Comunicati.net - Comunicati pubblicati - R.E.B.A. onlus Comunicati.net - Comunicati pubblicati - R.E.B.A. onlus Thu, 24 Sep 2020 01:56:43 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/11843/1 Comunicato stampa Mon, 05 Sep 2011 14:20:24 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/160858.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/160858.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus R.E.B.A. invia il suo l'ultimo comunicato con preghiera di diffusione.

Cordiali Saluti

Ufficio Stampa
R.E.B.A.
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Progetto Diossina e ampliamento cava Sari, Terzigno Wed, 03 Aug 2011 21:39:45 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/152957.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/152957.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus Terzigno.
Con preghiera di diffusione e ringraziandovi anticipatamente vi auguriamo
una buona serata.

Ufficio Stampa
R.E.B.A. onlus
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CALDEROLI: «disponibile ad andare a fare il commissario per l’immondizia a Napoli» Mon, 04 Jul 2011 19:48:37 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/169818.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/169818.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

Il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, si dice «disponibile ad andare a fare il commissario per l'immondizia a Napoli se comune, provincia e Stato me lo chiedono» lo dice in una intervista a Repubblica, «tutto quello che dovevo fare nella vita l'ho fatto e anche se mi ammazzano non ho problemi». «Però - avverte - sappiamo che a Napoli ci vado armato e non porgo l'altra guancia. Vado lì e faccio i buchi, faccio i termovalorizzatori. Punto. Se poi arriva la camorra e spara, sparo anche io. Vediamo chi resta in piedi. E se non riesco a fare i termovalorizzatori tiro fuori il lanciafiamme così libero le strade». Per buchi intende le discariche, per - ripulire le strade con il lanciafiamme – intendeva liberare le strade dai comitati civici rei di difendere salute, diritti ed ambiente? E per - camorra che spara - cosa intendeva? Soprattutto chi chiede un nuovo commissariamento per i rifiuti di Napoli? La solita confusione governativa che lascia ampio spazio a zone di ombra pericolose. I rifiuti di Napoli e la loro gestione sono controllati dalla provincia. La Sapna, Sistema Ambiente Provincia di Napoli S.p.A , gestisce il ciclo integrato dei rifiuti, ha bilanci in rosso, ha un unico socio, è controllata da Cesaro che ne è il fondatore. Questa società non fa nulla per garantire un corretto smaltimento dei rifiuti, non fa nulla per realizzare gli impianti adeguati, questa, stipula contratti per spedire rifiuti fuori regione. 171 euro per ogni tonnellata trasportata fuori regione, contro le circa 100 euro a tonnellata che si spenderebbero se conferiti in casa compresi di gestione, trasporto e bonifica dei luoghi. Un intreccio di appalti, di nomi che si accavallano e di società che si rincorrono. La società ha il compito di appaltare i servizi di prelievo, trasporto, conferimento e smaltimento dei rifiuti aventi codice CER 19.07.03 (percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19.07.02) codice CER 16.10.02 (soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16.10.01) codice 20.03.04 (fanghi delle fosse settiche o fosse biologiche) prodotto presso impianti, siti e discariche gestiti dalla S.A.P. NA. Le cifre degli appalti sono da capogiro e invece di scontare il prezzario ai comuni virtuosi che fanno la differenziata, il costo del loro smaltimento sale costringendo le amministrazioni ad aumentare le tariffe della Tarsu o con maggiorazioni sulle fatture Enel. Più volte indagata, questa società, resta la reggente della gestione rifiuti nel napoletano. La Sapna si avvale sempre della collaborazione dell'azienda BioChemielab toscana per effettuare le analisi nelle discariche che controlla. Le analisi non sono mai compromettenti: chissà se tra i documenti sequestrati in questi anni e nei tanti uffici pertinenti, in calce, risulti il logo di questa azienda di analisi. Senza finanziamenti e senza appoggi istituzionali, il sindaco De Magistris, ma, anche tutti gli altri sindaci meno appetibili alla cronaca, spenderanno moltissimo per fare una buona differenziata. Fa tutto la Sapna: oltre 130 mila tonnellate di rifiuti spediti in Toscana, Emilia, Puglia e la Sicilia, grazie a un accordo con quattro ditte che garantiscono la raccolta, il trasporto fuori regione e lo smaltimento in discarica. A questo punto l'intreccio di società, disperde le responsabilità di ognuno, tramutandosi in operazioni apparentemente anonime. Alla provincia di Napoli piace soprattutto la Sicilia. Proprio a Messina c'è una contestata discarica, quella di Mazzarrà Sant'Andrea. Carmelo Torre, assessore all'Ambiente della Provincia di Messina, dice che non gli risultano questi conferimenti. Quella di Mazzarrà è l'unica discarica operativa sul territorio provinciale, gestita dalla società mista Tirrenoambiente spa. Questa società fa parte del colosso A2A, della stessa fanno parte moltissime altre società tra cui la Partenope Ambiente che gestisce, tra l'altro, il termovalorizzatore di Acerra e la Ecodeco. La provincia di Messina, analogamente alle altre provincie della regione siciliana, registra una serie di criticità legate essenzialmente alla mancanza di impianti, unitamente ad un insufficiente livello di raccolta differenziata, al dissesto finanziario degli ATO, trasformatisi ormai ovunque in strutture burocratiche prive di qualsiasi utilità effettiva e fonte esclusivamente di gestioni clientelari di posti di lavoro. Nel corso dell'audizione sia il prefetto che il questore di Messina hanno evidenziato le problematiche connesse alla gestione dei rifiuti nell'ambito provinciale, problematiche che possono in qualche modo essere sintetizzate come segue. Mazzarà Sant'Andrea si trova in un'area particolarmente colpita dal fenomeno criminale. Si tratta di una discarica molto grande che dovrebbe essere fornita di un impianto di biostabilizzazione da realizzarsi ad opera della società Tirrenoambiente spa. La predetta società è stata coinvolta in un'indagine, cosiddetta operazione «Vivaio», in merito alla quale sono state fornite importanti informazioni dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Ciò che è stato opportunamente sottolineato dal prefetto di Messina è che la società soffre di una costante pretesa creditoria nei confronti degli ATO della provincia che conferiscono i rifiuti nella discarica di Mazzarà Sant'Andrea (si pensi che dalla società Messinambiente vanta circa 15 milioni di euro). Per esemplificare, tutto ciò che l'ATO 3 versa a Messinambiente serve quasi esclusivamente a pagare gli stipendi; Messinambiente non ha la possibilità di acquistare i mezzi né di fare la gestione del verde pubblico. Peraltro i costi del conferimento dei rifiuti di Messina nella discarica di Mazzarà Sant'Andrea sono elevati, trattandosi dell'unica discarica esistente in provincia che pratica prezzi elevati e che si trova a notevole distanza dalla città di Messina. Significativo è quanto dichiarato dal prefetto di Messina proprio con riferimento alle pretese creditorie che la Tirrenoambiente vanta nei confronti degli ATO della provincia «il fatto stesso di come questa società sia riuscita, come si evince almeno dalle denunce presentate, dalle operazioni, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, a estendere l'area della superficie della discarica e quindi a rendere quanto mai permanente la condizione di essere l'unico sito di discarica presente nella provincia, condizionando di fatto tutto il resto, effettivamente testimonia anche questa situazione. Un corretto impianto gestorio, sotto l'aspetto imprenditoriale della società, non potrebbe consentire questa mancata riscossione, persistente negli anni, dei crediti vantati. Se tutto fosse legato soltanto ad un corretto assetto imprenditoriale ordinario, una società che vanta crediti per 20 milioni di euro con un ATO e per altri 25 milioni con un altro, secondo me sarebbe stramazzata al suolo. Alla specifica domanda del presidente della Commissione, onorevole Gaetano Pecorella, che ha chiesto in cosa consista la logica più articolata, il prefetto ha risposto che la società evidentemente acquisisce disponibilità che non derivano esclusivamente da quelle che sono le entrate della società, che peraltro dovrà realizzare l'impianto di biostabilizzazione. L'ex presidente della Tirreno Ambiente, società che amministra l'impianto, è tuttora sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Le sue dimissioni hanno permesso all'azienda di continuare a operare. Ma le dichiarazioni pronunciate da Lo Forte davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti pesano ancora oggi come un macigno. Sospetti che non frenano, tuttavia, il flusso di sacchetti tra la Campania e la Sicilia, già pronto per essere replicato: "I napoletani pagano cash e bene. Queste risorse sono un toccasana per tutti gli operatori del settore ridotti sul lastrico dagli enormi debiti degli Ato siciliani, a cui corrispondono eguali crediti di imprenditori. Sto trattando per sottoscrivere un accordo da 2 mila tonnellate al giorno", ha dichiarato candidamente Vincenzo D'Angelo, l'imprenditore che guida il raggruppamento che si è aggiudicato la commessa e su cui pesa una condanna in primo grado a sette mesi per "aver gestito rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, in assenza di autorizzazioni". Ecco perché una regione, con una discarica fortemente sotto accusa, non a norma, in una regione dove non esiste una differenziata, non esiste una impiantistica, accoglie, dalla Campania, i rifiuti, per denaro, denaro pubblico. Da Napoli a Messina, ma, potrebbe essere da Napoli a Malagrotta o ancora in infinite variabili. Perchè ogni regione ha il suo Cesaro più o meno conosciuto o una società come la Sapna. Ambienti istituzionali dove si ingurgitano fiumi di denaro pubblico, dove i controllori vestono la stessa pettorina dei controllati. De Magistris ha raccolto i rifiuti da terra, ora aspetta gli venga detto dove dovrà smaltirli, chi deve dirglielo? La Sapna.

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Napoli. Roghi e leggi a sabotare De Magistris Thu, 23 Jun 2011 13:18:32 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/comuni/campania/168166.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/comuni/campania/168166.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

