Il crollo del commercio internazionale

03/dic/2019 21:43:33 BIZCOMIT.IT Contatta l'autore

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Storicamente, il commercio internazionale è stato uno dei driver principali del ciclo economico. Purtroppo, per via delle guerre tariffarie recenti vi sono stati rallentamenti significativi in questo campo.

Discutiamo con Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari con esperienza maturata presso M&G Investments, di questi trend e cosa potrebbero voler dire per il futuro.

bloomberg global trade
Bloomberg: global trade

Secondo Davide Buccheri, il commercio internazionale ha acquisito sempre più importanza negli ultimi 20 anni. “Le aziende che performano meglio nei mercati azionari sono quelle più internazionali, con una quota importante di vendite nei vari mercati stranieri.”

“La conseguenza più diretta di ciò è che queste aziende diventano sempre più suscettibili ai vari cicli economici internazionali, oltre che a quello domestico. Ho anche dubbi sul fatto che vi siano benefici di diversificazione da sfruttare. Sicuramente, un’azienda focalizzata interamente sul mercato domestico subirà l’interezza del ciclo economico del proprio paese. Ad ogni modo, una compagnia con forte presenza all’estero sarà esposta a tutti i cicli economici. Ciò vuol dire che, in caso di recessione in uno qualsiasi dei paesi in cui esporta, le sue vendite calerebbero considerevolmente, andando a colpire poi il valore patrimoniale.”

“Questo rischio è diventato estremamente prominente negli ultimi mesi per via della guerra tariffaria intrapresa dagli Stati Uniti. L’economia Americana rimane molto solida, ma le conseguenze di tali politiche estere iniziano a farsi sentire sui mercati Europei. Ciò comporta che aziende più focalizzate sul mercato domestico statunitense andranno a trovarsi in una posizione di maggior forza, non dovendo gestire il calo di vendite all’estero. Questo è poi ulteriormente aiutato dalle politiche protezionistiche adottate dal governo Americano, che vanno a ridurre la concorrenza degli esportatori stranieri.”

“E’ una situazione comunque interessante, perchè le ultime due volte in cui abbiamo osservato un rallentamento di questo tipo del commercio internazionale abbiamo avuto due recessioni sostanziali: la dotcom bubble all’inizio del millennio e la crisi finanziaria nel 2007. Ci sono ovvi motivi per pensare che questo rallentamento porterà a risultati simili. Personalmente, non credo che questo sarà l’esito questa volta, almeno non per gli Stati Uniti. La loro economia è come detto assai solida ancora.”

“La situazione è più preoccupante per l’Europa, in quanto l’economia tedesca è molto dipendente dai loro partner Americani per esportare i loro prodotti. Questo ha sicuramente già avuto un effetto sostanziale sull’economia tedesca e sarà importante capire l’entità del contagio.”

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