Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arte Boccanera Contemporanea Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arte Boccanera Contemporanea Sat, 17 Aug 2019 19:05:13 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/11543/1 Press Release | CAVE CANEM | Inaugurazione 25 maggio 2019, ore 19 | @ Boccanera Gallery Trento Tue, 07 May 2019 14:34:50 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/553183.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/553183.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
   
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Boccanera at Z"ONAMACO, Mexico City | Upcom ing Exhibitions Fri, 01 Feb 2019 16:59:18 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/521469.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/521469.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
BOCCANERA GALLERY
Z�“�ONAMACO 2019
Solo Show Nebojša Despotović
New Proposals, Booth NP34
Centro Citibanamex, Hall D
AV. Conscripto 311, Lomas de Sotelo, CDMX, 11200, Mexico
VIP Preview Wednesday February 6th, 12am - 4pm
February 6th - 10th, 2018
February events and upcoming events

 

  

Marcos Lutyens
Semantic Survey of Forms
Collaboration with Richard Cytowic
Opening February 20th, 2019
FACT Liverpool, 88 Wood St., Liverpool UK
More info: Marcos Lutyens, Semantic Survey of Forms

 

 

Daniel González
Broken Nature
Curated by Paola Antonelli
Opening February 27th - 28th, 2019
Padiglione Haiti, Viale Alemagna 6, Milano IT
More info: Daniel González, Broken Nature

 

 

Daniel González
No Place Like Home
Curated by Marco Meneguzzo
Until February 16th, 2019
Studio La Città, Lungadige Galtarossa 21, Verona IT
More info: Daniel González, No Place Like Home

 

 

Richard Loskot
Subjective Encyclopedia
Curated by Barbora Ciprová
Until March 10th, 2019
Oblastní galerie Liberc, Masarykova 723/14, Liberec CZ
More info: Richard Loskot, Subjective Encyclopedia

 

 

Marcos Lutyens
Universal Solvent, when tears water the sky
Curated by KJ Baysa and Qiuxiao Kun
Until March 17th, 2019
Dag Hammarskjöld Plaza, New York NY, in collaboration whit UN Development Program
More info: Marcos Lutyens, Universal Solvent, when tears water the sky

 

 

Marcos Lutyens
Charting The Contours of Time
Collaboration with artist Val Lee
Until March 31st, 2019
Taipei Fine Arts Museum, Taipei City TW
More info: Marcos Lutyens, Charting The Contours of Time

 

 

Daniel González
PANORAMA. Approdi e derive del paesaggio in Italia
Until April 14th, 2019
Fondazione del Monte, Via delle Donzelle 2, Bologna IT
More info: Daniel González, PANORAMA. Approdi e derive del paesaggio in Italia

 

 

Marcos Lutyens
Semantic Survey of Forms
Collaboration with Richard Cytowic
Until May 31st, 2019
THECUBE, Studio 5, 155 Commercial Street, London GB
More info: Marcos Lutyens, Semantic Survey of Forms

 

  

Andrea Fontanari
JCE Jeune Création Européenne 
Curated by Andrea Ponsini
October, 2017 - August, 2019
Biennal d'art contemporain 2017-2019
More info: Andrea Fontanari, JCE Jeune Création Européenne

 

 

Daniel González
#Whatsupargentina Mi Casa Tu Casa
Until December 31st, 2019
Museo de Arte Contemporáneo Buenos Aires, Mar del Plata, Buenos Aires AR
More info: Daniel González, #Whatsupargentina Mi Casa Tu Casa

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Elena Grigoli e Anna Ulivi, First Step 9 Wed, 05 Dec 2018 08:47:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507265.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507265.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea In occasione della manifestazione First Step 9 Boccanera Gallery negli spazi della Project Room presenterà le due mostre personali delle due artiste Elena Grigoli e Anna Ulivi, entrambe studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Verona e selezionate dalla galleria trentina nel mese di luglio 2018.

Elena Grigoli (Verona, 1991)
Al centro della sua esposizione da Boccanera Project Room di Trento, un progetto fotografico dove l’artista analizza la realtà che la circonda attraverso la documentazione fotografica di luoghi reali, reinterpretati togliendo parte del materiale fotografico. E' una continua ricerca sulla riappropriazione della realtà attraverso il gesto del togliere. E' un togliersi e una fuga dopo essersi fatti presenza.

Anna Ulivi (Forlì, 1998)
“Tutto è materia di trasmissione e restituzione” (Saggio sul dono di M. Mauss)
Anna Ulivi presenta nella Project Room di Boccanera Gallery uno spazio che, in qualche modo, esteriorizza, rende visibile uno spazio di introiezione che rispecchia lo spazio di proiezione caratteristico della nostra esperienza personale.
“Spazio-tempo dello scambio”, intervento installativo e performativo, dimensioni ambientali.

FIRST STEP 9
A cura: Massimo Balestrini, Marta Ferretti, Giovanni Morbin, Daniele Salvalai
Con il patrocinio: Comune di Verona, Provincia di Verona
Partner: ArtVerona, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Rotary Club Verona Soave
Artisti: Alexandra Daniela Balint, Andrea Bonetti, Eleonora Bonetti, Sofia Borelli, Jessica Burnett, Greta Bruttomesso, Lorenzo Castiglioni, Ilenia Dusi, Lorenzo Favaron, Marta Goglio, Elena Grigoli, Bruno Lovato, Lisa Maculan, Sara Minighin, Barbara Ruperti, Giorgia Sorrentino, Simone Toniolo, Anna Ulivi, Patrick Wieser, Chiara Zuanazzi

First Step rappresenta il primo passo nel mondo dell’arte degli studenti e diplomati dell’Accademia di Belle Arti di Verona. La manifestazione nasce nove anni fa con l’obiettivo di presentare al pubblico le opere dei giovani artisti in un contesto espositivo diffuso  nelle gallerie della città.
First Step costituisce di fatto la prima reale occasione di confronto con le dinamiche e gli attori del principale sistema professionale del loro futuro. Nel tempo si è trasformato in un appuntamento annuale, crescendo in ogni edizione per consolidarsi in un incontro aperto tra l’Accademia e la città, un confronto costruttivo tra artisti, gallerie, collezionisti e pubblico.
La nona edizione si struttura in due momenti distinti e complementari.
1. Nel primo la mostra collettiva (12 ottobre – 9 novembre) che torna per il secondo anno ma in una nuova location, Palazzo Erbisti in  Veronetta, sede d’eccezione per il suo valore storico e culturale, offrendo una panoramica sullo stato dell’arte delle giovani promesse  dell’Accademia di Verona. La mostra si inserisce nel circuito di Festival Veronetta, parte del programma Art&TheCity di ArtVerona.
2. Un secondo momento, da metà novembre a metà dicembre, prende corpo negli spazi espositivi non solo a Verona, ma anche nelle principali città nei dintorni, con una una serie di mostre personali, curate direttamente dai galleristi e dai curatori coinvolti, che approfondiscono la ricerca di nove giovani artisti selezionati. Le gallerie coinvolte sono: Galleria A+b di Brescia, Boccanera Gallery di Trento, yvonneartecontemporanea di Vicenza e, a Verona, Giarino artecontemporanea, Studio la Città, Isolo17 Gallery, Fonderia 20.09, Galleria Fuori Le Mura.
Importante novità di questa edizione è l’istituzione di quattro premi nati in collaborazione con prestigiosi partner – ArtVerona, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e Rotary Club Verona Soave - che attraverso premi di studio e di formazione, di acquisizione e ed espositivi contribuiscono alla valorizzazione concreta degli artisti del territorio.
In particolare il Premio Veronetta (vincitori Elena Grigoli, Anna Ulivi, Andrea Bonetti e Bruno Lovato), ideato insieme ad ArtVerona, affianca la mostra collettiva First Step 9 con il coinvolgimento di quattro dei suoi artisti all’interno del progetto La terza notte di quiete diffuso nei locali commerciali del quartiere Veronetta. I quattro artisti contribuiscono dunque ad arricchire il Festival Veronetta che per le giornate di ArtVerona anima l’intera area in una celebrazione collettiva delle arti contemporanee e dei giovani artisti. In concomitanza sono proclamati i vincitori del Premio Accademia (vincitori Elena Grigoli, Andrea Bonetti, Sara Mineghin e Barbara Ruperti) e del Premio Rotary Club (vincitrici Anna Ulivi e Marta Goglio).
Il primo testimonia la volontà dell’Accademia di Belle Arti di Verona di dare sempre più importanza alla valorizzazione dei propri artisti, andando a consolidare un primo nucleo di opere per la creazione di una futura collezione. Il secondo invece, è promosso dal Rotary Club Verona Soave per supportare i giovani artisti, ancora studenti, nella loro formazione personale e professionale.
Chiude idealmente la nona edizione di First Step il Premio MartLAB, un laboratorio di due giorni ideato in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e dedicato a venti studenti dell’Accademia. Il workshop approfondisce con i professionisti del museo differenti aspetti del lavoro d’artista in relazione alle professioni del mondo culturale contemporaneo.
“L’Accademia di Belle Arti di Verona – dichiara il presidente Marco Giaracuni – sta affrontando in questi anni una grande crescita, sia in termini di iscrizioni che di offerta formativa, con l’aumento dei corsi e delle specializzazioni attraverso le quali si ottiene un diploma di livello universitario. La nostra istituzione si sta affermando da protagonista negli eventi culturali della città allacciando partnership sempre più prestigiose.”
“First Step – commenta il direttore Francesco Ronzon – rappresenta da diversi anni una prima occasione per gli studenti, per la prima volta a confronto con il giudizio di pubblico e galleristi. Per la nona edizione la manifestazione si presenta cresciuta per importanza e durata, con una rete di relazioni fortemente ampliata: un vero e proprio trampolino di lancio per la vita professionale dei nostri studenti e neodiplomati.”

ELENA GRIGOLI | ANNA ULIVI
MOSTRE PERSONALI. FIRST STEP 9
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT
Inaugurazione: giovedi 6 dicembre dalle ore 19.00 alle 21.00
dal 7 dicembre 2018 al 5 gennaio 2019
info: http://www.arteboccanera.com/exhibitions.php?act=view&lng=it&id=321

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Comunicato Stampa | Mostre personali Elena Grigoli | Anna Ulivi | Inaugurazione giovedì 6 dicembre 2018, ore 19 @ Boccanera Project Room Tue, 04 Dec 2018 18:04:07 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507218.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/507218.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
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BOCCANERA GALLERY
ELENA GRIGOLI
ANNA ULIVI
FIRST STEP 9
Inaugurazione giovedì 6 dicembre, dalle ore 19 alle ore 21
Boccanera Project Room, via Alto Adige 176, Trento
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First Step rappresenta il primo passo nel mondo dell’arte degli studenti e diplomati dell’Accademia di Belle Arti di Verona. La manifestazione nasce nove anni fa con l’obiettivo di presentare al pubblico le opere dei giovani artisti in un contesto espositivo diffuso nelle gallerie della città di Verona, e per la prima volta, in Trentino-Alto Adige a Trento da Boccanera Gallery e in Lombardia a Brescia da Galleria A+b .

Boccanera Gallery negli spazi della Project Room presenterà le due mostre personali delle due artiste Elena Grigoli (Verona, 1991) e Anna Ulivi (Forlì, 1998), entrambe studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Verona. 
Elena Grigoli è vincitrice del Premio Veronetta 2018 e del Premio Accademia 2018.
Anna Ulivi è vincitrice del Premio Veronetta 2018 e del Premio Rotary Club 2018.


FIRST STEP 9

A cura: Massimo Balestrini, Marta Ferretti, Giovanni Morbin, Daniele Salvalai

Con il patrocinio: Comune di Verona, Provincia di Verona

Partner: ArtVerona, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Rotary Club Verona Soave

Artisti: Alexandra Daniela Balint, Andrea Bonetti, Eleonora Bonetti, Sofia Borelli, Jessica Burnett, Greta Bruttomesso, Lorenzo Castiglioni, Ilenia Dusi, Lorenzo Favaron, Marta Goglio, Elena Grigoli, Bruno Lovato, Lisa Maculan, Sara Minighin, Barbara Ruperti, Giorgia Sorrentino, Simone Toniolo, Anna Ulivi, Patrick Wieser, Chiara Zuanazzi

First Step rappresenta il primo passo nel mondo dell’arte degli studenti e diplomati dell’Accademia di Belle Arti di Verona. La manifestazione nasce nove anni fa con l’obiettivo di presentare al pubblico le opere dei giovani artisti in un contesto espositivo diffuso nelle gallerie della città.

Boccanera Gallery negli spazi della Project Room presenterà le due mostre personali delle due artiste Elena Grigoli e Anna Ulivi, entrambe studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Verona e selezionate dalla galleria trentina nel mese di luglio 2018.

Elena Grigoli (Verona, 1991)
Al centro della sua esposizione da Boccanera Project Room di Trento, un progetto fotografico dove l’artista analizza la realtà che la circonda attraverso la documentazione fotografica di luoghi reali, reinterpretati togliendo parte del materiale fotografico. E' una continua ricerca sulla riappropriazione della realtà attraverso il gesto del togliere. E' un togliersi e una fuga dopo essersi fatti presenza.

Anna Ulivi (Forlì, 1998)
“Tutto è materia di trasmissione e restituzione” (Saggio sul dono di M. Mauss)
Anna Ulivi presenta nella Project Room di Boccanera Gallery uno spazio che, in qualche modo, esteriorizza, rende visibile uno spazio di introiezione che rispecchia lo spazio di proiezione caratteristico della nostra esperienza personale.
“Spazio-tempo dello scambio”, intervento installativo e performativo, dimensioni ambientali.

First Step costituisce di fatto la prima reale occasione di confronto con le dinamiche e gli attori del principale sistema professionale del loro futuro. Nel tempo si è trasformato in un appuntamento annuale, crescendo in ogni edizione per consolidarsi in un incontro aperto tra l’Accademia e la città, un confronto costruttivo tra artisti, gallerie, collezionisti e pubblico.