I cittadini hanno paura. Paura di morire asfissiati, di vedersi scoppiare in aria la macchina parcheggiata sotto casa, di vedersi le fiamme entrare dalle finestre di casa: a Napoli i roghi sono aumentati di numero e di intensità. Si parla di squadroni nei Quartieri Spagnoli armati di benzina e passamontagna: con l'ordine di rovesciare in mezzo la strada i cassonetti e dar fuoco ai rifiuti. Sporcare la città, fermare le politiche nazionali sull'ambiente per delegittimare De Magistris. In ogni quartiere, durante il giorno e la notte, scoppiano sommosse: tra puzza, carcasse di animali, insetti agguerriti, rabbia e repressione da parte degli agenti. Molte le saracinesche costrette a restare abbassate: in alcuni punti della città i cumuli di rifiuti impedisco a pedoni e automezzi di passare. Mister x, impiegato comunale, riferisce che l'ostruzionismo a carico del sindaco si fende con una spada tanto è evidente, concreta: ritardano i documenti richiesti da De Magistris a riguardo la situazione di deroghe, accordi, appalti e quant'altro. Raphael Rossi, ex dirigente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Torino, voluto da Luigi De Magistris alla testa dell'Asia, azienda napoletana di igiene urbana, in un'intervista al Fatto Quotidiano dichiara: " Quando contemporaneamente in dieci punti della città scoppiano incendi dei cumuli dei rifiuti, ci sono persone che trascinano i cassonetti dai marciapiedi alla strada, e parallelamente esplodono dei problemi con le ditte appaltatrici, beh, parlare di pressioni indebite sull'amministrazione non è affatto esagerato. Sui rifiuti a Napoli si combatte una guerra". I 'cinque giorni' per ripulire la città sono passati: "Quei tempi erano perfettamente compatibili dal punto di vista tecnico. Abbiamo avuto due difficoltà, l'atteggiamento di Lavajet e la difficoltà nello smaltimento che non è competenza nè di Asia nè del Comune, ma di Provincia e Regione". L'azienda Lavajet guidata da Giancarlo Vedeo, dirigente provinciale pdl di Savona; la società, di Varazze vinse l'appalto di 3 lotti su 5 per ripulire la città partenopea per un anno. Eravamo a gennaio 2011 quando sui 240 lavoratori lasciati dalla precedente ditta, Enerambiente, si "ammala" oltre il 20% del personale lasciando a terra i rifiuti napoletani. Le assenze per malattia dei dipendenti della “Lavajet” finirono al centro di una doppia indagine di cui poi non si è saputo più nulla. Attraverso la gestione dei rifiuti si controlla una città, una regione, uno Stato, nessuno deve immischiarsi, tanto meno De Magistris. Così una carovana di delegati del Pdl campano guidata dal coordinatore Nicola Cosentino insieme a Luigi Cesaro Presidente della Provincia di Napoli, ha incontrato il Presidente Berlusconi e il Ministro dell'ambiente Prestigiacomo ed i Presidenti dei gruppi Pdl di Camera e Senato. Lo scopo dell'incontro? Lo si capisce dalla nota del pdl campano: "Nel corso degli incontri è emerso che il percorso di ripristino della gestione ordinaria del ciclo dei rifiuti, faticosamente avviato dal governo Berlusconi, e' stato bruscamente interrotto il 21 maggio scorso con una sentenza tra Lazio che di fatto ha bloccato la possibilità di trasferimenti extra regionali dei rifiuti. Il governo si e' oggi impegnato a promuovere un intervento istituzionale per consentire la ripresa dei trasferimenti, l'attivazione degli impianti che permettono la più sollecita rimozione dei rifiuti e, finalmente, l'attuazione del nuovo piano regionale sullo smaltimento degli stessi". Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Provincia di Napoli rispetto all'ordinanza del sindaco di Caivano che impediva di utilizzare come sito di trasferenza un'area del comune. Quel che la nota politica omette è che ha fermare la trasferenza dei rifiuti è stato lo stesso governo per mano di Calderoli e che non esiste nessun progetto per un ciclo integrato dei rifiuti come non esistono progetti di impiantistica ad adeguare, la regione, allo smaltimento dei rifiuti. La sospensiva della sentenza del Tar nasconde una pressione istituzionale e non esistono analisi in merito alla situazione igienico sanitaria della provincia campana, come del resto dell'intera regione; questo perché le analisi fin ora svolte son state, più volte, ritenute dagli inquirenti, falsificate.
Il ruolo dei consorzi nell'eterna emergenza rifiuti. I consorzi di bonifica, vengono istituiti con legge regionale n°10 del 1993. Tra pubblico e privato in un culmine
di società miste e le quali dovrebbero coordinare gli interventi pubblici e controllare l’attività dei privati sulla bonifica del territorio di competenza. La relazione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti definisce i consorzi come enti inutili, crocevia di malaffare, di spreco di denaro pubblico, clientelismo. Enti, nati per comodità di qualcuno oltre che per distribuire incarichi e posti di lavoro e voti. Saviano docet. Ogni consorzio ha un padrino politico: sono i partiti politici a nominare dirigenti e a controllare appalti e pilotare le assunzioni. E se un consorzio, come il Ce4 diventa socio di maggioranza di una società a capitale misto, come la Eco4, la quale dovrebbe provvedere alla raccolta e alla gestione dei rifiuti per conto dello stesso consorzio che la controlla nasce il tipico conflitto di interesse peculiarità italiana. Il Ce 4 e la società Eco 4 spa sono stati dichiarati, in più occasioni, da diversi pentiti di camorra “creature” di Nicola Cosentino, con il patrocinio del clan Bidognetti, poi della famiglia Schiavone. Eco 4 riconduce ai due imprenditori del settore dei rifiuti: Sergio e Michele Orsi, questi, ucciso in agguato camorristico il 1 giugno 2008 per mano del boss Giuseppe Setola. La Eco4 assumeva gli uomini indicati da Cosentino. Il pentito Gaetano Vassallo: «Cosentino, facendo riferimento ad Eco 4, disse che quella società era una sua creatura, dicendo testualmente che “quella società song’ io”». Intanto, alla procura di Roma, è arrivata una tranche dell’inchiesta napoletana sulla P4, il sodalizio che ruota attorno a Luigi Bisignani e all’onorevole Alfonso Papa. L’inchiesta condotta dai pm Curcio e Woodcock si sdoppia. Il filone principale resta a Napoli. I pm fanno ricorso al tribunale della Libertà contro le decisioni del gip Luigi Giordano che ha fatto a pezzi le loro richieste. Il sistema di spezzettare i filoni investigativi è vecchio; serve a togliere dalle mani di pm onesti le inchieste scandalose per darle ai pm meno pignoli, i quali, probabilmente e sulla base di statistiche, insabbieranno il tutto. Almeno quattro i filoni minori girati per competenza alla procura di Roma: l’informatizzazione di palazzo Chigi (appalto da 9 milioni di euro finito alla società «Italgo» di Francesco Micheli e Anselmo Galbusera, entrambi amicissimi di Bisignani); l’accordo tra Poste Italiane e la società «Ilte» (di cui è proprietario il signor Farina, un altro amico di Bisignani, strapagato dirigente della «Ilte» stessa) per la stampa e la spedizione di bollette e fatture; una pubblicità da centomila euro affidata al sito «Dagospia» dall’Eni (contratto sponsorizzato dal solito Bisignani) e il caso Masi-Santoro e se questi vengono dichiarati filoni minori allora, gli italiani, sono in guai seri. Ma laddove la macchina della giustizia appare lentissima, veloci sono le contromisure politiche. Il Consiglio regionale della Campania ha approvato una risoluzione che prevede l’apertura di una discarica nella città di Napoli e l’individuazione di siti di discarica comprensoriali per la provincia di Napoli nonché l’autorizzazione all'apertura di Macchia Soprana a Salerno e invitano le istituzioni competenti a procedere senza indugio alla creazione di un sito di stoccaggio e di una discarica che sia in grado di accogliere i rifiuti prodotti dalla città di Napoli e della intera provincia di Salerno”. In questo modo i cittadini napoletani continueranno a pagare una tassa rifiuti spaventosa, a vivere con la paura, a subire la camorra istituzionale, a morire di malattie inerenti al disastro ambientale incorso e a non vedere applicata la giustizia. Se si attuassero gli articoli penali previsti per questo genere di crimini, la Campania, uscirebbe immediatamente dalla crisi cui è tenuta prigioniera. Non è soltanto inadempienza, qui si tratta di crimini precisi e gravissimi e i responsabili godono di ogni immunità. L'immunità data a chi ricopre cariche istituzionali, l'immunità garantita grazie a compiacenze interne a procure e prefetture. I nemici di De Magistris son gli stessi di quando era il magistrato di Why-Not.
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La regione Campania rischia di ripiombare nell'abisso dello '' STATO DI EMERGENZA''. Wed, 15 Jun 2011 22:59:35 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/166884.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/166884.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

L'altro ieri la Lega Nord nell'ultimo Consiglio dei ministri ha fatto bocciare un decreto sui rifiuti e questo potrebbe legittimare una richiesta di stato di emergenza da parte del governo, su indicazione degli enti locali. Dalla regione i cumuli di rifiuti, come i fiumi di percolato, come i traffici illeciti ampliamenti denunciati e portati alla ribalta della cronaca nazionale, non si sono mai fermati. E se giovedì non si dovesse trovare un'intesa sul testo del decreto "antirifiuti", l'eventualità di una richiesta dello stato d'emergenza in Campania sembrerebbe cosa certa. Niente di ufficiale, voci di corridoio insistenti negli ambienti istituzionali.

L'emergenza rifiuti che la regione si trova nuovamente ad affrontare in queste settimane scaturisce dal blocco dei trasferimenti fuori regione imposto dal Tar, oppure è un modo per sabotare e vendicarsi delle ultime elezioni? I danni che un ritorno allo stato di emergenza scaturirebbero sono incalcolabili, soprattutto sul piano delle lotte ingaggiate dai comitati civici e soprattutto rischierebbero di far morire, nuovamente, le nuove inchieste.
Un nuovo blocco politico per piegare nuovamente la regione ai voleri dei big dell'economia che si stanno dividendo, con abile voracità, gli appalti per nuove discariche e nuovi inceneritori. Non ci voleva l'elezione di De Magistris, un boccone amaro per i lupi degli stanziamenti pubblici e mazzette varie. Troppi patti da onorare, troppe indagini da schivare, troppi amici da accontentare. La nuova giunta parla di impianti di compostaggio, di nuovi progetti per la differenziata, di bonificare i cda delle aziende pubbliche e se non è più possibile far saltare in aria gli uomini onesti e muniti di gran senso della giustizia allora ci pensano i vari Calderoli che mossi strategicamente rideterminano la necessità di invocare un nuovo stato di emergenza. Il ministro leghista Calderoli che ha, come per vendetta, boicottato e fermato un provvedimento di legge indispensabile per la Campania. Bocciare spudoratamente e con false scuse un decreto legge necessario per alleggerire il peso dell'emergenza rifiuti in Campania, sul quale si era speso anche il sottosegretario Gianni Letta e del quale era stato informato anche il Quirinale. Ma il Consiglio dei ministri convocato appositamente per varare un provvedimento d'urgenza per una "Norma interpretativa in tema di classificazione di rifiuti particolari", si è risolto con un nulla di fatto e il rinvio a giovedì, con un nuovo Cdm, per risolvere la questione. Roberto Calderoli ha anche chiesto una relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato per verificare la copertura finanziaria del provvedimenti da ritardare ancor più la questione. Il motivo, spiegano fonti di governo, sta nel rischio per le regioni del Nord di vedersi arrivare sul proprio territorio, per lo smaltimento, anche rifiuti speciali provenienti dalla Campania, bypassando completamente l'autorità politica regionale visto che gli accordi sarebbero avvenuti con società private: "Ci saremmo trovati frigoriferi e televisori in mezzo ai rifiuti urbani tradizionali", spiega un esponente leghista. Da qui la netta opposizione del ministro Calderoli, rispetto alla quale non si è riusciti a trovare neanche un compromesso, nonostante il tentativo del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Un'impasse dalla quale, spiegano fonti di governo, si rischia di non trovare via d'uscita neanche alla prossima riunione. I comitati si domandano: non sono forse le loro società private a controllare la gestione delle discariche e inceneritori in Campania come in ogni altra regione del sud e del nord? Non sono forse i loro rifiuti industriali che abbiamo accolto sui nostri territori inquinandoli? Non è forse notizia di ieri di arresti e sequestri a riguardo dei noti trafficanti di rifiuti? Non si è forse scoperta una nuova discarica abusiva nel parco Nazionale del Vesuvio, di sversamenti nelle fogne della città che finivano in mare? Chi può mai trafficare con i rifiuti in Campania se tutto è in mano ai vari Cosentino e Cesaro, Impregilo e A2A?

Questo Calderoli se lo è chiesto? La Lega se lo è domandato? Il governo e l'opposizione?

 

R.E.B.A. onlus

UFFICIO STAMPA

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Discarica abusiva sotto il naso delle istituzioni: mistero nel Parco Nazionale del Vesuvio Tue, 14 Jun 2011 13:18:06 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/166578.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/166578.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus inviamo, in allegato, notizia relativa alla scoperta di una discarica abusiva
all'interno del Parco Vesuvio, sotto agli occhi delle istituzioni.
Cordiali saluti.

