Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Maria Tue, 15 Oct 2019 00:50:34 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/19479/1 Milano Gallery Weekend Fri, 04 Oct 2019 11:33:43 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/601643.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/601643.html Maria Maria

In occasione di Milano Gallery Weekend, MA-EC è lieta di ospitare venerdì 11 ottobre alle ore 18.00 in Galleria la giovane artista cinese Hu Huiming che presenterà al pubblico il suo percorso e la filosofia che si cela nei suoi lavori.

 

Milano Gallery Weekend (MGW) è alla sua prima edizione a Milano, e offre alla città  un format che è  ricorrente a Berlino, Londra, Madrid, Amsterdam, Città del Mexico City, Santiago, San Paolo e Kuala Lumpur. Per un intero weekend alcune gallerie milanesi organizzeranno  eventi e incontri con artisti.

MA-EC Gallery aderisce al programma con l’incontro con l’artista  Hu Huiming.

Dal suo arrivo in Italia nel 2011 Huiming elabora installazioni video e performance, si dedica sia alla pittura ad olio che alla fotografia, facendo spesso confluire le discipline in un’opera. Di lei scrive il critico Michela Ongaretti: "La contaminazione tiene come punto di riferimento la figurazione, gli elementi naturali e il corpo umano. Rappresentativo della sua poetica, incipit sul suo sito web, è il detto cinese “la realtà è come il fiore nello specchio e la luna nell'acqua’’, perché le emozioni scaturite dall’immagine sono generate da un inganno della percezione, un’illusione. Leit motiv di tutta la produzione artistica di Hu è la dualità, simboleggiata attraverso il suo contenuto figurale o compositivo e vissuta nel procedimento che comprende azione performativa e disciplina grafica e pittorica, frutto sia di spontaneità che di studio metodico.
La ricerca cresce nella convinzione che ogni cosa esista data l’esistenza del suo contrario, e nel credo che “chi gioca onestamente con l’arte trova sempre nel suo percorso a giocare con gli opposti”.

Huiming illustrerà le opere in esposizione, svelando il suo pensiero, spiegando anche le tecniche di realizzazione, e i tanti significati che i suoi lavori racchiudono. Risponderà alle domande del pubblico e nello stesso tempo cercherà di cogliere quali sono le emozioni che le sue opere suscitano, stabilendo un dialogo e una interazione con i presenti. A suo vedere, qualunque cosa sia percepibile attraverso i nostri sensi – gusto, vista, tatto, olfatto e udito – può essere classificato sotto il termine: realtà. Questa nozione potrebbe sembrare una solida considerazione sul tema, che tuttavia inizia subito ad apparire inconsistente. Potremmo modificare la definizione ed equiparare la realtà a tutti quegli oggetti e fenomeni che appaiono uniformi ad un gruppo sufficientemente vasto di persone.
Alla luce di esperimenti relativamente elementari, veniamo a conoscenza che, per il modo in cui il cervello processa un dato stimolo, la “vera” natura di ciò che viene osservato potrebbe essere alterata, creando una divergenza significativa rispetto alla realtà. Il modo in cui abbiamo accesso al mondo, la varietà di filtri e persino le relazioni, influenzano la nostra comprensione fondamentale di ciò che ci circonda. Alcune qualità restano inspiegabili a causa di lacune nella nostra comprensione intuitiva del mondo fisico – mancanza di conoscenza.
Non possiamo percepire la realtà in una sola volta, né nel complesso, ma tentiamo di avvicinarci il più possibile a decifrarla. Mentre ci sforziamo di acquisire un profondo senso del mondo, il nostro sistema di elaborazione colma lacune, e parti mancanti di informazioni attraverso una serie di tratti inventati. Di conseguenza, un'idea delirante e astratta integra ciò che di fatto esiste. Una domanda ragionevole da sollevare qui sarebbe: dove è il confine tra percezione, inganno e realtà? Può la loro interconnessione essere giustificabile?

 

 

Hu Huiming

 

 

Hu Huiming, classe 1990, è nata a Jingdezhen, in Cina ed attualmente vive e lavora in Toscana.

Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.

Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.

Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017 e Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017, HUISTHIS?, Milano 2018 a cura di Michela Ongaretti.

Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee.

In settembre 2018 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano. Anche nell’edizione del 2019 di WOPART è presente con un suo lavoro.

Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUISTHIS? .

Nel gennaio 2019 è stata invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo per una residenza d’artista. A maggio 2019 è stata selezionata dalla Galleria MA-EC per la mostra Pei’s world. A brief history of a Chinese Gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice, attualmente in corso all’Arsenale di Venezia e visitabile allo Spazio Thetis fino al 24 novembre 2019.

 

 

 

 

 

Coordinate evento:

 

Titolo:  MILANO GALLERY WEEKEND

The flower in the mirror and moon in the water  

 Incontro con l’artista Hu Huiming

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Venerdì 11 ottobre ore 18.00 – 20.00

 

Sarà possibile  visitare la Galleria anche sabato 12 ottobre dalle 15.00 alle 19.00 e domenica 13 ottobre dalle 15.00 alle 19.00.

 

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

 

 

 

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MA-EC a Wopart 2019 Wed, 11 Sep 2019 12:34:38 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596453.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596453.html Maria Maria

Anche quest'anno MA-EC Gallery partecipa a Wopart,  una delle manifestazioni più importanti, per numero di gallerie e Paesi di provenienza, dedicata ai Works on Paper e che rappresenta uno degli eventi fieristici più attesi per il collezionismo d’arte internazionale. 

La Fiera si svolge al Centro Esposizioni di Lugano dal 18 al 22 settembre (18 e 19 Preview ad inviti).

MA-EC sarà presente allo STAND E 13 con le opere di  Hu Huiming e di Giorgio Piccaia, che quest'anno sarà anche curatore della mostra collaterale All’origine della carta: cinque papiri del museo egizio di Firenze. L’esposizione,  organizzata da Giorgio Piccaia e Maria Cristina Guidotti, Direttore del Museo Egizio di Firenze, con il supporto di Corrado Basile, Fondatore del Museo del Papiro di Siracusa, insieme alla Direzione Culturale di WopArt e con la collaborazione del Comune di Lugano - presenterà un allestimento rivolto non soltanto ad esperti ed appassionati che vogliano approfondire la conoscenza del mondo dell’arte su carta, ma anche a semplici curiosi e studenti.

A Wopart Hu Huiming espone il progetto 81, una serie di miniature ad olio su cartone. 81 non è un numero casuale. Il 9 in Cina rappresenta l’eternità, 9 moltiplicato per 9 da 81 e la somma di 8 più 1 diventa 9. Il mondo nella sua immensità è fatto di tanti piccoli frammenti che però spesso passano inosservati. Ma sono questi frammenti che includono la realtà e volgendo lo sguardo su di essi, l’artista vuole ridare loro importanza.

Giorgio Piccaia presenterà invece dei lavori inediti su papiro che sono un omaggio a Fibonacci, genio dei numeri che con la sua serie dà forma all’universo. Afferma Giorgio Piccaia: “La sua sequenza di cifre nascosta in molti fenomeni naturali mi affascina. Espongo a Wopart le mie riflessioni sul Liber abaci scritto da Leonardo Pisano, così si chiamava, nel 1202, dove comprese che le nove figure indiane e soprattutto lo zephirum (lo zero) potevano cambiare il mondo di allora. Nella mia opera su tela ripercorro in parte la sequenza con il cerchio (zero) in un mare di natura. Nelle 9 carte lo zephiro è riportato in crescendo e legato alla sequenza su ogni papiro".

Alcune opere di Giorgio Piccaia saranno esposte anche in piazza Battaglini a Lugano, presso CONTAINER LAB ASSOCIATION.

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Vi aspettiamo dal 20 al 22 settembre a Lugano, ore 11-19.

 

MA-EC Gallery

Padiglione 7 STAND E 13

 

CENTRO ESPOSIZIONI LUGANO, 6900 Lugano

 

 

Per info su orari e biglietti: www.wopart.eu

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Oscuramente Luna. Conversazione con Roberto Rossi Roberti Thu, 27 Jun 2019 20:14:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/varie/574302.html http://comunicati.net/comunicati/arte/varie/574302.html Maria Maria

 

Giovedì 4 luglio Cold Discussions, ideato e coordinato da Laurentiu Craioveanu, propone il terzo incontro con Roberto Rossi Roberti sul tema dell’Osservare negli spazi della galleria MA- EC che ha ospitato anche i precedenti incontri dal 2017 ad oggi.

 

Oscuramente Luna. Ma anche la luna è un essere “diviso” (Popper) / Esercizi.

 

Le precedenti conversazioni sono state:

Poiché molto dipende dall’osservare… (Goethe)

Tutto l’osservare è un fare… (Simmel)

Lo spunto di questo nuovo incontro è dato dall’allunaggio della sonda cinese sulla faccia nascosta, “oscura” della Luna avvenuto in quest’anno 2019, anno in cui ricorre anche il 50° anniversario dello sbarco americano sul suolo lunare il 20 Luglio 1969 da parte degli astronauti Neil Amstrong e Edwin “Buzz” Aldrin. La visione della parte “oscura” della Luna conduce a riflessioni epistemologiche ed a visioni poetiche complesse. La Luna di Parmenide letta da Popper ne è un bell’esempio. 

La faccia nascosta della Luna compare per la prima volta nelle foto della sonda sovietica Luna 3 nel 1959. La corsa allo spazio è iniziata con i lanci sovietici degli Sputnik,  Gagarin ne rimane il simbolo con la sua impresa del 12 Aprile 1961 a bordo della navicella Vostok.

Ricorrono quest’anno anche i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, che pure ha dedicato alla Luna importanti osservazioni e disegni.

 

Roberto R. Roberti (1942), pittore, è stato docente all’Accademia di Brera dove ha insegnato Anatomia artistica e Morfologia. Nella sua attività artistica ha dedicato il suo interesse anche alle imprese spaziali: nel 1966 con la mostra-convegno “Il cosmo nell’arte” svoltasi ad Orvieto e ad Ascoli Piceno nel Palazzo dei Capitani, con l’intervento della Sezione culturale dell’Ambasciata americana a Roma ed imperniata sulla spedizione Gemini 8; nel Luglio 1999 a Padova con “L’altra faccia della terra, Plenilunio: Notturno Lunare”, nell’ambito di Padova e Scienza: Una Passeggiata dall’Orto botanico allo Spazio. Recentemente al Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, con una retrospettiva dal titolo “Contemporaneamente nello spazio / Frammenti” ha rivisitato la mostra del 1966 aggiungendo opere più recenti.

 

Laurentiu A. Craioveanu (1987), artista visivo, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, specializzandosi nel corso di scultura. Coordina vari progetti culturali ed espositivi.

 

 

 

 

Coordinate evento:

 

Titolo: Oscuramente Luna. Ma anche la luna è un essere “diviso” (Popper) / Esercizi

            Conversazione con Roberto Rossi Roberti

 

Progetto Cold Discussions a cura di Laurentiu Craioveanu

 

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2 Palazzo Durini, Milano

 

Data: giovedì 4 luglio ore 18.30

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

 

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Contemporary Art Milan Tue, 11 Jun 2019 11:59:14 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/567408.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/567408.html Maria Maria

Martedì 18 giugno verrà inaugurata alla Fabbrica del Vapore la mostra Contemporary Art Milan- International Group Show, all’interno del Festival Contaminafro Identità in evoluzione.

 

Contemporary Art Milan è un’esposizione collettiva che coinvolge oltre venti artisti internazionali in dialogo tra loro attraverso il linguaggio universale dell’arte. Saranno presentati dipinti, fotografie, sculture, video ed installazioni site-specific.

 

Nei suggestivi spazi Messina e Ex Cisterne della Fabbrica del Vapore, il percorso si snoda attraverso opere eterogenee per tecnica, stile, testimoni di radici storiche e culturali differenti ma tutte espressione di un lavoro di ricerca intenso e dalla forte valenza simbolica che saprà colpire la sensibilità del visitatore.

 

Una sala sarà dedicata al noto scultore Carlo Ramous, le cui opere sono esposte in importanti Musei e anche in spazi urbani a Milano, quali Piazza della Conciliazione, solo per citarne uno.

 

Sempre nello Spazio Ex Cisterne verrà allestita Nostalgia dell’altrove, mostra personale di Xiaomei Wu, con presentazione critica a cura di Vera Agosti. Xiaomei Wu è fotografo di moda e ritrattista, sa cogliere attraverso l’obiettivo la cultura orientale della moda, una forma d’arte che a suo dire merita ancora più attenzione e valorizzazione. Ha al suo attivo collaborazioni con le più prestigiose riviste di moda, quali Vogue, GQ, Esquire, Flower Stream.

 

Ospite d’onore di Contemporary Art Milan, il designer cinese Ma Cong, vincitore del premio Red  Dot, Best of the Best in Germania e già noto al pubblico per l’esposizione Floral Window alla Triennale nel 2018 e per la mostra Pei’s World all’Arsenale di Venezia in occasione della Biennale 2019.

 

La solo exhibition di Ma Cong sarà allestita nella Sala Messina e presenterà delle grandi installazioni in resina.

Scrive di lui Luca Beatrice “Molto conosciuto in Cina e in Europa nel campo del design, linguaggio attraverso il quale critica in maniera ironica, a tratti aspra, modi e mode della società contemporanea globale, Ma Cong si pone spesso la questione del contesto, elemento determinante nell’attribuire il valore e il senso di un’opera. Sappiamo bene, infatti, che nell’arte contemporanea la “teoria del contesto” è attualmente predominante più ancora del cosiddetto, opinabile, concetto di qualità. Ciò che è dentro al museo, alla galleria, si definisce arte a prescindere, e se lo stesso oggetto è ospitato in un contesto internazionale il giudizio sarà ancora diverso. Così uno sfondo culturale, un ambiente naturale o stilistico, qualsiasi altro fattore che determini un evento, mira a definire il “grande contesto dell’arte”.

 

 

La mostra Contemporary Art Milan si inserisce all’interno del Festival Contaminafro Identità in evoluzione.

Giunto alla sua sesta edizione, il festival Contaminafro Identità in evoluzione, che gode del Patrocinio del Comune di Milano,  nasce dalla necessità di dare spazio alla creatività degli artisti africani e non, mettendo a disposizione palchi su cui esprimere i propri talenti e permettere ai giovani l’incontro con grandi artisti internazionali. Diverse Arti che dialogano, connubio di poetiche ed espressività. Contaminafro è un “luogo” dove convivono in armonia spettacoli, concerti, mostre, cucina e artigianato dal continente africano, laboratori, esposizioni fotografiche, pittoriche e installazioni.

 

Artisti di Contemporary Art Milan

 

Horst Beyer 

Jorge Cavelier

Xingjun Chen

Laurentiu Craioveanu

Tan Ding

Jjnjin Dong

Andrea Fama’

Huiming Hu

Kikoko

Jinghua Li

Cong Ma

Giorgio Piccaia

Carlo Ramous 

Lavinia Rotocol

Maria Jole Serreli

Feng Shi

Agostino Tulumello

Hao Wang

Xiaomei Wu

Shaoqi Yin

Huan Zhou

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Contemporary Art Milan

 

Progetto di: Milan Art & Events Center

 

Sede: Fabbrica del Vapore, Sala Messina e Ex Cisterne, Via Procaccini 4, Milano

 

Inaugurazione: martedì 18 giugno ore 17:00

Alle ore 17.45 presentazione critica a cura di Vera Agosti della mostra fotografica di Xiaomei Wu

 

Ingresso libero

 

Orari: dal 19 al 29 giugno 2019 dalle ore 10.00 alle 20.00

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com,

 

www.ma-ec.it   www.contaminafro.com

 

 

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La Muerte: prorogata fino al 12 giugno Sat, 01 Jun 2019 15:49:20 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/563301.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/563301.html Maria Maria

Sarà prorogata fino al 12 giugno la mostra personale di Riccardo Dametti, allestita nelle sale della MA-EC Gallery. In esposizione  una selezione di alcuni dei lavori più interessanti realizzati tra il 2007 e il 2019 che delineano l’evoluzione del suo  percorso creativo.

 

Afferma Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra: “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….]. In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti. Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore. [……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta - autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela - che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

 

 

Riccardo Dametti è nato a Fidenza nel 1978. Poco piu' che ventenne inizia ad esporre in mostre collettive e personali nelle principali città italiane e all'estero a Miami, Londra, Hong Kong, Shanghai, Parigi, Nizza, Berlino, Lituania e Lettonia.

Di lui hanno scritto, tra gli altri, Xante Battaglia, Paolo Levi, Felice Bonalumi, Virgilio Patarini, Luca Pietro Nicoletti.


 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: La Muerte

 

             Mostra personale di Riccardo Dametti a cura di Luca Pietro Nicoletti

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

 

 

Date: dal 22 maggio all’8 giugno 2019 prorogata fino al 12 giugno

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Presentazione del libro Il viaggio di una promessa Tue, 28 May 2019 15:48:38 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/560512.html http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/560512.html Maria Maria

 

Il viaggio di una promessa.

Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia.  

 

L’editore Silvia Elena Denti incontra Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo.

 

 

Giovedì 6 giugno presso la MA-EC Gallery verrà presentato il libro Il Viaggio di una promessa, un lavoro interessante che rivela pagine di storia recente ancora poco note.

 

 

 

Scrive l’autrice: “Ho vissuto e condiviso le storie quotidiane del popolo curdo e del popolo armeno, entrambi martoriati da interessi politici ed economici, ma sempre fieri e pronti a rialzarsi. Per questa ragione ho voluto ricordarli attraverso il racconto della mia esperienza, facendo conoscere le loro vicende. Fatti come questi servono a ricordarci quanto sia precaria e fuggevole la vita. Tutti siamo concentrati sull'inessenziale, fingiamo di essere ciò che in realtà non siamo. Oggi ripercorro quegli anni, trascorsi accarezzando pagine e pagine di libri, che con le loro storie di popoli e uomini mi hanno fatto comprendere il senso della vita..."

 

 

 

 

Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo: nel nome di questa giovane donna è racchiusa tutta la sua storia. Nata a Teheran, cresce in Italia, dopo la fuga della sua famiglia dalla Persia travolta dalla rivoluzione. La passione per la storia e la curiosità che la caratterizzano la portano a conseguire due lauree, e a diventare docente e ricercatrice universitaria.  Ha conseguito la laurea in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Pavia, e una seconda laurea in Lingue Orientali, specializzandosi in Storia del diritto islamico presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Suo campo di studi comprende anche la Storia del genocidio armeno.

 

 

 

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Coordinate evento:

 

Titolo:  Presentazione del libro Il viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia.  

Interventi dell’autore Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo e dell’editore Silvia Elena Denti

 

Organizzazione: Edizioni Divinafollia, Milan Art & Events Center

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center – Via Santa Maria Valle, 2

 

Data: giovedì 6 giugno ore 18:00

 

Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

Dopo l’incontro sarà possibile visitare la mostra personale di Riccardo Dametti,

allestita alla MA-EC Gallery.

 

               

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Sailing with Time Wed, 15 May 2019 17:16:05 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/554055.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/554055.html Maria Maria

Il prossimo 4 giugno presso la Five Gallery di Lugano verrà inaugurata la mostra Sailing with Time, a cura di Nan Jiang.

 

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione di Milan Art & Events Center con The National Animation Industry Park del comune di Tianjin, la città marittima più importante della Cina settentrionale.

 

In dialogo, per la prima volta in Europa, le opere di Shuai Zong e Lorenza Cavalli, che si confrontano sul tema del mare.

Il mare, simbolo di conoscenza, di dinamismo, dello scorrere del tempo e delle cose. Simbolo dell’inconscio, origine dell’universo, Oceano racchiude in sé la vita dell’uomo e delle divinità.

 

Tradizioni millenarie in Oriente e in Occidente, miti e racconti confluiscono nella memoria dedicata al mare.

 

Nel percorso espositivo Shuai Zong presenta opere su carta e su tela, ceramiche ed installazioni di opere calligrafiche che guideranno il visitatore tra i riti e i valori archetipici del mare secondo l’antichissima cultura cinese.  Lorenza Cavalli propone invece delle grandi tele a soggetto nautico, che traggono ispirazione da alcuni scatti fotografici realizzati dall’artista durante la Maxi Rolex Cup a Porto Cervo.

 

 

 

Shuai Zong, laureato in Belle Arti alla Tianjin University nel 2011, oggi vive lavora a Tianjin, Cina.

La sua tecnica deriva dalla pittura tradizionale cinese e dalla calligrafia, conserva le caratteristiche dell’arte classica cinese ma nello stesso tempo aggiunge gli elementi dell’era contemporanea. Opera spesso con l’inchiostro o su carta o su tela e rappresenta la nuova generazione degli artisti cinesi che indagano la

contemporaneità partendo dal patrimonio culturale dell’antica Cina.

Nel 2014, Anno della Cultura Francese in Cina, le sue opere sono state selezionate dalla Tv francese per il documentario “Chinese Music and Ink Art”. È stato invitato ad esporre nel China Pavilion alla 56° Biennale di Venezia nel 2015. Nel 2016 al World Economic Forum di Tianjin, il Comune ha omaggiato gli ospiti vip con sue opere.

 

Lorenza Cavalli consegue la laurea in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente vive e lavora. Durante la formazione accademica viene scelta come artista unica per la realizzazione di un ampio progetto sul mondo della nautica che la porterà ad eseguire opere apprezzate dai più illustri protagonisti del mondo del mare in Italia, Francia, Svizzera, Olanda, Russia, Stati Uniti, India, Cina, Brasile ed Emirati Arabi. Grazie ad uno stile identitario, Lorenza Cavalli restituisce le immagini alla tela con grande armonia e cura del dettaglio che conferiscono all’opera una carica espressiva non comune.

Il progetto sulla nautica ha dato inizio allo studio sulla resa pittorica della luce prendendo come primo spunto il realismo americano di Edward Hopper. Le imbarcazioni ritratte, icone d’eleganza contemporanea, emergono dal dinamismo ovattato della competizione come sculture sospese in una poetica del silenzio.

 

 

 

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Sailing with Time

              Tribute to Rolex. Culture and Art Exchange Exhibition

 

Progetto di: China-Singapore Tianjin Eco-City. The National Animation Industry Park

 

Sede: Five Gallery

           Via Canova, 7, Piano 4°

           CH-6900 Lugano

 

Inaugurazione: martedì 4 giugno ore 18.00

 

 

Date: dal 4 all’11 giugno 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 9-13 e 14-18. Sabato su appuntamento

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com, info@fivegallery.ch,  Tel + 41 91 921 11 00

 

 

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Pei's World. A brief history of a Chinese gallery in Italy. a cura di Luca Beatrice Tue, 30 Apr 2019 18:12:42 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/547531.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/547531.html Maria Maria Durante tutto il periodo della Biennale 2019, da sabato 11 maggio e fino al 24 novembre, presso lo spazio Thetis all’Arsenale di Venezia sarà visitabile la mostra Pei’s World. A brief history of a Chinese gallery in Italy, a cura di Luca Beatrice.

