Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Facile.it Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Facile.it Fri, 15 Nov 2019 04:10:10 +0100 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/utenti/10093/1 Gomme invernali e catene da neve: 1,7 milioni di italiani a rischio multa Tue, 12 Nov 2019 17:00:02 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606466.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606466.html Facile.it Facile.it

Dal 15 novembre al 15 aprile scatta l’obbligo di montare pneumatici invernali/ quattro stagioni o, in alternativa, di avere a bordo catene da neve; ma gli italiani rispettano questa regola? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione patentata italiana*, nell’ultimo anno 1,2 milioni di automobilisti hanno guidato senza dotarsi dei dispositivi prescritti dalla legge.

Per quale motivo lo hanno fatto o, meglio NON lo hanno fatto? 471 mila automobilisti (pari all’8% di chi ha viaggiato senza le opportune misure di sicurezza per i pneumatici) ha ammesso di essersene semplicemente dimenticato; curioso notare come, in questo caso, il campione maschile sia più “smemorato” di quello femminile visto che tra gli uomini la percentuale sale all’11%, contro il 5% delle donne. Lascia un pochino stupiti, forse, che 397 mila persone (il 7%) abbiano dichiarato di non aver fatto nulla perché “non potevano permettersi di acquistare gomme invernali/quattro stagioni o catene da neve”.

Il dato che però più di tutti preoccupa è quello relativo ai 347 mila automobilisti (il 6%) che nell’ultimo anno, pur consapevoli dell’obbligo e anche in presenza degli appositi segnali stradali, hanno preferito non fare nulla in quanto “ritenevano di poca utilità l’uso di questi dispositivi di sicurezza.

«Oltre agli evidenti rischi in termini di sicurezza e alle possibili sanzioni amministrative, girare in auto su strade che prevedono l’obbligo di catene da neve, gomme invernali o quattro stagioni senza esserne dotati, comporta dei rischi anche dal punto di vista assicurativo» - spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it - «In caso di incidente, qualora il sinistro fosse stato causato o aggravato proprio dall’assenza della strumentazione obbligatoria, la compagnia potrebbe applicare sull’assicurato il diritto di rivalsa e chiedere un rimborso delle somme pagate ai terzi danneggiati».

Ad onor del vero va precisato che l’obbligo di montare pneumatici invernali o avere a bordo catene da neve nel periodo indicato dalla legge vale solo per quelle strade dove l’ente proprietario del tratto ha prescritto, tramite apposita ordinanza e segnaletica, tale obbligo.

1,7 milioni di italiani a rischio multa

Più in generale, la platea di automobilisti potenzialmente a rischio multa quest'anno potrebbe essere addirittura più ampia. Alla domanda "come ti comporti prima di partire per un viaggio in auto al di fuori della tua città”, sebbene 1 rispondente su 2 abbia dichiarato di verificare preventivamente la presenza di ordinanze che impongono l’uso di gomme invernali o catene a bordo, sono ancora molti, più di 1,7 milioni, gli automobilisti che comunque si mettono tranquillamente al volante senza essere in regola con la norma. Evidentemente nessuno di loro è turbato né dai rischi di sicurezza né dall’entità delle pesanti sanzioni cui si espongono dato che la multa va da 85 a 338 euro.

Gli italiani preferiscono le gomme invernali

Come si comportano invece gli automobilisti virtuosi e quali sono le preferenze di chi, nell’ultimo anno, si è messo al volante attenendosi alle indicazioni di legge? La scelta più condivisa è stata quella di montare gomme invernali; lo ha fatto il 34%, vale a dire 12,6 milioni di automobilisti. Una soluzione particolarmente utilizzata nelle regioni del Nord Ovest, dove la percentuale sale addirittura al 56% (contro il 16% rilevato al Sud e sulle Isole).

Al secondo posto si trovano i pneumatici quattro stagioni, montati dal 25,3% dei rispondenti, vale a dire quasi 9,5 milioni di automobilisti; poco meno, 9,3 milioni (il 25%), invece, hanno scelto di trasportare catene da neve, soluzione particolarmente apprezzata nelle regioni del Centro Italia (dove la percentuale sale al 35%).

Obbligatorie o no?

L’indagine commissionata da Facile.it ha voluto infine indagare il grado di conoscenza degli italiani rispetto alle indicazioni di legge in relazione ai dispositivi di sicurezza; alla domanda “Secondo lei è obbligatorio avere in auto le catene da neve o, comunque gli pneumatici invernali/quattro stagioni”, l’85% ha risposto affermativamente.  

Non sorprende vedere come tale consapevolezza sia superiore nelle regioni del Nord Italia (dove più del 90% dei rispondenti ritengono che catene o gomme invernali siano obbligatorie), mentre al Sud e Isole scende al 72%.

Un dato certamente positivo, anche se andando ad indagare più da vicino il livello di conoscenza dei rispondenti, emerge chiaramente come le opinioni siano differenti e non sempre corrette. Tra coloro che hanno dichiarato che le catene e gomme invernali sono obbligatorie, solo il 35% ha saputo dire con esattezza il periodo e le condizioni nelle quali è necessario dotarsi di tale strumentazione.

Molto spesso, invece, si ritiene erroneamente che durante l’inverno siano obbligatorie ovunque (42%), ci si dimentica che il periodo di prescrizione riguarda anche parte della primavera (25%) o si pensa che siano obbligatorie solo quando si viaggia in montagna (16%). Vi è addirittura un 5% che crede che questi dispositivi siano obbligatori tutto l’anno; convinzione errata quando si parla di gomme invernali che, al contrario, vanno sostituite con pneumatici estivi dopo il 15 aprile.


 

* Metodologia: n. 1.505 interviste CAWI con un campione rappresentativo degli individui patentati, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale.  Indagine condotta tra il 28 e il 30 ottobre 2019.


 

 

 

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In Campania solo lo 0,13% delle auto è elettrico Mon, 11 Nov 2019 15:53:40 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606290.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606290.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Campania la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena poco più di 4.440, vale a dire lo 0,13% del parco auto circolante in Campania. La percentuale non solo risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%), ma fa anche guadagnare alla regione l’ultimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, poco più di 110, sia ancora basso.

Ma quali sono le province campane con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale delle auto elettriche e ibride

In testa alla classifica delle province campane si trova Salerno; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari allo 0,14% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 930 unità. Al secondo posto si posiziona Napoli, dove la percentuale di automobili elettriche/ibride è pari a 0,13% (corrispondente a 2.314 unità), mentre sul gradino più basso del podio si trova Caserta, con una percentuale pari a 0,12%, vale a dire a 694 vetture.

Chiudono la graduatoria regionale, a pari merito, le province di Avellino e Benevento, aree dove la percentuale delle auto alimentate a elettricità/ibride è pari allo 0,11% dei veicoli in circolazione, percentuale che corrisponde, rispettivamente, a 307 e 201 unità.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato campano, secondo l’analisi di Facile.it, migliora se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 365.240 autovetture, ovvero il 10,5% del totale parco auto circolante in Campania. In questo caso, il valore regionale risulta essere superiore al dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Napoli è l’area campana più sensibile alle automobili green, che rappresentano l’11,2% delle vetture circolanti. In seconda posizione si trova Caserta, dove il peso delle autovetture green corrisponde al 10,2% del totale, seguita a breve distanza da Avellino (10%).

Chiudono la graduatoria campana la provincia di Salerno (qui solo il 9,5% delle auto ha un’alimentazione diversa dal diesel e benzina) e, all’ultimo posto, quella di Benevento, dove i veicoli green rappresentano solo l’8,7% del totale auto circolanti.

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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In Emilia-Romagna solo l’1,03% delle auto è elettrico Fri, 08 Nov 2019 13:58:44 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606089.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/606089.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Emilia-Romagna la diffusione di automobili elettriche e ibride è ancora marginale tanto che, secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 questi modelli erano poco più di 29.660, vale a dire l’1,03% del parco auto circolante in Emilia-Romagna. La percentuale, seppur bassa, risulta essere superiore al valore nazionale (0,66%) e fa guadagnare alla regione il terzo posto nella classifica italiana.

