Arti della National Taiwan Normal University.

 

È stata assistente dell’artista Zhu Dequn che, come afferma il critico Pierre Cabana, raffigurava nei suoi dipinti un paese sia immaginario sia reale. Zhu Dequn ha sempre elogiato l’operato di Hua Zhining e la sua capacità di aver percorso una strada artistica unica.

 

Nei dipinti di Hua Zhining gli elementi reali e quelli spirituali diventano un tutt’uno e nelle rappresentazioni dell’infinito coglie l’istante e la suggestione. Si allontana dalla concretezza del dipinto tradizionale cinese e persegue la via dell’astrazione, schizzi d’inchiostro e di colore formano dei blocchi di forme diverse che hanno un che di magico e mutevole. Ciano, rosso, giallo, porpora, bianco si intersecano nei dipinti, creando una sinfonia spirituale di ritmo e di luce che fonde la tradizione cinese con l’astrazione occidentale. Ne derivano opere di alto livello artistico, dove intuizione, audacia, passione uniscono le qualità estetiche e l’essenza delle tradizioni culturali e artistiche cinesi e occidentali.

 

 

 

Hua Zhining insieme a Zao Wou-ki, Zhu Dequn, Wu Guanzhong fa parte del gruppo di pittori cinesi che sono noti ed influenti in ambito internazionale.

Sebbene abbiano tutti uno stile differente,  nei loro dipinti è evidente il rispetto per la tradizione e la perfetta fusione di elementi cinesi e occidentali.  

Molti critici a livello internazionale hanno espresso pareri positivi sulle opere di Hua Zhining. Nei suoi dipinti traspare l’amore per la natura e il desiderio di trasformare gli oggetti visivi in immagini dell'anima. Volgendo lo sguardo verso la vastità del paesaggio delle dinastie Song e Yuan e la magnifica grazia dei dipinti della prospera dinastia Tang, incarna l'armonia interiore tra la sensibilità spirituale dell'uomo e l'ordine naturale, e suscita forti emozioni nello spettatore.

Nel 1983 Hua Zhining ha fondato la New York State Chinese Cultural Association negli Stati Uniti con l’obiettivo di promuovere l'interazione tra le culture cinesi e occidentali. Ha insegnato agli occidentali a capire il fascino della pittura cinese e l'essenza del pensiero orientale.

 

 

Hua Zhining (nota anche come Ruby Wang) nacque nel 1932 a Wuxi.

Nel 1956 si laureò presso il Dipartimento di Belle Arti della National Taiwan Normal University. 

Nel 1983, su invito del Comitato Municipale di Pechino, tenne una importante mostra di pittura presso l'Accademia di Pittura e Calligrafia di Xiangshan. Al suo attivo numerose mostre a New York, Philadelphia, Chicago, Los Angeles, Taipei, Beijing.

Allieva di Junbi Huang e Yongxiang Wu, è stata membro dell’Association of Roberson Art Museum, della California Watercolor Society e della New York Watercolor Society.

Sue opere sono esposte in enti ed istituzioni pubbliche tra cui Roberson Museum & Science, New York, IBM, Bank of America, Copernico Space Center, Citibank. Inoltre molte sue opere fanno parte di importanti collezioni private di Giappone, India, Cina e Taiwan.

Tra i premi ricevuti, Past Presidents of the National Watercolor Society Award in 2003 Exhibition by the National Watercolor a Los Angeles, Merchandise Award in 2003 Exhibition by San Diego Watercolor Society, Best of show award in 2002 Exhibition by The National Watercolor Society e The Philadelphia Watercolor Society, Primo Premio di WSKG Art Exhibition, Premio Zhang Daqian Ink Art, Washington, Honor Prize of American Watercolor Society. Ha ricevuto inoltre un riconoscimento dal Roberson Museum di New York che la annovera tra le sei migliori artiste donna.

Nel 2006 Hua Zhining ha donato 120 dipinti al Museo Wuxi nella sua città natale. Il Museo Wuxi ha allestito una collezione permanente, la "Huazhining Painting Gallery".

Nel 2016 il Museo Wuxi ha dedicato una grande retrospettiva a Hua Zhining dal titolo Running water.

 

 

 

Coordinate mostra online:

 

Titolo: The Invisible Combination of Chinese and Western

            Hua Zhining solo exhibition

 

Curatore: Wang Xun 

 

Organizzatore: MA-EC

 

Patrocinio: Shanghai Wison Art Museum

                    Zhining Sino-Western Cultural Exchange Association

                    Irving & Ruby Wang Foundation  (USA).

 

Dal 15 gennaio al 15 aprile 2021

solo online  su www.wepresentart.com

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

 

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Riapre la mostra Duality Sat, 12 Dec 2020 16:21:14 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677821.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677821.html Maria Maria  

La Galleria MA-EC è lieta di annunciare la riapertura della propria sede espositiva con la mostra Duality.

 

A partire dal 10 dicembre fino al 23 dicembre la mostra sarà visitabile solo su appuntamento, prenotandosi al seguente link  www.ma-ec.it.

 

 

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove verità e pseudoverità si sovrappongono, si vuole porre l’attenzione sulla dualità intesa proprio come condizione di  compresenza di due principî. La riflessione nasce dall’idea di non esistenza di assoluto e di unicità ma di gioco dialettico e concettuale in cui tutto sembra avere il suo contrario e la sua altra parte complementare. Tutto è in costante cambiamento e l’armonia sta nel mantenere in equilibrio la dualità di due elementi opposti, assenze e presenze della nostra perenne trasformazione.

 

Nelle prestigiose sale di Palazzo Durini, si alternano dipinti, fotografie e installazioni, opere con cui gli artisti offrono una chiave di lettura della dualità, e diverse declinazioni dei temi dell’apparire e dell’eterno paradosso che avvolge l’esistenza. Ad arricchire la mostra, due nuove opere dell’artista Maria Silvia Da Re.

 

Artisti in mostra:

 

Gui Bin

 

Hai Chen

 

Xiaotong Chen

 

Maria Silvia Da Re

 

Daniela Da Riva

 

Hairuo Ding

 

Nandan He

 

Jiaoyang Li

 

Yan Li

 

Fangsuo Lin

 

Yuxin Liu

 

Oriella Montin

 

Cristina Navarro

 

Wenting Ou

 

Zhiwei Pan

 

Valeria Eva Rossi

 

Rui Sha

 

Zhangliang Shuai

 

Franco Tarantino

 

Tomas

 

Sine Zheng

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Duality. Nothing is as it appears?

 

Sede:  MA-EC Gallery Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2 Milano 20123

Ingresso solo su prenotazione al seguente link www.ma-ec.it

 

Date: Dal 10 dicembre al 23 dicembre

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@ma-ec.it

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Riapre la mostra Duality Sat, 12 Dec 2020 16:20:52 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677820.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677820.html Maria Maria  

La Galleria MA-EC è lieta di annunciare la riapertura della propria sede espositiva con la mostra Duality.

 

A partire dal 10 dicembre fino al 23 dicembre la mostra sarà visitabile solo su appuntamento, prenotandosi al seguente link  www.ma-ec.it.

 

 

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove verità e pseudoverità si sovrappongono, si vuole porre l’attenzione sulla dualità intesa proprio come condizione di  compresenza di due principî. La riflessione nasce dall’idea di non esistenza di assoluto e di unicità ma di gioco dialettico e concettuale in cui tutto sembra avere il suo contrario e la sua altra parte complementare. Tutto è in costante cambiamento e l’armonia sta nel mantenere in equilibrio la dualità di due elementi opposti, assenze e presenze della nostra perenne trasformazione.

 

Nelle prestigiose sale di Palazzo Durini, si alternano dipinti, fotografie e installazioni, opere con cui gli artisti offrono una chiave di lettura della dualità, e diverse declinazioni dei temi dell’apparire e dell’eterno paradosso che avvolge l’esistenza. Ad arricchire la mostra, due nuove opere dell’artista Maria Silvia Da Re.

 

Artisti in mostra:

 

Gui Bin

 

Hai Chen

 

Xiaotong Chen

 

Maria Silvia Da Re

 

Daniela Da Riva

 

Hairuo Ding

 

Nandan He

 

Jiaoyang Li

 

Yan Li

 

Fangsuo Lin

 

Yuxin Liu

 

Oriella Montin

 

Cristina Navarro

 

Wenting Ou

 

Zhiwei Pan

 

Valeria Eva Rossi

 

Rui Sha

 

Zhangliang Shuai

 

Franco Tarantino

 

Tomas

 

Sine Zheng

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Duality. Nothing is as it appears?

 

Sede:  MA-EC Gallery Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2 Milano 20123

Ingresso solo su prenotazione al seguente link www.ma-ec.it

 

Date: Dal 10 dicembre al 23 dicembre

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@ma-ec.it

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Riapre la mostra Duality Sat, 12 Dec 2020 16:20:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677819.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/677819.html Maria Maria  

La Galleria MA-EC è lieta di annunciare la riapertura della propria sede espositiva con la mostra Duality.

 

A partire dal 10 dicembre fino al 23 dicembre la mostra sarà visitabile solo su appuntamento, prenotandosi al seguente link  www.ma-ec.it.

 

 

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove verità e pseudoverità si sovrappongono, si vuole porre l’attenzione sulla dualità intesa proprio come condizione di  compresenza di due principî. La riflessione nasce dall’idea di non esistenza di assoluto e di unicità ma di gioco dialettico e concettuale in cui tutto sembra avere il suo contrario e la sua altra parte complementare. Tutto è in costante cambiamento e l’armonia sta nel mantenere in equilibrio la dualità di due elementi opposti, assenze e presenze della nostra perenne trasformazione.

