Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ictadmin Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ictadmin Fri, 22 Jun 2018 15:20:34 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/18436/1 Tesori sepolti, il mare e il suo museo nascosto Wed, 13 Jun 2018 17:21:25 +0200 http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/482823.html http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/482823.html ictadmin ictadmin Stufette a carbone, mestoli, un cannone, le stive delle navi, strutture di gru… Partendo dal panfilo di Rothschild alla nave da carico di paraffina, un intero museo nascosto si cela sotto i mari della Liguria.

In quelle acque si possono contare più di un centinaio di relitti censiti ad oggi, entro i 130 m di profondità, almeno una sessantina ancora da visionare e studiare.

Si ipotizza siano almeno quattrocento i monumenti nascosti oltre i 400 metri di profondità. L’avventura delle avventure, il classico Eden per un sommozzatore: vivere l’incontro con Marcella, un’antica corvetta antisommergibile UJ2210 affondata nel 44 davanti a Deiva Marina a 65 metri. La particolarità di questo relitto è la sua posizione verticale, tanto da dare l’impressione che stia navigando verso il cielo.

Tutti gli amanti di questo tipo di avventure hanno un nemico/alleato: i pescatori, normalmente sono loro a dare, dopo molte insistenze, le informazioni sull’esatta posizione dei relitti e i loro tesori, ma spesso, con le loro reti incagliate nelle strutture, costituiscono un pericolo grandissimo per tutte le esplorazioni subacquee. Ecco perché, se non ci accontentiamo di vivere l’avventura di visitare un relitto tramite qualche film o documentario, durante qualche festival specializzato o sul nostro comodo divano di casa, è sempre consigliabile immergersi con istruttori o guide esperte che conoscano bene l’ambiente che andiamo ad esplorare.

La Liguria per il nostro Paese è un vero Bengodi parlando di relitti esplorabili: a Capo Mele, circa a 90 metri troviamo il Ravenna, una nave passeggeri della prima guerra mondiale, adibita al trasporto militare, ancora.

Sempre in quelle acque è sepolto l’Umberto I, un transatlantico di lusso adattato ad incrociatore sempre durante la grande guerra, si possono ancora vedere sala macchine e caldaie; il Città di Sassari invece è particolarissimo perché circondato dal carbone della caldaia e che con l’affondamento si è disperso in mare tutto intorno al relitto ed ora diventato pietra, sedimenti molto particolari che oggi costituiscono un autentico spettacolo.

Un altro relitto illustre è ovviamente il Transilvania, mai esplorato, a 300 metri di profondità, durante il suo affondamento morirono 311 uomini.

Si potrebbe continuare questo elenco ancora a lungo, tantissimi sono i relitti sotto le nostre acque che, con il loro carico di tesori e storia sepolti, attraggono studiosi e appassionati alimentando anche i documentari cinematografici per appassionati di mare e avventura, i festival specializzati con la missione di raccontarci avventura e mare come l’Ocean Film Festival Italia, traggono a piene mani da questi reliquiari mai dimenticati sotto le nostre acque.

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Cannabis terapeutica: Emilia Romagna saccheggiata Wed, 13 Jun 2018 17:17:28 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/482822.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/482822.html ictadmin ictadmin Una nuova polemica è esplosa in merito alla cannabis ad uso terapeutico in Emilia Romagna: è dallo scorso Giugno che i pazienti che ne necessitano devono sudare sette camicie per recuperarne briciole in tutta la regione.

Nelle farmacie i telefoni squillano continuamente, i pazienti interrogano gli addetti e fioccano le proteste perché la quantità di farmaco non è sufficiente per le necessità di tutti.

I farmacisti preparatori sono così costretti a passare gran parte del tempo al telefono invece di poter prestare i loro servizi a pazienti e malati.

Ci sono farmacie che aspettano consegne da più di 8 kg di cannabis terapeutica, tra Gennaio e Marzo di quest’anno è stato effettuato un ordine di 10 kg dalla Regione Emilia ma, ad oggi, ne è arrivato solo uno.

La cannabis italiana è coltivata dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, che centellina le consegne alle varie realtà locali, chi ne chiede 2 kg ne riceve 500 gr e intanto i pazienti soffrono e i sintomi delle malattie non danno loro tregua.

Ma quali sono le cause di questi problemi? Il punto è che, pur essendo la Regione Emilia uno degli enti che più dispone di cannabis ad uso terapico, oltre la metà delle sue scorte finisce altrove: chi soffre di i neuropatia, atassia e anoressia necessita di un’adeguata terapia del dolore e l’unico supporto pratico ed efficace in questo senso è la cannabis terapeutica, quindi, da ogni regione d’Italia, arrivano richieste per questo tipo di sostanza; per questo le scorte sono sempre più esigue e faticano ad arrivare a chi ne ha bisogno.

La situazione sembra aver visto uno spiraglio nel momento in cui l’Emilia Romagna è stata invitata a discutere la questione, il primo storico riconoscimento del comitato pazienti da parte delle istituzioni.

Tutti intorno a un tavolo pazienti, farmacisti e istituzioni stanno lavorando per la risoluzione di questo delicato problema: con metà delle scorte di cannabis ad uso terapeutico destinate ai residenti che finiscono invece in altre regioni, con la scusa che l’Emilia Romagna risulta una delle regioni con maggiore facilità di reperimento.

Nelle altre regioni questo tipo di medicinale si può reperire solo in ospedale e in minime quantità, in Emilia lo scorso anno, si è fatta richiesta di passare da 37 a 60 kg con una previsione di 80 kg l’anno mentre le altre regioni hanno un approvvigionamento di appena 4 kg.

Ecco dunque scattare il fai da te all’italiana, tra processi e arresti, nasce il turismo della cannabis, in Sicilia alcuni optano per l’autoproduzione, associazioni distribuiscono semi online e le relative istruzioni d’uso, altri sono in attesa di giudizio dopo mesi di carcere preventivo, indagati per spaccio, per aver comprato 50g da uno spacciatore per un parente, infine c’è anche chi si rivolge all’estero: recandosi in paesi come Olanda, sfidando la legge, ma i più finiscono in Emilia dove poi i residenti si trovano senza sufficienti forniture.

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Installazione climatizzatore: i sette errori da evitare Wed, 13 Jun 2018 17:02:39 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/482819.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/482819.html ictadmin ictadmin Arriva l’estate il caldo e l’afa e, come tutti gli anni, molti corrono ai ripari acquistando e accendendo un climatizzatore. Il mercato ormai da disponibilità di modelli e prezzi per tutte le tasche ed esigenze, anche considerata la fortissima diffusione in case, negozi e luoghi di lavoro.

Se l’aria condizionata è utile per affrontare in modo più sereno le alte temperature, bisogna sempre tenere presente che questa soluzione, se male utilizzata, potrebbe avere un impatto negativo sulla sostenibilità ambientale ed energetica.

In questo articolo andremo a segnalare i sette errori più comuni proprio legati a questa problematica, così da consentirvi di evitarli e risparmiare significativamente su consumi e sprechi dannosi sia per l’ambiente che per il portafoglio.

Climatizzatore sovradimensionato rispetto alle esigenze

Molti hanno l’errata convinzione che un condizione più grande raffreddi più rapidamente, e con maggiore efficienza.

In realtà, le dimensioni devo essere sempre proporzionate all’ambiente da raffreddare: un condizionare troppo grande rispetto al luogo da climatizzare, non è in grado di attuare un raffreddamento uniforme e non riduce correttamente l’umidità nell’aria, diventando così estremamente inefficiente, passando troppo rapidamente da fasi di accensioni e spegnimento, allo stesso modo se il condizionare è sottodimensionato ha un pessimo rendimento.