 

Un’esposizione collettiva con opere di sei artisti internazionali che mette in luce l’ampio e coraggioso progetto culturale e imprenditoriale di una giovane donna. “Per una volta dunque – scrive Luca Beatrice, curatore dell’esposizione - una mostra non è soltanto incentrata sugli artisti, ma anche su chi si è inventato letteralmente da zero un progetto”.

Saranno in esposizione dipinti e installazioni site-specific di Afran, Jorge Cavelier, Huiming Hu, Tannaz Lahiji, Cong Ma, Giorgio Piccaia.

Afran (Francis Nathan Abiamba) è nato a Bidjap (Camerun) nel 1987, vive e lavora in Italia dal 2009. Formatosi in Africa, ha studiato all’Accademia di Bergamo; lavora con differenti linguaggi dalla pittura alla scultura all’arte pubblica. Conta numerose mostre internazionali fra Africa, Europa e America. Ha ricevuto vari premi internazionali d'arte tra cui il primo San Fedele di Milano e il premio Liliana Nocera della Permanente di Milano.

Negli ultimi decenni la geografia dell’arte è profondamente cambiata. Se da una parte il concetto di “local” ha perduto il fascino che lo caratterizzava negli anni Ottanta, ora le città occidentali sono diventate il punto di raccolta di esperienze provenienti da più parti del mondo. New York, Londra, Berlino, Parigi, Milano risultano quindi identità poliformi che si vanno compiendo attraverso la somma di molteplici linguaggi. Ciò che non riesce alla società, tanto meno alla politica, trova terreno fertile nell’arte e nella cultura, là dove scambi, interazioni e integrazioni, sono all’ordine del giorno.

Così Afran, l’artista camerunense che si è formato in Italia, con esperienze accademiche e nella pittura Street. Ricercando un elemento che faccia da ponte tra due culture tanto diverse, ha trovato la risposta nel jeans, poiché la stoffa denim è tra i simboli più eloquenti per raccontare le contraddizioni e la complessità della nostra epoca.

“Una specie di piattaforma in cui ognuno può plasmare la propria identità. Una specie di grado zero”. È>mc2 è il titolo dell’installazione di Afran, due quadri a forma circolare. Il primo quadro raffigura in modo più o meno realistico il volto di Albert Einstein. Il secondo, invece, riporta un’immagine astratta. Il titolo, ovviamente, cita l’equazione di Einstein: E=mc², Energia uguale massa per velocità al quadrato. “L'energia -dice Afran- è senza alcun dubbio uno dei temi più urgenti nel nuovo secolo. Dalla gestione delle energie fossili alla ricerca di alternative più sostenibili, l'unica certezza è l'urgenza di considerare il risparmio energetico. L'energia richiesta al nostro pianeta è di gran lunga superiore a quanto esso ci possa offrire. Ma l'aspetto ambientale è soltanto una delle chiavi di lettura dell’opera. Dopo la teorizzazione del postmoderno e della modernità liquida, la post verità è oggi una realtà innegabile. Che sia scientifica o storica, non esiste più nessuna verità che sia al riparo dal sospetto. Neanche i fatti di cronaca con l'avvento delle fake news riescono a sottrarsi. Dall'efficienza dei vaccini alla forma della terra, le teorie complottiste mettono in discussione qualsiasi certezza o traguardo. Allo stesso tempo, chiunque dal pulpito del diritto di espressione, può avanzare le sue teorie, autorevoli né più né meno come un'opinione e diffonderle gratuitamente attraverso i social come verità inconfutabili: tutto e/è il contrario di tutto. Il jeans diviene, allora, l'espressione figurata più eloquente di questo concetto: casual è l'abbigliamento, casual la prassi. Grazie a una "democratizzazione della verità", chiunque può dubitare o rimettere in discussione qualsiasi teorema matematico... Perché non È>mc2?”.

 

Jorge Cavelier è nato in Colombia nel 1953, vive in Florida. Attento alle immagini della natura, è pittore, lento e sofisticato, introduce nei suoi delicati acquerelli la dimensione dello scorrere del tempo.

Che a proposito della pittura si discuta in termini residuali oggi non è certo una novità. Il pittore contemporaneo preferisce chiamarsi artista a tutto tondo, la pittura non è più un dogma e necessariamente è chiamata a dialogare con lo spazio espandendosi oltre i limiti del bidimensionale. Tale condizione entra anche nella poetica di Jorge Cavelier, che pure conosciamo pittore colto e raffinato. Il suo nuovo lavoro, El Dorado. La leggenda, si presenta come un’installazione dipinta su otto teli di seta, sorretta in modo pressoché invisibile, liberamente fluttuante e leggera. Pittura percorribile, attraversabile, cui si aggiunge un elemento scultoreo specchiante. Cavelier vuole cioè ricostruire un ambiente che rimanda alla “foresta di nebbia in Colombia dove si raduna la più alta biodiversità al mondo”. Come di consueto si inserisce nel dialogo con l’osservatore l’elemento simbolico. “Questo bosco di altitudini -racconta l’artista- contiene in sé stesso la rappresentazione della madre natura, la rigeneratrice della vita, da cui dipendono la vita, le acque pulite, l’aria rinnovata, l’armonia e l’equilibrio dell’ecosistema. L’ulteriore messaggio contenuto è l’urgenza di svegliare la coscienza intorno alla conservazione dei boschi. La cronaca spagnola antica racconta il rituale di pagamento alla natura madre da parte degli indigeni una volta all’anno. Durante una notte di plenilunio un cacicco galleggiava su una chiatta fino al centro della laguna sacra. Lì, portando tutti i pezzi d’oro prodotti dalla comunità, si tuffava nelle acque rilasciando i regali sull’acqua. L’oro era per quelle comunità “gocce di sole”, simbolo della presenza maschile sulla terra. La laguna invece l’utero dell’umanità, poiché si credeva che la prima donna sulla terra fosse originata da quelle acque. L’unione di acqua e oro assicurava la continua fertilità della natura”.

 

Huiming Hu è nata in Cina nel 1990 e come buona parte degli artisti della sua generazione lavora su specifici progetti, come nel caso di Wall, l’installazione per questa mostra. Nella MIA Photo Fair 2018 è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL. Sono passati esattamente trent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Era il 1989 e di quell’anno si ricorda un altro evento storico fondamentale per la nostra epoca:  l’invenzione del www.Venendo all’arte, invece, al Centre Pompidou si inaugurò la mostra Les magiciens de la terre, la prima grande esposizione internazionale che univa agli artisti occidentali altri provenienti da mondi a quei tempi considerati lontani, se non esotici. La globalizzazione stava dunque arrivando a celeri passi.

Tornando però all’immagine del Muro, per noi occidentali non c’è suggestione (e oggi celebrazione) che non rimandi a quella straordinaria voglia di infrangere le barriere per un nuovo desiderio di libertà. Al contrario, ogni muro che viene eretto ripropone il senso del limite, come se davvero la storia non ci avesse insegnato nulla.

The Wall, il muro, è anche il tema portante dell’installazione di Hu Huiming, ma l’ispirazione si nutre ancora una volta nel rapporto con la cultura di provenienza. Dentro ciascuna mattonella di cemento che forma questo sbarramento è nascosto un libro pressato, a cui non si potrà più accedere né dunque leggerlo. L’episodio si riferisce a un preciso accadimento storico: quando l’imperatore Qin Shihuang bruciò i libri, la nona generazione di Confucio, discendente da Kongzhen, nascose molti testi classici della tradizione all’interno di un muro. Così i libri furono salvati, salvati ma illeggibili. Più tardi, al tempo dell’imperatore Hanjing, Liu YuYu, principe del Lu Gong, espanse il suo palazzo e demolì la casa originale di Confucio. Del muro dunque non resta niente, e questo è un tentativo estremo di riportarlo in vita.

 

Tannaz Lahiji nasce a Teheran nel 1978 da una famiglia di artisti, attivissima in ogni campo della creatività, ha da poco completato a Firenze il suo nuovo progetto “Riflessioni su Dante” al Palazzo Vecchio, al Museo della Casa di Dante e al Palazzo Bastogi.

Eclettismo, pluralità di linguaggi, costruzioni di grande impatto scenografico che contengono parimenti l’impianto dell’arte concettuale e il forte approccio emozionale. Tra Teheran e Firenze, l’Iran e l’Italia, Tannaz lavora come un’artista globale, inventa un mondo sempre sorprendente che fa dialogare, talora scontrandoli, l’occidente con l’oriente, la tradizione antica autoctona con l’aspirazione al contemporaneo. Le sue grandi installazioni ambientali sono pagine aperte, mancano le risposte ma ci sono sempre nuove domande. In fondo l’arte è rivelatrice di un mistero e il mistero lascia spazio a numerose interpretazioni.

L’intervento di Tannaz Lahiji a Venezia è figlio della sua recente mostra “diffusa” in diversi palazzi storici fiorentini, pensata come un omaggio a Dante, anticipando di un paio d’anni le celebrazioni per i 700 anni dalla sua morte fissate nel 2021. Inferno e Paradiso, peraltro, sono metafore che appartengono non solo alla cultura cattolica ma anche a quella persiana antica. La metafora è peraltro il modo di procedere più tipico di Tannaz, con abbondanti riferimenti letterari e storici, per un lavoro molto colto, dai cromatismi accesi, di forte impianto teatrale e scenografico dove l’elemento del tempo assume un significato particolare e la visione si trasforma in partecipazione attiva.

Per l’intervento a Venezia, l’artista torna sul tema, a lei altrettanto caro, della cascata, già installato in precedenti mostre. “Sarà un’installazione site-specific, alta oltre cinque metri, che consiste in una cascata congelata, realizzata con diversi materiali, che ricorda lo stile delle antiche moschee persiane”.

 

Cong Ma nato a Nanchino, classe 1970 si dedica invece al design, alla grafica 3D, alle scenografie virtuali per una proposta estremamente attuale, tra ironia e critica sociale. Vincitore del premio Red Dot: Best of the Best in Germania.

Molto conosciuto in Cina e in Europa nel campo del design, linguaggio attraverso il quale critica in maniera ironica, a tratti aspra, modi e mode della società contemporanea globale, Ma Cong si pone spesso la questione del contesto, elemento determinante nell’attribuire il valore e il senso di un’opera. Sappiamo bene, infatti, che nell’arte contemporanea la “teoria del contesto” è attualmente predominante più ancora del cosiddetto, opinabile, concetto di qualità. Ciò che è dentro al museo, alla galleria, si definisce arte a prescindere, e se lo stesso oggetto è ospitato in un contesto internazionale il giudizio sarà ancora diverso. Così uno sfondo culturale, un ambiente naturale o stilistico, qualsiasi altro fattore che determini un evento, mira a definire il “grande contesto dell’arte”.

Il titolo scelto da Ralph Rugoff per la nuova edizione della Biennale di Venezia, ovvero “Che tu possa vivere in tempi interessanti”, costituisce il punto di partenza teorico e ispiratore del nuovo lavoro di Ma Cong. Questa frase potrebbe essere una maledizione proveniente dall’antica Cina e invece è un’invenzione dell’occidente. “Ciò- si domanda l’artista- ci porta a riflettere su come dovremmo trattare i malintesi, ad esempio un’interpretazione errata e la diffusione di una falsa informazione. Dovremmo affrontare le conseguenze del risultato?”.