 

Nelle prestigiose sale di Palazzo Durini, si alternano dipinti, fotografie e installazioni, opere con cui gli artisti offrono una chiave di lettura della dualità, e diverse declinazioni dei temi dell’apparire e dell’eterno paradosso che avvolge l’esistenza. Ad arricchire la mostra, due nuove opere dell’artista Maria Silvia Da Re.

 

Artisti in mostra:

 

Gui Bin

 

Hai Chen

 

Xiaotong Chen

 

Maria Silvia Da Re

 

Daniela Da Riva

 

Hairuo Ding

 

Nandan He

 

Jiaoyang Li

 

Yan Li

 

Fangsuo Lin

 

Yuxin Liu

 

Oriella Montin

 

Cristina Navarro

 

Wenting Ou

 

Zhiwei Pan

 

Valeria Eva Rossi

 

Rui Sha

 

Zhangliang Shuai

 

Franco Tarantino

 

Tomas

 

Sine Zheng

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Duality. Nothing is as it appears?

 

Sede:  MA-EC Gallery Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2 Milano 20123

Ingresso solo su prenotazione al seguente link www.ma-ec.it

 

Date: Dal 10 dicembre al 23 dicembre

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@ma-ec.it

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SAVE HUMANITY Sat, 05 Dec 2020 10:47:41 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/676505.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/676505.html Maria Maria Come salvare l'umanità? A questo interrogativo cercano di rispondere in piena libertà espressiva artisti da tutto il mondo per la collettiva "Save Humanity", a cura di Vera Agosti, ospitata, in occasione della Giornata del Contemporaneo, nei giorni della pandemia, sull'omonima pagina Facebook. Nata da un'open call online e da inviti da parte della curatrice, l'esposizione vuole essere un monito e un'esortazione, nonché una possibilità di riflessione. Ora con il Coronavirus che ci affligge, avvertiamo ancora di più la necessità di restare umani e di accantonare odio, rabbia, violenza, invidia, gelosia che oscurano i nostri giorni. Siamo sani, vivi, felici e attenti, nonostante tutto.

 

Gli artisti coinvolti sono principalmente italiani ma hanno partecipato autori provenienti dai cinque continenti: Europa, Americhe, Asia, Africa, Oceania. Un immane lavoro di selezione che ha dato vita a un'esposizione varia e dedicata a più mezzi espressivi: pittura, disegno, scultura, fotografia, digitale, video, performance. La figurazione è privilegiata, ma non esclusiva. La presenza curatoriale ha cercato di non essere preponderante, scegliendo i lavori migliori tra celebri nomi dell'arte nazionale e internazionale ed emergenti. Ogni foto opera pubblicata è accompagnata da un breve commento, sintetico e incisivo.

 

In mostra, allo stato attuale, il pensiero degli artisti si è rivolto ai baci e agli abbracci, ora negati dal virus; alla casa e agli affetti domestici; alla solitudine; alla salvaguardia della natura e al godimento della sua bellezza; alla speranza; alla cura degli altri; all'importanza del ruolo femminile e dell'intelligenza umana; alla protesta contro le ingiustizie...

 

Il progetto, in divenire fino al termine della pandemia, ospita, tra i vari artisti, Omar Galliani, Fernando De Filippi, Stefano Pizzi, Vanni Cuoghi, Giovanni Cerri, Loredana Galante, Milena Barberis, Carla Mura, Gi Morandini, Andrej Mussa, Serena Rossi, Elisa Brindani, Carlo Granaroli, Matteo Costrini, Valeria Di Ponio, Alessandra Serra, Ben Vautier, Jean-Claude Coenegracht, Cristina Lefter, Aliona Cotorobai, Ousmane Ndiaye Dago, Jorge Cavelier, Hu Huiming, Tomoko Nagao, Yoshikazu Oshiro...

 

 

Contatti: savehumanity2020@libero.it

 

AMACI https://www.facebook.com/AMACI.musei          https://www.instagram.com/amaci_musei/

https://twitter.com/AMACI_musei              giornatadelcontemporaneo@amaci.org  T. 035 270272

DGCC del MiBACT https://www.facebook.com/CreativitaContemporanea

https://www.instagram.com/creativita_contemporanea/

https://www.youtube.com/c/direzionegeneralecreativitacontemporanea

MAECI https://www.facebook.com/ItalyMFA.it                    https://www.instagram.com/italymfa/ https://twitter.com/ItalyMFA

 

www.giornatadelcontemporaneo.org

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Power of art. International Exchange Exhibition Thu, 26 Nov 2020 22:17:45 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/674612.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/674612.html Maria Maria Il 2020 è un anno indimenticabile: l'epidemia dilaga in tutto il mondo, l'ordine economico mondiale è stato distrutto, ma questo non ha fermato la creatività dell’uomo.

L'arte infonde conforto, coraggio, fiducia, determinazione. È una forza primordiale che salva il mondo dal disastro. 

Da generazioni, gli artisti utilizzano tecniche e metodi differenti, per esprimere il sentimento umano, le emozioni, le preoccupazioni e il grande desiderio di una vita migliore.

POWER OF ART- INTERNATIONAL EXCHANGE EXHIBITION presenta artisti cinesi molto diversi tra di loro, per tema, tecnica, stile, alcuni vengono dalle zone remote della Cina. L’arte è la forza che unisce, che guarisce. Dal 30 novembre la mostra sarà visibile solo online su www.wepresentart.com.

In un momento così particolare, il curatore Lianzhang Guo ha ideato un progetto di scambio culturale che ha raccolto il favore di tanti artisti cinesi, emozionati all’idea di poter presentare il loro lavoro su una piattaforma virtuale in Italia, Paese simbolo dell’arte e della cultura occidentale.

In esposizione opere su tela e su carta di 20 artisti cinesi, alcune di grandi dimensioni, sia di carattere figurativo sia astratte, in un alternarsi di stili che vanno dall’esplosione di colori al tratto calligrafico monocromo, ognuna testimone di un mondo interiore che viene ad intrecciarsi con quello di chi guarda.  Ne deriva un percorso artistico di ricerca e di pensiero tradotto in atmosfere poetiche che comunicano talora inquietudine, talora pacatezza.

 Il New International Art Network Forum è una associazione composta da artisti e appassionati d’arte. Suo principale obiettivo è dare sostegno agli artisti, offrendo opportunità di crescita professionale, e organizzando eventi di interscambio culturale in Cina e all’estero.
L’associazione collabora con enti culturali in Cina,  Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Romania, Serbia, Australia e non solo.

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Power of art. International Exchange Exhibition  

             A cura di:  Lianzhang Guo

             Progetto: New International Art Network Forum

             Solo online su  www.wepresentart.com

 

Online su: www.wepresentart.com   Dal 30 novembre al 30 dicembre 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

 

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MA-EC partecipa a WopArt 2020 Tue, 24 Nov 2020 15:10:10 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/673983.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/673983.html Maria Maria  

Anche quest’anno MA-EC Gallery partecipa a Wopart, la fiera internazionale di Lugano dedicata prevalentemente alle opere d’arte su carta, giunta alla sua quinta edizione. Dopo un primo spostamento delle date da fine settembre a fine novembre, gli organizzatori hanno deciso di rinunciare allo svolgimento fisico per un trasferimento in 'Virtual Fair'. "Decisione inevitabile" per una "situazione troppo pericolosa", commenta Alberto Rusconi, presidente di WopArt; "Ci abbiamo sperato fino all'ultimo" aggiunge il direttore Paolo Manazza.

In MA-EC Booth  virtuale la nostra galleria presenta 8 artisti internazionali, Mina Bazari, Gui Bin, Jorge Cavelier, Melina Clade, Mai En, Feng Gao, Mengjie Huang, Jianwei Yao. In esposizione opere su carta e fotografie, realizzate con tecnica mista e ad inchiostro.

Un composito universo creativo i cui tratti esprimono dinamismo e vigore, con variazioni cromatiche segno di estro inventivo e virtuosismo tecnico. Le individualità in mostra rivelano una visione del mondo ora contemplativa ora descrittiva che traduce su carta la tensione culturale e la ricerca artistica e progettuale. Navigando nel sito della fiera virtuale, ci si potrà soffermare su ciascuna opera e riceverne informazioni dettagliate.

Per un intero mese, dal 27 novembre al 27 dicembre, la visita alla 'Virtual Fair' WopArt sarà consentita gratuitamente a tutti coloro che si registreranno con una e-mail valida. La Virtual Fair di WopArt prenderà ufficialmente il via giovedì 26 novembre alle 15 con la preview, in cui si potrà iniziare ad acquistare le opere contattando i singoli espositori.

www.wopart.eu 

ma-ec@wopart.eu

 

 

 

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Duality. Nothing is as it appears? Fri, 23 Oct 2020 11:20:05 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/667952.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/667952.html Maria Maria Il prossimo 28 ottobre apre alla MA-EC Gallery la mostra Duality. Nothing is as it appears?, esposizione collettiva di artisti internazionali. La mostra si inserisce nel circuito CONTEMPORARY ART MILAN che presenterà periodicamente eventi selezionati di arte contemporanea a Milano.

 

La mostra sarà visitabile solo su appuntamento, prenotandosi al seguente link

www.ma-ec.it.

 

Mercoledì 28 ottobre dalle 18 alle 20 saranno presenti lo staff ed alcuni artisti della mostra.

 

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove verità e pseudoverità si sovrappongono, si vuole porre l’attenzione sulla dualità intesa proprio come condizione di  compresenza di due principî. La riflessione nasce dall’idea di non esistenza di assoluto e di unicità ma di gioco dialettico e concettuale in cui tutto sembra avere il suo contrario e la sua altra parte complementare. Tutto è in costante cambiamento e l’armonia sta nel mantenere in equilibrio la dualità di due elementi opposti, assenze e presenze della nostra perenne trasformazione.