Posizionare il condizionatore nella zona giusta

E’ convinzione diffusa che il condizionatore vada posizionato nella zona più calda della casa… sbagliato!

Una collocazione di questo tipo comporta un eccesso di lavoro per l’apparato e, quindi, un consumo eccessivo di energia molto superiore al necessario.

Dunque dovremo andare a posizionare il nostro climatizzatore in una zona ombreggiata, se orientata a nord-est sarebbe perfetto.

Collocazione del termostato

Una cosa scontata ma che non tutti valutano in fase di installazione è la collocazione del termostato: la misurazione di questo apparecchio è determinate per i consumi e quindi mai collocarlo vicino a lampade o elettrodomestici che emettono calore, per non sfalsare la rilevazione e quindi far accendere il condizionatore inutilmente.

Scegliere design o consumo?

I condizionatori, tranne casi particolari, non sono complementi di arredo, quindi non hanno un valore estetico particolare.

Questo spinge molti a nasconderli dietro a piante o tende, addirittura in loculi di cartongesso, tuttavia in questo modo, si ostacola la corretta ventilazione dell’apparato causando un crollo dell’efficienza.

Manutenzione periodica

Molti, dopo l’acquisto di un elettrodomestico, sono convinti che sia “per sempre” dimenticando che in esso sono presenti materiali di consumo e apparati che richiedono pulizia e verifica, anche per questioni sanitarie.

Un po' di attenzione a questo aspetto non solo migliorerà il rendimento del prodotto ma tutelerà anche la salute di chi respira l’aria climatizzata dall’apparecchio e ne allungherà la vita operativa.

Dunque per una corretta manutenzione dell'impianto di condizionamento: controllo dei filtri da pulire ogni due mesi ed eventualmente sostituzione dei componenti usurati, controllo annuale del canale di scarico e serpentina di evaporazione.

Temperatura giusta al momento giusto

Tenere la temperatura del condizionatore troppo bassa rispetto alla temperatura ambientale non solo provoca un consumo eccessivo ma fa male anche alla nostra salute.

In un luogo chiuso non dovrebbe esserci una differenza in difetto di più di 5 gradi rispetto all’esterno, dunque d’Estate: impostare sempre il condizionatore tra i 25 – 27 gradi

Acceso quando serve

Il condizionatore è progettato per essere utilizzato quando effettivamente è necessario, quindi, utilizzate il vostro sistema di condizionamento mentre siete in casa, anche se avete un sistema ad accensione automatica, è la scelta più intelligente per tutelare portafoglio e ambiente.

La regola aurea è: no al fai da te, rivolgiti a professionisti dell’installazione climatizzatori d’aria, ti indicheranno il prodotto in base alle effettive necessità senza essere approssimativi o strafare.

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Nuova detrazione fiscale per la sostituzione degli infissi Wed, 13 Jun 2018 16:56:31 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/edilizia/482818.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/edilizia/482818.html ictadmin ictadmin Sostituire gli infissi ha molti vantaggi da un punto di vista pratico: taglio dei costi di riscaldamento, migliore controllo sul rumore esterno, più efficace gestione della manutenzione, ecc. Negli ultimi anni, a questi vantaggi di tipo pratico, si è affiancato anche un vantaggio di tipo fiscale.

Questo vantaggio è un incentivo statale per favorire il risparmio sulle emissioni nocive da parte delle caldaie ed ha la forma di generosa detrazione fiscale per stimolare la sostituzione degli infissi vetusti.

Quest’anno, con la Legge di Stabilità 2017, è stata ripetuta la proroga della detrazione per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, compresi tutti gli interventi finalizzati a un miglioramento dei consumi nelle case tra cui la sostituzione degli infissi.

Ovviamente la detrazione richiede determinate condizioni per essere concessa, le quali sono:

  • La sostituzione deve riguardare edifici già esistenti o già in corso di costruzione
  • Il livello di efficienza energetica deve essere aumentato dalla sostituzione garantendo un complessivo miglioramento delle prestazioni energetiche dell’abitazione.
  • Gli infissi devono riguardare il volume riscaldato dell’abitazione, quindi eventuali infissi perimetrali riguardanti locali non riscaldati non posso rientrare nella detrazione.
  • Gli infissi devono essere in linea con i requisiti di trasmutanza previsti dalla legge del 2010

Le detrazioni coprono anche spese per interventi di sostituzione di portoni di ingresso a patto che, ovviamente, rispettino almeno gli ultimi due punti sopra elencati per l’ottenimento dello status di detraibile, anche tutte le strutture accessorie agli infissi sono detraibili, come scuri persiane, cassonetti per tapparelle incorporate al serramento.

L’agevolazione riguarda la detrazione delle spese sostenute dall’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’IRES (Imposta sul reddito delle società).

L’importo della detrazione va ripartito in dieci rate annuali di pari importo, la percentuale è del 65% delle spese sostenute dal 6 Giugno 2013, mentre per singole unità immobiliari si passa al 50% dopo il 1 Gennaio 2018.

Indipendentemente dai lavori, la detrazione parte dalla data del pagamento o alla data di termine della prestazione, nel caso di imprese società e enti.

Per la sostituzione degli infissi di casa il tetto massimo della detrazione è di 60.000 Euro e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, quali ad esempio quelle previste per la ristrutturazione edilizia.

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa possessori dell’immobile, le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, le associazioni di professionisti, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, i titolari di un diritto reale sull’edificio, i condomini per le parti comuni, gli inquilini, coloro che hanno l’unità immobiliare in comodato d’uso, i familiari conviventi con il possessore dell’immobile oggetto di intervento che sostengono e compartecipano alla spesa per i lavori.

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Rischi in azienda ma il RLS vigila e tutela i lavoratori Wed, 13 Jun 2018 16:52:03 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/482816.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/482816.html ictadmin ictadmin Cosa fare quando un RLS vede una situazione di rischio o di disagio per i lavoratori?

Vigilare e verificare sempre e comunque

Il RLS consulta il documento di valutazione dei rischi e verifica se il rischio è stato preso in considerazione, se sono state previste misure di prevenzione e se tali misure sono realmente attuate.

Le norme ci proteggono sul luogo di lavoro

Se la valutazione del rischio in azienda non è soddisfacente o le misure di prevenzione non sono adeguate o non sono attuate, il RLS lo segnala al datore di lavoro (o eventualmente al RSPP oppure al dirigente se nella organizzazione del sistema aziendale della sicurezza è previsto chiaramente che siano queste figure a tenere i rapporti con il RLS).

Il RLS lancia il suo RLS segnale

La segnalazione potrà essere a voce, in forma scritta o in forma scritta con invio di copia per conoscenza alla ASL competente, questa soluzione può essere adottata a seconda della gravità del problema e della situazione esistente in azienda.

Se il RLS non è certo di ottenere risultati con la comunicazione a voce, è meglio ricorrere subito alla segnalazione scritta.

La risposta dell’azienda ai rischi segnalati

Nella segnalazione il soggetto, che avrà effettuato il corso da RLS, dovrà descrivere chiaramente il problema e chiedere di avere una risposta entro un tempo ragionevole.

L’azienda può rispondere che:

  • Esiste realmente un rischio non protetto; in questo caso il datore di lavoro deve rimuoverlo subito o metterlo nel programma degli interventi di bonifica (aggiornando quindi la valutazione dei rischi).
  • Non esiste rischio. Infatti è il datore di lavoro e solo lui che valuta i rischi e se ne prende la responsabilità; in questo caso dovrà spiegare chiaramente al RLS perché non esiste il rischio.

