Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Sun, 09 Aug 2020 18:42:21 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/19479/1 Fluid Contemplation. Mostra online di Jinjin Dong Mon, 20 Jul 2020 17:06:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/651528.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/651528.html Maria Maria Il prossimo 22 luglio nella sezione Highlight di www.wepresentart.com, MA-EC gallery presenta al pubblico Fluid Contemplation,  mostra virtuale di Jinjin Dong, artista di Shanghai, classe 1977.

 

L’esposizione, a cura di Jiang Weizhen, include tre serie di lavori realizzati su tela.

 

Nella prima serie Digital Ink, oli e acrilici su tela, Jinjin Dong coniuga sapientemente la modernità digitale con l’eleganza della pittura ad inchiostro tradizionale basata sulla casualità del gesto e del pensiero poiché, come affermava nel IV secolo d.C. il noto pittore cinese Gu Kaizhi, “un artista segue il proprio pensiero che deve solo viaggiare libero” .

Jinjin Dong ritiene che la tecnologia allarghi i confini stabiliti della pittura classica cinese e che la pittura ad inchiostro non sia solo una tecnica ma espressione di un pensiero, di una condizione mentale che guarda alla tradizione e aspira alla libertà.

 

La seconda serie di opere appartiene alla corrente artistica emergente Steampunk, che si propone come un’idea innovativa e  riflette perfettamente il pensiero creativo di Jinjin Dong. Jinjin Dong spiega come l’arte della calligrafia cinese preveda che ad ogni pennellata corrisponda un tratto, l’unione dei quali dà poi vita ad un’opera astratta. In Cina si tramanda che anticamente libri e dipinti avessero un’origine comune: i libri erano anche dipinti e i dipinti erano anche libri. Attraverso la tradizione della calligrafia l’artista crea un’opera astratta, alla quale aggiunge le caratteristiche delle immagini digitali contemporanee. 

La prima opera rappresenta il carattere , ang, l’intelligenza artificiale, mentre la seconda il carattere , ran, l’elemento invisibile nella tecnologia olografica.

L’essenza dell’astrattismo risiede nel fatto che pittura e calligrafia tendono alla ricerca della bellezza della forma e dello spirito.

Per la realizzazione delle due opere, Jinjin Dong guarda allo stile del calligrafo Huai Su, vissuto durante la dinastia Tang, che realizzava calligrafie secondo lo stile “corsivo folle” (狂草, kuangcao), caratterizzato spesso dal fatto di essere poco leggibile. Osservando lo stile di Huai Su dalla prospettiva dell’estetica astratta odierna, l’artista sottolinea come ogni tratto della sua calligrafia sia separato dall'altro, creando così una struttura astratta.

La calligrafia del carattere Ang ricorda la forma di un dragone che si attorciglia attorno a un pitone,  simbolo dell’arrivo dell’era dell’intelligenza artificiale cinese. 

Il carattere Ran è caratterizzato da uno stile fluido, elegante e allo stesso tempo vigoroso. Rimanda ad un baobab nel deserto e ad un tronco di cipresso, ricollegandosi all’idea Taoista di integrazione dialettica tra uomo e natura.

 

 

 

La terza serie Through the surprise – Dreaming of Nanking  coniuga iperrealismo e pittura tradizionale, e comprende delle opere che arrivano all’immaginario del fruitore, attratto dal rigore dello stile e dalla minuzia dei dettagli.

L'artista rappresenta la città vecchia di Nanxiang, il Guyi Garden e il Tempio Yunxiang. Sullo sfondo, le montagne e i fiumi si trasformano in robot giganti, emblema dell’industrializzazione, e fusione e insieme conflitto tra tradizione e modernità.

Afferma la curatrice Jiang Weizhen che alcune figure aliene sono la metafora del contrasto tra il junk food occidentale e lo street food tradizionale cinese. Nel dipinto, i cui toni rimandano alla science-fiction, e che include significati simbolici, l’artista dipinge anche Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng.

In un angolo, una grande tavolata di persone che festeggiano con la cucina Xiaolong,  metodo culinario classificato come Patrimonio culturale immateriale. Nel dipinto, anche una miniatura del Giardino Yuyuan e una allusione al fatto che Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng possedessero la ricetta segreta del Nanxiang Xiaolong.

Jinjin Dong ha trascorso più di un anno a dipingere questi lavori. Con rigore e metodo filologico è stato a Nanxiang più di venti volte per raccogliere materiali, tre volte al Yuyuan Garden e al Tan Garden, cinque volte all’Archivio di Shanghai e diverse volte presso l’ Historical Exhibition Hall di Nanxiang.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Fluid Contemplation

            Mostra personale di Jinjin Dong. A cura di Jiang Weizhen

             Solo online su  www.wepresentart.com

 

Online su: www.wepresentart.com  dal 22 luglio al 28 agosto 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

 


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Maria Jole Serreli A casa mia avevo tre sedie Wed, 08 Jul 2020 18:34:20 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649551.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649551.html Maria Maria Maria Jole Serreli | A casa mia avevo tre sedie

«a casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l'amicizia, tre per la società» (Henry David Thoreau)

 

a cura di Simona Campus

 

Cagliari, EXMA EXhibiting and Moving Arts | 11 luglio – 11 ottobre 2020

 

Dopo la lunga chiusura per il COVID e la breve parentesi di riapertura con la “coda” della mostra dedicata a Keith Haring, l’ EXMA riapre le sue sale e inaugura la stagione estiva l’11 luglio con A casa mia avevo tre sedie, una nuova produzione originale e site specific dedicata all’opera dell’artista Maria Jole Serreli, curata dalla storica dell’arte Simona Campus, direttrice artistica del centro comunale d’arte di via San Lucifero.

Con questa iniziativa si chiude il ciclo di inaugurazioni di nuovi progetti che riguardano, oltre l’EXMA, I centri comunali d’arte Il Ghetto e il Castello di San Michele.

Nella corte dell’EXMA e nella grande Sala delle Volte la mostra riscostruisce minuziosamente le stanze della casa-atelier che, a Marrubiu, nella provincia di Oristano, l’artista ha ricevuto in eredità da una prozia, in realtà, per lei, una seconda madre, trasformandola in luogo di sperimentazione e dialogo artistico. Tutti gli arredi e gli oggetti che la casa conteneva - profondamente connotata dal passaggio di esistenze femminili - sono stati conservati, i corredi e finanche il più piccolo lembo di tessuto sono stati salvati e utilizzati per la realizzazione di lavori originali, che tracciano un ponte tra passato e presente.

 

Visitabile sino all’ 11 ottobre, A casa mia avevo tre sedie è un progetto del Consorzio Camù, realizzato con il patrocinio del Comune di Cagliari, del Comune di Marrubiu e del comune di Ronghchang, nella Repubblica Popolare Cinese, ed è sostenuto dal contributo della Fondazione di Sardegna.

 

“Come molte istituzioni culturali, nazionali e internazionali – dice Simona Campus nella presentazione del progetto - durante i mesi della pandemia abbiamo lavorato per non interrompere - malgrado la chiusura - il rapporto con gli artisti e con il nostro pubblico, sviluppando progetti concepiti per essere fruiti online e sperimentando proposte che ci consentissero di continuare a essere comunità, seppur chiusi entro le mura domestiche. Di tale progettualità, anche adesso che l’emergenza sembra farsi meno pressante, facciamo tesoro

per continuare ad ampliare i nostri orizzonti, in una prospettiva di continuo rinnovamento; allo stesso tempo, la riapertura dei nostri spazi fisici ci pone domande importanti sul ruolo che l’arte può e deve avere, dopo un’esperienza così difficile, nel processo di rinascita, a partire dalla necessità di ricostruire con pazienza la fiducia gli uni negli altri e di recuperare l’empatia dello stare insieme, anche se con regole nuove. Per rispondere alle sfide di un così delicato frangente scegliamo di ricominciare dal territorio, dall’arte che nasce in Sardegna per continuare a guardare al mondo, con responsabilità, ma senza paura. E  scegliamo di ricominciare dall’idea di casa, non più o non soltanto luogo di confino - come è stato nei mesi appena trascorsi - ma come campo di forze in cui si costruisce la nostra identità più vera”

 

Da questi presupposti nasce “A casa mia avevo tre sedie, che presenta in una dimensione installativa inedita gli ultimi cinque anni di ricerca dell’artista Maria Jole Serreli. La mostra riscostruisce le stanze della casa-atelier che, a Marrubiu, nella provincia di Oristano, l’artista ha ricevuto in eredità da una cara prozia, in realtà, per lei, una seconda madre, trasformandola in luogo di sperimentazione e dialogo artistico. Tutti gli arredi e gli oggetti che la casa conteneva - profondamente connotata dal passaggio di esistenze femminili - sono stati conservati, i corredi e finanche il più piccolo lembo di tessuto sono stati salvati e utilizzati per la realizzazione di lavori originali, che tracciano un ponte tra passato e presente. Ne deriva una narrazione affascinante, intensa, che scandaglia nel profondo: spazio di vincoli forti e altrettanto forti desideri di emancipazione, di conquista della libertà, la casa è uno sfaccettato, incoerente microcosmo, in cui albergano affetti e solitudini, vociare di amicizie ma anche silenziose inquietudini, rimpianti, sconfitte. A questo composito racconto fa riferimento il titolo della mostra, che cita un passo del filosofo e scrittore Henry David Thoreau: «a casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l'amicizia, tre per la società».

L’esposizione, articolata come un succedersi di ambienti-installazioni, preceduti  da un ulteriore intervento appositamente studiato per il piazzale dell’EXMA, presenta in ogni stanza differenti nuclei di opere, coincidenti con altrettanti momenti della ricerca di Serreli, che, figlia d’anima, fa della memoria e delle radici un forte strumento di connessione con il pianeta globale: coerentemente,  il percorso si snoda attraverso gli oggetti che sanno riscoprire, con sensibilità, la poesia delle piccole cose, che cercano di recuperare un rapporto armonico con la natura, con la terra, il legno e la pietra della nostra isola, intervallati da un corpus di lavori recenti, mai

 

 

 

esposti prima d’ora, realizzati dall’artista nell’ambito di uno scambio culturale con la Cina, a raccontare in maniera ancor più significativa il nostro tempo.

 

NOTE BIOGRAFICHE. Maria Jole Serreli è pittrice, scultrice, fiber artist e performer, capace di declinare i differenti linguaggi dell’arte contemporanea secondo una cifra personale e sempre riconoscibile. Nata a Roma nel 1975, vive e lavora a Marrubiu. La sua prima mostra personale risale al 1999. Nel 2010 vince la borsa di studio “Workshow, laboratori creativi in rete”, residenza artistica a San Sperate, presso la Scuola internazionale di scultura: qui conosce Pinuccio Sciola, alla cui memoria, e al cui magistero rimane profondamente legata. Ha preso parte a numerose esposizioni in autorevoli sedi in Italia e all’estero, tra le quali l’Università di Pisa, il Macro Testaccio di Roma, l’Art Moore House di Londra. All’EXMA di Cagliari è già stata presente con una sua opera nell’ambito della mostra collettiva “Pani e Madri, la forza generatrice dell’arte”, del 2015. In quello stesso anno è ospite della Residenza artistica Cosenza 2015 e fonda a Marrubiu “The Art House Space”, il progetto di casa-atelier cui è dedicata questa mostra. Tra le mostre recenti, la personale intitolata “Animas. Curve nella memoria”, a cura di Chiara Manca, presso il Mancaspazio a Nuoro. Dal 2019, con MA-EC Art Gallery Milano, è impegnata in uno scambio culturale con la Cina, che ha purtroppo dovuto subire dei rallentamenti a causa del diffondersi della pandemia: ha partecipato all’International Ceramics Forum, a Chongqing, nello storico distretto della ceramica di Rong Chang, nell’ambito del progetto governativo “One Belt One Road”. Alcuni dei lavori elaborati in relazione a questa iniziativa vengono esposti per la prima volta qui all’EXMA.