Neppure l’arte può evitare passaggi apparentemente banali come il linguaggio delle emoticon che oggi ci servono per comunicare -sui messaggi WhatsApp ed in generale sui social- con stati d’animo più che con le parole, poiché sintetizzano un’emozione con una cosiddetta iconcina, rendendosi comunque empatici e simpatici. Un linguaggio globale, pur se riportato al grado zero, che supera qualsiasi tipo di barriera linguistica e di vocabolario. Le immagini, insomma, possono più delle parole.

 

Giorgio Piccaia è nato a Ginevra nel 1955 ma con base in provincia di Novara. Già assistente di Corrado Levi, eclettico, versatile, negli ultimi anni si è concentrato sulla ricerca pittorica. Nel 2019 è stato invitato dall’Ambasciata Italiana in Egitto per un Murales all’interno della sede. Per inquadrare l’artista Giorgio Piccaia è indispensabile ripercorrere alcune delle numerose tappe del processo di formazione che lo hanno condotto a diventare un personaggio davvero interessante nel panorama italiano. Nato a Ginevra, studente in architettura e in particolare di Corrado Levi a Milano, negli anni Ottanta è performer, editore e attivista nel gruppo teatrale di Jerzy Grotowski. Ci sono diversi modi di giungere alla pittura, Piccaia ha certamente scelto quello meno tradizionale e più eclettico, costruito su solide basi culturali e profonde interrogazioni. Nonostante la sua vena ipercontemporanea, nel linguaggio di Piccaia ritornano spesso parole che si rifanno alla tradizione classica: il logos, atto primario della conoscenza, sapienza, bellezza, forza, termini che sono celati, nascosti sotto la trama della sua pittura come fonti di ispirazione non dichiarate eppure sempre presenti.

Pur muovendosi tra installazioni e interventi tridimensionali, Giorgio Piccaia sente il bisogno, l’esigenza, la necessità periodica di tornare alla pittura dentro la dimensione del quadro. Un quadro costruito da trama, disegno, impronta, impreziosito da interventi polimaterici in grovigli che dimostrano come l’ispirazione desunta dall’informale astratto non abbia assolutamente finito la propria corsa. Rifiutando immagini troppo frontali, in un tempo dove l’abuso dell’icona è sotto gli occhi di tutti, Piccaia reinventa la pittura come uno spazio per pensare. Là dove il pensiero corrisponde alla libertà.

 

La scelta di artisti prevenienti da tutto il mondo deriva dal desiderio di  entrare in contatto con culture diverse. “Non esiste una verità unica - afferma Peishuo - dipende molto dal punto di vista e dalle interpretazioni. Chi viene da una cultura diversa vede le stesse cose diverse da te, lo trovo bello così. In fin dei conti è come arrampicarsi sulla torre di Babele, l’arte è un linguaggio universale che unisce le differenze.”

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Pei’s World. A brief history of a Chinese gallery in Italy. 

             A cura di Luca Beatrice

 

Sede: Spazio Thetis, palazzina Modelli 

            Arsenale di Venezia – Sestiere di Castello 

            Fermata Vaporetto Arsenale Bacini 4.1 e 4.2, 5.1 e 5.2

 

Date: dall’11 maggio al 24 novembre  2019

 

Orari: da martedì a domenica ore 11.00-18.00 

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com 

www.ma-ec.it

 

 

Link intervista di Luca Beatrice a Peishuo Yang: https://www.artweek.com/events/italy/art-exhibition/venezia/peis-world-luca-beatrice-intervista-peishuo-yang#

 

 

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Riccardo Dametti. La Muerte Fri, 26 Apr 2019 16:37:57 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/546311.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/546311.html Maria Maria

 

Mercoledì 22 maggio verrà inaugurata presso la Galleria MA-EC La Muerte, mostra personale di Riccardo Dametti, a cura di Luca Pietro Nicoletti.

 

Verrà presentata una selezione di alcuni dei lavori più interessanti realizzati tra il 2007 e il 2019 che delineano l’evoluzione del suo  percorso creativo. In esposizione oltre venti disegni e dipinti, alcuni di grande formato.

 

Afferma Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra: “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….]. In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti. Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore. [……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta - autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela - che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

 

 

Riccardo Dametti è nato a Fidenza nel 1978. Poco piu' che ventenne inizia ad esporre in mostre collettive e personali nelle principali città italiane e all'estero a Miami, Londra, Hong Kong, Shanghai, Parigi, Nizza, Berlino, Lituania e Lettonia.

Di lui hanno scritto, tra gli altri, Xante Battaglia, Paolo Levi, Felice Bonalumi, Virgilio Patarini, Luca Pietro Nicoletti.


 

All’inaugurazione sarà presente l’artista.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: La Muerte

 

             Mostra personale di Riccardo Dametti a cura di Luca Pietro Nicoletti

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 22 maggio  ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 22 maggio all’8 giugno 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Pei's World: Luca Beatrice intervista Peishuo Yang Fri, 19 Apr 2019 16:25:41 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/543793.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/543793.html Maria Maria

Luca Beatrice. Peishuo, ci racconti quando e perché hai deciso di venire in Italia…

Peishuo Yang - Nel 1997, dopo aver visto il film Good Morning Babilonia, diretto da Paolo e Vittorio Taviani, che racconta la storia di due fratelli toscani artigiani emigrati in America. Fu l’autentico “colpo di fulmine” e così mi sono innamorata della cultura italiana e ho convinto i miei genitori a farmi partire per Firenze, che anche in Cina è considerata la culla del Rinascimento.

 

LB- Rispetto alla tua educazione scolastica e culturale in Cina, quali sono le più evidenti differenze tra il Paese in cui sei nata e quello in cui hai deciso di vivere?

PY - E’ molto diverso il rapporto tra l’individuo e la società. In Cina l’interesse dello Stato e della società viene considerato prima del tuo interesse personale, mentre in Italia è completamente diverso, una differenza neppure immaginabile per chi non conosce la Cina.

 

LB - Perché dunque scegliere Firenze, una città così classica, che trasuda storia e cultura. Non c’è il rischio di una “sindrome di Stendhal”, anche oggi che siamo nel Terzo Millennio?

PY - Eh sì che c’è… Firenze colpisce sempre, negli occhi, nel cuore. Difficile andare via da lì.

 

LB- Dopo gli studi hai deciso di affrontare non un’attività di curatore di mostre o di critico d’arte, ma di intraprendere la strada del mercato. Con quali idee e perché?

PY - Ho studiato arti visive, ma ho deciso di fare la gallerista perché mi sento più a mio agio nell’intraprendere una strada che coniughi cultura e business.

 

LB - Rispetto alla galleria tradizionale il tuo progetto ha evidenti differenze. Non basta esporre in uno spazio, diventa invece necessario supportare gli artisti su diversi mercati. Per esempio quello cinese in cui sei molto attiva. Quali sono le caratteristiche principali del mercato in Cina rispetto a quello europeo e italiano?

PY - La Cina rappresenta un mercato tanto vario quanto difficile.  In Italia, come in altri paesi occidentali, il mercato ha perfezionato il proprio sistema e meccanismo. In Cina tutto questo sta avvenendo. Pro e contro, come in tutte le cose: il contro è che in Cina non ci sono regole fisse da seguire quindi è davvero molto rischioso. Il pro, invece, è che c’è molto spazio, non è saturo e la storia si sta scrivendo proprio in questi anni.

 

LB - All’inizio degli anni 2000 l’arte cinese ebbe un incredibile successo mondiale, nelle mostre, nelle biennali, tanto che molti esperti parlarono di “grande bolla speculativa”. Oggi, vent’anni dopo, cos’è cambiato?

PY - Personalmente credo che con l’ulteriore sviluppo economico e l’apertura che Cina sta vivendo, gli artisti cinesi avranno molto più possibilità per la loro formazione culturale e professionale e che il mercato risponderà con ancor più potere di acquisto.

 

LB - Ora la tua sede è a Milano, città molto più internazionale e dinamica di altre, forse l’unica in Italia a potersela giocare con altre grandi metropoli. Come ti trovi a Milano?

PY - Molto bene. Ho avuto la galleria a Firenze, poi nel 2013 ho deciso di spostarla a Milano in attesa dell’Expo 2015, chiamandola MA-EC. A Shanghai ho vissuto le esperienze dell’Expo 2010 che sono state emozionanti e produttive. Milano non è soltanto una città italiana, è davvero internazionale. Mi piacciono le persone che incontro a Milano, sono dinamiche, intraprendenti, dotate di know how.

LB - Da poco hai cambiato spazio, ti sei ingrandita. Come intendi lavorare a Palazzo Durini?

PY - Sono molto onorata di poter lavorare in una sede storica ed elegante come quella di Palazzo Durini.  Lo spazio racchiude in sé delle belle energie, c’è un continuo dialogo tra le opere e l’ambiente circostante.

 

LB - Lavori con artisti da tutto il mondo. Cinesi, africani, sudamericani, asiatici ed europei. Come li scegli e perché?

PY - Perché mi piace entrare in contatto con culture diverse. Non esiste una verità unica, dipende molto dal punto di vista e dalle interpretazioni. Chi viene da una cultura diversa vede le stesse cose diverse da te, lo trovo bello così. In fin dei conti  è come arrampicarsi sulla torre di Babele, l’arte è un linguaggio universale che unisce le differenze.

 

LB - Parliamo un po’ degli artisti che rappresentano il mondo di Pei durante la Biennale di Venezia?PY - Con Tannaz Lahiji ci conosciamo dai tempi della scuola. Devo dire che all’inizio non capivo molto bene la sua arte, appariva persino troppo forte per me, così esuberante e coinvolgente. Man mano che ci siamo frequentate ho cominciato a comprenderne la personalità e il pensiero. E’ stato un percorso graduale, finché un giorno in cui mentre sfogliavo il suo album di viaggio in Iran, ho capito. Ho capito da dove provengono quei colori accesi, le luci, i contrasti, persino i profumi. Giorgio Piccaia è un figlio d’arte.  Lo stiamo promuovendo molto sia in Italia che all’estero, specialmente in Cina. La sua pittura si regge su simboli e forme sintetizzate che incuriosisce i miei connazionali perché la lingua cinese usa l’ideogramma come chiave di lettura e la sua arte è un racconto in forma pittorica con altrettanta connotazione concettuale. Giorgio è una persona spiritosa, ama giocare con varie espressioni artistiche ed entrare in contatto con culture lontane. La pittura di Jorge Cavelier invece ha colori teneri e romantici, forme che ricordano le morbide sfumature della sua terra. Crea delle sculture-installazioni sul tema della foresta che dialogano con le sue tele.  Afran viene dal Camerun. Mi ha impressionato subito la forza primordiale, spontanea e mistica dei suoi lavori. Afran rappresenta una cultura molto lontana dalla mia, proprio per questo ho pensato di rappresentarlo a Pei’s World.

 

LB - In particolare c’è curiosità verso gli artisti cinesi, visto che rappresentano la cultura del tuo paese.