La nona edizione si struttura in due momenti distinti e complementari.
1. Nel primo la mostra collettiva (12 ottobre �“ 9 novembre) che torna per il secondo anno ma in una nuova location, Palazzo Erbisti in Veronetta, sede d’eccezione per il suo valore storico e culturale, offrendo una panoramica sullo stato dell’arte delle giovani promesse dell’Accademia di Verona. La mostra si inserisce nel circuito di Festival Veronetta, parte del programma Art&TheCity di ArtVerona.
2. Un secondo momento, da metà novembre a metà dicembre, prende corpo negli spazi espositivi non solo a Verona, ma anche nelle principali città nei dintorni, con una una serie di mostre personali, curate direttamente dai galleristi e dai curatori coinvolti, che approfondiscono la ricerca di nove giovani artisti selezionati. Le gallerie coinvolte sono: Galleria A+b di Brescia, Boccanera Gallery di Trento, yvonneartecontemporanea di Vicenza e, a Verona, Giarino artecontemporanea, Studio la Città, Isolo17 Gallery, Fonderia 20.09, Galleria Fuori Le Mura.

Importante novità di questa edizione è l’istituzione di quattro premi nati in collaborazione con prestigiosi partner �“ ArtVerona, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e Rotary Club Verona Soave - che attraverso premi di studio e di formazione, di acquisizione e ed espositivi contribuiscono alla valorizzazione concreta degli artisti del territorio.
In particolare il Premio Veronetta (vincitori Elena Grigoli, Anna Ulivi, Andrea Bonetti e Bruno Lovato), ideato insieme ad ArtVerona, affianca la mostra collettiva First Step 9 con il coinvolgimento di quattro dei suoi artisti all’interno del progetto La terza notte di quiete diffuso nei locali commerciali del quartiere Veronetta. I quattro artisti contribuiscono dunque ad arricchire il Festival Veronetta che per le giornate di ArtVerona anima l’intera area in una celebrazione collettiva delle arti contemporanee e dei giovani artisti. In concomitanza sono proclamati i vincitori del Premio Accademia (vincitori Elena Grigoli, Andrea Bonetti, Sara Mineghin e Barbara Ruperti) e del Premio Rotary Club (vincitrici Anna Ulivi e Marta Goglio).
Il primo testimonia la volontà dell’Accademia di Belle Arti di Verona di dare sempre più importanza alla valorizzazione dei propri artisti, andando a consolidare un primo nucleo di opere per la creazione di una futura collezione. Il secondo invece, è promosso dal Rotary Club Verona Soave per supportare i giovani artisti, ancora studenti, nella loro formazione personale e professionale.
Chiude idealmente la nona edizione di First Step il Premio MartLAB, un laboratorio di due giorni ideato in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e dedicato a venti studenti dell’Accademia. Il workshop approfondisce con i professionisti del museo differenti aspetti del lavoro d’artista in relazione alle professioni del mondo culturale contemporaneo.

“L’Accademia di Belle Arti di Verona �“ dichiara il presidente Marco Giaracuni �“ sta affrontando in questi anni una grande crescita, sia in termini di iscrizioni che di offerta formativa, con l’aumento dei corsi e delle specializzazioni attraverso le quali si ottiene un diploma di livello universitario. La nostra istituzione si sta affermando da protagonista negli eventi culturali della città allacciando partnership sempre più prestigiose.”

“First Step �“ commenta il direttore Francesco Ronzon �“ rappresenta da diversi anni una prima occasione per gli studenti, per la prima volta a confronto con il giudizio di pubblico e galleristi. Per la nona edizione la manifestazione si presenta cresciuta per importanza e durata, con una rete di relazioni fortemente ampliata: un vero e proprio trampolino di lancio per la vita professionale dei nostri studenti e neodiplomati.


ELENA GRIGOLI | ANNA ULIVI

MOSTRE PERSONALI. FIRST STEP 9

BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

Inaugurazione: giovedi 6 dicembre dalle ore 19.00 alle 21.00

dal 7 dicembre 2018 al 5 gennaio 2019 



Allegato: opera Elena Grigoli, Via di fuga, 2018, digital print, carta fotografica mini lab Fuji, 18,5 x 12,5 cm, Courtesy l’artista e Boccanera Gallery




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Press Release | JARED C. DEERY | Opening 9 novembre 2018, ore 17 @ Boccanera Gallery, via Alto Adige, 176 - Trento Wed, 24 Oct 2018 18:44:12 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/498544.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/498544.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
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BOCCANERA GALLERY

JARED C. DEERY
THE HANGING GARDENS
Opening Friday 9th November, 5-9pm
Boccanera Gallery, via Alto Adige 176, Trento
 
Image
Jared C. Deery, A Still, Volcano Flower, 2018, acrylic on canvas, 122 x 183 cm - 48 x 72 inches, detail

IT

Boccanera Gallery - Trento, ha il piacere di presentare la mostra personale dell’ artista Jared Deery (USA), The Hanging Garden.

Un nuovo capitolo è iniziato per Boccanera Gallery. Dopo essersi affermata negli ultimi dieci anni rappresentando artisti emergenti provenienti dall'Est Europa, mantenendo lo stesso approccio radicale e innovativo, Boccanera Gallery vira verso l'Occidente. Giorgia Lucchi Boccanera apre alle Americhe con una doppia personale di due artisti provenienti dal nuovo mondo - Argentina e Stati Uniti - consolidando il suo supporto per artisti emergenti e midcareer con una ricerca non convenzionale.

In The Hanging Garden, con le sue pitture a olio su tela, acrilico su tela e inchiostri Giapponesi su carta, Jared Deery ricrea la fauna botanica dei giardini sospesi di Babilonia.
Deery presenta una serie di composizioni floreali che, come nel giardino delle meraviglie, non potrebbero esistere naturalmente nello stesso momento e nello stesso luogo. Questi sono infatti giardini della memoria, che raccolgono fiori notturni e diurni che sbocciano insieme a piante sempre verdi e fragili e tenere erbe. Il percorso espositivo riprende l'assetto architettonico dei giardini sospesi, creando una composizione visiva in diversi livelli, con dipinti che, come piante secolari, arrivano dal passato e convivono con i fiori di stagione, ossia le opere recenti.

Nel lavoro di Jared Deery, la rivisitazione della natura morta mantiene il canone classico dell'inanimato a soggetto floreale, unendolo alla tradizione pittorica nordamericana sospesa tra il lirismo del color field painting di Helen Frankenthaler e l'irriverenza fumettistica di Philip Guston, pubblicando l'isolata e contemplativa pratica di studio tra meditazione e onirico stato di coscienza.

Nel suoi dipinti, Deery ritrae nature morte provenienti dalla memoria e le reintroduce nel suo quotidiano. Il suo lavoro è un flusso di coscienza che trasforma i soggetti floreali in oggetti animati e pulsanti, attraverso l'uso del colore e la composizione delle superfici. La texture ricavata dalla pittura liquida che scorre sulla tela, introduce un elemento organico vivo nella composizione. I soggetti si trasformano da oggetti inanimati in materia viva: i petali sono pelle, gli steli membra che si muovono in uno scenario onirico sospeso tra il ricordo e il sogno.

La mostra The Hanging Garden, converge, quindi, sulla riflessione della dimensione personale innalzata a meraviglia del mondo, a monumento alla memoria, ma nella piena consapevolezza del Memento Mori.
 

EN

Boccanera Gallery, Trento, has the privilege of presenting the exhibition of the artists Jared Deery (USA), The Hanging Garden.

A new chapter has begun for the Boccanera Gallery.
After having established its place in the art world over the last ten years as a representative for emerging Eastern European artists, while maintaining the same radical and innovative approach, Boccanera Gallery is now turning its attention towards the West. Giorgia Lucchi Boccanera welcomes the Americas with the exhibition of two artists from the new world - Argentina and the United States - reinforcing her support for emerging and mid-career artists.

With The Hanging Garden, Jared Deery recreates the fauna of the Hanging Gardens of Babylon through paintings of oil on canvas, acrylic on canvas, and Japanese ink on paper.
Deery presents a series of floral compositions which, just like in the wondrous garden, couldn’t possibly exist naturally in the same time and the same place. His gardens are gardens of memory; places where nocturnal flowers bloom in the sun alongside their diurnal counterparts, evergreens, and frail herbs.

This exhibition mimics the architectural structure of The Hanging Gardens, creating a composition of different levels, with paintings which, like centuries-old plants, come from the past and live together with seasonal flowers, or rather, the recent works.

The work of Jared Deery revisits still-life while maintaining the classic canon of inanimate, floral subjects. He combines North American painting traditions, suspended between the color field lyricism of Helen Frankenthaler and the irreverent, cartoonish style of Philip Guston, producing an isolated and contemplative study between meditation and a dreamlike state of consciousness.

With his paintings, Deery portrays still-life from his memory and reintroduces them into daily life. His work is a stream of consciousness which transforms the floral subjects into animated entities pulsing with life through his use of color and composition. The textures generated by the liquid paints flowing over the surface of canvas introduce a living, organic element to work. The petals are skin, and the stems are limbs existing in a oneiric state, creating a scene from somewhere between a dream and a memory.

The exhibition The Hanging Garden converge on the reflection of the personal dimension, the erected wonder of the world, monuments to memory with full awareness of Memento Mori


JARED C. DEERY, “THE HANGING GARDEN"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 9 novembre dalle ore 17.00 alle ore 21.00
Opening: Friday November 9th, 5.00- 9.00pm
10 novembre 2018 - 2 febbraio 2019 | November 10th, 2018 - February 2nd, 2019



Allegato: immagine, Jared C. Deery, A Still, Volcano Flower, 2018, acrylic on canvas, 122 x 183 cm - 48 x 72 inches, courtesy Boccanera Gallery



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BOCCANERA
via Alto Adige 176
38121 Trento IT
BOCCANERA T
via Ventura 6
20134 Milano IT
+39.0461.984206
+39.340.5747013
www.arteboccanera.com

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Press Release | DANIEL GONZÁLEZ | Opening 9 novembre 2018, ore 17 @ Boccanera Gallery, via Alto Adige, 176 - Trento Wed, 24 Oct 2018 17:38:27 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/498533.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/498533.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
Con preghiera di pubblicazione 
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BOCCANERA GALLERY

DANIEL GONZÁLEZ
PRESENT MONUMENTS
Opening Friday 9th November, 5-9pm
Boccanera Gallery, via Alto Adige 176, Trento
 
Image
Daniel González, Solution's office, 2018, hand-sewn sequins and mixed media on canvas, 130 x 200 cm - 51.1 x 78.7 inches, detail, curtesy Studio Daniel González

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Boccanera Gallery - Trento, ha il piacere di presentare personale di Daniel González (Argentina), Present Monuments.    

Un nuovo capitolo è iniziato per Boccanera Gallery. Dopo essersi affermata negli ultimi dieci anni rappresentando artisti emergenti provenienti dall'Est Europa, mantenendo lo stesso approccio radicale e innovativo, Boccanera Gallery vira verso l'Occidente. Giorgia Lucchi Boccanera apre alle Americhe con una doppia personale di due artisti provenienti dal nuovo mondo - Argentina e Stati Uniti - consolidando il suo supporto per artisti emergenti e midcareer con una ricerca non convenzionale.

Con le sue opere, Daniel González crea monumenti alla quotidianità. Guardando alle sue origini, González unisce l'arte artigiana dei tessuti fatti a mano provenienti dalla cultura popolare tradizionale messicana, all’immaginario delirante e filosofico sudamericano, alla campionatura della quotidianità, spingendoli all'estremo della pop art.


Il progetto di Daniel González, Present Monuments, reinterpreta la funzione del monumento storico nell'era digitale. González crea un memoriale alla quotidianità che risponde a esigenze semplici, ai nostri stati d'animo, problemi familiari e personali. Le opere ritraggono pensieri che, ricamati sulla tela, trasformano la caducità del momento in monumento alla memoria. L'effimero dell'attimo fuggente viene congelato in un atto di conservazione, tramutando i pensieri in opere-monumento al quotidiano destinate a durare per sempre. I dipinti ricamati e le opere in paillettes su tela esaltano la manualità che li compone. Questa pratica legata alla ripetizione del gesto, al lavoro umile del quotidiano è l'elemento costitutivo del monumento. L’azione creativa è parte integrante dell'estetica di queste architetture alla memoria ed il tempo è elemento costituente del monumento stesso. I monumenti di González sono commemorazioni di gesti semplici, di persone comuni consacrati all'eternità.
 
La consacrazione del gesto, della pratica meditativa, del lavoro, la caducità del momento sono elementi di contemplazione per González.

Le opere di González indagano i molteplici aspetti del tradizionale canone europeo del XVI secolo, il Memento Mori, reintroducendolo nell'arte contemporanea tra postmodernismo e la pop art.


EN

Boccanera Gallery, Trento, has the privilege of presenting the exhibitions of artist Daniel González (Argentina), Present Monuments.

A new chapter has begun for the Boccanera Gallery.
After having established its place in the art world over the last ten years as a representative for emerging Eastern European artists, while maintaining the same radical and innovative approach, Boccanera Gallery is now turning its attention towards the West. Giorgia Lucchi Boccanera welcomes the Americas with the exhibition of two artists from the new world - Argentina and the United States - reinforcing her support for emerging and mid-career artists.



Daniel González with his work creates monuments to everyday life, looking at his origins González combines the traditional Mexican hand-woven fabric craft with the deliriant South American philosophy,  pushing the daily life to the extreme of pop art.