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.

 

 

 

Maria Jole Serreli

A casa mia avevo tre sedie

a cura di Simona Campus

 

EXMA - Cagliari Via San Lucifero 71
Dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 21.00. Chiuso il lunedì

L’ingresso alla mostra è consentito ad un massimo di 10 visitatori ogni ora con l’obbligo di mascherina. È preferibile prenotare prima i biglietti chiamando al numero 070 666399 o scrivendo a exma@consorziocamu.it

 

Biglietti
Intero: 5 €
Ridotto: 3 € (over 65 e studenti muniti di documento
)
Gratuito: bambini fino a 7 anni, disabili

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Tempo materico. Mostra online di Agostino Tulumello Tue, 07 Jul 2020 11:52:31 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649196.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/649196.html Maria Maria  

L’unica cosa che ci appartiene è il tempo
Seneca

 

 

MA-EC Gallery presenta la mostra virtuale Tempo materico, personale di Agostino Tulumello visibile solo online su www.wepresentart.com, la nuova piattaforma dedicata all’arte.

In esposizione dieci lavori dell’artista, realizzati in questo ultimo anno.

Scrive di lui il critico Giovanni Cardone “Le nuove opere di Agostino Tulumello raccontano quanto labile sia il confine che separa il Soggetto dall’Oggetto, l’Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione.
Le opere dell’artista non ci mostrano l’esito di questo titanico scontro, quanto piuttosto una fase, nel vivo del combattimento. Così colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autentica ontogenesi dell’Io. La nascita di un Soggetto: sia esso un pensiero, un individuo, un personaggio o una creatura degli abissi della psiche. In altre parole si potrebbe descrivere tale processo creativo come un conflitto tra la Coscienza e l’Inconscio: come l’impellente (ma impossibile) tentativo della parte solare dell’Io di rendere conto delle sue parti più oscure e irriducibili. Le nuove opere di Tulumello, che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente. O che si squadernano ai nostri occhi come una serie di capitoli di un unico ampio e articolato racconto. Ogni opera una pagina, uno spunto narrativo. Oppure la stessa storia narrata da un diverso punto di vista.”
 

 

Agostino Tulumello, nato a Montedoro nel 1959, ha vissuto a Liege, attualmente vive e lavora a Montedoro. Ha frequentato l’Istituto Statale d’arte “F. Juvara” di san Cataldo e l’Accademia Reale delle Belle Arti di Liege in Belgio. Dal 1985, anno delle sue prime esposizioni in Belgio, può vantare oltre 200 mostre sia personali sia collettive in Italia e all’estero, in gallerie e in sedi museali.

 Il concetto del Tempo ha interessato gran parte della sua ricerca artistica. Definisce se stesso con i versi Prigioniero/della griglia/ del tempo, schiavo /del dio/Kronos /legato/tra cielo e terra.
Tempo chiuso, tempo ciclico degli astri tradotto dai nostri orologi, circolo vizioso degli eterni ritorni senza uscita. Le superfici dipinte dei suoi quadri posseggono una profondità che risucchia lo sguardo: sono rappresentazioni dell’oggetto tempo, oggetto in apparenza regolare ma in profondità caotico come un minerale.

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Tempo materico.

            Mostra personale di Agostino Tulumello

 

Online su: www.wepresentart.com   Dall’8 luglio all’8 agosto 2020

 

Info:  info.milanart@gmail.com;  staff@wepresentart.com

 

* per una visione ottimale, si consiglia l'utilizzo del computer

 

 

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Il filo di Turandot Wed, 13 May 2020 12:19:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/637106.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/637106.html Maria Maria

MA-EC Gallery presenta la mostra virtuale Il Filo di Turandot, visibile online sul sito www.ma-ec.it

L’arte è sempre stata il riflesso del proprio tempo, e spesso lo anticipa.

Quando l’Occidente usufruiva dei benefici del boom economico, la Cina faceva ancora fatica a uscire dalla povertà e dalla chiusura. Man mano con il miglioramento delle condizioni socio-economiche, la situazione iniziava a mutare. Mentre l’America consolidava la potenza delle corporations e il Giappone impressionava il mondo con acquisti da record nell’arte, la Cina affrontava giorno per giorno radicali cambiamenti portati dalla riforma del 1978. Lo sviluppo, l’apertura e il progresso sono elementi fondamentali che segnano quegli anni.

Negli  anni 90 la Cina fa il primo esordio nell’ambiente artistico internazionale. In occasione della 45esima Biennale di Venezia (1993), arrivano in Italia una decina di artisti cinesi. Rappresenta un evento di assoluta importanza storica, voluto da Achille Bonito Oliva e Italo Furlan.

Da un lato segnava l’ingresso degli artisti cinesi nell’arte contemporanea occidentale; dall’altro le novità che questi artisti riportavano in Cina aprivano un nuovo orizzonte alle generazioni successive.

 

La Galleria MA-EC è da sempre molto attenta ai fenomeni di contaminazione culturale tra Occidente e Oriente.

Negli ultimi anni si è registrato un flusso costante di giovani artisti cinesi, nati proprio nel periodo di  novità in ogni campo e di crescente benessere materiale, venuti poi in Italia per perfezionare la ricerca, dopo aver già ottenuto una formazione nella propria cultura di origine.

L’immergersi nella cultura italiana rende la loro arte inevitabilmente diversa da quella dei loro colleghi operanti esclusivamente in Cina. Nonostante ognuno segua un proprio percorso individuale, nelle loro opere si intravede un filo di lettura invisibile. Le affinità sono generate dall’ambiente comune di prima formazione e dalle osservazioni delle caratteristiche più allettanti della cultura e società italiana nella visione cinese, poi elaborate nella fase della seconda formazione.

 

Il Filo di Turandot è la mostra che MA-EC Gallery propone al proprio pubblico nel periodo di nuova partenza in maggio 2020, con opere di tre artisti cinesi selezionati dalla galleria. Per il momento la mostra rimane virtuale, la si può visitare online andando sul sito: www.ma-ec.it

 

Il filo di Turandot si configura come un percorso di lettura, uno spiraglio per esplorare un mondo diverso, manifesta il desiderio di avvicinarsi e di comprendersi reciprocamente.

I tre artisti selezionati per la prima edizione della serie Il Filo di Turandot sono Maomin Chen, Huiming Hu, Shuai Peng.

Nelle loro opere si scorge un continuo dialogo con la cultura di provenienza e una attenzione sensibile verso i grandi interrogativi della nostra epoca. Nella loro ricerca si percepisce la confluenza delle due realtà lontane, quella di origine e quella di elezione.

Sono artisti cinesi della nuova generazione, attivi nell’ambito internazionale dell’arte contemporanea. Indagano sul significato di libertà,  solitudine e sulle contraddizioni tra le verità generate da punti di vista diversi, a volte opposti. Le loro creazioni sono impregnate di questa dualità culturale e nascono da una profonda riflessione su un ideale flusso continuo tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente.

 

 

 

Maomin Chen, classe 1990, è nato a Hunan, in Cina. Nel 2012 si è laureato in Scultura / Arte pubblica presso la China Academy of Art. Attualmente vive e lavora a Milano, dove si sta specializzando presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le mostre citiamo Spyglass, Percezioni contemporanee presso MA-EC Gallery, Milano, 2017, Ri-Levante, HOAA, a cura di Laurentiu Craioveanu, Milano, 2019. Nel 2018 con MA-EC Gallery espone alla MIA Photo Fair a Milano. Ha ottenuto due importanti riconoscimenti, “Chong Li” (Ispirarsi alla bellezza) Prize of China Academy of Art e Special winner of Lin Feng Mian Prize of China Academy of Art.

 

 

Huiming Hu, classe 1990, è nata a Jingdezhen, in Cina ed attualmente vive e lavora in Toscana.

Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.
Ha partecipato a MIA Photo Fair 2018 ed è stata selezionata

tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.
Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017, Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017, HUISTHIS?, Milano 2018 a cura di Michela Ongaretti.
Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee. Nel 2018 e nel 2019 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano. Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUISTHIS? .

Nel gennaio 2019 è stata invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo per una residenza d’artista. A maggio 2019 è stata selezionata dalla Galleria MA-EC per la mostra Pei’s world. A brief history of a Chinese Gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice, svoltasi all’Arsenale di Venezia durante la Biennale.

 

 

 

Shuai Peng (Cina, Xiangtan, 1995) è un artista multidisciplinare. Nel 2004 si traferisce a Reggio Emilia e si dedica al disegno e alla pittura presso l’Atelier di Caterina Coluccio. Dal 2016 vive e lavora a Milano e si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha al suo attivo numerose partecipazioni a mostre collettive. Tra le sue mostre personali ricordiamo La realtà superficiale, Fondazione Paolina Brugnatelli, Milano, aprile 2018, Le arti della Cina, a cura di Giacomo Agosti, Fondazione Italia Cina, Milano, dicembre 2018, INTRO, a cura di Laurentiu Craioveanu presso MA-EC Gallery, Milano, gennaio 2020.

Si è classificato al primo posto al GAEM Prize, CNA Project, Ravenna e al Paolina Brugnatelli Visual Arts Prize.

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Il filo di Turandot

 

Online su: www.ma-ec.it

 

Info: galleria@ma-ec.it;

         info.milanart@gmail.com


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Afran. È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE: prorogata fino al 29 febbraio Sat, 15 Feb 2020 15:30:21 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/620371.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/620371.html Maria Maria Sarà prorogata fino al 29 febbraio la mostra personale di Afran, È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE.

L'esposizione in corso presso la MA-EC Gallery ha riscosso notevole successo di pubblico e di critica ed è stata visitata anche da alcune scolaresche che hanno potuto apprezzare le abilità tecniche dell'artista e anche la profondità e modernità del messaggio.

Nella prima sala sono esposti degli acrilici su tela che raccontano in modo ironico e surreale i paradossi e le prospettive raggiunte da un mondo in costante mutazione. Negli ultimi anni, il progresso tecnologico e gli sviluppi dei social media hanno avuto un impatto molto incisivo nelle nostre società migliorandole su tanti aspetti. I dipinti presentati si propongono in modo ludico di indagare sulle degenerazioni possibili. Uno degli aspetti messo sotto la lente  è l'estrema attenzione o meglio l'ossessione per il bello, l'immagine, l'apparire. I nostri social sono invasi da immagini sempre più belle... Se fosse stata quella la bellezza di cui parlava Dostoevskij, il nostro mondo sarebbe da  tempo in salvo. 

In anteprima sarà visibile una scultura raffigurante un animale fantastico: Il SARTROPODE. Scultura nata dall'incrocio fra una macchina da cucire e un ragno.


