Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Carcere Rossano Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Carcere Rossano Thu, 09 Jul 2020 04:12:08 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/17119/1 concerto di Natale 2014 Mon, 22 Dec 2014 00:23:13 +0100 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/341577.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/341577.html Carcere Rossano Carcere Rossano

In allegato per la diffusione

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Comunicato stampa Wed, 22 May 2013 20:51:10 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/280477.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/280477.html Carcere Rossano Carcere Rossano

 

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Carcere di Rossano proiezione film Cesare deve morire e seminario di studi “ Arte come strumento di libertà” Wed, 22 May 2013 20:50:49 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/cinema/280474.html http://comunicati.net/comunicati/arte/cinema/280474.html Carcere Rossano Carcere Rossano La proiezione-evento annunciata per il 20 maggio si è svolta regolarmente nel penitenziario di Rossano alla presenza della regista Giovanna Taviani.

Alle 10 in punto, circa 200 tra studenti, docenti dell’ITAS di Rossano con il Dir. Scolastico, Prof.ssa Chiodo, e rappresentanti della società civile erano seduti ai loro posti mentre, dall’altro lato della sala, coordinati da un imponente servizio di sicurezza, curato dal Comandante di Polizia Penitenziaria, V.Comm. Elisabetta Ciambriello, avevano già preso posizione circa 80 detenuti del circuito di media sicurezza per un totale di circa 300 persone.

Subito dopo al tavolo dei relatori il Direttore del Carcere, Dott. Carrà, ha aperto i lavori del seminario e dopo un concisa relazione ha ceduto il microfono alla professoressa Chiodo e, a seguire,  alla regista Giovanna Taviani la quale ha illustrato i lavori relativi ai film proiettati.  A quel punto sono state spente le luci della sala polivalente del penitenziario e si è dato inizio alla proiezione con il docu-corto “Il Riscatto “ della stessa Taviani, presentato in esclusiva anteprima per Rossano e, al termine, il film “Cesare deve morire”.

L’emozione suscitata dai due film è stata fortissima ed era palpabile anche la commozione in sala non solo dei detenuti che si sono visti, come in un transfer, proiettati nella pellicola, ma anche di tutti gli spettatori che sono riusciti a calarsi nel tormento interiore vissuto dai protagonisti del film, sentendolo ancora più forte dal momento che, accanto a loro, nella stessa sala,  erano presenti altri ristretti.

Il riscatto ha suscitato forte commozione in quanto narra il vissuto dell’ex detenuto, ormai attore di fama, che portatosi ad Arezzo, nella storica cella, ripensa al martirio di coloro che si sono fatti uccidere per la libertà  e capisce lo “spreco “ che ha fatto della sua. Cesare deve morire ha raccontato il pathos dei detenuti al momento della recitazione in cui vengono fuori stati d’animo sommersi.

La fine delle due proiezioni è stata accompagnata da lunghissimi applausi che hanno oltremodo commosso gli astanti e la stessa regista che ha dichiarato di voler tornare al carcere di Rossano e girare un film documentario per dare spazio al percorso detentivo di alcuni detenuti che saranno selezionati unitamente al Direttore Carrà. Nel dibattito che ne è seguito sono stati trattati argomenti di carattere giuridico da parte del Magistrato di Sorveglianza, Dott. Caliò, di respiro sociale da parte dell’ass. Pizzuti, di carattere culturale con la prof. Ssa Chiodo che si è soffermata sulla particolarità dell’evento che vede Rossano e la sua scuola promotrice di un evento capace di ospitare registi di fama mondiale e di porsi all’avanguardia nell’offerta formativa. Il dott. Carrà  e lo staff del penitenziario hanno voluto omaggiare la regista Taviani donandole un anfora, pezzo unico realizzato dai detenuti che lavorano regolarmente nel laboratorio di ceramica del penitenziario, simboleggiante un arula protostorica.

Dichiarazione del Direttore Carrà

Sono rimasto affascinato dal titolo del seminario di studi ovvero sul concetto di ” arte come strumento di libertà”  per cui ho ritenuto che, parlando di arte e libertà in un carcere,  occorre ricercare e chiarire quale sia lo strumento di libertà che si sta cercando; strumento di cosa o per cosa ?

Il legame tra carcere e arte va ben oltre la semplice pena; narra i drammi e le suggestioni che albergano al di là delle sbarre, riesce a cogliere ciò che trapela dalle mura di un carcere e delle storie di quell'infinito campionario umano che è costretto a vivere recluso in una cella.

Ecco come e perché l’arte  diventa strumento di libertà! Distinguere un carcere virtuale da  un carcere  reale.

Quello virtuale non è altro che la trappola delle passioni che - oggi più che mai- incatena l’uomo e che non si ferma alle mura ma lo si trova disseminato e latente nell’intera società;  le sbarre virtuali, quelle più solide ed invalicabili, rappresentate dal pregiudizio …. la ricerca dell’effimero, dell’apparente che intrappola e imprigiona più di ogni altra cosa!

Allora è evidente che l’arte deve diventare strumento per liberare da sé stessi….. per liberare l’essere sconosciuto che esiste in ogni uomo…libertà del non-io!!

L’arte è strumento di libertà dalla non-libertà….dalla prigione dell’apparire e non dell’essere…..strumento di libertà dall’uomo vecchio per fare uscire quello nuovo…..liberarlo appunto!!! Come un iceberg: la parte che emerge dal mare è molto più piccola rispetto alla grande massa di ghiaccio che è immersa nel mare, allo stesso modo la conoscenza di noi stessi è solo una piccola parte rispetto al nostro inconscio. Gran parte del nostro essere rimane sconosciuto a noi stessi.