 

Nelle prestigiose sale di Palazzo Durini, si alternano dipinti, fotografie e installazioni, opere con cui gli artisti offrono una chiave di lettura della dualità, e diverse declinazioni dei temi dell’apparire e dell’eterno paradosso che avvolge l’esistenza.

 

Tra gli artisti che espongono, meritano attenzione  Xiaotong Chen, Nandan He,

 Jiaoyang Li, Rui Sha.

 

Xiaotong Chen  (1996 Pechino, Cina) è una artista di New York che si impegna con vari media d'arte per esplorare la potenza del sé e le espressioni artistiche. È interessata ad esplorare il linguaggio della materialità e dei media. Ibridando la nostalgia per l'estetica orientale con le tecniche artistiche occidentali, il suo lavoro si snoda fluidamente tra arte e artigianato, natura e artefatto, personale e universale. Tra le sue recenti mostre, 2020 Ode to Osedax, LATITUTE Gallery, 174 Roebling St. Brooklyn, New York 11211, We Will Meet Again, New Apostle Gallery, Unity (virtual gallery, CritiART), Art of the Book Pratt Institute Library, Brooklyn, NY 11205.

 

Nandan He (Guangdong, Cina 1991) è una artista multimediale il cui lavoro oscilla principalmente tra scultura interattiva, mix media, video/animazione, installazione.

Le opere di Nandan sono frammenti di un viaggio di recupero verso il suo strano fantasma e la sua nichilista appartenenza. La sua generazione è cresciuta in una percezione  tale che la realtà è la cosa più surreale. Quando tutto accelera, fluttua in una struttura sociale emarginata e cerca di capire l'equilibrio tra lei e il mondo.  Crea spazi intimi che esplorano la crudezza di un sé contemporaneo e rivela un ordine irrazionale di un paese delle meraviglie iper normalizzato.

 

Jaoyang Li è laureata alla Goldsmiths, University of London-BA English Literature and Creative Writing, e poi ha frequentato la New York University MFA Creative Writing-Poetry (2017-2019). Tra le sue mostre e performance, citiamo Video-performance in VR online Installation Selected by Bond International Virtual Live Performance Festival 2020; Fish Skin City, mostra alla Greenpoint Gallery; The Young Who disappear into birch, Video-poema del Tenderness Project, finanziato da Ross Gay e Shayla Lawson.

Il video  "I Promise to Enter The Oversized Hat" è stato girato nell'agosto del 2020, al culmine della pandemia: Un amico gay stava per tornare in Cina, e il futuro sospeso era sfocato come il suo genere. In ogni caso, decise di indossare una veste di piuma per l'ultimo ballo a Manhattan.  Nel mondo reale, le persone vivono come fantasmi. Che si tratti del corpo, della memoria, dell'identità politica o del genere, tutto può essere lasciato ovunque.

 

Rui Sha è una artista interdisciplinare che lavora principalmente nei campi della scultura e dei nuovi media. È cresciuta a Pechino e ha lavorato come designer, poi si è trasferita a Chicago, dove si è laureata presso l’Art Institute di Chicago.

Utilizza materiali vari di uso quotidiano che diventano espressione della sua sfera emozionale. Le sue opere sono da guardare, ascoltare, percepire e coinvolgono lo spettatore. Il suo lavoro è stato esposto in luoghi come Roman Susan (Chicago, IL), Krasl Art Center (St. Joseph, MI), CICA Museum (Gimpo, Corea del Sud).

 

 

 

Artisti in mostra:

 

Gui Bin

 

Hai Chen

 

Xiaotong Chen

 

Maria Silvia Da Re

 

Daniela Da Riva

 

Hairuo Ding

 

Nandan He

 

Jiaoyang Li

 

Yan Li

 

Fangsuo Lin

 

Yuxin Liu

 

Oriella Montin

 

Cristina Navarro

 

Wenting Ou

 

Zhiwei Pan

 

Valeria Eva Rossi

 

Rui Sha

 

Zhangliang Shuai

 

Franco Tarantino

 

Tomas

 

Sine Zheng

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Duality. Nothing is as it appears?

 

Sede:  MA-EC Gallery Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2 Milano 20123

Ingresso solo su prenotazione al seguente link www.ma-ec.it

 

Date: Dal 28 ottobre al 14 novembre 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@ma-ec.it

 

 

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Rigenerazione. Dall'acqua alla vita Fri, 09 Oct 2020 17:32:36 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/665497.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/665497.html Maria Maria Un autunno ricco di eventi si preannuncia per la MA-EC Gallery: a partire dal 16 ottobre sarà infatti online Rigenerazione. Dall’acqua alla vita,  la mostra virtuale di Jorge Cavelier, presentata esclusivamente sulla piattaforma wepresentart.

 

Saranno visibili oltre dieci oli su lino di grandi dimensioni, molti realizzati proprio in questo ultimo anno.

 

I paesaggi di Cavelier sono vividi e infondono serenità, senso di infinito, armonia  del  bello assoluto,  sospeso fuori dal tempo. Nelle grandi tele i contrasti di luce e il sapiente uso dei colori creano una atmosfera rarefatta e la natura nella sua dirompente ricchezza e varietà diviene protagonista.

 

Scrive Cavelier: Dalla vita al colore, dalla natura alla spiritualità ogni giorno una nuova opera sorge nella mia anima come i primi germogli sul campo seminato. L’acqua in perpetuo movimento spinta dalla energia del sole  costruisce e modifica il paesaggio ogni minuto. Dalle nebbie delle montagne piene di vita alle pianure recipienti di fiumi e correnti verso  il mare, il colore si sveglia in me pieno di gioia espansiva. 

I boschi sono l’esempio della rigenerazione spirituale, la capacità che ha la vita di ricostruire il suo essenziale tessuto per continuare il suo sviluppo.

 

 

I prodigiosi paesaggi che Jorge Cavelier dipinge con fluidità magistrale, afferma il critico Luca Beatrice, non ci portano ad alcun luogo specifico: fiumi e foreste, montagne, mangrovie o mari sono innanzi tutto passaggi d'entrata a stati contemplativi Ci trasportano invece in tutti quegli spazi percorsi dall'umanità attraverso il tempo e sperimentati dalla memoria, sua gemella. Tratto dopo tratto l’artista compie una celebrazione dell'acqua e dell'aria, della terra e del fuoco in un modo che evoca la ricerca presocratica della materia primordiale dell'universo.

 

 

 

 

 

 

 

Jorge Cavelier nasce in Colombia nel 1953. Dopo gli studi a New York, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tornato in Colombia, fonda uno studio per artisti a Bogotá, “Trazo”. In questi anni svolge anche la professione di docente di tecniche pittoriche. Nel 1999 viene rapito dai terroristi colombiani FARC, liberato nel 2000 emigra negli Stati Uniti dove gli viene concessa la cittadinanza per le sue doti straordinarie come artista. Attualmente vive e lavora a Key Biscayne, in Florida.  Ha al suo attivo numerose esposizioni internazionali sia collettive sia personali e le sue opere sono esposte in istituzioni pubbliche e fanno parte di importanti collezioni private. Nel 2017 ha inaugurato una sua personale alla MA-EC Gallery di Milano.  Nel 2019 è stato selezionato tra gli artisti di Pei’s World. A brief history of a Chinese gallery in Italy, la mostra a cura di Luca Beatrice che si è tenuta a Venezia durante la Biennale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Rigenerazione. Dall’acqua alla vita
             
Mostra personale di Jorge Cavelier

            solo online su  www.wepresentart.com

 

Online su: www.wepresentart.com   Dal 16 ottobre al 16 novembre 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

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Denim – stylish, practical, timeless. Blue fabric with a history Wed, 07 Oct 2020 12:17:02 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/664931.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/664931.html Maria Maria Il prossimo 17 ottobre si inaugura presso il prestigioso Spielzeug Welten Museum di Basel la mostra Denim – stylish, practical, timeless. Blue fabric with a history.

Tra gli artisti internazionali selezionati, non poteva mancare Afran che da anni utilizza il tessuto jeans per le sue creazioni, poiché, come spesso afferma, la stoffa denim è tra i simboli più eloquenti per raccontare le contraddizioni e la complessità della nostra epoca.

In collaborazione con MA-EC Gallery di Milano, Afran presenta l’installazione Blue Panther, un’opera che simboleggia la lotta contro ogni discriminazione, violenza, abuso e per l’acquisizione di tutti i diritti.

ll denim è una parte essenziale del guardaroba. Oggi, tuttavia, il denim è molto più di un semplice tessuto per l'abbigliamento. Molti artisti in tutto il mondo hanno scoperto il denim come materiale.

Ma di cosa sono fatti i jeans e da dove viene il nome? De Nîmes o meglio Gênes? Nel corso degli anni, gli storici hanno identificato due tessuti al di fuori degli Stati Uniti che potrebbero essere i precursori del jeans: un tessuto resistente della città francese meridionale di Nîmes, da cui si dice derivi il nome denim, e un tessuto di cotone di Genova,  che potrebbe aver portato alla parola inglese jeans evoluzione dal nome della città come pronunciato in francese, Gênes.

Il materiale che inizia come cotone in un campo deve subire numerosi processi e passaggi prima di poter diventare jeans ready-to-wear.

In questa mostra, che presenta circa 200 oggetti, i visitatori sono guidati in un viaggio attraverso le sfaccettature di questo affascinante materiale. L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con Liza Snook del Virtual Shoe Museum di L'Aia e riunisce oggetti e opere provenienti da vari musei europei, collezionisti privati e installazioni di gallerie e artisti di tutto il mondo. 

Grazie ad un prestito della Galleria Canesso di Parigi, la mostra presenta un'opera d'arte unica nella storia di questo tessuto. Si tratta di una opera del Master of the Blue Jeans del XVII secolo.