In caso di mancanza di risposta, di disaccordo o di risposta non soddisfacente, può essere consultata la ASL come organo di vigilanza.

Il problema dovrà comunque essere affrontato e messo a verbale nella riunione periodica sulla sicurezza.

Se il rischio di infortunio fosse immediato e grave il RSL, come anche il singolo lavoratore, può sospendere il lavoro. Ovviamente questo è un caso estremo da attuare in caso di pericolo immediato che deve essere ben valutato.

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L’importanza della sicurezza sul lavoro: la figura del RSPP Mon, 19 Mar 2018 18:15:46 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/473727.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/473727.html ictadmin ictadmin La sicurezza sul lavoro è argomento di fondamentale importanza perché in tutti i luoghi di lavoro ci potrebbero essere pericoli e rischi che possono mettere in pericolo la salute e l'incolumità del lavoratore.

Lavorare in un ambiente sano è un diritto del lavoratore oltre ad essere previsto dalla legge; mettere quindi in sicurezza il luogo di lavoro non è solo un dovere morale ma anche un dovere legale.

Lavorare in sicurezza: diritto per ogni lavoratore

Questo punto non è solo un vantaggio per il lavoratore ma è anche un vantaggio per il Datore di Lavoro che non deve preoccuparsi dell’incolumità dei suoi dipendenti ed è inoltre un vantaggio anche per il dipendente stesso che lavorerà in un clima sereno diventando più efficiente ed ottimizzando così la sua produttività.

Per assolvere alla tutela del lavoratore e garantire la sicurezza sul luogo di lavoro è necessario che, all’interno di ogni azienda, vi sia un Responsabile della Sicurezza con la funzione di controllare che tutti gli ambienti di lavoro siano stati messi in sicurezza.

Si è sentito parlare tanto di tragedie successe sul luogo di lavoro, episodi che si sarebbero potuti evitare se il Datore di Lavoro avesse provveduto preventivamente ad inserire, all’interno dell’azienda, un valido responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

RSPP responsabile del servizio prevenzione e protezione

Quindi la figura che serve ad ogni azienda per contrastare il problema della sicurezza sul lavoro è il RSPP, un responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Questo responsabile, deve seguire un corso di formazione specifico, dopo il quale otterrà l’attestato che potrà confermarlo come figura abilitata alla sicurezza. Non è necessario che il RSSP sia una figura nuova da inserire in azienda, ma il Datore di Lavoro può decidere di essere lui stesso responsabile della sicurezza o, in caso contrario, può decidere di far fare il corso a un suo dipendente che dopo aver ottenuto l’attestato potrà occuparsi della sicurezza all’interno dell’azienda.

La figura del RSPP è obbligatoria ed è prevista dalla legge in qualunque attività, azienda o GDO, l’obbligatorietà deriva dal fatto che in ogni luogo di lavoro possono esserci dei rischi nei quali potrebbe incorrere il lavoratore.

I corsi RSPP Monza e Brianza però, sono gestiti in modo tale da creare dei percorsi ad hoc, in base al grado di rischio presente in ogni attività, naturalmente un’azienda edile avrà un grado di rischio maggiore rispetto a un negozio di abbigliamento ma in entrambi i casi è comunque necessario che un dipendente, o il Datore di Lavoro, ricopra la figura del RSPP.

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Le migliori strategie di investimento aziendali in ambito web Mon, 19 Mar 2018 17:42:13 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/473723.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/473723.html ictadmin ictadmin Investire nella modernità e nelle nuove tecnologie aziendali può voler significare anche un investimento importante nello sviluppo di un sito web per la propria azienda o attività.

Come oramai dovrebbe essere chiaro a tutti il web è sempre più centrale nella comunicazione verso potenziali clienti e partner commerciali, innumerevoli utenti, ogni giorno, lo utilizzano per cercare prodotti, informazioni, fare prenotazioni, ecc...

Ecco dunque che tra le voci degli investimenti aziendali per la produttività e la pubblicità ormai non si può più prescindere da una voce di una certa importanza che riguarda il mondo del web, a partire proprio dal sito.

Un sito aziendale dovrebbe rispettare delle linee guida molto precise, dal punto di vista tecnico, cosa non sempre attuabile nel caso in cui si usino piattaforme free o comunque a costi bassissimi, tendenza che si è affermata recentemente in ottica generalista e che ha portato molti imprenditori a pensare che fare un sito sia solo questione di pochi click su un editor grafico e con pochi euro.

Un sito aziendale, se curato da esperti, è un investimento, che nel tempo si ripaga da solo, in caso contrario, fatto con leggerezza e senza la giusta competenza, rischia di essere un danno per l'immagine.

Quando si procede con la realizzazione di siti web aziendali Monza e Brianza, che sia in ottica di promozione dell’attività per la clientela o di diffusione del marchio e affermazione dello stesso rispetto ai competitor, vanno sempre tenuti presenti dei punti di fondo:

  • È il biglietto da visita pubblico dell’azienda
  • Bisogna essere esaustivi nei contenuti e non prolissi
  • Ogni dubbio deve portare a una richiesta non a lasciare il sito
  • Il contesto deve essere piacevole
  • Il percorso di visita non deve essere lasciato al caso

I punti sopra elencati possono essere considerati dettagli, tuttavia insieme, possono fare la differenza sulla effettiva efficacia o meno del sito.

La confusione è nemica delle visite: una delle pecche più grosse di un sito aziendale probabilmente è la confusione dei contenuti, questo tende a scocciare i visitatori che non trovano quello che gli serve e alla fine se ne vanno (vendita persa) magari dalla concorrenza che ha organizzato meglio i contenuti. Altri accorgimenti in questo senso possono essere:

  • Impianto grafico ad hoc
  • Font leggibili e chiari
  • Contenuti strutturati in e gestione SEO del sito web
  • Contenuti interlacciati con logica

La prima impressione, come nei rapporti umani, è determinante; i contenuti devono essere chiari, originali e documentati da foto di qualità.

Nel suo complesso il sito deve ispirare professionalità e competenza e ogni domanda deve trovare una risposta o condurre ad un form per i chiarimenti, in definitiva un progetto web va valutato nell’insieme assicurandosi allo stesso tempo che ogni sua singola parte sia funzionale nel più piccolo dettaglio.

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Il kayak appassiona gli italiani ma come praticarlo in sicurezza? Mon, 19 Mar 2018 17:03:08 +0100 http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/473720.html http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/473720.html ictadmin ictadmin In Italia si diffonde come un febbre la passione per il kayak. Questa disciplina sportiva, sempre stata di nicchia, negli ultimi anni si sta diffondendo a macchia d’olio sia a livello agonistico che amatoriale conquistando nuovi appassionati.

Sport, agonismo e immersione nella natura

Sempre più spesso il kayak viene usato da chi, di tanto in tanto, vuole staccare completamente la spina e ricaricare spirito e mente, immergendosi in ambienti bellissimi dominati dalla natura e dalla tranquillità, proprio questo è uno degli ingredienti principali che spingono ad avvicinarsi a questi disciplina: la comunione fra uomo e natura attraverso l’esplorazione di corsi d’acqua o tratti di mare.

Il kayak è uno sport davvero completo e adatto a ogni tipo di appassionato. Uomini, donne, bambini o anziani, gli unici requisiti indispensabili sono la buona salute e saper nuotare. Essendo uno sport a 360 gradi. Ovviamente è consigliabile iniziare rivolgendosi a una scuola così da imparare la corretta tecnica e non incorrere in problemi legati a strappi per una postura non corretta o a movimenti scorretti nella pagaiata.