PY - Huiming Hu è una giovane artista cinese ma ci siamo conosciute in Toscana quando studiava all’Accademia di Carrara. E’ molto preparata dal punto di vista tecnico come molti studenti cinesi, ma in lei vedo anche una creatività incontaminata e spontanea. Ha il pensiero libero, come se fosse stata sempre all’estero, invece è nata e cresciuta in Cina. Mi ha incuriosito il suo percorso e la sua formazione. Viene da Jingdezhen, la capitale mondiale della porcellana, già ai tempi della Dinastia Tang (d.c 618-907). Mi raccontava che siccome a Jingdezhen la gente possiede gli antichi segreti della produzione di porcellana, lo stato cinese impone regole rigidissime per concedere la possibilità di andare all’estero. Lei ha dovuto superare molte difficoltà per arrivare in Italia a studiare. Le sue opere contengono diverse sfaccettature concettuali in cui ogni parte ha il proprio messaggio che rispecchia il relativo pensiero. Guardando il suo lavoro, il gioco sta nella scoperta graduale e continua. Anche per la tecnica, non ne usa quasi mai una sola, bensì un armonioso accordo tra pittura, fotografia, performance e installazione. Ma Cong, invece, l’ho conosciuto come designer, alla Triennale di Milano. E’ stato il primo designer cinese a ottenere l’invito per una personale alla Design Week. I suoi oggetti sono ricchi di contenuti storici, reinterpretati in chiave attuale. Per la nostra mostra all’Arsenale durante ha creato appositamente la serie Pig (All) is Well, omaggio all’anno del Maiale in Cina, ma nella lingua cinese Pig e All sono omofoni. Cong ha sentito dire che il titolo della Biennale 2019, May you live in interesting times, sarebbe un antico detto cinese di cui però i cinesi non ne sanno niente. Quindi per divertimento lui ha fatto coprire gli occhi dei maialini con le loro orecchie, così per dire “non sento niente e non vedo niente e non ne voglio sapere”.

 

LB - I tuoi collezionisti, quelli nuovi e quelli che ti seguono da più tempo, stanno più in Cina o in Italia? Quali sono le proposte che funzionano di più nel mercato asiatico?

PY - Ho sia collezionisti italiani che cinesi. Agli italiani interessano più i giovani artisti cinesi in crescita e ai cinesi più gli italiani o stranieri. Comunque in Cina c’è davvero spazio per tutti, per artisti contemporanei e per i maestri del passato, per l’arte moderna e l’antiquariato.

 

LB - E infine, la Biennale di Venezia rimane una delle vetrine più importanti dell’arte internazionale. Cosa ti aspetti da questa scelta di proporre il tuo lavoro nei mesi in cui tutto il mondo dell’arte si radunerà tra i Giardini e l’Arsenale?

PY - Spero, e sono convinta, che le opere dei miei artisti avranno successo e i loro linguaggi verranno compresi.  E che la galleria MA-EC possa iniziare una nuova avventura nell’arte contemporanea internazionale.

 

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The Color of Dreams. Mostra personale di Vincenzo Calli Wed, 03 Apr 2019 17:56:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538017.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538017.html Maria Maria

Mercoledì 17 aprile si inaugura presso la Galleria MA-EC The Color of Dreams, mostra personale del pittore Vincenzo Calli.

In esposizione nelle eleganti sale di Palazzo Durini oltre 30 lavori dell’artista toscano, molti dei quali creati appositamente per la mostra milanese. “Viviamo in un mondo carico di magia, scrive Calli, il mistero che ci avvolge si rivela nell'interiorità, attraverso i colori e i sogni.”

 

Sul percorso artistico di Vincenzo Calli ha scritto Vittorio Sgarbi: “Ciò che colpisce di Vincenzo Calli è la pazienza pittorica che esercita nella ricerca delle sensazioni e nel recupero della memoria. Le sue fanciulle in fiore sono delle rivisitazioni, dove l'artista ha consapevolmente eluso il rischio di cadere nella morbosità del soggettivismo e della nostalgia. Non è tanto il volto, quanto gli atteggiamenti di un corpo femminile posato languidamente su una sedia, le gambe allungate e pro­tette dalle mani, a lasciare in chi guarda la sensazione depurata e oggettivizzata di un ricordo. Mi chiedo tuttavia se Vincenzo Calli non abbia qualcosa di deliziosamente demoniaco nel suo modo di impaginare il quadro, nel tratteggiare i momenti di sospensione, nell'alludere alla tridimensionalità grazie alla sapienza del segno e alla profondità del tratto pittorico, nel sottintendere più che nel mostrare. La qualità di questa pittura sta proprio nella ritualità delle apparenze, nella rinuncia ad esplorare il dato esistenziale, e nel considerare l’umanità come un giardino dove lo sguardo è catturato dalle armonie cromatiche e dall'eleganza delle forme.”

 

Angelo Tartuferi, Direttore del Museo dell’Accademia di Firenze, scrive a proposito della pittura di Vincenzo Calli: “Nel considerare l’operosità di Calli, in aggiunta ai punti fermi ormai acquisiti, quali, ad esempio, il riprendersi alla grande tradizione pittorica toscana più o meno remota, unito al richiamo puntuale alla pittura degli anni trenta del secolo scorso, occorre sottolineare con forza il fitto, brulicante ductus pittorico, che irradia un’instabilità diffusa sulle sue forme falsamente immutabili. L’incessante frammentazione della pennellata è un elemento costitutivo della sua pittura che sembra cotonare certi paesaggi aerei e inumidire le forme solide delle sue ragazze sempre scomodamente sedute. E d’altra parte è costantemente scomoda la visione di Vincenzo Calli, sospesa tra un’apparente solidità concreta (Carrà Balthus ) e una dimensione onirica di stampo prevalentemente fiabesco. Ma è quest’ultima che prevale quasi sempre e ammanta i suoi personaggi di un’espressione incredibilmente attonita, che non è felice e neanche triste: è l’espressione di donne e uomini che sono consapevoli di recitare un copione e sperimentare sentimenti inalterati da millenni. Sullo sfondo di questo palcoscenico immutabile l’artista lascia al colore la facoltà d’introdurre l’elemento della variabile imprevedibile e incontrollabile, quel colore che eleva i suoi paesaggi a livelli non comuni di liricità e ne fa per noi il suo segno più alto.”

 

Sull’arte di Vincenzo Calli hanno scritto anche: Eugenio Montale, Leonor Fini, Dario Micacchi, Sergio Guarino, Tommaso Paloscia, Dino Villani, Alberto Bevilacqua, Giovanni Faccenda, Roger Bouillot, Paolo Levi, William Biety, Augusta Monferini, Roger Hurlburt, John T. Spike, Vittorio Sgarbi, Paola Refice, Liletta Fornasari, Giovanni Zavarella, Angelo Tartuferi, Anita Valentini, Duccio Demetrio, Michele Loffredo, Roberto Manescalchi.

 

 

 

Vincenzo Calli dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte di Sansepolcro, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. A soli 21 anni tiene la sua prima mostra. Nel 1984 inizia l’avventura “americana”, è invitato ad esporre nella World-Exposition -New Orleans in Louisiana.  Nel 1986 vince il primo premio “Arte 86” della rivista Mondatori per la pittura ed è invitato ad esporre nelle importanti gallerie: “Il Parametro” a Roma e “Salomon e Augostoni Algranti” a Milano. È nel 1993 che il gallerista Michel Douberville, dopo aver visto una sua tecnica mista, invita l’artista con una personale presso la storica Galleria d’Arte Bermheim-Jeune di Parigi dove avevano esposto i grandi della pittura, Renoir, Cézanne, Van Gogh e ModigIiani, il catalogo fu presentato da Roger Bouillot e dallo scrittore Alberto Bevilacqua. Nello stesso anno riprende la via degli Stati Uniti invitato dalla “Camino Real Gallery” per una personale in Boca Raton Florida, il catalogo è firmato da WilIiam Biety.

Da allora Vincenzo Calli ha realizzato numerose esposizioni sia in Italia sia all’estero: tra le tante, citiamo la mostra alla Albemarle Gallery di Londra e l’esposizione del 2015 nel Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche: Italian Museum - New Orleans - Lousiana - USA Museo Boca Raton - Florida - USA Collezione - JMW Limited- Londra Collezione - Banca Etruria – Arezzo. Collezione Hansjorg Wyss  Boston U.S.A.

 

 

All’inaugurazione sarà presente l’artista.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: The Color of Dreams

 

              Mostra personale di Vincenzo Calli

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile  ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 17 aprile al 18 maggio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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The Color of Dreams. Mostra personale di Vincenzo Calli Wed, 03 Apr 2019 17:56:01 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538015.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/538015.html Maria Maria

Mercoledì 17 aprile si inaugura presso la Galleria MA-EC The Color of Dreams, mostra personale del pittore Vincenzo Calli.

In esposizione nelle eleganti sale di Palazzo Durini oltre 30 lavori dell’artista toscano, molti dei quali creati appositamente per la mostra milanese. “Viviamo in un mondo carico di magia, scrive Calli, il mistero che ci avvolge si rivela nell'interiorità, attraverso i colori e i sogni.”

 

Sul percorso artistico di Vincenzo Calli ha scritto Vittorio Sgarbi: “Ciò che colpisce di Vincenzo Calli è la pazienza pittorica che esercita nella ricerca delle sensazioni e nel recupero della memoria. Le sue fanciulle in fiore sono delle rivisitazioni, dove l'artista ha consapevolmente eluso il rischio di cadere nella morbosità del soggettivismo e della nostalgia. Non è tanto il volto, quanto gli atteggiamenti di un corpo femminile posato languidamente su una sedia, le gambe allungate e pro­tette dalle mani, a lasciare in chi guarda la sensazione depurata e oggettivizzata di un ricordo. Mi chiedo tuttavia se Vincenzo Calli non abbia qualcosa di deliziosamente demoniaco nel suo modo di impaginare il quadro, nel tratteggiare i momenti di sospensione, nell'alludere alla tridimensionalità grazie alla sapienza del segno e alla profondità del tratto pittorico, nel sottintendere più che nel mostrare. La qualità di questa pittura sta proprio nella ritualità delle apparenze, nella rinuncia ad esplorare il dato esistenziale, e nel considerare l’umanità come un giardino dove lo sguardo è catturato dalle armonie cromatiche e dall'eleganza delle forme.”

 

Angelo Tartuferi, Direttore del Museo dell’Accademia di Firenze, scrive a proposito della pittura di Vincenzo Calli: “Nel considerare l’operosità di Calli, in aggiunta ai punti fermi ormai acquisiti, quali, ad esempio, il riprendersi alla grande tradizione pittorica toscana più o meno remota, unito al richiamo puntuale alla pittura degli anni trenta del secolo scorso, occorre sottolineare con forza il fitto, brulicante ductus pittorico, che irradia un’instabilità diffusa sulle sue forme falsamente immutabili. L’incessante frammentazione della pennellata è un elemento costitutivo della sua pittura che sembra cotonare certi paesaggi aerei e inumidire le forme solide delle sue ragazze sempre scomodamente sedute. E d’altra parte è costantemente scomoda la visione di Vincenzo Calli, sospesa tra un’apparente solidità concreta (Carrà Balthus ) e una dimensione onirica di stampo prevalentemente fiabesco. Ma è quest’ultima che prevale quasi sempre e ammanta i suoi personaggi di un’espressione incredibilmente attonita, che non è felice e neanche triste: è l’espressione di donne e uomini che sono consapevoli di recitare un copione e sperimentare sentimenti inalterati da millenni. Sullo sfondo di questo palcoscenico immutabile l’artista lascia al colore la facoltà d’introdurre l’elemento della variabile imprevedibile e incontrollabile, quel colore che eleva i suoi paesaggi a livelli non comuni di liricità e ne fa per noi il suo segno più alto.”

 

Sull’arte di Vincenzo Calli hanno scritto anche: Eugenio Montale, Leonor Fini, Dario Micacchi, Sergio Guarino, Tommaso Paloscia, Dino Villani, Alberto Bevilacqua, Giovanni Faccenda, Roger Bouillot, Paolo Levi, William Biety, Augusta Monferini, Roger Hurlburt, John T. Spike, Vittorio Sgarbi, Paola Refice, Liletta Fornasari, Giovanni Zavarella, Angelo Tartuferi, Anita Valentini, Duccio Demetrio, Michele Loffredo, Roberto Manescalchi.