Sono previsti laboratori didattici e workshop per bambini e adulti.

 

Coordinate mostra

 

Titolo:  Denim – stylish, practical, timeless. Blue fabric with a history

Sede:  Spielzeug Welten Museum, Basel

Date:  dal 17 ottobre 2020 al 5 aprile 2021

Info, orari, prezzi:  www.spielzeug-welten-museum-basel.ch

 

 

 

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Afran, Il nudo è morto. L'abito è il monaco Thu, 27 Aug 2020 18:25:26 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/657626.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/657626.html Maria Maria  

AFRAN

IL NUDO E’ MORTO

L’abito è il monaco

A cura di Susanna Gualazzini e Carlo Scagnelli

 

 

Galleria Biffi Arte PIACENZA

Salone d’Onore e Sala delle Colonne

5 Settembre - 7 Novembre 2020

Inaugurazione Sabato 5 Settembre, ore 17

In mostra alla Galleria Biffi Arte dal 5 settembre al 7 novembre, gli esiti recenti

dell’ispirazione di Afran, artista originario del Camerun ma dalle multiformi radici

culturali. Padre della Guinea Equatoriale, una moglie italiana, un pezzetto di vita in

Spagna e da anni in Italia, Afran ha avuto una formazione “occidentale”, ma non ha

mai perso di vista il dna della sua cultura d’origine. Che è poi quella Fang di cui,

all’inizio del ‘900, si innamorarono Picasso e Modigliani.

Per lungo tempo la pratica artistica con materiali multiformi e, pochi anni fa, la scelta

quasi esclusiva di un materiale non proprio ortodosso: il denim. Tessuto global e

metamorfico, il jeans incorpora tante latitudini e una storia di lungo corso: già nel

‘500 un blu ottenuto dal guado (una pianta tintorea di origine africana), veniva

utilizzato a Genova per tingere la tela destinata alle vele delle navi e usata per coprire

le merci durante il loro trasporto, oltre che per i vestiti dei marinai. Tessuto ideale per

la realizzazione di pantaloni da lavoro (prediletto, alla metà dell’Ottocento, dai

cercatori d’oro, dai cow boy e dai minatori), a partire dagli anni Sessanta del

Novecento il jeans si fa icona di protesta antiborghese per rinascere, verso la fine

degli anni Ottanta, come outfit glamour, con una nuova identità e in lussuose

contaminazioni.

Con questo complesso pedigree antropologico, nelle mani di Afran il denim si fa

materiale plastico, humus ideale di espressione: l’artista predilige quel jeans su cui è

rimasta in qualche modo imprigionata la memoria del corpo che lo ha abitato e con

questo outfit sformato, sbiadito, slabbrato, strappato, taglia, ricuce, intarsia e scava

nella carne del tessuto. Con una prodigiosa pratica del montaggio, rifila tracciando

nuove tramature, privilegiando le superfici più scabrose, quelle più disturbate da

cuciture, passanti, tasche, fibbie. Ed è così che il jeans (e il suo pantheon di accessori)

cambia fatalmente di segno, perde la sua democratica disinvoltura e si fa forma

scultorea. Nascono icone forti, spesso, come le definisce l’artista stesso “urlanti”,

eventualmente spaventevoli, figlie di ingegnosi sistemi di annodamenti e incastri, in

una estetica del montaggio, dell’uso e del riuso che guarda alle avanguardie artistiche

di primo Novecento, rinnovandone alcuni esiti.

Questa è la tecnica, ma è soprattutto la strada che porta Afran a compiere una

riflessione sul tema dell’identità, che da sempre gli è caro, proprio partendo dall’abito

inteso come metafora e come luogo di possibili trasmigrazioni semantiche. Se, come

in un gioco di scatole cinesi, il corpo abita un abito che è poi a sua volta involucro

che abita il mondo, allora il vestito può essere il palinsesto su cui tracciare la sintassi

della identità

Ma nel momento in cui questo involucro si fa sostanza, anima e carne viva

dell’uomo, allora è in atto una perdita che non può che essere, appunto, spaventevole.

Perché dichiarare la morte della nudità, parafrasando l’annuncio nietzschiano “Dio è

morto”, significa congedare la più intima parte di noi stessi.

Con questo materiale rinnovato, Afran, per la prima volta e proprio in occasione di

questa mostra, esplora un nuovo campo tematico e attinge alla classicità che tanta

parte ha avuto nella sua formazione: il jeans incontra il volto di un David che viene

da lontano, è quello di Michelangelo, o si innerva nelle morbidezze della Venere di

Milo o nella durezza del volto di Eracle. Oppure, e qui ancora una volta Afran

sperimenta e combina i linguaggi, compare dietro la griglia di colate cromatiche, nei

lavori a parete (Venere della sobrietà).

Completano il percorso espositivo due famiglie di istallazioni: i due Sartropodi in cui

ancora una volta l’artista sperimenta con i processi del ready made, e l’enorme

Scheletro di niente: il poetico assemblaggio di grucce appendiabiti si dispiega nello

spazio del Salone d’Onore della Galleria, come una sorta di gigantesco fossile: le

grucce vuote raccontano ancora una volta la storia di una assenza. L’abito se ne è

andato, lasciando dietro di sé la traccia nostalgica della sua transitoria ed effimera

esistenza.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con la Galleria MA-EC (Milan Art & Events

Center) di Milano

La Galleria Biffi Arte nasce a Piacenza nel 2009 per desiderio del Presidente di Formec Biffi azienda leader nel settore alimentare, che nella creazione della Galleria testimonia e mantiene vivo lo storico legame tra il marchio Biffi, Milano 1852 e il mondo dell'arte: fu proprio intorno ai tavolini del Caffè Biffi, infatti, che Marinetti, Balla, Depero diedero vita al movimento Futurista, che avrebbe influenzato tanta cultura del Novecento. Nel corso degli anni Biffi Arte si è trasformata in polo culturale aperto all’espressione di tutte le arti, ponendosi come territorio di incontro fra gli artisti e la collettività, alla ricerca di una cultura libera e innovata. Per questo motivo nel programmare le proprie attività, Biffi Arte coltiva un’ampia pluralità di iniziative promuovendo, accanto all’allestimento di mostre, conferenze e incontri con filosofi, autori, critici e pensatori, eventi speciali, concerti e performance in collaborazione con istituzioni italiane e straniere.

L’azienda Formec Biffi

Biffi Arte è parte di Formec Biffi, un’azienda dal cuore lombardo ma attiva sui mercati del mondo. Orientata all’innovazione e alla sperimentazione del gusto, da sempre Formec Biffi guarda con speciale attenzione al mondo dell’arte, trovando nella sponsorship delle arti un territorio espressivo privilegiato per iniziative pubbliche offerte alla cittadinanza. E lo spirito che la sostiene è il principio per il quale le imprese possono svolgere un ruolo fondamentale per la promozione e la diffusione della cultura, aiutando anche e soprattutto i giovani artisti a diventare protagonisti del loro tempo.

“ La forza della nostra Galleria sta nel sodalizio che riesce a ospitare: è l’incontro fra le arti nella pluralità dei loro linguaggi, alla ricerca di percorsi trasversali, inattesi, sempre nuovi.

A questo incontro, estraneo alle logiche del profitto, le porte di Biffi Arte saranno sempre  aperte ”

Pietro Casella, fondatore di Formec Biffi

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Afran, Il nudo è morto. L'abito è il monaco Thu, 27 Aug 2020 18:25:03 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/657625.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/657625.html Maria Maria  

AFRAN

IL NUDO E’ MORTO

L’abito è il monaco

A cura di Susanna Gualazzini e Carlo Scagnelli

 

 

Galleria Biffi Arte PIACENZA

Salone d’Onore e Sala delle Colonne

5 Settembre - 7 Novembre 2020

Inaugurazione Sabato 5 Settembre, ore 17

In mostra alla Galleria Biffi Arte dal 5 settembre al 7 novembre, gli esiti recenti

dell’ispirazione di Afran, artista originario del Camerun ma dalle multiformi radici

culturali. Padre della Guinea Equatoriale, una moglie italiana, un pezzetto di vita in

Spagna e da anni in Italia, Afran ha avuto una formazione “occidentale”, ma non ha

mai perso di vista il dna della sua cultura d’origine. Che è poi quella Fang di cui,

all’inizio del ‘900, si innamorarono Picasso e Modigliani.

Per lungo tempo la pratica artistica con materiali multiformi e, pochi anni fa, la scelta

quasi esclusiva di un materiale non proprio ortodosso: il denim. Tessuto global e

metamorfico, il jeans incorpora tante latitudini e una storia di lungo corso: già nel

‘500 un blu ottenuto dal guado (una pianta tintorea di origine africana), veniva

utilizzato a Genova per tingere la tela destinata alle vele delle navi e usata per coprire

le merci durante il loro trasporto, oltre che per i vestiti dei marinai. Tessuto ideale per

la realizzazione di pantaloni da lavoro (prediletto, alla metà dell’Ottocento, dai

cercatori d’oro, dai cow boy e dai minatori), a partire dagli anni Sessanta del

Novecento il jeans si fa icona di protesta antiborghese per rinascere, verso la fine

degli anni Ottanta, come outfit glamour, con una nuova identità e in lussuose

contaminazioni.