González’ project, Present Monuments, reinterprets the purpose of historical monuments in the digital era. González creates a memorial to daily life in response to our most straightforward needs, our state of mind, and our personal problems.
González portrait thoughts, which, embroidered on canvas, transform the transience of an instant into a monument to memory. The ephemerality of a moment is frozen through an act of conservation in his language, transforming these thoughts into monuments to every day, destined to last forever. The embroidered paintings and the sequins works on canvas emphasize the craftsmanship with which they were made. This practice which draws lines between repeated movements and humble everyday work is the element which creates the monument. The simple act of working is a fundamental part of the aesthetic of these mementos, and the time spent making them is an essential element of the monuments themselves. His work has an immediate power of attraction that pushes out the energy of his imaginary world�”an explosion. The subjects are turned into objects that are up for grabs. The artisanal aspect of the labor preserves the link connecting the artwork to the functionality of the materials, and to the manual practice that constitutes it. González’ Monuments are the commemoration of simple acts of common people consecrated for eternity.

The consecration of gestures, of meditative practice, of work, and of the transience of the moment are elements of contemplation the artist.

The works and González look into the numerous aspects of the traditional, sixteenth-century European canon, Memento Mori, reintroducing it into contemporary art between postmodernism and pop art.


DANIEL GONZÁLEZ, “PRESENT MONUMENTS"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO

Inaugurazione: venerdì 9 novembre dalle ore 17.00 alle ore 21.00
Opening: Friday November 9th, 5.00- 9.00pm
10 novembre 2018 - 2 febbraio 2019 | November 10th, 2018 - February 2nd, 2019



Allegato: immagine Daniel González, Solution's office, 2018, hand-sewn sequins and mixed media on canvas, 130 x 200 cm - 51.1 x 78.7 inches, detail, Courtesy Boccanera Gallery


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BOCCANERA
via Alto Adige 176
38121 Trento IT
BOCCANERA T
via Ventura 6
20134 Milano IT
+39.0461.984206
+39.340.5747013
www.arteboccanera.com

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FROM THE LOVE OF TRUTH Fri, 07 Sep 2018 11:45:11 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490934.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490934.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Boccanera Gallery apre la stagione a Milano con una nuova collaborazione con l’agenzia di comunicazione e marketing Golab - Agency Communication & Marketing Atelier.
Negli spazi di Via Fatebenefratelli 5 verrà presentata la mostra personale di Dido Fontana, "From The Love Of Truth", seguendo la sua natura crossover tra moda, comunicazione, editoria.
La video-foto installazione tratta il tema classico del Memento Mori in chiave neobarocca. Quattro fotografie montate su light-box, trasformate in teche votive, creano un percorso visivo che illustra la morte come elemento costitutivo della vita stessa. 
Una fotografia di grande formato e un video chiudono la mostra dialogando sugli aspetti che costituiscono la caducità della vita sotto il mero l’aspetto del corpo in contrasto con l’eternità della memoria. La chiave pop degli elementi inseriti negli Still Life di Dido Fontana mostrano la futilità del piacere e i simboli di effimero in contrasto con la teoria medievale latina, cristiana della riflessione sulla mortalità.
Il video From The Love Of Truth è accompagnato dai versi dello scrittore Luca Buoncristiano, e l'intero progetto espositivo dal testo di Matteo Grandese.

"Memento mori quando non mi dimentico, vale a dire praticamente sempre.
Tutto mi distrae da tutto e io voglio tutto. Sono io il cecchino che assumo sul deepweb per uccidermi, ma mi sfuggo, e con piacere, sono io la mia più grande distrazione. Io io io, perché io è l’unica dimensione possibile in cui restare concentrati.

Dido no. Dido resta concentrato, Dido porta tutto a termine. Dido mette in scena cinque lightbox che rubano la scena agli antichi generali, più lucenti delle loro armature, che abbagliano i cupi avvertimenti moralisti che osano sminuire la vittoria riducendola a mero dovere invece di epico trionfo. Cinque skull che suonano come cinque brindisi e che ridono e fumano e non fanno harakiri ma si godono Araki e Nina Hernandez e dicono goditela sta vittoria diobono! perché è l’unico modo per farsi cogliere vivi quando la Morte arriva.

Polpo al polpo e vino al vino sembrano suggerirmi quando sto per inerpicarmi in qualche metafora da curatore. In un periodo in cui la morte ce la servono a chili, Dido prende quei chili e li fa sollevare dal corpo atletico di un’ex pornostar che se sentisse quello che sto dicendo mi boccerebbe all’esame orale di sociologia.

Ma Dido me lo lascia scrivere perché mi ricorda che se voglio posso, finché non son morto.

Dido sa esattamente ciò che vuole.

Perché Dido mementa mori, ma anche more e bionde." Matteo Grandese

 

FROM THE LOVE OF TRUTH - Installazione Video

"Non è mancanza di respiro.
È preparazione, è concentrazione, è prendere fiato, è prepararsi alla performance, è osservarla, è documentarla, è dimenticarsi della performance, è dimenticarsi di essere osservati, è andare dritti per la propria strada, è stare dritti, è smorzare la luce, è accentuare le ombre, è rinunciare a un’ombra e scegliere l’acqua, è riappropriarsi dei propri sensi, con i sensi, è cercare un senso, è fare i conti con propri sensi, di colpa, è non farsene una colpa, è poca scienza molta riminiscenza, è corpo cosciente, è essere local ed essere così lontana, è essere nuda, è mettere a nudo, è essere sexy, è essere soggetto e complemento oggetto, è piacersi o non piacersi, è piacere, è per piacere, è per piacere mollatemi!, è essenziale, esistenziale, è un riscatto, è un ritratto, è ricostruirsi, è pezzi mancanti, è farsi a pezzi, è rompersi, è rotto, è nina, è lisa, è dido, è donna, è uomo, è homo, è hommelette, è quando nasci, quando rinasci, è quando morirai, è quando vorresti morire, è quando sei morto, è quando capisci che sei vivo.
Non è mancanza di respiro." Matteo Grandese


DIDO FONTANA, "FROM THE LOVE OF TRUTH"

GOLAB, VIA FATEBENEFRATELLI 5, MILANO - IT
Inaugurazione: martedi 18 settembre dalle ore 21.00 
Opening: Tuesday, September 18th, 9pm

Testi di | Texts by Matteo Grandese, copywriter
Testo video di | Video-text by Luca Buoncristiano, author

19 settembre - 5 ottobre 2018 | September 19th - October 5th, 2018

T: +39 0461 984206 / +39 340 5747013
M: info@arteboccanera.com
http://www.arteboccanera.com
 

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Grenzländer - terre di confine Thu, 06 Sep 2018 18:20:07 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490835.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490835.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la mostra Grenzländer - terre di confine con gli artisti Andrea Fontanari, Julia Frank, Veronica de Giovanelli, Federico Seppi.
Boccanera apre la stagione espositiva della galleria con una mostra collettiva.
Per la prima volta dopo le mostre dedicate agli artisti rumeni emergenti nel 2017, ai giovani artisti della Repubblica Ceca nel 2016 e ai giovani pittori polacchi nel 2015, gli artisti saranno provenienti dal territorio dove la galleria ha sede: Il Trentino Alto Adige.
Con la mostra Grenzländer, Boccanera Gallery intende rilevare e rafforzare la sua identità di galleria globale, rimanendo locale.
L’importanza di sostenere artisti del territorio è una delle peculiarità della ricerca di Giorgia Lucchi Boccanera e con questa mostra, realizzata in collaborazione con la curatrice Giovanna Nicoletti, traccia un punto della situazione importante dell’arte emergente locale, con lavori di artisti in diversi stadi della propria carriera.
Il titolo Grenzländer rimanda alle terre di mezzo, luoghi specifici, dove le zone di confine esprimono limiti geografici e temporali. E’ in questi territori che elementi naturali e antropologici sono messi in connessione. Sono luoghi nei quali si sperimenta e si percepisce il fremito di qualcosa che sta per accadere e che vive in maniera indipendente.
In occasione di questa mostra Boccanera Gallery presenta quattro giovani artisti provenienti dalla regione Trentino Alto Adige che si confrontano con linguaggi apparentemente diversi per raccontare i loro mondi o meglio per dare forma al loro pensiero misurando la propria ricerca.
Comune al loro lavoro è la costruzione e la conseguente stratificazione di segni e significati nella rappresentazione del vero.


Andrea Fontanari usa la pittura per ricreare spazi e pensieri biografici che si mostrano sulle tele come affioramenti pronti a sparire nel disincanto
.

Julia Frank esprime nella performance e nell’installazione forme di riflessione e di trasformazione dei luoghi coinvolgendo attivamente il visitatore
.

Veronica de Giovanelli addomestica le pennellate creando delle velature trasparenti dove il ricordo del paesaggio sembra trasformarsi in percezione assoluta del colore
.

Federico Seppi elabora tracce nello spazio per muovere ciò che sta all’interno della materia. Questo lavoro di entrare fisicamente nei materiali lo spinge a modellare un frammento di paesaggio e a trovare corrispondenze nelle diverse forme.

La mostra Grenzländer ha lo scopo di consolidare il supporto a giovani artisti italiani e locali che la galleria segue come missione insieme al focus sui giovani artisti est europei. L’anno espositivo partirà dalle immediate vicinanze geografiche per aprire oltreoceano celebrando l’inizio della seconda decade di Boccanera Gallery, stabilendo un nuovo capitolo da Est a Ovest.

ANDREA FONTANARI, JULIA FRANK, VERONICA DE GIOVANELLI, FEDERICO SEPPI, "GRENZLÄNDER"

BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT
Inaugurazione: venerdi 28 settembre dalle ore 18.00 alle 21.00
Opening: Friday, September 28th, 6-9pm

A cura di | Curated by Giovanna Nicoletti

29 settembre - 3 novembre 2018 | September 29th - November 3rd, 2018

T: +39 0461 984206 / +39 340 5747013
M: info@arteboccanera.com
http://www.arteboccanera.com

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UPCOMING EXHIBITIONS AND EVENTS @ BOCCANERA GALLERY Wed, 05 Sep 2018 18:45:05 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490815.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/490815.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
BOCCANERA GALLERY

ANDREA FONTANARI + JULIA FRANK + VERONICA DE GIOVANELLI + FEDERICO SEPPI
GRENZLÄNDER  
Opening Friday 28th September, 6-9pm
Boccanera Gallery, via Alto Adige 176, Trento
 
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IT
Il titolo Grenzländer rimanda alle terre di mezzo, luoghi specifici, dove le zone di confine esprimono limiti geografici e temporali. E’ in questi territori che elementi naturali e antropologici sono messi in connessione. Sono luoghi nei quali si sperimenta e si percepisce il fremito di qualcosa che sta per accadere e che vive in maniera indipendente. 
EN
The title Grenzländer refers to middle lands: distinct places where borders frame limited geographic and temporal areas. Natural and anthropological elements are connected in these territories. These are independent crossing points there to explore, to experience, and to feel the thrill of something that is about to happen.
BOCCANERA GALLERY

DIDO FONTANA
From the Love of Truth
Opening Tuesday 18th September, 9pm
Golab, via Fatebenefratelli 5, Milano
 
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Dido Fontana, Vanitas #2, 2018, Powder-coated aluminium, printed polyester and acrylic, lightbox, 60 x 40 x 5,5cm
IT
"Cinque skull che suonano come cinque brindisi e che ridono e fumano e non fanno harakiri, ma si godono Araki e Nina Hernandez e dicono goditela sta vittoria diobono! perché è l’unico modo per farsi cogliere vivi quando la morte arriva." Matteo Grandese

EN
"Five skulls that sounds like five skål who laugh and smoke and don’t do any harakiri, while enjoying Araki and Nina Hernandez and saying you deserve this victory goddamn!
Because this is the only possible way to get caught alive when the Death comes."  Matteo Grandese
September events and upcoming events
 
   
J. Deery + N. Despotović + Drifters + D. González
Crëp 
Concept by Mariano Pichler
Until September 20th, 2018
Galleria Doris Ghetta, Loc. Pontives sud 8, 39046 Ortisei, Bolzano IT
More info: Crëp - Group exhibiton

 


Jared Deery
Summer Of Love 
Until September 2nd, 2018
Freight + Volume Gallery, 97 Allen Steet, New York NY 10002
More info: Jared Deery, Summer Of Love
 
 
Daniel González
Eternity by Maurizio Cattelan
artistic contribution, Curated by Cecilia Alemani
September 6th - 12th, 2018
Art Basel Cities, Buenos Aires
More info: Eternity by Maurizio Cattelan
 
 
Drifters
Kliniké
Curated by Daniel Boeri
Until September 13th, 2018
Galerie d'Art L'Entrepôt, 22, rue de Millo - MC Monaco
More info: Drifters, Kliniké
 
 
Drifters
Dancing is what we make of falling
Curated by Valentina Lacinio, Samuele Piazza
September 14th 2018, 8pm 
OGR Officine Grandi Riparazioni, Corso Castelfidardo 22, Torino IT
More info: Dancing is what we make of falling
 

Jared Deery
Reverse Representation
Until September 15th, 2018
One River School of Art + Design, 49 N Dean Street, Englewood, NJ 07631
More info: Jared Deery, Reverse Representation 
 
 
Marcos Lutyens
Group Therapy
September 15th, 2018 - January 6th, 2019
Frye Art Museum, 704 Terry Avenue, Seattle USA
More info: Marcos Lutyens, Group Therapy

 

 
Drifters
Conkè. Episode: Montesanto
Curated by Adriana Rispoli
Produced by Quartiere Intelligente, MADRE Museum
September 22nd 2018, 5pm
Galerie d'Art L'Entrepôt, 22, rue de Millo - MC Monaco
More info: Drifters, Conkè. Episode: Montesanto


Marcos Lutyens

Contrast
September 24th - 27th, 2018
Udesign, San Pedro Garza García, Mexico MEX
More info: Marcos Lutyens, Contrast
 
 
Academiae Youth Art Biennale 2018
Where Plauto Taught
Curated by Christian Jankowsky
Until October 10th, 2018
Museo del Forte di Fortezza, Bressanone Brixen (BZ) IT
More info: Academiae Youth Art Biennale 2018
 
 
Veronica de Giovanelli + Valentina Miorandi
Close. Not Here. Paths of Tridentine Creativity.
Curated by Luca Coser, Margherita De Pilati, Gabriele Lorenzoni
Until October 14 th, 2018
Galleria Civica di Trento - Museo MART, via Belenzani 44, Trento IT
More info: V. de Giovanelli + V. Miorandi, Close. Not Here.
 