Ma quali sono le province dell’Emilia-Romagna con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale delle automobili elettriche e ibride

In testa alla classifica delle province della regione si trova Bologna; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari all’1,87% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 11.490 unità; la percentuale fa guadagnare al capoluogo anche il primo posto nella graduatoria nazionale. Seguono sul podio la provincia di Modena, dove la percentuale di automobili elettriche/ibride è pari a 0,98% (corrispondente a 4.607 unità) e quella di Reggio Emilia, con una percentuale pari a 0,94%, vale a dire 3.258 vetture.

Al quarto posto si posiziona la provincia di Parma, dove lo 0,84% delle automobili è alimentato a elettricità/ibrido (pari a 2.453 unità), seguita da Piacenza (solo lo 0,80% delle vetture è elettrico/ibrido, pari a 1.473 auto) e Rimini (0,75%, ovvero 1.603 unità).

Chiudono la graduatoria regionale le province di Ferrara (0,68%), Ravenna (0,67%) e, all’ultimo posto, quella di Forlì-Cesena, dove solo lo 0,55% delle automobili è elettrico/ibrido.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato relativo all’Emilia-Romagna, secondo l’analisi di Facile.it, migliora notevolmente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 545.810 veicoli, ovvero il 19% del totale parco auto circolante in Emilia-Romagna. La percentuale fa guadagnare alla regione il secondo posto nella classifica italiana per quanto riguarda le automobili ecosostenibili; a livello nazionale le auto green rappresentano solo il 9,3% del totale vetture in circolazione.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Ravenna è l’area dell’Emilia-Romagna più sensibile alle automobili green, che qui rappresentano il 21,3% delle autovetture circolanti, seguita a breve distanza da Bologna (21%). Le due province guadagnano, rispettivamente, anche la seconda e la terza posizione nella graduatoria nazionale per peso delle automobili green. Sul gradino più basso del podio regionale, invece, si posiziona la provincia di Ferrera (20,2%).

Continuando a scorrere la classifica regionale, al quarto posto, pari merito, si trovano le province di Forlì-Cesena e Reggio Emilia, dove il peso delle auto green è pari al 19,3% del totale vetture circolanti nelle due aree.

Percentuali al di sotto del valore regionale, ma comunque elevate, per le province di Parma (18,7%) e Rimini (18%). Chiudono la graduatoria la provincia di Modena (16,5%) e, all’ultimo posto, quella di Piacenza, dove solo il 13,7% delle automobili ha un’alimentazione diversa da diesel e benzina.

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Nel Lazio solo lo 0,90% delle auto è elettrico Thu, 07 Nov 2019 17:27:46 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605971.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605971.html Facile.it Facile.it

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, nel Lazio la diffusione di automobili green è ancora marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena 33.990, vale a dire lo 0,90% del parco auto circolante nel Lazio. La percentuale, seppur bassa, risulta essere superiore al valore nazionale (0,66%) e fa guadagnare alla regione il quinto posto nella classifica italiana.

Ma quali sono le province laziali con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale delle auto elettriche e ibride

In testa alla classifica delle province laziali si trova Roma; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari all’1,13% del totale auto circolanti, valore corrispondente a 30.679 unità. Al secondo posto si posiziona Latina, dove la percentuale di automobili elettriche/ibride è pari a 0,40% (corrispondente a 1.461 unità), mentre sul gradino più basso del podio si trova Viterbo, con una percentuale pari a 0,37%, vale a dire 856 vetture.

Chiudono la graduatoria regionale la provincia di Rieti, dove solo lo 0,23% delle vetture è alimentato a elettricità/ibrido (pari a 254 automobili) e, all’ultimo posto, quella di Frosinone con una percentuale pari allo 0,21%, valore corrispondente a 740 unità.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato laziale, secondo l’analisi di Facile.it, migliora leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 335.813 autovetture, ovvero l’8,9% del totale parco auto circolante nel Lazio. In questo caso, però, il valore regionale risulta essere inferiore al dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che le province di Rieti e di Frosinone sono le aree laziali più sensibili alle automobili green; qui il 9,2% delle auto ha un’alimentazione diversa dal diesel e benzina. Segue, a breve distanza, la provincia di Roma con una percentuale pari a 9,1%.

Chiudono la graduatoria laziale la provincia di Latina (8,5%) e, all’ultimo posto, quella di Viterbo, dove i veicoli green rappresentano il 6,8% del totale auto circolanti.

 


 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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In Lombardia solo l’1,20% delle auto è elettrico Wed, 06 Nov 2019 10:24:28 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605707.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605707.html Facile.it Facile.it Da pochi giorni sono partiti gli incentivi della Regione Lombardia per chi sceglie di cambiare un vecchio veicolo inquinante con uno a basso impatto ambientale; ma quante sono le automobili elettriche e ibride presenti nella regione? Secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride in Lombardia erano poco più di 73.740, vale a dire l’1,20% del parco auto circolante nella regione. La percentuale, seppur bassa, risulta essere superiore al valore nazionale (0,66%) e fa guadagnare alla Lombardia il primo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici; non sorprende quindi vedere che, secondo gli ultimi dati disponibili*, la regione, con un numero totale di prese di ricarica omologate pari ad oltre 1.630, sia in cima alla graduatoria nazionale.

Ma quali sono le province lombarde con la maggior concentrazione di auto elettriche/ibride e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano ancora incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale delle auto elettriche e ibride

In testa alla classifica delle province lombarde si trova Milano; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari all’1,62% del totale auto circolanti, valore corrispondente a 29.420 unità; la percentuale fa guadagnare al capoluogo anche il secondo posto nella graduatoria nazionale. Seguono sul podio lombardo la provincia di Varese, dove la percentuale di automobili elettriche/ibride è pari a 1,33% (corrispondente a 7.840 unità), e quella di Como, con una percentuale pari a 1,31%, vale a dire 5.210 vetture.

Al quarto posto si posiziona la provincia di Monza e Brianza, dove l’1,29% dei veicoli è alimentato a elettricità/ibrido (pari a 7.095 autovetture), seguita da Bergamo (solo l’1,07% delle auto è elettrico/ibrido, pari a 7.309 unità), Lecco (1,03%, pari a 2.242 unità) e Cremona (0,91%, ovvero 2.014 auto).

Percentuali ben al di sotto del valore regionale per le province di Brescia (0,83%, pari a 6.633 unità), Pavia (0,73%) e Mantova (0,69%).

Chiudono la graduatoria lombarda la provincia di Lodi (0,67%) e, all’ultimo posto, quella di Sondrio, dove le auto elettriche e ibride sono solo 623, vale a dire lo0,54% del totale auto in circolazione nella provincia.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato lombardo, secondo l’analisi di Facile.it, migliora ulteriormente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 471.321 autovetture, ovvero il 7,7% del totale parco auto circolante in Lombardia. La percentuale, però, non solo fa perdere alla regione il primato nazionale, ma risulta essere inferiore anche al dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Brescia è l’area lombarda più sensibile alle automobili green, che qui rappresentano il 10,6% dei veicoli circolanti. In seconda posizione si trova Mantova (10,2%), mentre al terzo posto Bergamo (8,8%), seguita a breve distanza da Lodi, dove le auto con alimentazione diversa da diesel e benzina sono l’8,7% del totale.

Continuando a scorrere la graduatoria lombarda si trovano la provincia di Cremona (8,4% di veicoli green), quella di Milano e quella di Pavia, pari merito con il 7,9% di auto green sul totale vetture circolanti nelle due aree.

Valori al di sotto della percentuale regionale, invece, per le province di Monza e Brianza (qui solo il 6,8% delle auto ha un’alimentazione diversa dal diesel e benzina) e Varese (5,0%). Chiudono la graduatoria lombarda Lecco (4,9%), Como (4,2%) e, all’ultimo posto, Sondrio, area dove i veicoli green rappresentano solo il 2,1% del totale auto circolanti; la percentuale fa guadagnare alla provincia anche l’ultimo posto nella graduatoria nazionale.

 

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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In Sardegna solo lo 0,27% dei veicoli è elettrico Tue, 05 Nov 2019 11:28:19 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605536.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605536.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Sardegna la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena 2.818, vale a dire lo 0,27% del parco auto circolante nell’Isola. La percentuale risulta essere nettamente inferiore al valore nazionale (0,66%) e posiziona la regione nella parte bassa della classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica omologate presenti nella regione, poco meno di 120, sia ancora basso.

