Due criteri per valutare una vita.

28/set/2017 17.03.29 Scientology Brescia Contatta l'autore

Valutare in base a criteri.

Vi sono solo due criteri per giudicare se una vita sia stata degna di essere vissuta: una persona è riuscita a realizzare i propri fini? E la gente è contenta che quella persona sia vissuta?

In questo scritto la risposta di L. Ron Hubbard

La gente spesso ha desiderato che scrivessi un’autobiografia e sebbene sia perfettamente disposto a farlo, se ne avessi il tempo, considero tale opera, come anche me stesso, alquanto irrilevante. 
Ho condotto una vita ricca di avventure che forse costituirebbero un divertente oggetto di lettura, ma dubito che tale opera farebbe luce sugli antefatti delle mie ricerche e di certo non spiegherebbe le mie intenzioni né la ragione per cui ho sviluppato Dianetics e Scientology. 
Non sono stato motivato dalla fama. Ho provato a dare Dianetics nella sua interezza all’Associazione Medica Americana e all’Associazione Psichiatrica Americana nel 1949, la prima si limitò a dire: “Perché?” e la seconda: “Se è importante ne sentiremo parlare”. 
Fino al luglio del 1950, cercai di evitare di menzionare che avevo svolto personalmente la ricerca ma poi lo ammisi, quando mi resi conto che altrimenti sarebbe potuta andar persa nella sua forma originale. 
Non sono stato motivato dalla prospettiva di accumulare enormi ricchezze. Le royalties del primo libro, Dianetics: La forza del pensiero sul corpo, furono date alla prima fondazione. Perciò non è una questione di ricchezza. 
Non sono stato motivato dal potere. Ho ricoperto una carica nelle organizzazioni solo per insistere sul corretto uso dell’opera e una volta raggiunto quel traguardo, un po’ di tempo dopo, mi sono dimesso da tutte le cariche dirigenziali conservandone solo una onoraria. 
Inoltre, non si può avere più potere di quello che già si possiede, in quanto essere; quindi considero il potere conferito dalla posizione, inutile ed una perdita di tempo.

Le mie motivazioni sono così difficili da capire, perché per lo più escludono me dalla scena. Ed è improbabile che gli uomini egocentrici capiscano una cosa del genere perché sanno che loro stessi non rinuncerebbero alla fama, alla ricchezza o al potere e così pensano che non lo farebbe neanche un altro.

Importante è stato capire l'uomo.

Cercare di capire me o Scientology raccontando le avventure della mia vita è un’azione piuttosto illogica. Io sono io e non le mie avventure. Ho girato il mondo studiando l’uomo per capirlo, e ciò che importa è lui, non le mie avventure durante questi viaggi.

Ho sempre agito in base all’idea alquanto ingenua che la mia vita apparteneva a me e che la dovevo vivere come meglio potevo. Una vita non è sempre facile da vivere e quando la propria diventa di “dominio pubblico”, come sembra sia successo alla mia, ci si ritrova ad essere impreparati e non si ha neanche la voglia di spiegare ogni singola cosa.

È stata vissuta, non può essere “svissuta” ed è così com’è. Le uniche cose che contano, quindi, sono i risultati derivanti dal solo fatto di essere vissuto.

Non ho mai considerato che valesse la pena vivere in modo credibile, dato che questo è un compromesso che rinnega la propria integrità. 
Inoltre, cercare di spiegare le invenzioni tecniche di uno scienziato dal modo in cui suona il mandolino è naturalmente qualcosa che farebbe soltanto una persona molto ottusa, eppure c’è chi ci prova.

Il problema con la mia vita è che è stata ricca di avventure e sarebbe forse un interessante oggetto di lettura per gli appassionati di storie d’avventura.

Una vita intensa

Non si studia efficacemente l’uomo stando rinchiusi in una torre d’avorio, e una delle mie intenzioni è stata di vivere una vita molto intensa, addentrandomi nei molti strati della società al fine di comprendere l’uomo. E questo l’ho fatto.