Ufficio Stampa
R.E.B.A. onlus
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Discarica abusiva sotto il naso delle istituzioni: mistero nel Parco Nazionale del Vesuvio Tue, 14 Jun 2011 13:06:58 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/166569.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/166569.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

Sequestrate 41 tonnellate di rifiuti speciali, 9 automezzi per il trasporto e un'area di 3000 metri quadrati adibita a discarica all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio: proprio dove si trova cava Sari, la discarica di Terzigno. Denuncia il Presidente dell'ente Parco Ugo Leone sul sito istituzionale: «C´è il rischio che i rifiuti in faccia ai quali il Parco nazionale del Vesuvio aveva sbattuto la porta, entrino dalla finestra. La porta è la cava Vitiello data per non più utilizzabile come discarica; la finestra è costituita dalla minacciosa possibilità che la discarica SARI attualmente in funzione e in via di saturazione venga affiancata da una nuova cavità contigua all´attuale e sempre in area parco. Ciò mentre non solo la logica, ma la legge vorrebbe che, una volta chiusa quella discarica, si proceda alla sua rinaturalizzazione. Per questi motivi siamo costretti a riaprire la parcumiera con la speranza di doverla presto richiudere in contemporanea con la definitiva chiusura di tutte le discariche, comunque abusive, nel Parco. » Una notizia destinata a riaccendere l'insorgenza civile.

Quanto si apprende dagli inquirenti non deve sorprendere, sono anni che i comitati locali denunciano e si battono con coraggio contro questi crimini. I rifiuti sversati nelle fogne cittadine di Napoli per finire in mare o in fiumi e laghi. Gli scarti speciali riversati nella discarica abusiva nel Parco Nazionale del Vesuvio: la Guardia di Finanza questa mattina ha arrestato 7 persone e sequestrato beni per 4 milioni di euro. Come si possa realizzare una discarica abusiva all'interno di un Parco recintato, controllato dalla forestale e da un ente preposto è mistero. Subito si arriva a pensare, con ragione, a complicità istituzionali. Dentro al Parco è un continuo trafficare di mezzi e uomini in tutta la sua ampiezza. Sopra al suo cielo continui gli elicotteri della polizia e della forestale: come nascondere 3 mila metri di traffico illecito? Poco importa conoscere i nomi degli arrestati, rimarreste delusi nello scoprire che si tratta di capri espiatori. Conta invece un'altra notizia connessa: la DIA ha confiscato beni per circa un milione di euro a Rocco Veneziano, 57enne affiliato al clan dei Casalesi-fazione Bidognetti. Il presidente della provincia Napoli, Cesaro, è stato già accusato dal pentito Vassallo d'esser un affiliato di Bidognetti; mentre Nicola Cosentino d'esserlo dei casalesi. Veneziano è stato di recente condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per 416bis, associazione mafiosa; geometra e imprenditore edile, considerato punto di riferimento per la gestione degli interessi economici del clan. Si occupava di predisporre la documentazione per indire gare di appalto e fornire i nominativi delle imprese 'pulite' alle quali assegnare i lavori per favorire gli interessi dei Casalesi. Ci troviamo davanti ad un gruppo criminale collaudato e radicatosi nel corso dei decenni grazie all'indulgenza e compiacenza politica, locale e nazionale. La mano nera della mafia politica che da sempre gestisce il traffico illecito di rifiuti con profitti intorno ai 10 milioni di euro. E non solo in Campania, questa illusione è un grave errore che difende la parte malata dello Stato italiano

Torniamo al Parco del Vesuvio e cerchiamo di capire come, questo traffico appena scoperto, potesse aver fino ad oggi operato nel silenzio. Luigi Cesaro, fondatore, tra l'altro, della Sapna, la società nata con lo scopo di gestire il sistema del ciclo integrato dei rifiuti nella provincia: conflitto di interesse. La Sapna si avvale della collaborazione di società importanti, come la Partenope Ambiente, controllata al 100% dal gruppo A2A. Dal bilancio 2010 di Partenope Ambiente emerge che nel passato esercizio Acerra ha prodotto un utile di 6,7 mln, di cui 6 mln sono stati destinati all'unico azionista A2A. Mentre il gruppo Impregilo che ha costruito il termovalorizzatore sta subendo un processo nell'aula bunker di Poggioreale dove a nessuno, nemmeno ai giornalisti, è permesso filmare, registrare o anche solo tenere il cellulare. Altra notizia connessa è sull'inchiesta della Procura di Caserta sulla terra «avvelenata» che, nel 2007, portò all’arresto di 38 persone e che si è conclusa con il rinvio a giudizio di altrettanti indagati. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono i titolari della «Naturambiente» di Castelvolturno – Giuseppe e Ludovico Ucciero – ed un loro dipendente, Marco Buongiovanni finiti nella complessa indagine denominata «Chernobyl», nata dalle inchieste «Madre Terra» e «Madre Terra 2».

Nel falso «compost di qualità», hanno appurato i carabinieri del Nucleo Tutela Ambiente dei carabinieri, c’erano anche tracce di cromo esavalente, una sostanza altamente cancerogena che finiva mischiata al terreno agricolo. Il «cimitero» delle scorie industriali è stato individuato nelle campagne dell’agro nocerino-sarnese, nella piana del Sele, nel Foggiano e nelle falde freatiche di quasi tutta la Campania. Nell'inchiesta, crocevia dei traffici, viene indicato il porto di Napoli. Nelle indagini si è anche verificato l'arrivo di fusti dall'Ucraina, da qui il nome di tutta l'inchiesta: «Chernobyl». Gli inquirenti hanno accertato che le varie società, tutte affiliate tra loro e tra cui «Naturambiente» avrebbero dovuto trasformare i fanghi prodotti dagli impianti di depurazione e di trattamento delle acque industriali in «compost di qualità» per l’agricoltura, invece, falsificavano le carte: scrivevano dell'avvenuta raffinazione del rifiuto, mentendo. Gli inquirenti non hanno avuto dubbi poiché le prove raccolte, tra testimonianze, perquisizioni e intercettazioni ambientali e telefoniche presentavano una holding criminale dedita agli sversamenti illegali di rifiuti. Altro gruppo, la General Construction. La società è controllata dalla famiglia Gallo di Napoli, indicata come uno dei referenti principali di Ansaldo. Il gruppo Ansaldo Energia è controllata da Finmeccanica e nell'aprile 2001 ha costituito varie società con gli inglesi di International Power slc, multinazionale inglese sorta dalla privatizzazione dell'azienda pubblica britannica National Power. Ma, anche la Green Power è accusata di disastro ecologico.

Ansaldo e IP si sono affidate alla General Construction spa per prendere contatti con le realtà locali.

General Construction rientra in un sistema di aziende abbastanza complesso, una piccola galassia fino a diventare una società anonima dove impossibile sembra giungere a dei responsabili. Alla General Construction fanno capo Aled Pawer srl fondata nel luglio 2002, Sofip srl Società finanziaria immobiliare partenopea e la Holding Investimenti srl; questa è controllata dai Gallo ed ha acquistato il 50 per cento di Progest spa che si occupa di consulenze ambientali, e il 50% di Naturambiente srl di Castelvolturno. L'altro 50 per cento di Naturambiente è di proprietà della Holding Share, società a responsabilità limitata in mano ai tre giovani Ucciero di Castelvolturno.

Naturambiente dal 14 luglio 2000 conosce una epoca fatta di continue cessioni: quote cedute ai fratelli Gallo come persone fisiche, a loro volta cederanno le quote alla Holding Investimenti. Gli Ucciero, cederanno quote ai Capece i quali poi le rivenderanno alle persone fisiche Luigi e Giustino Ucciero. Nel 2002 le quote vengono riacquistate dai Capece per tornare infine definitivamente nelle mani degli Ucciero attraverso la Holding Share. Naturambiente e l'affare Venafro.

Si tratta dell'affitto dell'ex conservificio della Cooperconserve. Il Comune di Venafro lo acquistò sborsando un capitale con una procedura insolita, accollandosi un mutuo da 50 mila euro l'anno per una cifra complessiva che supera il milione e mezzo di euro. L'anomalia è che lo affitterà a Naturambiente per poco più di 25 mila euro all'anno.

Con una delibera del gennaio 2003 il capannone viene concesso in locazione per nove anni (rinnovabili) "per uso industriale a scopo ambientale alla società Naturambiente s.r.l. Gestione e Servizi Ecologici con sede in Castel Volturno o sua costituenda società".

Intanto torna in carcere Elio Roma, imprenditore nel settore dello smaltimento rifiuti, originario di Trentola Ducenta. I militari lo hanno arrestato in esecuzione di una sentenza definitiva che lo ha visto condannato a scontare sei anni di reclusione per traffico illecito di rifiuti. Riconosciuto colpevole di aver smaltito in maniera illegale fanghi provenienti dalle più disparate lavorazioni eseguite nel Nord Italia e dai depuratori campani. Il gruppo A2A opera soprattutto al nord. Tra gli altri imputati troviamo affiliati ai casalesi e tutti i conti tornano come per magia. I potenti casalesi

Ora stanno cercando il super latitante Zagaria, considerato assieme agli apparati deviati dello Stato, il padrone della gestione illegale dei rifiuti industriali in mezzo mondo. Zagaria di certo non è lontano da casa sua e si può credere di averlo quasi in pugno: basta ordinare il blitz che tutti attendono. Il potente boss dei casalesi ha le ore contate?

Il Patto: la camorra ci mette i terreni e le ditte di trasporto, lo stato toglie il pattume dalla strada e garantisce appalti e immunità, da sempre funziona così. Forse per queste trattative, ancora in corso, tra potente mafia e pezzi importanti dello Stato che la Prestigiacomo, ministro dell'ambiente, lo scorso 8 giugno avrebbe parlato di fiducia nelle indagine dei magistrati onde appurare gli appalti per l’affidamento del sistema Sistri? Per questo si rimanda continuamente il Sistri? Per via dell'ingerenza da parte della magistratura che rende complicato concludere le mostruose trattative?

 

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Nuovo Testo ambientale: una tutela alle ecomafie. Mon, 23 May 2011 13:21:55 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/163292.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/163292.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus le inviamo in allegato il nostro ultimo articolo con preghiera di diffusione.
Cordiali saluti
Ufficio Stampa
R.E.B.A. onlus
3391320320
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Nuovo Testo ambientale: una tutela alle ecomafie. Mon, 23 May 2011 13:08:36 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/162782.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/ministeri/162782.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

L'Unione Europea chiede ai Paesi membri di varare leggi che tutelino, penalmente, l'ambiente e puniscano, penalmente, chi specula e inquina, mettendo di conseguenza a rischio le popolazioni: i responsabili sono da identificarsi in coloro che hanno interessi, politico affaristici, nella gestione di discariche, depuratori, centrali nucleari, a gas, a carbone, rifiuti industriali e via discorrendo.

Chi si trova oggi a dover vivere il triste destino di paladino dei propri diritti, come i tanti cittadini unitisi nei più svariati comitati civici per la tutela della propria terra, conosce perfettamente i limiti della nostra legislazione in materia ambientale, tanto che, giorni fa, questo argomento è stato oggetto di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Pietro Grasso (Procuratore nazionale Antimafia), Vittorio Cogliati Dezza (presidente nazionale Legambiente), Roberto Della Seta (commissione Ambiente Senato), Francesco Ferrante (commissione Ambiente Senato), Enrico Fontana (responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente). Quanto segue è una denuncia, un grido di battaglia, ma, anche di speranza, lanciata da R.E.B.A.: il nostro Paese conta il più alto tasso di fenomeni di ecomafia; atti gravissimi e che vanno considerati, al di la di ogni ragionevole dubbio, reati penali con l'aggravante del tentato omicidio, preterintenzionale, ( «il delitto è preterintenzionale quando dall'azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agente»), a danno delle popolazioni . Il recepimento delle direttive 2008/99 e 2009/123 avrebbero dovuto spingere il nostro governo a porre rimedio alla situazione attuale, un codice ambientale fatto solo di contravvenzioni, e varare, con urgenza, una legge a disciplinare penalmente e con pene efficaci, come richiesto dall’Europa, i reati ambientali, tra i quali: i delitti ambientali in forma organizzata, l’inquinamento ambientale, pericolo per l’incolumità pubblica, il disastro ambientale, l’alterazione del patrimonio naturale (flora e fauna), il traffico illecito di rifiuti, la frode ambientale, il ravvedimento operoso.
Incredibilmente, nel testo approvato di tutto ciò non c’è traccia e i reati ambientali continuano a restare impuniti. A questo punto ci chiediamo, come Registro Europeo Bombe Ambientali come possa l'UE accettare tale testo tanto da evitare all'Italia di incorrere in future sanzioni e procedure di infrazione: appoggiando tale testo l'UE rigetta se stessa e le proprie direttive, oltre a farsi complice di un sistema gravissimo come quello legato al fenomeno delle ecomafie. Il presidente di Legambiente, associazione autoritaria e ben nota tra gli attivisti dell'ambiente ha così dichiarato nella conferenza stampa: «Una riforma efficace sarebbe quella che prevede pene reclusive crescenti in base alla gravità degli illeciti, dal danno ambientale al delitto di ecomafia o di frode ambientale . A fronte della sistematica aggressione al nostro patrimonio ambientale è stata elaborata, invece, una legislazione penale blanda, inefficace e priva di fattispecie delittuose. Così come lascia perplessi la mancata condivisione dell’iter di recepimento con associazioni, forze dell’ordine, magistrati e tutti coloro che si confrontano ogni giorno con i limiti di questa normativa». Saranno contenti di sapere, i tanti cittadini in guerra contro tali fenomeni, che per chi apre una discarica abusiva, è previsto un arresto da 3 mesi a 2 anni, senza misura cautelare e una multa che va dalle 2.600 euro ai 26 mila euro. Chi inquina il suolo, sottosuolo, le acque superficiali o le acque sotterranee, con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio, rischia l’arresto da sei mesi a un anno e l'ammenda da 2.700 euro a 26 mila. A chi viene ''beccato ad avvelenare terra, acque e cielo'' converrà pagare queste ridicole ammende invece di sostenere i costi altissimi per la bonifica del territorio. E chi bonificherà le aree? Nessuno, le amministrazioni si diranno senza euro in cassa, gli stanziamenti finiranno nelle casse proprio di chi, dietro la compiacenza politico – mafiosa, ha inquinato. Legambiente si è rivolta a Confindustria per proporle una collaborazione attua ad inserire alcune modifiche nel decreto legislativo. Eppure Confindustria stessa, finisce per sua stessa natura, nell'elenco dei maggiori responsabili e sospettati dei danni ambientali ed ecomafie in generale; non è forse essa che ha richiesto, esplicitamente, un ritorno al nucleare? Non è la Confindustria che ha richiesto, più volte, di fermare il Sistri? Non è essa che rappresenta tutte quelle grandi multinazionali che vanno dalle aziende chimiche alle petrolifere a quelle dell'acciaio? Cioè proprio le aziende che producono i maggiori rifiuti pericolosi ed inquinanti vari? Non è sempre lei che ha nel proprio seno i gestori di depuratori, aziende per la raccolta, conferimento e smaltimento dei rifiuti? Come anche depuratori e termovalorizzatori? Come se non bastasse nel decreto appena varato non esiste una sola norma adeguata per il cemento. Lasciando indifesi gli splendidi paesaggi italici, preda dei faccendieri, vecchi e nuovi del cemento. Confindustria con Legambiente e il gruppo Sorgenia: Sorgenia è tra i principali fornitori di energia in Italia, parte dell'impero finanziario di Carlo De Benedetti, tessera numero uno del PD. Il gruppo Sorgenia ha affari in tutto il mondo: controlla centrali elettriche, a gas, rigassificatori, eolico e solare e ha partecipazioni in Tirreno Power, controllata al 65% da Cir.

Cir (Compagnie Industriali Riunite) è una holding italiana controllata da Carlo De Benedetti attraverso la COFIDE. Rodolfo De Benedetti è amministratore delegato.

La holding occupa spazi anche nell'editoria, Gruppo Editoriale L'Espresso; nella componentistica per auto con SOGEFI e nella sanità con il gruppo KOS (ex Holding Sanità e Servizi). La COFIDE (Compagnia Finanziaria De Benedetti) è una holding finanziaria. In realtà il gruppo Cir si muove anche in internet, nelle radio, media, meccanica, strutture private per anziani e centri di riabilitazione. Raggruppa Deutsche Banck, Omnitel, Wind, Sorgenia, sanità. Carlo De Benedetti, primo sponsor del Pd è iscritto alla loggia Cavour. Marzo 1991, all'allora ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, si presenta Carlo De Benedetti chiedendogli a bruciapelo: « Vuoi essere mio ministro?» e gli parla di un progetto che stava elaborando con alcuni amici, industriali e giornalisti e da affidare poi a referenti politici. Si trattava di affari industriali, scalate e accaparramento dei maggiori vertici di Stato. Va detto che il gruppo Sorgenia acquisterà, negli anni, terreno demaniale a sotto costo e anche, sempre a sotto costo, aziende di bandiera e pezzi di banche.

Legambiente, cosa ci fa con Confindustria e come socio di Sorgenia? Non a caso la prima non fa grandi battaglie alle centrali di vario genere e titolo gestite o controllate da Sorgenia. Legambiente è socio al 10% del gruppo Sorgenia.

 

L'associazione ambientalista che si oppone strenuamente alle centrali a carbone di Genova e La Spezia, ritiene misteriosamente ecocompatibili le sue centrali a Savona, Vado, Val Bormida, Modugno. Questa raccontata è cronaca ben argomentata, è storia. A questo punto ci chiediamo a che pro illudere i cittadini e come chiedere agli stessi credibilità. Vogliamo far presente a Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia e maggiormente a Confindustria e a Legambiente e ai rappresentanti del Senato che non va riscritta una legge che rendi penale i reati contro l'ambiente perchè essa esiste già, anzi, a tal proposito interroghiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Presidente, chiediamo a Lei se è mai venuto a conoscenza, considerato che al tempo era già Presidente, di un testo di legge del 2007 firmato dall'allora presidente del Consiglio Romano Prodi dal titolo: Disegno di legge recante Disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente». Era il 24 aprile 2007, il testo approvato in consiglio dei ministri doveva giungere sul tavolo del presidente Napolitano che a sua volta doveva firmarlo per poi andarsi ad inserire nel secondo libro del codice penale. Gli articoli più importanti riguardano: inquinamento ambientale; alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna; traffico illecito di rifiuti; traffico di materiale radioattivo o nucleare; danno ambientale; pericolo per la vita o l’incolumità personale; delitti ambientali in forma organizzata. Scritto e articolato in ogni sua parte come Unione Europea impone, perchè sembra sparito questo testo? Tutti i comitati civici di Italia si uniscano a questa domanda, i simpatizzanti di Legambiente espongano domande all'organizzazione sul proprio operato. Abbiamo sprecato troppo tempo e delegato all'infinito, ora che la nostra terra avvelenata non ne può più, ora che ci si ammala di neoplasie come di influenza, ora che la consapevolezza ci unisce e non più divide è tempo di compiere il giro di boa e ricordate, andate in massa al referendum votando 4 volte SI sarà come il rullare di tamburi all'inizio dell'ultima battaglia per vincere la guerra. Il referendum sul legittimo impedimento lo dovete leggere come referendum contro i responsabili dei disastri ambientali. La mafia non entra nelle istituzioni senza un lascia passare e questo lascia passare rischia di non subire condanne esemplari grazie al legittimo impedimento.

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Lettieri: Bertolaso risolverà la questione rifiuti. De Magistris: solo la giustizia ripulirà Napoli Fri, 20 May 2011 15:22:36 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/162602.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/162602.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus R.E.B.A. le invia, in allegato, il suo ultimo lavoro
Si prega la massima diffusione.
Cordiali saluti

Ufficio Stampa
R.E.B.A. onlus
3391320320
Roberta Lemma
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Lettieri: Bertolaso risolverà la questione rifiuti. De Magistris: solo la giustizia ripulirà Napoli Fri, 20 May 2011 14:30:12 +0200 http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/162574.html http://comunicati.net/comunicati/istituzioni/regioni/campania/162574.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

Confronto tra Lettieri e De Magistris davanti alle telecamere di Sky:

De Magistris: «Il voto del primo turno è un voto di protesta ma anche un voto di proposta».

Lettieri: «Il voto di protesta in sé non serve a nulla, i risultati rispecchiano la volontà dei napoletani di un voto diverso rispetto a quello degli ultimi anni». De Magistris lascia che sia il ''magistrato'' che è innato in lui a ribattere sull'appoggio del Pd: «Non poteva non prendere atto del voto del primo turno. Ben venga il suo appoggio, Napoli non puo' andare in mano a Cosentino». In una recente intervista l'ex pm così si era espresso: «Il concetto di massoneria è addirittura riduttivo. Le indagini mi sono state sottratte illegalmente – si riferisce, una inchiesta per tutte, a Why-Not -, siamo davanti ad una gestione occulta del potere. Non si tratta più del solo condizionamento di un singolo politico o funzionario. E’ una metastasi». Il candidato del centrodestra Gianni Lettieri, invece, punta sull'emergenza spazzatura: «Dopo una settimana non ci saranno rifiuti per strada, anche grazie alle indicazioni e ai suggerimenti che mi ha dato Bertolaso. Bertolaso mi ha aiutato e collaborerà' ancora con me. Saro' io a vincere il ballottaggio, perche' i napoletani vogliono moderazione e non gli estremismi», ha concluso Lettieri.