Con questo complesso pedigree antropologico, nelle mani di Afran il denim si fa

materiale plastico, humus ideale di espressione: l’artista predilige quel jeans su cui è

rimasta in qualche modo imprigionata la memoria del corpo che lo ha abitato e con

questo outfit sformato, sbiadito, slabbrato, strappato, taglia, ricuce, intarsia e scava

nella carne del tessuto. Con una prodigiosa pratica del montaggio, rifila tracciando

nuove tramature, privilegiando le superfici più scabrose, quelle più disturbate da

cuciture, passanti, tasche, fibbie. Ed è così che il jeans (e il suo pantheon di accessori)

cambia fatalmente di segno, perde la sua democratica disinvoltura e si fa forma

scultorea. Nascono icone forti, spesso, come le definisce l’artista stesso “urlanti”,

eventualmente spaventevoli, figlie di ingegnosi sistemi di annodamenti e incastri, in

una estetica del montaggio, dell’uso e del riuso che guarda alle avanguardie artistiche

di primo Novecento, rinnovandone alcuni esiti.

Questa è la tecnica, ma è soprattutto la strada che porta Afran a compiere una

riflessione sul tema dell’identità, che da sempre gli è caro, proprio partendo dall’abito

inteso come metafora e come luogo di possibili trasmigrazioni semantiche. Se, come

in un gioco di scatole cinesi, il corpo abita un abito che è poi a sua volta involucro

che abita il mondo, allora il vestito può essere il palinsesto su cui tracciare la sintassi

della identità

Ma nel momento in cui questo involucro si fa sostanza, anima e carne viva

dell’uomo, allora è in atto una perdita che non può che essere, appunto, spaventevole.

Perché dichiarare la morte della nudità, parafrasando l’annuncio nietzschiano “Dio è

morto”, significa congedare la più intima parte di noi stessi.

Con questo materiale rinnovato, Afran, per la prima volta e proprio in occasione di

questa mostra, esplora un nuovo campo tematico e attinge alla classicità che tanta

parte ha avuto nella sua formazione: il jeans incontra il volto di un David che viene

da lontano, è quello di Michelangelo, o si innerva nelle morbidezze della Venere di

Milo o nella durezza del volto di Eracle. Oppure, e qui ancora una volta Afran

sperimenta e combina i linguaggi, compare dietro la griglia di colate cromatiche, nei

lavori a parete (Venere della sobrietà).

Completano il percorso espositivo due famiglie di istallazioni: i due Sartropodi in cui

ancora una volta l’artista sperimenta con i processi del ready made, e l’enorme

Scheletro di niente: il poetico assemblaggio di grucce appendiabiti si dispiega nello

spazio del Salone d’Onore della Galleria, come una sorta di gigantesco fossile: le

grucce vuote raccontano ancora una volta la storia di una assenza. L’abito se ne è

andato, lasciando dietro di sé la traccia nostalgica della sua transitoria ed effimera

esistenza.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con la Galleria MA-EC (Milan Art & Events

Center) di Milano

La Galleria Biffi Arte nasce a Piacenza nel 2009 per desiderio del Presidente di Formec Biffi azienda leader nel settore alimentare, che nella creazione della Galleria testimonia e mantiene vivo lo storico legame tra il marchio Biffi, Milano 1852 e il mondo dell'arte: fu proprio intorno ai tavolini del Caffè Biffi, infatti, che Marinetti, Balla, Depero diedero vita al movimento Futurista, che avrebbe influenzato tanta cultura del Novecento. Nel corso degli anni Biffi Arte si è trasformata in polo culturale aperto all’espressione di tutte le arti, ponendosi come territorio di incontro fra gli artisti e la collettività, alla ricerca di una cultura libera e innovata. Per questo motivo nel programmare le proprie attività, Biffi Arte coltiva un’ampia pluralità di iniziative promuovendo, accanto all’allestimento di mostre, conferenze e incontri con filosofi, autori, critici e pensatori, eventi speciali, concerti e performance in collaborazione con istituzioni italiane e straniere.

L’azienda Formec Biffi

Biffi Arte è parte di Formec Biffi, un’azienda dal cuore lombardo ma attiva sui mercati del mondo. Orientata all’innovazione e alla sperimentazione del gusto, da sempre Formec Biffi guarda con speciale attenzione al mondo dell’arte, trovando nella sponsorship delle arti un territorio espressivo privilegiato per iniziative pubbliche offerte alla cittadinanza. E lo spirito che la sostiene è il principio per il quale le imprese possono svolgere un ruolo fondamentale per la promozione e la diffusione della cultura, aiutando anche e soprattutto i giovani artisti a diventare protagonisti del loro tempo.

“ La forza della nostra Galleria sta nel sodalizio che riesce a ospitare: è l’incontro fra le arti nella pluralità dei loro linguaggi, alla ricerca di percorsi trasversali, inattesi, sempre nuovi.

A questo incontro, estraneo alle logiche del profitto, le porte di Biffi Arte saranno sempre  aperte ”

Pietro Casella, fondatore di Formec Biffi

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Fluid Contemplation. Mostra online di Jinjin Dong Mon, 20 Jul 2020 17:06:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/651528.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/651528.html Maria Maria Il prossimo 22 luglio nella sezione Highlight di www.wepresentart.com, MA-EC gallery presenta al pubblico Fluid Contemplation,  mostra virtuale di Jinjin Dong, artista di Shanghai, classe 1977.

 

L’esposizione, a cura di Jiang Weizhen, include tre serie di lavori realizzati su tela.

 

Nella prima serie Digital Ink, oli e acrilici su tela, Jinjin Dong coniuga sapientemente la modernità digitale con l’eleganza della pittura ad inchiostro tradizionale basata sulla casualità del gesto e del pensiero poiché, come affermava nel IV secolo d.C. il noto pittore cinese Gu Kaizhi, “un artista segue il proprio pensiero che deve solo viaggiare libero” .

Jinjin Dong ritiene che la tecnologia allarghi i confini stabiliti della pittura classica cinese e che la pittura ad inchiostro non sia solo una tecnica ma espressione di un pensiero, di una condizione mentale che guarda alla tradizione e aspira alla libertà.

 

La seconda serie di opere appartiene alla corrente artistica emergente Steampunk, che si propone come un’idea innovativa e  riflette perfettamente il pensiero creativo di Jinjin Dong. Jinjin Dong spiega come l’arte della calligrafia cinese preveda che ad ogni pennellata corrisponda un tratto, l’unione dei quali dà poi vita ad un’opera astratta. In Cina si tramanda che anticamente libri e dipinti avessero un’origine comune: i libri erano anche dipinti e i dipinti erano anche libri. Attraverso la tradizione della calligrafia l’artista crea un’opera astratta, alla quale aggiunge le caratteristiche delle immagini digitali contemporanee. 

La prima opera rappresenta il carattere , ang, l’intelligenza artificiale, mentre la seconda il carattere , ran, l’elemento invisibile nella tecnologia olografica.

L’essenza dell’astrattismo risiede nel fatto che pittura e calligrafia tendono alla ricerca della bellezza della forma e dello spirito.

Per la realizzazione delle due opere, Jinjin Dong guarda allo stile del calligrafo Huai Su, vissuto durante la dinastia Tang, che realizzava calligrafie secondo lo stile “corsivo folle” (狂草, kuangcao), caratterizzato spesso dal fatto di essere poco leggibile. Osservando lo stile di Huai Su dalla prospettiva dell’estetica astratta odierna, l’artista sottolinea come ogni tratto della sua calligrafia sia separato dall'altro, creando così una struttura astratta.

La calligrafia del carattere Ang ricorda la forma di un dragone che si attorciglia attorno a un pitone,  simbolo dell’arrivo dell’era dell’intelligenza artificiale cinese. 

Il carattere Ran è caratterizzato da uno stile fluido, elegante e allo stesso tempo vigoroso. Rimanda ad un baobab nel deserto e ad un tronco di cipresso, ricollegandosi all’idea Taoista di integrazione dialettica tra uomo e natura.

 

 

 

La terza serie Through the surprise – Dreaming of Nanking  coniuga iperrealismo e pittura tradizionale, e comprende delle opere che arrivano all’immaginario del fruitore, attratto dal rigore dello stile e dalla minuzia dei dettagli.

L'artista rappresenta la città vecchia di Nanxiang, il Guyi Garden e il Tempio Yunxiang. Sullo sfondo, le montagne e i fiumi si trasformano in robot giganti, emblema dell’industrializzazione, e fusione e insieme conflitto tra tradizione e modernità.

Afferma la curatrice Jiang Weizhen che alcune figure aliene sono la metafora del contrasto tra il junk food occidentale e lo street food tradizionale cinese. Nel dipinto, i cui toni rimandano alla science-fiction, e che include significati simbolici, l’artista dipinge anche Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng.

In un angolo, una grande tavolata di persone che festeggiano con la cucina Xiaolong,  metodo culinario classificato come Patrimonio culturale immateriale. Nel dipinto, anche una miniatura del Giardino Yuyuan e una allusione al fatto che Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng possedessero la ricetta segreta del Nanxiang Xiaolong.

Jinjin Dong ha trascorso più di un anno a dipingere questi lavori. Con rigore e metodo filologico è stato a Nanxiang più di venti volte per raccogliere materiali, tre volte al Yuyuan Garden e al Tan Garden, cinque volte all’Archivio di Shanghai e diverse volte presso l’ Historical Exhibition Hall di Nanxiang.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Fluid Contemplation

            Mostra personale di Jinjin Dong. A cura di Jiang Weizhen

             Solo online su  www.wepresentart.com

 

Online su: www.wepresentart.com  dal 22 luglio al 28 agosto 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

 


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Maria Jole Serreli A casa mia avevo tre sedie Wed, 08 Jul 2020 18:34:20 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649551.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649551.html Maria Maria Maria Jole Serreli | A casa mia avevo tre sedie

«a casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l'amicizia, tre per la società» (Henry David Thoreau)

 

a cura di Simona Campus

 

Cagliari, EXMA EXhibiting and Moving Arts | 11 luglio – 11 ottobre 2020

 

Dopo la lunga chiusura per il COVID e la breve parentesi di riapertura con la “coda” della mostra dedicata a Keith Haring, l’ EXMA riapre le sue sale e inaugura la stagione estiva l’11 luglio con A casa mia avevo tre sedie, una nuova produzione originale e site specific dedicata all’opera dell’artista Maria Jole Serreli, curata dalla storica dell’arte Simona Campus, direttrice artistica del centro comunale d’arte di via San Lucifero.