 

 

 

Vincenzo Calli dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte di Sansepolcro, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. A soli 21 anni tiene la sua prima mostra. Nel 1984 inizia l’avventura “americana”, è invitato ad esporre nella World-Exposition -New Orleans in Louisiana.  Nel 1986 vince il primo premio “Arte 86” della rivista Mondatori per la pittura ed è invitato ad esporre nelle importanti gallerie: “Il Parametro” a Roma e “Salomon e Augostoni Algranti” a Milano. È nel 1993 che il gallerista Michel Douberville, dopo aver visto una sua tecnica mista, invita l’artista con una personale presso la storica Galleria d’Arte Bermheim-Jeune di Parigi dove avevano esposto i grandi della pittura, Renoir, Cézanne, Van Gogh e ModigIiani, il catalogo fu presentato da Roger Bouillot e dallo scrittore Alberto Bevilacqua. Nello stesso anno riprende la via degli Stati Uniti invitato dalla “Camino Real Gallery” per una personale in Boca Raton Florida, il catalogo è firmato da WilIiam Biety.

Da allora Vincenzo Calli ha realizzato numerose esposizioni sia in Italia sia all’estero: tra le tante, citiamo la mostra alla Albemarle Gallery di Londra e l’esposizione del 2015 nel Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche: Italian Museum - New Orleans - Lousiana - USA Museo Boca Raton - Florida - USA Collezione - JMW Limited- Londra Collezione - Banca Etruria – Arezzo. Collezione Hansjorg Wyss  Boston U.S.A.

 

 

All’inaugurazione sarà presente l’artista.

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: The Color of Dreams

 

              Mostra personale di Vincenzo Calli

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile  ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 17 aprile al 18 maggio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Tra Arte e Design: Huiming e Piccaia in mostra al MA-EC #fuorisalone2019 Tue, 26 Mar 2019 10:59:31 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/535637.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/535637.html Maria Maria In occasione del Salone del Mobile, MA-EC gallery presenta nella sua nuova sede una selezione di  opere degli artisti Hu Huiming e Giorgio Piccaia.

 

Dal 4 al 12 aprile nelle splendide sale di Palazzo Durini saranno esposte foto, opere su carta e ceramiche.

 

 

Suggestiva sintesi tra arte e design, i lavori di Piccaia in ceramica, alcuni dei quali presentati per la prima volta al pubblico.

Scrive Manuela Boscolo: “………Le ceramiche di Giorgio Piccaia sono belle. Piacciono. Incuriosiscono e con la loro filantropica malizia, intrigano, pagano gli occhi e il cuore.

Le opere sono dense, profonde ma altrettanto sobrie e scattanti. Dal tratto deciso, universalizzano nella loro essenza ogni equilibrio temporale e si concentrano sulla ricerca di una perfezione interiore, trasmessa attraverso un gioco di musica e colore, materia e riflesso. Parentesi immobile e linguaggio atemporale condizionano i colori che si susseguono in una medesima alternanza, tra caldi e freddi, chiari e scuri. Parentesi piatte, bifocali, sagome e icone, misticismo celato dalla più totale e ampia serenità d'animo, fluente sotto lo sguardo, al quale ritorna soltanto una sensazione di pacato piacere.”

 

La mostra presenta anche una selezione degli scatti fotografici realizzati dall’artista cinese Hu Huiming. “La realtà è come il fiore nello specchio e la luna nell'acqua’’, dice un proverbio cinese per descrivere le emozioni prodotte con l'inganno. Ma chi o che cosa sta cercando di ingannare noi, la nostra percezione e la nostra conoscenza? In mostra anche le foto delle Stagioni, già proposte alla MIA PHOTO FAIR 2018. In tale occasione, la foto Inverno era stata selezionata per la Curator’s Guide di BNL. Quest’anno invece la foto Primavera è stata inserita nella mostra virtuale degli Uffizi, dedicata ai migliori scatti del contest del 2018 #Botticellispringmarathon.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hu Huiming, classe 1990, è nata in Cina ed attualmente vive in Toscana, a Pietrasanta. Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.
Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.
Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017 e Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017.
Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee.

In settembre 2018 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano. Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUisthis?  Nel gennaio 2019 è stata selezionata per una residenza d’artista e una mostra presso l’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo.

 

Giorgio Piccaia nasce nel 1955 a Ginevra. Frequenta sin da piccolo con il padre Matteo l’ambiente artistico di Ginevra e di Milano. Nel 2016 presenta a Milano, presso la Galleria MA-EC, Milan Art & Events Center, la mostra personale Piccaia in Kaleido, che riscuote numerosi apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici. Nel 2017 Roma e Ginevra e nel 2018 la Svezia hanno ospitato sue mostre. Nel 2018 la mostra I segni di Piccaia, svoltasi al Milan Art & Events Center, è stata inserita nel Palinsesto Novecento Italiano del Comune di Milano. Nel 2017 e nel 2018 il Comune di Antibes ha invitato Giorgio Piccaia a Villa Fontaine  per una residenza d’artista.

Giorgio Piccaia è stato inserito anche nel 2017 e 2018 in La Guida per investire di Corriere della Sera e Corriere Economia, capitolo sull’Arte, tra i 305 artisti più attivi in Italia da seguire.

Nel settembre 2018 ha partecipato, con la Galleria MA-EC che lo rappresenta, a WOPART, fiera internazionale delle opere su carta. In ottobre 2018 è stato invitato al Biross International Art Symposium in Egitto.

Nel gennaio 2019 è stata invitato per una residenza d’artista e una mostra presso l’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo. In tale occasione ha anche realizzato presso l’Ambasciata d’Italia al Cairo  un murale di oltre 4 metri ispirato ai pittogrammi neolitici ritrovati nella ‘Grotta dei Cervi’ a Porto Badisco (Lecce). 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Tra Arte e Design: Huiming e Piccaia in mostra al MA-EC

#fuorisalone2019

 

Sede: MA-EC Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle,2, Milano

 

Date: dal 4 al 12 aprile 2019

 

Orari: martedì-venerdì ore 10-13 e 15-19. Sabato ore 15-19.

Info: Tel. +39 0239831335  info.milanart@gmail.com
www.ma-ec.it

 

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Rhonoir - en rose: sabato 13 aprile a Villa Burba Mon, 25 Mar 2019 18:52:10 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/535473.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/535473.html Maria Maria

All’interno di Libri & Dintorni, la rassegna annuale di Società Umanitaria dedicata al mondo dell’editoria, a partite da aprile, andrà in scena una iniziativa inedita, organizzata insieme al Comune di Rho: Rhonoir - en rose. Tre incontri affidati alla regia della giornalista e scrittrice Daniela Pizzagalli, dedicati agli amanti del Giallo, rigorosamente declinati al femminile. Protagoniste degli incontri saranno infatti le autrici Lisa de Nikolitis, Emilio Martini (alias delle sorelle Martinoni) e Rosa Teruzzi che ci parleranno delle loro rispettive ultime opere. Splendida e più che appropriata la cornice delle tre presentazioni: Villa Burba, oggi vivace polo culturale del Comune di Rho, conosciuta anche col nome di “Villa in rosa” proprio perché nel suo passato fu più volte abitata e posseduta da nobildonne.

Il 13 Aprile si parte con un doppio appuntamento: alle 17:00 la presentazione del libro Una furia dell’altro mondo, con l’autrice Lisa de Nikolits e alle 19:00 si inaugurerà la mostra Unusual vision. Contemporary art show of young Chinese artists, organizzata in collaborazione con “Milan Art & Events Center” e curata da Chunmeng Yang.

Nella splendida Sala delle colonne saranno esposte sculture, video ed installazioni site-specific di giovani artisti cinesi (Huiming Hu, Zongliang Fang, Shuai Peng, Zijian Zhang e Huan Zhou, tutti presenti all’inaugurazione) che hanno sviluppato il proprio linguaggio visivo interpretando i fenomeni culturali del nostro tempo. Magnetismo ed energia si manifestano attraverso forma e colore nei diversi lavori realizzati con tecniche differenti per guidare alla riflessione sui valori della nostra società. 

Solitudine, realtà e inganno, ricerca della felicità, attenzione all’ambiente, sono solo alcuni degli spunti proposti che ogni visitatore potrà assimilare e interpretare secondo il proprio vissuto.

In un percorso poliedrico ed eterogeneo, l’intreccio delle differenti opere offre una testimonianza preziosa del sentire artistico contemporaneo, sempre in bilico tra libera espressione del mondo interiore delle emozioni e significazione altra.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno a Villa Burba, Rho, corso Europa 291- ingresso gratuito


Rhonoir - en rose -  informazioni: Tel. 02.5796831 – mail milano@umanitaria.it


Unusual vision. Contemporary art show of young Chinese artists (13-27 aprile 2019)

Informazioni: Tel. 02 39831335 – mail. info.milanart@gmail.com

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Due eventi per Giorgio Piccaia al Cairo. Una mostra con Hu Huiming e un murale. Thu, 14 Feb 2019 16:55:06 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/524795.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/524795.html Maria Maria Due eventi per Giorgio Piccaia al Cairo. Una mostra con Hu Huiming e un murale.

Murale. Giorgio Piccaia ha realizzato un murale ispirato ai pittogrammi neolitici ritrovati nella 'Grotta dei Cervi' a Porto Badisco (Le).

Il murale lungo  4 metri e 60 e alto un metro e 30 è sul muro all'ingresso dell’Ambasciata d’Italia.

Come nella grotta, nel murale si riconoscono cacciatori, cervi e forme astratte in un rituale iniziatico, in questo lavoro  è presente la ricerca esoterica e simbolica di Piccaia dove per lui l’arte è un percorso iniziatico verso la luce.


video intervista con il murale 

https://www.youtube.com/watch?v=QrLCJHAmnkQ&feature=youtu.be

 

Mostra. È stata inoltre inaugurata il 31 gennaio presso la galleria d’arte dell’Istituto italiano di Cultura del Cairo una mostra dal titolo “Tre artisti di tre continenti” dove Piccaia ha rappresentato l’Europa  con tre grandi tele e 22 piccole opere su carta. In esposizione anche i lavori di Hu Huiming per l'Asia.

La mostra termina il 28 febbraio.

 

Il curatore della mostra è il professore Paolo Sabbatini, direttore dell’Istituto italiano di Cultura del Cairo in collaborazione con la gallerista Peishuo Yang di MA-EC di Milano.

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Le Voyage d’Aphrodite Thu, 07 Feb 2019 16:09:52 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/523011.html http://comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/523011.html Maria Maria

Sabato 23 febbraio alle ore 17.30 presso la galleria MA-EC di Milano verrà presentato il libro Le Voyage d’Aphrodite per una psico-filosofia dell’immagine, di Marco Barnabino (progetto artistico e fotografie) e Roberta Di Nicola (testi).

 

 

Il volume edito da Mimesis nella collana scientifica “Eterotopie” e patrocinato dall'Istituto Italiano di Cultura di Cracovia verrà introdotto da Riccardo Dottori, già professore Emerito di filosofia teoretica all’Università Tor Vergata di Roma.