Il percorso prosegue con È>mc2 , installazione di quadri circolari che richiamano la forma dei pianeti.

È>mc2 oltre a fare allusione all'ambiente e al risparmio energetico, racconta anche del fenomeno della post verità.  Scrive su questa opera il critico Luca Beatrice: “Negli ultimi decenni la geografia dell’arte è profondamente cambiata. Se da una parte il concetto di “local” ha perduto il fascino che lo caratterizzava negli anni Ottanta, ora le città occidentali sono diventate il punto di raccolta di esperienze provenienti da più parti del mondo. New York, Londra, Berlino, Parigi, Milano risultano quindi identità poliformi che si vanno compiendo attraverso la somma di molteplici linguaggi. Ciò che non riesce alla società, tanto meno alla politica, trova terreno fertile nell’arte e nella cultura, là dove scambi, interazioni, integrazioni, sono all’ordine del giorno. Ricercando un elemento che faccia da ponte tra due culture tanto diverse, Afran ha trovato la risposta nel jeans, poiché la stoffa denim è tra i simboli più eloquenti per raccontare le contraddizioni e la complessità della nostra epoca. Una specie di piattaforma in cui ognuno può plasmare la propria identità. Una specie di grado zero.


Il titolo di questa installazione di Afran cita l’equazione di Einstein: È>mc2, Energia uguale massa per velocità al quadrato. “L'energia -dice Afran- è senza alcun dubbio uno dei temi più urgenti nel nuovo secolo. Dalla gestione delle energie fossili alla ricerca di alternative più sostenibili, l'unica certezza è l'urgenza di considerare il risparmio energetico. L'energia richiesta al nostro pianeta è di gran lunga superiore a quanto esso ci possa offrire. Ma l'aspetto ambientale è soltanto una delle chiavi di lettura dell’opera. Dopo la teorizzazione del postmoderno e della modernità liquida, la post verità è oggi una realtà innegabile. Che sia scientifica o storica, non esiste più nessuna verità che sia al riparo dal sospetto. Neanche i fatti di cronaca con l'avvento delle fake news riescono a sottrarsi. Dall'efficienza dei vaccini alla forma della terra, le teorie complottiste mettono in discussione qualsiasi certezza o traguardo. Allo stesso tempo, chiunque dal pulpito del diritto di espressione, può avanzare le sue teorie, autorevoli né più né meno come un'opinione e diffonderle gratuitamente attraverso i social come verità inconfutabili: tutto e/è il contrario di tutto. Il jeans diviene, allora, l'espressione figurata più eloquente di questo concetto: casual è l'abbigliamento, casual la prassi. Grazie a una "democratizzazione della verità", chiunque può dubitare o rimettere in discussione qualsiasi teorema matematico... Perché non È>mc2?”. 


La mostra si conclude nell'ultima sala della Galleria con uno sguardo positivo verso il futuro. E' esposta l’opera Blue panther che simboleggia l'energia, la forza e le potenzialità della nostra contemporaneità.

 

Coordinate mostra:

 

Titolo:  È>mc2  WELCOME TO THE PARADISE

              Mostra personale di Afran

              Testo critico di Luca Beatrice

 

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

 

Date: fino al 29 febbraio 2020

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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INTRO. Peng Shuai Fri, 10 Jan 2020 19:39:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614931.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614931.html Maria Maria

Mercoldì 15 gennaio 2020 alle ore 18.30 la Galleria Milan Art & Events Center ospita INTRO, progetto a cura di Laurentiu Craioveanu che presenterà al pubblico l’artista Peng Shuai.

Nato in Cina, classe 1995, Peng Shuai si trasferisce in Italia per studiare arte. Attualmente frequenta il corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

 

Credo che tra le culture diverse o religioni diverse ci siano dei muri, non è facile che qualcuno di una religione  passi ad un’altra, come non è facile che qualcuno di una cultura passi ad un’altra. (Franco La Cecla)

Attraverso vari linguaggi, nelle sue opere, l'artista si interessa particolarmente di questioni che riguardano l'identità nella società contemporanea: il linguaggio, la cultura, la città-mondo o il muro sono alcuni dei temi che egli si propone di mettere in cornice. In questa occasione verranno presentate le seguenti opere:

“Io sono", video, 2019

"The game", installazione, 2019

"Atlas", fotografia - performance, 2019

INTRO. Il termine intro sta per introduzione, che allude comunemente ad una sezione iniziale di un libro, un articolo o un saggio che ne indica lo scopo e gli obiettivi. Per introduzione si intende anche il breve saggio che consiste nelle prime pagine che precedono l’inizio del testo nel quale viene illustrato l’argomento di un’opera.

Dall’esperimento cinematografico del 1903 “Viaggio sulla Luna” ai video che registrano i gesti, prima di Picasso, poi di Pollock, o le video installazioni di Nam Jun Paik, il video trasporta o diventa arte. La video arte è quella tipologia di lavoro che usufruisce di strumenti tecnologici, schermi e macchine di ripresa, di ogni tipo. Il video viene usato in vari campi e sotto diverse forme, quali: clip musicale, promo, videoarte, corto, doc., etc. Utilizzando il video come mezzo, l’obiettivo è quello di aprire una finestra sul mondo degli artisti, attraverso cui entrare in contatto con le loro visioni e le loro preoccupazioni sulla realtà e nei riguardi della contemporaneità e delle sue componenti socio-culturali, politiche ed esistenziali.

Coordinate evento:

 

 

Titolo:   INTRO. A very short introduction. Peng Shuai

               Progetto a cura di Laurentiu Craioveanu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: 15/01/2020 ore 18.30

 

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

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INTRO. Peng Shuai Fri, 10 Jan 2020 19:39:08 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614930.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/614930.html Maria Maria

Mercoldì 15 gennaio 2020 alle ore 18.30 la Galleria Milan Art & Events Center ospita INTRO, progetto a cura di Laurentiu Craioveanu che presenterà al pubblico l’artista Peng Shuai.

Nato in Cina, classe 1995, Peng Shuai si trasferisce in Italia per studiare arte. Attualmente frequenta il corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

 

Credo che tra le culture diverse o religioni diverse ci siano dei muri, non è facile che qualcuno di una religione  passi ad un’altra, come non è facile che qualcuno di una cultura passi ad un’altra. (Franco La Cecla)

Attraverso vari linguaggi, nelle sue opere, l'artista si interessa particolarmente di questioni che riguardano l'identità nella società contemporanea: il linguaggio, la cultura, la città-mondo o il muro sono alcuni dei temi che egli si propone di mettere in cornice. In questa occasione verranno presentate le seguenti opere:

“Io sono", video, 2019

"The game", installazione, 2019

"Atlas", fotografia - performance, 2019

INTRO. Il termine intro sta per introduzione, che allude comunemente ad una sezione iniziale di un libro, un articolo o un saggio che ne indica lo scopo e gli obiettivi. Per introduzione si intende anche il breve saggio che consiste nelle prime pagine che precedono l’inizio del testo nel quale viene illustrato l’argomento di un’opera.

Dall’esperimento cinematografico del 1903 “Viaggio sulla Luna” ai video che registrano i gesti, prima di Picasso, poi di Pollock, o le video installazioni di Nam Jun Paik, il video trasporta o diventa arte. La video arte è quella tipologia di lavoro che usufruisce di strumenti tecnologici, schermi e macchine di ripresa, di ogni tipo. Il video viene usato in vari campi e sotto diverse forme, quali: clip musicale, promo, videoarte, corto, doc., etc. Utilizzando il video come mezzo, l’obiettivo è quello di aprire una finestra sul mondo degli artisti, attraverso cui entrare in contatto con le loro visioni e le loro preoccupazioni sulla realtà e nei riguardi della contemporaneità e delle sue componenti socio-culturali, politiche ed esistenziali.

Coordinate evento:

 

 

Titolo:   INTRO. A very short introduction. Peng Shuai

               Progetto a cura di Laurentiu Craioveanu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: 15/01/2020 ore 18.30

 

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

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Let’s meet in Shanghai: Il ricamo Gu Fri, 29 Nov 2019 19:18:53 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/609236.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/609236.html Maria Maria Il prossimo lunedì 9 dicembre MA-EC ospita nella sede milanese Let’s meet in Shanghai: Il ricamo Gu, esposizione promossa dal People’s Government of Songjiang District, Shanghai.

 

Si tratta di un progetto del Shanghai Daily Multinational Corporate Communication Club, prestigioso ente nato nel 2014 che si compone di più di 400 aziende multinazionali con sede a Shanghai, provenienti dagli Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Svizzera, Gran Bretagna. 

 

Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti Jin Xingming, vice presidente di Shanghai Committee of the Chinese People’s Consultative Conference, Song Xuefeng, console generale del Consolato cinese a Milano, Chen Qiwei, general manager del The Shanghai United Media Group e altri illustri ospiti provenienti dalla Cina e dall'Italia.

 

Per celebrare il 40° anniversario del gemellaggio tra Milano e Shanghai, Shanghai porta nella capitale della moda otto splendidi esempi di opere realizzate con la tecnica del ricamo Gu.

I soggetti esposti in mostra sono fiori, pesci, scene di pesca, figure umane.

Il ricamo Gu, citato anche nella antiche cronache di Songjiang.  è una delle arti tradizionali di Shanghai più preziose. Si caratterizza per il processo con cui si ricama, dove l’ago viene utilizzato come un pennello, e il filo come inchiostro. Il ricamo Gu è anche l’unico genere a prendere il nome da una famiglia. Dal 1559 d.C., trentottesimo anno di regno dell’imperatore Jiajing della Dinastia Ming, tre donne della famiglia Gu di Songjiang (Jinshimeng, Han Ximeng e la Lanyu) hanno creato, messo a punto e diffuso questo stile. Dopo più 400 anni, in cui questa eredità ha conosciuto momenti di prosperità e di declino, ha trovato ora una maggiore stabilità.

Il distretto di Songjiang ha rilanciato il ricamo Gu nel secolo scorso, con oltre 20 eredi di questa raffinata tecnica che è apprezzata non solo in Asia ma anche in Europa e Nord America.

Il ricamo Gu viene anche chiamato “Ricamo pittorico”. La scuola d’arte di Songjiang ha dato forma ad uno stile artistico caratterizzato da elementi estetici provenienti sia dalla pittura che dal ricamo. 

Poiché l’arte del ricamo Gu è stata trasmessa solo alle donne, oggi sono rimaste in poche a conoscerne i segreti. Un pezzo ricamato secondo lo stile Gu di circa 50 cm di diametro necessita di circa dieci mesi per essere completato, per questo motivo sono tanto rari. Inoltre, i lavori di ricamo Gu sono venduti in Cina, ma non sul mercato internazionale, per questo motivo sono considerati un tesoro di inestimabile valore. Recentemente, un ricamo in stile Gu è stato battuto ad un’asta oltreoceano per più di 300.000 yuan a favore di un cinese di discendenza tedesca.

Nel maggio 2006, il ricamo Gu è stato incluso nel patrimonio culturale immateriale nazionale.

 

Durante la serata di inaugurazione, saranno presenti Zhang Li, artista di ricamo in stile Gu, e due performer di musica folk di Jiangnan, che eseguiranno brani con flauto ed erhu, una tipologia di fidula cinese munita di due corde.