Con questa iniziativa si chiude il ciclo di inaugurazioni di nuovi progetti che riguardano, oltre l’EXMA, I centri comunali d’arte Il Ghetto e il Castello di San Michele.

Nella corte dell’EXMA e nella grande Sala delle Volte la mostra riscostruisce minuziosamente le stanze della casa-atelier che, a Marrubiu, nella provincia di Oristano, l’artista ha ricevuto in eredità da una prozia, in realtà, per lei, una seconda madre, trasformandola in luogo di sperimentazione e dialogo artistico. Tutti gli arredi e gli oggetti che la casa conteneva - profondamente connotata dal passaggio di esistenze femminili - sono stati conservati, i corredi e finanche il più piccolo lembo di tessuto sono stati salvati e utilizzati per la realizzazione di lavori originali, che tracciano un ponte tra passato e presente.

 

Visitabile sino all’ 11 ottobre, A casa mia avevo tre sedie è un progetto del Consorzio Camù, realizzato con il patrocinio del Comune di Cagliari, del Comune di Marrubiu e del comune di Ronghchang, nella Repubblica Popolare Cinese, ed è sostenuto dal contributo della Fondazione di Sardegna.

 

“Come molte istituzioni culturali, nazionali e internazionali – dice Simona Campus nella presentazione del progetto - durante i mesi della pandemia abbiamo lavorato per non interrompere - malgrado la chiusura - il rapporto con gli artisti e con il nostro pubblico, sviluppando progetti concepiti per essere fruiti online e sperimentando proposte che ci consentissero di continuare a essere comunità, seppur chiusi entro le mura domestiche. Di tale progettualità, anche adesso che l’emergenza sembra farsi meno pressante, facciamo tesoro

per continuare ad ampliare i nostri orizzonti, in una prospettiva di continuo rinnovamento; allo stesso tempo, la riapertura dei nostri spazi fisici ci pone domande importanti sul ruolo che l’arte può e deve avere, dopo un’esperienza così difficile, nel processo di rinascita, a partire dalla necessità di ricostruire con pazienza la fiducia gli uni negli altri e di recuperare l’empatia dello stare insieme, anche se con regole nuove. Per rispondere alle sfide di un così delicato frangente scegliamo di ricominciare dal territorio, dall’arte che nasce in Sardegna per continuare a guardare al mondo, con responsabilità, ma senza paura. E  scegliamo di ricominciare dall’idea di casa, non più o non soltanto luogo di confino - come è stato nei mesi appena trascorsi - ma come campo di forze in cui si costruisce la nostra identità più vera”

 

Da questi presupposti nasce “A casa mia avevo tre sedie, che presenta in una dimensione installativa inedita gli ultimi cinque anni di ricerca dell’artista Maria Jole Serreli. La mostra riscostruisce le stanze della casa-atelier che, a Marrubiu, nella provincia di Oristano, l’artista ha ricevuto in eredità da una cara prozia, in realtà, per lei, una seconda madre, trasformandola in luogo di sperimentazione e dialogo artistico. Tutti gli arredi e gli oggetti che la casa conteneva - profondamente connotata dal passaggio di esistenze femminili - sono stati conservati, i corredi e finanche il più piccolo lembo di tessuto sono stati salvati e utilizzati per la realizzazione di lavori originali, che tracciano un ponte tra passato e presente. Ne deriva una narrazione affascinante, intensa, che scandaglia nel profondo: spazio di vincoli forti e altrettanto forti desideri di emancipazione, di conquista della libertà, la casa è uno sfaccettato, incoerente microcosmo, in cui albergano affetti e solitudini, vociare di amicizie ma anche silenziose inquietudini, rimpianti, sconfitte. A questo composito racconto fa riferimento il titolo della mostra, che cita un passo del filosofo e scrittore Henry David Thoreau: «a casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l'amicizia, tre per la società».

L’esposizione, articolata come un succedersi di ambienti-installazioni, preceduti  da un ulteriore intervento appositamente studiato per il piazzale dell’EXMA, presenta in ogni stanza differenti nuclei di opere, coincidenti con altrettanti momenti della ricerca di Serreli, che, figlia d’anima, fa della memoria e delle radici un forte strumento di connessione con il pianeta globale: coerentemente,  il percorso si snoda attraverso gli oggetti che sanno riscoprire, con sensibilità, la poesia delle piccole cose, che cercano di recuperare un rapporto armonico con la natura, con la terra, il legno e la pietra della nostra isola, intervallati da un corpus di lavori recenti, mai

 

 

 

esposti prima d’ora, realizzati dall’artista nell’ambito di uno scambio culturale con la Cina, a raccontare in maniera ancor più significativa il nostro tempo.

 

NOTE BIOGRAFICHE. Maria Jole Serreli è pittrice, scultrice, fiber artist e performer, capace di declinare i differenti linguaggi dell’arte contemporanea secondo una cifra personale e sempre riconoscibile. Nata a Roma nel 1975, vive e lavora a Marrubiu. La sua prima mostra personale risale al 1999. Nel 2010 vince la borsa di studio “Workshow, laboratori creativi in rete”, residenza artistica a San Sperate, presso la Scuola internazionale di scultura: qui conosce Pinuccio Sciola, alla cui memoria, e al cui magistero rimane profondamente legata. Ha preso parte a numerose esposizioni in autorevoli sedi in Italia e all’estero, tra le quali l’Università di Pisa, il Macro Testaccio di Roma, l’Art Moore House di Londra. All’EXMA di Cagliari è già stata presente con una sua opera nell’ambito della mostra collettiva “Pani e Madri, la forza generatrice dell’arte”, del 2015. In quello stesso anno è ospite della Residenza artistica Cosenza 2015 e fonda a Marrubiu “The Art House Space”, il progetto di casa-atelier cui è dedicata questa mostra. Tra le mostre recenti, la personale intitolata “Animas. Curve nella memoria”, a cura di Chiara Manca, presso il Mancaspazio a Nuoro. Dal 2019, con MA-EC Art Gallery Milano, è impegnata in uno scambio culturale con la Cina, che ha purtroppo dovuto subire dei rallentamenti a causa del diffondersi della pandemia: ha partecipato all’International Ceramics Forum, a Chongqing, nello storico distretto della ceramica di Rong Chang, nell’ambito del progetto governativo “One Belt One Road”. Alcuni dei lavori elaborati in relazione a questa iniziativa vengono esposti per la prima volta qui all’EXMA.

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.

 

 

 

Maria Jole Serreli

A casa mia avevo tre sedie

a cura di Simona Campus

 

EXMA - Cagliari Via San Lucifero 71
Dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 21.00. Chiuso il lunedì

L’ingresso alla mostra è consentito ad un massimo di 10 visitatori ogni ora con l’obbligo di mascherina. È preferibile prenotare prima i biglietti chiamando al numero 070 666399 o scrivendo a exma@consorziocamu.it

 

Biglietti
Intero: 5 €
Ridotto: 3 € (over 65 e studenti muniti di documento
)
Gratuito: bambini fino a 7 anni, disabili

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Tempo materico. Mostra online di Agostino Tulumello Tue, 07 Jul 2020 11:52:31 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649196.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649196.html Maria Maria  

L’unica cosa che ci appartiene è il tempo
Seneca

 

 

MA-EC Gallery presenta la mostra virtuale Tempo materico, personale di Agostino Tulumello visibile solo online su www.wepresentart.com, la nuova piattaforma dedicata all’arte.

In esposizione dieci lavori dell’artista, realizzati in questo ultimo anno.

Scrive di lui il critico Giovanni Cardone “Le nuove opere di Agostino Tulumello raccontano quanto labile sia il confine che separa il Soggetto dall’Oggetto, l’Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione.
Le opere dell’artista non ci mostrano l’esito di questo titanico scontro, quanto piuttosto una fase, nel vivo del combattimento. Così colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autentica ontogenesi dell’Io. La nascita di un Soggetto: sia esso un pensiero, un individuo, un personaggio o una creatura degli abissi della psiche. In altre parole si potrebbe descrivere tale processo creativo come un conflitto tra la Coscienza e l’Inconscio: come l’impellente (ma impossibile) tentativo della parte solare dell’Io di rendere conto delle sue parti più oscure e irriducibili. Le nuove opere di Tulumello, che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente. O che si squadernano ai nostri occhi come una serie di capitoli di un unico ampio e articolato racconto. Ogni opera una pagina, uno spunto narrativo. Oppure la stessa storia narrata da un diverso punto di vista.”
 

 

Agostino Tulumello, nato a Montedoro nel 1959, ha vissuto a Liege, attualmente vive e lavora a Montedoro. Ha frequentato l’Istituto Statale d’arte “F. Juvara” di san Cataldo e l’Accademia Reale delle Belle Arti di Liege in Belgio. Dal 1985, anno delle sue prime esposizioni in Belgio, può vantare oltre 200 mostre sia personali sia collettive in Italia e all’estero, in gallerie e in sedi museali.

 Il concetto del Tempo ha interessato gran parte della sua ricerca artistica. Definisce se stesso con i versi Prigioniero/della griglia/ del tempo, schiavo /del dio/Kronos /legato/tra cielo e terra.
Tempo chiuso, tempo ciclico degli astri tradotto dai nostri orologi, circolo vizioso degli eterni ritorni senza uscita. Le superfici dipinte dei suoi quadri posseggono una profondità che risucchia lo sguardo: sono rappresentazioni dell’oggetto tempo, oggetto in apparenza regolare ma in profondità caotico come un minerale.