Lo sforzo fisico richiesto è molto intenso per tutti i muscoli del tronco ma anche delle gambe, di conseguenza tutto il fisico è stimolato allo sviluppo di massa muscolare e all’irrobustimento delle ossa e, trattandosi di uno sport aerobico, cuore e sistema cardiocircolatorio traggono grandi benefici.

La disciplina sportiva del kayak però non è solo benefica per il corpo, ma anche per lo spirito: gli effetti positivi delle endorfine prodotte durante l’attività fisica vengono potenziati dal piacere del contatto diretto con luoghi naturali incontaminati.

Avvertenze per gli sportivi

Ovviamente, come tutte le attività sportive, il kayak non va preso sottogamba: bisogna avvicinarsi e praticare la disciplina con umiltà, rivolgendosi a chi ha maggiore esperienza.

L’attrezzatura deve essere sempre controllata e all’altezza del compito: infatti, in caso scegliate un percorso più rischioso come una discesa su un fiume con rocce e rapide, un’attrezzatura adeguata può salvarvi ed evitarvi una brutta avventura.

Un altro fattore da non trascurare è legato all’ambiente: come abbiamo già detto i percorsi per il kayak possono variare da una tranquilla navigazione su un lago ad un’emozionante discesa di un fiume o torrente, con rapide e ostacoli a scoglio o restringimenti del letto, ovviamente, in questo caso, consigliamo il cimento solo ad atleti estremamente preparati.

Infine, come ultimo accorgimento, non dimentichiamo mentre esploriamo specchi d’acqua con il nostro kayak bisogna sempre avere rispetto della natura che ci circonda, imparando a conoscerla e rispettarla senza sfidarla oltre alle proprie capacità e possibilità.

Differenze fra Kayak e Canoa

Parlando di sport viene spesso fatta confusione fra canoa e kayak. Pur avendo dei punti in comune, si tratta in effetti di discipline differenti: tra le due specialità variano innanzitutto la struttura dell’imbarcazione, la stessa pagaia e la posizione del canoista.

In kayak si sta seduti con le gambe su un poggiapiedi e le mani impugnano una pagaia a due palette, la pagaiata è alternata, nella canoa invece ci si trova in ginocchio e si rema da un solo lato con una pagaia a pala singola.

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Polemiche sull’introduzione della Cannabis ad uso medico Mon, 19 Mar 2018 16:45:21 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/473717.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/473717.html ictadmin ictadmin Sostanza che da decenni non cessa di trascinare polemiche e manifestazioni, diatribe etiche e scientifiche, quello dell’uso della cannabis ad uso terapico è un argomento che ha avuto una svolta con l’inserimento nella tariffa nazionale dei medicinali nel 2017.

Purtroppo, come spesso accade, invece di essere una buona notizia per i sostenitori della cannabis ad uso medico, la novità è diventata campo di scontro proprio in merito all’importo stabilito dal Ministero della Salute nel tariffario nazionale dei medicinali.

Questo è stato fissato a 9 euro al grammo e i professionisti del settore medico, in particolare i farmacisti,  sottolineano come sia inferiore a quello richiesto dai distributori della sostanza; ecco dunque che la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) sottolinea in un comunicato come avesse già, in fase di istruttoria, fatto presente il problema richiedendo di fissare il prezzo a una cifra superiore per impedire che i propri associati si trovino a pagare la materia prima più di quanto costi la preparazione magistrale stessa, portandoli quindi a operare in perdita (da notare come nel caso della cannabis ad uso medico, di importazione olandese, i costi per i farmacisti preparatori che ne fanno uso arrivano ad 11 euro).

Ecco dunque che si è passati dal poter vendere cannabis ad uso medico a prezzo doppio rispetto a quello di acquisto con la precedente normativa, che consentiva ai laboratori galenici che effettuavano la preparazione di rientrare pienamente delle spese di registrazione analisi e preparazione del prodotto (già comunque particolarmente alte), alla situazione attuale in cui invece sarà necessario acquistare la materia prima in perdita rendendo non solo sconveniente ma addirittura deleterio per i conti dei farmacisti, le preparazioni con questo tipo di prodotto, con il conseguente rischio che solo gli ospedali saranno in grado di distribuire il farmaco ai pazienti creando a questi ultimi notevoli difficoltà.

Da qui una richiesta di confronto è stata rivolta da tutte le organizzazione Fofi, Federfarma, Asfi, Assofarma, Farmacie Unite, Sifap Società Italiana Farmacisti Preparatori e Utifar al ministero per risolvere il problema.

Confronto che, oltre a richiedere una risoluzione del problema appena sorto andrà a prendere in esame una revisione complessiva della tariffa nazionale dei medicinali. Questa infatti, risulta immutata da oltre vent’anni, in contrasto con la revisione biennale prescritta dalla legge, creando così evidenti problemi di sostenibilità economica nella realizzazioni dei preparati magistrali.

La questione cannabis è dunque la cosiddetta ciliegina su una torta molto più ampia, un terreno di confronto complesso tra farmacisti e ministero, terreno di discussioni approfondite da affrontare senza ulteriori rinvii.

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Serramenti in alluminio a taglio termico, nuova frontiera per questo materiale Mon, 19 Mar 2018 16:39:50 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/473716.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/473716.html ictadmin ictadmin Se valutate il cambio degli infissi, a cosa prestate maggiore attenzione? Alle performance termiche? Al design? O al risparmio energetico? E’ possibile fondere praticità e bellezza? Analizziamo assieme alcuni dettaglio e scopriamo le soluzioni migliori per gli infissi di casa che potreste non avere ancora preso in considerazione come i serramenti a taglio termico.

Per la vostra abitazione potreste scegliere di optare per una nuova soluzione che offre nuova vita ad un materiale già ampliamente testato nella produzione di serramenti: l’alluminio.

Gli infissi in alluminio a taglio termico sono un prodotto estremamente valido sotto diversi aspetti, valutiamo insieme alcune loro peculiarità:

  • Sono versatili, adatti per l’uso casalingo come per uffici o aziende con gradi superficie
  • Sono estremamente solidi e resistenti all’usura del tempo
  • Stiamo parlando di un materiale totalmente riciclabile
  • Il design può essere razionale e accattivante
  • Posso essere implementati grandi spessori accoppiando quindi più vetri e maggiori anticamere con eventuale gas per migliorare il risparmio energetico (argon o altri tipi di gas isolanti)
  • Non è richiesta manutenzione
  • Ha una tenuta statica eccellente
  • Non ha limiti di superficie

Nonostante tutti questi pro l'alluminio è un buon conduttore termico e questo ne penalizza le prestazioni in inverno e in estate infatti tende a portare freddo e caldo verso l’interno dell’ambiente.

Ecco il perché dei cosiddetti serramenti in alluminio a taglio termico, infatti il taglio termico, rispetto alle normali procedure di creazione degli infissi, si differenzia eliminando il ponte termico con l’inserimento di un profilo interno contenente poliammide o gomma, interrompendo così la continuità dell’alluminio e staccando in sostanza il profilo esterno da quello interno.

Il profilo a taglio termico è divenuto ormai lo standard dei serramenti in alluminio di qualità unendo i vantaggi dell’alluminio alla necessità di risparmio energetico.

In più possiamo porre l’attenzione alla quantità di anticamere e la qualità dei gas presenti fra i vetri dei nostri infissi, così da garantire un isolamento ottimale anche al vetro e non solo al profilo.

I costi: il costo di questi serramenti è inferiore a quello per soluzioni omologhe in legno o legnoalluminio. La vera differenza nel prezzo però dipende da molteplici fattori: prestazioni termiche, acustiche, superfici, profili, i sistemi di apertura e, ovviamente, alla marca.