Non posso dire che mi siano piaciute tutte le cose che gli uomini fanno e dicono, ma posso dire che nonostante tutte le ragioni del mondo per non farlo, ho perseverato nell’aiutare l’uomo come meglio potevo e ho continuato ad essergli amico.

È da molto tempo che ho smesso di parlare della mia vera vita. Ho imparato da un bel po’ che l’uomo ha i suoi standard di credulità e quando la realtà è in contrasto con questi, si sente sfidato.

Per esempio, sapevo leggere e scrivere quando avevo tre anni e mezzo. Sapevo leggere nelle menti e predire il futuro con grande accuratezza. Imprese di questo genere stupiscono le persone e ho imparato presto in questa vita a tenere per me le mie effettive abilità per non rendere impossibili i rapporti con gli altri.

Sono cresciuto nella frontiera, dove regna la forza bruta e la venerazione del vigore, ho imparato a vivere in un mondo molto turbolento, a non morire in un clima boreale e a non perdere di vista i miei stessi standard in una società barbara dove l’agonia dilettava la gente.

Questo comportava leggende e io ho avuto le mie avventure, ma ho imparato a raccontarle attenuandole.

Imparare le relazioni sociali.

Appena abituato, in questa vita, al vecchio West, mi sono ritrovato nel Pacifico del Sud e nell’Asia, in un mondo di cortesia e di modi gentili; ho dovuto quindi adottare un nuovo modello di sopravvivenza.

Non appena lo imparai mi ritrovai, contro la mia volontà, nel mondo universitario a studiare ingegneria e matematica e imparai nuove lezioni sui contatti sociali.

Ebbi molto successo in questo campo, diventando il direttore di vari club e associazioni universitarie.

Ma adattando la matematica morta a nuovi usi moderni, presi talmente d’assalto i pregiudizi dei miei professori, i quali pensavano che la matematica morta non dovesse avere alcun uso, che imparai ancora una volta com’era il nostro mondo.

Fui deriso o disapprovato troppo spesso per aver scritto o cercato la verità, perché potessi mai provare molto apprezzamento per le torri artificiali del sapere, così distaccate dalla vita.
Decisi di andare a studiare altre razze, organizzai una spedizione e salpai su una vecchia goletta a quattro alberi, anziché continuare a vivere nel mondo accademico.
Mi fa ridere il fatto di venire condannato da alcune persone per non aver studiato all’università un soggetto che in quel luogo non veniva insegnato e che dovetti sviluppare per colmare la lacuna della conoscenza che l’uomo aveva di se stesso.
Le risposte non si trovavano nei libri di filosofia che avevo studiato. Le si dovevano cercare nel mondo reale.

Osservare la vita.

Ho scritto, ho vissuto, ho viaggiato, ho prosperato, ho imparato. 
Sfortunatamente non sono riuscito a fare a meno di compiere delle imprese spettacolari.
A me non sembravano spettacolari fino a quando non le vidi con gli occhi degli altri.
E così cominciai a darmi molto da fare per raccontare e attenuare le mie avventure, a fare quello che dovevo fare per acquisire conoscenza sull’uomo e per aiutarlo come potevo, senza però vedere un’incredulità allibita, o persino uno shock, quando qualcuno al Club degli Esploratori mi presentava come colui che aveva preso al lazo un orso dell’Alasca, come colui che aveva scalato un vulcano per vederne l’eruzione da vicino o come colui che aveva compiuto qualche altra azione eroica.

Divenni cauto nei miei aneddoti, ma osservavo e vivevo la vita al fine di sperimentarla e ciò che è accaduto a me era del tutto secondario.