 
Daniel González
Mi Casa Tu Casa 
Collateral event, Manifesta 12, Palermo IT
Until November 4th, 2018
Mondello Palace Hotelgarde, viale Principe di Scalea, Mondello (PA) IT
More info: Daniel González, Mi Casa Tu Casa

 
Andrea Fontanari
JCE Jeune Création Européenne 
Curated by Andrea Ponsini
October, 2017 - August, 2019
Biennal d'art contemporain 2017-2019
More info: Andrea Fontanari, JCE Jeune Création Européenne
Upcoming Art Fairs
 

ArtVerona
Padiglione 12, Stand H11
October 12th - 15th, 2018
Ingresso Re Teodorico
Viale dell'industria, Parcheggio P7, Verona Fiere, Verona IT
More info: ArtVerona


Artissima
Section Dialogue, Hall Black, Stand 14
November 1st - 4th, 2018
Oval Lingotto
Via Giacomo Mattè Trucco 70, Torino IT
More info: Artissima
 
Happy summer holidays to everyone. We wish you a relaxing time off with family and friends!
The gallery will be closed till Monday 27th August, 2018.
See you soon.
Giorgia Lucchi Boccanera
 
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Giorgia Lucchi Boccanera, Boccanera Gallery via Alto Adige, 176, Trento, 38121 TN IT
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Comunicato stampa | RICHARD LOSKOT + CRISTIAN AVRAM | Opening 25 maggio 2018, ore 18 @ Boccanera Gallery + Project Room, via Alto Adige, 176 - Trento Wed, 02 May 2018 15:51:01 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477853.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477853.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea
BOCCANERA GALLERY

RICHARD LOSKOT
Cosmology Model
Inaugurazione venerdì 25 maggio, ore 18
Boccanera Gallery, via Alto Adige 176, Trento
Image Richard Loskot, Heaven on Earth, 2018, installation, detail

BOCCANERA PROJECT ROOM

CRISTIAN AVRAM
The Place we call Home
Inaugurazione venerdì 25 maggio, ore 18
Boccanera Project Room, via Alto Adige 176, Trento 
Image Cristian Avram, Waiting for a miracle, 2018, oil on canvas, 65 x 50 cm

IT

Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la seconda mostra personale di Richard Loskot (Most, CZ nel 1984), Cosmology Model, in contemporanea con The Place we call Home, il progetto di Cristian Avram (Cluj-Napoca, RO nel 1994), nello spazio Boccanera Project Room.

Recentemente Boccanera Gallery ha ampliato la sede di Trento e nei suoi 300 metri quadri ospiterà i progetti di due giovani artisti dell’Est Europa confluenti in un comune denominatore: lo spazio.

Le opere dei due artisti indagano in maniera opposta sulle molteplici influenze nel rapporto tra uomo e spazio: Cristian Avram, nelle sue opere a olio su tela, esplora il microcosmo delle pareti domestiche della sua casa-studio nelle campagne nei dintorni della città rumena di Cluj-Napoca, e Richard Loskot, attraverso la creazione di apparati tecnologici rudimentali, macchinari assemblati con parti di oggetti di uso comune e pezzi di mobilio, guarda alla grandezza e ai misteri del Cosmo.

Lo spazio non è solo la proiezione di un soggetto, un involucro, un disegno ma è anche il deposito di tutte le nevrosi e le fobie della società che lo circonda. In questo senso lo spazio non è vuoto ma pieno di oggetti disturbanti. L’arte ha la capacità di rappresentare lo spazio nella sua distorsione, modificando la maniera tradizionale in cui è stato storicamente concepito.

Il progetto di Richard Loskot, Cosmology Model, verte sulla contraddizione tra l'avanzamento tecnologico e suoi stessi limiti.
Partendo dal concetto di reprocità, Richard riflette sul rapporto tra Uomo e Universo e su come l'ignoto scateni nella mente umana una serie di quesiti esistenziali ai quali, nonostante l'apporto delle più avanzate intelligenze artificiali, non è possibile rispondere.
Loskot s’interroga su concetti apparentemente semplici: cos'è un colore, cos'è il vuoto, come si comporta il caso.
Cosmology Model è un viaggio che parte dallo scheletro scarno della macchina e si muove verso alla percezione enigmatica interiore del concetto d’infinito.
I lavori di Loskot sono modelli che restituiscono immagini con l'ausilio di apparati posti strategicamente tra lo spettatore e l'oggetto, trasformando i luoghi riprodotti dalla macchina in spazi sensibili. L'opera quindi ha sempre due tempi di lettura, quella d’insieme e quella innescata dalla presenza del fruitore.
Costruire questi oggetti tramite l'assemblaggio di meccanismi recuperati da oggetti comuni, ha come fine ultimo quello di riflettere sul microcosmo che circonda l'essere umano nella quotidianità.
Il mondo è ricoperto di una costellazione di oggetti capaci di svelarci l'essenza della vita, se solo si cerca con attenzione.

In The Place we call Home, attraverso le sue pitture a olio su tela, Cristian Avram esplora la collisione tra mondo interno e mondo esterno, e come quest’ossimoro può dare origine a stati di coscienza superiore.
Cristian come Richard parte da concetti semplici: come la ricerca della bellezza della quotidianità permetta agli esseri umani di chiamare un luogo casa.
Cristian Avram recentemente si è trasferito dalla città a un remoto complesso di casa-studio d'artista nelle campagne di Cluj Napoca.
Nella solitudine di quel luogo, durante il suo primo inverno passato vivendo in isolamento, ha osservato come lo spazio da impervio stabile post-soviet si sia trasformato nella sua casa ed ha ritratto la trasformazione attraverso i residui della presenza umana nello spazio.
Il lavoro di Avram, sempre concentrato sul suo vissuto personale, sviluppa il senso del tempo puro, non databile.
Con un’analisi sull’estetica dello spazio, tenta di sondare le possibili alterazioni dell’ambiente, dal tangibile all’immateriale, alla dimensione privata a quella sociale.
Il giovane pittore rumeno quindi cerca di ricomporre nella composizione delle sue opere una gerarchia estetica, ritraendo il disordine organizzato degli spazi usati dall’uomo in sua assenza.
L'esistenza dell'essere umano è tangibile ma l'astrazione del mezzo della pittura restituisce la dimensione animifica propria degli ambienti ritratti, creando un luogo dell’ammina.
Lo spazio espande nelle sue dimensioni fisiche verso l'infinito dello spirito.

Entrambe le mostre convergono quindi sulla riflessione della reciprocità tra microcosmo e macrocosmo e come la dimensione sensibile della percezione dello spazio renda le sue coordinate illeggibili.

Richard Loskot nasce a Most (CZ) nel 1984. Vive e lavora ad Usti nad Labem (CZ). Studia presso la facoltà di architettura dell'università di Liberec e all'Istituto di Belle Arti di Monaco. Ha esposto in Germania, UK, Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Nel 2012, nel 2014 e nel 2017 è stato tra i cinque finalisti del premio piu` prestigioso della Repubblica Ceca Jindřich Chalupecký con menzione speciale nel 2012. Nei mesi di gennaio e febbraio 2014 ha svolto la residenza all’International Studio & Curatorial Program di New York. Nel settembre 2014 ha partecipato alla mostra collettiva Europa, Europa curata da Hans Ulrich Obrist, Thomas Boutoux, Gunnar B. Kvaran presso l'Astrup Fearnley Museet di Oslo.

Cristian Avram nasce ad Alba-Iulia, RO nel 1994. E’ studente al primo anno del master in pittura all'Università di Arte e Design di Cluj-Napoca(RO).
Mostre selezionate: Talking 'bout my generation, mostre collettiva, Plan B Cluj-Napoca (2018), Bridges, mostre collettiva, Boccanera Gallery, Milano (2018); Starpoint Prize 2017, mostra collettiva, Victoria Art Center, Bucarest (2017); Cutting Edge III, mostra collettiva, Museum of Art Cluj-Napoca, (2016).


EN

Boccanera Gallery, Trento, is pleased to present the second solo exhibition by Richard Loskot (Most, CZ in 1984), Cosmology Model, at the Main Gallery space, and The Place we call Home, Cristian Avram's project (Cluj-Napoca, RO in 1994), at the Project Room space.

Recently, Boccanera Gallery has developed its Trentine headquarters, and in its 300 square meters will be hosting the projects of two young Eastern European artists focused on a shared interest: space.

The works of both artists investigate the relationship between man and space.
In his oil paintings on canvas Cristian Avram explores the microcosm of the domestic surroundings of his home-studio in the countryside of the Romanian city of Cluj-Napoca. Richard Loskot looks at the greatness and the mysteries of the Cosmos building rudimentary devices, machines assembled with parts of everyday objects, obsolete technology and pieces of furniture.

Space is not only the extension of a subject, a box, a design but it is also the storage of neuroses and phobias of the surroundings' society. In this sense, space is not empty but full of unsettled objects. Art can represent space in its distortion, modifying the traditional way in which it has been historically perceived.

Cosmology Model by Richard Loskot focuses on the contradictions of the limits of advanced technology.
Starting from the concept of reciprocity, Richard envisions the relationship between Man and the Universe and how the unknown unleashes a series of enigmatic questions about existence in which, despite the contribution of the most advanced artificial intelligence, they remain incomprehensible.
Loskot reflects on likely banal concepts: what is a color, what is emptiness, how does a circumstance work?
Cosmology Model is a journey that starts with the bone structure of the machine and moves towards the inner perception of the enigma of the infinite.
Loskot's works are models that construct images only visible through a third piece of equipment placed strategically between the viewer and the object with the aim of translating the space reproduced by the machine in the space of consciousness. Therefore, the work always has two different stages of analysis: the whole and the one triggered by the presence of an audience.
Through the assembly of mechanisms recovered from ordinary objects, Loskot reflects on the everyday life's microcosm surroundings the human beings.
The world is coated with an unequivocal constellation of objects capable of unveiling the essence of life.

In The Place we call Home, in his oil paintings, Cristian Avram explores the collision between the inner world and the outer world, and how this oxymoron can rise states of higher consciousness.
As with Richard, Cristian starts his research from a simple concept: what are the factors that can bring a human being to call a place home and how beauty can be the key to it.
Cristian Avram recently moved from the city to a remote artist-studio complex in the countryside of Cluj Napoca.
During his first winter spent living in solitude and isolation he experienced how the post-Soviet impervious building turned into his home, portraying the transformation through the ghostly presence of humans activities in the space.
Avram's work focuses on his personal experience translating it into timeless images.
He explores the possible alterations of the environment capturing the moment between the tangible to the immaterial, from the personal matter to the public life.
The young Romanian painter reconstructs in his works an aesthetic hierarchy, portraying the organized manmade disorder of spaces occupied by human beings in its absence.
The existence of being is tangible, but the abstraction of the medium creates a place of the soul in the subject of the artwork.
The physical proportions of the space expand towards a spiritual dimension.

Both exhibitions reflection on the interchange between microcosm and macrocosm and how the coordinates of space are illegible applying variables related to irrational thought.

Richard Loskot was born in Most (CZ) in 1984, lives and works in Usti nad Labem (CZ). He studied in the faculty of Art and Architecture at the University of Liberec as well as in the Munich School of Fine Art. He has exhibited in Germany, the UK, and in Romania, as well as in the Czech Republic and Slovakia. In 2012 and 2014 he was one of the five finalists for the most prestigious prize in Czech Republic Jindřich Chalupecký prize with a special mention. In January and February 2014 participated in a residence in the International Studio & Curatorial Program of New York. In September 2104 he did a group exhibition Europe, Europe curated by Hans Ulrich Obrist, Thomas Boutoux, Gunnar B. Kvaran at Astrup Fearnley Museet in Oslo.
Currently, he is part of two group shows Nature. Arte ed Ecologia, curated by Margherita de Pilati, in Galleria Civica in Trento and Arthouse Lapidarium, curated by Lenka Lindaurová at the National Museum in Prague.

Cristian Avram, born ad Alba-Iulia, RO in 1994, is attending the first year of the Masters in Painting at the Cluj-Napoca University of Art and Design (RO). 
Selected exhibitions: Talking 'bout my generation, group exhibition, Plan B Cluj-Napoca; Bridges, group exhibition, Boccanera Gallery, Milan (2018); Starpoint Prize 2017, group exhibition, Victoria Art Center, Bucharest (2017); Cutting Edge III, group exhibition, Museum of Art Cluj-Napoca, (2016).


RICHARD LOSKOT, "COSMOLOGY MODEL"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO

Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018


CRISTIAN AVRAM, "THE PLACE WE CALL HOME"
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018




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BOCCANERA
via Alto Adige 176
38121 Trento IT
BOCCANERA T
via Ventura 6
20134 Milano IT
+39.0461.984206
+39.340.5747013
www.arteboccanera.com

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RICHARD LOSKOT, COSMOLOGY MODEL + CRISTIAN AVRAM, THE PLACE WE CALL HOME Sat, 28 Apr 2018 16:29:17 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477539.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477539.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la seconda mostra personale di Richard Loskot (Most, CZ in 1984), Cosmology Model, in contemporanea con The Place we call Home, il progetto di Cristian Avram (Cluj-Napoca, RO in1994), nello spazio Boccanera Project Room.

Recentemente Boccanera Gallery ha ampliato la sede di Trento e nei suoi 300 metri quadri ospiterà i progetti di due giovani artisti dell’Est Europa confluenti in un comune denominatore: lo spazio.

Le opere dei due artisti indagano in maniera opposta sulle molteplici influenze nel rapporto tra uomo e spazio: Cristian Avram, nelle sue opere a olio su tela, esplora il microcosmo delle pareti domestiche della sua casa-studio nelle campagne nei dintorni della città rumena di Cluj-Napoca, e Richard Loskot, attraverso la creazione di apparati tecnologici rudimentali, macchinari assemblati con parti di oggetti di uso comune e pezzi di mobilio, guarda alla grandezza e ai misteri del Cosmo.

Lo spazio non è solo la proiezione di un soggetto, un involucro, un disegno ma è anche il deposito di tutte le nevrosi e le fobie della società che lo circonda. In questo senso lo spazio non è vuoto ma pieno di oggetti disturbanti. L’arte ha la capacità di rappresentare lo spazio nella sua distorsione, modificando la maniera tradizionale in cui è stato storicamente concepito.

Il progetto di Richard Loskot, Cosmology Model, verte sulla contraddizione tra l'avanzamento tecnologico e suoi stessi limiti.
Partendo dal concetto di reprocità, Richard riflette sul rapporto tra Uomo e Universo e su come l'ignoto scateni nella mente umana una serie di quesiti esistenziali ai quali, nonostante l'apporto delle più avanzate intelligenze artificiali, non è possibile rispondere.
Loskot s’interroga su concetti apparentemente semplici: cos'è un colore, cos'è il vuoto, come si comporta il caso.
Cosmology Model è un viaggio che parte dallo scheletro scarno della macchina e si muove verso alla percezione enigmatica interiore del concetto d’infinito.
I lavori di Loskot sono modelli che restituiscono immagini con l'ausilio di apparati posti strategicamente tra lo spettatore e l'oggetto, trasformando i luoghi riprodotti dalla macchina in spazi sensibili. L'opera quindi ha sempre due tempi di lettura, quella d’insieme e quella innescata dalla presenza del fruitore.
Costruire questi oggetti tramite l'assemblaggio di meccanismi recuperati da oggetti comuni, ha come fine ultimo quello di riflettere sul microcosmo che circonda l'essere umano nella quotidianità.
Il mondo è ricoperto di una costellazione di oggetti capaci di svelarci l'essenza della vita, se solo si cerca con attenzione.

In The Place we call Home, attraverso le sue pitture a olio su tela, Cristian Avram esplora la collisione tra mondo interno e mondo esterno, e come quest’ossimoro può dare origine a stati di coscienza superiore.
Cristian come Richard parte da concetti semplici: come la ricerca della bellezza della quotidianità permetta agli esseri umani di chiamare un luogo casa.
Cristian Avram recentemente si è trasferito dalla città a un remoto complesso di casa-studio d'artista nelle campagne di Cluj Napoca.
Nella solitudine di quel luogo, durante il suo primo inverno passato vivendo in isolamento, ha osservato come lo spazio da impervio stabile post-soviet si sia trasformato nella sua casa ed ha ritratto la trasformazione attraverso i residui della presenza umana nello spazio.
Il lavoro di Avram, sempre concentrato sul suo vissuto personale, sviluppa il senso del tempo puro, non databile.
Con un’analisi sull’estetica dello spazio, tenta di sondare le possibili alterazioni dell’ambiente, dal tangibile all’immateriale, alla dimensione privata a quella sociale.
Il giovane pittore rumeno quindi cerca di ricomporre nella composizione delle sue opere una gerarchia estetica, ritraendo il disordine organizzato degli spazi usati dall’uomo in sua assenza.
L'esistenza dell'essere umano è tangibile ma l'astrazione del mezzo della pittura restituisce la dimensione animifica propria degli ambienti ritratti, creando un luogo dell’ammina.
Lo spazio espande nelle sue dimensioni fisiche verso l'infinito dello spirito.

Entrambe le mostre convergono quindi sulla riflessione della reciprocità tra microcosmo e macrocosmo e come la dimensione sensibile della percezione dello spazio renda le sue coordinate illeggibili.

Richard Loskot nasce a Most (CZ) nel 1984. Vive e lavora ad Usti nad Labem (CZ). Studia presso la facoltà di architettura dell'università di Liberec e all'Istituto di Belle Arti di Monaco. Ha esposto in Germania, UK, Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Nel 2012, nel 2014 e nel 2017 è stato tra i cinque finalisti del premio piu` prestigioso della Repubblica Ceca Jindřich Chalupecký con menzione speciale nel 2012. Nei mesi di gennaio e febbraio 2014 ha svolto la residenza all’International Studio & Curatorial Program di New York. Nel settembre 2014 ha partecipato alla mostra collettiva Europa, Europa curata da Hans Ulrich Obrist, Thomas Boutoux, Gunnar B. Kvaran presso l'Astrup Fearnley Museet di Oslo.

Cristian Avram nasce ad Alba-Iulia, RO nel 1994. E’ studente al del primo anno del master in pittura all'Università di Arte e Design di Cluj-Napoca(RO).
Ha esposto tra gli altri a Plan B Cluj-Napoca nella mostra collettiva Talking 'to my generation,  Ponti, mostra collettiva, Galleria Boccanera, Milano (2018); Starpoint Prize 2017, mostra collettiva, Victoria Art Center, Bucarest (2017); Cutting Edge III, mostra collettiva, Museum of Art Cluj-Napoca, (2016).

RICHARD LOSKOT, "COSMOLOGY MODEL"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018

CRISTIAN AVRAM, "THE PLACE WE CALL HOME"
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018

info@arteboccanera.com
http://www.arteboccanera.com/exhibitions.php?act=view&lng=it&id=281

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RICHARD LOSKOT, COSMOLOGY MODEL + CRISTIAN AVRAM, THE PLACE WE CALL HOME Sat, 28 Apr 2018 16:28:16 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477538.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/477538.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la seconda mostra personale di Richard Loskot (Most, CZ in 1984), Cosmology Model, in contemporanea con The Place we call Home, il progetto di Cristian Avram (Cluj-Napoca, RO in1994), nello spazio Boccanera Project Room.

Recentemente Boccanera Gallery ha ampliato la sede di Trento e nei suoi 300 metri quadri ospiterà i progetti di due giovani artisti dell’Est Europa confluenti in un comune denominatore: lo spazio.

Le opere dei due artisti indagano in maniera opposta sulle molteplici influenze nel rapporto tra uomo e spazio: Cristian Avram, nelle sue opere a olio su tela, esplora il microcosmo delle pareti domestiche della sua casa-studio nelle campagne nei dintorni della città rumena di Cluj-Napoca, e Richard Loskot, attraverso la creazione di apparati tecnologici rudimentali, macchinari assemblati con parti di oggetti di uso comune e pezzi di mobilio, guarda alla grandezza e ai misteri del Cosmo.

Lo spazio non è solo la proiezione di un soggetto, un involucro, un disegno ma è anche il deposito di tutte le nevrosi e le fobie della società che lo circonda. In questo senso lo spazio non è vuoto ma pieno di oggetti disturbanti. L’arte ha la capacità di rappresentare lo spazio nella sua distorsione, modificando la maniera tradizionale in cui è stato storicamente concepito.

Il progetto di Richard Loskot, Cosmology Model, verte sulla contraddizione tra l'avanzamento tecnologico e suoi stessi limiti.
Partendo dal concetto di reprocità, Richard riflette sul rapporto tra Uomo e Universo e su come l'ignoto scateni nella mente umana una serie di quesiti esistenziali ai quali, nonostante l'apporto delle più avanzate intelligenze artificiali, non è possibile rispondere.
Loskot s’interroga su concetti apparentemente semplici: cos'è un colore, cos'è il vuoto, come si comporta il caso.
Cosmology Model è un viaggio che parte dallo scheletro scarno della macchina e si muove verso alla percezione enigmatica interiore del concetto d’infinito.
I lavori di Loskot sono modelli che restituiscono immagini con l'ausilio di apparati posti strategicamente tra lo spettatore e l'oggetto, trasformando i luoghi riprodotti dalla macchina in spazi sensibili. L'opera quindi ha sempre due tempi di lettura, quella d’insieme e quella innescata dalla presenza del fruitore.
Costruire questi oggetti tramite l'assemblaggio di meccanismi recuperati da oggetti comuni, ha come fine ultimo quello di riflettere sul microcosmo che circonda l'essere umano nella quotidianità.
Il mondo è ricoperto di una costellazione di oggetti capaci di svelarci l'essenza della vita, se solo si cerca con attenzione.

In The Place we call Home, attraverso le sue pitture a olio su tela, Cristian Avram esplora la collisione tra mondo interno e mondo esterno, e come quest’ossimoro può dare origine a stati di coscienza superiore.
Cristian come Richard parte da concetti semplici: come la ricerca della bellezza della quotidianità permetta agli esseri umani di chiamare un luogo casa.
Cristian Avram recentemente si è trasferito dalla città a un remoto complesso di casa-studio d'artista nelle campagne di Cluj Napoca.
Nella solitudine di quel luogo, durante il suo primo inverno passato vivendo in isolamento, ha osservato come lo spazio da impervio stabile post-soviet si sia trasformato nella sua casa ed ha ritratto la trasformazione attraverso i residui della presenza umana nello spazio.
Il lavoro di Avram, sempre concentrato sul suo vissuto personale, sviluppa il senso del tempo puro, non databile.
Con un’analisi sull’estetica dello spazio, tenta di sondare le possibili alterazioni dell’ambiente, dal tangibile all’immateriale, alla dimensione privata a quella sociale.
Il giovane pittore rumeno quindi cerca di ricomporre nella composizione delle sue opere una gerarchia estetica, ritraendo il disordine organizzato degli spazi usati dall’uomo in sua assenza.
L'esistenza dell'essere umano è tangibile ma l'astrazione del mezzo della pittura restituisce la dimensione animifica propria degli ambienti ritratti, creando un luogo dell’ammina.
Lo spazio espande nelle sue dimensioni fisiche verso l'infinito dello spirito.

Entrambe le mostre convergono quindi sulla riflessione della reciprocità tra microcosmo e macrocosmo e come la dimensione sensibile della percezione dello spazio renda le sue coordinate illeggibili.

Richard Loskot nasce a Most (CZ) nel 1984. Vive e lavora ad Usti nad Labem (CZ). Studia presso la facoltà di architettura dell'università di Liberec e all'Istituto di Belle Arti di Monaco. Ha esposto in Germania, UK, Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Nel 2012, nel 2014 e nel 2017 è stato tra i cinque finalisti del premio piu` prestigioso della Repubblica Ceca Jindřich Chalupecký con menzione speciale nel 2012. Nei mesi di gennaio e febbraio 2014 ha svolto la residenza all’International Studio & Curatorial Program di New York. Nel settembre 2014 ha partecipato alla mostra collettiva Europa, Europa curata da Hans Ulrich Obrist, Thomas Boutoux, Gunnar B. Kvaran presso l'Astrup Fearnley Museet di Oslo.

Cristian Avram nasce ad Alba-Iulia, RO nel 1994. E’ studente al del primo anno del master in pittura all'Università di Arte e Design di Cluj-Napoca(RO).
Ha esposto tra gli altri a Plan B Cluj-Napoca nella mostra collettiva Talking 'to my generation,  Ponti, mostra collettiva, Galleria Boccanera, Milano (2018); Starpoint Prize 2017, mostra collettiva, Victoria Art Center, Bucarest (2017); Cutting Edge III, mostra collettiva, Museum of Art Cluj-Napoca, (2016).

RICHARD LOSKOT, "COSMOLOGY MODEL"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018

CRISTIAN AVRAM, "THE PLACE WE CALL HOME"
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO
Inaugurazione: venerdì 25 maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Opening: Friday May 25, 6.00- 8.30pm
25 maggio - 28 luglio 2018 | May 25 - July 28, 2018

info@arteboccanera.com
http://www.arteboccanera.com/exhibitions.php?act=view&lng=it&id=281

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Con preghiera di pubblicazione | Boccanera T Gallery, Milano | Inaugurazione Daniel González, domani martedì 19 settembre Mon, 18 Sep 2017 14:48:47 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/452378.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/452378.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea

DANIEL GONZÁLEZ, “YOUR STORIES”

BOCCANERA T (Temporary) GALLERY, VIA VENTURA 6, MILANO - IT

OPENING: domani martedì 19 settembre 2017 dalle ore 17.00 alle ore 21.00

Nei social network il binomio immagine-didascalia è l’elemento principale della sintassi che permette di creare la propria immagine virtuale, poco importa se corrispondente al vero. In questa nuova grammatica, gli # (hashtag) diventano i nuovi aggettivi di definizione del sé e della realtà.

Your Stories di Daniel González sono dei post dal vivo, mentre la didascalia è suggerita dallo stesso artista. Le opere in mylar specchiante sono come gli schermi di un cellulare: un portale tra realtà e digitale. Come in mancanza di segnale di download, l’immagine riflessa è sfuocata, le linee e le forme si confondono creando un glitch. Avvicinandoci, l’immagine va definendosi sempre di più e così l’opera stessa. Non è mai uguale a sé stessa, allo stesso tempo sognante e fedele alla realtà.

Le opere di Your Stories sono una riflessione sul linguaggio, parlano dell’osservatore in modo intimo, che inconsciamente sceglierà il soggetto e la didascalia a lui più congeniali per costruirsi la sua personale realtà virtuale.