Ma quali sono le province sarde con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province sarde si trova Cagliari; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari allo 0,46% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 1.260 unità. Al secondo posto si posiziona la provincia di Sassari, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari a 0,25% (corrispondente a 795 automobili), mentre al terzo si trova Nuoro, con una percentuale pari a 0,23%, vale a dire a 325 autovetture.

Continuando a scorrere la graduatoria regionale si trovano la provincia di Oristano (qui solo lo 0,15% delle vetture è elettrico o ibrido, pari a 153 auto) e, ultima in classifica, quella del Sud Sardegna, dove le autovetture elettriche/ibride sono 279, vale a dire lo 0,13% del totale auto in circolazione.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Secondo l’analisi di Facile.it, in termini numerici, i dati relativi alla Sardegna migliorano leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 29.065 autovetture, ovvero il 2,8% del totale parco auto circolante nell’Isola. La percentuale non solo risulta inferiore rispetto al valore nazionale (9,3%), ma fa anche guadagnare alla regione il penultimo posto nella classifica italiana.

Guardando a questi dati in ottica provinciale emerge che, ancora una volta, è Cagliari l’area sarda più sensibile alle automobili green; qui rappresentano il 3,1% dei veicoli circolanti. Seguono, Sassari (2,9%) e, pari merito, Sud Sardegna e Oristano, entrambe con il 2,5%. Ultimo posto per la provincia di Nuoro, dove le autovetture con alimentazione diversa da diesel e benzina rappresentano solo il 2,2% del totale auto circolanti.

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

 

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In Veneto solo lo 0,92% dei veicoli è elettrico Mon, 04 Nov 2019 15:52:36 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605427.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605427.html Facile.it Facile.it  

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Veneto la diffusione di automobili green è ancora marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena poco più di 28.823, vale a dire lo 0,92% del parco auto circolante in Veneto. Seppur bassa, la percentuale risulta essere superiore al valore nazionale (0,66%), tanto da far guadagnare alla regione il quarto posto della classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica omologate presenti nella regione, poco meno di 700, sia tra i più alti del Paese.

Ma quali sono le province venete con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province venete si trova Vicenza; qui, a dicembre 2018, le autovetture elettriche e ibride erano pari all’1,16% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 6.670 unità. Al secondo posto si posiziona Padova, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari a 0,98% (corrispondente a 5.928 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Treviso, con una percentuale di auto alimentate a elettricità o ibride pari a 0,89%, vale a dire a 5.250 autovetture.

Valori sotto la media regionale per le province di Verona (solo lo 0,88% delle auto è elettrico/ibrido, pari a 5.430 unità) e di Venezia (0,82%, corrispondete a 3.878 autoveicoli).

Nella parte bassa della graduatoria si trovano la provincia di Belluno (qui solo lo 0,60% dei veicoli è elettrico o ibrido, pari a 810 auto) e, ultima in classifica, quella di Rovigo, dove le autovetture elettriche/ibride sono 856, vale a dire lo 0,54% del totale auto in circolazione.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato veneto, secondo l’analisi di Facile.it, migliora se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 367.515 autovetture, ovvero l’11,7% del totale parco auto circolante in Veneto. Anche in questo caso, il dato regionale risulta più virtuoso di quello nazionale (9,3%), e fa guadagnare al Veneto il quarto posto nella classifica italiana.

Estendendo quindi l’analisi anche alle Gpl e a metano in ottica provinciale emerge che è Rovigo è l’area veneta più sensibile alle automobili green; qui rappresentano il 20,3% dei veicoli circolanti. Seguono, a pari merito, Verona e Padova, entrambe con il 13,7% di veicoli green sul totale auto circolanti nelle due province.

Meno virtuosi, invece, gli automobilisti delle province di Venezia (11,7%), Vicenza (9,4%) e Treviso (9,0%). Ultima in classifica, a gran distanza, è la provincia di Belluno, dove le autovetture con alimentazione diversa da diesel e benzina rappresentano solo il 4,6% del totale auto circolanti.

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

 

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In Toscana solo lo 0,60% dei veicoli è elettrico Thu, 31 Oct 2019 09:44:47 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605032.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/605032.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Toscana la diffusione di automobili green è ancora marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena più di 15.280, vale a dire lo 0,60% del parco auto circolante in Toscana. La percentuale risulta lievemente inferiore al valore nazionale (0,66%) e fa guadagnare alla regione l’ottavo posto nella classifica italiana.

Ma quali sono le province toscane con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province toscane si trova Firenze; qui, a dicembre 2018, i veicoli elettrici e ibridi erano pari allo 0,96% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 7.250 unità. Al secondo posto si posiziona Prato, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari allo 0,79% (corrispondente a 1.248 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Lucca, con una percentuale di veicoli elettrici e ibridi pari allo 0,50% del totale mezzi circolante nella provincia, vale a dire a 1.308 vetture.

Valori sotto la media regionale anche per le province di Siena (solo lo 0,48% dei veicoli è elettrico/ibrido, pari a 912 automobili) e Pisa (0,43%, pari a 1.177 unità). Pari merito per Arezzo e Livorno, aree dove la percentuale delle auto alimentate a elettricità/ibride è pari allo 0,41% dei veicoli in circolazione, percentuale che corrisponde, rispettivamente, a 982 e 824 unità.

Nelle posizioni più basse della classifica regionale si trovano le province di Massa-Carrara (0,39%, pari a 466 auto) e Pistoia (0,36%, pari a 689 unità); ultima in classifica è Grosseto, dove solo lo 0,29% delle vetture è elettrico/ibrido (424 mezzi).

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato toscano, secondo l’analisi di Facile.it, migliora sensibilmente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 254.466 veicoli, ovvero il 10% del totale parco auto circolante in Toscana. In questo caso, il dato regionale risulta leggermente più virtuoso di quello nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale, ma ben lontano dalle regioni più virtuose d’Italia, come le Marche, dove la percentuale arriva a sfiorare il 20%.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Arezzo è l’area toscana più sensibile alle automobili green, che rappresentano il 12,7% dei veicoli circolanti. In seconda posizione si trova Pisa (11,8%), seguita al terzo posto da Massa-Carrara, (11,3%).

Continuando a scorrere la classifica toscana si trova la provincia di Lucca, dove il peso delle auto con alimentazione diversa da diesel e benzina è pari all’11,2%, seguita da quella di Pistoia, dove la percentuale crolla al 10,8%.

Valori sotto la media regionale per le province di Prato (9,8%) e di Firenze (9,0%); ultime tre posizioni della classifica toscana per Siena (8,9%), Livorno (8,4%) e, ancor auna volta all’ultimo posto, Grosseto (7,6%).

 

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Nelle Marche solo lo 0,41% dei veicoli è elettrico Tue, 29 Oct 2019 17:00:54 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604910.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604910.html Facile.it Facile.it

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, nella Marche la diffusione di autoveicoli elettrici e ibridi è ancora estremamente marginale tanto che, secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 questi modelli erano poco più di 4.250, vale a dire, vale a dire lo 0,41% del parco auto circolante nella regione. La percentuale risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%) e fa guadagnare alla Marche il dodicesimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, poco più di 140, sia ancora basso.

Ma quali sono le province marchigiane con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province marchigiane si trova Ancona; qui, a dicembre 2018, i veicoli elettrici e ibridi erano pari allo 0,50% del totale auto circolanti, valore che corrispondente a poco più di 1.530 unità. Al secondo posto si posiziona Pesaro e Urbino, dove i veicoli elettrici/ibridi sono lo 0,44% del totale mezzi nella provincia (percentuale corrispondente a 1.051 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Ascoli Piceno, con una percentuale pari allo 0,39%, vale a dire a 557 vetture.