Quando vedi una scolaresca di aspiranti scrittori che quasi ti assale per aver affermato sinceramente che scrivevi una media di centomila parole al mese, quando dici quella che per te è una semplice verità e trovi comunque che gli altri la considerano inverosimilmente fuori dell’ordinario, ti fai cauto nel raccontare gli episodi consecutivi che fanno parte della tua vita quotidiana.

Giungi alla conclusione che gli altri non hanno una vita quotidiana come quella e perciò, non volendo sembrare strano, dici semplicemente di meno e, quando lo dici, racconti quello che speri sia comune e moderatamente divertente.

Vivere per capire

Di materiale per un’autobiografia ce n’è in abbondanza. Ma chi la leggerebbe e chi ci crederebbe? È per questo che non l’ho scritta e mai la scriverò. Sembrerebbe troppo, fin troppo incredibile. Perciò mi sono astenuto dallo scrivere pesanti tomi su di me e sulle mie avventure, non perché avevo fatto qualcosa di male, ma perché non era importante e nessuno avrebbe nemmeno creduto alle mie storie.

Perciò, senza volerlo, ho lasciato un po’ di mistero che dei malintenzionati possono spiegare attingendo alla loro immaginazione. Non era mia intenzione che andasse così. 
Le intenzioni della mia vita non erano di fare di me una leggenda. Volevo solo conoscere l’uomo e comprenderlo.

Non mi importava veramente se non mi capiva, purché capisse se stesso. Nel mio progetto occupavo solo una posizione di secondo piano. Alcuni dicono che è una sfortuna, ma io non la penso così. Non ho vissuto per essere capito, ma per capire. 
Non importa. Tanto tempo fa, ho smesso completamente di difendermi dalle menzogne e dalle calunnie. Ad alcuni sembrerà strano, ma come si possono controllare le spacconate di una stampa che non ti intervista mai? 
Si deve condannare e combattere ogni pettegolezzo o menzogna? 
Mi sono reso conto molto tempo fa che non ne avevo il tempo. Ma per lo più non ero portato ad impedire all’uomo di parlare, né a punirlo per essere quello che era e pensare quel che pensava.

Ho imparato molto presto quanto sia folle mettersi a lottare contro chi è portato alla malvagità.

Una volta, da ragazzo, fui espulso da un’isola da un governatore cupo e tormentato, sotto l’accusa di essere sempre felice e sorridente. Questa era tutta la storia, né più né meno. 
Allora che cosa si fa? Si gridano vendetta e morte agli uomini perché sono ignoranti, ottusi o intolleranti?

Non quando la propria missione è di capire e aiutare gli uomini.

Difendersi dalle menzogne.

Ci si difende contro le menzogne e l’infamia quando si è già troppo occupati a fare il proprio lavoro? 
Si sceglie quello che si deve fare. E lo si fa. Tutto il resto non è altro che un’assurda distrazione. 
Nel quadro generale delle cose, le minacce contro la mia persona non sono importanti. Sapevo che avrei conseguito le mie mete. Lo sapevo tanto tempo fa. 
Solo una volta fui spaventato dall’immensità di implicazioni connesse al fatto di comprendere l’uomo. Successe quando, verso la fine degli anni Trenta, isolai quello che sembrava essere il principio dinamico dell’esistenza e capii dove avrebbe condotto tale scoperta.
Mi ricordai che l’uomo di solito crocifiggeva chiunque gli portasse saggezza o l’aiutasse veramente. 
Per un po’ fui spaventato. 
Ma mi resi conto che ormai da troppi anni cercavo una risposta per arrendermi a questo punto. E quindi accettai quella condizione. E non mi feci fermare dalla paura. 
La storia della mia vita non ha importanza. Sono vissuto. 
L’unico mio vero rimorso è stato quello di aver ucciso, nel frastuono e nel fervore della guerra e, anche se vorrei non averlo fatto, è stato comunque fatto. 
Il lavoro è stato svolto, e svolto bene, ed esiste per aiutare a rendere l’uomo un essere migliore, a prescindere da quello che la gente dice che io, in quanto essere, abbia o non abbia fatto. Se in questa vita trionfo o perisco personalmente per questo, non ha la benché minima importanza.