Daniel González è nato nel 1963 a Buenos Aires, Argentina. Vive e lavora tra New York e Verona.
Il suo lavoro nasce dalla ricerca sul rito della celebrazione e lo sconfinamento tra categorie; si declina in progetti pubblici chiamati “architetture effimere” ispirate alle macchine barocche del Bernini, banner-painting in paillettes cucite a mano e pezzi unici indossabili presentati in performance ad alto impatto. González crea mondi deliranti, pieni di energia, spazi di libertà dove le convenzioni esistenti collassano.
Nel 2007 realizza le prime due architetture effimere su larga scala, in collaborazione con l’artista Anna Galtarossa. La prima, Chili Moon Town Tour, una città utopica galleggiante è stata inaugurata nel Bosque de Chapultepec a Città del Messico e prodotta da Maco México e Fondazione Jumex. La seconda architettura effimera, Homeless Rocket with Chandeliers, è stata prodotta a Lambrate (Milano), una gru-installazione di 35 metri di altezza, usata in un cantiere nelle ore diurne, che annunciava la propria trasformazione in opera d'arte, accendendo neon, fumo e sirene al termine delle ore lavorative.
González prosegue la produzione di architetture effimere con Pop-Up Building per il Witte de With Festival di Rotterdam nel 2010, dove ha presentato la sua prima opera pop-up, coprendo una chiesa storica con cartone intagliato, come un libro pop-up gigante.
Nel 2011 è stato invitato alla Biennale del Museo del Barrio a New York creando Pop-Up Museo Disco Club, una scultura- installazione che trasformava la facciata del museo sulla 5th Avenue e l’atrio in un block party di sei mesi di durata.
Nel 2013 Daniel González presenta a Verona l’installazione pubblica Romeo’s Balcony, un'idea di balcone installata in maniera speculare al balcone della Casa di Giulietta, opera realizzata in collaborazione con ArtVerona, i Musei Civici e il Teatro Stabile di Verona.
Nel 2015 inaugura la personale Super Reality alla Galleria Valentina Bonomo (Roma) e nel mese di settembre presenta Pop-Up Building Milan installazione pubblica per Marsèlleria permanent exhibition a Milano, trasformando l’edificio nella sua fisionomia esterna, divenendo una gigantesca architettura effimera in cartone tagliato a mano, ispirata ai libri pop-up per bambini. Nel 2016 l’artista presenta Paper Building il progetto site-specific che inaugura la Fondazione La Fabbrica del Cioccolato in Canton Ticino (Svizzera). L’architettura effimera sulla facciata della ex-fabbrica Cima Norma riporta al grado zero la storia dell’architettura dell’edificio. In Paper Building l’applicazione di carta Bianca per manifesti sulla facciata esterna è totalizzante; annulla la storia dell’architettura industrial per scoprire una nuova identità attraverso gli spacchi e le interruzioni ad ogni porta e finestra.
Nel 2017 riceve il grant dalla Pollock-Krasner Foundation di New York e presenta Imaginary Country, progetto site- specific per l’associazione Made in Lambrate, una installazione che unisce i tradizionali "pasacalles" argentini, striscioni dipinti a mano sulle strade pubbliche, e il linguaggio di internet. L’artista riporta così il mondo digitale nel quotidiano, attivando l'immaginazione per vedere paesaggi fantastici a Lambrate. Un invito rivolto ai passanti ad immaginare che il proprio quartiere - Lambrate - abbia tutto ciò che non possiede ma può desiderare con la propria immaginazione, ovvero la prima vera forma di realtá virtuale, prima di internet.
Ha esposto, inoltre, alla Zabludowicz Collection di Londra, al Musée d’Art Contemporain de Bordeaux, alla Pinakothek der Moderne di Monaco (DE), in Viafarini (Milano), al Neuer Kunstverein di Aachen, alla seconda Biennale di Praga e a Manifesta 7 Trento/Bolzano.
Le sue opere sono incluse in diverse collezioni private, tra cui ricordiamo Zabludowicz Collection (Londra), Fondation pour l’art contemporain Claudine et Jean-Marc Salomon (Francia), Luciano Benetton (Venezia) e Patrizia Pepe (Prato).

Si allega l’immagine della seguente opera: Daniel González, #followme, 2017, acrylic, serigraphy on mylar, 60 x 40 cm - 23.6 x 15.7 inches, copyright Studio Daniel Gonzálezcourtesy Boccanera Gallery
Per ulteriori info: info@arteboccanera.com / +390461984206
________________________________________________
BOCCANERA
via Alto Adige 176
38121 Trento IT
BOCCANERA T
via Ventura 6
20134 Milano IT
+39.0461.984206
+39.340.5747013
www.arteboccanera.com









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Daniel González, Your Stories Fri, 15 Sep 2017 13:39:08 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451958.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451958.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea DANIEL GONZÁLEZ, "YOUR STORIES"
BOCCANERA T GALLERY, VIA VENTURA 6, MILANO - IT

Inaugurazione: martedì 19 settembre dalle ore 17.00
Opening: Tuesday September 19, from 5 pm

19 settembre - 28 ottobre 2017 | September 19 - October 28, 2017

(for the english version, please scroll down)

Nei social network il binomio immagine-didascalia è l’elemento principale della sintassi che permette di creare la propria immagine virtuale, poco importa se corrispondente al vero. In questa nuova grammatica, gli # (hashtag) diventano i nuovi aggettivi di definizione del sé e della realtà.

Your Stories di Daniel González sono dei post dal vivo, mentre la didascalia è suggerita dallo stesso artista. Le opere in mylar specchiante sono come gli schermi di un cellulare: un portale tra realtà e digitale. Come in mancanza di segnale di download, l’immagine riflessa è sfuocata, le linee e le forme si confondono creando un glitch. Avvicinandoci, l’immagine va definendosi sempre di più e così l’opera stessa. Non è mai uguale a sé stessa, allo stesso tempo sognante e fedele alla realtà.

Le opere di Your Stories sono una riflessione sul linguaggio, parlano dell’osservatore in modo intimo, che inconsciamente sceglierà il soggetto e la didascalia a lui più congeniali per costruirsi la sua personale realtà virtuale.

Daniel González è nato nel 1963 a Buenos Aires, Argentina. Vive e lavora tra New York e Verona.
Il suo lavoro nasce dalla ricerca sul rito della celebrazione e lo sconfinamento tra categorie; si declina in progetti pubblici chiamati “architetture effimere” ispirate alle macchine barocche del Bernini, banner-painting in paillettes cucite a mano e pezzi unici indossabili presentati in performance ad alto impatto. González crea mondi deliranti, pieni di energia, spazi di libertà dove le convenzioni esistenti collassano.
Nel 2007 realizza le prime due architetture effimere su larga scala, in collaborazione con l’artista Anna Galtarossa. La prima, Chili Moon Town Tour, una città utopica galleggiante è stata inaugurata nel Bosque de Chapultepec a Città del Messico e prodotta da Maco México e Fondazione Jumex. La seconda architettura effimera, Homeless Rocket with Chandeliers, è stata prodotta a Lambrate (Milano), una gru-installazione di 35 metri di altezza, usata in un cantiere nelle ore diurne, che annunciava la propria trasformazione in opera d'arte, accendendo neon, fumo e sirene al termine delle ore lavorative.
González prosegue la produzione di architetture effimere con Pop-Up Building per il Witte de With Festival di Rotterdam nel 2010, dove ha presentato la sua prima opera pop-up, coprendo una chiesa storica con cartone intagliato, come un libro pop-up gigante.
Nel 2011 è stato invitato alla Biennale del Museo del Barrio a New York creando Pop-Up Museo Disco Club, una scultura- installazione che trasformava la facciata del museo sulla 5th Avenue e l’atrio in un block party di sei mesi di durata.
Nel 2013 Daniel González presenta a Verona l’installazione pubblica Romeo’s Balcony, un'idea di balcone installata in maniera speculare al balcone della Casa di Giulietta, opera realizzata in collaborazione con ArtVerona, i Musei Civici e il Teatro Stabile di Verona.
Nel 2015 inaugura la personale Super Reality alla Galleria Valentina Bonomo (Roma) e nel mese di settembre presenta Pop-Up Building Milan installazione pubblica per Marsèlleria permanent exhibition a Milano, trasformando l’edificio nella sua fisionomia esterna, divenendo una gigantesca architettura effimera in cartone tagliato a mano, ispirata ai libri pop-up per bambini. Nel 2016 l’artista presenta Paper Building il progetto site-specific che inaugura la Fondazione La Fabbrica del Cioccolato in Canton Ticino (Svizzera). L’architettura effimera sulla facciata della ex-fabbrica Cima Norma riporta al grado zero la storia dell’architettura dell’edificio. In Paper Building l’applicazione di carta Bianca per manifesti sulla facciata esterna è totalizzante; annulla la storia dell’architettura industrial per scoprire una nuova identità attraverso gli spacchi e le interruzioni ad ogni porta e finestra.
Nel 2017 riceve il grant dalla Pollock-Krasner Foundation di New York e presenta Imaginary Country, progetto site- specific per l’associazione Made in Lambrate, una installazione che unisce i tradizionali "pasacalles" argentini, striscioni dipinti a mano sulle strade pubbliche, e il linguaggio di internet. L’artista riporta così il mondo digitale nel quotidiano, attivando l'immaginazione per vedere paesaggi fantastici a Lambrate. Un invito rivolto ai passanti ad immaginare che il proprio quartiere - Lambrate - abbia tutto ciò che non possiede ma può desiderare con la propria immaginazione, ovvero la prima vera forma di realtá virtuale, prima di internet.
Ha esposto, inoltre, alla Zabludowicz Collection di Londra, al Musée d’Art Contemporain de Bordeaux, alla Pinakothek der Moderne di Monaco (DE), in Viafarini (Milano), al Neuer Kunstverein di Aachen, alla seconda Biennale di Praga e a Manifesta 7 Trento/Bolzano.
Le sue opere sono incluse in diverse collezioni private, tra cui ricordiamo Zabludowicz Collection (Londra), Fondation pour l’art contemporain Claudine et Jean-Marc Salomon (Francia), Luciano Benetton (Venezia) e Patrizia Pepe (Prato).

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Dido Fontana, Amen Fri, 15 Sep 2017 13:38:13 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451956.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451956.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea DIDO FONTANA, "AMEN"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

FINISSAGE: sabato 16 settembre 2017 dalle ore 17.00
30 giugno - 1 settembre 2017
testo di Valentina Rinaldi


A M E N.

L’esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione.
Amen. La titolazione è già promessa di un paesaggio specifico. Un’allegoria concettuale che, travestita da attraente provocazione, rappresenta i desideri, le ambizioni, l’idea di volontà di potenza che necessita per sua stessa natura, di affidamento, totale accettazione e compimento continuo. 
Il raccontare di questa installazione è intenzionalmente provocatorio e crudo. Frutto del coincidere di diversi fattori nel medesimo processo creativo, rappresenta l’occasione per guardare alla volontà di potenza nelle sue epifanie più iconiche (violenza, sesso, libertà di espressione). Sentimenti e sensazioni esplodono in forme espressive disturbanti e inaspettate, passando da un registro astratto a quello figurativo attraverso l'uso di materiali e dimensioni differenti.
L’allestimento concentra provocazioni e suggestioni, dà forma alla pulsione e alla propulsione istintiva che traduce a compimento le intenzioni dell'uomo. Con ironia e determinata, personalissima precisione, il re cannibale si concentra su quelle tensioni ataviche calandole in un’atmosfera suggestiva densa di rimandi di nicciana memoria. Entrando nello spazio espositivo ci si cala in una atmosfera mistica, oscura e densa in cui le forze vitali si muovono e aleggiano come vessilli: l’amore, la conoscenza, l’illuminazione, l’emancipazione, la forza, il comando e la potenza.
Quello che appare agli occhi è una sequenza sinergica di elementi. Una mostra da vivere immersi nella profondità di una suggestione non solo visiva ma anche sonora, in cui gli echi di canti sacri riverberano nello spazio. Un invito ad entrare e abbandonarsi senza preconcetti a un estatico rapimento che preme su quella parte più profonda e istintiva – talvolta allineata e alterata da senso del dovere e senso di colpa -  per coinvolgere totalmente lo spettatore e permettergli di sfiorare parti dense e oscure. Senza tabù, manierismi né imbarazzo e censura. Perché Dido Fontana ci ha abituati al suo stile crudo e provocatorio, mai fine a se stesso. E qui, spogliando l’allestimento di ogni orpello immaginifico, restituisce allo spettatore la responsabilità di interpretazione più profonda.
Dido Fontana provoca ancora un volta il nostro sguardo, lo allena nel modo a lui più congeniale, sollecita l’alterazione delle consuete percezioni. Invita a fermarsi e cogliere la centralità del messaggio, perpetuo circolo tra desiderio, immaginazione e crescita.

Copertine di film hard, tracce di un culto clandestino da rinnegare, raccolte e ostentate, riprendono vita e diventano icone parte di un ironico baccanale da spiare (ed espiare) come si fa con i piccoli peccati carnali. Perché è lì che lo sguardo cade. La meccanica. La violenza. La performance. La carne.
L’artista si rivolge all’osceno sublimandolo attraverso la sovrapposizione di sigilli come personali e moderni rituali, esaltatati dall’estremo realismo che accompagnano l’individuo nel percorso di accettazione e liberazione dalla repressione culturale e dalle convezioni polverose e perbeniste. Supera inoltre il limite della ripetitività e dell’inesauribilità di un desiderio protratto all’infinito che deve andare oltre per giungere a compimento.

Il desiderio che muove e spinge all’azione. L’arma ritratta su fondo nero, esposta e celebrata come metafora non di violenza fine a se stessa, bensì come strumento e tecnica che vincola energie, orientandole e incanalandole con precisione per il raggiungimento dello scopo. L’idea entra nel cervello e si fa liquida, penetra come una pozione sottopelle, e nelle vene. Pulsa e preme finché non trova la via, il mezzo, la forma. Bang.  Invade totalmente la parete e sorprende, turba e ipnotizza. Scarna, essenziale e priva di cattive intenzioni. Forse. L’arma ritratta nella sua forma più essenziale, pura, assoluta che ne esalta la fascinazione estetica. Esasperata volutamente nelle dimensioni per confondere e celebrare il richiamo alla bellezza della forza e della potenza.
Come un tiranno che si rispetti, non provi alcun senso di colpa”.
Il potere e il bambino ritratto nel dipinto, innocente per natura e privo di sovrastrutture si affaccia fiero e senza timore al mondo, sfidandolo. È un inizio, uno nuovo e incessante, come un gioco. Conquista con il suo alla vita ed esprime l’essenza dionisiaca della libertà, giocando nel mondo e traducendolo in un presente immortale.
È una celebrazione della vita che trova l’estrema sintesi nel trittico. Perfetto. Per dimensioni e potenza espressiva inchioda nuovamente la vista a quell’immagine. Così violenta e delicata allo stesso tempo. Epilogo e prologo. Quella figura leggera e delicata come una beata vergine che porta su di sé la perversione strumentale della volontà. Tra macerie che si fanno altare su cui l’artista rovescia e mette in scena la sintesi estrema di questo percorso simbolico attuale, più che concettuale. Così che l’ebbrezza dionisiaca viene rappresentata come stato totale (del corpo), una forza interiore, uno stato di potenziamento e pienezza. Le pulsioni e le forze che muovono esigono controllo e completo dominio, e l’artista (l’uomo, in generale) dovrebbe semplicemente sfruttarle e dominarle per trasportarle nella creazione e nel compimento della proprio natura.
Si coglie il senso della titolazione che, attraverso il rimando esplicito a invocazioni e suppliche e gaudenti celebrazioni, mantiene la promessa ed è un affidarsi – totalmente, ancora una volta -  alla volontà (artistica) di Dido Fontana.
Amen.