Le più diffuse marche di serramenti, Spi e serramenti Finstral,hanno costi più importanti di altre garantendo standard qualitativi più elevati quindi anche questa è una variabile da considerare nel momento passi all’effettiva valutazione dell’acquisto.

Per questo tipo di soluzione il costo a metro quadrato diminuisce all’ aumentare della superfice, altro interessante punto a favore, salvo in caso che variabili specifiche entrino in gioco: oltre certe misure l’infisso diventa strutturale, come per i grandi palazzi in vetro, in scenario il costo aumenta vertiginosamente rendendosi necessaria l’implementazione di strutture di sostegno in ferro a reticolo per sorreggerlo dall’interno.

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Irritazioni cutanee? Fate attenzione all’acqua dura Mon, 19 Mar 2018 16:34:04 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/473714.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/473714.html ictadmin ictadmin La bellezza, in particolare una pelle liscia, luminosa e vellutata, non è legata solo ai misteri della genetica o all’opera di un chirurgo, ne è una meta raggiungibile unicamente tramite creme o artifici cosmetici, ma anche l’acqua che usiamo quotidianamente per raggiungerla.

Prima regola: idratazione cutanea

La prima regola della bellezza a costo zero, determinante per ottenere risultati importanti, è l’idratazione, infatti una pelle dall’aria giovanile e particolarmente liscia la si può ottenere solo con una corretta idratazione, cospargendo il corpo di preziosa acqua, coccolandolo e proteggendolo e assicurandosi che l’acqua che utilizziamo sia pura priva di agenti esterni potenzialmente nocivi come il calcare.

Soprattutto durante l’Estate, quando si avvicina la prova costume, e i periodi secchi, la salute della nostra epidermide e il suo aspetto liscio e roseo sono a rischio e la loro protezione inizia proprio dalla pratica di una corretta idratazione.

Durante i bagni o le docce oppure la mattina quando laviamo il nostro viso, dovremmo assicurarci che l’acqua sia pura, magari filtrata da un sistema ad osmosi inversa per ottenere il miglior risultato possibile, così da evitare i problemi di irritazione ed arrossamento legati alla presenza di calcare e altri agenti esterni.

Arrossamenti? Irritazione? Acne? Ascolta il tuo corpo!

Importante è proteggere la pelle dagli agenti esterni, smog, polveri, fumo, raggi solari e per evitare che l’acqua evapori verso l’esterno, per fare ciò si posso usare prodotti cosmetici appositi, partendo da una buona detersione mattutina e tarando l’uso di questi prodotti e le tipologie scelte in base al genere di pelle.

Altro fattore essenziale, come abbiamo detto, è costituito dal giusto grado di idratazione.

Un apporto corretto di acqua può tenere lontani i segni dell’età, ma l’esposizione e l’assunzione di acqua che contenga un eccesso di sostanze come carbonato di calcio e dolomite può causare problemi e secchezza. La classica acqua del rubinetto in alcune zone potrebbe essere la cosiddetta “acqua dura” o contenente sostanze che alla lunga su alcuni tipi di pelle creare irritazioni e fastidi di vario genere oltre a far perdere tonicità ed elasticità.

Attenzione all’acqua dura

L'acqua dura è composto di alte concentrazioni di minerali, sua composizione, quella che viene definita “durezza” è determinata dalla quantità di calcio e magnesio contenuti in essa e varia a seconda dell'area geografica e del contenuto minerale della sorgente. Le linee guida per la classificazione delle acque distinguono fra: acque morbide (0-60 mg/L carbonato di calcio), acque moderatamente dure (61-120 mg/L), acque dure (121-180 mg/L) e acque molto dure (oltre 180 mg/L).

L’acqua con questa caratteristiche può trasformarsi in un irritante da contatto, in particolare può provocare l’occlusione dei pori della pelle a causa della sua incapacità di rimuovere i residui dei vostri prodotti per la pulizia come creme o sapone.

Questo si tradurrà in pelle secca e altri problemi come acne, infezioni, eczema e prurito

Per conoscere esattamente le caratteristiche della vostra acqua potete rivolgervi ad esperti che effettueranno un’analisi professionali dell’acqua gratuita e potranno consigliarvi per l’acquisto e l’installazione di un addolcitore d’acqua domestico che porrà rimedio ai vostri problemi di salute.

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Sport estremi e psicologia: cosa ci porta ad avventurarci al limite? Fri, 24 Nov 2017 18:31:45 +0100 http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/460580.html http://comunicati.net/comunicati/sport/varie/460580.html ictadmin ictadmin Negli ultimi anni tutti i media si stanno concentrando sempre di più sui cosiddetti sport estremi: le pratiche sportive che portano l’uomo in diretta concorrenza con i propri limiti.

Questi sono diventati un vero e proprio fenomeno di costume, attività che catalizzano la curiosità della maggior parte degli spettatori.

In particolare gli sport acquatici, una curiosità coltivata e accresciuta anche da documentari e film, importanti rassegne cinematografiche basate su film di avventura negli oceani anche a livello mondiale stanno crescendo sempre più di importanza, basando la loro programmazione su film dedicati a kayak, surf, vela, fauna e natura marina, il tutto associato a immagini spettacolari di eccezionali avventure in ambienti grandiosi e incontaminati.

Tanto interesse popolare ha portato queste fenomenologie sportive ad essere oggetto di studi mirati anche in ambito sociale e comportamentale.

Ad oggi si sono approfonditi gli aspetti motivazionali che spingono a seguire documentari e spettacoli e naturalmente ad esercitare tali sport seguendo la fascinazione che li accompagna, sono stati fatti studi sui processi psicofisiologici di valutazione dei rischi e sono ormai note le esigenze e le abitudini di preparazione mentale. Tutte queste conoscenze concorrono a limitare i rischi legati alla passione per questi sport estremi favorendo una maggiore sicurezza e prevenzione di situazioni infauste.

Le ragioni dell’attrazione verso sfide adrenaliniche in luoghi come mari e oceani sono legate al desiderio di mettersi psicologicamente alla prova e stimolare i propri limiti portandoli sempre un po' più avanti, siano esse la sfida del vento sopra le onde in una gara di surf o l’esplorazione delle profondità marine in cerca di nuovi orizzonti in un’immersione subacquea.

Queste imprese permettono di vivere sensazioni ignote sia fisicamente che psicologicamente e, la sfida vittoriosa su elementi naturali aumenta l’autostima.

Una certa attenzione va mantenuta in alcuni casi dove possono emergere sfumature diverse da quelle sopra espresse, più legate a tendenze distruttive e a un deficit nella valutazione dei rischi: una falsa sensazione di onnipotenza nella sfida alle proprie capacità può essere disastrosa. In questi casi ci si può trovare di fronte a una sopravvalutazione di se e delle proprie capacità oppure a una svalutazione dei rischi in modo più o meno consapevole rischiando quindi seriamente la vita.

Da notare comunque che la maggior parte degli appassionati di sport estremi non sono mossi da tendenze distruttive ma come detto dal desiderio di provare sensazioni nuove.

Uno dei primi aspetti che esercita grande fascino è il brivido, e il piacere dato dall’adrenalina che entra in circolo, studi dimostrano che la visione di documenti e programmi così come la pratica degli sport estremi comporta l’aumento della secrezione di adrenalina, visto che viene stimolato la nostra capacità di “combatti o fuggi” che attiva i meccanismi di sopravvivenza in risposta ad uno stress, per far fronte all’evento attraverso i cambiamenti neurofisiologici ormai molto noti.

Come detto, comunque, questo tipo di sensazioni sono attivabili sia con la pratica ma anche semplicemente con la visione di situazioni adrenaliniche, si tratta infatti di uno stato fisiologico che può essere indotto, ecco dunque il motivo del coinvolgimento che ci offrono documentari e riprese cinematografiche di queste attività.

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La mancanza di informazione, per le terapie sulla cannabis il peggior nemico Fri, 24 Nov 2017 18:26:40 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/460579.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/460579.html ictadmin ictadmin In Italia l’utilizzo di cannabis a uso medico e per le terapie è legale dal 2013, ad oggi 11 regioni la hanno presa in carico del servizio sanitario, tra di esse l’Emilia Romagna; tutto ciò mentre dal 2017 è stata autorizzata la produzione di stato della cannabis ad uso medico tramite l’istituto chimico e farmaceutico militare di Firenze.

Ciò che emerge dal confronto tra medici farmacisti e pazienti è la carenza di una corretta e completa informazione sull’argomento: ancora oggi non è chiaro e adeguatamente illustrata la posizione del governo sulla cannabis ad uso medico, creando così, anche tra i professionisti, significative difficoltà ad accedere a queste terapie per i pazienti.

Per esempio i pazienti con problemi reumatici, afflitti sovente da dolori cronici come i fibromi algici, non hanno adeguata conoscenza della questione e anche fra medici e farmacisti non è raro che le informazioni non arrivino, costringendoli spesso a cercare questo tipo di risposte “su rete” come farebbe qualsiasi altro profano, le notizie sull’argomento reperite in questo modo però sono spesso frammentarie o errate.

Nonostante la legge del 2013 e la delibera regionale stabiliscano che in Emilia Romagna l’accesso alla cannabis ad uso medico, e alle relative terapie, è a carico del servizio sanitario regionale, le statistiche ci dicono che i pazienti affetti da patologie croniche di dolore utilizzano molto poco questa opportunità terapeutica.

Lo stesso direttore del centro di terapia del dolore e cure palliative di Savona informa che i medici e i farmacisti che sfruttano la cannabis per combattere il dolore sono ancora pochissimi, studi del 2013 condotti ad Oxford mostrano che il dolore cronico associato a malattie reumatiche colpisce almeno il 20% dei cittadini europei, nel nostro caso in Italia la prevalenza del dolore cronico è del 21 % quindi pari a 13 milioni di persone.

Reumatologi sostengono che la cannabis ad uso medico potrà certamente essere rilevante nella terapia del dolore soprattutto nelle malattie reumatiche, le prove sono evidenti riguardo la sua efficacia sui dolori neuropatici, mentre per artrosi e artriti la discussione è ancora aperta mancando ancora sufficienti dati statistici, tuttavia l’interesse da parte dei pazienti e dei medici è evidente riguardo questa opportunità.

Da Gennaio 2016 è iniziata la produzione medicale di cannabis statale, tuttavia, come detto sopra, ora manca la corretta comunicazione e sensibilizzazione di tutti gli attori in campo, pazienti medici e associazioni di farmacisti preparatori, e di questo dovrà probabilmente farsi carico il pubblico per evitare differenti velocità di accesso sul territorio.

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ICT e aziende: a chi ci rivolgiamo quando siamo nei guai Fri, 24 Nov 2017 18:03:40 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/informatica/information_technology/460576.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/informatica/information_technology/460576.html ictadmin ictadmin Il consulente ICT (information comunication technology) è un consulente tecnico che gestisce temi e implementazioni riguardanti la modifica delle infrastrutture ict interne a strutture organizzate aziendali e non, quando una struttura vuole dotarsi di una struttura informatica organizzata e non sempre ha le competenze al suo interno per valutare le reali esigenze.

Sarà dunque necessario rivolgerci all’esterno, a strutture di consulenza specializzate, che effettuino un’analisi tecnica dettagliata di necessità e soluzioni oltre che della scalabilità nel tempo della soluzione proposta per il sistema ICT.

L’ICT è, in questo caso, una sorta di figura di riferimento che ci aiuterà consigliandoci sulle soluzioni più efficaci per le esigenze aziendali e dirigerà le risorse a disposizione per le soluzioni migliori, ma scopriamo più nel dettaglio di cosa si occuperà questa figura.

Un servizio di consulenza ICT Monza e Brianza richiede un’ottima preparazione sia a livello tecnico, vista la necessità di conoscere le piattaforme, i diversi sistemi, le risorse hardware e le possibilità legate a sinergie e coesistenze, oltre che un buon livello di comprensione delle strategie aziendali, un buon ICT quindi saprà valutare le offerte del mercato e individuare le soluzioni più efficaci per la nostra azienda.

Momenti delicati sono le selezioni del file system e le tecniche di partizionamento o l’eventuale clustering, lo studio dell’architettura di virtualizzazione e l’utilizzo di una piattaforma piuttosto che l’altra.

Nella fase di analisi invece è necessario valutare le esigenze aziendali in termini di continuità di servizio e della gestione dati, la disponibilità del sistema e la modellazione del datacenter in funzione della quantità di dati e del disaster recovery suggerendo le soluzioni più adeguate.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la destinazione delle risorse dedicate allo storage e il relativo management dello stesso selezionando le tecnologie più adatte e sicure per la nostra azienda.

Ultimo aspetto da affrontare sarà il system management, quindi la gestione delle applicazioni intesa come configurazione e aggiornamento la sincronizzazione e la gestione delle licenze software, la manutenzione dei server e la gestione ottimizzata delle risorse, le policy di distribuzione e installazione dei software nuovi e infine la sicurezza.

Moltissime frasi tecniche e questioni complesse in cui spesso ci perdiamo, solo personale adeguatamente formato e preparato potrà gestire tutte queste problematiche senza cadere nella trappola del sovradimensionamento ma allo stesso tempo implementando soluzioni informatiche facilmente scalabili per affrontare eventuali sfide più impegnative che si potranno proporre nel tempo come ad esempio il problema dell’obsolescenza di sistemi e apparati.

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Certificazione del sistema di gestione per la qualità (SGQ) - ISO 9001 Fri, 24 Nov 2017 17:55:45 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/460575.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/460575.html ictadmin ictadmin La certificazione del SGQ di una organizzazione è l'attestazione di conformità rispetto ai requisiti applicabili della norma ISO 9001, attualmente nella fase transitoria di passaggio dall'edizione 2008 alla 2015, fase che si concluderà nel settembre 2018.

Come per le precedenti edizioni, anche la ISO 9001:2015 si applica ai processi dell'organizzazione che hanno un impatto sulla qualità del prodotto/servizio reso al cliente, meglio contestualizzandone l'applicazione e ponendo l'accento sul miglioramento delle prestazioni (misurabili) aziendali interne, sulla soddisfazione del cliente e delle pertinenti parti interessate, introducendo, tra gli altri, i concetti di approccio basato sui rischi e di qualità responsabile/sostenibile.

Questo standard internazionale è applicato ai processi dell'organizzazione che hanno un impatto sulla qualità del prodotto/servizio reso al cliente e pone l'accento sul miglioramento continuo delle prestazioni aziendali interne e sulla soddisfazione del cliente, rivolgendosi a qualsiasi tipologia di organizzazione pubblica o privata, di qualsiasi settore e dimensione, sia essa manifatturiera o di servizi.

La nuova edizione della norma introduce importanti semplificazioni burocratiche rispetto ai precedenti modelli normativi, soprattutto a livello documentale, e stimola l'approccio proattivo basato su una cultura della prevenzione e del miglioramento, nell'ambito di una struttura comune alla norma ISO 14001:2015 (sistemi di gestione ambientale) al fine di facilitare l'applicazione di sistemi integrati.

La norma definisce i principi generali che l'azienda deve seguire, ma non il modo in cui gli stessi devono essere applicati dalla singola organizzazione o relativi alle caratteristiche che i prodotti/servizi devono possedere.