Camminare a testa alta.

Migliaia di articoli ostili o centinaia di miliardi di calunnie non possono annullare quello che ho fatto per l’uomo. I miei amici, e ne ho molti, sanno che sono delle menzogne, e quello è più che sufficiente. 
Io sono io. Posso camminare a testa alta. So quello che ho fatto per sviluppare una nuova filosofia e di sicuro non sono così stupido da supporre che ciò non comporti alcuna conseguenza per la mia persona. Soltanto un idiota si aspetterebbe gli elogi di un pazzo o li terrebbe in gran considerazione e si aspetterebbe di non farsi male soccorrendo un animale selvaggio e ferito. Bisogna accettare le conseguenze delle proprie azioni.

Ho portato a compimento la mia intenzione fondamentale: capire l’uomo ed aiutarlo a raggiungere dei livelli più elevati di civilizzazione per mezzo della conoscenza di se stesso. 
E tutti i miei amici e moltissimi altri individui sono contenti che io sia vissuto.

Questa è la storia della mia vita: l’unica storia che conta.

Le mie avventure, i miei crepacuore, la mia gioia per il sibilo del vento e per il mare, il mio orgoglio nel creare prosa ed immagini, i miei tentativi di comporre musica, le mie risate con gli amici, i gusti, le simpatie, le antipatie e le gesta, niente di tutto questo è disonorevole.

E così ci sono stati attacchi. C’è bisogno di sorprendersi? Queste azioni dimostrano solo che l’uomo ha bisogno di aiuto e ne ha un bisogno disperato se attacca i suoi amici.

Un passato, soggetto a sedici anni di spietate indagini da parte della stampa internazionale e persino della polizia del pianeta, senza che venisse scoperto un solo crimine, deve essere proprio un passato singolarmente immacolato!

Un'ottima reputazione

Fino al 1950, stando alla stampa... ero una persona moderatamente famosa e sorprendente, di ottima famiglia, con una reputazione intatta, membro di club e associazioni famose, con molti amici altolocati. 
Una volta pubblicato un libro sulla mente, tutto d’un tratto, da un giorno all’altro, diventavo un infame con un terribile passato (i cui crimini ovviamente rimanevano indefiniti, dato che non esistevano).

Da questo deduciamo solo che la mente di una persona, da qualche parte, è apparentemente soggetta a monopolio ed è di proprietà di un gruppo permaloso che trae troppo vantaggio per rinunciare al proprio controllo.

Ogni anno vengono scritti migliaia di libri sul soggetto della filosofia e della mente, spesso banali, spesso malvagi, spesso dannosi, senza che nessuno protesti. Molte di queste opere provengono da persone importanti.

Ogni anno vengono fondati migliaia di gruppi per il miglioramento personale, sia buoni che cattivi, senza che nessuno apra bocca. Allora perché la pubblicazione di un libro e la costituzione di una fondazione causano una reazione così tremenda, così sproporzionata per l’entità di atti così comuni?

Forse perché nessun gruppo con interessi particolari aveva sotto il proprio controllo questo nuovo soggetto? Forse perché questo nuovo soggetto racchiudeva in sé troppo del potere che scaturisce dalla verità?

Come mai, da sedici anni a questa parte, proprio mentre sto scrivendo questo, i gruppi persistono e si moltiplicano a dispetto di tutta l’opposizione, inclusa quella dei governi (le cui azioni sono sorprendenti: chi mai si è ribellato contro di loro)?