Valori sotto la media regionale per le province di Macerata, dove solo 0,35% dei veicoli è elettrico/ibrido, percentuale pari a 757 automobili, mentre ultima in classifica è la provincia di Fermo, dove il tasso di automobili elettriche e ibride è pari allo 0,29% del totale, pari a 351 vetture.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato marchigiano, secondo l’analisi di Facile.it, si ribalta completamente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 199.685 veicoli, vale a dire il 19,4% del totale auto circolanti nella regione. La percentuale fa guadagnare alle Marche la maglia verde d’Italia per quanto riguarda le automobili ecosostenibili; a livello nazionale le auto green rappresentano solo il 9,3% del totale vetture in circolazione.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Ancona è l’area marchigiana più virtuosa; qui le automobili green sono 67.540, vale a dire il 22% del totale veicoli circolanti nella provincia. Il valore fa guadagnare ad Ancona non solo il primato regionale ma anche quello nazionale; è la provincia d’Italia con la più alta percentuale di veicoli green. In seconda posizione si trova Macerata (quarta nella classifica delle province italiane), dove la percentuale di veicoli sostenibili è pari al 20,6%, corrispondente a 44.913 autovetture, mentre sul gradino più basso del podio regionale si trova Fermo, con il 20,3%.

Valori sotto la percentuale regionale, ma comunque di gran lunga più alti rispetto al dato nazionale, per Pesaro e Urbino e Ascoli Piceno; in queste due aree i veicoli green rappresentano, rispettivamente, il 17,6% e il 14,6% del totale vetture circolanti.


 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

 

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In Calabria solo lo 0,16% dei veicoli è elettrico Tue, 29 Oct 2019 14:53:06 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604900.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604900.html Facile.it Facile.it

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Calabria la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano 2.065, vale a dire lo 0,16% del parco auto circolante in Calabria. La percentuale non solo risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%), ma fa anche guadagnare alla regione il terzultimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, poco più di 100, sia ancora basso.

 

Ma quali sono le province calabresi con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province calabresi si trova Reggio Calabria; qui, a dicembre 2018, i veicoli elettrici e ibridi erano pari allo 0,22% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 780 unità. Al secondo posto si posiziona Crotone, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari allo 0,19% (corrispondente a 198 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Catanzaro, con una percentuale di veicoli elettrici e ibridi pari allo 0,18% del totale mezzi circondante nella provincia, vale a dire a 422 vetture.

Chiudono la classifica, con valori sotto la media regionale, le province di Vivo Valentia e Cosenza, dove solo lo 0,11% dei veicoli è elettrico o ibrido, percentuale corrispondente, rispettivamente, a 122 e 541 vetture.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato calabrese, secondo l’analisi di Facile.it, migliora leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 45.819 veicoli, ovvero il 3,6% del totale parco auto circolante in Calabria. Anche in questo caso, però, il valore regionale risulta essere ben lontano dal dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, ancora una volta è Reggio Calabria la provincia calabrese più sensibile alle automobili green; in quest’area rappresentano il 3,7% dei veicoli circolanti.

Poco distanti si trovano, a pari merito, Crotone, Catanzaro e Cosenza; in ciascuna delle tre province il peso percentuale dei veicoli con alimentazione diversa da diesel e benzina è pari al 3,6%. Ultima Vivo Valentia, dove le automobili green rappresentano solo il 3% del totale veicoli circolanti nella provincia.

 


* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

 

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In Basilicata solo lo 0,14% dei veicoli è elettrico Mon, 28 Oct 2019 14:30:06 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604804.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604804.html Facile.it Facile.it

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Basilicata la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena poco più di 500, vale a dire lo 0,14% del parco auto circolante in Basilicata. La percentuale non solo risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%), ma fa anche guadagnare alla regione il penultimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, 34, sia ancora basso.

 

Ma come si comportano, nello specifico, le due province lucane? In testa alla classifica regionale si trova Matera, area dove, a dicembre 2018, le automobili elettriche e ibride rappresentavo lo 0,16% del totale veicoli circolanti nella provincia; fa peggio Potenza, dove la percentuale è addirittura inferiore e pari allo 0,12%. In termini assoluti, la graduatoria si ribalta; in questo caso guida Potenza con 306 veicoli elettrici/ibridi, mentre a Matera se ne contano solo 204.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato lucano, secondo l’analisi di Facile.it, migliora nettamente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 23.555 veicoli, ovvero il 6,3% del totale parco auto circolante in Basilicata. Anche in questo caso, però, il valore regionale risulta essere lontano dal dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che, questa volta, è Potenza la più più sensibile alle automobili green; in quest’area rappresentano il 6,7% delle auto circolanti, corrispondenti a 16.800 vetture. In provincia di Matera, invece, la percentuale scende al 5,3% e il numero di automobili non alimentate a diesel o benzina a 6.755.

 

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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In Puglia solo lo 0,20% dei veicoli è elettrico Mon, 28 Oct 2019 11:09:03 +0100 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604785.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604785.html Facile.it Facile.it

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Puglia la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena poco più di 4.640, vale a dire lo 0,20% del parco auto circolante in Puglia. La percentuale non solo risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%), ma fa anche guadagnare alla regione il sedicesimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, poco più di 270, sia ancora basso.

Ma quali sono le province pugliesi con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica regionale si trova la provincia di Barletta-Andria-Trani; qui, a dicembre 2018, i veicoli elettrici e ibridi erano pari allo 0,29% del totale auto circolanti nella provincia, valore corrispondente a poco più di 620 mezzi. Al secondo posto si posiziona Bari, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari allo 0,26% (vale a dire 1.848 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Foggia, con una percentuale di veicoli elettrici e ibridi pari allo 0,25% del totale auto circondante nella provincia, corrispondente a 841 autoveicoli.

Valori sotto la media regionale per le province di Lecce e di Brindisi, aree dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari allo 0,13% del totale veicoli, percentuale corrispondente, rispettivamente, a 645 e 322 automobili.

Ultima nella classifica pugliese è Taranto, dove solo lo 0,11% delle automobili è alimentato a energia elettrica o ibrido, pari a 365 unità; una percentuale estremamente bassa che fa conquistare alla provincia il quartultimo posto nella classifica nazionale.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato pugliese, secondo l’analisi di Facile.it, migliora nettamente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 200.203 veicoli, ovvero l’8,4% del totale parco auto circolante in Puglia. Il dato, seppur ancora inferiore, si avvicina molto al valore nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Bari è la provincia più sensibile alle automobili green; qui rappresentano il 10% dei veicoli in circolazione, percentuale corrispondente a poco più di 70.870 auto.  Al secondo posto si trova Lecce, dove le automobili con alimentazione sostenibile sono il 9,4% del totale auto circolante nella provincia, mentre a Foggia, terzo posto, la percentuale scende all’8,3%.

Meno virtuosi, invece, gli automobilisti delle province di Brindisi e Taranto, dove il peso percentuale delle automobilialimentate a Gpl, metano, elettricità e ibride scende, rispettivamente, al 7,2% e al 6,6%. Ultimo posto, in questo caso, lo conquista la provincia di Barletta-Andria-Trani, che si ferma al 5,7%.


 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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Riforma Euribor? Sì, ma solo dal 2022 Fri, 25 Oct 2019 09:23:44 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604617.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604617.html Facile.it Facile.it Come riportato dai media da diversi mesi, l’Euribor, il parametro usato nei contratti di mutuo a tasso variabile pe indicizzare il tasso del finanziamento, si appresta a cambiare volto.

Facile.it e Mutui.it hanno svolto un’analisi, insieme alla giornalista economica Rosaria Barrile, per chiarire alcuni punti. Il primo e più importante è che il nuovo Euribor non entrerà in vigore nel 2020, come è stato indicato da alcuni, bensì dal 2022 e, anche, non avrà un impatto elevato sui mutui già sottoscritti né sui costi delle banche.

L’attuale metodo di calcolo

In questo momento il sistema utilizzato per determinare l’Euribor si basa sulle dichiarazioni di una ventina di banche europee circa il valore dei tassi a cui si scambiano il denaro fra loro. Questo metodo, che in passato aveva portato ad alcuni episodi di manipolazione, verrà sostituito da un calcolo definito ibrido e basato su un mix di metodi che comprendono anche gli scambi effettivi avvenuti tra le banche.