 

Le Voyage d’Aphrodite- scrive Roberta Di Nicola- è un’opera fotografica che illustra l’esperienza dell’introspezione teorizzata nell’analisi psicologica da Carl G. Jung. Le immagini personificano le rivelazioni simboliche come la paura, l’angoscia, la vergogna e l’ira in quelle che troviamo essere in Jung espressioni di emozioni. La Fotografia diviene arte concettuale con la messa in scena di comparse in paesaggi suggestivi, magistralmente combinati e assemblati tra di loro per esaltare l’indagine intima dell’invisibile: di quei simboli che trascendono un significato non ancora chiarito. L’istante fotografico, incoronato a scatto estetico, dona alla sfera del sentire un’opportunità di riflessione che merita un’indagine approfondita dai contenuti filosofici precursori di quelli psicologici.

 

In occasione della presentazione del libro, verranno esposte anche alcune opere realizzate da Marco Barnabino e contenute nel libro. Trentadue fotografie del progetto artistico sono state esposte a Arles dal 5 al 13 maggio 2018 e sono state oggetto di una mostra, inaugurata, insieme alla presentazione del libro, il 20 giugno 2018 presso l'Istituto Italiano di Cultura di Cracovia.

 

Il Libro nel 2018 è stato presente al Salone Internazionale del Libro di Torino e presentato: a Arles; a Vercelli; a Desenzano del Garda e a Palermo dal Festival delle Filosofie di Palermo con il patrocinio di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e la Città di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Barnabino, fotografo professionista, è autore insieme a Roberta Di Nicola del libro: “Le Voyage d'Aphrodite – per una psico filosofia dell'immagine” e ha esposto le opere de “Le Voyage d'Aphrodite” nel 2018 all'Istituto Italiano di Cultura di Cracovia e a Arles, città nella quale è stato invitato a esporre i propri lavori con mostre personali anche nel 2017, 2016, 2014 e 2013. Nel 2016 ha esposto il progetto Trapped In time a Famagusta Gate a Nicosia (Cipro) insieme alla pittrice Marina Erotokritou. Nel 2015 una sua opera de: “Realtà Sospese” è stata scelta dalla galleria MA-EC per la partecipazione al Present Art Festival alla Biblioteca Nazionale di Shanghai PuDong e nel 2014 il progetto EVA è stato selezionato dal comitato scientifico del MIA Fair di Milano. Nel 2013 EVA ha fatto parte del progetto IPOP, attività collaterale della Mostra Guggenheim di Vercelli “Gli anni Sessanta nelle Collezioni Guggenheim. Oltre l’informale, verso la Pop Art”. Alcune sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. Tiene seminari e corsi di fotografia, analisi semiotica della fotografia e guida alla composizione in Italia e all’estero. È Direttore e docente della Scuola di Fotografia dell’Università Popolare di Vercelli. Ha pubblicato i libri: Le Voyage d'Aphrodite per una psico-filosofia dell'immagine; Eva; Rivelazione di un istante; Boccioleto: Vita, Arte e Cultura Valsesiana. Laureato in Economia e Commercio, è docente in corsi di formazione di Marketing e Comunicazione e Gestione Aziendale. È giornalista pubblicista.

 

 

Roberta Di Nicola si occupa di ricerca e studi di Estetica. Nasce a Palermo nel 1980, a Roma si laurea e si specializza a pieni voti con lode in Filosofia all’Università di Tor Vergata, allieva dei filosofi Mario Perniola e Riccardo Dottori. Lavora per la Fondazione de Chirico di Roma su mostre, convegni, ricerca, archivi e studi culturali e per la rivista “Metafisica” pubblica il saggio scientifico “Suggestioni eraclitee nella poetica di de Chirico” (in lingua italiana e inglese, 2010). Pubblica saggi per artisti contemporanei e per il pittore Sigfrido Oliva. Per l’Università Popolare di Vercelli, nella rassegna “Immagini Sdoppiate” del 2018, è relatrice dello studio sulla “Fenomenologia nel realismo fotografico”. Nel 2019 presso il MAC L. Bruzza in occasione della mostra “100%Italia. Cent’anni di capolavori” è relatrice della conferenza “Logos ed enigma nella poetica metafisica di Giorgio de Chirico”. Oggi vive a Desenzano del Garda, collabora con artisti di Roma ed è membro del Direttivo dell’Associazione Culturale Agorà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate evento:

 

Titolo: Le Voyage d’Aphrodite per una psico-filosofia dell’immagine. Presentazione del libro di Marco Barnabino (progetto artistico e fotografie) e Roberta Di Nicola (testi), con la partecipazione del Prof. Riccardo Dottori.

 

 

 

Sede: MA-EC, Milan Art & Events Center, Palazzo Durini,

           Via Santa Maria Valle, 2,  

           20123 Milano

 

 

Data: sabato 23 febbraio 2019 ore 17.30

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

 

Info:  02 39831335; info.milanart@gmail.com

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Giorgio Piccaia e Hu Huiming, due artisti della Galleria MA-EC invitati dall’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo. Fri, 25 Jan 2019 12:23:36 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/519235.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/519235.html Maria Maria

L’Istituto Italiano di Cultura di Il Cairo ha invitato due artisti della Galleria MA-EC di Milano per una residenza d’artista ed una mostra.

L’esposizione, Artists in Residence, verrà inaugurata presso le sale dell’Istituto il prossimo 31 gennaio alle 19.00.

Si tratta di un prestigioso programma culturale che vedrà Giorgio Piccaia anche impegnato nella realizzazione di un murales in un antico monastero.

A proposito dell’invito a due artisti del MA-EC, Peishuo Yang, direttore della Galleria milanese, afferma: “Siamo davvero onorati che l’istituto Italiano di Cultura (Ambasciata Italiana), diretto da Paolo Sabbatini, studioso, calligrafo e sinologo, abbia selezionato e invitato due artisti della nostra galleria a partecipare ad un così ambizioso progetto”.

 

In mostra Huiming presenta lavori fotografici, mentre Giorgio Piccaia acrilici su tela e opere su carta. In esposizione anche alcune opere dell’artista egiziano Hossam Dirar.

 

Il progetto rientra tra le iniziative che favoriscono il dialogo interculturale.

 

 

 

 

 

 

Hu Huiming, classe 1990, è nata in Cina ed attualmente vive in Toscana, a Pietrasanta. Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono.
Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.
Tra le sue mostre personali, Budapest Art Factory, Budapest, Hungary, 01/08/2017-31/08/2017 e Javier Roman Gallery, Malaga, Spain, 15/09/2017-08/10/2017.
Ha al suo attivo numerosi progetti artistici e residenze in diverse città europee.

In settembre 2018 partecipa a WOPART, fiera internazionale di opere su carta che si svolge a Lugano.

Rappresentata dalla Galleria MA-EC di Milano, ha proposto in tale sede in ottobre 2018 la mostra personale HUisthis?

 

 

Giorgio Piccaia nasce nel 1955 a Ginevra. Frequenta sin da piccolo con il padre Matteo l’ambiente artistico di Ginevra e di Milano. Nel 2016 presenta a Milano, presso la Galleria MA-EC, Milan Art & Events Center, la mostra personale Piccaia in Kaleido, che riscuote numerosi apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici. Nel 2017 Roma e Ginevra e nel 2018 la Svezia hanno ospitato sue mostre. Nel 2018 la mostra I segni di Piccaia, svoltasi al Milan Art & Events Center, è stata inserita nel Palinsesto Novecento Italiano del Comune di Milano. Nel 2017 e nel 2018 il Comune di Antibes ha invitato Giorgio Piccaia a Villa Fontaine  per una residenza d’artista.

Giorgio Piccaia è stato inserito anche nel 2017 e 2018 in La Guida per investire di Corriere della Sera e Corriere Economia, capitolo sull’Arte, tra i 305 artisti più attivi in Italia da seguire.

Nel settembre 2018 ha partecipato, con la Galleria MA-EC che lo rappresenta, a WOPART, fiera internazionale delle opere su carta. In ottobre 2018 è stato invitato al Biross International Art Symposium in Egitto.

 

 

 

Hossam Dirar, è nato al Cairo nel 1978, dove attualmente vive e lavora.

Ha conseguito la laurea in Belle Arti all’Università di Helwan.

Lavora con pittura, video, suoni e installazioni artistiche, per approfondire questioni di identità culturale, e discutere idee socio-economiche e politiche. Il suo campo di ricerca include anche fotografia, design e multimedia.

Ha partecipato a numerose mostre sia collettive, sia personali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Giorgio Piccaia, Hossam Dirar & Hu Huiming

            Artists in Residence

 

 

Sede: Istituto Italiano di Cultura.

           3 Sh. El Sheikh El Marsafi – Zamalek

           Il Cairo – Egitto

 

Inaugurazione: giovedì  31 gennaio 2019 ore 19.00

 

R.S.V.P. iiccairo@gmail.com

 

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Labirinti del Tempo Tue, 15 Jan 2019 14:49:04 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/515903.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/515903.html Maria Maria Il prossimo 23 gennaio verrà inaugurata presso la Galleria MA-EC la mostra Labirinti del Tempo.

Negli splendidi ambienti storici di Palazzo Durini, in esposizione tre progetti di tre artisti tra i più interessanti del panorama contemporaneo che si confrontano sulla loro interpretazione del concetto del Tempo.

 

Ad accogliere i visitatori nella prima sala, le sculture in gasbeton di Andrea Famà, Kronos/Aión.

Per Aion l’atto del compiersi non esiste, l’azione rimane lì, svuotata, pura, eterna. Il consacramento dell'opera d'arte sta nell'atto finale, nell'attimo in cui viene compiuta, ovvero nel momento in cui l’artista smette di muoversi nel tempo ordinario e fissa l’azione in un istante di immutabilità, in cui creatività e tecnica si fondono in un'unità e danno vita all’opera d’arte. Dunque se al mondo reale spetta, citando Gilles Deleuze, il Kronos delle azioni dei corpi e della creazione delle qualità corporee” invece al mondo dell’arte spetta “l’Aion, il luogo degli eventi incorporei e degli attributi distinti dalle qualità; popolato da effetti che lo frequentano senza mai riempirlo”.

 

Il percorso espositivo continua con le opere di Maria Jole Serreli che presenta alcuni lavori inediti del progetto Ikigai. Scrive il critico Flaminia Fanari: “Accanto ai lavori appartenenti alle Stanze identitarie, i luoghi della memoria che infondono respiro vitale agli oggetti di famiglia, troviamo il nucleo originario di un imponente progetto materico-concettuale, in cui la riflessione sul profondo senso della vita inizia con la ricerca del proprio ikigai. Per Jole tale ricerca non si conclude nella multiforme esperienza artistica, ma l’arte rappresenta comunque il tramite privilegiato per raggiungerla perché ristabilisce l’equilibrio armonico del presente attraverso solidi legami col mondo circostante e col passato. Accogliendo nel proprio patrimonio culturale e cultuale alcuni principi fondanti delle filosofie dell’Asia orientale, l’artista crea nuovi legami che completano la sua visione naturalistica e intimista del mondo e aprono le sue Stanze alla natura.

Carichi di energie vitali come i gongshi cinesi, i frammenti di umanità vengono ricomposti ordinatamente nelle installazioni e assieme ai tessuti slavati di bianco e inchiostrati di nero invitano alla meditazione (yin) e all’azione (yang) per la realizzazione di un mondo equilibrato e armonico, in cui ognuno possa sentirsi simultaneamente “parte” e “tutto”. Formando idealmente la spazialità di un tempio universale, vivono in piena connessione gli uni con gli altri in un’atmosfera consacrata alla virtù contemplativa e ritrovano la propria ragion d’essere semplicemente nel respirare e nel dare respiro all’umanità intera al ritmo di un tempo finalmente naturale.”