Essere un esploratore

A volte mi sento come un esploratore d’altri tempi che offre un balsamo a una madre pigmea per il rossore sulla pelle del suo bambino e che poi si ritrova ad essere inseguito dalla tribù spaventata per “aver tentato di gettare un incantesimo su di loro”. Beh, gli esploratori si ritrovavano in situazioni del genere, non è vero? 
Con una tale violenza, se c’era qualcosa di sbagliato nel mio passato o nelle mie attuali attività, si sarebbero da lungo sbarazzati di me attraverso il normale corso della legge. Invece no, per tutti quegli anni rimasi indenne.

Non è stato facile vivere e lavorare in un’atmosfera ostile e allo stesso tempo proteggere la mia famiglia, andare avanti e non venir meno alla fiducia di coloro che facevano affidamento su di me. L’ho sopportato per il bene degli altri e dell’uomo.

È interessante notare che tutti i tentativi di attacchi contro Scientology alla fine hanno fatto un buco nell’acqua e la loro falsità ed infondatezza sono state dimostrate da ogni organo giudiziario.

Ma chi è questa persona denunciata dai mostri sacri della stampa e dagli alti papaveri dei governi della terra? Chi è questa questa persona su cui si deve mentire e che bisogna in qualche modo reprimere? Io, come persona, non sono così importante.

Non ha senso. Più ci pensate, meno senso ha. Perché né io né il soggetto stesso siamo nemici di nessuno di loro.

Essere un amico.

Essendo in pace con me stesso, sincero per l’aiuto che ho offerto all’uomo, per l’interesse che ho mostrato in lui e per essere stato almeno suo amico in un mondo solitario, naturalmente non intendo impegnarmi in una difesa appassionata di me stesso e tanto meno in violenti attacchi contro persone tutt’altro che sane che pronunciano delle accuse talmente assurde (e vaghe).

Dianetics e Scientology sono chiare come il sole per chiunque le studi e le usi. Indipendentemente dalle avventure che ho vissuto, Scientology non oltrepassa il confine della credibilità.

Proprio ieri sera un ragazzino di sei anni ha finito il Corso di comunicazione e ne era molto felice perché la vita adesso gli sembra molto più facile.

Chiunque studi la tecnologia trova che aiuta l’uomo a comunicare, a risolvere i suoi problemi, a diventare un essere più socievole, a liberarlo dal bisogno di dover continuare a giustificare i propri fallimenti con più fallimenti e a renderlo libero come essere spirituale.

L’uomo e i filosofi hanno sperato e cercato di fare queste cose nel corso dei secoli. Perché quelle accuse infamanti, quando finalmente è diventato possibile per ogni persona seguire un cammino facile verso la libertà ed avere una civiltà più sana e più felice?

Ma poi ci ricordiamo che ai filosofi è stata data la cicuta e che altri ancora, tentando di aiutare l’uomo, sono stati selvaggiamente trucidati e cominciamo a renderci conto che è un’attività pericolosa.

L'enigma dell'esistenza umana.

Solo un essere col più elevato senso di avventura e dedizione possibile tenterebbe mai di risolvere l’enigma dell’esistenza dell’uomo e del suo destino. L’avventura più incredibile è stata quella di proporre una soluzione a quell’enigma, poiché il nascondiglio è cosparso delle ossa di coloro che ci hanno provato nei secoli passati, tutti uomini di gran lunga migliori di me.

Allora solo un tipo con abbastanza fegato da camminare disarmato fra i selvaggi in luoghi remoti cercherebbe mai di risolvere l’enigma dell’esistenza. Questo è ovvio ormai!

Per me l’unica cosa importante è che ho finito e redatto la mia opera. Quello l’ho fatto, malgrado tutto.

E l’uomo, nonostante quello che adesso dice o fa, potrebbe un giorno essere contento che io sia vissuto.
E quello è sufficiente. 
È l’unica cosa che conta. 
Spero solo di aver aiutato.
Ho fatto il mio lavoro. Una cosa che nessun uomo in tutta onestà sarà mai capace di deplorare.
Sta al futuro, non a me, decidere quanto sia stato importante quel lavoro.

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