Il rinvio al 2022 del nuovo Euribor

La transizione al nuovo parametro si è presentata fin da subito complessa a livello tecnico tanto che a febbraio 2019 il Parlamento e il Consiglio UE hanno deciso di accordare una proroga a chi deve fornire informazioni su parametri ritenuti critici, dando loro tempo fino al 31 dicembre 2021. Il nuovo sistema di calcolo dovrebbe garantire valori corrispondenti all’andamento reale dell’Euribor, come spiega Anna Vizzari di Altroconsumo. «È previsto che vengano presi in considerazione solo i tassi delle banche che hanno registrato nella giornata o nei quattro giorni precedenti una transazione. Quindi si metteranno in ordine i tassi registrati, dal più basso al più alto, si prenderanno i quattro valori centrali della lista e su questi verrà calcolata una media semplice. Poi saranno applicati dei meccanismi correttivi, basati sui dati rilevati per le medesime scadenze nei giorni antecedenti, al fine di limitare la volatilità dell’indicatore e, infine, saranno presi in esame anche i tassi interbancari registrati sugli altri mercati».

Il panel di banche che dovrà fornire tali valori viene individuato dall’EMMI (società che cura la piattaforma dell’Euribor): sarà formato dagli istituti che hanno una partecipazione attiva sul mercato monetario dell’euro e saranno provenienti da almeno tre Paesi diversi. «Si tratta comunque di una definizione limitata visto che sarebbero appena una cinquantina di banche», puntualizza Vizzari. «Un numero davvero piccolo se paragonato al totale degli istituti di credito europei, solo in Italia ce ne sono più di 700. Vista l’attuale situazione del mercato interbancario, dove gli scambi sono molto ridotti, la riforma rischia di non portare grossi cambiamenti rispetto al sistema attuale».

L’impatto sulla rata del mutuo

Formalmente per chi ha un contratto in corso non cambierà nulla e i finanziamenti a tasso variabile continueranno ad essere agganciati al nuovo Euribor; la forbice tra i valori del vecchio e del nuovo parametro potrebbe attestarsi tra 1 e 5 punti base, variazione sostanzialmente impercettibile sulle rate mensili del finanziamento.

A fornire una conferma in questo senso è Lea Zicchino, partner della società di consulenza Prometeia: «Per chi ha un mutuo in corso non cambierà nulla perché fino al 2022 verrà utilizzato l’attuale sistema di calcolo. La fase di transizione al nuovo Euribor riguarda esclusivamente gli addetti ai lavori che dovranno capire come far funzionare nel concreto in modo efficiente il nuovo metodo. È bene precisare che in questo momento gli scambi tra le banche sul mercato sono fatti in numero contenuto proprio perché la Bce ha già garantito abbondanza di liquidità. Nel momento in cui gli scambi di liquidità tra banche dovessero essere più frequenti, il valore del nuovo Euribor potrebbe cambiare».

Anche se ciò dovesse accadere, difficilmente la nuova metodologia potrebbe avere però un impatto repentino sulla rata del mutuo, come spiega Zicchino: «Qualora l’Euribor dovesse aumentare in misura importante per effetto del nuovo metodo, la banca stessa potrebbe accollarsi il costo rinunciando a una parte dello spread applicato o, in caso contrario, esiste sempre la possibilità per il cliente di rinegoziare il mutuo». 

Cosa cambia per chi ha un mutuo in corso?

Secondo il Presidente di Adusbef, Antonio Tanza: «Il cambiamento varrà per i nuovi mutui, ma già attualmente, sulla scorta di una direttiva europea, le banche dovrebbero indicare nei contratti anche il sostituto dell’Euribor. Per quanto attiene ai rapporti preesistenti cambierà la metodologia attraverso la quale il nuovo parametro verrà determinato, ma non la natura dello stesso: circostanza che probabilmente non obbligherà le banche a rivedere e aggiornare tutti i contratti attualmente in vigore».

Abi: nessun impatto sulle banche e sui costi dei mutui

Secondo uno studio condotto a livello europeo dalla società di consulenza Boston Consulting Group (Bcg), la riforma potrebbe cogliere impreparate molte banche che ancora non hanno messo bene a fuoco la questione. In sintesi, secondo un calcolo effettuato a fine agosto dalla società, il passaggio al nuovo Euribor e al tasso Estr (che sostituisce l’Eonia) rischierebbe di presentare al sistema finanziario italiano un conto da 1,5 fino a 2 miliardi di euro.

Ma tale ipotesi è stata del tutto smentita da Abi che ha escluso non solo che vi possano essere costi esorbitanti dovuti a tale adeguamento, ma anche che vi sia la necessità di rinegoziare i mutui e che possa verificarsi un aumento dei loro costi come diretta conseguenza dell’adeguamento al Regolamento europeo sugli indici. Ad affermarlo è Pierfrancesco Gaggi, Responsabile Abi del Servizio rapporti con le associazioni europee e attività internazionali:  «Abbiamo avuto modo di confrontarci con Boston Consulting Group e non ci siamo ritrovati con le loro stime sui costi che le banche dovrebbero sostenere per introdurre le modifiche metodologiche determinate dal Regolamento Benchmark del 2016: anche loro hanno convenuto che le stime riguardavano un campione di banche europee che probabilmente non riflette la realtà delle banche italiane. Per quanto riguarda l’Euribor, a parte le due banche italiane che fanno parte del panel che fornisce i dati sulla cui base viene calcolato il benchmark, tutte le altre continueranno a ricevere i dati giornalieri come prima del cambio di metodologia. Non vediamo quindi quali sarebbero i costi che le banche dovrebbero sostenere per l’utilizzo dei due indici riformati nel rispetto del Regolamento. Se qualche costo si può intravedere, esso riguarda l’introduzione, resa obbligatoria dallo stesso Regolamento sugli indici, nei contratti esistenti di una nuova clausola (oltre che in quelli nuovi) che indichi un indice di riserva da utilizzare nel caso in cui quello principale utilizzato nel contratto non possa più essere calcolato per una qualsiasi ragione. Ma questi indici di riserva devono ancora essere individuati dal Gruppo di lavoro degli esperti che, sotto la guida della Bce, lavora al progetto. E non pensiamo davvero che una comunicazione per integrare i contratti esistenti con una clausola aggiuntiva possa avere costi così elevati. Non prevediamo dunque nessuna rinegoziazione dei mutui, né aumenti dei loro costi dovuti all’adeguamento al Regolamento europeo sugli indici».

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In Sicilia solo lo 0,17% dei veicoli è elettrico Thu, 24 Oct 2019 09:56:18 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604401.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/604401.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Sicilia la diffusione di automobili green è ancora estremamente marginale; secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride presenti nella regione erano appena poco più di 5.720, vale a dire lo 0,17% del parco auto circolante in Sicilia. La percentuale non solo risulta essere ben al di sotto del valore nazionale (0,66%), ma fa anche guadagnare alla regione il quintultimo posto nella classifica italiana.

Va detto che la diffusione di questa tipologia di mezzo è strettamente legata alla disponibilità di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici e, da questo punto di vista, gli ultimi dati disponibili* evidenziano come il numero di colonnine di ricarica presenti nella regione, poco più di 160, sia ancora basso.

Ma quali sono le province siciliane con la maggior concentrazione di veicoli elettrici e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it.

La mappa provinciale dei veicoli elettrici e ibridi

In testa alla classifica delle province siciliane si trova Ragusa; qui, a dicembre 2018, i veicoli elettrici e ibridi erano pari allo 0,28% del totale auto circolanti, valore corrispondente a poco più di 600 unità. Al secondo posto si posiziona Siracusa, dove la percentuale di veicoli elettrici/ibridi è pari allo 0,27% (corrispondente a 716 automobili), mentre sul gradino più basso del podio si trova Palermo, con una percentuale di veicoli elettrici e ibridi pari allo 0,25% del totale mezzi circondante nella provincia, vale a dire a 1.883 vetture.

Valori sotto la media regionale per le province di Catania (solo lo 0,15% dei veicoli è elettrico/ibrido, pari a 1.183 automobili), Messina (0,14%, pari a 564 unità) e Trapani (0,13%, ovvero 368 auto).