Zhang Li, 36 anni, realizzerà un versione ricamata del "Painting of Peony", un dipinto della Dinastia Song meridionale (1127-1279) che ora è conservato nel Museo del Palazzo di Pechino. Una difficoltà nel suo ricamo sono i petali sovrapposti, che richiedono vari metodi di cucitura. Zhang Li si è formata a Songjiang e realizza ricami da 17 anni. Rivela di sentirsi molto onorata di mostrare il suo lavoro nella capitale della moda e si augura che il pubblico italiano possa restare affascinato dalla cultura tradizionale cinese.

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo:  Let’s meet in Shanghai

              Il ricamo Gu

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: lunedì 9 dicembre ore 15.00

 

Date: dal 9 al 15 dicembre 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com 

www.ma-ec.it

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MA-EC gallery presenta sei artisti internazionali al "2019 Chongqing ‘the Belt and Road’ International Ceramic Forum" Wed, 27 Nov 2019 10:54:29 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/608768.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/608768.html Maria Maria

 

Il prossimo 29 novembre si apre a Chongqing il Forum internazionale della Ceramica.  

Sei artisti internazionali di MA-EC, su invito del Governo cinese, parteciperanno al Forum. The Belt and Road International Ceramic Forum è un progetto del Comune di Chongqing, Rongchang District, Management Committee of Chongqing Rongchang High-tech Industrial Development Zone e Chongqing Municipal Association for the Promotion of Economic Development of Building Materials ed ha anche il sostegno dell’Università di Jingdezhen (la celebre capitale della Porcellana).  

 

Tra i diversi argomenti affrontati, il piano di sviluppo del Parco dell'industria ceramica di Chongqing e la conferenza accademica della Società di Ceramica Cinese. Oltre 390 le personalità che vi prendono parte, tra cui numerosi esperti internazionali, studiosi, docenti universitari, artisti, direttori di aziende del settore.

Obiettivo è creare una piattaforma scientifica e di cooperazione tecnologica, collegamenti tra ricerca, industria, università.

 

Il FORUM fa parte del One Belt One Road, il programma che potenzia lo snodo logistico di Chongqing, il più importante corridoio della Cina, grazie alle linee merci ferroviarie veloci, verso l’Europa e verso la Russia, verso il Sud Asiatico e il Nord America. Chongqing è una megalopoli che conta quasi quaranta milioni di abitanti ed è considerata l’area metropolitana più grande del mondo.

 

MA-EC Gallery partecipa al Forum con 6 artisti: Sabine Barnabò (Germania), Jorge Cavelier (Colombia), Giovanni Manzoni (Italia), Maria Clara Prat Roig (Spagna), Riccardo Monachesi (Italia), Maria Jole Serreli (Italia).

 

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Milano Gallery Weekend Fri, 04 Oct 2019 11:33:43 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/601643.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/601643.html Maria Maria

In occasione di Milano Gallery Weekend, MA-EC è lieta di ospitare venerdì 11 ottobre alle ore 18.00 in Galleria la giovane artista cinese Hu Huiming che presenterà al pubblico il suo percorso e la filosofia che si cela nei suoi lavori.

 

Milano Gallery Weekend (MGW) è alla sua prima edizione a Milano, e offre alla città  un format che è  ricorrente a Berlino, Londra, Madrid, Amsterdam, Città del Mexico City, Santiago, San Paolo e Kuala Lumpur. Per un intero weekend alcune gallerie milanesi organizzeranno  eventi e incontri con artisti.

MA-EC Gallery aderisce al programma con l’incontro con l’artista  Hu Huiming.

Dal suo arrivo in Italia nel 2011 Huiming elabora installazioni video e performance, si dedica sia alla pittura ad olio che alla fotografia, facendo spesso confluire le discipline in un’opera. Di lei scrive il critico Michela Ongaretti: "La contaminazione tiene come punto di riferimento la figurazione, gli elementi naturali e il corpo umano. Rappresentativo della sua poetica, incipit sul suo sito web, è il detto cinese “la realtà è come il fiore nello specchio e la luna nell'acqua’’, perché le emozioni scaturite dall’immagine sono generate da un inganno della percezione, un’illusione. Leit motiv di tutta la produzione artistica di Hu è la dualità, simboleggiata attraverso il suo contenuto figurale o compositivo e vissuta nel procedimento che comprende azione performativa e disciplina grafica e pittorica, frutto sia di spontaneità che di studio metodico.
La ricerca cresce nella convinzione che ogni cosa esista data l’esistenza del suo contrario, e nel credo che “chi gioca onestamente con l’arte trova sempre nel suo percorso a giocare con gli opposti”.

Huiming illustrerà le opere in esposizione, svelando il suo pensiero, spiegando anche le tecniche di realizzazione, e i tanti significati che i suoi lavori racchiudono. Risponderà alle domande del pubblico e nello stesso tempo cercherà di cogliere quali sono le emozioni che le sue opere suscitano, stabilendo un dialogo e una interazione con i presenti. A suo vedere, qualunque cosa sia percepibile attraverso i nostri sensi – gusto, vista, tatto, olfatto e udito – può essere classificato sotto il termine: realtà. Questa nozione potrebbe sembrare una solida considerazione sul tema, che tuttavia inizia subito ad apparire inconsistente. Potremmo modificare la definizione ed equiparare la realtà a tutti quegli oggetti e fenomeni che appaiono uniformi ad un gruppo sufficientemente vasto di persone.
Alla luce di esperimenti relativamente elementari, veniamo a conoscenza che, per il modo in cui il cervello processa un dato stimolo, la “vera” natura di ciò che viene osservato potrebbe essere alterata, creando una divergenza significativa rispetto alla realtà. Il modo in cui abbiamo accesso al mondo, la varietà di filtri e persino le relazioni, influenzano la nostra comprensione fondamentale di ciò che ci circonda. Alcune qualità restano inspiegabili a causa di lacune nella nostra comprensione intuitiva del mondo fisico – mancanza di conoscenza.
Non possiamo percepire la realtà in una sola volta, né nel complesso, ma tentiamo di avvicinarci il più possibile a decifrarla. Mentre ci sforziamo di acquisire un profondo senso del mondo, il nostro sistema di elaborazione colma lacune, e parti mancanti di informazioni attraverso una serie di tratti inventati. Di conseguenza, un'idea delirante e astratta integra ciò che di fatto esiste. Una domanda ragionevole da sollevare qui sarebbe: dove è il confine tra percezione, inganno e realtà? Può la loro interconnessione essere giustificabile?

 

 

Hu Huiming

 

 

Hu Huiming, classe 1990, è nata a Jingdezhen, in Cina ed attualmente vive e lavora in Toscana.

Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.

Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.

Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017 e Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017, HUISTHIS?, Milano 2018 a cura di Michela Ongaretti.

Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee.

In settembre 2018 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano. Anche nell’edizione del 2019 di WOPART è presente con un suo lavoro.

Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUISTHIS? .

Nel gennaio 2019 è stata invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo per una residenza d’artista. A maggio 2019 è stata selezionata dalla Galleria MA-EC per la mostra Pei’s world. A brief history of a Chinese Gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice, attualmente in corso all’Arsenale di Venezia e visitabile allo Spazio Thetis fino al 24 novembre 2019.

 

 

 

 

 

Coordinate evento:

 

Titolo:  MILANO GALLERY WEEKEND

The flower in the mirror and moon in the water  

 Incontro con l’artista Hu Huiming

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Venerdì 11 ottobre ore 18.00 – 20.00

 

Sarà possibile  visitare la Galleria anche sabato 12 ottobre dalle 15.00 alle 19.00 e domenica 13 ottobre dalle 15.00 alle 19.00.

 

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

 

 

 

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MA-EC a Wopart 2019 Wed, 11 Sep 2019 12:34:38 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596453.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596453.html Maria Maria

Anche quest'anno MA-EC Gallery partecipa a Wopart,  una delle manifestazioni più importanti, per numero di gallerie e Paesi di provenienza, dedicata ai Works on Paper e che rappresenta uno degli eventi fieristici più attesi per il collezionismo d’arte internazionale. 

La Fiera si svolge al Centro Esposizioni di Lugano dal 18 al 22 settembre (18 e 19 Preview ad inviti).

MA-EC sarà presente allo STAND E 13 con le opere di  Hu Huiming e di Giorgio Piccaia, che quest'anno sarà anche curatore della mostra collaterale All’origine della carta: cinque papiri del museo egizio di Firenze. L’esposizione,  organizzata da Giorgio Piccaia e Maria Cristina Guidotti, Direttore del Museo Egizio di Firenze, con il supporto di Corrado Basile, Fondatore del Museo del Papiro di Siracusa, insieme alla Direzione Culturale di WopArt e con la collaborazione del Comune di Lugano - presenterà un allestimento rivolto non soltanto ad esperti ed appassionati che vogliano approfondire la conoscenza del mondo dell’arte su carta, ma anche a semplici curiosi e studenti.

A Wopart Hu Huiming espone il progetto 81, una serie di miniature ad olio su cartone. 81 non è un numero casuale. Il 9 in Cina rappresenta l’eternità, 9 moltiplicato per 9 da 81 e la somma di 8 più 1 diventa 9. Il mondo nella sua immensità è fatto di tanti piccoli frammenti che però spesso passano inosservati. Ma sono questi frammenti che includono la realtà e volgendo lo sguardo su di essi, l’artista vuole ridare loro importanza.

Giorgio Piccaia presenterà invece dei lavori inediti su papiro che sono un omaggio a Fibonacci, genio dei numeri che con la sua serie dà forma all’universo. Afferma Giorgio Piccaia: “La sua sequenza di cifre nascosta in molti fenomeni naturali mi affascina. Espongo a Wopart le mie riflessioni sul Liber abaci scritto da Leonardo Pisano, così si chiamava, nel 1202, dove comprese che le nove figure indiane e soprattutto lo zephirum (lo zero) potevano cambiare il mondo di allora. Nella mia opera su tela ripercorro in parte la sequenza con il cerchio (zero) in un mare di natura. Nelle 9 carte lo zephiro è riportato in crescendo e legato alla sequenza su ogni papiro".

Alcune opere di Giorgio Piccaia saranno esposte anche in piazza Battaglini a Lugano, presso CONTAINER LAB ASSOCIATION.

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Vi aspettiamo dal 20 al 22 settembre a Lugano, ore 11-19.

 

MA-EC Gallery

Padiglione 7 STAND E 13

 

CENTRO ESPOSIZIONI LUGANO, 6900 Lugano

 

 

Per info su orari e biglietti: www.wopart.eu

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Oscuramente Luna. Conversazione con Roberto Rossi Roberti Thu, 27 Jun 2019 20:14:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/varie/574302.html http://comunicati.net/comunicati/arte/varie/574302.html Maria Maria

 

Giovedì 4 luglio Cold Discussions, ideato e coordinato da Laurentiu Craioveanu, propone il terzo incontro con Roberto Rossi Roberti sul tema dell’Osservare negli spazi della galleria MA- EC che ha ospitato anche i precedenti incontri dal 2017 ad oggi.

 

Oscuramente Luna. Ma anche la luna è un essere “diviso” (Popper) / Esercizi.