In gioco ci sono tanti interessi, quelli occulti e quelli legati al bisogno crescente di imporre giustizia, democrazia e libertà dalla criminalità organizzata. Di certo Lettieri non si rende conto di consegnarsi alla certa sconfitta, tirando in ballo Bertolaso, figura contestata e raggiunta da indagini da parte della magistratura proprio in relazione all'emergenza rifiuti in Campania. Non bisogna ricordare troppo ai lettori cosa ha fatto per la Campania, Bertolaso: qui si pagano ancora le sue furbe macchinazioni. Senza contare che è in corso, nell'aula bunker di Poggioreale, il processo ad Impregilo, un processo chiuso, dove ai giornalisti viene vietato l'uso di qualunque strumento di registrazione, audio o visivo, anche dei telefonini e dove, imputati e testimoni, raccontano la colossale truffa dei rifiuti napoletani: dalla raccolta, allo smaltimento, ai documenti falsificati per la gestione di balle, inceneritore e messa insicurezza delle discariche. La criminalità organizzata non si nasconde più, anzi, si immortala in manifesti pre elettorali. Occorre specificare la volontà politica di Lettieri e quella di De Magistris: il primo è stato ingaggiando al sol fine di rimettere ordine nella guerra nata a monte degli appalti e degli stanziamenti che stanno per essere autorizzati e dove il secondo candidato intende intervenire con la mano della giustizia. Nuove discariche ed inceneritori, oltre agli appalti per la raccolta, smaltimento e la gestione delle cave, vecchie e nuove. Per ottenere soldi e appalti occorrono gli uomini ai posti di comando, cioè negli uffici preposti a rilasciare autorizzazioni e nelle aule consiliari dove garantire la vincita dell'appalto. Inoltre, Lettieri e chi sopra di lui, lo sa bene, il tutto va privatizzato. La Campania, in mano ai Cosentino, Cesaro e Lettieri diverrebbe la prima regione di Italia totalmente S.P.A. Il quotidiano Terra ha ben sottolineato i giochi taciuti e gli intrighi di corte e lo ha fatto attraverso la bella penna di Francesco Iacotucci. Riportiamo il contenuto saliente dell'articolo: alla discussione elettorale sull’inceneritore di Napoli Est si è aggiunta la polemica sul bando da parte della società Asìa la quale contesta che non è stata coinvolta nel bando dell’inceneritore, da poco pubblicato. Il 13 febbraio scorso il sottosegretario Bertolaso siglava un accordo di programma con il Comune di Napoli, dove affidava ad Asìa la progettazione, la costruzione e la gestione dell’impianto. Alla luce di questo accordo il Cda di Asia costituì la Neam Spa (Napoli energia ambiente), società al 100% controllata dal Comune, la quale, dopo la realizzazione dell'inceneritore, avrebbe venduto sul mercato il 40% delle proprie azioni. All’epoca si stimò che i costi di realizzazione per un impianto da 400.000 tonnellate dovessero essere compresi tra i 230 e i 260 milioni. Il giornalista sottolinea al lettore un passaggio decisivo: nel bando pubblicato si parla di una cifra di base di 346 milioni di euro con un incremento di spesa non giustificato da nessuna variazione sulla costruzione. Altro fattore negativo legato all’estromissione di Asìa e del comune di Napoli dall' affare inceneritore riguarda i ricavi: estromessa dalla gestione, Asìa, non avrà alcun contributo dalla vendita dell’energia elettrica, ricavi che andrebbero invece totalmente ai privati per 20 anni. Ricavi che non verrebbero reinvestiti per migliorare servizi pubblici ma, vanno visti, come veri e netti profitti privati. Non soltanto il comune di Napoli non avrebbe ricavi dall'energia prodotta ma, si vedrebbe costretta a pagare una tariffa di conferimento maggiore di quella attualmente in vigore ad Acerra: da 50 euro a tonnellata a 93 euro. Questo dal quotidiano Terra. Bisogna dire che di queste 93 euro pagate per il conferimento, a tonnellata, circa 5 euro verrebbero utilizzate come ''compensazione ambientale'', prova del danno prodotto sull'ambiente e sui cittadini. Napoli verrebbe svuotata nelle casse, martoriata nella terra e costretta a subire una privatizzazione costosa e fuori da regole e controlli cui danni, fisici, morali e in forma di denaro versato, ricadrebbero sui soli cittadini napoletani. Amici nelle aziende, nelle segreterie di partito, nelle giunte comunali, provinciali e in regione, anche, nei tribunali? Pochi giorni fa, il 6 aprile, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima) si esprimeva in merito al ricorso proposto da Asìa Napoli S.p.A e Ecodeco, contro Ente Parco del Vesuvio, Comune di Terzigno, Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) Campania e S.A.P.N.A. (Sistema Ambiente Provincia di Napoli S.p.A. Fondata da Cesaro, presidente provincia di Napoli). Le società Asìa e Ecodeco chiedevano l’annullamento dell’ordinanza presidenziale prot. n. 531 del 23/12/2010, recante ingiunzione di ripristino dello stato dei luoghi e bonifica della discarica SARI a Terzigno. La ditta per la raccolta Asia, veniva raggiunta da un ordine di ripristino della discarica Sari in quanto, questa, riconosciuta inquinata nelle falde idriche e quindi nel suolo. Fatto sta che la Corte così si è espressa sul ricorso presentato dalla Asìa: « considerato che lo stesso Ministero dell’Ambiente è intervenuto, in relazione all’inquinamento delle acque di falda, a prescrivere l’adozione di idonei interventi di messa in sicurezza; Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima) respinge la domanda cautelare». Cava Sari, riconosciuta inquinata dalla stessa Corte non chiuderà, quindi, come richiesto con urgenza e gravità dall’Ente Parco e cittadini in prima linea, non verrà nemmeno bonificata. Per quanto riguarda le misure adottate dal Ministero dell’Ambiente per ripristinare le falde acquifere e la stessa discarica, non se ne hanno notizia. La discarica è li dagli anni settanta: allargata, scavata, riempita di ogni tipologia di rifiuto da quello legale a quello illegale. Ricordiamo anche il sequestro di una parte della discarica di Chiaiano, Napoli, nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni dei Casalesi nella realizzazione dell’impianto. I militari avevano anche perquisito alcuni laboratori di analisi ipotizzando la falsificazione dei test effettuati nella discarica, con relativa compromissione della sicurezza pubblica. La discarica è ancora li, satura e inquinata e chi ne sa più nulla? Secondo un altro protocollo firmato nel 2008 dal sottosegretario Guido Bertolaso e dal sindaco di Giugliano, Taverna del Re, doveva essere definitivamente chiusa, per avviare opere di bonifica del territorio dove da anni erano stoccate 6 milioni di ecoballe. Nel frattempo, nuove indagini e nuovi processi, stavolta a carico di quattordici tra docenti universitari, liberi professionisti e funzionari regionali, arrestati due anni fa nell’ambito dell’inchiesta sui collaudi agli impianti di Cdr (combustibile derivante dai rifiuti). Per tutti l’accusa di falso ideologico in atto pubblico. Il processo comincerà il 9 giugno prossimo davanti al giudice monocratico Giustina Caputo. Inoltre, in pochi mesi una montagna di immondizia è stata trasportata dalla Campania alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Per un giro di affari da sei milioni di euro. Ma dell’operazione nessuno sembra essere responsabile.

Mastella comunica di appoggiare Lettieri e, stando alle sue ultime dichiarazioni, lo farà assieme al terzo polo: «Un rapporto di collaborazione politica tra l'Udeur e le altre forze politiche di Centro.» Mastella, ieri ha incontrato a Roma i leader Casini e Cesa, Fini e Rutelli. In vista del ballottaggio per l'elezione del sindaco di Napoli. I cittadini sapranno di certo come orientarsi, peseranno, nel ballottaggio, i voti dei ''colletti bianchi'' chiamati ed invitati a difendere poltrone, aziende e interessi privati. Si hanno notizie di arresti nel napoletano, di appartenenti al clan del rione Torretta accusati di aver fomentato le proteste dei cittadini a seguito dell'imbarazzante quantitativo di rifiuti in strada: la cittadinanza, tutta, invita gli inquirenti ad occupare il proprio tempo ricercando, nei palazzi del potere, i veri responsabili di questa infamia.

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Asìa e Ecodeco vincono il ricorso: per cava Sari niente chiusura e bonifica Mon, 09 May 2011 14:04:26 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/editoria/160854.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/editoria/160854.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

A Roma la gente ha paura di fare la fine di Napoli. Temono di vedersi invasi dai rifiuti. Come se Napoli si trovasse a vivere confinata nell'emergenza rifiuti per cause divine o disgraziate disavventure. Napoli non è stata inabissata dai rifiuti a causa della camorra o di Bassolino o della Iervolino o di Cosentino e Cesaro, Napoli affoga tra percolato e sacchetti perchè i governi nazionali hanno fatto affari e protetto la camorra, Bassolino, Iervolino, Cesaro e Cosentino e come per Napoli, così per Roma, stessi affari e protezione, cambiano soltanto i nomi dei responsabili e amministratori locali. Se io produco la prova di quanto vado denunciando, cioè, cattiva gestione dei rifiuti, smaltimento illegale, discariche pericolose e non a norma, attentato alla salute pubblica, mari, fiumi, laghi e cielo avvelenati, l'accusato, corre ai ripari: chiama la sua pedina politica, quella in procura, al ministero. Chiama cioè, coloro che hanno responsabilità dirette e quindi necessità di smontare la prova raccolta. Oppure, inventano strane procedure. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima) il 6 aprile si è espressa sul ricorso proposto da Asia Napoli S.p.A e Ecodeco, contro Ente Parco del Vesuvio, Comune di Terzigno, Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) Campania e S.A.P.N.A. (Sistema Ambiente Provincia di Napoli S.p.A. Fondata da Cesaro, presidente provincia di Napoli). Le società Asìa e Ecodeco chiedevano l'annullamento dell’ordinanza presidenziale prot. n. 531 del 23/12/2010, recante ingiunzione di ripristino dello stato dei luoghi e bonifica della discarica SARI a Terzigno. La ditta per la raccolta Asia, veniva raggiunta da un ordine di ripristino della discarica Sari in quanto, questa, riconosciuta inquinata nelle falde idriche e quindi nel suolo. Fatto sta che la Corte così si è espressa sul ricorso presentato dalla Asìa: « ritenuto che il provvedimento impugnato risulta emanato dall’ente preposto alla gestione dell’area naturale protetta nell’esercizio del suo potere di intervento a protezione del vincolo; che tale provvedimento non contesta la istituzione della discarica, ma motivato in ragione di un inquinamento delle acque di falda, non contestato, e delle negative conseguenze che da modalità non adeguate di stoccaggio possono prodursi sulle componenti ecosistemiche e sul paesaggio del Parco, oltre che sull’area di localizzazione in senso stretto della discarica; ritenuto che, in ragione della espressa finalità del provvedimento, l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi debba essere correttamente inteso al ripristino delle corrette regole di stoccaggio, anziché alla chiusura della discarica; considerato che lo stesso Ministero dell’Ambiente è intervenuto, in relazione all’inquinamento delle acque di falda, a prescrivere l’adozione di idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza; Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima) respinge la domanda cautelare». Cava Sari, riconosciuta inquinata dalla stessa Corte non chiuderà, quindi, come richiesto con urgenza e gravità dall'Ente Parco e cittadini in prima linea, non verrà nemmeno bonificata. Per quanto riguarda le misure adottate dal Ministero dell'Ambiente per ripristinare le falde acquifere, non se ne ha notizia. La discarica è li dagli anni settanta: allargata, scavata, riempita di ogni tipologia di rifiuto da quello legale a quello illegale. E, grazie a questa Corte, resterà aperta chissà per quanto ancora e resterà ancora area militarizzata per meglio celare quanto avviene. I rappresentanti di R.E.B.A. ( Registro Europeo Bombe Ambientali ) denunciano un vizio di forma nella relazione fatta dalla Corte, la quale, pur riscontrando l'inquinamento delle falde acquifere e quindi del suolo nella cava Sari, ne ha impedito la chiusura e la bonifica. La Corte non ha tutelato né la salute pubblica, né il Parco Nazionale, né la giustizia ma, ha tutelato gli affari di chi ha inquinato, distrutto, violato: terra, leggi e diritti civili. Cosa significa - ripristino delle corrette regole di stoccaggio -? Come questo ripristino, semmai avvenisse, può ripristinare un'area gravemente inquinata? Chi ripristinerà la corretta regola di stoccaggio, chi accusato di violare sistematicamente le leggi italiane ed europee? Chi vigilerà, considerato che non esiste ente o Ministero al di sopra di ogni sospetto? Ricordiamo alla Corte, al governo e ai cittadini che cava Sari ospita e nasconde balle vecchie di decenni: non tutto si è decomposto e non tutto si può decomporre. Questa Corte ha, infine, minato ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e colpito duramente e nuovamente, la credibilità della Nazione. Forse manca un idoneo dispositivo di legge sull'ambiente e una legge generale sui conflitti di interesse e sui doppi incarichi, considerato che molti illustri esponenti sono od hanno uomini sparsi nei cda di ditte e società preposte e vincitrici di gare di appalto per la gestione e lo smaltimento e la realizzazione di impianti inerenti al ciclo rifiuti. Per l'ambiente la legge l'abbiamo: Disegno di legge recante Disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente. Gli articoli più importanti riguardano: Inquinamento ambientale; Alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna; Traffico illecito di rifiuti; traffico di materiale radioattivo o nucleare;
Danno ambientale. Pericolo per la vita o l’incolumità personale;
Delitti ambientali in forma organizzata.
Questi alcuni dei reati introdotti dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione
del 24 aprile 2007.
Questo importante disegno di legge, firmato dall'allora Presidente del Consiglio
Romano Prodi, non ha mai potuto godere dell'ultimo passaggio: l'inserimento nel Libro Secondo del Codice Penale del Titolo VI-bis intitolato: Dei delitti contro l'ambiente".
Comprenderete tutti l'importanza di obbligare la nostra classe politica a tirar fuori dal cassetto questo documento. Le tante inchieste, processi, indagini non hanno valenza e possibilità alcuna senza potersi poggiare sul tale testo di legge e, questo, farebbe da apri pista ad altri importanti passaggi governativi a chiudere, per sempre, la strada ai conflitti di interesse e alle ecomafie.