 

Sotto questo aspetto penso che il film dei F.lli Taviani possa dare un contributo decisivo per un dibattito nel mondo socio culturale e, di riflesso, in quello politico, e quindi può diventare esso stesso quello “strumento di libertà” per pensare ad un nuovo modo di concepire il carcere e l’esecuzione della pena.

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comunicato Fri, 10 May 2013 22:39:58 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/278304.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/278304.html Carcere Rossano Carcere Rossano

Concerto di Beppe Voltarelli nel carcere di Rossano

 

 

Il 13 maggio p.v. si terrà nella sala polivalente dell’Istituto Penitenziario di Rossano, un concerto dibattito da parte del noto cantautore Beppe Voltarelli aperto a studenti, società civile e istituzioni locali che servirà da stimolo e presentazione del più ampio progetto “Note di Libertà”, presentato dall’istituto musicale “Donizetti” di Mirto con cui si intende realizzare un corso di lezioni musicali per fisarmonica e organetto e un corso di chitarra indirizzato alla popolazione detenuta del circuito A.S. e a titolo completamente gratuito.

Al concerto, hanno già dato la loro entusiastica adesione il liceo Classico S. Nilo di Rossano, l’istituto tecnico per Geometri “Falcone-Borsellino” di Corigliano e l’ITIS Majorana di Rossano, il liceo scientifico di Cariati, che saranno presenti con gli studenti e i rispettivi Dirigenti Scolastici Prof. Grande e Prof. Spataro, oltre alle varie Associazioni locale tanto che è prevista la partecipazione di circa 350 persone oltre ad una cospicua rappresentanza di  detenuti.

Il progetto “ Note di Libertà “, il cui logo nasce da un’idea di Milena Crupi, nota pittrice rossanese che ne ha fatto dono, in collaborazione con l’Istituto Donizetti e il suo direttore artistico Dott. Giuseppe Greco, prevede un  percorso musicale, da svolgersi settimanalmente o bisettimanalmente, per un periodo di almeno 9 mesi, il cui scopo è basato sull’ideale del recupero sociale del ristretto tramite la valorizzazione della propria personalità, nell’ambito delle varie manifestazioni artistiche da realizzare, tra le quali spicca la musica in ogni suo aspetto. La musica non è attività da apprendersi passivamente mediante una pura trasmissione di regole ed informazioni rigide ma esige la partecipazione attiva dell'individuo; bisogna considerare che tale pratica è spesso totalizzante poiché implica corporeità, affettività ed intelletto, filtrate dal patrimonio di esperienze passate. Fra tutte le esperienze della crescita dell'individuo quella uditiva è sicuramente una delle più importanti per la strutturazione dell'intelligenza e della personalità.
 

Dichiarazione del Direttore Giuseppe Carrà

Generalmente si pensa che la riabilitazione del detenuto, il suo inserimento sociale sia effettivo solo quando gli si dia la possibilità di un lavoro. Tuttavia l'uomo è tale non perché sia atto solo a "produrre", ma perché possa essere l'espressione di una globalità di umanità e dignità e, in carcere, il detenuto avverte la sua esistenza in quanto "matricola". Se l'utente carcerario è aiutato in un percorso di crescita, può modificare quei vissuti negativi che lo hanno portato al reato e recuperare sia la sua umanità sia la sua dignità in quanto persona. Il detenuto è l'uomo che deve, innanzi tutto, riscoprire se stesso con tutte le emozioni, i vissuti e riscoprire l'altro con cui poter interagire. Quindi all'azione pedagogica, educativa, rieducativa si devono unire anche quelle attività che abbiano come obiettivi la relazione, la socializzazione e la progettualità.

Con queste riflessioni, ho ritenuto importante lanciare una nuova sfida: coinvolgere un cantautore che con le sue canzoni, intrise di ironia e sarcasmo, faccia conoscere vizi e virtù della Calabria, parli delle nostre radici, quasi come un italiano in terra straniera, che riesce a portare l’ascoltatore nelle tradizioni calabresi o, con spirito sarcastico e rabbioso, in storie coinvolgenti. Pensiamo alla canzone “Scendo” e soprattutto alla frase  "...La gente non mi sente e non mi vede, faccio cose così ancora per illudermi..."  che sembra veramente il manifesto di chi vive una realtà in continua distorsione o una perenne illusione con una vita dedicata ai “vorrei e “potrei”, come può essere quella del detenuto, ma anche di chiunque di noi che rimanga prigioniero dei propri errori, in una sorta di marchingegno definitivo.

Ma pensiamo anche a " Turismo in quantità " o alla ironica “Amici degli amici “ entrambe canzoni dove si ritrova una condizione estremamente conosciuta a chi ama e vive soprattutto il Sud ma anche di un modo di essere del Sud che deve essere superato e sconfitto per colmare il “buco nero” dei problemi emersi.

Una delle finalità di chi propone un percorso didattico e/o terapeutico in ambito musicale, è fare in modo che la musica non si fermi soltanto all'orecchio e alla logica dell'individuo, ma che gli giunga anche alla mente e al cuore; soltanto se capace di evocare questa esperienza totalizzante, il suono può divenire situazione viva e profonda ed itinerario di ricerca di sé e della realtà umana.
 


L’esperienza che si sviluppa su un percorso con il sostegno della musica è la scoperta di un universo emotivo personale, in molti casi sconosciuto, e l’esperienza catartica dell’utilizzo dei suoni che può essere così sintetizzato:  il suono è dentro ed intorno all’uomo sempre!

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