Dido Fontana, fotografo. Nasce a Mezzolombardo il 29 giugno del 1971. Vive in Trentino a Borgo Valsugana a un passo dal Fiume Brenta e lavora nel mondo. Non ritocca le foto perchè dice che la realtà è di per sè troppo interessante. Il suo stile è stato definito antifashion e neobarocco.

La produzione recente del fotografo Dido Fontana insegue le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti, sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. Si tratta complessivamente di una produzione molto ampia in cui i due ambiti, quello più specificatamente creativo e quello commerciale, si confondono lasciando emergere una creatività onnivora ed una spiccata personalità fotografica, sia per quanto riguarda l’interpretazione del mezzo che per la definizione del soggetto.

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Tamara Janes, Save The Poor Image Fri, 15 Sep 2017 13:37:37 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451955.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/451955.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea TAMARA JANES, "SAVE THE POOR IMAGE"
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

Inaugurazione: sabato 16 settembre dalle 17.00 alle 21.00
Opening: Saturday September 16, 5pm - 9pm

16 settembre - 28 ottobre 2017 | September 16 - October 28, 2017

Il progetto AE_selection nasce dalla collaborazione di tre gallerie del Trentino-Alto Adige con ACADEMIAE, Youth Art Biennale che si è tenuta nell’estate del 2016 a Fortezza e dove hanno esposto 33 giovani artisti provenienti dalle più rinomate accademie d’arte europee. In questo contesto le gallerie Boccanera di Trento, Doris Ghetta di Ortisei e Alessandro Casciaro di Bolzano hanno operato una propria selezione di artisti che vengono presentati in contemporanea, come una sorta di mostra diffusa e coordinata nel territorio.

Boccanera Gallery di Trento, presenta l’artista svizzera Tamara Janes, studentessa di Alexandra Navratil presso la Hochschule für Gestaltung und Kunst HGK FHNW di Basilea, che sfrutta la marea di immagini digitali per i suoi lavori. L’artista studia l’attuale produzione di immagini – osserva il nostro comportamento fotografico, i metodi, i criteri e gli algoritmi secondo i quali le immagini vengono disposte e usate in internet, e le utilizza consapevolmente nel suo processo lavorativo. Le immagini create da Tamara Janes attraverso le sue ricerche in Google Images, Instagram e altri archivi di immagini digitali sono commenti spiritosi o estratti dalla marea di immagini digitali di ogni giorno


Tamara Janes é nata a St. Gallen nel 1980, vive e lavora a Berna dal 2002. 
Save The Poor Image (Salvare la povera immagine) da Boccanera Project Room è la sua prima mostra personale assoluta in una galleria privata.

Al momento la mia intenzione come artista e fotografo è di fare un commento su questa folle produzione, sul nostro comportamento fotografico e sulla percezione delle immagini. Per farlo, imito un algoritmo che genera errori digitali. Per momenti difettosi fondiamo la mente umana per mantenere viva la pessima immagine. Generalmente mi piace incontrare situazioni surreali di tutti i giorni e essere pizzicato da illusioni e sogni. Mi piace lo stato tra sonno e sveglio, quando la fotografia lascia il muro e si trasforma in scultura, come falsi e simulazioni influenzano la mia percezione, la condizione in cui l'ironia accade e sto sempre alla ricerca del strano. E amo ancora la fotografia. (Tamara Janes)

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Con preghiera di pubblicazione | Boccanera Gallery, Trento | Inaugurazione giovedì 29 giugno 2017 Wed, 07 Jun 2017 18:16:33 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435887.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435887.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea DIDO FONTANA, "AMEN"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

Opening: giovedì 29 giugno 2017 dalle ore 19.00
30 giugno - 1 settembre 2017
testo di Valentina Rinaldi


A M E N.

L’esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione.
Amen. La titolazione è già promessa di un paesaggio specifico. Un’allegoria concettuale che, travestita da attraente provocazione, rappresenta i desideri, le ambizioni, l’idea di volontà di potenza che necessita per sua stessa natura, di affidamento, totale accettazione e compimento continuo. 
Il raccontare di questa installazione è intenzionalmente provocatorio e crudo. Frutto del coincidere di diversi fattori nel medesimo processo creativo, rappresenta l’occasione per guardare alla volontà di potenza nelle sue epifanie più iconiche (violenza, sesso, libertà di espressione). Sentimenti e sensazioni esplodono in forme espressive disturbanti e inaspettate, passando da un registro astratto a quello figurativo attraverso l'uso di materiali e dimensioni differenti.
L’allestimento concentra provocazioni e suggestioni, dà forma alla pulsione e alla propulsione istintiva che traduce a compimento le intenzioni dell'uomo. Con ironia e determinata, personalissima precisione, il re cannibale si concentra su quelle tensioni ataviche calandole in un’atmosfera suggestiva densa di rimandi di nicciana memoria. Entrando nello spazio espositivo ci si cala in una atmosfera mistica, oscura e densa in cui le forze vitali si muovono e aleggiano come vessilli: l’amore, la conoscenza, l’illuminazione, l’emancipazione, la forza, il comando e la potenza.
Quello che appare agli occhi è una sequenza sinergica di elementi. Una mostra da vivere immersi nella profondità di una suggestione non solo visiva ma anche sonora, in cui gli echi di canti sacri riverberano nello spazio. Un invito ad entrare e abbandonarsi senza preconcetti a un estatico rapimento che preme su quella parte più profonda e istintiva �“ talvolta allineata e alterata da senso del dovere e senso di colpa -  per coinvolgere totalmente lo spettatore e permettergli di sfiorare parti dense e oscure. Senza tabù, manierismi né imbarazzo e censura. Perché Dido Fontana ci ha abituati al suo stile crudo e provocatorio, mai fine a se stesso. E qui, spogliando l’allestimento di ogni orpello immaginifico, restituisce allo spettatore la responsabilità di interpretazione più profonda.
Dido Fontana provoca ancora un volta il nostro sguardo, lo allena nel modo a lui più congeniale, sollecita l’alterazione delle consuete percezioni. Invita a fermarsi e cogliere la centralità del messaggio, perpetuo circolo tra desiderio, immaginazione e crescita.

Copertine di film hard, tracce di un culto clandestino da rinnegare, raccolte e ostentate, riprendono vita e diventano icone parte di un ironico baccanale da spiare (ed espiare) come si fa con i piccoli peccati carnali. Perché è lì che lo sguardo cade. La meccanica. La violenza. La performance. La carne.
L’artista si rivolge all’osceno sublimandolo attraverso la sovrapposizione di sigilli come personali e moderni rituali, esaltatati dall’estremo realismo che accompagnano l’individuo nel percorso di accettazione e liberazione dalla repressione culturale e dalle convezioni polverose e perbeniste. Supera inoltre il limite della ripetitività e dell’inesauribilità di un desiderio protratto all’infinito che deve andare oltre per giungere a compimento.

Il desiderio che muove e spinge all’azione. L’arma ritratta su fondo nero, esposta e celebrata come metafora non di violenza fine a se stessa, bensì come strumento e tecnica che vincola energie, orientandole e incanalandole con precisione per il raggiungimento dello scopo. L’idea entra nel cervello e si fa liquida, penetra come una pozione sottopelle, e nelle vene. Pulsa e preme finché non trova la via, il mezzo, la forma. Bang.  Invade totalmente la parete e sorprende, turba e ipnotizza. Scarna, essenziale e priva di cattive intenzioni. Forse. L’arma ritratta nella sua forma più essenziale, pura, assoluta che ne esalta la fascinazione estetica. Esasperata volutamente nelle dimensioni per confondere e celebrare il richiamo alla bellezza della forza e della potenza.
Come un tiranno che si rispetti, non provi alcun senso di colpa”.
Il potere e il bambino ritratto nel dipinto, innocente per natura e privo di sovrastrutture si affaccia fiero e senza timore al mondo, sfidandolo. È un inizio, uno nuovo e incessante, come un gioco. Conquista con il suo alla vita ed esprime l’essenza dionisiaca della libertà, giocando nel mondo e traducendolo in un presente immortale.
È una celebrazione della vita che trova l’estrema sintesi nel trittico. Perfetto. Per dimensioni e potenza espressiva inchioda nuovamente la vista a quell’immagine. Così violenta e delicata allo stesso tempo. Epilogo e prologo. Quella figura leggera e delicata come una beata vergine che porta su di sé la perversione strumentale della volontà. Tra macerie che si fanno altare su cui l’artista rovescia e mette in scena la sintesi estrema di questo percorso simbolico attuale, più che concettuale. Così che l’ebbrezza dionisiaca viene rappresentata come stato totale (del corpo), una forza interiore, uno stato di potenziamento e pienezza. Le pulsioni e le forze che muovono esigono controllo e completo dominio, e l’artista (l’uomo, in generale) dovrebbe semplicemente sfruttarle e dominarle per trasportarle nella creazione e nel compimento della proprio natura.
Si coglie il senso della titolazione che, attraverso il rimando esplicito a invocazioni e suppliche e gaudenti celebrazioni, mantiene la promessa ed è un affidarsi �“ totalmente, ancora una volta -  alla volontà (artistica) di Dido Fontana.
Amen.

Dido Fontana, fotografo. Nasce a Mezzolombardo il 29 giugno del 1971. Vive in Trentino a Borgo Valsugana a un passo dal Fiume Brenta e lavora nel mondo. Non ritocca le foto perchè dice che la realtà è di per sè troppo interessante. Il suo stile è stato definito antifashion e neobarocco. La produzione recente del fotografo Dido Fontana insegue le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti, sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. Si tratta complessivamente di una produzione molto ampia in cui i due ambiti, quello più specificatamente creativo e quello commerciale, si confondono lasciando emergere una creatività onnivora ed una spiccata personalità fotografica, sia per quanto riguarda l’interpretazione del mezzo che per la definizione del soggetto. 


Valentina Rinaldi, Copy e Creative Writer.
Da Verona a Milano, andata e (qualche) ritorno. Una laurea in Lettere Moderne. Passando per il lato oscuro della pubblicità, a quello artificiale delle trincee commerciali, fino alla luce creativa di LaboratorioMiniera, il Master in Art Direction e Copywriting del Politecnico di Milano dove studia e collabora come Tutor.
Perennemente fuoritempo e fuoriluogo. Osservatrice inquieta, rincorro immagini e parole, le annoda, le annota. scrive, scrive silente, di visioni, finzioni e cose belle.
Collabora con CasaDiRinghiera, magazine culturale.

Si allegano due immagini delle seguenti opere:

Dido Fontana, The will of being lovers and creators (Volontà dell’essere amanti e creatori), 2015-16, trittico, lightbox (ed. 1+1AP),  300 x 150 cm

Dido Fontana, The opposite of indifference and the opposite of boredom (L’opposto dell’indifferenza e l’opposto della noia),1997, tecnica mista su tela,100 x 120 cm 





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Dido Fontana, Amen Wed, 07 Jun 2017 18:07:03 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435882.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/435882.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea DIDO FONTANA, "AMEN"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

FINISSAGE: sabato 16 settembre 2017 dalle ore 17.00
30 giugno - 1 settembre 2017
testo di Valentina Rinaldi


A M E N.

L’esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione.
Amen. La titolazione è già promessa di un paesaggio specifico. Un’allegoria concettuale che, travestita da attraente provocazione, rappresenta i desideri, le ambizioni, l’idea di volontà di potenza che necessita per sua stessa natura, di affidamento, totale accettazione e compimento continuo. 
Il raccontare di questa installazione è intenzionalmente provocatorio e crudo. Frutto del coincidere di diversi fattori nel medesimo processo creativo, rappresenta l’occasione per guardare alla volontà di potenza nelle sue epifanie più iconiche (violenza, sesso, libertà di espressione). Sentimenti e sensazioni esplodono in forme espressive disturbanti e inaspettate, passando da un registro astratto a quello figurativo attraverso l'uso di materiali e dimensioni differenti.
L’allestimento concentra provocazioni e suggestioni, dà forma alla pulsione e alla propulsione istintiva che traduce a compimento le intenzioni dell'uomo. Con ironia e determinata, personalissima precisione, il re cannibale si concentra su quelle tensioni ataviche calandole in un’atmosfera suggestiva densa di rimandi di nicciana memoria. Entrando nello spazio espositivo ci si cala in una atmosfera mistica, oscura e densa in cui le forze vitali si muovono e aleggiano come vessilli: l’amore, la conoscenza, l’illuminazione, l’emancipazione, la forza, il comando e la potenza.
Quello che appare agli occhi è una sequenza sinergica di elementi. Una mostra da vivere immersi nella profondità di una suggestione non solo visiva ma anche sonora, in cui gli echi di canti sacri riverberano nello spazio. Un invito ad entrare e abbandonarsi senza preconcetti a un estatico rapimento che preme su quella parte più profonda e istintiva – talvolta allineata e alterata da senso del dovere e senso di colpa -  per coinvolgere totalmente lo spettatore e permettergli di sfiorare parti dense e oscure. Senza tabù, manierismi né imbarazzo e censura. Perché Dido Fontana ci ha abituati al suo stile crudo e provocatorio, mai fine a se stesso. E qui, spogliando l’allestimento di ogni orpello immaginifico, restituisce allo spettatore la responsabilità di interpretazione più profonda.
Dido Fontana provoca ancora un volta il nostro sguardo, lo allena nel modo a lui più congeniale, sollecita l’alterazione delle consuete percezioni. Invita a fermarsi e cogliere la centralità del messaggio, perpetuo circolo tra desiderio, immaginazione e crescita.