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Tempo materico.

            Mostra personale di Agostino Tulumello

 

Online su: www.wepresentart.com   Dall’8 luglio all’8 agosto 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

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Il filo di Turandot Wed, 13 May 2020 12:19:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/637106.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/637106.html Maria Maria

MA-EC Gallery presenta la mostra virtuale Il Filo di Turandot, visibile online sul sito www.ma-ec.it

L’arte è sempre stata il riflesso del proprio tempo, e spesso lo anticipa.

Quando l’Occidente usufruiva dei benefici del boom economico, la Cina faceva ancora fatica a uscire dalla povertà e dalla chiusura. Man mano con il miglioramento delle condizioni socio-economiche, la situazione iniziava a mutare. Mentre l’America consolidava la potenza delle corporations e il Giappone impressionava il mondo con acquisti da record nell’arte, la Cina affrontava giorno per giorno radicali cambiamenti portati dalla riforma del 1978. Lo sviluppo, l’apertura e il progresso sono elementi fondamentali che segnano quegli anni.

Negli  anni 90 la Cina fa il primo esordio nell’ambiente artistico internazionale. In occasione della 45esima Biennale di Venezia (1993), arrivano in Italia una decina di artisti cinesi. Rappresenta un evento di assoluta importanza storica, voluto da Achille Bonito Oliva e Italo Furlan.

Da un lato segnava l’ingresso degli artisti cinesi nell’arte contemporanea occidentale; dall’altro le novità che questi artisti riportavano in Cina aprivano un nuovo orizzonte alle generazioni successive.

 

La Galleria MA-EC è da sempre molto attenta ai fenomeni di contaminazione culturale tra Occidente e Oriente.

Negli ultimi anni si è registrato un flusso costante di giovani artisti cinesi, nati proprio nel periodo di  novità in ogni campo e di crescente benessere materiale, venuti poi in Italia per perfezionare la ricerca, dopo aver già ottenuto una formazione nella propria cultura di origine.

L’immergersi nella cultura italiana rende la loro arte inevitabilmente diversa da quella dei loro colleghi operanti esclusivamente in Cina. Nonostante ognuno segua un proprio percorso individuale, nelle loro opere si intravede un filo di lettura invisibile. Le affinità sono generate dall’ambiente comune di prima formazione e dalle osservazioni delle caratteristiche più allettanti della cultura e società italiana nella visione cinese, poi elaborate nella fase della seconda formazione.

 

Il Filo di Turandot è la mostra che MA-EC Gallery propone al proprio pubblico nel periodo di nuova partenza in maggio 2020, con opere di tre artisti cinesi selezionati dalla galleria. Per il momento la mostra rimane virtuale, la si può visitare online andando sul sito: www.ma-ec.it

 

Il filo di Turandot si configura come un percorso di lettura, uno spiraglio per esplorare un mondo diverso, manifesta il desiderio di avvicinarsi e di comprendersi reciprocamente.

I tre artisti selezionati per la prima edizione della serie Il Filo di Turandot sono Maomin Chen, Huiming Hu, Shuai Peng.

Nelle loro opere si scorge un continuo dialogo con la cultura di provenienza e una attenzione sensibile verso i grandi interrogativi della nostra epoca. Nella loro ricerca si percepisce la confluenza delle due realtà lontane, quella di origine e quella di elezione.

Sono artisti cinesi della nuova generazione, attivi nell’ambito internazionale dell’arte contemporanea. Indagano sul significato di libertà,  solitudine e sulle contraddizioni tra le verità generate da punti di vista diversi, a volte opposti. Le loro creazioni sono impregnate di questa dualità culturale e nascono da una profonda riflessione su un ideale flusso continuo tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente.

 

 

 

Maomin Chen, classe 1990, è nato a Hunan, in Cina. Nel 2012 si è laureato in Scultura / Arte pubblica presso la China Academy of Art. Attualmente vive e lavora a Milano, dove si sta specializzando presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le mostre citiamo Spyglass, Percezioni contemporanee presso MA-EC Gallery, Milano, 2017, Ri-Levante, HOAA, a cura di Laurentiu Craioveanu, Milano, 2019. Nel 2018 con MA-EC Gallery espone alla MIA Photo Fair a Milano. Ha ottenuto due importanti riconoscimenti, “Chong Li” (Ispirarsi alla bellezza) Prize of China Academy of Art e Special winner of Lin Feng Mian Prize of China Academy of Art.

 

 

Huiming Hu, classe 1990, è nata a Jingdezhen, in Cina ed attualmente vive e lavora in Toscana.

Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.
Ha partecipato a MIA Photo Fair 2018 ed è stata selezionata

tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.
Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017, Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017, HUISTHIS?, Milano 2018 a cura di Michela Ongaretti.
Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee. Nel 2018 e nel 2019 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano. Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUISTHIS? .

Nel gennaio 2019 è stata invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo per una residenza d’artista. A maggio 2019 è stata selezionata dalla Galleria MA-EC per la mostra Pei’s world. A brief history of a Chinese Gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice, svoltasi all’Arsenale di Venezia durante la Biennale.

 

 

 

Shuai Peng (Cina, Xiangtan, 1995) è un artista multidisciplinare. Nel 2004 si traferisce a Reggio Emilia e si dedica al disegno e alla pittura presso l’Atelier di Caterina Coluccio. Dal 2016 vive e lavora a Milano e si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha al suo attivo numerose partecipazioni a mostre collettive. Tra le sue mostre personali ricordiamo La realtà superficiale, Fondazione Paolina Brugnatelli, Milano, aprile 2018, Le arti della Cina, a cura di Giacomo Agosti, Fondazione Italia Cina, Milano, dicembre 2018, INTRO, a cura di Laurentiu Craioveanu presso MA-EC Gallery, Milano, gennaio 2020.

Si è classificato al primo posto al GAEM Prize, CNA Project, Ravenna e al Paolina Brugnatelli Visual Arts Prize.

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Il filo di Turandot

 

Online su: www.ma-ec.it

 

Info: galleria@ma-ec.it;

         info.milanart@gmail.com


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Afran. È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE: prorogata fino al 29 febbraio Sat, 15 Feb 2020 15:30:21 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/620371.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/620371.html Maria Maria Sarà prorogata fino al 29 febbraio la mostra personale di Afran, È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE.

L'esposizione in corso presso la MA-EC Gallery ha riscosso notevole successo di pubblico e di critica ed è stata visitata anche da alcune scolaresche che hanno potuto apprezzare le abilità tecniche dell'artista e anche la profondità e modernità del messaggio.

Nella prima sala sono esposti degli acrilici su tela che raccontano in modo ironico e surreale i paradossi e le prospettive raggiunte da un mondo in costante mutazione. Negli ultimi anni, il progresso tecnologico e gli sviluppi dei social media hanno avuto un impatto molto incisivo nelle nostre società migliorandole su tanti aspetti. I dipinti presentati si propongono in modo ludico di indagare sulle degenerazioni possibili. Uno degli aspetti messo sotto la lente  è l'estrema attenzione o meglio l'ossessione per il bello, l'immagine, l'apparire. I nostri social sono invasi da immagini sempre più belle... Se fosse stata quella la bellezza di cui parlava Dostoevskij, il nostro mondo sarebbe da  tempo in salvo. 

In anteprima sarà visibile una scultura raffigurante un animale fantastico: Il SARTROPODE. Scultura nata dall'incrocio fra una macchina da cucire e un ragno.


Il percorso prosegue con È>mc2 , installazione di quadri circolari che richiamano la forma dei pianeti.

È>mc2 oltre a fare allusione all'ambiente e al risparmio energetico, racconta anche del fenomeno della post verità.  Scrive su questa opera il critico Luca Beatrice: “Negli ultimi decenni la geografia dell’arte è profondamente cambiata. Se da una parte il concetto di “local” ha perduto il fascino che lo caratterizzava negli anni Ottanta, ora le città occidentali sono diventate il punto di raccolta di esperienze provenienti da più parti del mondo. New York, Londra, Berlino, Parigi, Milano risultano quindi identità poliformi che si vanno compiendo attraverso la somma di molteplici linguaggi. Ciò che non riesce alla società, tanto meno alla politica, trova terreno fertile nell’arte e nella cultura, là dove scambi, interazioni, integrazioni, sono all’ordine del giorno. Ricercando un elemento che faccia da ponte tra due culture tanto diverse, Afran ha trovato la risposta nel jeans, poiché la stoffa denim è tra i simboli più eloquenti per raccontare le contraddizioni e la complessità della nostra epoca. Una specie di piattaforma in cui ognuno può plasmare la propria identità. Una specie di grado zero.


Il titolo di questa installazione di Afran cita l’equazione di Einstein: È>mc2, Energia uguale massa per velocità al quadrato. “L'energia -dice Afran- è senza alcun dubbio uno dei temi più urgenti nel nuovo secolo. Dalla gestione delle energie fossili alla ricerca di alternative più sostenibili, l'unica certezza è l'urgenza di considerare il risparmio energetico. L'energia richiesta al nostro pianeta è di gran lunga superiore a quanto esso ci possa offrire. Ma l'aspetto ambientale è soltanto una delle chiavi di lettura dell’opera. Dopo la teorizzazione del postmoderno e della modernità liquida, la post verità è oggi una realtà innegabile. Che sia scientifica o storica, non esiste più nessuna verità che sia al riparo dal sospetto. Neanche i fatti di cronaca con l'avvento delle fake news riescono a sottrarsi. Dall'efficienza dei vaccini alla forma della terra, le teorie complottiste mettono in discussione qualsiasi certezza o traguardo. Allo stesso tempo, chiunque dal pulpito del diritto di espressione, può avanzare le sue teorie, autorevoli né più né meno come un'opinione e diffonderle gratuitamente attraverso i social come verità inconfutabili: tutto e/è il contrario di tutto. Il jeans diviene, allora, l'espressione figurata più eloquente di questo concetto: casual è l'abbigliamento, casual la prassi. Grazie a una "democratizzazione della verità", chiunque può dubitare o rimettere in discussione qualsiasi teorema matematico... Perché non È>mc2?”. 