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Sequestrata discarica di Chiaiano e perquisiti alcuni laboratori per le analisi Thu, 05 May 2011 16:47:21 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/160497.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/160497.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus R.E.B.A. le invia, in allegato, l' ultimo comunicato.
Ringraziandola dell'attenzione e con preghiera di pubblicazione le lasciamo
i nostri più cordiali saluti.

Ufficio Stampa
3391320320
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Sequestrata discarica di Chiaiano e perquisiti alcuni laboratori per le analisi Thu, 05 May 2011 16:35:02 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/160486.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/160486.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus

 

Sequestrata una parte della discarica di Chiaiano, Napoli, nell'ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni dei Casalesi nella realizzazione dell'impianto. I militari hanno anche perquisito alcuni laboratori di analisi ipotizzando la falsificazione dei test effettuati nella discarica, con relativa compromissione della sicurezza pubblica. Il decreto riguarda un'area di 266 metri quadri, ma, il sequestro, come riportato da una nota dell'Agenzia Flussi della Campania, non impedirà il conferimento di altri rifiuti che già da stanotte riprenderanno. Non è la prima volta che una discarica napoletana viene perquisita, sequestrata e trovata irregolare e non sarebbe la prima volta se il tutto finisse insabbiato. Anche perchè, per lo Stato italiano, non si tratta di reati penali, ma, soltanto ambientali; al massimo un'ammenda. Intanto si vocifera su una imminente riapertura di Taverna del Re: altra discarica stracolma di '' stranezze '' e percolato. Come se un clan ramificato, forte e sicuro dei suoi agganci, come quello dei Casalesi, si riducesse a gestire una sola discarica napoletana e non tutte le discariche regionali, o le discariche di mezza Nazione. Secondo un protocollo firmato nel 2008 dal sottosegretario Guido Bertolaso e dal sindaco di Giugliano , Taverna del Re, doveva essere definitivamente chiusa, per avviare opere di bonifica del territorio dove da anni erano stoccate 6 milioni di ecoballe. Napoli è impazzita, la propaganda elettorale non permette ai politici e amministratori vari di concentrarsi sull'ennesima emergenza, presi come sono a promettere miracoli; blasfemi per indole. Berlusconi annuncia una nuova tornata di militari in città per raccogliere le tonnellate di rifiuti che ormai ricoprono ogni marciapiede, spesso, anche strade. Qualche tonnellata verrà spedita in altra regione, qualche tonnellata accantonata in altra discarica, dietro lo scudo della '' sicurezza nazionale'', nessuno saprà che fine faranno. Questo accade nel mentre Monica Cerroni, nota imprenditrice romana del Gruppo Sorain viene eletta alla Presidenza di Assoambiente, l'Associazione Imprese Servizi Ambientali di Confindustria che rappresenta a livello nazionale e comunitario le imprese che svolgono attività di igiene urbana, gestione impianti per rifiuti urbani e speciali e attività di bonifica. Si tratta di oltre 130 aziende che occupano 20.000 lavoratori, con un fatturato globale annuo di circa 2.400 milioni di euro. Peccato che il Gruppo Sorin di Monica Cerroni, chiamata da Confindustria alla presidenza di Assoambiente, si occupi proprio di tutte quelle attività legate allo smaltimento e trattamento rifiuti. Solito conflitto di interesse: emblema mondiale, primato italiano. "Obiettivo dell'Associazione nei prossimi mesi", ha dichiarato il neo Presidente, il cui mandato durerà per i prossimi due anni, "sarà promuovere iniziative finalizzate ad assicurare il perseguimento dell'obiettivo di apertura agli operatori privati del mercato dei servizi di gestione dei rifiuti urbani previsto dall'attuale disciplina in tema di servizi pubblici locali. Pertanto, auspichiamo che l'esito del prossimo referendum popolare del 12 e 13 giugno, erroneamente riferito alla sola gestione dell'acqua, non vanifichi quanto oggi previsto". Ancora una volta si tratta di imporre una gestione privata, fin ora catastrofica sotto tutti i punti di vista, per servizi pubblici.
Il candidato sindaco, Lettieri, chiede pieni poteri sulla questione rifiuti ed annuncia un piano per 20mila posti di lavoro. Lettieri è leader degli industriali come la Cerroni, ed incassa il sostegno di Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc,: “Le nostre liste e quelle collegate a Pasquino e ai partiti – ha affermato Cesa – sono state fatte con molta serietà e sono composte solo da persone con determinati requisiti”. Risponde Luigi De Magistris: ''L'inquinamento delle liste che sostengono il candidato Pdl Lettieri e' una questione preoccupante: siamo all'emergenza democratica". Continua: "L'infiltrazione camorristica delle sue liste non e' qualcosa di eccezionale e circoscritto, legato magari ad un solo nome e dato dalla disattenzione di un candidato sindaco che non puo' controllare singolarmente i suoi candidati. E' invece qualcosa di piu' grave che si spiega in modo semplice con il battesimo politico di Lettieri: un battesimo politico che ha avuto il volto di Nicola Cosentino che lo ha presentato a Berlusconi stesso''. Luigi Cesaro, presidente della provincia di Napoli: ''Mi ero imposto in questa campagna elettorale di non rispondere a provocazioni ed illazioni che potessero venire da esponenti del centrosinistra, ma il tentativo di oggi di infangare il mio nome e l'istituzione che rappresento mi costringono a chiarire una volta per tutte alcuni teoremi fantasiosi che stanno prendendo corpo''.
Sta di fatto che la Sapna di Cesaro, ha un ruolo di primo piano nella gestione dei rifiuti nel napoletano. Inoltre hanno prolungato un contratto all'Asìa, ditta da anni operativa a Napoli per la raccolta dei rifiuti; i vertici di Asia parlano di prolungamento del contratto da parte del comune di Napoli ma, specificano, non per mano della Iervolino. Nei giorni scorsi, come se questo pandemonio non fosse abbastanza, sono finiti a giudizio quattordici tra docenti universitari, liberi professionisti e funzionari regionali, arrestati due anni fa nell’ambito dell’inchiesta sui collaudi agli impianti di Cdr (combustibile derivante dai rifiuti).
Per tutti l’accusa di falso ideologico in atto pubblico. Il processo comincerà il 9 giugno prossimo davanti al giudice monocratico Giustina Caputo. Nel motivare il proprio intervento, i giudici del Riesame (decima sezione, presidente Cosentino) fecero riferimento alle immagini tratte da Google earth sulle condizioni della Campania per sottolineare le «disastrose conseguenze» della gestione degli impianti di Cdr. Il riferimento diretto è alle montagne di ecoballe, visibili grazie al satellite.
I comitati civici di tutta la provincia di Napoli annunciano nuove manifestazioni e del resto, davanti a questa continua e drammatica sequela di notizie e dichiarazioni, come non appoggiarli.  Il video sulla situazione di Napoli
Roberta Lemma

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Luigi Vivese - Napoli è tua Wed, 04 May 2011 22:00:26 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/partiti/italia_dei_valori/160377.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/partiti/italia_dei_valori/160377.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

 

 

L'assalto al comune di Napoli si sta verificando una lotta impari; tra i candidati a sindaco, come avviene in ogni ambito, diversi trattamenti. Candidati di serie A e candidati di serie B. Si definisce pubblicità occulta quella pratica attraverso la quale si spinge, indirettamente, la massa verso un determinato prodotto. In questo caso si spingono gli elettori verso alcuni candidati mediante martellamento mediatico, la stesura di articoli di cronaca che finiscono per essere pura propaganda elettorale. Inutile ricordare quante siano le testate giornalistiche e le reti televisive di proprietà sia del Pdl, sia del Pd ed è logico quindi che queste promuovano e sottolineino, quotidianamente, i loro candidati o le loro coalizioni. L'elettorato subisce una continua opera di convincimento; pratiche psicologiche ampliamente conosciute ed abusate. Una città come Napoli non può permettersi di cadere in trappola; gli eventi a cui tutti assistiamo da decenni devono essere la spinta propulsiva capace di infrangere ogni tentativo, da parte dei soliti, di mantenere il controllo politico e gestionale sulla città. Per questo intendo presentarvi un candidato a consigliere nel comune di Napoli: un volto nuovo, una sfida che ci accomuna, il possibile cambiamento a cui tutti auspichiamo.

Luigi Vivese, candidato per il comune di Napoli nella lista civica - Napoli è Tua –

per e con il candidato a sindaco Luigi De Magistris.

Dell'ex magistrato non parleremo, del resto, la sua fama, non necessità di nuovi echi.

Luigi Vivese nasce a Napoli il 05 settembre del 1968. Tra i primi soci di Banca Etica, ha contribuito, alla sua crescita e promozione nel territorio campano riuscendo, in un progetto condiviso con altrettanti validi colleghi, ad aprire il primo sportello di Banca Etica nel Sud Italia; il 24 ottobre 2005. Attualmente lavora per Banca Popolare Etica presso la filiale di Napoli.

Tra gli incarichi ricoperti ricordiamo i più importanti: Consigliere dAmministrazione della Cooperativa - E Pappeci - Bottega del mondo e storica realtà del Commercio Equo e Solidale in Campania; Vice Presidente della Cooperativa Viaggi e Miraggi rilevante realtà italiana nel settore del Turismo Responsabile; Coordinatore della Commissione Tecnica del progetto di - microcredito - per il Rione Sanità; Componente del Coordinamento dei soci di Banca Popolare Etica della Circoscrizione di Napoli; collabora col CSV (Centro Servizi del Volontariato) con funzione di monitoraggio dei Bandi di perequazione sociale; fa parte del direttivo dell’Associazione di volontariato - Jerry Masslo - .

È stato tra i fondatori dell’Associazione politica - Campo Libero per i diritti e le libertà - .

Un volto rassicurante, il perfetto vicino di casa: gentile e cordiale nei modi. Si descrive con timidezza, quasi che il suo impegno nel sociale e nella politica fossero motivo di imbarazzo per lui che, evidente, non è abituato ai clamori. La sua voce è calma, posata, rileva una personalità operosa e priva di isterismi, però, la voce si accende quando tratta argomenti di ingiustizia sociale e allora si anima e gli si colora il viso. Ci accoglie nel suo ufficio elettorale a Piazza Garibaldi. Una stanza semplice, spoglia; qualche sedia e un tavolino di legno, come quello usato nei giardini di casa. Sul tavolo penne e fogli sparsi ovunque a rilevar l'impegno e l'agitazione che una campagna elettorale porta con se. Inutile sottolineare la difficoltà che si ha ad emergere e farsi conoscere quando mancano nomi famosi, simboli blasonati, casse piene di banconote e una stampa pronta a riportare in prima pagina ogni tuo respiro. Palpabile la preoccupazione, ma, anche la determinazione a provarci fino in fondo. Davanti alle mie domande sul programma politico di De Magistris risponde senza eludere, prerogativa delle volpi politiche; quando insinuo, provoco, lo metto sulle corde, attende, riflette, sorride dimostrandomi di aver capito. La nostra discussione è pacata e non si nasconde dietro grandi false promesse o stupidi luoghi comuni. Vivese è schietto, pratico, va al sodo. Secondo Vivese il programma di un Consigliere Comunale non si può limitare alla realizzazione di soli 5 obiettivi. Così, immaginandosi consigliere comunale della città ha fatto un elenco personale delle cose da fare per Napoli. Un programma che si andrà ad integrare con quello della lista di cui è membro. Anche questo rileva la sua voglia di fare, ma, anche una dose di senso critico che lo spinge a dare qualcosa in più. Tutti argomenti figli della esperienza e competenza acquisita nel corso degli anni sul campo tedioso delle politiche sociali. Dalle emergenze di una città volutamente piegata e culturalmente sottomessa a programmi politici di infinita tenerezza e umanità. Per Vivese una città densamente popolata, densamente visitata, mondiale, non può non godere di spazi verdi allestiti dove far giocare i bambini, far riposare gli anziani, ed accogliere i turisti. Si immagina una città verde con degli orti urbani e city farm, spazi pubblici da dare in gestione a cittadini volenterosi, così da ripulire le aree abbandonate e degradate, feudi di sporcizia e baraccopoli.