Copertine di film hard, tracce di un culto clandestino da rinnegare, raccolte e ostentate, riprendono vita e diventano icone parte di un ironico baccanale da spiare (ed espiare) come si fa con i piccoli peccati carnali. Perché è lì che lo sguardo cade. La meccanica. La violenza. La performance. La carne.
L’artista si rivolge all’osceno sublimandolo attraverso la sovrapposizione di sigilli come personali e moderni rituali, esaltatati dall’estremo realismo che accompagnano l’individuo nel percorso di accettazione e liberazione dalla repressione culturale e dalle convezioni polverose e perbeniste. Supera inoltre il limite della ripetitività e dell’inesauribilità di un desiderio protratto all’infinito che deve andare oltre per giungere a compimento.

Il desiderio che muove e spinge all’azione. L’arma ritratta su fondo nero, esposta e celebrata come metafora non di violenza fine a se stessa, bensì come strumento e tecnica che vincola energie, orientandole e incanalandole con precisione per il raggiungimento dello scopo. L’idea entra nel cervello e si fa liquida, penetra come una pozione sottopelle, e nelle vene. Pulsa e preme finché non trova la via, il mezzo, la forma. Bang.  Invade totalmente la parete e sorprende, turba e ipnotizza. Scarna, essenziale e priva di cattive intenzioni. Forse. L’arma ritratta nella sua forma più essenziale, pura, assoluta che ne esalta la fascinazione estetica. Esasperata volutamente nelle dimensioni per confondere e celebrare il richiamo alla bellezza della forza e della potenza.
Come un tiranno che si rispetti, non provi alcun senso di colpa”.
Il potere e il bambino ritratto nel dipinto, innocente per natura e privo di sovrastrutture si affaccia fiero e senza timore al mondo, sfidandolo. È un inizio, uno nuovo e incessante, come un gioco. Conquista con il suo alla vita ed esprime l’essenza dionisiaca della libertà, giocando nel mondo e traducendolo in un presente immortale.
È una celebrazione della vita che trova l’estrema sintesi nel trittico. Perfetto. Per dimensioni e potenza espressiva inchioda nuovamente la vista a quell’immagine. Così violenta e delicata allo stesso tempo. Epilogo e prologo. Quella figura leggera e delicata come una beata vergine che porta su di sé la perversione strumentale della volontà. Tra macerie che si fanno altare su cui l’artista rovescia e mette in scena la sintesi estrema di questo percorso simbolico attuale, più che concettuale. Così che l’ebbrezza dionisiaca viene rappresentata come stato totale (del corpo), una forza interiore, uno stato di potenziamento e pienezza. Le pulsioni e le forze che muovono esigono controllo e completo dominio, e l’artista (l’uomo, in generale) dovrebbe semplicemente sfruttarle e dominarle per trasportarle nella creazione e nel compimento della proprio natura.
Si coglie il senso della titolazione che, attraverso il rimando esplicito a invocazioni e suppliche e gaudenti celebrazioni, mantiene la promessa ed è un affidarsi – totalmente, ancora una volta -  alla volontà (artistica) di Dido Fontana.
Amen.

Dido Fontana, fotografo. Nasce a Mezzolombardo il 29 giugno del 1971. Vive in Trentino a Borgo Valsugana a un passo dal Fiume Brenta e lavora nel mondo. Non ritocca le foto perchè dice che la realtà è di per sè troppo interessante. Il suo stile è stato definito antifashion e neobarocco.

La produzione recente del fotografo Dido Fontana insegue le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti, sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. Si tratta complessivamente di una produzione molto ampia in cui i due ambiti, quello più specificatamente creativo e quello commerciale, si confondono lasciando emergere una creatività onnivora ed una spiccata personalità fotografica, sia per quanto riguarda l’interpretazione del mezzo che per la definizione del soggetto.

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X (2007-2017). 10 anni. Mon, 22 May 2017 14:48:24 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/433686.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/433686.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Vorrei poter dire di aver fatto qualcosa, qualunque cosa, cosi a lungo nella vita, ma niente è mai durato tanto: non una relazione, un animale domestico, un appartamento, un lavoro, un’automobile. Niente. Tutto è passato in meno di dieci anni.

Le uniche due costanti nella mia esistenza durate più di una decade sono l'amore per l'arte, essere una donna.

Sono cresciuta in provincia, in collina e un giorno nella biblioteca della scuola ho trovato un libro di storia della’arte. Mi e’ piaciuto subito perché aveva tantissime figure. In una delle pagine ho trovato quella che mi ha infettato per sempre: un ritratto di Egon Schiele. Avevo sei anni. I miei genitori lavoravano le vigne per produrre vino prima che diventasse un trend e non sono mai entrati in un museo finché hanno visitato una delle mie mostre. Quell’immagine in bianco e nero di un ritratto di ragazza è stata l’elemento scatenante di questa patologia meravigliosa che porto con me da sempre. E come a me è successo a tanti.

L’arte è una scelta spesso dolorosa. Si deve fare i conti con un mondo che non capisce ma che in qualche modo tollera, con le piccole battaglie giornaliere:
“Paola Gallio…Professione?”
“ Curatore”
“Ah, è un medico!…e che specialistica?”
“…no, guardi, sono un curatore non un medico…organizzo mostre”.
“…ahhh, è un’artista…e beh, in effetti, si vede... ”.
“...no, non sono un’artista, sono un curatore. Organizzo mostre per gli artisti, scrivo…”.
“…mhhh. Metto scrittore?”
“…no, sono curatore, non sono uno scrittore, sono occupazioni diverse…”.
“…bene, però io voglio sapere qual’e’ il suo lavoro! Come si guadagna da vivere signora?”

…questo si, dura da dieci anni.

Ho conosciuto Giorgia di recente tramite un collezionista, amico caro e mentore, in un posto improbabile a un aperitivo a Milano. L’amicizia in comune unita a quel naturale magnetismo cosmico, che porta gli esemplari simili a fare branco, ci connesse immediatamente.
Giorgia mi dice che ha una galleria, da anni, che si sposta su di un mezzo commerciale che parcheggia in seconda fila, che è specializzata in artisti Est Europei e Sud Est Europei.
Sono perplessa e incuriosita perché ai tempi in cui ho studiato la mappa dell’Europa, il sud est europeo era la Jugoslavia, e ancora ora faccio fatica a ricordarmi dove siano dislocate geograficamente le varie nazioni dopo la pace.
Gorgia invece conosce gli artisti venuti fuori dal conflitto e dalla caduta del sogno tecnologico bolscevico.

Giorgia è Giorgia Lucchi da sempre, e Boccanera Gallery da dieci anni che non è a Sarajevo né a Venezia, o a Milano. Boccanera è a Trento, una zona di confine, dove le culture diverse s’incontrano e convivono.

Giorgia pensa a Trento come a New York, a Londra, a Berlino dove, nell’era di Instagram la centralità non è necessaria.
Boccanera si è trasferita dalla città in una zona periferica, all’uscita del casello Trento Nord a meta’ tra la Galleria Civica di Treno e in direzione Museion, Bolzano, scegliendo come un navigato marinaio, una posizione ideale per le rotte dei flussi migratori del sistema dell’arte.
Opta per un ampio spazio industriale a servizio degli artisti che rappresenta, fatto per “esporre”, perché è questo che un gallerista dovrebbe priorizzare nella scelta di una sede. Spesso nella corsa ceca al successo si perde di vista l’essenziale.

Avendo un’identità fluida occasionalmente scorre via dai 200 metri quadri di Via Alto Adige per riaffiorare in Via Ventura a Milano, In Via Beatrice d’Este per MI art, in Via Roberto da Sanseverino per MUSE.

Boccanera è una galleria che ha una passione sfrenata per gli spazi indipendenti e spesso, ne assume i connotati. Si è costruita la possibilità di essere entrambe le cose per una serie di fattori che sono maturati nel tempo e che hanno fatto si che potesse crescere in questo senso.
Vivendo da anni a New York ho imparato che essere galleristi alternativi è sempre “cool”, ma senza mercato, forse si è sbagliato mestiere. Giorgia usa Boccanera come Spazio Espositivo Trasversale con un forte impianto curatoriale perfettamente calibrato sulla sua attività galleristica, facendo un lavoro di ricerca specifico per la natura commerciale dello spazio.

Giorgia è nomade e spesso si spinge negli atenei, e in veste di GALLERIA di ricerca colma quella lacuna inestinguibile tipica delle istituzioni accademiche italiane, dove gli studenti d’arte non hanno nessun outlet sul mondo. Boccanera li scova e in alcune occasioni li porta fuori, perche’ in tutto quello spazio c’e’ anche una project room per progetti più audaci e per gli artisti anche più giovani, dei giovani che già rappresenta.

X è il suo decennale. Un compleanno importante.  X è il capitolo successivo a IX, la mostra di apertura di Boccanera nel 2007.

In X Giorgia presenterà i lavori di tutti gli artisti che hanno partecipato ad una mostra in Boccanera negli ultimi 10 anni, con un allestimento in stile Salon, rispettando il pieno flusso di coscienza che rappresenta la passione e la libertà, l’anticonformismo della galleria.

L'arte è cronica per alcuni. Arriva inaspettata, è un’inclinazione mentale. Non importano le origini o la provenienza geografica, l’arte s’insinua e colpisce in modo incurabile. Alcuni, i più forti riescono a reprimere, altri mediano e agiscono al coperto, la maggior parte ci si tuffa senza vergogna, e con orgoglio ne porta la bandiera.

Da IX a X è un grande passo. Una vittoria.

X è il segno tangibile che la vita ti insegna come viverla, se si sopravvive sufficientemente a lungo.

"X (2007-2017). 10 anni."
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT
Opening: domenica 28 maggio dalle 11.00 alle 24.00
29 maggio - 28 giugno 2017
Testo di Paola Gallio.

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VERONICA DE GIOVANELLI, "ENROSADÌRA" Mon, 22 May 2017 14:47:32 +0200 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/433685.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/433685.html Arte Boccanera Contemporanea Arte Boccanera Contemporanea Boccanera Project Room è lieta di presentare la personale di Veronica de Giovanelli,  Enrosadìra. Il progetto espositivo è caratterizzato da lavori inediti realizzati appositamente per la mostra e da altri dipinti rappresentativi della poetica dell`artista realizzati negli ultimi anni.
L'enrosadìra è quel fenomeno caratteristico per cui le pareti rocciose delle Alpi dolomitiche assumono al tramonto - in giornate caratterizzate da un’atmosfera particolare - una colorazione rosa che passa gradatamente al viola. Essa si palesa visivamente a chi vive il paesaggio dolomitico, colorando le montagne di sfumature differenti che possono cambiare di giorno in giorno. Nella concezione dell’artista, esso diventa l’emblema di tutti i vari aspetti del paesaggio, inteso come entità cangiante, simbolo delle molteplici conformazioni morfologiche del paesaggio e dei processi naturali che lo determinano. Paesaggio non più visto come prospetto univoco, ma come metamorfico stratificarsi di materia, accadimenti e tempo; l’essenza stessa anche della sperimentazione pittorica. Sperimentazione intesa come una pratica essenzialmente processuale - un “fare che mentre fa inventa il modo di fare” (L.Pareyson) - che continua incessantemente fra l'assecondare ed il dominare. Attraverso una ricerca fatta di continui tentativi e verifiche, Veronica de Giovanelli compone immagini  dalle quali emergono un sentimento di meraviglia unito ad una tensione etica sottilmente critica nei confronti del degrado fisico, culturale ed estetico del paesaggio.
Come l'enrosadìra muove le corde emozionali dello spettatore evocando la sua atavica connessione alla natura, così in questa mostra - in cui l’attenzione è posta sull’aspetto più emotivo della ricerca dell’artista - viene evidenziato il potere evocativo della pittura intesa come metodologia inesauribile di possibilità, con il desiderio di rendere visibile ciò che è celato nel paesaggio cogliendone l'incanto nella sua totalità. 

La ricerca di Veronica de Giovanelli è incentrata sul paesaggio, inteso nella sua più ampia connotazione, sviluppando una forte attenzione per un'esplorazione intima dei luoghi, in cui la necessità di rappresentazione cede il passo a intense istanze evocative.
Veronica de Giovanelli è nata a Trento nel 1989. Vive e lavora a Bruxelles.
Nel 2015 consegue il Diploma di Secondo Livello in Arti Visive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2014 frequenta il corso MA Fine Arts Research and Development della Middlesex University di Londra. E' stata borsista del premio annuale della Fondazione Bevilacqua La Masa nel 2013. Nel 2015 ha vinto il primo premio al Celeste Prize nella sezione pittura. Le sue opere – che vanno dalla pittura su tela, al frottage, dall'installazione, al collage – sono state esposte in numerosi spazi dedicati all'arte contemporanea come ArtLacuna (Londra, UK), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, IT),  Collyer Bristow Gallery (Londra, UK), Spazio Thetis (Venezia, IT) e  Dolomiti Contemporanee (PN, IT).
L'artista è membro del collettivo Fondazione Malutta con il quale ha partecipato a diversi progetti;  fra i tanti, quello al Padiglione Albania della 15^Biennale di Architettura di Venezia e le recentissime esposizioni presso il Tulla Culture Centre (Tirana, AL) e la Galleria Monitor (Roma, IT).

VERONICA DE GIOVANELLI, "ENROSADÌRA"
BOCCANERA PROJECT ROOM, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT
Opening: domenica 28 maggio dalle 11.00 alle 24.00
28 maggio - 28 giugno 2017

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