Dalla Primavera del Napoli alla gloria eterna: la favola di Ciro Ferrara

18/feb/2015 18:53:55 Francesco Trissi Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Nato e cresciuto nella capitale campana, Ciro Ferrara si rivelò subito essere uno dei giovani talenti della primavera del Napoli, squadra con la quale, come molti giovani napoletani, ha mosso i suoi primi passi nel mondo del calcio che conta.

 

L'esordio di Ciro Ferrara con la primavera del Napoli

 

A soli 14 anni, dopo essere stato da poco reclutato tra le fila della primavera del Napoli, il giovanissimo Ciro Ferrara  si ammalò della Sindrome di Osgood-Schlatter, una malattia tipica dell'età pre-adolescenziale, quindi più frequente nei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni, che “paralizza” le ossa di una sola gamba, ma a volte anche di entrambe, e che cessa intorno ai 18-20 anni, con l'arrestarsi della crescita e grazie alla calcificazione delle ossa. Una volta guarito, visto la delicatissima situazione in cui, suo malgrado, si era venuto a trovare, gli fu permesso di esordire direttamente in prima squadra, con la quale debuttò al San Paolo, contro la Juventus, il 5 maggio 1985. Con addosso la maglia azzurra, l'ex talento della primavera del Napoli, giocò accanto ad uno dei giocatori più forte di tutti i tempi, ovvero Diego Armando Maradona, insieme al quale Ciro riuscì ad aggiudicarsi ben 2 titoli nazionali. Durante il periodo di permanenza del fuoriclasse argentino, all'italiano venne anche offerta la fascia da capitano. Un vero e proprio onore che venne però rifiutato da Ciro, il quale riteneva che unico vero capitano del Napoli fosse proprio Maradona, fino al 1991, anno in cui El Pibe de Oro lasciò definitivamente la squadra della capitale campana. Nel 1994, dopo aver passato ben 10 anni al Napoli, durante i quali riuscì a vincere 2 scudetti, una Coppa Uefa, due Coppa Italia e una Supercoppa italiana, per l'ex primavera del Napoli arrivò il momento di cambiare aria e trasferirsi in un club che aveva ambizioni molto più prestigiose rispetto alla squadra partenopea, alle prese allora con una delicatissima situazione economica, ovvero la Juventus.

 

Dalla primavera del Napoli alla conquista dell'Europa

 

Non appena arrivato a Torino, l'ex primavera del Napoli trovò ad attenderlo il suo ex allenatore, Marcello Lippi, arrivato in bianconero solo qualche mese prima. Con addosso la maglia bianconera Ciro vinse praticamente di tutto, arrivando anche sul tetto più alto d'Europa, ovvero quello della Champions League, vinta ai rigori contro gli olandesi dell'Ajax al termine della stagione 1995-1996. La vittoria della più prestigiosa coppa europea, gli permise anche di disputare anche la Coppa Intercontinentale, trofeo che la sua squadra riuscì ad aggiudicarsi battendo il River Plate, squadra campione in Argentina, che fino ad allora aveva sfornato alcuni tra i più talentuosi giocatori sudamericani di sempre. Dopo aver vinto ben 6 scudetti (ridotti a 4 dopo lo scandalo Calciopoli), una Champions League, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intertoto e una Coppa Intercontinentale, il 15 maggio 2005 Ciro Ferrara, il giocatore che aveva esordito con la primavera del Napoli e che alla Juve aveva trovato la consacrazione eterna, giocò la sua ultima partita da calciatore professionista, per dedicarsi ad altri progetti che, esattamente un anno dopo, lo avrebbero portato a sedere da vice sulla panchina dell'Italia Campione del Mondo.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl