Bambino di 4 anni tolto alla mamma per motivi burocratici

28/nov/2016 21.55.22 CCDU Onlus Contatta l'autore

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l Comune di Milano NON ha eseguito un decreto urgente per oltre un anno
dimostrandosi totalmente incapace di prendersi cura dei bambini
, e ora che le condizioni sono completamente mutate l’assistente sociale vuole strappare il bambino alla mamma.
 

Milano. “Ora che ho risolto i miei problemi e mi sono ripresa, vogliono strapparmi mio figlio! Aiutateci per favore.”Queste le parole disperate di una mamma di Milano che si è rivolta al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani perché il 30 novembre rischia di perdere il figlio per “motivi burocratici”.

Sembra incredibile ma è così. Un’Assistente Sociale del Comune ha lasciato nel cassetto un decreto urgente per più di un anno. Quando il giudice le ha chiesto spiegazioni, ha deciso di eseguire un decreto che ormai non ha più motivo di esistere, rischiando di causare un grave trauma a un bambino di soli 4 anni.

In seguito a questa decisione dei Servizi, l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Roma, ha presentato un’istanza urgente al Tribunale di Milano per revocare immediatamente questo decreto e dichiarare il Comune inidoneo a occuparsi della famiglia.

La vicenda è paradossale. Nel novembre del 2015, dopo un’estesa valutazione, il Tribunale per i Minorenni di Milano emetteva un decreto urgente in merito al collocamento di tre bambini, disponendo il loro affidamento al Comune di Milano e i necessari interventi di sostegno dei minori e di supporto della genitorialità. Mentre la madre si attivava prontamente per adempiere alle richieste del Tribunale, e avviava i percorsi richiesti con ottimi risultati, l’Assistente Sociale si disinteressava completamente della famiglia: in pratica non ha fatto nulla per più di 9 mesi. Inoltre, con ben 6 mesi di ritardo, inviava una relazione nel luglio del 2016. 

Solo a seguito dell’intervento del Giudice, l’Assistente Sociale iniziava l’esecuzione del decreto, ma intraprendendo delle misure che ora potrebbero generare degli esiti drammatici, stante la situazione attuale che è radicalmente mutata. Infatti, nonostante i miglioramenti dovuti ai percorsi seguiti dalla madre, alcune settimane fa lei e il bambino più piccolo sono stati collocati in una comunità madre-bambino, spezzando l’equilibrio e la serenità che la mamma era riuscita a costruire dopo un anno di intenso e proficuo lavoro su sé stessa.

E oggi la mamma è stata informata della decisione, fondata solo su quanto disposto da un decreto ormai obsoleto e superato, di allontanare il bambino. Ci troviamo pertanto in una situazione anomala in cui il pregiudizio per il minore è dovuto all’azione dell’Ente Pubblico che lo dovrebbe tutelare: di qui la richiesta dell’immediata revoca del decreto da parte del legale della mamma, con conseguente “sospensione della responsabilità genitoriale” del Comune di Milano.

“È inammissibile che un Servizio Sociale invece di accompagnare le famiglie e i minori, si ritenga al di sopra delle parti con l'arroganza di chi crede di non essere soggetto a nessun controllo o responsabilità.”Sostiene l’avvocato Miraglia. “Dobbiamo ricordarci che l’allontanamento di un minore dalla famiglia è l’estrema ratio e che l’interesse supremo deve essere quello del bambino. Ora per rimediare a un errore si rischia di causare un danno ben peggiore.”

Secondo
Silvio De Fanti, Vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), questo è il risultato di alcune teorie psichiatriche invasive che in alcuni distretti sociali hanno soppiantato il buon senso e la vera tutela dei minori.“Quando certi concetti psichiatrici soggettivi entrano a far parte della cultura della Tutela Minorile, la possibilità che enti e operatori intesi a tutelare i bambini diventino  essi stessi la causa di abusi e ingiustizie aumentano a dismisura. Le indispensabili doti di umanità e buon senso, che dovrebbero caratterizzare questi professionisti, cedono il posto alla fredda burocrazia. Nel caso in oggetto, fin dall’inizio, non si è tenuto conto dell’indiscutibile amore esistente tra il bambino e la mamma, ma solo della valutazione personologica della madre secondo i dettami psicopatologici della psichiatria. Ma la mamma ha dimostrato che il suo amore era forte e concreto. Forse, se si fosse guardato a questo fin dall’inizio, sulla base del semplice buon senso, non ci troveremo nell’attuale situazione kafkiana.”

Siamo certi che il Giudice interverrà prontamente per evitare un grave trauma al bambino, rivalutando la situazione alla luce delle evidenze attuali e, in quanto Perito dei Periti, riuscirà ad addivenire a una decisione giusta che lo tuteli realmente.
 
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
milano@ccdu.org
www.ccdu.org
 


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