 

L’itinerario artistico della mostra si conclude con le opere su carta e su tela di Agostino Tulumello, facenti parte del ciclo Tempo materico.

Scrive il critico Franco Spena: “Mettiamo per ipotesi un istante, una porzione di tempo fermato nel momento del suo farsi, un attimo prima del suo proporsi presenza possibile e, in questo spazio, allestire un teatro di segni e di gesti, impossibili allusioni dell’esistere. In questa temporalità interrotta, in questo spaccato, in questa tranche di assenza, il tempo scende su se stesso e traduce alla vista i suoi ritmi nascosti, i suoi gesti segreti, i proponimenti ritmici del suo disporsi nello spazio.

E ancora Spena “Il tempo che si riproduce su se stesso, che si cela e che si escute, che si fa mistero, che si avverte, si sente e non si spiega, che tuttavia è misura della nostra quotidianità, continua a scandire i ritmi del conoscere. Nei labirinti della mente il pensiero coniuga i modi e i ruoli dell’esistere e sintetizza per analogie il tempo, l’assenza, la memoria e l’infinito.”

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

Andrea Famà nasce a Catania nel 1988. Nel 2012 si trasferisce a Torino per completare gli studi e per continuare la propria ricerca. Artista poliedrico, scrittore e scultore insieme, ama la natura e i suoi multipli, immortala gli istanti, concretizzandoli. Le sue sono visioni alchemiche figlie del tempo e del suo trascorrere lento, così lento fino a sciogliersi.

La passione per la natura spinge l'artista a custodirla a mummificarla e infine a ricrearla con materiali che sono figli del suo tempo: di cemento di gesso e di plastiche vibrano e risuonano le superfici che modella, in un gioco di frastagliamenti e increspature.

 

 

Maria Jole Serreli, Roma 1975, pittrice, scultrice e performer, attualmente vive e lavora in Sardegna. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. Il progetto presentato in questa mostra registra un momento cruciale della sua esperienza artistica perché esprime una fase di transizione dal piano di coscienza personale a quello universale, un passaggio vissuto senza contraddizioni a garanzia del sentimento organico che ne ispira l’intera ideazione creativa. L’artista ci invita a entrare in silenzio nel suo giardino incantato, sospeso tra spazio e tempo.

 

 

Agostino Tulumello, nato a Montedoro nel 1959, ha vissuto a Liege, attualmente vive e lavora a Montedoro. Ha frequentato l’Istituto Statale d’arte “F. Juvara” di san Cataldo e l’Accademia Reale delle Belle Arti di Liege in Belgio. Dal 1985, anno delle sue prime esposizioni in Belgio, ha partecipato a numerose mostre sia personali sia collettive in Italia e all’estero, in gallerie e in sedi museali. Il concetto del Tempo ha interessato gran parte della sua ricerca artistica. Definisce se stesso con i versi Prigioniero/della griglia/ del tempo, schiavo /del dio/Kronos /legato/tra cielo e terra. Tempo chiuso, tempo ciclico degli astri tradotto dai nostri orologi, circolo vizioso degli eterni ritorni senza uscita. Le superfici dipinte dei suoi quadri posseggono una profondità che risucchia lo sguardo: sono rappresentazioni dell’oggetto tempo, oggetto in apparenza regolare ma in profondità caotico come un minerale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Labirinti del Tempo

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 23 gennaio ore 18:30 – 21:00

 

 

Date: dal 23 gennaio al 9 febbraio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Free thinking Fri, 07 Dec 2018 22:56:09 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507779.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507779.html Maria Maria Mercoledì 12 dicembre si inaugura presso la Galleria MA-EC Free thinking, mostra collettiva che vede in dialogo per la prima volta nella nuova sede artisti che vantano una lunga collaborazione con la galleria e giovani emergenti promossi da MA-EC.

 

In esposizione fotografie e dipinti su tela di creativi che, pur partendo da formazione e punti di vista differenti, esprimono liberamente il loro pensiero e la loro ricerca in continua evoluzione. Sono anime libere dai condizionamenti e dalle mode.

Il percorso si snoda attraverso opere eterogenee per tecnica, stile, materiali usati ma che sono accomunate dalla raffinatezza del tratto e dalla profondità dei messaggi che veicolano.

In questo mosaico di tasselli variegati, atmosfere metafisiche si alternano a paesaggi rarefatti e a vere incursioni in mondi lontani che culminano in un apice creativo di rara intensità poetica.

Un coro a più voci che narra con chiarezza e libertà di pensiero la propria identità culturale in un confronto sempre aperto con l’interlocutore.

Stili artistici multiformi che testimoniano radici sociali e storiche distanti nei tempi e nei luoghi, che sono tuttavia perennemente in grado di generare una dirompente energia.

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

 

 

 

 

Horst Beyer nasce in Germania nel 1960, studia storia dell’arte ed in seguito si specializza in informatica.
Si stabilisce in Italia dove, negli ultimi anni, come autodidatta, crea quadri ed installazioni sperimentando tecniche nuove, abbinando a sfondi materici effetti in rilievo utilizzando cavi elettrici. Questi ultimi, liberati a volte dal loro involucro, rivelano la lucentezza metallica del rame creando talvolta, a causa della sua ossidazione, inaspettati giochi di colore.

Mingze Cai, classe 1994, è nato a Yangliang, nella Cina centrale. Ha conseguito il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Specializzato nella tecnica della pittura ad olio, presenta opere improntate da un forte realismo e da un uso sapiente del colore. Nel 2018 è nel programma di Promozione Giovani Artisti di MA-EC.

 

 

Jorge Cavelier nasce in Colombia nel 1953. Dopo gli studi a New York, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tornato in Colombia nello stesso anno, fonda uno studio per artisti a Bogotá, “Trazo”. Nel 1999 viene rapito dai terroristi colombiani FARC, liberato nel 2000 emigra negli Stati Uniti dove gli viene concessa la cittadinanza per le sue doti straordinarie come artista. Attualmente vive e lavora a Key Biscayne, in Florida.

 

Huang Feng ha conseguito il diploma di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, risultando per tre anni vincitrice di borsa di studio. Si è in seguito specializzata all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il Museo di Nanchino ha inserito nella sua collezione una sua opera. Nel 2018 è nel programma di Promozione Giovani Artisti di MA-EC.

 

Huiming Hu, classe 1990, è nata in Cina ed attualmente vive a Pietrasanta.
Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono. Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.

 

Giorgio Piccaia nasce nel 1955 a Ginevra. Frequenta sin da piccolo con il padre Matteo l’ambiente artistico di Ginevra e di Milano. Studia architettura al Politecnico di Milano, è allievo di Corrado Levi. A Milano realizza performance e happening. Fonda nel 1981 con amici poeti, attori, pittori e registi il giornale artistico Anastasia. Tra il 1975 e il 1982 studia in Polonia e in Italia con Jerzy Grotowski, grande drammaturgo del teatro contemporaneo. 

Nel 2018 è inserito nel capitolo sull'arte della Guida all'investimento del Corriere della Sera tra i 330 artisti italiani da seguire. Ad ottobre è stato invitato a partecipare a Biros, simposio internazionale d’arte in Egitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Free thinking

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 12 dicembre ore 18:30 – 21.00

 

 

Date: dal 12 dicembre 2018 all’8 gennaio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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Free thinking Fri, 07 Dec 2018 22:55:47 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507778.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507778.html Maria Maria Mercoledì 12 dicembre si inaugura presso la Galleria MA-EC Free thinking, mostra collettiva che vede in dialogo per la prima volta nella nuova sede artisti che vantano una lunga collaborazione con la galleria e giovani emergenti promossi da MA-EC.

 

In esposizione fotografie e dipinti su tela di creativi che, pur partendo da formazione e punti di vista differenti, esprimono liberamente il loro pensiero e la loro ricerca in continua evoluzione. Sono anime libere dai condizionamenti e dalle mode.

Il percorso si snoda attraverso opere eterogenee per tecnica, stile, materiali usati ma che sono accomunate dalla raffinatezza del tratto e dalla profondità dei messaggi che veicolano.

In questo mosaico di tasselli variegati, atmosfere metafisiche si alternano a paesaggi rarefatti e a vere incursioni in mondi lontani che culminano in un apice creativo di rara intensità poetica.

Un coro a più voci che narra con chiarezza e libertà di pensiero la propria identità culturale in un confronto sempre aperto con l’interlocutore.

Stili artistici multiformi che testimoniano radici sociali e storiche distanti nei tempi e nei luoghi, che sono tuttavia perennemente in grado di generare una dirompente energia.

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

 

 

 

 

Horst Beyer nasce in Germania nel 1960, studia storia dell’arte ed in seguito si specializza in informatica.
Si stabilisce in Italia dove, negli ultimi anni, come autodidatta, crea quadri ed installazioni sperimentando tecniche nuove, abbinando a sfondi materici effetti in rilievo utilizzando cavi elettrici. Questi ultimi, liberati a volte dal loro involucro, rivelano la lucentezza metallica del rame creando talvolta, a causa della sua ossidazione, inaspettati giochi di colore.

Mingze Cai, classe 1994, è nato a Yangliang, nella Cina centrale. Ha conseguito il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Specializzato nella tecnica della pittura ad olio, presenta opere improntate da un forte realismo e da un uso sapiente del colore. Nel 2018 è nel programma di Promozione Giovani Artisti di MA-EC.

 

 

Jorge Cavelier nasce in Colombia nel 1953. Dopo gli studi a New York, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tornato in Colombia nello stesso anno, fonda uno studio per artisti a Bogotá, “Trazo”. Nel 1999 viene rapito dai terroristi colombiani FARC, liberato nel 2000 emigra negli Stati Uniti dove gli viene concessa la cittadinanza per le sue doti straordinarie come artista. Attualmente vive e lavora a Key Biscayne, in Florida.

 

Huang Feng ha conseguito il diploma di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, risultando per tre anni vincitrice di borsa di studio. Si è in seguito specializzata all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il Museo di Nanchino ha inserito nella sua collezione una sua opera. Nel 2018 è nel programma di Promozione Giovani Artisti di MA-EC.

 

Huiming Hu, classe 1990, è nata in Cina ed attualmente vive a Pietrasanta.
Il principio fondamentale nelle sue opere è la dicotomia tra realtà e inganno - nulla dà l'impressione di essere reale più della varietà di oggetti di uso quotidiano, come libri, specchi o quadri, ma le cose non sono come appaiono. Ha partecipato a MIA PHOTO FAIR 2018 ed è stata selezionata tra le migliori 15 fotografe nella A Curator’s Guide di BNL.

 

Giorgio Piccaia nasce nel 1955 a Ginevra. Frequenta sin da piccolo con il padre Matteo l’ambiente artistico di Ginevra e di Milano. Studia architettura al Politecnico di Milano, è allievo di Corrado Levi. A Milano realizza performance e happening. Fonda nel 1981 con amici poeti, attori, pittori e registi il giornale artistico Anastasia. Tra il 1975 e il 1982 studia in Polonia e in Italia con Jerzy Grotowski, grande drammaturgo del teatro contemporaneo. 

Nel 2018 è inserito nel capitolo sull'arte della Guida all'investimento del Corriere della Sera tra i 330 artisti italiani da seguire. Ad ottobre è stato invitato a partecipare a Biros, simposio internazionale d’arte in Egitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra:

 

Titolo: Free thinking

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center, Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2, Milano 

 

Inaugurazione: mercoledì 12 dicembre ore 18:30 – 21.00

 

 

Date: dal 12 dicembre 2018 all’8 gennaio 2019

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19

 

Info pubblico: info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it

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