Un doppio primato negativo, invece, spetta alle restanti province siciliane: Caltanissetta (0,09%), Agrigento (0,07%)ed Enna (0,06%), che guadagnano non solo le ultime posizioni della classifica regionale ma anche gli ultimi tre posti in quella nazionale.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Non solo elettriche…

Il dato siciliano, secondo l’analisi di Facile.it, migliora leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazione più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e a metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 143.630 veicoli, ovvero il 4,3% del totale parco auto circolante in Sicilia. Anche in questo caso, però, il valore regionale risulta essere ben lontano dal dato nazionale, dove il peso delle auto green corrisponde al 9,3% del totale.

Da questo punto di vista, guardando i dati in ottica provinciale, emerge che Palermo è l’area siciliana più sensibile alle automobili green, che rappresentano il 5,8% dei veicoli circolanti. In seconda posizione si trova Catania (5,1%), seguita al terzo posto da Ragusa, (4,1%).

Meno virtuosi, invece, gli automobilisti delle province di Messina e Siracusa (qui solo il 3,7% delle auto ha un’alimentazione diversa dal diesel e benzina), di Trapani (3,6%) e di Caltanissetta (3,1%). Chiudono la graduatoria siciliana Enna e Agrigento, province dove i veicoli green rappresentano solo il 2,4% del totale auto circolanti.

 

* Elaborazione Legambiente su dati EvWay, gennaio 2019

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In Italia solo lo 0,66% dei veicoli è elettrico Mon, 21 Oct 2019 16:22:00 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/603870.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/603870.html Facile.it Facile.it Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Italia la diffusione di automobili green è ancora marginale tanto che, secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride immatricolate in Italia erano appena poco più di 256.000 unità, vale a dire lo 0,66% del totale parco auto circolante.

La situazione, secondo l’analisi di Facile.it, migliora leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazioni più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl, metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 3,6 milioni di veicoli, ovvero il 9,3% del totale parco auto circolante.

Ma quali sono i tassi di crescita del settore e quali le regioni con la maggior concentrazione di veicoli a basso impatto ambientale e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it

Focus sui veicoli elettrici

Se, in generale, il peso percentuale dei veicoli green cresce a ritmi molto contenuti – dal 2015 al 2018 è aumentato di appena un punto percentuale – il trend cambia se si guarda ai soli modelli elettrici e ibridi. Pur rappresentando ancora una nicchia, la diffusione nella Penisola di questi modelli sta registrando percentuali di crescita a tre cifre: dal 2015 al 2018 sono cresciute del 130%.

Cercando di indagare sulla diffusione locale di questo genere di veicoli, Facile.it ha evidenziato come, essendo essa strettamente legata allo sviluppo di una rete di punti di ricarica, in testa alla classifica delle regioni italiane per peso dell’elettrico sul totale veicoli circolanti, si trovi la Lombardia, area dove, a dicembre 2018, si contavano più di 73.000 veicoli di questo tipo, pari all’1,20% del totale.

Al secondo posto si posiziona il Trentino-Alto Adige, dove l’1,12% dei veicoli è alimentato a energia elettrica/ibrido; al terzo posto l’Emilia-Romagna, con una percentuale pari all’1,03%, seguita da Veneto (0,92%), Lazio (0,90%).

Interessante notare come in queste prime 5 regioni siano presenti il 70% dei veicoli elettrici/ibridi immatricolati in tutta Italia.

Scorrendo le posizioni più basse della classifica, all’ultimo posto si trova la Campania (0,13% di auto elettriche sul totale veicoli della regione), seguita dalla Basilicata (0,14%) e dalla Calabria (0,16%); ancora una volta non è un caso che queste aree siano anche quelle in cui la presenza di colonnine elettriche di ricarica è tra le più basse della Penisola.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Nord Est e Centro i più inclini all’uso dei veicoli green

Continuando ad osservare l’intero insieme dei veicoli green e concentrandosi sulle macro-aree del Paese emerge che gli automobilisti residenti nel Nord Est e nel Centro Italia risultano essere i più sensibili alle tematiche della mobilità sostenibile; nelle due aree, rispettivamente, il 12,50% e l’11% dei veicoli è alimentano a GPL, metano, elettrico o ibrido. I valori scendono sotto la media nazionale, invece, se si guarda alle altre aree; al Sud la percentuale è pari all’8,6%, nel Nord Ovest all’8,1%, mentre sulle Isole il dato crolla al 4%.

Analizzando i dati su base territoriale per quanto riguarda le vetture ecosostenibili emerge che la regione Marche è la più virtuosa; qui quasi 200.000 veicoli, vale a dire un’auto su 5 (19,4%), sono alimentati a Gpl, metano, elettricità o con sistema ibrido. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna, con una percentuale pari al 19% del totale mezzi in circolazione nella regione; terza l’Umbria che, con il 13,9%, conquista il gradino più basso del podio.

Guardando alla graduatoria nel senso opposto, invece, emerge che gli automobilisti meno virtuosi d’Italia sono quelli residenti in Valle d’Aosta, regione dove solo il 2,3% delle auto ha un’alimentazione diversa da diesel e benzina. Seguono gli automobilisti della Sardegna, (2,8%) e della Calabria, che raggiunge il 3,6%.

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Mutui: in Campania boom di richieste di surroga (+91%) nel terzo trimestre Fri, 18 Oct 2019 15:08:28 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/603632.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/603632.html Facile.it Facile.it Notizie positive sul fronte dei mutui in Campania; il terzo trimestre dell’anno è stato caratterizzato da un’impennata delle richieste di surroga, dall’aumento dell’importo medio che si è cercato di ottenere e dal calo dei tassi di interesse. Sono questi i principali dati emersi dall’osservatorio regionale di Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di oltre 3.700 richieste di finanziamento raccolte in Campania, hanno scoperto, ad esempio, che nel corso del terzo trimestre 2019 il peso percentuale delle richieste di surroga sul totale delle domande di mutuo è quasi raddoppiato (+91%) rispetto alla stesso periodo del 2018, passando dal 22% al 42% del totale.

«Lo scorso trimestre abbiamo registrato un vero e proprio boom nella richieste di surroga da parte di mutuatari campani; era dal 2015 che non si raggiungevano picchi così alti», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it. «Il calo dei tassi di interesse visto in questa prima parte dell’anno è stato fondamentale per stimolare la domanda di finanziamenti, sia da parte dei mutuatari che vogliono provare a cambiare banca, sia per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo».

Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale negli scorsi mesi sono stati estremamente bassi, soprattutto per quanto riguarda i mutui fissi. A settembre 2019 grazie alla diminuzione dell’IRS (l’indice europeo che guida l’andamento di questa tipologia di finanziamento), i migliori tassi offerti per un mutuo medio (126.000 euro in 25 anni, LTV pari al 70%) oscillavano tra l’1,04% e l’1,34% (Taeg), con un calo, rispetto a gennaio, compreso tra lo 0,55% e l’1,20%; vale a dire un risparmio medio per i consumatori compreso tra i 30 e i 60 euro al mese.

Positivi anche gli altri valori emersi dall’osservatorio regionale di Facile.it e Mutui.it: l’importo medio richiesto nel corso del terzo trimestre 2019 dagli aspiranti mutuatari campani è stato pari a 126.884 euro, vale a dire lo 0,86% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, ed anche il valore degli immobili che si è cercato di acquistare è aumentato del 4%, stabilizzandosi a poco più di 217.000 euro. In calo, invece, il Loan To Value, il rapporto tra valore dell’immobile e valore del mutuo richiesto, passato dal 65% del terzo trimestre 2018 al 62% del terzo trimestre 2019. La durata media dei piani di ammortamento richiesti in Campania è pari a 21 anni, mentre l’età media dei richiedenti è pari a 41 anni e mezzo, valore in calo rispetto allo scorso anno, quando i richiedenti avevano, in media, 42 anni e mezzo.

Guardando alla scelta della tipologia di tasso, i richiedenti campani sembrano non aver dubbi; la riduzione ai minimi della differenza tra tasso fisso e variabile ha spinto sempre più aspiranti mutuatari ad orientarsi verso il fisso tanto che, nel corso del terzo trimestre 2019, è stato scelto dal 95% dei richiedenti mutuo in Campania; era l’89% nel terzo trimestre 2018.