 

Le precedenti conversazioni sono state:

Poiché molto dipende dall’osservare… (Goethe)

Tutto l’osservare è un fare… (Simmel)

Lo spunto di questo nuovo incontro è dato dall’allunaggio della sonda cinese sulla faccia nascosta, “oscura” della Luna avvenuto in quest’anno 2019, anno in cui ricorre anche il 50° anniversario dello sbarco americano sul suolo lunare il 20 Luglio 1969 da parte degli astronauti Neil Amstrong e Edwin “Buzz” Aldrin. La visione della parte “oscura” della Luna conduce a riflessioni epistemologiche ed a visioni poetiche complesse. La Luna di Parmenide letta da Popper ne è un bell’esempio. 

La faccia nascosta della Luna compare per la prima volta nelle foto della sonda sovietica Luna 3 nel 1959. La corsa allo spazio è iniziata con i lanci sovietici degli Sputnik,  Gagarin ne rimane il simbolo con la sua impresa del 12 Aprile 1961 a bordo della navicella Vostok.

Ricorrono quest’anno anche i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, che pure ha dedicato alla Luna importanti osservazioni e disegni.

 

Roberto R. Roberti (1942), pittore, è stato docente all’Accademia di Brera dove ha insegnato Anatomia artistica e Morfologia. Nella sua attività artistica ha dedicato il suo interesse anche alle imprese spaziali: nel 1966 con la mostra-convegno “Il cosmo nell’arte” svoltasi ad Orvieto e ad Ascoli Piceno nel Palazzo dei Capitani, con l’intervento della Sezione culturale dell’Ambasciata americana a Roma ed imperniata sulla spedizione Gemini 8; nel Luglio 1999 a Padova con “L’altra faccia della terra, Plenilunio: Notturno Lunare”, nell’ambito di Padova e Scienza: Una Passeggiata dall’Orto botanico allo Spazio. Recentemente al Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, con una retrospettiva dal titolo “Contemporaneamente nello spazio / Frammenti” ha rivisitato la mostra del 1966 aggiungendo opere più recenti.

 

Laurentiu A. Craioveanu (1987), artista visivo, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, specializzandosi nel corso di scultura. Coordina vari progetti culturali ed espositivi.

 

 

 

 

Coordinate evento:

 

Titolo: Oscuramente Luna. Ma anche la luna è un essere “diviso” (Popper) / Esercizi

            Conversazione con Roberto Rossi Roberti

 

Progetto Cold Discussions a cura di Laurentiu Craioveanu

 

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2 Palazzo Durini, Milano

 

Data: giovedì 4 luglio ore 18.30

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

 

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Contemporary Art Milan Tue, 11 Jun 2019 11:59:14 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/567408.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/567408.html Maria Maria

Martedì 18 giugno verrà inaugurata alla Fabbrica del Vapore la mostra Contemporary Art Milan- International Group Show, all’interno del Festival Contaminafro Identità in evoluzione.

 

Contemporary Art Milan è un’esposizione collettiva che coinvolge oltre venti artisti internazionali in dialogo tra loro attraverso il linguaggio universale dell’arte. Saranno presentati dipinti, fotografie, sculture, video ed installazioni site-specific.

 

Nei suggestivi spazi Messina e Ex Cisterne della Fabbrica del Vapore, il percorso si snoda attraverso opere eterogenee per tecnica, stile, testimoni di radici storiche e culturali differenti ma tutte espressione di un lavoro di ricerca intenso e dalla forte valenza simbolica che saprà colpire la sensibilità del visitatore.

 

Una sala sarà dedicata al noto scultore Carlo Ramous, le cui opere sono esposte in importanti Musei e anche in spazi urbani a Milano, quali Piazza della Conciliazione, solo per citarne uno.

 

Sempre nello Spazio Ex Cisterne verrà allestita Nostalgia dell’altrove, mostra personale di Xiaomei Wu, con presentazione critica a cura di Vera Agosti. Xiaomei Wu è fotografo di moda e ritrattista, sa cogliere attraverso l’obiettivo la cultura orientale della moda, una forma d’arte che a suo dire merita ancora più attenzione e valorizzazione. Ha al suo attivo collaborazioni con le più prestigiose riviste di moda, quali Vogue, GQ, Esquire, Flower Stream.

 

Ospite d’onore di Contemporary Art Milan, il designer cinese Ma Cong, vincitore del premio Red  Dot, Best of the Best in Germania e già noto al pubblico per l’esposizione Floral Window alla Triennale nel 2018 e per la mostra Pei’s World all’Arsenale di Venezia in occasione della Biennale 2019.

 

La solo exhibition di Ma Cong sarà allestita nella Sala Messina e presenterà delle grandi installazioni in resina.

Scrive di lui Luca Beatrice “Molto conosciuto in Cina e in Europa nel campo del design, linguaggio attraverso il quale critica in maniera ironica, a tratti aspra, modi e mode della società contemporanea globale, Ma Cong si pone spesso la questione del contesto, elemento determinante nell’attribuire il valore e il senso di un’opera. Sappiamo bene, infatti, che nell’arte contemporanea la “teoria del contesto” è attualmente predominante più ancora del cosiddetto, opinabile, concetto di qualità. Ciò che è dentro al museo, alla galleria, si definisce arte a prescindere, e se lo stesso oggetto è ospitato in un contesto internazionale il giudizio sarà ancora diverso. Così uno sfondo culturale, un ambiente naturale o stilistico, qualsiasi altro fattore che determini un evento, mira a definire il “grande contesto dell’arte”.

 

 

La mostra Contemporary Art Milan si inserisce all’interno del Festival Contaminafro Identità in evoluzione.

Giunto alla sua sesta edizione, il festival Contaminafro Identità in evoluzione, che gode del Patrocinio del Comune di Milano,  nasce dalla necessità di dare spazio alla creatività degli artisti africani e non, mettendo a disposizione palchi su cui esprimere i propri talenti e permettere ai giovani l’incontro con grandi artisti internazionali. Diverse Arti che dialogano, connubio di poetiche ed espressività. Contaminafro è un “luogo” dove convivono in armonia spettacoli, concerti, mostre, cucina e artigianato dal continente africano, laboratori, esposizioni fotografiche, pittoriche e installazioni.

 

Artisti di Contemporary Art Milan

 

Horst Beyer 

Jorge Cavelier

Xingjun Chen

Laurentiu Craioveanu

Tan Ding

Jjnjin Dong

Andrea Fama’

Huiming Hu

Kikoko

Jinghua Li

Cong Ma

Giorgio Piccaia

Carlo Ramous 

Lavinia Rotocol

Maria Jole Serreli

Feng Shi

Agostino Tulumello

Hao Wang

Xiaomei Wu

Shaoqi Yin

Huan Zhou

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Contemporary Art Milan

 

Progetto di: Milan Art & Events Center

 

Sede: Fabbrica del Vapore, Sala Messina e Ex Cisterne, Via Procaccini 4, Milano

 

Inaugurazione: martedì 18 giugno ore 17:00

Alle ore 17.45 presentazione critica a cura di Vera Agosti della mostra fotografica di Xiaomei Wu

 

Ingresso libero

 

Orari: dal 19 al 29 giugno 2019 dalle ore 10.00 alle 20.00

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com,

 

www.ma-ec.it   www.contaminafro.com

 

 

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La Muerte: prorogata fino al 12 giugno Sat, 01 Jun 2019 15:49:20 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/563301.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/563301.html Maria Maria

Sarà prorogata fino al 12 giugno la mostra personale di Riccardo Dametti, allestita nelle sale della MA-EC Gallery. In esposizione  una selezione di alcuni dei lavori più interessanti realizzati tra il 2007 e il 2019 che delineano l’evoluzione del suo  percorso creativo.

 

Afferma Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra: “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….]. In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti. Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore. [……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta - autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela - che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

 

 

Riccardo Dametti è nato a Fidenza nel 1978. Poco piu' che ventenne inizia ad esporre in mostre collettive e personali nelle principali città italiane e all'estero a Miami, Londra, Hong Kong, Shanghai, Parigi, Nizza, Berlino, Lituania e Lettonia.

Di lui hanno scritto, tra gli altri, Xante Battaglia, Paolo Levi, Felice Bonalumi, Virgilio Patarini, Luca Pietro Nicoletti.


 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: La Muerte

 

             Mostra personale di Riccardo Dametti a cura di Luca Pietro Nicoletti

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

 

 

Date: dal 22 maggio all’8 giugno 2019 prorogata fino al 12 giugno

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Presentazione del libro Il viaggio di una promessa Tue, 28 May 2019 15:48:38 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/560512.html http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/560512.html Maria Maria

 

Il viaggio di una promessa.

Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia.  

 

L’editore Silvia Elena Denti incontra Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo.

 

 

Giovedì 6 giugno presso la MA-EC Gallery verrà presentato il libro Il Viaggio di una promessa, un lavoro interessante che rivela pagine di storia recente ancora poco note.

 

 

 

Scrive l’autrice: “Ho vissuto e condiviso le storie quotidiane del popolo curdo e del popolo armeno, entrambi martoriati da interessi politici ed economici, ma sempre fieri e pronti a rialzarsi. Per questa ragione ho voluto ricordarli attraverso il racconto della mia esperienza, facendo conoscere le loro vicende. Fatti come questi servono a ricordarci quanto sia precaria e fuggevole la vita. Tutti siamo concentrati sull'inessenziale, fingiamo di essere ciò che in realtà non siamo. Oggi ripercorro quegli anni, trascorsi accarezzando pagine e pagine di libri, che con le loro storie di popoli e uomini mi hanno fatto comprendere il senso della vita..."

 

 

 

 

Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo: nel nome di questa giovane donna è racchiusa tutta la sua storia. Nata a Teheran, cresce in Italia, dopo la fuga della sua famiglia dalla Persia travolta dalla rivoluzione. La passione per la storia e la curiosità che la caratterizzano la portano a conseguire due lauree, e a diventare docente e ricercatrice universitaria.  Ha conseguito la laurea in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Pavia, e una seconda laurea in Lingue Orientali, specializzandosi in Storia del diritto islamico presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Suo campo di studi comprende anche la Storia del genocidio armeno.

 

 

 

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Coordinate evento:

 

Titolo:  Presentazione del libro Il viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia.  

Interventi dell’autore Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo e dell’editore Silvia Elena Denti

 

Organizzazione: Edizioni Divinafollia, Milan Art & Events Center

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: giovedì 6 giugno ore 18:00

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

Dopo l’incontro sarà possibile visitare la mostra personale di Riccardo Dametti,

allestita alla MA-EC Gallery.

 

               

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Sailing with Time Wed, 15 May 2019 17:16:05 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/554055.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/554055.html Maria Maria

Il prossimo 4 giugno presso la Five Gallery di Lugano verrà inaugurata la mostra Sailing with Time, a cura di Nan Jiang.

 

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione di Milan Art & Events Center con The National Animation Industry Park del comune di Tianjin, la città marittima più importante della Cina settentrionale.

 

In dialogo, per la prima volta in Europa, le opere di Shuai Zong e Lorenza Cavalli, che si confrontano sul tema del mare.

Il mare, simbolo di conoscenza, di dinamismo, dello scorrere del tempo e delle cose. Simbolo dell’inconscio, origine dell’universo, Oceano racchiude in sé la vita dell’uomo e delle divinità.

 

Tradizioni millenarie in Oriente e in Occidente, miti e racconti confluiscono nella memoria dedicata al mare.

 

Nel percorso espositivo Shuai Zong presenta opere su carta e su tela, ceramiche ed installazioni di opere calligrafiche che guideranno il visitatore tra i riti e i valori archetipici del mare secondo l’antichissima cultura cinese.  Lorenza Cavalli propone invece delle grandi tele a soggetto nautico, che traggono ispirazione da alcuni scatti fotografici realizzati dall’artista durante la Maxi Rolex Cup a Porto Cervo.

 

 

 

Shuai Zong, laureato in Belle Arti alla Tianjin University nel 2011, oggi vive lavora a Tianjin, Cina.

La sua tecnica deriva dalla pittura tradizionale cinese e dalla calligrafia, conserva le caratteristiche dell’arte classica cinese ma nello stesso tempo aggiunge gli elementi dell’era contemporanea. Opera spesso con l’inchiostro o su carta o su tela e rappresenta la nuova generazione degli artisti cinesi che indagano la

contemporaneità partendo dal patrimonio culturale dell’antica Cina.

Nel 2014, Anno della Cultura Francese in Cina, le sue opere sono state selezionate dalla Tv francese per il documentario “Chinese Music and Ink Art”. È stato invitato ad esporre nel China Pavilion alla 56° Biennale di Venezia nel 2015. Nel 2016 al World Economic Forum di Tianjin, il Comune ha omaggiato gli ospiti vip con sue opere.

 

Lorenza Cavalli consegue la laurea in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente vive e lavora. Durante la formazione accademica viene scelta come artista unica per la realizzazione di un ampio progetto sul mondo della nautica che la porterà ad eseguire opere apprezzate dai più illustri protagonisti del mondo del mare in Italia, Francia, Svizzera, Olanda, Russia, Stati Uniti, India, Cina, Brasile ed Emirati Arabi. Grazie ad uno stile identitario, Lorenza Cavalli restituisce le immagini alla tela con grande armonia e cura del dettaglio che conferiscono all’opera una carica espressiva non comune.

Il progetto sulla nautica ha dato inizio allo studio sulla resa pittorica della luce prendendo come primo spunto il realismo americano di Edward Hopper. Le imbarcazioni ritratte, icone d’eleganza contemporanea, emergono dal dinamismo ovattato della competizione come sculture sospese in una poetica del silenzio.

 

 

 

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Sailing with Time

              Tribute to Rolex. Culture and Art Exchange Exhibition

 

Progetto di: China-Singapore Tianjin Eco-City. The National Animation Industry Park

 

Sede: Five Gallery

           Via Canova, 7, Piano 4°

           CH-6900 Lugano

 

Inaugurazione: martedì 4 giugno ore 18.00

 

 

Date: dal 4 all’11 giugno 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 9-13 e 14-18. Sabato su appuntamento

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com, info@fivegallery.ch,  Tel + 41 91 921 11 00

 

 

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Pei's World. A brief history of a Chinese gallery in Italy. a cura di Luca Beatrice Tue, 30 Apr 2019 18:12:42 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/547531.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/547531.html Maria Maria Durante tutto il periodo della Biennale 2019, da sabato 11 maggio e fino al 24 novembre, presso lo spazio Thetis all’Arsenale di Venezia sarà visitabile la mostra Pei’s World. A brief history of a Chinese gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice.

 

Un’esposizione collettiva con opere di sei artisti internazionali che mette in luce l’ampio e coraggioso progetto culturale e imprenditoriale di una giovane donna. “Per una volta dunque – scrive Luca Beatrice, curatore dell’esposizione - una mostra non è soltanto incentrata sugli artisti, ma anche su chi si è inventato letteralmente da zero un progetto”.

Saranno in esposizione dipinti e installazioni site-specific di Afran, Jorge Cavelier, Huiming Hu, Tannaz Lahiji, Cong Ma, Giorgio Piccaia.

Afran (Francis Nathan Abiamba) è nato a Bidjap (Camerun) nel 1987, vive e lavora in Italia dal 2009. Formatosi in Africa, ha studiato all’Accademia di Bergamo; lavora con differenti linguaggi dalla pittura alla scultura all’arte pubblica. Conta numerose mostre internazionali fra Africa, Europa e America. Ha ricevuto vari premi internazionali d'arte tra cui il primo San Fedele di Milano e il premio Liliana Nocera della Permanente di Milano.

Negli ultimi decenni la geografia dell’arte è profondamente cambiata. Se da una parte il concetto di “local” ha perduto il fascino che lo caratterizzava negli anni Ottanta, ora le città occidentali sono diventate il punto di raccolta di esperienze provenienti da più parti del mondo. New York, Londra, Berlino, Parigi, Milano risultano quindi identità poliformi che si vanno compiendo attraverso la somma di molteplici linguaggi. Ciò che non riesce alla società, tanto meno alla politica, trova terreno fertile nell’arte e nella cultura, là dove scambi, interazioni e integrazioni, sono all’ordine del giorno.

Così Afran, l’artista camerunense che si è formato in Italia, con esperienze accademiche e nella pittura Street. Ricercando un elemento che faccia da ponte tra due culture tanto diverse, ha trovato la risposta nel jeans, poiché la stoffa denim è tra i simboli più eloquenti per raccontare le contraddizioni e la complessità della nostra epoca.

“Una specie di piattaforma in cui ognuno può plasmare la propria identità. Una specie di grado zero”. È>mc2 è il titolo dell’installazione di Afran, due quadri a forma circolare. Il primo quadro raffigura in modo più o meno realistico il volto di Albert Einstein. Il secondo, invece, riporta un’immagine astratta. Il titolo, ovviamente, cita l’equazione di Einstein: E=mc², Energia uguale massa per velocità al quadrato. “L'energia -dice Afran- è senza alcun dubbio uno dei temi più urgenti nel nuovo secolo. Dalla gestione delle energie fossili alla ricerca di alternative più sostenibili, l'unica certezza è l'urgenza di considerare il risparmio energetico. L'energia richiesta al nostro pianeta è di gran lunga superiore a quanto esso ci possa offrire. Ma l'aspetto ambientale è soltanto una delle chiavi di lettura dell’opera. Dopo la teorizzazione del postmoderno e della modernità liquida, la post verità è oggi una realtà innegabile. Che sia scientifica o storica, non esiste più nessuna verità che sia al riparo dal sospetto. Neanche i fatti di cronaca con l'avvento delle fake news riescono a sottrarsi. Dall'efficienza dei vaccini alla forma della terra, le teorie complottiste mettono in discussione qualsiasi certezza o traguardo. Allo stesso tempo, chiunque dal pulpito del diritto di espressione, può avanzare le sue teorie, autorevoli né più né meno come un'opinione e diffonderle gratuitamente attraverso i social come verità inconfutabili: tutto e/è il contrario di tutto. Il jeans diviene, allora, l'espressione figurata più eloquente di questo concetto: casual è l'abbigliamento, casual la prassi. Grazie a una "democratizzazione della verità", chiunque può dubitare o rimettere in discussione qualsiasi teorema matematico... Perché non È>mc2?”.

 

Jorge Cavelier è nato in Colombia nel 1953, vive in Florida. Attento alle immagini della natura, è pittore, lento e sofisticato, introduce nei suoi delicati acquerelli la dimensione dello scorrere del tempo.

Che a proposito della pittura si discuta in termini residuali oggi non è certo una novità. Il pittore contemporaneo preferisce chiamarsi artista a tutto tondo, la pittura non è più un dogma e necessariamente è chiamata a dialogare con lo spazio espandendosi oltre i limiti del bidimensionale. Tale condizione entra anche nella poetica di Jorge Cavelier, che pure conosciamo pittore colto e raffinato. Il suo nuovo lavoro, El Dorado. La leggenda, si presenta come un’installazione dipinta su otto teli di seta, sorretta in modo pressoché invisibile, liberamente fluttuante e leggera. Pittura percorribile, attraversabile, cui si aggiunge un elemento scultoreo specchiante. Cavelier vuole cioè ricostruire un ambiente che rimanda alla “foresta di nebbia in Colombia dove si raduna la più alta biodiversità al mondo”. Come di consueto si inserisce nel dialogo con l’osservatore l’elemento simbolico. “Questo bosco di altitudini -racconta l’artista- contiene in sé stesso la rappresentazione della madre natura, la rigeneratrice della vita, da cui dipendono la vita, le acque pulite, l’aria rinnovata, l’armonia e l’equilibrio dell’ecosistema. L’ulteriore messaggio contenuto è l’urgenza di svegliare la coscienza intorno alla conservazione dei boschi. La cronaca spagnola antica racconta il rituale di pagamento alla natura madre da parte degli indigeni una volta all’anno. Durante una notte di plenilunio un cacicco galleggiava su una chiatta fino al centro della laguna sacra. Lì, portando tutti i pezzi d’oro prodotti dalla comunità, si tuffava nelle acque rilasciando i regali sull’acqua. L’oro era per quelle comunità “gocce di sole”, simbolo della presenza maschile sulla terra. La laguna invece l’utero dell’umanità, poiché si credeva che la prima donna sulla terra fosse originata da quelle acque. L’unione di acqua e oro assicurava la continua fertilità della natura”.

 

Huiming Hu è nata in Cina nel 1990 e come buona parte degli artisti della sua generazione lavora su specifici progetti, come nel caso di Wall, l’installazione per questa mostra. Nella MIA Photo Fair 2018 è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL. Sono passati esattamente trent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Era il 1989 e di quell’anno si ricorda un altro evento storico fondamentale per la nostra epoca:  l’invenzione del www.Venendo all’arte, invece, al Centre Pompidou si inaugurò la mostra Les magiciens de la terre, la prima grande esposizione internazionale che univa agli artisti occidentali altri provenienti da mondi a quei tempi considerati lontani, se non esotici. La globalizzazione stava dunque arrivando a celeri passi.

Tornando però all’immagine del Muro, per noi occidentali non c’è suggestione (e oggi celebrazione) che non rimandi a quella straordinaria voglia di infrangere le barriere per un nuovo desiderio di libertà. Al contrario, ogni muro che viene eretto ripropone il senso del limite, come se davvero la storia non ci avesse insegnato nulla.

The Wall, il muro, è anche il tema portante dell’installazione di Hu Huiming, ma l’ispirazione si nutre ancora una volta nel rapporto con la cultura di provenienza. Dentro ciascuna mattonella di cemento che forma questo sbarramento è nascosto un libro pressato, a cui non si potrà più accedere né dunque leggerlo. L’episodio si riferisce a un preciso accadimento storico: quando l’imperatore Qin Shihuang bruciò i libri, la nona generazione di Confucio, discendente da Kongzhen, nascose molti testi classici della tradizione all’interno di un muro. Così i libri furono salvati, salvati ma illeggibili. Più tardi, al tempo dell’imperatore Hanjing, Liu YuYu, principe del Lu Gong, espanse il suo palazzo e demolì la casa originale di Confucio. Del muro dunque non resta niente, e questo è un tentativo estremo di riportarlo in vita.

 

Tannaz Lahiji nasce a Teheran nel 1978 da una famiglia di artisti, attivissima in ogni campo della creatività, ha da poco completato a Firenze il suo nuovo progetto “Riflessioni su Dante” al Palazzo Vecchio, al Museo della Casa di Dante e al Palazzo Bastogi.