Restituire alla città la sua vocazione culturale, facendo parlare tra loro luoghi, persone e arte. Luigi Vivese ha capito una cosa fondamentale, cioè, una città la si difende e tutela soltanto se amata, rispettata, conosciuta. Riaccendere quell'amore dimenticato a seguito di tante crisi ed emergenze tra cittadini e patrimonio storico, culturale, artistico: un patrimonio ceduto ai privati. Un patrimonio perduto eppure, immensa ricchezza per i napoletani. Dice che si può fare con costi contenuti, con risultati economici maggiori degli investimenti. Ridurre le imposte locali che gravano sul mondo del volontariato, semplificare le procedure amministrative per l’accesso ai contributi comunali, favorire la sottoscrizione di convenzioni con aziende pubbliche che gestiscono servizi pubblici. Sostenere e promuovere tutte le esperienze dell’economia etica e solidale: dal Commercio Equo ai Gruppi di Acquisto Solidale, dalla filiera corta ai prodotti tipici del territorio locale, dall’agricoltura biologica al turismo responsabile, dalla finanza etica al microcredito. Rispolverare il manifatturiero napoletano: «Mi impegnerò nel creare e diffondere un marchio etico per caratterizzare i manufatti made in Naples realizzati da produttori socialmente responsabili e a promuovere la creazione di un Distretto Economico Solidale.» Favorire lo sviluppo sostenibile del territorio di Napoli attraverso un Piano Energetico Comunale che preveda il contenimento dei consumi energetici e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ciò si realizzerà in concreto con l’adozione di un progetto per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici da 3 KWp su abitazioni domestiche, prevedendo l’installazione di un impianto fotovoltaico in ogni edificio comunale dove sia tecnicamente possibile, cambiando i regolamenti edilizi comunali per introdurre norme per il risparmio energetico, rendendo effettiva la certificazione e la diagnosi energetica degli edifici.

Questo non è il programma politico della lista civica – Napoli è Tua – ma è il programma personale di Luigi Vivese, un uomo comune con le giuste competenze ed esperienze. Non promette posti di lavoro, appalti, soldi, fesserie varie. Non vuole imbrogliare e non vuole farsi imbrogliare. Non lo vedremo mai aderire alle grandi manifestazioni promosse dai cittadini e rubate dai comuni e furbi politici; Vivese non ruba, si adopera. Un napoletano come tanti e come gli altri con un solo desiderio: riprendersi la città assieme ai suoi onesti cittadini.

IL VIDEO: http://youtu.be/4MVm88DxSIU

Roberta Lemma

 

 

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Tav: tratta Roma - Napoli Wed, 04 May 2011 19:01:56 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/156650.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/156650.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus invio, in allegato, questo articolo, frutto di una commissione
illuminante. A seguito delle scarse informazioni e il bisogno di
riaccendere i riflettori sull'argomento,mi hanno convinta a trattare, il
tema, toccando punti nevralgici.
Troppo materiale per farne un ''pezzo giornalistico''.
Titolo e foto sono modificabili in base al vostro bisogno.

Roberta Lemma
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Colera a Napoli nel 1973 a causa dei rifiuti. Nel 2011 cosa è cambiato? Fri, 29 Apr 2011 11:14:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/159689.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/159689.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

29 agosto 1973 - A Napoli scoppia un'epidemia di colera causata dal deteriorarsi delle condizioni igieniche e dal mancato smaltimento dei rifiuti. Il focolaio si estenderà successivamente fino a Bari. Muoiono 30 persone e il mercato ittico è in ginocchio.

29 aprile 2011 – Montagne di sacchetti stracciati in strada, stop alla circolazione per le automobili, per gli scooter e per i pedoni in molte zone della città. Napoli è stata messa in ginocchio. Aumentano i roghi e i casi di intossicazione da fumi tossici. L'esasperazione di molti cittadini diventa forza reazionaria.

I rifiuti sono stati sparpagliati lungo tutta la strada del quartiere Montecalvario e scene simili in tutto l'hinterland napoletano. La spazzatura dilaga in ogni dove, così topi e moschini vari. La gente fa lo slalom per camminare, le guide turistiche scelgono accuratamente i percorsi per non dare ancor di più un immagine disarmante della bella Napoli. Così il prefetto Andrea De Martino, dopo una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con istituzioni comunali, provinciali e regionali, ha deciso di istituire una task force per tenere sotto controllo le aree più a rischio della città. Tra i loro compiti vi è quello di sedare gli animi di chi, stanco e umiliato, scende in piazza ad urlare la propria rabbia, ignorando che l'unico modo per calmare gli animi dei cittadini è adempiere ai doveri istituzionali, ingabbiare i responsabili di questa continua emergenza rifiuti e tutelare i diritti di chi oggi è costretto a reagire e protestare. Questa nuova crisi è paragonabile alla faida scissionista che ha mietuto vittime nel nome della spartizione del territorio per stupefacenti e contrabbando; qui si tratta di spartirsi territori e appalti e i soldi dell'Unione Europea. Il procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore ha espresso il proprio disappunto in merito a quanto sta avvenendo in città sul fronte rifiuti. "Si continua a non fare niente per risolvere questa situazione - ha attaccato Lepore - la gente è esasperata e non più sopportare quello che sta accadendo. E' da tempo che dico che bisogna prendere provvedimenti ma a volte vengo persino attaccato per questo. L'emergenza rifiuti è anche un'emergenza sanitaria". Se non lei, procuratore, chi deve parlare? A cosa si riferisce quando dice - è da tempo che dico che bisogna intervenire? - e chi vi attacca o fa pressioni? Dobbiamo ricordarvi noi, cittadini allo sbando, il vostro ruolo e compito strategico? Perchè l'Asia non raccoglie i rifiuti? Perchè non si realizzano gli impianti di smaltimento? È vero, procuratore, che come forma di ricatto o baratto, il comune di Napoli, così la Regione, danno o tolgono i terreni demaniali, destinati alla costruzione degli impianti per lo smaltimento, a seconda di chi accetta certi favori o compromessi? Di chi sono le discariche ancora aperte, nonostante analisi e sopralluoghi abbiano confermato la loro pericolosità e inadeguatezza, in tutto il napoletano? Che fine hanno fatto le intercettazioni raccolte e le indagini da voi portate avanti assieme alla procura di Nola? E la commissione di inchiesta parlamentare, a che punto è? Perchè Caldoro ringrazia il governo per non aver fatto nulla? Assistiamo, impotenti, ad un crimine contro i napoletani, dove le responsabilità' sono soltanto politiche, perchè sono le stesse istituzioni a permettere l'ingerenza mafiosa negli affari dello Stato. Assistere ad un omicidio e poi non denunciare o testimoniare: questo state facendo. Voi procuratori, giudici, magistrati, generali, questori, giornalisti. Sapete e non parlate e per la legge siete complici.

http://www.youtube.com/user/REBAONLUS?feature=mhum



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NAPOLI: AUMENTA LA TASSA SMALTIMENTO RIFIUTI Tue, 26 Apr 2011 15:22:52 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/159293.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/159293.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

A Napoli, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti urbani, da quando è gestita dalla Provincia, è stata aumentata per ben tre volte.

La tassa si paga per avere un servizio: raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre che di spazzamento delle strade pubbliche. L'Ente non può incassare più di quanto spende per il servizio di raccolta e smaltimento. Ma se non si effettua la raccolta e, ancor più grave, non si procede allo smaltimento dei rifiuti come legge impone? Se lo smaltimento dei rifiuti, come audizioni parlamentari, intercettazioni telefoniche, indagini e processi hanno ampliamene dimostrato, non è stato mai svolto, per diciassette anni, come legge imponeva, i campani, per cosa hanno pagato?

Decreto Legislativo del 15 novembre 1993, n. 507: il mancato svolgimento del servizio rifiuti e quindi determinando una situazione sanitaria di danno o pericolo alle persone o all'ambiente, autorizza, il contribuente, per mezzo domanda scritta a richiedere uno sgravio o restituzione, della tassa.

La Provincia così spiega l'ennesimo aumento della tassa: il governo, dopo aver promesso di togliere la monnezza, non ha stanziato i fondi per i cosiddetti «ristori ambientali», vale a dire la riqualificazione ambientale delle zone che ospitano discariche e impianti per i rifiuti. Rispetto al 2009, i napoletani pagheranno il 70% in più. Una voce «aggiuntiva» quella del costo dei «ristori» che ricadrà sui cittadini; 150 milioni di euro. Napoli, presidente di provincia, Luigi Cesaro, fondatore della Sapna, la società che ha acquisito il compito di gestire l'intera filiera dei rifiuti nella provincia partenopea. Conflitto di interesse. Chi controlla la tariffa della tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani? Violazione delle norme europee, violazione dei diritti umani, violazione della Costituzione e del codice penale e civile. La Campania è totalmente amministrata nella violazione. L'illecito si è impossessato delle istituzioni campane; le procure, insidiano, nei cittadini, dubbi legittimi sul loro onesto operato. La domanda: mancano le leggi a permettere alle procure di intervenire, o nelle procure non tutto viene fatto secondo leggi? L'unione Europea finge di assecondare i preziosi contribuiti dei cittadini campani, finge di sposarne le lotte, le battaglie. Finge, perchè poi lascia al governo italiano di continuare nell'illecito.

Nel frattempo, il ministro dell'Ambiente sigla un protocollo d'intesa assieme alla Confindustria per avviare il Sistri: il programma per la tracciabilità dei rifiuti.
L'accordo tra il Ministero e i rappresentanti dell'industria chiude il periodo di contrattazione e apre al monitoraggio del funzionamento del sistema da parte di un Comitato consultivo che non risulterà in oneri ulteriori per la pubblica amministrazione. Chi fa parte di questo comitato consultivo? IL Sistri insomma nasce sotto una cattiva stella. Chiedere ai cittadini italiani di avere fiducia in chi inquina, come le industrie di Confindustria, rende il Sistri, una misura vana, uno specchietto per le allodole.

In particolare, il SISTRI sarà interconnesso telematicamente con: L’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che fornirà, attraverso il Catasto Telematico, i dati sulla produzione e la gestione di rifiuti alle Agenzie Regionali e Provinciali di Protezione dell’Ambiente, che a loro volta provvederanno a fornire i medesimi dati alle competenti Province. Nel caso di Napoli, i dati finiranno in mano a Luigi Cesaro?

Per garantire la tracciabilità dei rifiuti speciali, anche per quanto riguarda il trasporto marittimo e ferroviario, il SISTRI sarà interconnesso con i sistemi informativi della Guardia Costiera e delle Imprese ferroviarie. Inoltre, al fine di ottimizzare la gestione integrata dei rifiuti urbani della Regione Campania, l’art. 2, comma 2 bis, del decreto legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito nella legge 30 dicembre 2008, n. 210, ha previsto la realizzazione del sistema di tracciabilità di tale tipologia di rifiuti, denominato SITRA, meriterebbe un approfondimento a parte. Il Sistri non contribuirà affatto ad eliminare la piaga delle ecomafie. Non serviva il Sistri per conoscere chi produce inquinanti e quindi chi non smaltisce secondo le norme. Il Sistri non aiuterà ad inchiodare i responsabili delle migliaia di discariche mal gestite in Italia, il Sistri non farà pulizia dei parassiti e non darà giustizia ai cittadini. Naturalmente anche questo ricadrà nelle tasche e sulla salute dei cittadini. Nell'attesa dell'inutile Sistri, i rifiuti campani volano verso la Toscana. 'Il conferimento dei rifiuti campani nelle due discariche toscane e' controllato, monitorato e garantito ne i minimi dettagli e in ogni fase. Non esistono quindi estremi per mettere in dubbio la sicurezza di questa operazione svolta nel rispetto di tutte le norme''. Tiene a precisarlo l'assessore regionale all'ambiente della Toscana, Anna Rita Bramerini, rispondendo a quanto sostenuto in una lettera al presidente della Regione, Enrico Rossi, e a lei stessa da Renzo Macelloni, presidente della Belvedere Spa, la discarica di Legoli che potrebbe accogliere in tutto 4500 tonnellate di rifiuti campani. Anche qui la domanda nasce spontanea: se i rifiuti campani non seguono nessuna differenziazione, come fanno ad arrivare monitorati in Toscana e altrove?

