28 gennaio - Feltrinelli di Genova - "Le Trasformazioni urbanistiche di Genova", di Bruno Giontoni. Con Franco Manzitti e l'ex Sindaco Giuseppe Pericu

26/gen/2020 00:14:40 basicterzosettore Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA ERGA EDIZIONI

 

Martedì 28 gennaio 2020 alle 18,00
alla Libreria la Feltrinelli di via Ceccardi a Genova

presentazione del volume

LE TRASFORMAZIONI DI GENOVA
Piani e interventi urbanistici dagli anni Settanta a oggi

Con oltre 150 immagini e illustrazioni b/n e a colori

di Bruno Giontoni 

Intervengono
Franco Manzitti e Giuseppe Pericu


Le trasformazioni di Genova Copertina WEB


Dopo l’interesse sollevato dal primo volume dedicato alla storia dell’urbanistica dal Dopoguerra agli anni '60, (L'Urbanistica della Ricostruzione) il secondo volume di Bruno Giontoni si occupa dell’urbanistica fino ai giorni d'oggi, quella che riverbera sulla nostra pelle e che viene raccontata per la prima volta, in un continuum che rende lo sguardo capace di cogliere le motivazioni più profonde della situazione attuale.

Le profonde modifiche della città avvenute negli ultimi decenni sono l’oggetto di questo volume, che inizia dalla revisione del Piano Regolatore comunale e prosegue analizzando le edificazioni in collina, il recupero delle aree industriali dismesse, la trasformazione del porto nella zona antica e l’espansione a ponente, gli interventi nel centro storico, l’insediamento nella zona degli Erzelli, i progetti della Gronda e del Terzo valico.

L’autore termina analizzando i problemi sorti con il crollo del ponte Morandi e chiude un ciclo di analisi e studio sull’urbanistica a Genova iniziato con “L’Urbanistica della ricostruzione”.

Questo è il libro dell'urbanistica dei Sindaci del nostro passato più recente, che diventa un confronto con i programmi della Giunta attuale e di quelle future.
 


Qui di seguito alcuni brani tratti dal volume

Pag. 14-16
Gli anni “Ottanta” segnarono un profondo cambiamento nella complessa gestione delle trasformazioni urbane di Genova.
Delle previsioni di crescita diffusa della città rimanevano attive poche lottizzazioni, alcune delle quali furono completate con molti problemi ed altre, come l’espansione prevista nell’ambito di San Pantaleo di proprietà della Società Generale Immobiliare, seppure passate al vaglio del Comitato Urbanistico Regionale con molte perplessità, non riuscirono a decollare.
Da tutto ciò si può dedurre che il ruolo dominante della rendita fondiaria fosse stato superato definitivamente dal percorso di regolazione dello sviluppo urbano? “La rendita �“ scriveva in quegli anni Gabrielli �“ è un mostro vitale e trasformista”.
Se l’abbuffata dell’espansione residenziale di natura speculativa poteva ormai ritenersi largamente consumata, con una rendita fondiaria talmente estesa da poter essere considerata quasi una forma di “rendita assoluta”, l’attenzione sembrò concentrarsi maggiormente su ambiti, funzioni e dimensioni delle singole iniziative che assumevano come presupposto una consistenza ed una capacità operativa e finanziaria delle imprese di costruzione ben diversa rispetto al passato. Le stesse dinamiche demografiche ed economiche della città sembravano consigliare un atteggiamento prudente nei confronti dell’investimento immobiliare diffuso.
Nella prima metà degli anni Ottanta la città viveva infatti una crisi profonda della sua struttura economica con effetti particolarmente pesanti anche sulla sua articolazione sociale.
La tradizionale impresa edilizia, caratterizzata da una bassa componente organica del capitale per poter fronteggiare le attese della rendita, dovette necessariamente prendere atto che una fase si era ormai definitivamente conclusa. Occorreva fronteggiare una diversa tipologia di mercato con imprese di costruzioni, che non a caso si definirono in quegli anni “imprese generali”, a maggiore qualificazione tecnologica, dotate di macchinari ed impianti, di una forza lavoro stabile e qualificata e supportate da idonei capitali.
Questo processo di modernizzazione trovò spesso in una committenza pubblica, sempre più costretta a far corrispondere le risorse finanziarie disponibili a risultati quantitativamente adeguati della produzione abitativa, un importante facilitatore.
L’attuazione dei programmi di edilizia residenziale pubblica, ed in particolare della Legge 25 del 1980, rappresentarono un incubatore straordinario per l’ammodernamento del comparto edilizio genovese e non solo.
A valle dei percorsi innovativi promossi dal settore pubblico, i Centri Direzionali come Corte Lambruschini, San Benigno, via Madre di Dio e, in periodi successivi, le grandi strutture del commercio come Fiumara, San Biagio e Campi costituirono non solo le operazioni più significative nella caratterizzazione della città in quegli anni, ma anche importanti generatori di rendite differenziali, nei casi in cui la capacità industriale delle imprese consentì di realizzare un divario rilevante tra il costo di produzione e il prezzo di mercato dei nuovi complessi.