Eclettismo, pluralità di linguaggi, costruzioni di grande impatto scenografico che contengono parimenti l’impianto dell’arte concettuale e il forte approccio emozionale. Tra Teheran e Firenze, l’Iran e l’Italia, Tannaz lavora come un’artista globale, inventa un mondo sempre sorprendente che fa dialogare, talora scontrandoli, l’occidente con l’oriente, la tradizione antica autoctona con l’aspirazione al contemporaneo. Le sue grandi installazioni ambientali sono pagine aperte, mancano le risposte ma ci sono sempre nuove domande. In fondo l’arte è rivelatrice di un mistero e il mistero lascia spazio a numerose interpretazioni.

L’intervento di Tannaz Lahiji a Venezia è figlio della sua recente mostra “diffusa” in diversi palazzi storici fiorentini, pensata come un omaggio a Dante, anticipando di un paio d’anni le celebrazioni per i 700 anni dalla sua morte fissate nel 2021. Inferno e Paradiso, peraltro, sono metafore che appartengono non solo alla cultura cattolica ma anche a quella persiana antica. La metafora è peraltro il modo di procedere più tipico di Tannaz, con abbondanti riferimenti letterari e storici, per un lavoro molto colto, dai cromatismi accesi, di forte impianto teatrale e scenografico dove l’elemento del tempo assume un significato particolare e la visione si trasforma in partecipazione attiva.

Per l’intervento a Venezia, l’artista torna sul tema, a lei altrettanto caro, della cascata, già installato in precedenti mostre. “Sarà un’installazione site-specific, alta oltre cinque metri, che consiste in una cascata congelata, realizzata con diversi materiali, che ricorda lo stile delle antiche moschee persiane”.

 

Cong Ma nato a Nanchino, classe 1970 si dedica invece al design, alla grafica 3D, alle scenografie virtuali per una proposta estremamente attuale, tra ironia e critica sociale. Vincitore del premio Red Dot: Best of the Best in Germania.

Molto conosciuto in Cina e in Europa nel campo del design, linguaggio attraverso il quale critica in maniera ironica, a tratti aspra, modi e mode della società contemporanea globale, Ma Cong si pone spesso la questione del contesto, elemento determinante nell’attribuire il valore e il senso di un’opera. Sappiamo bene, infatti, che nell’arte contemporanea la “teoria del contesto” è attualmente predominante più ancora del cosiddetto, opinabile, concetto di qualità. Ciò che è dentro al museo, alla galleria, si definisce arte a prescindere, e se lo stesso oggetto è ospitato in un contesto internazionale il giudizio sarà ancora diverso. Così uno sfondo culturale, un ambiente naturale o stilistico, qualsiasi altro fattore che determini un evento, mira a definire il “grande contesto dell’arte”.

Il titolo scelto da Ralph Rugoff per la nuova edizione della Biennale di Venezia, ovvero “Che tu possa vivere in tempi interessanti”, costituisce il punto di partenza teorico e ispiratore del nuovo lavoro di Ma Cong. Questa frase potrebbe essere una maledizione proveniente dall’antica Cina e invece è un’invenzione dell’occidente. “Ciò- si domanda l’artista- ci porta a riflettere su come dovremmo trattare i malintesi, ad esempio un’interpretazione errata e la diffusione di una falsa informazione. Dovremmo affrontare le conseguenze del risultato?”.

Neppure l’arte può evitare passaggi apparentemente banali come il linguaggio delle emoticon che oggi ci servono per comunicare -sui messaggi WhatsApp ed in generale sui social- con stati d’animo più che con le parole, poiché sintetizzano un’emozione con una cosiddetta iconcina, rendendosi comunque empatici e simpatici. Un linguaggio globale, pur se riportato al grado zero, che supera qualsiasi tipo di barriera linguistica e di vocabolario. Le immagini, insomma, possono più delle parole.

 

Giorgio Piccaia è nato a Ginevra nel 1955 ma con base in provincia di Novara. Già assistente di Corrado Levi, eclettico, versatile, negli ultimi anni si è concentrato sulla ricerca pittorica. Nel 2019 è stato invitato dall’Ambasciata Italiana in Egitto per un Murales all’interno della sede. Per inquadrare l’artista Giorgio Piccaia è indispensabile ripercorrere alcune delle numerose tappe del processo di formazione che lo hanno condotto a diventare un personaggio davvero interessante nel panorama italiano. Nato a Ginevra, studente in architettura e in particolare di Corrado Levi a Milano, negli anni Ottanta è performer, editore e attivista nel gruppo teatrale di Jerzy Grotowski. Ci sono diversi modi di giungere alla pittura, Piccaia ha certamente scelto quello meno tradizionale e più eclettico, costruito su solide basi culturali e profonde interrogazioni. Nonostante la sua vena ipercontemporanea, nel linguaggio di Piccaia ritornano spesso parole che si rifanno alla tradizione classica: il logos, atto primario della conoscenza, sapienza, bellezza, forza, termini che sono celati, nascosti sotto la trama della sua pittura come fonti di ispirazione non dichiarate eppure sempre presenti.

Pur muovendosi tra installazioni e interventi tridimensionali, Giorgio Piccaia sente il bisogno, l’esigenza, la necessità periodica di tornare alla pittura dentro la dimensione del quadro. Un quadro costruito da trama, disegno, impronta, impreziosito da interventi polimaterici in grovigli che dimostrano come l’ispirazione desunta dall’informale astratto non abbia assolutamente finito la propria corsa. Rifiutando immagini troppo frontali, in un tempo dove l’abuso dell’icona è sotto gli occhi di tutti, Piccaia reinventa la pittura come uno spazio per pensare. Là dove il pensiero corrisponde alla libertà.

 

La scelta di artisti prevenienti da tutto il mondo deriva dal desiderio di  entrare in contatto con culture diverse. “Non esiste una verità unica - afferma Peishuo - dipende molto dal punto di vista e dalle interpretazioni. Chi viene da una cultura diversa vede le stesse cose diverse da te, lo trovo bello così. In fin dei conti è come arrampicarsi sulla torre di Babele, l’arte è un linguaggio universale che unisce le differenze.”

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Pei’s World. A brief history of a Chinese gallery in Italy. 

             A cura di Luca Beatrice

 

Sede: Spazio Thetis, palazzina Modelli 

            Arsenale di Venezia – Sestiere di Castello 

            Fermata Vaporetto Arsenale Bacini 4.1 e 4.2, 5.1 e 5.2

 

Date: dall’11 maggio al 24 novembre  2019

 

Orari: da martedì a domenica ore 11.00-18.00 

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com 

www.ma-ec.it

 

 

Link intervista di Luca Beatrice a Peishuo Yang: https://www.artweek.com/events/italy/art-exhibition/venezia/peis-world-luca-beatrice-intervista-peishuo-yang#

 

 

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Riccardo Dametti. La Muerte Fri, 26 Apr 2019 16:37:57 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/546311.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/546311.html Maria Maria

 

Mercoledì 22 maggio verrà inaugurata presso la Galleria MA-EC La Muerte, mostra personale di Riccardo Dametti, a cura di Luca Pietro Nicoletti.

 

Verrà presentata una selezione di alcuni dei lavori più interessanti realizzati tra il 2007 e il 2019 che delineano l’evoluzione del suo  percorso creativo. In esposizione oltre venti disegni e dipinti, alcuni di grande formato.

 

Afferma Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra: “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….]. In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti. Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore. [……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta - autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela - che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

 

 

Riccardo Dametti è nato a Fidenza nel 1978. Poco piu' che ventenne inizia ad esporre in mostre collettive e personali nelle principali città italiane e all'estero a Miami, Londra, Hong Kong, Shanghai, Parigi, Nizza, Berlino, Lituania e Lettonia.

Di lui hanno scritto, tra gli altri, Xante Battaglia, Paolo Levi, Felice Bonalumi, Virgilio Patarini, Luca Pietro Nicoletti.


 

All’inaugurazione sarà presente l’artista.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: La Muerte

 

             Mostra personale di Riccardo Dametti a cura di Luca Pietro Nicoletti

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 22 maggio  ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 22 maggio all’8 giugno 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Pei's World: Luca Beatrice intervista Peishuo Yang Fri, 19 Apr 2019 16:25:41 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/543793.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/543793.html Maria Maria

Luca Beatrice. Peishuo, ci racconti quando e perché hai deciso di venire in Italia…

Peishuo Yang - Nel 1997, dopo aver visto il film Good Morning Babilonia, diretto da Paolo e Vittorio Taviani, che racconta la storia di due fratelli toscani artigiani emigrati in America. Fu l’autentico “colpo di fulmine” e così mi sono innamorata della cultura italiana e ho convinto i miei genitori a farmi partire per Firenze, che anche in Cina è considerata la culla del Rinascimento.

 

LB- Rispetto alla tua educazione scolastica e culturale in Cina, quali sono le più evidenti differenze tra il Paese in cui sei nata e quello in cui hai deciso di vivere?

PY - E’ molto diverso il rapporto tra l’individuo e la società. In Cina l’interesse dello Stato e della società viene considerato prima del tuo interesse personale, mentre in Italia è completamente diverso, una differenza neppure immaginabile per chi non conosce la Cina.

 

LB - Perché dunque scegliere Firenze, una città così classica, che trasuda storia e cultura. Non c’è il rischio di una “sindrome di Stendhal”, anche oggi che siamo nel Terzo Millennio?

PY - Eh sì che c’è… Firenze colpisce sempre, negli occhi, nel cuore. Difficile andare via da lì.

 

LB- Dopo gli studi hai deciso di affrontare non un’attività di curatore di mostre o di critico d’arte, ma di intraprendere la strada del mercato. Con quali idee e perché?

PY - Ho studiato arti visive, ma ho deciso di fare la gallerista perché mi sento più a mio agio nell’intraprendere una strada che coniughi cultura e business.

 

LB - Rispetto alla galleria tradizionale il tuo progetto ha evidenti differenze. Non basta esporre in uno spazio, diventa invece necessario supportare gli artisti su diversi mercati. Per esempio quello cinese in cui sei molto attiva. Quali sono le caratteristiche principali del mercato in Cina rispetto a quello europeo e italiano?

PY - La Cina rappresenta un mercato tanto vario quanto difficile.  In Italia, come in altri paesi occidentali, il mercato ha perfezionato il proprio sistema e meccanismo. In Cina tutto questo sta avvenendo. Pro e contro, come in tutte le cose: il contro è che in Cina non ci sono regole fisse da seguire quindi è davvero molto rischioso. Il pro, invece, è che c’è molto spazio, non è saturo e la storia si sta scrivendo proprio in questi anni.

 

LB - All’inizio degli anni 2000 l’arte cinese ebbe un incredibile successo mondiale, nelle mostre, nelle biennali, tanto che molti esperti parlarono di “grande bolla speculativa”. Oggi, vent’anni dopo, cos’è cambiato?

PY - Personalmente credo che con l’ulteriore sviluppo economico e l’apertura che Cina sta vivendo, gli artisti cinesi avranno molto più possibilità per la loro formazione culturale e professionale e che il mercato risponderà con ancor più potere di acquisto.

 

LB - Ora la tua sede è a Milano, città molto più internazionale e dinamica di altre, forse l’unica in Italia a potersela giocare con altre grandi metropoli. Come ti trovi a Milano?