La mostra si conclude nell'ultima sala della Galleria con uno sguardo positivo verso il futuro. E' esposta l’opera Blue panther che simboleggia l'energia, la forza e le potenzialità della nostra contemporaneità.

 

Coordinate mostra:

 

Titolo:  È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE

              Mostra personale di Afran

              Testo critico di Luca Beatrice

 

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

 

Date: fino al 29 febbraio 2020

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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INTRO. Peng Shuai Fri, 10 Jan 2020 19:39:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614931.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614931.html Maria Maria

Mercoldì 15 gennaio 2020 alle ore 18.30 la Galleria Milan Art & Events Center ospita INTRO, progetto a cura di Laurentiu Craioveanu che presenterà al pubblico l’artista Peng Shuai.

Nato in Cina, classe 1995, Peng Shuai si trasferisce in Italia per studiare arte. Attualmente frequenta il corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

 

Credo che tra le culture diverse o religioni diverse ci siano dei muri, non è facile che qualcuno di una religione  passi ad un’altra, come non è facile che qualcuno di una cultura passi ad un’altra. (Franco La Cecla)

Attraverso vari linguaggi, nelle sue opere, l'artista si interessa particolarmente di questioni che riguardano l'identità nella società contemporanea: il linguaggio, la cultura, la città-mondo o il muro sono alcuni dei temi che egli si propone di mettere in cornice. In questa occasione verranno presentate le seguenti opere:

“Io sono", video, 2019

"The game", installazione, 2019

"Atlas", fotografia - performance, 2019

INTRO. Il termine intro sta per introduzione, che allude comunemente ad una sezione iniziale di un libro, un articolo o un saggio che ne indica lo scopo e gli obiettivi. Per introduzione si intende anche il breve saggio che consiste nelle prime pagine che precedono l’inizio del testo nel quale viene illustrato l’argomento di un’opera.

Dall’esperimento cinematografico del 1903 “Viaggio sulla Luna” ai video che registrano i gesti, prima di Picasso, poi di Pollock, o le video installazioni di Nam Jun Paik, il video trasporta o diventa arte. La video arte è quella tipologia di lavoro che usufruisce di strumenti tecnologici, schermi e macchine di ripresa, di ogni tipo. Il video viene usato in vari campi e sotto diverse forme, quali: clip musicale, promo, videoarte, corto, doc., etc. Utilizzando il video come mezzo, l’obiettivo è quello di aprire una finestra sul mondo degli artisti, attraverso cui entrare in contatto con le loro visioni e le loro preoccupazioni sulla realtà e nei riguardi della contemporaneità e delle sue componenti socio-culturali, politiche ed esistenziali.

Coordinate evento:

 

 

Titolo:   INTRO. A very short introduction. Peng Shuai

               Progetto a cura di Laurentiu Craioveanu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: 15/01/2020 ore 18.30

 

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

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INTRO. Peng Shuai Fri, 10 Jan 2020 19:39:08 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614930.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614930.html Maria Maria

Mercoldì 15 gennaio 2020 alle ore 18.30 la Galleria Milan Art & Events Center ospita INTRO, progetto a cura di Laurentiu Craioveanu che presenterà al pubblico l’artista Peng Shuai.

Nato in Cina, classe 1995, Peng Shuai si trasferisce in Italia per studiare arte. Attualmente frequenta il corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

 

Credo che tra le culture diverse o religioni diverse ci siano dei muri, non è facile che qualcuno di una religione  passi ad un’altra, come non è facile che qualcuno di una cultura passi ad un’altra. (Franco La Cecla)

Attraverso vari linguaggi, nelle sue opere, l'artista si interessa particolarmente di questioni che riguardano l'identità nella società contemporanea: il linguaggio, la cultura, la città-mondo o il muro sono alcuni dei temi che egli si propone di mettere in cornice. In questa occasione verranno presentate le seguenti opere:

“Io sono", video, 2019

"The game", installazione, 2019

"Atlas", fotografia - performance, 2019

INTRO. Il termine intro sta per introduzione, che allude comunemente ad una sezione iniziale di un libro, un articolo o un saggio che ne indica lo scopo e gli obiettivi. Per introduzione si intende anche il breve saggio che consiste nelle prime pagine che precedono l’inizio del testo nel quale viene illustrato l’argomento di un’opera.

Dall’esperimento cinematografico del 1903 “Viaggio sulla Luna” ai video che registrano i gesti, prima di Picasso, poi di Pollock, o le video installazioni di Nam Jun Paik, il video trasporta o diventa arte. La video arte è quella tipologia di lavoro che usufruisce di strumenti tecnologici, schermi e macchine di ripresa, di ogni tipo. Il video viene usato in vari campi e sotto diverse forme, quali: clip musicale, promo, videoarte, corto, doc., etc. Utilizzando il video come mezzo, l’obiettivo è quello di aprire una finestra sul mondo degli artisti, attraverso cui entrare in contatto con le loro visioni e le loro preoccupazioni sulla realtà e nei riguardi della contemporaneità e delle sue componenti socio-culturali, politiche ed esistenziali.

Coordinate evento:

 

 

Titolo:   INTRO. A very short introduction. Peng Shuai

               Progetto a cura di Laurentiu Craioveanu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: 15/01/2020 ore 18.30

 

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

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Let’s meet in Shanghai: Il ricamo Gu Fri, 29 Nov 2019 19:18:53 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/609236.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/609236.html Maria Maria Il prossimo lunedì 9 dicembre MA-EC ospita nella sede milanese Let’s meet in Shanghai: Il ricamo Gu, esposizione promossa dal People’s Government of Songjiang District, Shanghai.

 

Si tratta di un progetto del Shanghai Daily Multinational Corporate Communication Club, prestigioso ente nato nel 2014 che si compone di più di 400 aziende multinazionali con sede a Shanghai, provenienti dagli Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Svizzera, Gran Bretagna. 

 

Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti Jin Xingming, vice presidente di Shanghai Committee of the Chinese People’s Consultative Conference, Song Xuefeng, console generale del Consolato cinese a Milano, Chen Qiwei, general manager del The Shanghai United Media Group e altri illustri ospiti provenienti dalla Cina e dall'Italia.

 

Per celebrare il 40° anniversario del gemellaggio tra Milano e Shanghai, Shanghai porta nella capitale della moda otto splendidi esempi di opere realizzate con la tecnica del ricamo Gu.

I soggetti esposti in mostra sono fiori, pesci, scene di pesca, figure umane.

Il ricamo Gu, citato anche nella antiche cronache di Songjiang.  è una delle arti tradizionali di Shanghai più preziose. Si caratterizza per il processo con cui si ricama, dove l’ago viene utilizzato come un pennello, e il filo come inchiostro. Il ricamo Gu è anche l’unico genere a prendere il nome da una famiglia. Dal 1559 d.C., trentottesimo anno di regno dell’imperatore Jiajing della Dinastia Ming, tre donne della famiglia Gu di Songjiang (Jinshimeng, Han Ximeng e la Lanyu) hanno creato, messo a punto e diffuso questo stile. Dopo più 400 anni, in cui questa eredità ha conosciuto momenti di prosperità e di declino, ha trovato ora una maggiore stabilità.

Il distretto di Songjiang ha rilanciato il ricamo Gu nel secolo scorso, con oltre 20 eredi di questa raffinata tecnica che è apprezzata non solo in Asia ma anche in Europa e Nord America.

Il ricamo Gu viene anche chiamato “Ricamo pittorico”. La scuola d’arte di Songjiang ha dato forma ad uno stile artistico caratterizzato da elementi estetici provenienti sia dalla pittura che dal ricamo. 

Poiché l’arte del ricamo Gu è stata trasmessa solo alle donne, oggi sono rimaste in poche a conoscerne i segreti. Un pezzo ricamato secondo lo stile Gu di circa 50 cm di diametro necessita di circa dieci mesi per essere completato, per questo motivo sono tanto rari. Inoltre, i lavori di ricamo Gu sono venduti in Cina, ma non sul mercato internazionale, per questo motivo sono considerati un tesoro di inestimabile valore. Recentemente, un ricamo in stile Gu è stato battuto ad un’asta oltreoceano per più di 300.000 yuan a favore di un cinese di discendenza tedesca.

Nel maggio 2006, il ricamo Gu è stato incluso nel patrimonio culturale immateriale nazionale.

 

Durante la serata di inaugurazione, saranno presenti Zhang Li, artista di ricamo in stile Gu, e due performer di musica folk di Jiangnan, che eseguiranno brani con flauto ed erhu, una tipologia di fidula cinese munita di due corde.

Zhang Li, 36 anni, realizzerà un versione ricamata del "Painting of Peony", un dipinto della Dinastia Song meridionale (1127-1279) che ora è conservato nel Museo del Palazzo di Pechino. Una difficoltà nel suo ricamo sono i petali sovrapposti, che richiedono vari metodi di cucitura. Zhang Li si è formata a Songjiang e realizza ricami da 17 anni. Rivela di sentirsi molto onorata di mostrare il suo lavoro nella capitale della moda e si augura che il pubblico italiano possa restare affascinato dalla cultura tradizionale cinese.

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo:  Let’s meet in Shanghai

              Il ricamo Gu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: lunedì 9 dicembre ore 15.00

 

Date: dal 9 al 15 dicembre 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com 

www.ma-ec.it

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