Il governo nazionale non deve avere l'autorità esclusiva ed assoluta nel prendere decisioni che coinvolgono i cittadini. Il governo nazionale non può avere tra i ministri e funzionari di ministro, soggetti coinvolti direttamente in aziende o società collegati ad un servizio pubblico. Le segreterie di partito non possono avere come massimi referenti regionali soggetti accusati, a vario titolo, di appartenenza con la criminalità organizzata. Il governo nazionale non può permettere ad un suo referente istituzionale di fondare società private e quindi di gestire servizi pubblici con i soldi dei contribuenti. Il governo nazionale non può venir meno ad un suo specifico compito: arginare il fenomeno della corruzione e dell'illecito mediante leggi specifiche ed urgenti. Il ministero dell'ambiente e dell'economia non possono siglare accordi che prevedano cospicui stanziamenti pubblici a favore di soggetti privati ma ben noti nei loro corridoi e chiamati ad assolvere compiti pubblici, abusando di poteri e poltrone. Il governo viene da noi inteso come maggioranza ed opposizione. Una Nazione cresce e si sviluppa se guidata da una classe politica onesta e laboriosa. Fin quando vivrà nel seno del governo il conflitto di interesse, ogni buon proposito morirà ancor prima di vedere luce. Non occorrono invenzioni futuristiche, occorre venga rafforzata la legge, imposta ed attuata. Inoltre, più importante, le discariche usate dagli enti locali come buche per smaltire i propri rifiuti non possono essere di proprietà privata e non possono essere aree militarizzate, così gli inceneritori e i depuratori. Se il governo italiano pretende dagli italiani il pagamento di tasse preposte all'attuazione di servizi pubblici, aree e aziende, devono essere pubbliche e non private. Viene a mancare la trasparenza.

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Campania: nuove discariche. Cittadini in piazza per un piano alternativo. Sat, 09 Apr 2011 12:53:19 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/157273.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/157273.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

Quelli alla regione Campania non demordono: eppure hanno appena rinviato a giudizio, per epidemia colposa, la Iervolino e Bassolino. La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per 20 tra sindaci, commissari prefettizi e pubblici funzionari, tra i quali anche l'ex prefetto di Napoli, Alessandro Pansa tutti accusati di epidemia colposa e abuso d'ufficio per i cumuli di rifiuti accumulatisi in strada, senza interventi, nel corso dell'emergenza del 2008.
Detto questo, aprire le discariche resta l'unica soluzione per risolvere l'emergenza rifiuti nelle strade di Napoli nuovamente invase dai cumuli di rifiuti. Lo ha ribadito Caldoro, durante un convegno della Uil sui costi della politica a Napoli. Tra l'altro ha anche affermato: «Delle cinque discariche campane, in un mese ne sono state chiuse tre e dobbiamo riaprirle». Continua Caldoro: «E' legittimo che si protesti, ma l'errore che viene fatto è che l'attenzione non viene spostata sulla questione della riapertura. Se una cava non può essere riaperta lo si dice e si conosce qual è la situazione, altrimenti si comunica tra quanti giorni deve riaprire». Questo è quanto fanno alla Regione per risolvere la nuova emergenza rifiuti: attendere di sapere quando riaprono le cave chiuse e progettarne di nuove. Nel frattempo, si girano i pollici? Le cave son state chiuse perchè sature, perchè non consone e sicure, perchè scoperte essere piscine di percolato. Come riaprirle e metterle in sicurezza? Andrebbero svuotate, bonificate le aree altro che riaprirle a margine di lavori svolti velocemente, al di là di ogni umana e legale logica, oltre ogni normativa vigente. Al momento restano chiuse le discariche di Chiaiano, a Napoli, e i siti in provincia di Benevento e di Avellino. Ci sono comunque le discariche nelle altre province che non sono di appoggio, ma rappresentano flussi consolidati, senza problemi, secondo Caldoro che, evidentemente, non sa di cosa parla o parla sulla base di relazioni fatte da esperti poco affini al – bene comune -. Infine, conclude: «"E' chiaro che avremo ancora sofferenza e problemi fino al completamento dell'impiantistica fra tre anni. Prima di quella data, nessuno pensi di risolvere con la bacchetta magica.» Concordiamo che non esiste la bacchetta magica, ma, in 17 anni, forse, qualcosa, si poteva fare.

Non si sa nulla sulla futura ''impiantistica'', non si sa nulla sui progetti reali della regione, sappiamo soltanto che è tutto un grande blaterale. Tra notizie di cronaca giudiziaria che si rincorrono e notizie di ritrovamenti di discariche non a norma e incompatibili con la legge e con la salute pubblica e arresti e inchieste varie che sembrano non avere mai una fine. Si firmano protocolli, intese, si formalizza la teoria e non si vede mai la messa in pratica delle tante e belle proposte. Intanto stamane a Piazza Dante a Napoli si torna in piazza a chiedere un piano alternativo dei rifiuti. Il punto è: basta fare la raccolta differenziata porta a porta per risolvere il problema? La risposta è no. Basterebbe se si disponesse di impianti idonei al riciclo, di ditte oneste e non appartenenti a chi è chiamato a controllare sulla legalità dell'operato della ditte stesse. Facciamo un esempio. Se un presidente di provincia disponesse di una società che opera nei rifiuti ma, anche, di poltrone o di azioni o di amici in qualche cda di qualche industria o di qualche ospedale o clinica, sarebbe, costui, al di sopra di ogni sospetto e lontano da ogni tentazione? Il punto saliente resta la politica, è nella politica la falla principale che tiene viva l'emergenza rifiuti in Campania. I soldi della UE fanno gola, ma, quanto ci si sparte a smaltire i rifiuti industriali in maniera illegale? Quanto si guadagna a dare appalti? Quanto si guadagna a far felici amici importanti? Molto più di qualsiasi finanziamento europeo. Vogliamo risolvere la questione una volta per tutte? Procediamo quindi a togliere i contratti alle attuali ditte e società campane, rimuoviamo i consorzi unici e le cooperative, azzeriamo la giunta per inadempienza. Si proceda quindi a rivedere lo statuto della regione, inseriamo la norma che nessuna ditta privata può occuparsi di un servizio pubblico, in quanto, una S.P.A., non potrebbe che fare gli interessi della propria società guardando al modo di ingrandire il bilancio e il guadagno. Che si costituisca una mappatura delle industrie, fabbriche, cliniche ed ospedali che producono rifiuti speciali e pericolosi e si precisi dove scaricano e smaltiscano. Una mappatura anche delle sopra elencate strutture extra regionali che smaltiscono in Campania i rifiuti da loro prodotti. Vengano chiuse immediatamente tutte le discariche della regione; si costituiscano altrettanto immediatamente aree attrezzate ad oasi ecologiche dove accogliere immediatamente i rifiuti raccolti come normativa obbliga. Il passaggio sarà semplice. Nelle oasi verranno stoccati i rifiuti differenziati da subito: vetro, carta, plastica, umido e secco e materiale tipo elettrodomestici e similari. Si facciano arrivare i sette impianti di compostaggio terminati nel 2002 e mai ritirati. Si dia ampio spazio ai centri di trattamento meccanico manuale come i cittadini e le associazioni regionali chiedono. Si dia mandato alla Guardia di Finanza e al NOE di vigilare ed effettuare regolari controlli a tutto quel che riguarda la filiera dei rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento e si eliminino consulenti super pagati e scelti da chi ha interessi sul territorio. Esiste, segretato nei cassetti dello Stato, un documento datato 24 aprile 2007 e firmato dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi: Disegno di legge recante Disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente. Gli articoli più importanti riguardano: inquinamento ambientale; alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna; traffico illecito di rifiuti; traffico di materiale radioattivo o nucleare; Danno ambientale. Pericolo per la vita o l’incolumità personale; Delitti ambientali in forma organizzata.
Questi alcuni dei reati introdotti dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 24 aprile 2007. Questo importante disegno di legge, firmato e quindi approvato, doveva essere successivamente inserito nel Libro Secondo del Codice Penale del Titolo VI-bis intitolato: Dei delitti contro l'ambiente". Se si attuassero i principi sopra descritti e si inserisse questo testo nel codice penale, scommettiamo che nel giro di tre mesi la Campania uscirebbe per sempre dall'emergenza rifiuti?

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Processo ai rifiuti: 60 comuni non si costituiscono parte civile Fri, 08 Apr 2011 10:33:49 +0200 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/157116.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/ecologia_e_ambiente/157116.html R.E.B.A. onlus R.E.B.A. onlus  

La parte civile in un processo penale è quel soggetto danneggiato dal reato per cui si è costituito il processo.

Attualmente, possono costituirsi parte civile, anche le regioni, i comuni, le provincie o le associazioni vittime del danno ambientale così come definito dall’art. 18 della l. 349/1986. Anche il soggetto privato può costituirsi, proprio in virtù della lesione del suo diritto inviolabile che trova il suo fondamento nell’art. 2 della Costituzione. Detto ciò va denunciato alla cronaca che i 60 comuni campani, le loro amministrazioni, hanno deciso di non costituirsi parte civile al processo che vede imputati, tra gli altri, l'ex governatore della Campania Antonio Bassolino e i vertici della società Impregilo, accusati di truffa, abuso d'ufficio e falso, traffico dei rifiuti e disastro ecologico. Solo i primi cittadini di Cicciano e Casamarciano hanno deciso di prendere parte al processo in corso al Tribunale di Napoli. Si è gridata, osannata, sperata la giustizia, la sola capace di ridare dignità ad una regione mortificata e invece, gli amministratori partenopei hanno scelto la vile fuga. Gli amministratori dei comuni campani avrebbero dovuto spiegare ai pm, che indagano sulla questione rifiuti, Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, cosa succedeva nei loro territori durante lo scoppio delle varie emergenze che si sono susseguite in questi 17 anni. Avrebbero dovuto portare ai pm le prove da loro raccolte, i documenti e le relazioni da loro svolte, i rapporti, le regole non scritte alle quali dovevano attenersi. Avrebbero dovuto raccontare le anomalie dentro cava Sari ad esempio. Avrebbero dovuto ricordare i camion sequestrati, diretti in discarica, perchè trasportavano materiale tossico, ad esempio. Avrebbero dovuto spiegare il perchè, in 17 anni, non si è dato vita al ciclo integrato dei rifiuti, varato nel 1997, e mai entrato in funzione. Insomma, avrebbero dovuto raccontare le verità e permettere quindi di condannare i responsabili. Hanno avuto paura? Hanno subito pressioni dai poteri forti, quegli stessi poteri che hanno imprigionato la Campania? Oppure, non possono parlar perchè rischierebbero, a loro volta, di finire sul banco degli imputati? Rischiamo di perdere la possibilità di fare, in parte, giustizia. Per ora il processo è stato aggiornato per metà aprile e inizio maggio.

Sappiatelo, cittadini impegnati sul fronte della difesa del territorio e della vostra stessa salute, i vostri amministratori, sono al di là della vostra barricata e forse lo sono sempre stati.

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