PY - Molto bene. Ho avuto la galleria a Firenze, poi nel 2013 ho deciso di spostarla a Milano in attesa dell’Expo 2015, chiamandola MA-EC. A Shanghai ho vissuto le esperienze dell’Expo 2010 che sono state emozionanti e produttive. Milano non è soltanto una città italiana, è davvero internazionale. Mi piacciono le persone che incontro a Milano, sono dinamiche, intraprendenti, dotate di know how.

LB - Da poco hai cambiato spazio, ti sei ingrandita. Come intendi lavorare a Palazzo Durini?

PY - Sono molto onorata di poter lavorare in una sede storica ed elegante come quella di Palazzo Durini.  Lo spazio racchiude in sé delle belle energie, c’è un continuo dialogo tra le opere e l’ambiente circostante.

 

LB - Lavori con artisti da tutto il mondo. Cinesi, africani, sudamericani, asiatici ed europei. Come li scegli e perché?

PY - Perché mi piace entrare in contatto con culture diverse. Non esiste una verità unica, dipende molto dal punto di vista e dalle interpretazioni. Chi viene da una cultura diversa vede le stesse cose diverse da te, lo trovo bello così. In fin dei conti  è come arrampicarsi sulla torre di Babele, l’arte è un linguaggio universale che unisce le differenze.

 

LB - Parliamo un po’ degli artisti che rappresentano il mondo di Pei durante la Biennale di Venezia?PY - Con Tannaz Lahiji ci conosciamo dai tempi della scuola. Devo dire che all’inizio non capivo molto bene la sua arte, appariva persino troppo forte per me, così esuberante e coinvolgente. Man mano che ci siamo frequentate ho cominciato a comprenderne la personalità e il pensiero. E’ stato un percorso graduale, finché un giorno in cui mentre sfogliavo il suo album di viaggio in Iran, ho capito. Ho capito da dove provengono quei colori accesi, le luci, i contrasti, persino i profumi. Giorgio Piccaia è un figlio d’arte.  Lo stiamo promuovendo molto sia in Italia che all’estero, specialmente in Cina. La sua pittura si regge su simboli e forme sintetizzate che incuriosisce i miei connazionali perché la lingua cinese usa l’ideogramma come chiave di lettura e la sua arte è un racconto in forma pittorica con altrettanta connotazione concettuale. Giorgio è una persona spiritosa, ama giocare con varie espressioni artistiche ed entrare in contatto con culture lontane. La pittura di Jorge Cavelier invece ha colori teneri e romantici, forme che ricordano le morbide sfumature della sua terra. Crea delle sculture-installazioni sul tema della foresta che dialogano con le sue tele.  Afran viene dal Camerun. Mi ha impressionato subito la forza primordiale, spontanea e mistica dei suoi lavori. Afran rappresenta una cultura molto lontana dalla mia, proprio per questo ho pensato di rappresentarlo a Pei’s World.

 

LB - In particolare c’è curiosità verso gli artisti cinesi, visto che rappresentano la cultura del tuo paese.

PY - Huiming Hu è una giovane artista cinese ma ci siamo conosciute in Toscana quando studiava all’Accademia di Carrara. E’ molto preparata dal punto di vista tecnico come molti studenti cinesi, ma in lei vedo anche una creatività incontaminata e spontanea. Ha il pensiero libero, come se fosse stata sempre all’estero, invece è nata e cresciuta in Cina. Mi ha incuriosito il suo percorso e la sua formazione. Viene da Jingdezhen, la capitale mondiale della porcellana, già ai tempi della Dinastia Tang (d.c 618-907). Mi raccontava che siccome a Jingdezhen la gente possiede gli antichi segreti della produzione di porcellana, lo stato cinese impone regole rigidissime per concedere la possibilità di andare all’estero. Lei ha dovuto superare molte difficoltà per arrivare in Italia a studiare. Le sue opere contengono diverse sfaccettature concettuali in cui ogni parte ha il proprio messaggio che rispecchia il relativo pensiero. Guardando il suo lavoro, il gioco sta nella scoperta graduale e continua. Anche per la tecnica, non ne usa quasi mai una sola, bensì un armonioso accordo tra pittura, fotografia, performance e installazione. Ma Cong, invece, l’ho conosciuto come designer, alla Triennale di Milano. E’ stato il primo designer cinese a ottenere l’invito per una personale alla Design Week. I suoi oggetti sono ricchi di contenuti storici, reinterpretati in chiave attuale. Per la nostra mostra all’Arsenale durante ha creato appositamente la serie Pig (All) is Well, omaggio all’anno del Maiale in Cina, ma nella lingua cinese Pig e All sono omofoni. Cong ha sentito dire che il titolo della Biennale 2019, May you live in interesting times, sarebbe un antico detto cinese di cui però i cinesi non ne sanno niente. Quindi per divertimento lui ha fatto coprire gli occhi dei maialini con le loro orecchie, così per dire “non sento niente e non vedo niente e non ne voglio sapere”.

 

LB - I tuoi collezionisti, quelli nuovi e quelli che ti seguono da più tempo, stanno più in Cina o in Italia? Quali sono le proposte che funzionano di più nel mercato asiatico?

PY - Ho sia collezionisti italiani che cinesi. Agli italiani interessano più i giovani artisti cinesi in crescita e ai cinesi più gli italiani o stranieri. Comunque in Cina c’è davvero spazio per tutti, per artisti contemporanei e per i maestri del passato, per l’arte moderna e l’antiquariato.

 

LB - E infine, la Biennale di Venezia rimane una delle vetrine più importanti dell’arte internazionale. Cosa ti aspetti da questa scelta di proporre il tuo lavoro nei mesi in cui tutto il mondo dell’arte si radunerà tra i Giardini e l’Arsenale?

PY - Spero, e sono convinta, che le opere dei miei artisti avranno successo e i loro linguaggi verranno compresi.  E che la galleria MA-EC possa iniziare una nuova avventura nell’arte contemporanea internazionale.

 

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The Color of Dreams. Mostra personale di Vincenzo Calli Wed, 03 Apr 2019 17:56:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538017.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538017.html Maria Maria

Mercoledì 17 aprile si inaugura presso la Galleria MA-EC The Color of Dreams, mostra personale del pittore Vincenzo Calli.

In esposizione nelle eleganti sale di Palazzo Durini oltre 30 lavori dell’artista toscano, molti dei quali creati appositamente per la mostra milanese. “Viviamo in un mondo carico di magia, scrive Calli, il mistero che ci avvolge si rivela nell'interiorità, attraverso i colori e i sogni.”

 

Sul percorso artistico di Vincenzo Calli ha scritto Vittorio Sgarbi: “Ciò che colpisce di Vincenzo Calli è la pazienza pittorica che esercita nella ricerca delle sensazioni e nel recupero della memoria. Le sue fanciulle in fiore sono delle rivisitazioni, dove l'artista ha consapevolmente eluso il rischio di cadere nella morbosità del soggettivismo e della nostalgia. Non è tanto il volto, quanto gli atteggiamenti di un corpo femminile posato languidamente su una sedia, le gambe allungate e pro­tette dalle mani, a lasciare in chi guarda la sensazione depurata e oggettivizzata di un ricordo. Mi chiedo tuttavia se Vincenzo Calli non abbia qualcosa di deliziosamente demoniaco nel suo modo di impaginare il quadro, nel tratteggiare i momenti di sospensione, nell'alludere alla tridimensionalità grazie alla sapienza del segno e alla profondità del tratto pittorico, nel sottintendere più che nel mostrare. La qualità di questa pittura sta proprio nella ritualità delle apparenze, nella rinuncia ad esplorare il dato esistenziale, e nel considerare l’umanità come un giardino dove lo sguardo è catturato dalle armonie cromatiche e dall'eleganza delle forme.”

 

Angelo Tartuferi, Direttore del Museo dell’Accademia di Firenze, scrive a proposito della pittura di Vincenzo Calli: “Nel considerare l’operosità di Calli, in aggiunta ai punti fermi ormai acquisiti, quali, ad esempio, il riprendersi alla grande tradizione pittorica toscana più o meno remota, unito al richiamo puntuale alla pittura degli anni trenta del secolo scorso, occorre sottolineare con forza il fitto, brulicante ductus pittorico, che irradia un’instabilità diffusa sulle sue forme falsamente immutabili. L’incessante frammentazione della pennellata è un elemento costitutivo della sua pittura che sembra cotonare certi paesaggi aerei e inumidire le forme solide delle sue ragazze sempre scomodamente sedute. E d’altra parte è costantemente scomoda la visione di Vincenzo Calli, sospesa tra un’apparente solidità concreta (Carrà Balthus ) e una dimensione onirica di stampo prevalentemente fiabesco. Ma è quest’ultima che prevale quasi sempre e ammanta i suoi personaggi di un’espressione incredibilmente attonita, che non è felice e neanche triste: è l’espressione di donne e uomini che sono consapevoli di recitare un copione e sperimentare sentimenti inalterati da millenni. Sullo sfondo di questo palcoscenico immutabile l’artista lascia al colore la facoltà d’introdurre l’elemento della variabile imprevedibile e incontrollabile, quel colore che eleva i suoi paesaggi a livelli non comuni di liricità e ne fa per noi il suo segno più alto.”

 

Sull’arte di Vincenzo Calli hanno scritto anche: Eugenio Montale, Leonor Fini, Dario Micacchi, Sergio Guarino, Tommaso Paloscia, Dino Villani, Alberto Bevilacqua, Giovanni Faccenda, Roger Bouillot, Paolo Levi, William Biety, Augusta Monferini, Roger Hurlburt, John T. Spike, Vittorio Sgarbi, Paola Refice, Liletta Fornasari, Giovanni Zavarella, Angelo Tartuferi, Anita Valentini, Duccio Demetrio, Michele Loffredo, Roberto Manescalchi.

 

 

 

Vincenzo Calli dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte di Sansepolcro, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. A soli 21 anni tiene la sua prima mostra. Nel 1984 inizia l’avventura “americana”, è invitato ad esporre nella World-Exposition -New Orleans in Louisiana.  Nel 1986 vince il primo premio “Arte 86” della rivista Mondatori per la pittura ed è invitato ad esporre nelle importanti gallerie: “Il Parametro” a Roma e “Salomon e Augostoni Algranti” a Milano. È nel 1993 che il gallerista Michel Douberville, dopo aver visto una sua tecnica mista, invita l’artista con una personale presso la storica Galleria d’Arte Bermheim-Jeune di Parigi dove avevano esposto i grandi della pittura, Renoir, Cézanne, Van Gogh e ModigIiani, il catalogo fu presentato da Roger Bouillot e dallo scrittore Alberto Bevilacqua. Nello stesso anno riprende la via degli Stati Uniti invitato dalla “Camino Real Gallery” per una personale in Boca Raton Florida, il catalogo è firmato da WilIiam Biety.

Da allora Vincenzo Calli ha realizzato numerose esposizioni sia in Italia sia all’estero: tra le tante, citiamo la mostra alla Albemarle Gallery di Londra e l’esposizione del 2015 nel Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche: Italian Museum - New Orleans - Lousiana - USA Museo Boca Raton - Florida - USA Collezione - JMW Limited- Londra Collezione - Banca Etruria – Arezzo. Collezione Hansjorg Wyss  Boston U.S.A.

 

 

All’inaugurazione sarà presente l’artista.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: The Color of Dreams

 

              Mostra personale di Vincenzo Calli

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile  ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 17 aprile al 18 maggio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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