Ad ottobre sono tornati i mutui al 100%

Se è vero che lo scorso trimestre, e in particolare il mese di settembre, hanno visto il ritorno della surroga, anche questi primi giorni di ottobre hanno portato importanti novità sul fronte dell’offerta mutui; alcuni Istituti sono tornati a proporre mutui al 100%, con tassi estremamente contenuti se paragonati al passato e senza necessità di ricorrere al Fondo Garanzia Prima casa.

«Se fino ad oggi i mutui al 100% erano prodotti accessibili solo attraverso il Fondo Garanzia Prima casa o pagando tassi molto elevati, anche superiori al 4%, adesso alcuni istituti di credito sono tornati a proporre questa tipologia di finanziamento senza necessità di accedere al Fondo e con tassi di interesse estremamente contenuti, intorno al 2,5%, valori che fino allo scorso anno erano riservati a mutui all’80%», spiega Ivano Cresto. «Poter accedere a questa tipologia di prestito senza necessità di ottenere la garanzia dello Stato è una buona notizia anche per coloro che vorranno comprare casa nel prossimo futuro e non saranno più legati ad un Fondo le cui risorse potrebbero - come già successo in passato - esaurirsi».

 

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.700 richieste di mutuo raccolte da utenti della Campania da Facile.it e Mutui.it nel corso del terzo trimestre 2018 e terzo trimestre 2019.

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Mutui: aumenta l’importo medio erogato (+3,2%) Mon, 14 Oct 2019 14:39:11 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602890.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602890.html Facile.it Facile.it Lo scorso mese è stato caratterizzato da un’impennata delle richieste di surroga e, ad ottobre, alcune banche, senza necessità di ricorso al fondo casa, sono tornate ad offrire mutui per il 100% del valore dell’immobile con tassi concorrenziali. Sono questi i dati principali emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di circa 40mila richieste di finanziamento* raccolte tramite i due portali, hanno scoperto, ad esempio, come a settembre il peso percentuale delle richieste di surroga sul totale delle domande di finanziamento sia triplicato rispetto a giugno 2019.

«Lo scorso mese abbiamo registrato un vero e proprio boom nella richiesta di surroghe, era dal 2015 che non si raggiungevano picchi così alti», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it. «Il calo dei tassi di interesse visto in questa prima parte dell’anno è stato fondamentale per stimolare la domanda di finanziamenti, sia da parte dei mutuatari che vogliono provare a cambiare banca, sia per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo».

Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale lo scorso mese sono stati estremamente bassi, soprattutto per quanto riguarda i mutui fissi. Grazie alla diminuzione dell’IRS (l’indice europeo che guida l’andamento di questa tipologia di finanziamento), i migliori tassi offerti a settembre per un mutuo medio (126.000 euro in 25 anni, LTV pari al 70%) oscillavano tra l’1,04% e l’1,34% (Taeg), con un calo, rispetto a gennaio, compreso tra lo 0,55% e l’1,20%; vale a dire un risparmio medio per i consumatori compreso tra i 30 e i 60 euro al mese.

La diminuzione dell’indice IRS ha avuto un’altra conseguenza: la riduzione ai minimi della differenza tra tasso fisso e variabile. Non sorprende quindi vedere come sempre più italiani cerchino di assicurarsi queste condizioni estremamente favorevoli per tutta la durata del finanziamento; guardando alle richieste di mutuo raccolte a settembre emerge che il 93% degli aspiranti mutuatari ha optato per il tasso fisso; era l’86% a giugno 2019, l’84% a gennaio 2019.

Puntando l’attenzione sugli altri valori principali emerge che l’importo medio richiesto a settembre 2019 è stato pari a 133.477 euro, vale a dire l’1,3% in meno rispetto a giugno 2019; il calo non deve però preoccupare perché legato, prevalentemente, all’aumento della richiesta di surroghe. In diminuzione anche il Loan To Value, il rapporto tra valore dell’immobile e valore del mutuo richiesto, passato nei 3 mesi analizzati dal 67% al 63%. La durata media dei piani di ammortamento richiesti è pari a poco più di 21 anni, mentre l’età media dei richiedenti è di poco superiore ai 41 anni. Se si guarda alle somme effettivamente concesse dalle banche emerge che nel mese di settembre gli istituti di credito sono stati più generosi; l’importo medio erogato è stato pari a 128.447 euro, in aumento del 3,2% rispetto a giugno 2019.

Ad ottobre sono tornati i mutui al 100%

Se è vero che settembre ha visto il ritorno della surroga, anche questi primi giorni di ottobre hanno portato importanti novità sul fronte dell’offerta mutui; alcuni Istituti sono tornati a proporre mutui al 100%, con tassi estremamente contenuti se paragonati al passato e senza necessità di ricorrere al Fondo Garanzia Prima casa.

«Se fino ad oggi i mutui al 100% erano prodotti accessibili solo attraverso il Fondo Garanzia Prima casa o pagando tassi molto elevati, anche superiori al 4%, adesso alcuni istituti di credito sono tornati a proporre questa tipologia di finanziamento senza necessità di accedere al Fondo e con tassi di interesse estremamente contenuti, intorno al 2,5%, valori che fino allo scorso anno erano riservati a mutui all’80%», spiega Ivano Cresto. «Poter accedere a questa tipologia di prestito senza necessità di ottenere la garanzia dello Stato è una buona notizia anche per coloro che vorranno comprare casa nel prossimo futuro e non saranno più legati ad un Fondo le cui risorse potrebbero - come già successo in passato - esaurirsi».

 

 

* Richieste raccolte tra giugno 2019 e settembre 2019 tramite i portali Facile.it e Mutui.it

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Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Torino Fri, 11 Oct 2019 09:42:39 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602609.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602609.html Facile.it Facile.it

Quanto costa vivere a Torino e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del primo Facile.it Store nella città di Torino (https://www.facile.it/store/torino.html) la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere in città e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, ADSL, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

Assicurazioni auto e moto

I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a settembre 2019 il premio medio RC auto nella città di Torino era pari a 602,00 euro, valore in calo del 9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Tariffe più basse, invece, se si guarda all’intera provincia di Torino; in questo caso, il premio medio rilevato a settembre 2019 era pari a 538,81 euro, ovvero l’8% in meno rispetto a settembre 2018. Nonostante i cali, numeri alla mano, per assicurare un’auto nella provincia torinese occorre ancora l’8,3% in più rispetto alla media regionale.

Una riduzione arriva anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a settembre 2019, per assicurare una due ruote a Torino e provincia servivano, in media, 334,89 euro, vale a dire il 7,45% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Telefonia

La telefonia fissa (voce e ADSL) è un’altra delle voci esaminate da Facile.it. Nei primi sei mesi del 2019 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie torinesi è stata pari a circa 27,7 euro, per un costo complessivo annuale stimato pari a 332,20 euro, valore in linea con quanto pagato nel 2018.

Energia e gas

Tra i costi che incidono maggiormente sulle tasche dei cittadini ci sono quelli legati alla luce e al gas. Per quanto riguarda i consumi energetici, prendendo in considerazione il consumo medio annuo di una famiglia residente a Torino e provincia (1.862 kWh), la spesa mensile rilevata nei primi 9 mesi del 2019 è stata pari a circa 33,86 euro; il peso totale delle bollette energetiche, a fine anno, sarà pari a circa 406,30 euro, importo in linea con quanto speso nel 2018.

Dall’analisi della bolletta del gas, considerando i consumi medi annuali di una famiglia torinese (900 smc), emerge che la spesa media mensile nei primi 9 mesi dell’anno è stata pari a 62,62 euro; in questo caso, il costo complessivo annuale risulterà pari a 751,42 euro, ovvero il 7,5% in meno rispetto allo scorso anno.

Mutui casa

Altra voce di spesa finita sotto la lente di Facile.it è quella relativa al mutuo. Analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nei primi 6 mesi del 2019, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Torino hanno chiesto, mediamente, 119.733 euro, importo in linea con quanto rilevato nel primo semestre 2018, da restituire in poco meno di 22 anni.

Analizzando l’identikit del richiedente torinese emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, all’atto della firma, quasi 42 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 68% del valore dell’immobile da acquistare.

Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: l’86% dei richiedenti torinesi ha optato per quello fisso, mentre solo il 13% ha cercato di ottenere il variabile.

Limitando l’analisi ai soli mutui per l’acquisto della prima casa, invece, l’importo medio richiesto sale a 121.551 euro; al contrario, l’età media dei richiedenti scende a 40 anni e mezzo.

Prestiti personali

Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel corso del terzo trimestre 2019 (luglio-settembre), l’importo medio richiesto in provincia di Torino è stato pari a 12.088 euro, vale a dire il 4,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018; il calo dell’importo si è tradotto nell’accorciamento dei piani di ammortamento, passati da una media di 67 rate a 64 (pari a poco più 5 anni). In calo anche l’età media dei richiedenti, scesa da 43 anni a 41 anni.

Guardando alle domande di finanziamento per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto i torinesi a rivolgersi ad una società di credito è stata l’ottenimento di liquidità (23%), seguita dalla ristrutturazione della casa (19%) e dal consolidamento debiti (17%).

Facile.it apre il suo primo store in Piemonte

Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso e Padova, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche apre il suo primo store in Piemonte, nel cuore della città di Torino (Via Carlo Felice, 45). All’interno del nuovo Store i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

«Continua il nostro percorso di espansione territoriale e, per l’apertura del primo store in Piemonte, il 15֯   in Italia, abbiamo scelto la città di Torino; i torinesi sono molto attenti al risparmio e sappiamo di poter offrire loro concrete opportunità per ridurre le principali voci di spesa con cui le famiglie devono fare i conti ogni mese», ha spiegato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «Obiettivo dei Facile.it Store è di comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità di risparmiare, anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online».


 

(*)

Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 347.036 preventivi auto e 43.882 preventivi moto effettuati a Torino e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 settembre 2018 e il 30 settembre 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 3.600 richieste di mutuo presentate da gennaio a giugno 2018 e da gennaio a giugno 2019 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Torino.

Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 5.800 richieste di prestito personale presentate da luglio a settembre 2018 e da luglio a settembre 2019 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Torino.

Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media composta da 2,5 individui, con un consumo annuo di 1.862 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media con un consumo annuo di 900 Smc in regime tutelato.

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Facile.it torna in TV con Nonna Sapiens Thu, 10 Oct 2019 15:03:09 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602496.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/602496.html Facile.it Facile.it

Facile.it, il portale leader in Italia nel confronto delle tariffe, torna on air con una nuova campagna televisiva intitolata Nonna Sapiens; per la prima volta, ad essere protagoniste dello spot del comparatore sono le offerte di gas e luce. La nuova creatività, in onda da domenica 6 ottobre, è firmata ancora una volta dall’agenzia Nadler Larimer & Martinelli e si avvale della produzione di The BigMama.

La scena si svolge in un soggiorno dove una bambina, che sta facendo i compiti in presenza dei genitori e della nonna, chiede al papà se lui sia a conoscenza del fatto che l’Homo Sapiens vivesse nelle palafitte; il padre, visibilmente demoralizzato mentre sfoglia dei documenti, risponde affermando che l’Homo Sapiens era fortunato proprio perché, non vivendo in una casa tradizionale, non doveva pagare le bollette.

A questo punto la nonna si inserisce nel discorso e, prendendo in giro l’uomo, gli dice che è rimasto all’età della pietra e che, per trovare l’offerta più conveniente e risparmiare così sulle bollette, dovrebbe semplicemente usare Facile.it…proprio come ha fatto lei!

Ecco che il padre della bimba, cambiando la propria espressione e sorridendo, dimostra di essere stato convinto dai vantaggi garantiti da Facile.it e per questo ringrazia la…Nonna Sapiens.

Anche nello spot in programmazione dal 6 ottobre, il ventitreesimo di Facile.it, non può mancare l’ormai conosciutissima “formula magica”; è proprio la bambina a guardare negli occhi lo spettatore e dire: “Facile.it! Facile.it!. Facile.it!”

«Per la prima volta», ha dichiarato Marco Giorgi, Direttore Marketing di Facile.it, «abbiamo deciso di puntare i riflettori sulle tariffe di gas e luce, una delle voci di spesa su cui, come emerso da un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research, i consumatori vorrebbero risparmiare in misura maggiore. Ecco quindi che lo spot dimostra come sia semplice utilizzare il nostro portale per trovare l’offerta più conveniente.».

Anche all’interno del nuovo spot si confermano gli elementi distintivi che fin dall’inizio hanno caratterizzato la comunicazione televisiva del comparatore, non solo la celebre formula magica, ma anche la colonna sonora You Sexy Thing degli Hot Chocolate.

La creatività sarà in programmazione contemporaneamente con due flight, da 30’’e da 15’’, sulle reti Mediaset, Cielo, TV8, Sky e Discovery e sui principali canali web a cominciare da YouTube. La pianificazione media è curata da Omni@.

La campagna è disponibile anche sulla homepage di Facile.it al link: http://www.facile.it/spot-tv.html

La regia è di Carlo Arturo Sigon e hanno collaborato alla realizzazione dello spot il produttore esecutivo Lorenzo Borsetti, il direttore della fotografia Giacomo Frittelli, il direttore creativo Dario Primache, l’art director Roberta Costa e il copywriter Antonino Munafò.

 

Scheda tecnica:

Titolo: Nonna Sapiens

Regia: Carlo Arturo Sigon

DOP: Giacomo Frittelli

CDP: The BigMama

Executive Producer: Lorenzo Borsetti

Post Produzione video: Videozone

Post Produzione audio: Top Digital

Agenzia di Comunicazione: Nadler Larimer & Martinelli

Direttore Creativo: Dario Primache

Art: Roberta Costa

Copywriter: Antonino Munafò

Musica: Hot Chocolate “You Sexy Thing”

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Bollette e IVA al 5%: quanto risparmieremmo? Fri, 04 Oct 2019 16:46:04 +0200 http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/601698.html http://comunicati.net/comunicati/aziende/internet/601698.html Facile.it Facile.it

Il taglio dell’IVA sulle bollette luce e gas è una delle misure allo studio del Governo; ma quanto risparmierebbero gli italiani se venisse confermata? Facile.it ha preso in esame la spesa media di una famiglia italiana* scoprendo che, a fronte di un costo complessivo annuo di circa 1.614 euro a famiglia, il risparmio stimato potrebbe essere compreso tra i 26 e i 144 euro l’anno.

La bolletta elettrica

Considerando il consumo medio di una famiglia italiana, secondo l’analisi di Facile.it la spesa media annuale sostenuta per l’energia elettrica è pari a 572 euro, dei quali 52 euro dovuti per l’IVA al 10%.

Qualora l’imposta venisse ridotta al 5%, il risparmio complessivo sarebbe pari a circa 26 euro l’anno, vale a dire poco più di 2 euro al mese, e la spesa finale per la famiglia tipo scenderebbe a 546 euro.

La bolletta del gas

Il risparmio sulla bolletta del gas potrebbe variare a seconda di come il Governo intenderà applicare la riduzione dell’aliquota. È bene sapere che sulla bolletta del gas grava un’IVA differente a seconda dei consumi: per i primi 480 smc di gas, l’IVA applicata è pari al 10% mentre per i consumi superiori a questa soglia, l’aliquota sale a 22%.

Secondo l’analisi di Facile.it, considerando il consumo medio di una famiglia italiana, la spesa annuale sostenuta per il gas è pari a 1.042 euro.

Se la riduzione riguarderà solo l’aliquota del 10%, i benefici sulle tasche dei consumatori sarebbero estremamente ridotti; ogni famiglia risparmierebbe circa 13 euro l’anno, poco più di un caffè al mese, e il costo complessivo della bolletta scenderebbe a 1.029 euro.  

Ben più alto, invece, sarebbe il risparmio per i cittadini qualora il taglio dell’IVA riguardasse anche l’aliquota al 22%. In questo caso, gli italiani potrebbero risparmiare circa 118 euro l’anno e la bolletta del gas si ridurrebbe fino ad arrivare a 924 euro.

 

 


* Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media italiana con un consumo annuo di 2.700KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media italiana con un consumo annuo di 1.400 Smc in regime tutelato.

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