Un nuovo processo di metamorfosi nella gestione dell’urbanistica genovese può essere fatto corrispondere alla Variante Generale del P.R.G. adottata nel 1997 ed approvata, in forma di Piano Urbanistico Comunale, nel 2000. Definitivamente esaurito il periodo delle grandi espansioni edilizie e di alcune discutibili operazioni immobiliari motivate anche dell’ansia di modernizzare l’immagine della città, si aprì una fase che si caratterizzò per l’attenzione ai temi della salvaguardia ambientale e del recupero e della valorizzazione della città esistente, a partire dallo straordinario patrimonio costituito dal Centro Storico, dai nuclei antichi degli ambiti costieri e delle vallate e dai tanti edifici e complessi religiosi e civili, memoria dell’organizzazione di Genova e del territorio limitrofo in epoca pre-industriale e paleo-industriale.
La valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città ed il recupero a funzioni urbane del Porto Antico costituirono non solo un fattore distintivo e qualificante di Genova negli eventi che si susseguirono in quegli anni e che la videro protagonista a livello nazionale ed internazionale, ma assunsero anche un importante ruolo nelle prospettive concrete di ampliamento della base economica ed occupazionale della città.
La rendita, se si eccettua una certa tenuta dei valori immobiliari riferibili alla grande distribuzione commerciale, non sembrava costituire più la componente determinante dei processi di gestione del territorio urbano e delle sue trasformazioni, anche in ragione di una crescente difficoltà del mercato immobiliare che da qualche anno caratterizzava lo scenario economico locale e parte di quello nazionale, manifestando sempre più una natura strutturale piuttosto che congiunturale. Insieme, e a parziale ragione dei segnali di crisi del mercato immobiliare, occorreva considerare come alcuni processi in atto ormai da decenni nella città, come il calo demografico, l’elevata componente di anziani nella popolazione residente, lo scarso coefficiente di natalità e l’andamento discontinuo dei flussi migratori, avessero determinato il fatto che una parte del patrimonio disponibile, in quantità superiore ad una dimensione meramente “fisiologica”, risultava non occupata, contribuendo, in larga misura, a implementare una offerta ampia, diffusa e sempre meno solvibile di abitazioni in vendita o in locazione.
La città esistente era dunque, e da tempo, più che sufficiente a rispondere in termini quantitativi alla domanda di abitazioni, così come la riduzione della base produttiva creava, in alcuni dei tradizionali bacini manifatturieri, un significativo incremento di spazi liberi o occupati da edifici dismessi.
Col tempo il regime dei piani urbanistici ha teso sempre più alla promozione dell’uso di queste aree con previsioni di assetto planivolumetrico urbanisticamente equilibrate, consentendo nel rispetto di un principio di compatibilità, una maggiore flessibilità delle funzioni ammesse.

 



Pag. 226-227
Agli inizi del 2016 l’Amministrazione Comunale ha inteso dare continuità alla proposta del “Blueprint” ed in mancanza di un “percorso procedurale consolidato” ha individuato come ambito da approfondire progettualmente le aree di proprietà comunale e della società controllata SPIM, considerando questo perimetro costituito dal quartiere fieristico fino alla batteria Stella, un primo comparto di possibile attuazione del progetto complessivo.
Alla fine di luglio del 2016 fu bandito un concorso a livello internazionale, la “Blueprint Competition”, con l’obiettivo di individuare una soluzione architettonica compatibile con l’importanza delle aree coinvolte.
La scelta preliminare che il Comune poneva come riferimento alla redazione delle proposte progettuali, era costituita dall’ipotesi dell’abbassamento della strada Sopraelevata nel tratto finale realizzando così con il prolungamento del corso Marconi “relazioni e connessioni altrimenti impossibili col nuovo quartiere”.
L’abbassamento della Sopraelevata e la demolizione dei volumi della Fiera avrebbe potuto “restituire la leggibilità alla forma urbana storica ed ottocentesca”. 
Alla data di scadenza dei termini del concorso, nel dicembre dello stesso anno, erano pervenuti al Comune dall’Italia e da molti Paesi stranieri, 76 progetti. Nessuno di questi sembrò rispondere in modo soddisfacente al complesso degli obiettivi che l’Amministrazione intendeva perseguire. “Mediamente, sicuramente,
i progetti avevano un livello medio-alto, �“ dichiarò il Presidente della giuria �“ alcuni hanno sviluppato di più certi temi e sono molto convincenti e meno altri, quindi non si è raggiunta una eccellenza tale da dire, vista l’importanza strategica dell’area: questo è il progetto giusto per fare un simile tipo di intervento”.
Nel frattempo il Comune aveva ottenuto, grazie al Ministero del turismo ed al “Patto per Genova”, le risorse che avrebbero consentito la demolizione dell’ex edificio “NIRA” e l’abbassamento dell’ultimo tratto della Sopraelevata.  

 



Qui di seguito alcune immagini tratte dal volume
Il progetto per il tunnel sotto il Porto, la diga di Begato, il progetto degli Erzelli, gli impianti Erg, l'alluvione del 1970, il Progetto 2 della Gronda, Begato durante i lavori

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