La certificazione SGQ Lombardia in accordo alla ISO 9001 permette all'impresa certificata di assicurare "a priori" ai propri clienti, reali e potenziali, il mantenimento e il miglioramento nel tempo della qualità dei propri beni e servizi, riducendo il rischio di non rispettare quanto promesso, attraverso la capacità di tenere sotto controllo i processi, realizzativi e di supporto, tramite la misurazione delle prestazioni e l'individuazione di adeguati indicatori.

Nel contesto di un mercato globale e locale sempre più competitivo, la certificazione del sistema di gestione per la qualità aziendale diviene requisito indispensabile di riferibilità, costituendo un elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza non qualificata, ponendosi come strumento commerciale strategico in grado di migliorare immagine e credibilità dell'organizzazione.

La ISO 9001 è infatti in assoluto la norma di riferimento più conosciuta e diffusa nel mondo e sostituisce lo standard principe non solo per i sistemi di gestione della qualità, ma anche la base strutturale per i sistemi di gestione integrati in genere, essendo facilmente integrabile con altri sistemi di gestione, quali BS OHSAS 18001 (salute e sicurezza sul lavoro), ISO 14001 (gestione ambientale) e ISO 50001 (energia).

 

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Acquistiamo la nostra verdura al campo, addio filiera! Fri, 24 Nov 2017 17:50:18 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/alimentari/460573.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/alimentari/460573.html ictadmin ictadmin Il cibo sulla nostra tavola a kilometro zero… una novità?

No, non direi. Forse molti lo hanno dimenticato, ma fino a poco tempo fa la spesa si faceva dal fruttivendolo sotto casa, dal macellaio di fiducia, il panettiere preparava e sfornava il pane che serviva in giornata, una rete di fornitori di prodotti con rapporti quasi familiari con i loro clienti e che lavorava in maniera capillare sul territorio.

Anche il rapporto con i prodotti è cambiato: i broccoli si trovavano solo in inverno, le fragole in primavera e, molto spesso, a causa delle condizioni del mare difficili, il pescivendolo aveva poca scelta.

Oggi entriamo in un centro commerciale e abbiamo a nostra disposizione una grande quantità di prodotti in ogni momento dell’anno; una ampia scelta di cibo confezionato, dal pesce ai formaggi fino ad arrivare a frutta e verdura.

Cosa comporta tutto questo? Questo sistema ha delle conseguenze?

Ebbene sì, tutto ha una conseguenza.

Dalle statistiche risulta come tutti i prodotti viaggino mediamente per 1900 km, ha dunque senso abbinare un arrosto con del vino australiano che, per arrivare sulla nostra tavola, ha percorso 17000 km? Con conseguente consumo di petrolio e produzione di anidride carbonica.

No è la risposta che negli ultimi tempi stanno dando sempre più forte gli italiani.

Il mezzo; la spesa fatta direttamente alla azienda agricola Lombardia, nel campo di produzione, azzerando la filiera e scegliendo solo frutta e verdura di stagione.

Questo tipo di rivendita sta conoscendo un periodo d’oro a tutti gli effetti e questo sta portando anche alla riscoperta di prodotti del territorio in qualche modo dimenticati, prodotti tipici di stagione made in Italy.

Vendita al campo, un sistema economico e sostenibile

La vendita al campo ci consente anche di conoscere la persona che coltiva ciò che mangiamo, ricreando quel rapporto di fiducia che era andato scomparendo negli ultimi anni.

Il cliente può vedere lo stato della fattoria e, in questo modo, avere un contatto diretto con l’ambiente gli animali oltre che con i processi che stanno alla base della produzione agricola e un controllo sull’origine dei prodotti che acquisteremo e consumeremo.

In conclusione possiamo affermare che la vendita al campo ci fa diventare consumatori ecosostenibili e responsabili: edotti sulla qualità degli alimenti e sulle stagionalità, ci dà maggiore sicurezza sulla freschezza di ciò che consumiamo e fornisce un vantaggio agli agricoltori che hanno maggiore respiro e possono farci accedere a prodotti più economici.

Un fenomeno partito in sordina ma che certamente sta costituendo un cambiamento epocale tra i più importanti degli ultimi anni, un parziale ritorno al passato e a delle abitudini che pensavamo di aver perso per sempre ormai relegate solo a una nicchia di consumatori consapevoli.

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Oro blu dal nostro rubinetto: un tesoro riscoperto? Fri, 24 Nov 2017 17:44:43 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/460572.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/460572.html ictadmin ictadmin Tutti i dati recenti indicano che gli italiani sono un popolo sempre più attento a ciò che mangia: il settore del biologico negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria escalation, tuttavia spesso ci si dimentica che anche una corretta idratazione e un adeguato beveraggio fanno parte di una dieta equilibrata.

Addentrandoci in questo territorio ovviamente non possiamo fare a meno di prendere in considerazione l’acqua, che è ancora più importante del cibo per l’organismo.

E’ ormai un concetto comunemente assimilato quello che il nostro corpo è costituito al 90% da acqua, oltretutto per idratarsi non vanno bene the, caffè o altre bevande che contengono sostanze nervine, la novità dell’ultimo periodo, però, è che da alcuni sondaggi gli italiani si stanno orientando sempre di più verso l’acqua del rubinetto dicendo così addio all’acqua minerale in bottiglia.

Dopo le numerose bufale che si sono susseguite in questi anni come: non bere durante i pasti, l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli, bere fa ingrassare, l’acqua Light, o dagli Stati Uniti, l’acqua Colesterol Free, ecc… anche il grande pubblico è arrivato alla conclusione che si trattasse di espedienti per vendere bevande o costose acque in bottiglia.

L’acqua, fondamentalmente, è la bevanda per eccellenza e ha solo lati positivi, in particolare se adeguatamente controllata e priva degli interventi che potrebbero minarne il valore nutritivo, come, a esempio le acque con poco calcio, diffuse seguendo l’errata convinzione che impediscano l’insorgenza di calcoli renali, porta all’assunzione di un alimento impoverito e quindi incongruo e senza senso visto che il calcio dell’acqua è assorbito esattamente come quello del latte.

L’acqua del rubinetto rimane ancora oggi, nonostante non tutti ancora la sfruttino, una fonte perfetta per abbeverarsi, ha tantissimi vantaggi e al limite è possibile installare depuratori a osmosi inversa Parma che la ripuliscono da qualunque residuo e la remineralizzano reintegrando i sali minerali persi durante la ripulitura.

Giusti strumenti possono integrarli nelle giuste quantità migliorandone addirittura il gusto.

Per i proprietari di case, di aziende o di attività di ristorazione che desiderino seguire questa strada è importante affidarsi ad aziende serie con personale preparato e formato e soprattutto che garantiscano l’indispensabile manutenzione periodica dell’impianto di depurazione, ricordiamo sempre che si parla di alimentazione e quindi occorre mantenere i più alti standard di qualità.

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Tapparelle vs. Persiane, quale è la soluzione più indicata per la casa? Fri, 24 Nov 2017 17:38:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/460571.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/arredamento/460571.html ictadmin ictadmin Ogni volta che facciamo una scelta, in perticolar modo se si tratta di scelte economicamente impegnative, è sempre opportuno provvedere ad una valutazione approfondita dei pro e dei contro, cercando di avere una visione a 360 gradi e sul lungo periodo delle conseguenze che la nostra decisione avrà.

Questo è un elenco di suggerimenti di punti di forza e debolezza, redatto per aiutare nella scelta fra tapparelle e persiane per tutti i proprietari di casa che abbiano ancora qualche dubbio sulla scelta di questo tipo di infissi.

Tapparelle o Persiane? L’estetica

Le persiane normalmente sono ritenute più belle delle tapparelle, risultano più graziose e rendono più calda e accogliente la casa, oltre al fatto che la maggior parte dei modelli è in legno, vengono fissate esternamente e a tende chiuse non sono visibili.

Le tapparelle sono fissate internamente i classici modelli hanno un cassone a vista, ritenuto esteticamente poco piacevole da vedersi e poco pratico da manutenere, oltre a ciò se non perfettamente coibentato può creare problemi di dispersione termica.

I modelli più moderni dispongono di una soluzione a scomparsa che risolve il problema estetico integrando nella parete tutto il sistema di avvolgimento, resta solo uno sportello a filo del muro per eventuali ispezioni e manutenzioni, ovviamente però questa soluzione non è per tutti richiedendo un’attività di montaggio molto più onerosa.

Regolazione della luce

Le tapparelle certamente forniscono una migliore protezione da luce e calore, inoltre a differenza delle persiane classiche che possono solo essere o chiuse o aperte le tapparelle forniscono maggiore opportunità di regolazione, tuttavia anche in questo caso ci sono soluzioni più raffinate. Uno di questi sistemi consiste in un orientamento graduato delle lamelle per le persiane di casa.

Il problema spazio

Ovviamente nel risparmiare lo spazio le tapparelle sono praticamente una soluzione imbattibile, essendo ad alzata e non ad apertura laterale, tuttavia le persiane sono prodotte in varie misure, una particolarità che potrebbe venire incontro ai padroni di casa con necessità più specifiche, oltre a ciò la persiana classica è a battente ma esistono soluzioni a libro o scorrevoli, meno diffuse ma altrettanto efficaci e certamente con un ingombro più ridotto; di solito queste soluzioni sono adottate in caso di finestre particolarmente ampie o lunghe per contenere il peso. Esistono addirittura persiane a scomparsa, invisibili una volta aperte ma, anche in questo caso, i costi sono decisamente più alti.

La sicurezza

Oggigiorno la sicurezza si riflette su ogni aspetto della nostra vita, per questo esistono persiane blindate Monza e Brianza, in metallo, con sistemi anti-scardinamento che le rendono estremamente sicure.

Anche le tapparelle possono scelte in base a questo parametro: esistono modelli in ferro e acciaio integrati a sistemi di sicurezza; assicuratevi sempre di richiedere al vostro fornitore di installare tapparelle antieffrazione.

Un “Must Have” per tutti i proprietari che abitano al piano terra.

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La certificazione del Sistema Gestionale OHSAS 18001 Wed, 26 Jul 2017 20:11:23 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/442513.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/varie/442513.html ictadmin ictadmin La certificazione del Sistema di Gestione Salute e Sicurezza, il modello gestionale OHSAS 18001, di una organizzazione è l'attestazione di conformità rispetto ai requisiti della norma BS OHSAS (Occupational Health and Safety Assessment Series) 18001, attualmente nell'edizione 2007.

Questo standard, che deriva da una specifica britannica recepita dal BSI (British Standards Institution, Ente Normatore Inglese), è applicabile a qualsiasi organizzazione appartenente a qualunque settore di business e attività, per il controllo dei relativi processi in relazione ai rischi associati.

Il modello gestionale OHSAS 18001, basato sul modello strutturale e sulle logiche della ISO 14001 (norma per il sistema di gestione ambientale) è concepito per orientare le organizzazioni nella formulazione di politiche e obiettivi a favore della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori (SSL), secondo quanto previsto dalle normative cogenti, sulla base della valutazione dei pericoli e dei rischi potenzialmente presenti sui posti di lavoro.

L'adozione e l'implementazione di un sistema di gestione salute e sicurezza conforme allo standard OHSAS 18001, consentono una gestione sistemica delle problematiche relative alla formazione sicurezza sul lavoro, attraverso una valutazione "a priori" dei rischi e la loro sistematica riduzione, mediante azioni preventive derivanti da un piano di miglioramento continuo. Inoltre, favoriscono la costruzione e la diffusione di una cultura aziendale della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro.

L'ottenimento della certificazione aziendale SCR, in ottemperanza del sistema gestionale OHSAS 18001, costituisce un elemento distintivo e di competitività che dà documentata evidenza, a tutte le parti interessate, di quanto stabilito dalla politica di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e dei miglioramenti promossi in merito dall'organizzazione, salvaguardandone l'immagine e la reputazione in materia di salute e sicurezza.

BS OHSAS 18001, nell'attuale edizione, è inoltre facilmente integrabile con altri sistemi di gestione, quali ISO 9001 (gestione per la qualità), ISO 14001 (gestione ambientale) e ISO 50001 (energia).

Pur essendo volontaria, la certificazione del sistema di gestione per salute e sicurezza è oggi sempre più spesso richiesta dai bandi di gara pubblici e, ai sensi dell'art. 30 del D. Lgs. 81/08, ha efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni (D. Lgs. 231/2001), oltre a consentire sconti sui premi assicurativi INAIL.

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Uso medico della Cannabis, una questione ancora da valutare Wed, 26 Jul 2017 19:46:30 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/442511.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/442511.html ictadmin ictadmin La cannabis ad uso medico da sempre ha seguito una strada tortuosa in Italia, essendo in qualche modo vista come una droga più che come una terapia, lampante esempio è che le ultime decisioni in merito sono state prese contestualmente al decreto di depenalizzazione di alcuni reati, in cui un articolo si occupa proprio di cannabis ad uso medico.

Tuttavia l’avvenuta derubricazione del reato da penale ad amministrativo affronta solo aspetti puramente procedurali e non sostanziali della questione della coltivazione ad uso medico, in sostanza, chi ha l'autorizzazione alla coltivazione di cannabis con fini medici o di ricerca per le farmacie e i farmacisti preparatori, non rischia più sanzioni di tipo penale se viola in qualche modo le prescrizioni ma semplicemente sanzioni pecuniarie.

Non si tratta a questo punto, come è stato cercato di spiegare per lungo tempo da parte degli enti preposti, di una depenalizzazioni del reato di coltivazione, ma di rendere amministrativo quello che oggi è un reato di natura penale e riguardante solo chi non ha l’autorizzazione alla coltivazione a scopo terapeutico e viola le prescrizioni in essere, quindi al di fuori di questo quadro generale la coltivazione è e resterà reato.

L’autorizzazione alla coltivazione è già stata data per l’uso terapeutico lo scorso anno ed è già stato avviato un percorso di depenalizzazione di alcune prescrizioni, ad oggi l’impianto di produzione autorizzato “l’istituto farmacologico militare” ha un processo autorizzatorio in presenza delle prescrizioni in cui ci sono delle violazioni, in prima istanza è prevista un’ammenda, e nel caso la situazione non venga sanata viene revoca l’autorizzazione, come si può notare dunque la normativa segue questa linea non sposando in alcun modo la depenalizzazione.

Quando si prendono in esame questi aspetti si tende sempre a confondere la personale posizione sulla depenalizzazione o meno delle droghe, che può essere contraria o meno per un principio etico, con la necessità di gestire gli impianti autorizzati per legge, dove sono presenti questioni tecniche e procedure interne da affrontare per sviluppare il principio attivo della cannabis ad uso medico.

In queste situazioni un approccio penale sarebbe ovviamente un intralcio, ponendosi in una posizione di rigore amministrativo, invece, con ammende pesanti e ritiri delle deleghe in caso di mancata risoluzione dei problemi, l’intenzione è di stimolare la trasparenza e l'efficienza del sistema.

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