Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ONLUS Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ONLUS Sun, 26 Feb 2017 06:42:17 +0100 Zend_Feed_Writer 1.11.10 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/1 DIMISSIONI DIRETTORE UNAR, ARCIGAY: "Si FERMI LA MACCHINA DEL FANGO" Mon, 20 Feb 2017 21:32:35 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/422131.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/422131.html Arcigay Arcigay DIMISSIONI DIRETTORE UNAR,  ARCIGAY: "Si FERMI LA MACCHINA DEL FANGO"  

Bologna, 20 febbraio 2017 - "In queste ore assistiamo al tentativo di sospensione  della libertà di associazione per le persone, omosessuali e non, in Italia": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Il servizio andato in onda ieri sera nella trasmissione "Le Iene", che in malafede dosava anonimati, vaghezza e repentini precisi dettagli, perfino lesivi del diritto alla privacy,  ha innescato una macchina del fango ignobile, subito cavalcata dagli omofobi di professione, dentro e fuori il Parlamento. In serata sono poi giunte le dimissioni  del Direttore dell'Unar, che si è fatto carico di rispondere in prima persona del polverone assurdo sollevato dalla denuncia delle Iene. Il passo indietro del direttore serve a ristabilire  la serenità necessaria a far proseguire il lavoro importante di Unar. L'elenco dei progetti finanziati dalla dipartimento della Presidenza del Consiglio contiene iniziative importanti che si occupano di marginalità e di contrasto alle discriminazioni e all'esclusione sociale: è necessario che il Paese e le persone (lgbti e non) che ci vivono e lo attraversano possano contare su queste possibilità, rare almeno quanto sono necessarie. C'è tutto un mondo del volontariato che lavora, fa tanto,  nella stragrande maggioranza dei casi senza l'ombra di un euro di finanziamento pubblico . E c'è tutto un mondo di persone lgbti che hanno bisogno di interventi sociali e di sostegno, persone  che non possono essere lasciate sole. Strumentalizzare delazione carpite, confezionarle in una narrazione piena di pruderie e illazioni solo per affossare   l'Unar è un'operazione politica miope. Non si getti fango, piuttosto si chieda chiarezza. L'Unar è e deve continuare ad essere un organo di garanzia di tutti e tutte  sulle politiche contro le discriminazioni" conclude Piazzoni.


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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779)

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DEMOCRAZIA: LA DITTATURA DELLE MINORANZE. Thu, 16 Feb 2017 18:54:48 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/421759.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/421759.html ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

DEMOCRAZIA: LA DITTATURA DELLE MINORANZE.

La coperta corta e l’illusione della rappresentanza politica, tutelitaria degli interessi diffusi.

Di Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. Antonio Giangrande ha scritto i libri che parlano delle caste e delle lobbies; della politica, in generale, e dei rispettivi partiti politici, in particolare.

La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato. Il ricambio al vertice decisionale si ha con l’eliminazione fisica del dittatore per mano dei consanguinei in linea di successione o per complotti cruenti degli avversari politici. In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) che detiene un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l'autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa.

La democrazia non è altro che la dittatura delle minoranze reazionarie, che, con fare ricattatorio, impongono le loro pretese ad una maggioranza moderata, assoggetta da calcoli politici.

Si definisce minoranza un gruppo sociale che, in una data società, non costituisce una realtà maggioritaria. La minoranza può essere in riferimento a: etnia (minoranza etnica), lingua (minoranza linguistica), religione (minoranza religiosa), genere (minoranza di genere), età, condizione psicofisica.

Minoranza con potere assoluto è chi eserciti una funzione pubblica legislativa, giudiziaria o amministrativa. Con grande influenza alla formazione delle leggi emanate nel loro interesse. Queste minoranze sono chiamate "Caste".

Minoranza con potere relativo è colui che sia incaricato di pubblico servizio, ai sensi della legge italiana, ed identifica chi, pur non essendo propriamente un pubblico ufficiale con le funzioni proprie di tale status (certificative, autorizzative, deliberative), svolge comunque un servizio di pubblica utilità presso organismi pubblici in genere. Queste minoranze sono chiamate "Lobbies professionali abilitate" (Avvocati, Notai, ecc.). A queste si aggiungono tutte quelle lobbies economiche o sociali rappresentative di un interesse corporativo non abilitato. Queste si distinguono per le battagliere e visibili pretese (Tassisti, sindacati, ecc.).

Le minoranze, in democrazia, hanno il potere di influenzare le scelte politiche a loro vantaggio ed esercitano, altresì, la negazione della libertà di espressione e di stampa, quando queste si manifestano a loro avverse.

Questo impedimento è l'imposizione del "Politicamente Corretto” nello scritto e nel parlato. Recentemente vi è un tentativo per limitare ancor più la libertà di parola: la cosiddetta lotta alle “Fake news”, ossia alle bufale on line. La guerra, però è rivolta solo contro i blog e contro i forum, non contro le testate giornalistiche registrate. Questo perché, si sa, gli abilitati sono omologati al sistema.

Nel romanzo 1984 George Orwell immaginò un mondo in cui il linguaggio e il pensiero della gente erano stati soffocati da un tentacolare sistema persuasivo tecnologico allestito dallo stato totalitario. La tirannia del “politicamente corretto” che negli ultimi anni si è impossessata della cultura occidentale ricorda molto il pensiero orwelliano: qualcuno dall'alto stabilisce cosa in un determinato frangente storico sia da ritenersi giusto e cosa sbagliato, e sfruttando la cassa di risonanza della cultura di massa induce le persone ad aderire ad una serie di dogmi laici spacciati per imperativi etici, quando in realtà sono solo strumenti al soldo di una strategia socio-politica.

Di esempi della tirannia delle minoranze la cronaca è piena. Un esempio per tutti.

Assemblea Pd, basta con questi sciacalli della minoranza, scrive Andrea Viola, Avvocato e consigliere comunale Pd, il 15 febbraio 2017 su "Il Fatto Quotidiano". Mentre il Paese ha bisogno di risposte, la vecchia sinistra pensa sempre e solo alle proprie poltrone: è un vecchio vizio dalemiano. Per questi democratici non importa governare l’Italia, è più importante controllare un piccolo ma proprio piccolo partito. Di queste persone e di questi politicanti siamo esausti: hanno logorato sempre il Pd e il centro-sinistra; hanno sempre e solo pensato ai loro poltronifici; si sono sempre professati più a sinistra di ogni segretario che non fosse un loro uomo. Ma ora basta. Ricapitoliamo. Renzi perde le primarie con Bersani prima delle elezioni politiche del 2013. Bersani fa le liste mettendo dentro i suoi uomini con il sistema del Porcellum (altro che capilista bloccati). Elezioni politiche che dovevano essere vinte con facilità ed invece la campagna elettorale di Bersani fu la peggiore possibile. Renzi da parte sua diede il più ampio sostegno, in maniera leale e trasparente. Il Pd di Bersani non vinse e fu costretto ad un governo Letta con Alfano e Scelta Civica. Dopo mesi di pantano, al congresso del Pd, Renzi vince e diventa il segretario a stragrande maggioranza. E poi, con l’appoggio del Giorgio Napolitano, nuovo presidente del Consiglio. Lo scopo del suo governo è fare le riforme da troppo tempo dimenticate: legge elettorale e riforma costituzionale. Tutti d’accordo. E invece ecco che Bersani, D’Alema e compagnia iniziano il lento logoramento, non per il bene comune ma per le poltrone da occupare. Si vota l’Italicum e la riforma costituzionale. Renzi fa l’errore di personalizzare il referendum ed ecco gli sciacalli della minoranza Pd che subito si fiondano. Da quel momento inizia la strategia: andare contro il segretario che cercare di riprendere in mano il partito. La prova è semplice da dimostrare: Bersani e i suoi uomini in Parlamento avevano votato a favore della riforma costituzionale. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Invece il referendum finisce 59 a 41 per il No. Matteo Renzi, in coerenza con quello detto in precedenza, si dimette da presidente del Consiglio. E francamente vedere brindare D’Alema, Speranza e compagnia all’annuncio delle dimissioni di Renzi è stato veramente vomitevole. Questa è stata la prima e vera plateale scissione: compagni di partito che brindano contro il proprio segretario, vergognoso! Bene, da quel momento, è un susseguirsi di insulti continui a Renzi, insulti che neanche il proprio nemico si era mai sognato. Renzi, a quel punto, è pronto a dimettersi subito e aprire ad un nuovo congresso. Nulla, la minoranza non vuole e minaccia la scissione perché prima ci deve essere altro tempo. Non per lavorare nell’interesse della comunità ma per le mirabolanti strategie personali di Bersani e D’Alema. Avevano detto che dopo il referendum sarebbe bastato poco per fare altra legge elettorale e altra riforma costituzionale. Niente di più falso. Unico loro tormentone, fare fuori Matteo. Renzi, allora, chiede di fare presto per andare al voto. Apriti cielo: il baffetto minaccia la scissione, non vuole il voto subito, si perde il vitalizio. Dice che ci vuole il congresso prima del voto. Bene, Renzi si dice pronto. Lunedì scorso si tiene la direzione. Tanti interventi. Si vota. La minoranza, però, vota contro la mozione dei renziani. Il risultato: 107 con Renzi, 12 contro. “Non vogliamo un partito di Renzi”, dicono. Insomma il vaso è proprio colmo. Scuse su scuse, una sola verità: siete in stragrande minoranza e volete solo demolire il Pd e Renzi. Agli italiani però non interessa e non vogliono essere vostri ostaggi. E’ chiaro a tutti che non vi interessa governare ma avere qualche poltrona assicurata. Sarà bello vedervi un giorno cercare alleanze. I ricatti sono finiti: ora inizi finalmente la vera rottamazione.

No, no e 354 volte no. La sindrome Nimby (Not in my back yard, "non nel mio cortile") va ben oltre il significato originario. Non solo contestazioni di comitati che non vogliono nei dintorni di casa infrastrutture o insediamenti industriali: 354, appunto, bloccati solo nel 2012 (fonte Nimby Forum). Ormai siamo in piena emergenza Nimto �“ Not in my term of office, "non nel mio mandato" �“ e cioè quel fenomeno che svela l’inazione dei decisori pubblici. Nel Paese dei mille feudi è facile rinviare decisioni e scansare responsabilità. La protesta è un’arte, e gli italiani ne sono indiscussi maestri. Ecco quindi pareri "non vincolanti" di regioni, province e comuni diventare veri e propri niet, scrive Alessandro Beulcke su “Panorama”. Ministeri e governo, in un devastante regime di subalternità perenne, piegano il capo ai masanielli locali. Tempi decisionali lunghi, scelte rimandate e burocrazie infinite. Risultato: le multinazionali si tengono alla larga, le grandi imprese italiane ci pensano due volte prima di aprire uno stabilimento. Ammonterebbe così a 40 miliardi di euro il "costo del non fare" secondo le stime di Agici-Bocconi. E di questi tempi, non permettere l’iniezione di capitali e lavoro nel Paese è una vera follia.

NO TAV, NO dal Molin, NO al nucleare, NO all’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua: negli ultimi tempi l’Italia è diventata una Repubblica fondata sul NO? A quanto pare la paura del cambiamento attanaglia una certa parte dell’opinione pubblica, che costituisce al contempo bacino elettorale nonché cassa di risonanza mediatica per politici o aspiranti tali (ogni riferimento è puramente casuale). Ciò che colpisce è la pervicacia con la quale, di volta in volta, una parte o l’altra del nostro Paese si barrica dietro steccati culturali, rifiutando tutto ciò che al di fuori dei nostri confini è prassi comune. Le battaglie tra forze dell’ordine e manifestanti NO TAV non si sono verificate né in Francia né nel resto d’Europa, nonostante il progetto preveda l’attraversamento del continente da Lisbona fino a Kiev: è possibile che solo in Val di Susa si pensi che i benefici dell’alta velocità non siano tali da compensare l’inevitabile impatto ambientale ed i costi da sostenere? E’ plausibile che sia una convinzione tutta italica quella che vede i treni ad alta velocità dedicati al traffico commerciale non rappresentare il futuro ma, anzi, che questi siano andando incontro a un rapido processo di obsolescenza? Certo, dire sempre NO e lasciare tutto immutato rappresenta una garanzia di sicurezza, soprattutto per chi continua a beneficiare di rendite di posizione politica, ma l’Italia ha bisogno di cambiamenti decisi per diventare finalmente protagonista dell’Europa del futuro. NO?

Il Paese dei "No" a prescindere. Quando rispettare le regole è (quasi) inutile. In Italia non basta rispettare le regole per riuscire ad investire nelle grandi infrastrutture. Perché le regole non sono una garanzia in un Paese dove ogni decisione è messa in discussione dai mal di pancia fragili e umorali della piazza. E di chi la strumentalizza, scrive l’imprenditore Massimiliano Boi. Il fenomeno, ben noto, si chiama “Nimby”, iniziali dell’inglese Not In My Backyard (non nel mio cortile), ossia la protesta contro opere di interesse pubblico che si teme possano avere effetti negativi sul territorio in cui vengono costruite. I veti locali e l’immobilismo decisionale ostacolano progetti strategici e sono il primo nemico per lo sviluppo dell’Italia. Le contestazioni promosse dai cittadini sono “cavalcate” (con perfetta par condicio) dalle opposizioni e dagli stessi amministratori locali, impegnati a contenere ogni eventuale perdita di consenso e ad allontanare nel tempo qualsiasi decisione degna di tale nome. Dimenticandosi che prendere le decisioni è il motivo per il quale, in definitiva, sono stati eletti. L’Osservatorio del Nimby Forum (nimbyforum.it) ha verificato che dopo i movimenti dei cittadini (40,7%) i maggiori contestatori sono gli amministratori pubblici in carica (31,4%) che sopravanzano di oltre 15 punti i rappresentanti delle opposizioni. Il sito nimbyforum.it, progetto di ricerca sul fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali gestito dall'associazione no profit Aris, rileva alla settima edizione del progetto che in Italia ci sono 331 le infrastrutture e impianti oggetto di contestazioni (e quindi bloccati). La fotografia che emerge è quella di un paese vecchio, conservatore, refrattario ad ogni cambiamento. Che non attrae investimenti perché è ideologicamente contrario al rischio d’impresa. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è la tendenza allo stallo. Quella che i sociologi definiscono “la tirannia dello status quo”, cioè dello stato di fatto, quasi sempre insoddisfacente e non preferito da nessuno. A forza di "no" a prescindere, veti politici e pesanti overdosi di burocrazia siamo riusciti (senza grandi sforzi) a far scappare anche le imprese straniere. La statistica è piuttosto deprimente: gli investimenti internazionali nella penisola valgono 337 miliardi, la metà di quelli fatti in Spagna e solo l’1,4% del pil, un terzo in meno di Francia e Germania. Un caso per tutti, raccontato da Ernesto Galli Della Loggia. L’ex magistrato Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, città assurta come zimbello mondiale della mala gestione dei rifiuti, si è insediato come politico “nuovo”, “diverso”, “portatore della rivoluzione”. Poi, dicendo “no” ai termovalorizzatori per puntare solo sulla raccolta differenziata, al molo 44 Area Est del porto partenopeo, ha benedetto l’imbarco di 3 mila tonn di immondizia cittadina sulla nave olandese “Nordstern” che, al prezzo di 112 euro per tonn, porterà i rifiuti napoletani nel termovalorizzatore di Rotterdam. Dove saranno bruciati e trasformati in energia termica ed elettrica, a vantaggio delle sagge collettività locali che il termovalorizzatore hanno voluto. Ma senza andare lontano De Magistris avrebbe potuto pensare al termovalorizzatore di Brescia, dove pare che gli abitanti non abbiano l’anello al naso. Scrive Galli Della Loggia: “Troppo spesso questo è anche il modo in cui, da tempo, una certa ideologia verde cavalca demagogicamente paure e utopie, senza offrire alcuna alternativa reale, ma facendosi bella nel proporre soluzioni che non sono tali”.

In Italia stiamo per inventare la "tirannia della minoranza". Tocqueville aveva messo in guardia contro gli eccessivi poteri del Parlamento. Con la legge elettorale sbagliata si può andare oltre...scrive Dario Antiseri, Domenica 04/09/2016, su "Il Giornale". Nulla di più falso, afferma Ludwig von Mises, che liberalismo significhi distruzione dello Stato o che il liberale sia animato da un dissennato odio contro lo Stato. Precisa subito Mises in Liberalismo: «Se uno ritiene che non sia opportuno affidare allo Stato il compito di gestire ferrovie, trattorie, miniere, non per questo è un nemico dello Stato. Lo è tanto poco quanto lo si può chiamare nemico dell'acido solforico, perché ritiene che, per quanto esso possa essere utile per svariati scopi, non è certamente adatto ad essere bevuto o usato per lavarsi le mani». Il liberalismo prosegue Mises non è anarchismo: «Bisogna essere in grado di costringere con la violenza ad adeguarsi alle regole della convivenza sociale chi non vuole rispettare la vita, la salute, o la libertà personale o la proprietà privata di altri uomini. Sono questi i compiti che la dottrina liberale assegna allo Stato: la protezione della proprietà, della libertà e della pace». E per essere ancora più chiari: «Secondo la concezione liberale, la funzione dell'apparato statale consiste unicamente nel garantire la sicurezza della vita, della salute, della libertà e della proprietà privata contro chiunque attenti ad essa con la violenza». Conseguentemente, il liberale considera lo Stato «una necessità imprescindibile». E questo per la precisa ragione che «sullo Stato ricadono le funzioni più importanti: protezione della proprietà privata e soprattutto della pace, giacché solo nella pace la proprietà privata può dispiegare tutti i suoi effetti». È «la pace la teoria sociale del liberalismo». Da qui la forma di Stato che la società deve abbracciare per adeguarsi all'idea liberale, forma di Stato che è quella democratica, «basata sul consenso espresso dai governati al modo in cui viene esercitata l'azione di governo». In tal modo, «se in uno Stato democratico la linea di condotta del governo non corrisponde più al volere della maggioranza della popolazione, non è affatto necessaria una guerra civile per mandare al governo quanti intendano operare secondo la volontà della maggioranza. Il meccanismo delle elezioni e il parlamentarismo sono appunto gli strumenti che permettono di cambiare pacificamente governo, senza scontri, senza violenza e spargimenti di sangue». E se è vero che, senza questi meccanismi, «dovremmo solo aspettarci una serie ininterrotta di guerre civili», e se è altrettanto vero che il primo obiettivo di ogni totalitario è l'eliminazione di quella sorgente di libertà che è la proprietà privata, a Mises sta a cuore far notare che «i governi tollerano la proprietà privata solo se vi sono costretti, ma non la riconoscono spontaneamente per il fatto che ne conoscono la necessità. È accaduto spessissimo che persino uomini politici liberali, una volta giunti al potere, abbiano più o meno abbandonato i principi liberali. La tendenza a sopprimere la proprietà privata, ad abusare del potere politico, e a disprezzare tutte le sfere libere dall'ingerenza statale, è troppo profondamente radicata nella psicologia del potere politico perché se ne possa svincolare. Un governo spontaneamente liberale è una contradictio in adjecto. I governi devono essere costretti ad essere liberali dal potere unanime dell'opinione pubblica». Insomma, aveva proprio ragione Lord Acton a dire che «il potere tende a corrompere e che il potere assoluto corrompe assolutamente». Un ammonimento, questo, che dovrebbe rendere i cittadini e soprattutto gli intellettuali ed i giornalisti più consapevoli e responsabili. Da Mises ad Hayek. In uno dei suoi lavori più noti e più importanti, e cioè Legge, legislazione e libertà, Hayek afferma: «Lungi dal propugnare uno Stato minimo, riteniamo indispensabile che in una società avanzata il governo dovrebbe usare il proprio potere di raccogliere fondi per le imposte per offrire una serie di servizi che per varie ragioni non possono essere forniti o non possono esserlo in modo adeguato dal mercato». A tale categoria di servizi «appartengono non soltanto i casi ovvi come la protezione dalla violenza, dalle epidemie o dai disastri naturali quali allagamenti e valanghe, ma anche molte delle comodità che rendono tollerabile la vita nelle grandi città, come la maggior parte delle strade, la fissazione di indici di misura, e molti altri tipi di informazione che vanno dai registri catastali, mappe e statistiche, ai controlli di qualità di alcuni beni e servizi». È chiaro che l'esigere il rispetto della legge, la difesa dai nemici esterni, il campo delle relazioni internazionali, sono attività dello Stato. Ma vi è anche, fa presente Hayek, tutta un'altra classe di rischi per i quali solo recentemente è stata riconosciuta la necessità di azioni governative: «Si tratta del problema di chi, per varie ragioni, non può guadagnarsi da vivere in un'economia di mercato, quali malati, vecchi, handicappati fisici e mentali, vedove e orfani, cioè coloro che soffrono condizioni avverse, le quali possono colpire chiunque e contro cui molti non sono in grado di premunirsi da soli ma che una società la quale abbia raggiunto un certo livello di benessere può permettersi di aiutare». La «Grande Società» può permettersi fini umanitari perché è ricca; lo può fare «con operazioni fuori mercato e non con manovre che siano correzioni del mercato medesimo». Ma ecco la ragione per cui esso deve farlo: «Assicurare un reddito minimo a tutti, o un livello cui nessuno scenda quando non può provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è un compito necessario della Grande Società in cui l'individuo non può rivalersi sui membri del piccolo gruppo specifico in cui era nato». E, in realtà, ribadisce Hayek, «un sistema che invoglia a lasciare la sicurezza goduta appartenendo ad un gruppo ristretto, probabilmente produrrà forti scontenti e reazioni violente quando coloro che ne hanno goduto prima i benefici si trovino, senza propria colpa, privi di aiuti, perché non hanno più la capacità di guadagnarsi da vivere». Tutto ciò premesso, Hayek torna ad insistere sul pericolo insito anche nelle moderne democrazie dove si è persa la distinzione tra legge e legislazione, vale a dire tra un ordine che «si è formato per evoluzione», un ordine «endogeno» e che si «autogenera» (cosmos) da una parte e dall'altra «un ordine costruito». Un popolo sarà libero se il governo sarà un governo sotto l'imperio della legge, cioè di norme di condotta astratte frutto di un processo spontaneo, le quali non mirano ad un qualche scopo particolare, si applicano ad un numero sconosciuto di casi possibili, e formano un ordine in cui gli individui possano realizzare i loro scopi. E, senza andare troppo per le lunghe, l'istituto della proprietà intendendo con Locke per «proprietà» non solo gli oggetti materiali, ma anche «la vita, la libertà ed i possessi» di ogni individuo costituisce, secondo Hayek, «la sola soluzione finora scoperta dagli uomini per risolvere il problema di conciliare la libertà individuale con l'assenza di conflitti». La Grande società o Società aperta in altri termini «è resa possibile da quelle leggi fondamentali di cui parlava Hume, e cioè la stabilità del possesso, il trasferimento per consenso e l'adempimento delle promesse». Senza una chiara distinzione tra la legge posta a garanzia della libertà e la legislazione di maggioranze che si reputano onnipotenti, la democrazia è perduta. La verità, dice Hayek, è che «la sovranità della legge e la sovranità di un Parlamento illimitato sono inconciliabili». Un Parlamento onnipotente, senza limiti alla legiferazione, «significa la morte della libertà individuale». In breve: «Noi possiamo avere o un Parlamento libero o un popolo libero». Tocqueville, ai suoi tempi, aveva messo in guardia contro la tirannia della maggioranza; oggi, ai nostri giorni, in Italia, si va ben oltre, sempre più nel baratro, con la proposta di una legge elettorale dove si prefigura chiaramente una «tirannia» della minoranza. Dario Antiseri

Quelli che... è sempre colpa del liberalismo. Anche se in Italia neppure esiste. A sinistra (ma pure a destra) è diffusa l'idea che ogni male della società sia frutto dell'avidità e del cinismo capitalistico. Peccato sia l'esatto contrario: l'assenza di mercato e di concorrenza produce ingiustizie e distrugge l'eco..., scrive Dario Antiseri, Domenica 04/09/2016, su "Il Giornale". Una opinione sempre più diffusa e ribadita senza sosta è quella in cui da più parti si sostiene che i tanti mali di cui soffre la nostra società scaturiscano da un'unica e facilmente identificabile causa: la concezione liberale della società. Senza mezzi termini si continua di fatto a ripetere che il liberalismo significhi «assenza di Stato», uno sregolato laissez fairelaissez passer, una giungla anarchica dove scorrazzano impuniti pezzenti ben vestiti ingrassati dal sangue di schiere di sfruttati. Di fronte ad un sistema finanziario slegato dall'economia reale, a banchieri corrotti e irresponsabili che mandano sul lastrico folle di risparmiatori, quando non generano addirittura crisi per interi Stati; davanti ad una disoccupazione che avvelena la vita di larghi strati della popolazione, soprattutto giovanile; di fronte ad ingiustizie semplicemente spaventose generate da privilegi goduti da bande di cortigiani genuflessi davanti al padrone di turno; di fronte ad imprenditori che impastano affari con la malavita e ad una criminalità organizzata che manovra fiumi di (...) (...) denaro; di fronte a queste e ad altre «ferite» della società, sul banco degli imputati l'aggressore ha sempre e comunque un unico volto: quello della concezione liberale della società. E qui è più che urgente chiedersi: ma è proprio vero che le cose stanno così, oppure vale esattamente il contrario, cioè a dire che le «ferite» di una società ingiusta, crudele e corrotta zampillano da un sistematico calpestamento dei principi liberali, da un tenace rifiuto della concezione liberale dello Stato? Wilhelm Röpke, uno dei principali esponenti contemporanei del pensiero liberale, muore a Ginevra il 12 febbraio del 1966. Nel ricordo di Ludwig Erhard, allora Cancelliere della Germania Occidentale: «Wilhelm Röpke è un grande testimone della verità. I miei sforzi verso il conseguimento di una società libera sono appena sufficienti per esprimergli la mia gratitudine, per avere egli influenzato la mia concezione e la mia condotta». E furono esattamente le idee della Scuola di Friburgo alla base della strabiliante rinascita della Germania Occidentale dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ancora Erhard, qualche anno prima, nel 1961: «Se esiste una teoria in grado di interpretare in modo corretto i segni del tempo e di offrire un nuovo slancio simultaneamente ad un'economia di concorrenza e a un'economia sociale, questa è la teoria proposta da coloro che vengono chiamati neoliberali o ordoliberali. Essi hanno posto con sempre maggiore intensità l'accento sugli aspetti politici e sociali della politica economica affrancandola da un approccio troppo meccanicistico e pianificatore». E tutt'altro che una assenza dello Stato caratterizza la proposta dei sostenitori dell'Economia sociale di mercato. La loro è una concezione di uno Stato forte, fortissimo, istituito a presidio di regole per la libertà: «Quel che noi cerchiamo di creare - affermano Walter Eucken e Franz Böhm nel primo numero di Ordo (1948) è un ordine economico e sociale che garantisca al medesimo tempo il buon funzionamento dell'attività economica e condizioni di vita decenti e umane. Noi siamo a favore dell'economia di concorrenza perché è essa che permette il conseguimento di questo scopo. E si può anche dire che tale scopo non può essere ottenuto che con questo mezzo». Non affatto ciechi di fronte alle minacce del potere economico privato sul funzionamento del mercato concorrenziale né sul fatto che le tendenze anticoncorrenziali sono più forti nella sfera pubblica che in quella privata, né sui torbidi maneggi tra pubblico e privato, gli «Ordoliberali» della scuola di Friburgo, distanti dalla credenza in un'armonia spontanea prodotta dalla «mano invisibile», hanno sostenuto l'idea che il sistema economico deve funzionare in conformità con una «costituzione economica» posta in essere dallo Stato. Scrive Walter Eucken nei suoi Fondamenti di economia politica (1940): «Il sistema economico deve essere pensato e deliberatamente costruito. Le questioni riguardanti la politica economica, la politica commerciale, il credito, la protezione contro i monopoli, la politica fiscale, il diritto societario o il diritto fallimentare, costituiscono i differenti aspetti di un solo grande problema, che è quello di sapere come bisogna stabilire le regole dell'economia, presa come un tutto a livello nazionale ed internazionale». Dunque, per gli Ordoliberali il ruolo dello Stato nell'economia sociale di mercato non è affatto quello di uno sregolato laissez-faire, è bensì quello di uno «Stato forte» adeguatamente attrezzato contro l'assalto dei monopolisti e dei cacciatori di rendite. Eucken: «Lo Stato deve agire sulle forme dell'economia, ma non deve essere esso stesso a dirigere i processi economici. Pertanto, sì alla pianificazione delle forme, no alla pianificazione del controllo del processo economico». «Non fa d'uopo confutare ancora una volta la grossolana fola che il liberalismo sia sinonimo di assenza dello Stato o di assoluto lasciar fare o lasciar passare». Questo scrive Luigi Einaudi in una delle sue Prediche inutili (dal titolo: Discorso elementare sulle somiglianze e sulle dissomiglianze tra liberalismo e socialismo). E prosegue: «Che i liberali siano fautori dello Stato assente, che Adamo Smith sia il campione dell'assoluto lasciar fare e lasciar passare sono bugie che nessuno studioso ricorda; ma, per essere grosse, sono ripetute dalla più parte dei politici, abituati a dire: superata l'idea liberale; non hanno letto mai nessuno dei libri sacri del liberalismo e non sanno in che cosa esso consista». Contro Croce, per il quale il liberalismo «non ha un legame di piena solidarietà col capitalismo o col liberismo economico della libera concorrenza», Einaudi giudica del tutto inconsistente simile posizione in quanto una società senza economia di mercato sarebbe oppressa da «una forza unica dicasi burocrazia comunista od oligarchia capitalistica capace di sovrapporsi alle altre forze sociali», con la conseguenza «di uniformizzare e conformizzare le azioni, le deliberazioni, il pensiero degli uomini». Così Einaudi nel suo contrasto con Croce (in B. Croce-L. Einaudi, Liberismo e Liberalismo, 1957). È un fatto sotto gli occhi di tutti che ipertrofia dello Stato ed i monopoli sono storicamente nemici della libertà. Monopolismo e collettivismo ambedue sono fatali alla libertà. Per questo, tra i principali compiti dello Stato liberale vi è una lotta ai monopoli, a cominciare dal monopolio dell'istruzione. Solo all'interno di precisi limiti, cioè delle regole dello Stato di diritto, economia di mercato e libera concorrenza possono funzionare da fattori di progresso. Lo Stato di diritto equivale all'«impero della legge», e l'impero della legge è condizione per l'anarchia degli spiriti. Il cittadino deve obbedienza alla legge. Legge che deve essere «una norma nota e chiara, che non può essere mutata per arbitrio da nessun uomo, sia esso il primo dello Stato». Uguaglianza giuridica di tutti i cittadini davanti alla legge; e, dalla prospettiva sociale, uguaglianza delle opportunità sulla base del principio che «in una società sana l'uomo dovrebbe poter contare sul minimo necessario per la vita» un minimo che sia «non un punto di arrivo, ma di partenza; una assicurazione data a tutti gli uomini perché tutti possano sviluppare le loro attitudini» (Lezioni di politica sociale, 1944). Netta appare, quindi, la differenza tra la concezione liberale dello Stato e la concezione socialista dello Stato, nonostante che l'una e l'altra siano animate dallo stesso ideale di elevamento materiale e morale dei cittadini. «L'uomo liberale vuole porre norme osservando le quali risparmiatori, proprietari, imprenditori, lavoratori possano liberamente operare, laddove l'uomo socialista vuole soprattutto dare un indirizzo, una direttiva all'opera dei risparmiatori, proprietari, imprenditori suddetti. Il liberale pone la cornice, traccia i limiti dell'operare economico, il socialista indica o ordina le maniere dell'operare» (Liberalismo e socialismo in Prediche inutili). E ancora: «Liberale è colui che crede nel perfezionamento materiale o morale conquistato con lo sforzo volontario, col sacrificio, colla attitudine a lavorare d'accordo cogli altri; socialista è colui che vuole imporre il perfezionamento colla forza, che lo esclude, se ottenuto con metodi diversi da quelli da lui preferito, che non sa vincere senza privilegi a favor proprio e senza esclusive pronunciate contro i reprobi». Il liberale discute per deliberare, prende le sue decisioni dopo la più ampia discussione; ma questo non fa colui che presume di essere in possesso della verità assoluta: «Il tiranno non ha dubbi e procede diritto per la sua via; ma la via conduce il paese al disastro». Dario Antiseri

"Liberali di tutta Italia, svegliatevi". Pubblichiamo, per gentile concessione dell'editore "La Nave di Teseo", un brano dal nuovo libro di Nicola Porro, "La disuguaglianza fa bene", scrive Nicola Porro, Lunedì 12/09/2016, su "Il Giornale". Nel tempo in cui viviamo, bisogna diffidare di quanti si definiscono liberali senza esserlo. I principi del liberalismo classico, nonostante sembrino accettati da tutti, non lo sono fino in fondo. Da quanto abbiamo appena detto, il liberale tende a essere conservatore quando c’è una libertà da proteggere (il diritto di proprietà, ad esempio, di chi non riesce a sfrattare un inquilino moroso), progressista quando se ne devono tutelare di nuove (si pensi alle recenti minacce alla nostra privacy da parte di banche, stati o anche motori di ricerca) e talvolta anche reazionario quando occorre recuperare diritti sepolti nel passato (ad esempio una tassazione ridotta). Il filo rosso che lega queste diverse attitudini è ciò che Dario Antiseri definisce l’«individualismo metodologico»: la storia è guidata dalle azioni degli individui e sono questi ultimi che determinano le scelte fondamentali dell’economia. La collettività non esiste in sé, è la somma di una molteplicità di individui. Come diceva Pareto, un altro grande liberale di cui parleremo: «I tempi eroici del socialismo sono passati, i ribelli di ieri sono i soddisfatti di oggi». Il rischio è che questi soddisfatti si spaccino per liberali e anzi finiscano per spiegare ai liberali come devono comportarsi, anche in virtù degli errori che essi stessi hanno commesso. Quanti intellettuali ex maoisti, ex comunisti, ex gruppettari, ex fiancheggiatori delle Brigate rosse e delle rivolte di piazza, oggi in posizioni di comando, decantano le virtù del mercato? Se la loro fosse una conversione ragionata, alla Mamet come leggeremo, la cosa non dovrebbe scandalizzarci. Il problema è che i soddisfatti di oggi hanno un’idea farsesca del liberalismo e lo associano al loro personale successo. Che nella gran parte dei casi è arrivato solo grazie alle loro spiccate capacità di relazione. Fermatevi un attimo, pensate agli intellettuali che contano e vedrete due caratteristiche ricorrenti: hanno praticamente tutti combattuto contro i liberali tra gli anni sessanta e settanta eppure oggi spiegano al mondo i pregi del liberalismo, che a seconda dei casi si porta dietro l’aggettivo sociale o democratico. I veri liberali, non solo di casa nostra, si devono dare una mossa. Svegliarsi da un letargo ideale, che dura da qualche lustro. Il progresso tecnologico e quello degli ordini più o meno spontanei in cui si sono trasformate le nostre istituzioni obbliga anche i liberali di ieri ad affrontare, sul piano teorico, nuove sfide. Se i principi restano i medesimi, il contesto e le minacce sono cambiate. Alcuni dei veleni tipici del mercato hanno preso forme diverse, soprattutto quando sono coinvolte istituzioni finanziarie e grandi corporation digitali. Il monopolio e la sua rendita, il ruolo del free rider (cioè di chi ottiene benefici senza pagarne il prezzo) e il peso del moral hazard (ovvero prendere rischi enormi contando sul fatto di essere poi salvati, come nel caso di alcune note banche) hanno assunto forme diverse. Non è questo certo il luogo per affrontare in modo dettagliato il problema. Qualcosa si può dire, però. Un liberale classico pretende che l’impresa con perduranti conti in rosso fallisca. Altrimenti si stravolgerebbe la regola principale del mercato e della concorrenza. Il discorso vale anche per le banche. E se vale per le banche di una nazione, dovrebbe valere per tutti, vista la globalizzazione dei mercati? La risposta, sia chiaro, non è univoca. Anche dal punto di vista strettamente liberale. Taluni ad esempio potrebbero, per la tutela suprema del mercato, continuare a pensare che in ultima analisi salvare il fallito danneggerà anche il salvatore: e dunque chiederanno il fallimento delle banche nonostante i paesi vicini le sostengano con denaro pubblico. D’altra parte è anche vero che la discussione sembra essersi spostata dai conti dell’impresa ai bilanci della politica, dagli scambi sul mercato alle trattative nei palazzi del potere. Come rispondere alle imprese che sono tutelate e protette dalle proprie leggi nazionali, nonostante abbiano i conti in disordine? Insomma è una sfida nuova al pensiero liberale tradizionale. Così come si è rinnovata la battaglia contro i monopoli. Una fissazione di Luigi Einaudi, ma non solo. Pensiamo a quando Facebook �“ tra poco con i suoi 1,7 miliardi di abitanti la nazione più popolata della Terra �“ o Google �“ praticamente l’unico motore di ricerca sopravvissuto �“ diventeranno dei rentiers, dei profittatori della posizione privilegiata che hanno conquistato, e non più degli innovatori. E qui dimentichiamo per un attimo la gigantesca questione della privacy (altro terreno inesplorato) e andiamo al centro degli affari. Grazie al loro successo questi colossi spazzeranno via dal mercato (comprandolo) ogni concorrente. È sbagliato pensare che lo stato si debba occupare di loro, ma altrettanto illogico ritenere che il set di regole pensate per l’atomo si possa adattare al mondo dei byte: siamo di fronte a un processo simile a quello che ha visto cambiare le nostre civiltà da agricole a industriali. E che oggi le vede diventare digitali. Nuove entusiasmanti sfide per i liberali, che ieri contestavano Pigou e le sue esternalità basate sull’inquinamento dell’industria nei fiumi, e oggi dovranno capire come, e se, contenere gli effetti collaterali del digitale. Facebook ha impiegato quattro anni a toccare la favolosa capitalizzazione di borsa di 350 miliardi di dollari (praticamente quanto vale l’intera borsa italiana), Google nove, Microsoft tredici, Amazon diciotto e Apple trentuno anni. La velocità con cui queste grandi multinazionali assumono dimensioni finanziarie gigantesche è aumentata vertiginosamente. Ciò può spaventare, ma d’altro canto può anche rappresentare la fragilità di questi colossi: come velocemente sono nati e cresciuti, così rapidamente si possono sgonfiare. Chi mai pensava che Yahoo sarebbe stata acquistata per pochi (si fa per dire, meno di 5) miliardi di euro da un operatore telefonico? Il dilemma di un liberale oggi resta: si deve intervenire o no nella regolazione economica? E come? Problemi di sempre, ma che oggi hanno cambiato forma. 

 

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A cura del dr Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. 099.9708396 �“ 328.9163996

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Lettera al direttore. Giustizia carogna. Tue, 14 Feb 2017 11:08:59 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/421264.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/421264.html ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

Lettera al direttore. Giustizia carogna.

Errori giudiziari e controversi indennizzi per l'ingiusta detenzione.

Raffaele Sollecito e Giuseppe Gulotta. Quando la giustizia è strabica, permalosa e vendicativa.

Di Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. Antonio Giangrande ha scritto i libri che parlano della malagiustizia e della ingiustizia, in generale, e del delitto di Perugia, in particolare.

Giustizia carogna, scrive Fabrizio Boschi il 31 gennaio 2017 su "Il Giornale”. Nel febbraio 2012 ci provò un deputato di Forza Italia, Daniele Galli: presentò una proposta di legge per obbligare lo Stato a rifondere le spese legali del cittadino che viene imputato in un processo penale e ne esce assolto con formula piena. Non venne mai nemmeno discussa. Eppure affrontava una delle peggiori ingiustizie italiane.

Raffaele Sollecito, in seguito alla sua definitiva assoluzione, ha deciso di chiedere solo l’indennizzo per ingiusta detenzione, scartando l’idea di chiedere anche il risarcimento danni per responsabilità civile dei magistrati, consigliato dalla magnanimità ed accondiscendenza dei suoi legali verso i magistrati di Perugia.

"Nelle prossime settimane valuteremo eventuali istanze relative all'ingiusta detenzione". Lo ha detto uno dei legali di Raffaele Sollecito all’Agi il 30 marzo 2015, Giulia Bongiorno, spiegando che eventuali azioni di "risarcimento e responsabilità civile non saranno alimentati da sentimenti di vendetta che non sono presenti nell'animo di Sollecito". Quanto alla responsabilità civile dei magistrati inquirenti, "quello della responsabilità civile dei magistrati è un istituto serio che non va esercitato con spirito di vendetta – ha aggiunto il legale - e allo stato non ci sono iniziative di questo genere".

Ciononostante la bontà d’animo di Raffaele Sollecito viene presa a pesci in faccia.

Raffaele Sollecito non deve essere risarcito per i quasi quattro anni di ingiusta detenzione subiti dopo essere stato coinvolto nell’indagine l’omicidio di Meredith Kercher, delitto per il quale è stato definitivamente assolto insieme ad Amanda Knox. A stabilirlo è stata la Corte d’appello di Firenze l’11 febbraio 2017 che ha respinto la richiesta di indennizzo ritenendo che il giovane abbia «concorso a causarla» rendendo «in particolare nelle fasi iniziali delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere». Il giovane arrestato assieme ad Amanda Knox e poi assolto per l’omicidio a Perugia di Meredith Kercher, aveva chiesto 516mila euro di indennizzo per i 4 anni dietro le sbarre.

Alla richiesta di risarcimento si erano opposti la procura generale di Firenze e il ministero delle Finanze. Nella richiesta di risarcimento i legali di Sollecito avevano richiamato la motivazione della sentenza della Cassazione nelle pagine in cui venivano criticate le indagini secondo la Suprema Corte mal condotte dagli inquirenti e dalla procura di Perugia. In primo grado, nel 2009, Raffaele Sollecito e l’americana Amanda Knox erano stati condannati dalla Corte d’Assise di Perugia a 25 anni e 26 anni di carcere per omicidio. Nel 2011 vennero poi assolti e scarcerati dalla Corte d’Assise d’appello dal reato di omicidio (alla Knox fu confermata la condanna a tre anni per calunnia). Nel 2013 la Corte di Cassazione annullò poi l’assoluzione e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze che condannò (2014) Sollecito a 25 anni e Knox a 28 anni e 6 mesi. Infine, il 27 marzo 2015, il verdetto assolutorio della Cassazione.

Prima dei commenti ci sono i numeri. Sconcertanti, scrive Alessandro Fulloni il 31 12 2016 su "Il Corriere della Sera”. Il dato complessivo lascia senza parole. Il risarcimento complessivo versato alle vittime della «mala-giustizia» ammonta a 630 milioni di euro. Indennizzi previsti dall’istituto della riparazione per ingiusta detenzione, introdotto con il codice di procedura penale del 1988, ma i primi pagamenti – spiegano dal Ministero – sono avvenuti solo nel 1991 e contabilizzati l’anno successivo: in 24 anni, dunque, circa 24 mila persone sono state vittima di errore giudiziario o di ingiusta detenzione. L’errore giudiziario vero e proprio è il caso in cui un presunto colpevole, magari condannato in giudicato, viene finalmente scagionato dalle accuse perché viene identificato il vero autore del reato. Situazioni che sono circa il 10 per cento del totale. Il resto è alla voce di chi in carcere non dovrebbe starci: custodie cautelari oltre i termini, per accuse che magari decadono davanti al Gip o al Riesame. In questo caso sono previsti indennizzi, richiesti «automaticamente» - usiamo questo termine perché la prassi è divenuta inevitabile - dagli avvocati che si accorgono dell’ingiusta detenzione. Il Guardasigilli ha fissato una tabella, per questi risarcimenti: 270 euro per ogni giorno ingiustamente trascorso in gattabuia e 135 ai domiciliari. Indennizzi comunque in calo: se nel 2015 lo Stato ha versato 37 milioni di euro, nel 2011 sono stati 47. Mentre nel 2004 furono 56. Ridimensionamento - in linea con una sorta di «spendig review» - che viene dall’orientamento della Cassazione che applica in maniera restrittiva un codicillo per cui se l’imputato ha in qualche modo concorso all’esito della sentenza a lui sfavorevole - poniamo facendo scena muta all’interrogatorio - non viene rimborsato. In termini assoluti e relativi, gli errori giudiziari si concentrano soprattutto a Napoli: 144 casi nel 2015 con 3,7 milioni di euro di indennizzi. A Roma 106 casi (2 milioni). Bari: 105 casi (3,4 milioni). Palermo: 80 casi (2,4 milioni). La situazione pare migliorare al Nord: per Torino e Milano rispettivamente 26 e 52 casi per 500 mila e 995 mila euro di indennizzi. Alla detenzione si accompagna il processo, che può durare anni. Quando l’errore subito viene accertato, la vita ormai è cambiata per sempre. C’è chi riesce a rialzarsi, magari realizzando un obiettivo rimasto per tanto tempo inespresso. E chi resta imbrigliato nell’abbandono dei familiari, nella perdita del lavoro, nella necessità di tirare a campare con la pensione.

Carceri "Negli ultimi 50 anni incarcerati 4 milioni di innocenti". Decine di innocenti rinchiusi per anni. Errori giudiziari che segnano le vite di migliaia di persone e costano caro allo Stato. Eccone un breve resoconto pubblicato da Ristretti Orizzonti, che ha reso nota una ricerca dell'Eurispes e dell'Unione delle Camere penali, scrive Romina Rosolia il 29 settembre 2015 su "La Repubblica". False rivelazioni, indagini sbagliate, scambi di persona. E' così che decine di innocenti, dopo essere stati condannati al carcere, diventano vittime di ingiusta detenzione. Errori giudiziari che non solo segnano pesantemente e profondamente le loro vite, trascorse - ingiustamente - dietro le sbarre, ma che costano caro allo Stato. Eccone un breve resoconto pubblicato da Ristretti Orizzonti, che ha reso nota una ricerca dell'Eurispes e dell'Unione delle Camere penali italiane. Quanto spende l'Italia per gli errori dei giudici? La legge prevede che vengano risarciti anche tutti quei cittadini che sono stati ingiustamente detenuti, anche solo nella fase di custodia cautelare, e poi assolti magari con formula piena. Solo nel 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, con un incremento del 41,3% dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012, lo Stato ha dovuto spendere 580 milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente detenuti negli ultimi 15 anni. In pole position nel 2014, tra le città con un maggior numero di risarcimenti, c'è Catanzaro (146 casi), seguita da Napoli (143 casi). Errori in buona fede che però non diminuiscono. Eurispes e Unione delle Camere penali italiane, analizzando sentenze e scarcerazioni degli ultimi 50 anni, hanno rilevato che sarebbero 4 milioni gli italiani dichiarati colpevoli, arrestati e rilasciati dopo tempi più o meno lunghi, perché innocenti. Errori non in malafede nella stragrande maggioranza dei casi, che però non accennano a diminuire, anzi sono in costante aumento. Sui casi di mala giustizia c'è un osservatorio on line, che dà conto degli errori giudiziari. Mentre sulla pagina del Ministero dell'Economia e delle Finanze si trovano tutte le procedure per la chiesta di indennizzo da ingiusta detenzione. Gli errori più eclatanti. Il caso Tortora è l'emblema degli errori giudiziari italiani. Fino ai condannati per la strage di via D'Amelio: sette uomini ritenuti tra gli autori dell'attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alle cinque persone della scorta il 19 luglio 1992. Queste stesse persone sono state liberate dopo periodi di carcerazione durati tra i 15 e i 18 anni, trascorsi in regime di 41 bis. Il 13 febbraio scorso, la Corte d'appello di Reggio Calabria ha riconosciuto un altro grave sbaglio: è innocente anche Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 21 anni, 2 mesi e 15 giorni in carcere per l'omicidio di due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina (Trapani), nel 1976. Trent'anni dopo, un ex brigadiere che aveva assistito alle torture cui Gulotta era stato sottoposto per indurlo a confessare, ha raccontato com'era andata davvero. Altri casi paradossali. Nel 2005, Maria Columbu, 40 anni, sarda, invalida, madre di quattro bambini, venne condannata con l'accusa di eversione per dei messaggi goliardici diffusi in rete, nei quali insegnava anche a costruire "un'atomica fatta in casa". Nel 2010 fu assolta con formula piena. Per l'ultimo giudice, quelle istruzioni terroristiche erano "risibili" e "ridicole". Tra gli ultimi casi, la carcerazione e la successiva liberazione, nel caso Yara Gambirasio, del cittadino marocchino Mohamed Fikri, accusato e subito scagionato per l'omicidio della ragazza. Sono fin troppo frequenti i casi in cui si accusa un innocente? Perché la verità viene fuori così tardi? Perché non viene creduto chi è innocente? A volte si ritiene valida - con ostinazione - un'unica pista, oppure la verità viene messa troppe volte in dubbio. Forse, ampliare lo spettro d'indagine potrebbe rilevare e far emergere molto altro.

Ma veniamo al caso "Sollecito".

I rischi della difesa, scrive Ugo Ruffolo il 12 febbraio 2017 su"Quotidiano.net". La decisione sembra salomonica: Sollecito, assolto per il rotto della cuffia, viene liberato ma non risarcito per la ingiusta pregressa detenzione. Quattro anni, per i quali chiede 500.000 euro. Sollecito dovrebbe ringraziare il cielo di essere libero e non forzare la mano, per non fare impazzire i colpevolisti. Ma Salomone non abita nei codici. I quali sarebbero un sistema binario. O tutto, o niente. Se sei assolto, non importa come, la ingiusta detenzione ti deve essere risarcita. C’è però l’articolo 314 del c.p.c., il quale prevede una sorta di concorso di colpa del danneggiato, che neutralizzerebbe la sua pretesa al risarcimento. Come dire: se sei assolto, ma per difenderti hai mentito o ti sei contraddetto, allora sei tu ad aver depistato polizia e giudici, o ad aver complicato il loro lavoro. Se ti hanno prima condannato e poi assolto, e dunque se hai fatto quattro anni di carcere ingiustamente, la colpa è anche tua; e questo ti impedirebbe di chiedere il risarcimento (come dire: un po’ te la sei voluta). Sembrerebbe giusto, almeno in linea di principio. Ma sorge il problema che, assolto in penale l’imputato, in sede civile viene processata la sua linea difensiva, ai fini di accordargli o meno risarcimento da ingiusta detenzione. In altri termini ciascuno è libero di difendersi come crede, anche depistando o mentendo (potrebbe essere talora funzionale alla difesa nel caso concreto). Ma chi sceglie questa linea si espone al rischio di vedersi poi rifiutato il risarcimento. È quanto obbietta a Sollecito l’ordinanza della Corte d’Appello, ricostruendo quella storia processuale come costellata di depistaggi, imprecisioni, contraddizioni e menzogne. Che talora Sollecito aveva ammesso, giustificandosi con l’essere stato, al tempo, “confuso”. I suoi avvocati annunciano ricorso in Cassazione, per contestare come erronea quella ricostruzione processuale. Dovrebbero avere, credo, scarsa possibilità di vittoria. Salomone, così, rientrerebbe dalla finestra ed i colpevolisti eviterebbero di impazzire. Ma quel che turba, è un processo che si riavvolta su se stesso, cannibalizzandosi: processo del processo del processo (e anche, processo nel processo nel processo). Come riflesso fra due specchi all’infinito. 

Sollecito, no ai risarcimenti. Non è abbastanza innocente. La Corte d'appello di Firenze nega 500mila euro per 4 anni di cella: «Troppi silenzi e menzogne», scrive Annalisa Chirico, Domenica 12/02/2017, su "Il Giornale". Per la giustizia italiana puoi essere innocente e, a un tempo, colpevole. La Corte d'appello di Firenze ha rigettato la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione avanzata da Raffaele Sollecito. Il dispositivo, pubblicato dal sito web finoaprovacontraria.it, s'inserisce nel solco della cosiddetta giurisprudenza sul concorso di colpa. In sostanza, il cittadino che, ancorché assolto, abbia contribuito con dolo o colpa grave a indurre in errore inquirenti e magistrati, vede ridimensionato il proprio diritto a ottenere un risarcimento per la detenzione ingiustamente inflitta. Nel caso di Sollecito, quattro anni di carcere e un'assoluzione definitiva, questo diritto si annulla, si polverizza, nessun risarcimento, non un euro, niente. Per i giudici della terza sezione penale, «le dichiarazioni contraddittorie o false e i successivi mancati chiarimenti» da parte del giovane laureatosi ingegnere dietro le sbarre avrebbero contribuito all'applicazione e al mantenimento della misura cautelare. Ma quali sarebbero le dichiarazioni «menzognere»? «Io non mi sono mai sottratto agli interrogatori - commenta al Giornale il protagonista, suo malgrado, dell'ennesimo colpo di scena in un'odissea giudiziaria durata quasi dieci anni Ho letto la decisione, sono sbigottito. Avverto l'eco della sentenza di condanna, forse sono affezionati agli errori giudiziari». Sollecito è scosso, non se l'aspettava. «Credevo di aver vissuto le pagine più nere della giustizia italiana. Devo prendere atto che la mia durissima detenzione sarebbe giustificata». Nelle ore successive al ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, la studentessa inglese barbaramente uccisa nell'appartamento di via della Pergola nel 2007, Sollecito risponde alle domande di chi indaga, cerca di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti suoi e di Amanda, la ragazza americana che frequenta da una settimana, prova a fissare gli orari di ingresso e uscita dal suo appartamento perugino, se Amanda si sia mai assentata nel corso della notte, se il padre gli abbia telefonato dalla Puglia verso l'ora di cena o prima di andare a dormire, Raffaele non si sottrae ma fatica a ricordare con esattezza, si contraddice, giustifica l'imprecisione ammettendo di aver fumato qualche canna come fanno gli universitari di mezzo mondo, nel corso dell'interrogatorio di garanzia dinanzi al gip dichiara: «Ho detto delle cazzate perché io ero agitato, ero spaventato e avevo paura. Posso dire che io non ricordo esattamente quando Amanda è uscita, se è uscita non ricordo». Ma c'è di più. Nell'ordinanza di 12 pagine, si legge che il silenzio mantenuto dall'indagato dopo l'interrogatorio di garanzia Sollecito fu tenuto per sei mesi in isolamento avrebbe contribuito a indurre in errore i giudici. In altre parole, l'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, frutto di una valutazione della difesa in via prudenziale, diventa indizio di un'innocenza a metà: Sollecito è ancora sotto processo. Per spazzare via ogni dubbio, si afferma che la stessa sentenza di assoluzione emessa dalla Cassazione avrebbe rinvenuto «un elemento di forte sospetto a carico del Sollecito» a causa delle dichiarazioni contraddittorie. Non vi è traccia invece delle censure espresse dai supremi giudici sull'operato dei pm: «clamorose défaillance o amnesie investigative e colpevoli omissioni di attività di indagine», scrivono gli ermellini. Per l'omicidio della Kercher un cittadino ivoriano sconta una condanna definitiva a sedici anni di carcere. Ormai la cultura del sospetto ha inghiottito quella del diritto, è la stessa che fa dire candidamente al presidente dell'Anm Davigo che pure gli innocenti sono colpevoli.

Innocenti di serie B, scrive Claudio Romiti il 14 febbraio 2017 su “L’Opinione. Destando un certo scalpore, soprattutto tra quei cittadini avvertiti che credono in una visione garantista della giustizia, la Corte d’Appello di Firenze ha negato qualunque risarcimento a Raffaele Sollecito per l’ingiusta detenzione. Quattro interminabili anni passati dietro le sbarre che, per una persona vittima di una ricostruzione dei fatti a dir poco surreale, devono essere sembrati un inferno. Così come un inferno, che in alcuni aspetti continua a sussistere per il giovane ingegnere informatico pugliese, è stato il lunghissimo iter processuale, fortemente inquinato da un forte pregiudizio mediatico che ancora oggi fa sentire i suoi effetti presso una parte dell’opinione pubblica disposta a bersi qualunque pozione colpevolista. In estrema sintesi i giudici di Firenze hanno stabilito, bontà loro, che il comportamento iniziale del Sollecito, considerato eccessivamente ambiguo e, in alcuni casi, menzognero, avrebbe indotto gli inquirenti perugini in errore, convincendo questi ultimi - aggiungo io - a mettere in piedi un castello di accuse fondato sul nulla, visto che nella stanza del delitto non furono ritrovate tracce dei due fidanzatini dell’epoca, contrariamente alle decine e decine di evidenze schiaccianti a carico di Rudy Guede. Quest’ultimo, considerato ancora oggi da molti analfabeti funzionali di questo disgraziato Paese solo un capro espiatorio dell’atroce delitto di Perugia, vittima dei soliti poteri forti capitanati dalla Cia, fino a coinvolgere la longa manus di Donald Trump, il quale in passato si era interessato del caso.

Sta di fatto che Raffaele Sollecito, pur essendo scampato ad uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana, viene considerato oggi, negandogli alcun risarcimento, un innocente dimezzato. Un mezzo colpevole che avrebbe cagionato le sue disgrazie per non aver fornito in modo chiaro le ragioni della sua innocenza. Tant’è che persino il silenzio mantenuto dall’imputato dopo l’interrogatorio di garanzia, come sottolinea Annalisa Chirico sul “Il Giornale”, avrebbe indotto i giudici nell’errore. “In altre parole - commenta la stessa Chirico - l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, frutto di una valutazione della difesa in via prudenziale, diventa indizio di una innocenza a metà”. E se la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti viene valutata in questo modo, ciò significa che nelle nostre aule giudiziarie ancora aleggia quell’idea molto medievale dell’inversione della prova. In un evoluto sistema giudiziario, al contrario, spetta sempre all’accusa dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza di qualunque imputato. E se questo non accade, proprio perché siamo tutti innocenti fino a prova contraria, le conseguenze fisiche, morali e finanziarie di una accusa caduta nel nulla non possono ricadere sulla testa di chi l’ha pesantemente subìta. Da questo punto di vista, dopo l’annuncio del ricorso in Cassazione presentato dall’avvocato di Sollecito, Giulia Bongiorno, dobbiamo sempre sperare, al pari del mugnaio di Potsdam, che ci sia sempre un giudice a Berlino.

Ma quale è il comportamento contestato a Raffaele Sollecito?

Si legge il 11 Febbraio 2017 su “Il Tempo”. "Credevo di aver vissuto le pagine più nere della Giustizia Italiana, ma nonostante la Cassazione mi ha dichiarato innocente, devo prendere atto che la mia durissima detenzione sarebbe giustificata. Ripeto, la Cassazione aveva sottolineato l'esistenza di gravissime omissioni in questo processo e di defaillance investigative". Così Sollecito - assolto dall'accusa di aver partecipato all'omicidio di Meredith Kercher - commenta sul suo profilo Facebook. "Riprendono in toto la sentenza di condanna di Firenze, piena di errori fattuali ingiustificabili - scrive ancora Sollecito - Adesso questi giudici non tengono minimamente conto di sentenze in cui è acclarato il clima di violenza durante gli interrogatori. Non mi sono mai sottratto ad un interrogatorio e dire che non mi hanno ascoltato è soltanto una scusa, visto che ho fatto mille dichiarazioni spontanee". Per l'avvocato di Sollecito, Giulia Bongiorno, la decisione della Corte d'appello di Firenze «si caratterizza per una serie consistente di errori. Basterebbe pensare che esclude il diritto al risarcimento sulla base delle dichiarazioni che avrebbe reso Sollecito e dimentica che esistono delle sentenze in cui è stato attestato che addirittura, nell'ambito della questura, furono fatte pressioni e violenze alla Knox e Sollecito proprio nel momento in cui rendevano queste dichiarazioni». «Non c'è un solo cenno sulla situazione in questura - aggiunge il legale - Inoltre, l'ordinanza dimentica che le dichiarazioni non possono in nessun modo aver inciso sull'ingiusta detenzione perché non sono state citate come decisive nei provvedimenti restrittivi in cui si faceva invece riferimento ad altri elementi. Infine, in sede di dibattimentale, Sollecito non ha reso alcun esame quindi non si vede come le sue dichiarazioni possano aver causato il diniego di libertà in quella fase. È una sentenza - conclude il legale - che verrà immediatamente impugnata in Cassazione».

Insomma, la Corte di Appello di Firenze, volutamente e corporativamente non ha tenuto conto del clima di violenza e coercizione psicologica che sollecito ha subito nelle fasi in cui gli si contesta un atteggiamento omissivo e non collaborativo.

In ogni modo. Se a Firenze a Sollecito si contesta un comportamento in cui abbia «concorso a causarla» (l'illegittima detenzione), rendendo «in particolare nelle fasi iniziali delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere», come se non fosse nel suo sacrosanto diritto di difesa farlo, ancor più motivato, plausibile e condivisibile sarebbe stato il diniego alla richiesta dell'indennizzo di fronte ad una vera e propria confessione.

Invece si dimostra che in Italia chi esercita impropriamente un potere, pur essendo solo un Ordine Giudiziario, ha sempre l'ultima parola per rivalersi da fallimenti pregressi.

Giuseppe Gulotta, risarcito con 6,5 milioni di euro dopo 22 anni in carcere da innocente. Il muratore di Certaldo (Firenze) è stato condannato nel 1976 per duplice omicidio e assolto nel 2012. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha riconosciuto l'indennizzo. L'avvocato aveva chiesto 56 milioni di euro, scrive "Il Fatto Quotidiano" il 14 aprile 2016. Sei milioni e mezzo di euro di risarcimento per aver trascorso 22 anni in carcere da innocente. La corte d’appello di Reggio Calabria ha stabilito l’indennizzo per Giuseppe Gulotta, il muratore di Certaldo (Firenze) accusato di aver ucciso due carabinieri e poi assolto nel 2012. La richiesta di Gulotta, attraverso il legale Pardo Cellini, ammontava a 56 milioni di euro. “Stiamo valutando un ricorso in Cassazione”, ha spiegato l’avvocato. “Se da un lato siamo soddisfatti perché con la decisione dei giudici di Reggio Calabria finisce questo lungo percorso, dall’altro non ci soddisfa che sia stato riconosciuto un indennizzo e non un risarcimento”. “Per trentasei anni sono stato un assassino”, aveva raccontato in un libro del 2013 lo stesso Gulotta, “dopo che mi hanno costretto a firmare una confessione con le botte, puntandomi una pistola in faccia, torturandomi per una notte intera. Mi sono autoaccusato: era l’unico modo per farli smettere”. Nel 1976, a 18 anni, Gulotta fu condannato per il duplice omicidio di Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, avvenuto nella caserma Alkmar di Alcamo Marina, in provincia di Trapani.

In carcere in Toscana da innocente, crea una fondazione per le vittime degli errori giudiziari. Giuseppe Gulotta fu condannato per l'omicidio di due carabinieri. Dopo 40 anni ha ricevuto i 6,5 milioni di indennizzo dallo Stato, scrive Franca Selvatici il 17 gennaio 2017 su "La Repubblica". È arrivato finalmente l'indennizzo dello Stato per Giuseppe Gulotta e per la sua vita devastata da un tragico errore giudiziario. In tutto 6 milioni e mezzo di euro, che dopo anni di carcere, di disperazione e di difficoltà economiche permetteranno all'ex ergastolano, accusato ingiustamente dell'atroce esecuzione di due giovani carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, trucidati il 26 gennaio 1976 nella piccola caserma di Alcamo Marina, di assicurare un po' di agiatezza alla moglie Michela e ai figli e di aiutare chi, come lui, è finito in carcere innocente. Giuseppe Gulotta, nato il 7 agosto 1957, aveva poco più di 18 anni quando finì nel "tritacarne di Stato". Chiamato in causa con altri da un giovane che, dopo essere stato trovato in possesso di armi, fu torturato, costretto a ingoiare acqua, sale e olio di ricino e a subire scosse elettriche ai testicoli, anche lui fu incatenato, circondato da "un branco di lupi", picchiato, insultato, umiliato e torturato, finché - come ha raccontato nel libro Alkamar scritto con Nicola Biondo e pubblicato da Chiarelette - "sporco di sangue, lacrime, bava e pipì" - non ha firmato una confessione che, seppure ritrattata il giorno successivo, gli ha distrutto la vita. Il 13 febbraio 1976 fu arrestato e dopo ben nove processi il 19 settembre 1990 fu condannato definitivamente all'ergastolo. Scarcerato nel 1978 per decorrenza dei termini della custodia cautelare, era stato allontanato dalla Sicilia. I genitori lo mandarono in Toscana, a Certaldo, e qui - fra un processo e l'altro - Giuseppe ha conosciuto Michela, sua moglie, che gli ha dato la forza di resistere nei 15 anni trascorsi in carcere. Nel 2005 ha ottenuto la semilibertà. Sarebbe comunque rimasto un "mostro" assassino se nel 2007 un ex carabiniere non avesse deciso di raccontare le torture a cui aveva assistito. Da allora Giuseppe - assistito dagli avvocati Baldassarre Lauria e Pardo Cellini - ha intrapreso l'impervio percorso della revisione del processo. Il 13 febbraio 2016 - esattamente 40 anni dopo il suo arresto - è stato riconosciuto innocente e assolto con formula piena dalla corte di appello di Reggio Calabria. Quattro anni più tardi, il 12 aprile 2016, dopo altre estenuanti battaglie gli è stato definitivamente riconosciuto l'indennizzo di 6 milioni e mezzo a titolo di riparazione dell'errore giudiziario. Anche gli altri tre giovani condannati come lui sono usciti assolti dal processo di revisione, incluso Giovanni Mandalà, morto in carcere disperato nel 1998. Per i suoi familiari lo Stato si appresta a versare un indennizzo record, il più alto mai riconosciuto in Italia: 6 milioni e 600 mila euro.

Ecco come la giustizia in Italia sia strabica. A Firenze il silenzio vale il diniego all’indennizzo; a Reggio Calabria una confessione di colpevolezza vale una elargizione del medesimo.

 

 

A cura del dr Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. 099.9708396 – 328.9163996

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San Valentino dedicato alla salute a La Favorita di Mantova Tue, 07 Feb 2017 11:39:15 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420516.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420516.html lucia malerba lucia malerba Una giornata interamente dedicata alla prevenzione e alla salute. L’evento si terrà domenica 12 febbraio dalle 15.30 alle 19, in concomitanza con la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sulle Cardiopatie Congenite.

Teatro dell’iniziativa è il Centro Commerciale la Favorita di Mantova dove vengono allestiti corner informativi e organizzati incontri e dimostrazioni con personale medico e volontari, grazie alla collaborazione con l’Associazione di Volontariato Porto Emergenza di Mantova, l’Avis Comunale di Mantova, DentalPro e Piccoli Grandi Cuori Onlus.

San Valentino si allea quindi con la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulle Cardiopatie Congenite per dare vita ad una giornata dedicata al cuore e alla prevenzione.

 Presenti innanzitutto i volontari di Piccoli Grandi Cuori Onlus, Associazione per il futuro dei bambini, dei ragazzi, degli adulti portatori di cardiopatie congenite, che opera per garantire loro una buona qualità della vita supportandoli dal momento della diagnosi al rientro nella società. Si occupa in particolare di neonati, bambini, adolescenti e adulti portatori di cardiopatie congenite che vengono ricoverati presso le Unità Operative di Cardiologia e Cardiochirurgia Pediatrica e dell’Età Evolutiva del Policlinico di Sant'Orsola a Bologna, punto di riferimento a livello nazionale ed europeo per la diagnosi e la cura di queste patologie.

Ricordiamo che le cardiopatie congenite sono già presenti alla nascita; ogni anno circa 8 bambini su 1000 nati vivi nascono affetti da queste malformazioni del cuore, che possono essere diverse per genere ed entità: alcune sono così gravi da mettere a rischio la vita e la salute dei bambini già alla nascita o nella prima infanzia e quindi debbono essere trattate tempestivamente.

I volontari di Piccoli Grandi Cuori Onlus saranno presenti per sensibilizzare i visitatori su questi temi e per distribuire cuori di cioccolato, a sostegno delle attività dell’Associazione.

 Importante anche la partecipazione attiva di Porto Emergenza di Porto Mantovano, Associazione che opera sul territorio da 25 anni, in più settori sanitari e parasanitari, come Emergenza/Urgenza 118, Trasporto Sanitario e Trasporto di persone non autosufficienti e diversamente abili, formazione.

Saremo presenti domenica 12  - dicono i volontari di Porto Emergenza -  per divulgare le tecniche di rianimazione cardio-polmonare e defibrillazione precoce con la possibilità da parte del pubblico di provare personalmente, con l'aiuto dei nostri formatori, le manovre su manichini specifici; inoltre presenteremo tramite filmati, scenari tipici che dimostrano come intervenire in caso di Arresto Cardio-Circolatorio.

A La Favorita ci saranno inoltre i punti informativi di AVIS Comunale Mantova e del Centro Dentistico Dental Pro, con medici specialisti che forniranno informazioni sulla relazione tra salute dei denti e cuore. Secondo molti studi esiste infatti un legame tra patologie infiammatorie del cavo orale e malattie cardiovascolari.

 

Per questo San Valentino 2017 dice il Direttore de La Favorita Daniele Franzetti - abbiamo voluto andare oltre, offrendo ai cittadini una preziosa giornata di informazione su temi importanti, nell’ottica di dare il nostro contributo alla comunità in termini di promozione della salute. 

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TV, LUPI ATTACCA BACIO TRA DUE DONNE. ARCIGAY: "L'ONOREVOLE SUPERI LA PROPRIA PAURA PER I BACI" Fri, 03 Feb 2017 18:33:09 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420216.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420216.html Arcigay Arcigay TV, LUPI ATTACCA BACIO TRA DUE DONNE. ARCIGAY: "L'ONOREVOLE SUPERI LA PROPRIA PAURA PER I BACI"
Bologna, 3 febbraio 2017 - "È incredibile che la fiction "i Bastardi di Pizzofalcone" trasmessa da Rai Uno sia finita sotto accusa attraverso un' interrogazione parlamentare di Maurizio Lupi, perché colpevole di aver rappresentato un bacio fra due ragazze": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. "È una reazione evidentemente iniettata di malafede, visto che l'onorevole Lupi non ha mai manifestato, ad esempio,  alcun fastidio per la mercificazione dei corpi ricorrente  nelle tv di Berlusconi, a lungo tempo suo leader politico.Dal nostro punto di vista è non solo legittimo ma addirittura sacrosanto che il servizio pubblico rappresenti, assieme a tutti gli altri gruppi sociali, anche le persone omosessuali. Anche quando si baciano, eventualmente, cosa che ci auspichiamo succeda anche nella vita dell'onorevole Lupi. Esortiamo dunque l'onorevole a non avere paura dei baci, anzi a superare le sue resistenze con qualche bacio in più. La Rai - ribadisce Piazzoni - ha fatto benissimo a trasmettere quella che è una situazione che appartiene alla normalità del nostro Paese, un bacio fra due ragazze e non abbiamo dubbi che né la Rai e né la Commissione di Vigilanza si faranno intimidire da queste polemiche retrograde, strumentali e fuori dal tempo, permettendoci di sapere come va a finire la storia d'amore fra le due ragazze nella sesta puntata. Con buona pace dell'onorevole Lupi e della sua difficoltà a misurarsi con l'affettività", conclude Piazzoni.


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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779)

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CS_CONFERENZA STAMPA SALA POLIVALENTE PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PRESENTAZIONE PRASSI DI RIFERIMENTO ACCESSIBILITÀ - FIABA - UNI - CNGeGL Thu, 02 Feb 2017 18:00:31 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420066.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420066.html FIABA ONLUS FIABA ONLUS PRASSI DI RIFERIMENTO SULL’ACCESSIBILITÀ. NE PARLANO IL MINISTRO GALLETTI, IL VICEMINISTRO NENCINI, I SOTTOSEGRETARI BORLETTI BUITONI, FERRI, BIONDELLI E IL PRESIDENTE FONDAZIONE ANCI CATTANEO

FIABA onlus, il Consiglio Nazionale dei Geometri e Uni-Ente italiano di normazione hanno presentato oggi a Roma, Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, la prassi di riferimento Uni/PdR 24:2016 'Abbattimento barriere architettoniche-Linee guida per la riprogettazione del costruito in ottica universal design'. La prassi illustra le modalità di un approccio metodologico fondato sul concetto di accessibilità per tutti che si basa sull'analisi del contesto, sulla metodica per il rilevamento delle criticità (compresi i criteri per l’individuazione delle barriere architettoniche e sensoriali) e sull’analisi delle scelte progettuali dei possibili interventi di abbattimento delle barriere architettoniche.


"Bisogna abbattere le barriere architettoniche nel costruito-spiega Piero Torretta, presidente Uni- per andare incontro alle esigenze del cittadino. La prassi è una sintesi delle posizioni di Fiaba che esprime un bisogno e dei geometri che esprime una professionalità e una competenza per cercare di dare una risposta ad alcune necessità". "Si tratta -sostiene Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati- di un'iniziativa che nasce da una forte sinergia. E' uno strumento che vogliamo offrire a tutti i tecnici che si cimenteranno nel prossimo futuro su questo tema: la rigenerazione del territorio, la riconversione di alcune strutture e, nell'ambito di tutte le attività che vanno tenute in considerazione, l'abbattimento delle barriere architettoniche. Questa prassi è proprio un vademecum, una linea guida, un metodo per poter abbattere le barriere architettoniche in maniera pratica e concreta e uniformando le procedure".
"La prassi Uni -sottolinea Giuseppe Trieste, presidente FIABA onlus- ha il grande pregio di vedere l'accessibilità in funzione della diversità umana. Ogni essere umano, piccolo grande o anziano che sia, necessita di avere una qualità percepita adeguata a godere dei nostri beni". "Questa prassi -fa notare- porterà i progettisti, quando realizzano progetti per una nuova struttura o per ristrutturarla, a pensare che l'accessibilità sia un diritto. L'ingresso principale è un diritto di tutti gli essere umani, di conseguenza si creeranno strutture che accolgono dal primo all'ultimo cittadino e, non solo l'ingresso di servizio per la persona con disabilità".


E la prassi Uni mette in relazione anche diversi ministeri. A tal proposito il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha dichiarato: “È davvero encomiabile il lavoro svolto dal personale e dai volontari di FIABA Onlus che quotidianamente si impegnano sul territorio per abbattere ogni ostacolo alle persone a ridotta mobilità. Convivono nel vostro impegno una ragione pratica e insieme una profondamente culturale: il traguardo è infatti una società che parli, anche con queste azioni, il linguaggio dell’inclusione e dell’eguaglianza”. "Possiamo stabilire -propone Riccardo Nencini, viceministro delle Infrastrutture e del trasporti- una sinergia tra alcuni ministeri per una revisione delle norme che, negli anni, hanno subito un'evoluzione senza però avere una modifica. La cosa positiva è che è stato ripristinato un fondo in Finanziaria che ci fa dire che la marcia verso l'abbattimento delle barriere architettoniche è ripartita". "Ben venga la proposta di FIABA -aggiunge Cosimo Maria Ferri, sottosegretario al ministero della Giustizia- un tavolo comune intergovernativo per lavorare insieme. Auspichiamo, inoltre, un censimento che segnali chi è inadempiente in materia. In realtà manca un testo unico che raccolga tutta la normativa primaria e che riordini quella secondaria, in un'ottica europea".

In materia di abbattimento delle barriere architettoniche "è stato avviato un percorso solido -ricorda Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero dei Beni culturali e delle attività culturali e del turismo- e mi riferisco all'area archeologica di Pompei e ai Fori imperiali di Roma". "E', inoltre, in dirittura di arrivo un portale per entrare nei musei e vedere com'è la struttura interna, sala dopo sala viene mostrato tutto. Ovviamente il problema è anche di natura economica, tuttavia possiamo fare molto partendo anche dai cittadini e dai giovani", sottolinea. E proprio di giovani parla Paola Iandolo, che ha portato i saluti del ministro Valeria Fedeli, dirigente 'Misure di attuazione degli interventi di edilizia scolastica' del Miur. "Il 71% degli edifici scolastici, secondo i dati del MIUR, -ricorda- è adeguato alla normativa dell'abbattimento delle barriere architettoniche. Certo, c'è ancora molto da fare, tenendo presente che nelle scuole le barriere sono molto complesse perché bisogna intervenire su aule, laboratori e uscite di sicurezza".
Un impegno preso anche da Alessandro Cattaneo, presidente della Fondazione Patrimonio Comune Anci. "Sicuramente -avverte- il sindaco ovvero l'autorità locale è il soggetto più coinvolto da questo tema. Eppure, la frase 'non abbiamo soldi', che in alcuni casi corrisponde al vero, è sempre più usata. Spesso, inoltre, i comuni non intervengono in queste vicende perché hanno un riscontro relativo in natura di appeal per l'amministrazione. Ma a questa situazione si può ovviare avviando una collaborazione virtuosa con i soggetti privati".
L'esigenza di avere un documento tecnico nazionale che detti le linee guida per l’abbattimento delle barriere architettoniche è nata a seguito dell’esperienza del concorso nazionale 'I futuri geometri progettano l’accessibilità': gli studenti degli istituti Cat (Costruzioni ambiente e territorio) da 5 anni si cimentano nella stesura di progetti per l’abbattimento delle barriere architettoniche attraverso questo concorso, di cui si può trovare online il nuovo bando su www.fiaba.org.



UFFICIO STAMPA FIABA                                                                                      

Nicola Maria Stacchietti - Giornalista Professionista

Piazzale degli Archivi n. 41 - 00144 Roma                                                    

Tel 06 43400800  Cell. 329 2971994

Mail ufficiostampa@fiaba.org

 


Il 30/01/2017 13:09, Ufficio Stampa ha scritto:

                                                                                                                                                               CONFERENZA STAMPA

Accessibilità: pubblicata la Prassi UNI per l’abbattimento delle barriere architettoniche
Il Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli, il Presidente UNI Piero Torretta e il Presidente di FIABA Onlus Giuseppe Trieste la presenteranno in conferenza stampa il prossimo 2 febbraio

Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio in Via Santa Maria in Via, 37 ore 11.00

Alla presenza Vice Ministro Riccardo Nencini del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Franca Biondelli, Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario del Ministero  dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e Alessandro Cattaneo, Presidente ANCI

FIABA, il Consiglio Nazionale dei Geometri e UNI �“ Ente Italiano di Normazione hanno pubblicato la Prassi di Riferimento UNI/PdR 24:2016 “Abbattimento barriere architettoniche - Linee guida per la riprogettazione del costruito in ottica universal design”. La prassi illustra le modalità di un approccio metodologico fondato sul concetto di accessibilità per tutti che si basa sull'analisi del contesto, sulla metodica per il rilevamento delle criticità (compresi i criteri per l’individuazione delle barriere architettoniche e sensoriali) e sull’analisi delle scelte progettuali dei possibili interventi di abbattimento delle barriere architettoniche.

L’esigenza di avere un documento tecnico nazionale  che detti le linee guida per l’abbattimento delle barriere architettoniche è nata a seguito dell’esperienza del Concorso Nazionale “I Futuri Geometri Progettano l’Accessibilità”: gli studenti degli Istituti CAT (Costruzioni Ambiente e Territorio) da 5 anni si cimentano nella stesura di progetti per l’abbattimento delle barriere architettoniche attraverso questo concorso. FIABA e CNGeGL, che ha fortemente voluto e creduto in questo progetto, hanno verificato come avere a disposizione una guida che uniformi in tutto il territorio nazionale le buone pratiche per la progettazione secondo l’Universal Design fosse una necessità improrogabile. Dallo scorso 10 novembre inoltre, è online il bando della V edizione del Concorso Nazionale “I Futuri Geometri Progettano l’Accessibilità”: ha complessivamente coinvolto nel nostro Paese 190 Istituti CAT, migliaia di studenti, presentando 108 progetti alle amministrazioni locali interessate. Di cui 6 sono stati adottati e realizzati, o in corso di realizzazione:


-abbattimento delle barriere architettoniche presso il campo sportivo “Fontanassa” di Savona. Progetto da 300mila euro adottato dal Comune, che era stato presentato dagli studenti dell’ISS Boselli nella II edizione;
-“Giostre inclusive” nel Parco Bramante di Asti. Il Comune ha realizzato una parte del progetto di fruibilità totale del parco, compilato dagli studenti dell’IIS Giobert e premiato alla 3° edizione de i #futurigeometri;
-“Sbarrieramento di Corso Galilei” a Grosseto, in concorso nell’edizione di quest’anno. L’amministrazione comunale ha adottato il progetto dei futuri geometri dell’ITG Manetti e il Collegio dei Geometri di Grosseto affiancherà gli studenti nella progettazione;
-“Viabilità e Accessibilità di Viale Roma e Viale Vittorio Veneto” del Comune di San Giovanni in Marignano: progetto presentato dagli studenti dell’ITTS “Odone Belluzzi” di Rimini per la quarta edizione del concorso;
-“Un banale scalino…un ostacolo insormontabile” dell’ITG Manetti di Grosseto: il Comune ha adottato il progetto migliorando l’accessibilità nel percorso per raggiungere la scuola, premiato nella 1° edizione;
-“Una scuola per tutti” dell’IIS Volta di Pavia. L’amministrazione provinciale si è impegnata a recuperare i fondi necessari per la realizzazione del progetto per promuovere la completa fruibilità della struttura scolastica.

 


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MATRIMONIO SAME SEX, CASSAZIONE TRASCRIVE QUELLO DI COPPIA FRANCESE. ARCIGAY: "LA CORTE CI INDICA LA META: MATRIMONIO EGUALITARIO PER TUTTE E TUTTI" Thu, 02 Feb 2017 15:09:26 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420039.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/420039.html Arcigay Arcigay
MATRIMONIO SAME SEX, CASSAZIONE TRASCRIVE QUELLO DI COPPIA FRANCESE. ARCIGAY: "LA CORTE CI INDICA LA META: MATRIMONIO EGUALITARIO PER TUTTE E TUTTI"
Bologna, 2 febbraio 2017 - "La sentenza della Corte di Cassazione che ha determinato la trascrizione in Italia del primo matrimonio samesex è un fatto importantissimo": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "L'Alta Corte ci sottolinea in maniera chiara e inequivocabile la distinzione tra matrimonio e unione civile, un punto che troppo spesso, anche a causa dei giusti festeggiamenti per l'approvazione della legge Cirinnà, sembra passare in secondo piano. Questa sentenza invece riporta questa differenza sotto i riflettori, indicandoci una meta e definendo quella meta possibile anche in Italia. L'uguaglianza formale e sostanziale fra tutti i cittadini e le cittadine deve rimanere il traguardo e la corsa non deve subire rallentamenti. Ora che la Giustizia ha riconosciuto il diritto di una coppia samesex con cittadinanza straniera unita in matrimonio all'estero a mantenere quello status anche in Italia, alla politica il compito di aprire questa possibilità anche alle coppie samesex italiane: su questo punto noi non molliamo". "Voglio cogliere l'occasione - conclude Piazzoni - per ringraziare le spose e i loro legali che hanno attraversato questa battaglia, che porta beneficio a tutte e tutti e che sollecita il nostro Paese a proseguire spedito nel percorso verso la piena uguaglianza".

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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (338.1350946)

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so amazing and beautiful Thu, 26 Jan 2017 20:55:48 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419347.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419347.html Lu.Ca. Lu.Ca.

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INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO, CANZIO CHIEDE LEGGE PER ADOZIONE FIGLI ARCOBALENO. ARCIGAY: "STIMOLO IMPORTANTE, IL LEGISLATORE RISPETTI GLI IMPEGNI PRESI" Thu, 26 Jan 2017 15:40:38 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419311.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419311.html Arcigay Arcigay INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO, CANZIO CHIEDE LEGGE PER ADOZIONE FIGLI ARCOBALENO. ARCIGAY: "STIMOLO IMPORTANTE, IL LEGISLATORE RISPETTI GLI IMPEGNI PRESI"
Bologna, 26 gennaio 2017 - "Le parole di Giovanni Canzio, Presidente della Suprema Corte di Cassazione, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario evidenziano come il tema dei diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso non si sia esaurito con l'approvazione della legge sulle unioni civili": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Il tema delle adozioni per i figli delle famiglie omognitoriali, stralciato da quella legge, è ancora  aperto e  non può essere ignorato, assieme ad una riforma profonda della legge sulle adozioni che elimini l'assurdo divieto per le coppie omosessuali di poter accedere a questo istituto, esclusione basata su un mero pregiudizio. Sulle adozioni per le persone omosessuali la politica  dovrà al più presto  dare risposte,  così come era stato  garantito in sede di approvazione della legge sulle unioni civili. E' ora che il legislatore si assuma le proprie responsabilità e ci consegni leggi degne di un paese moderno, inclusivo e progressista, in cui ogni bambino o genitore sia tutelato dallo Stato e non esistano bambini o genitori di serie A e di serie B", conclude Piazzoni.

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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779)

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Convegno "Dolore e Percezione Sensoriale nel Persone con Autismo" 28 gennaio 2017 Milano Palazzo Pirelli Thu, 26 Jan 2017 11:19:57 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419266.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/419266.html Autismo GAUDIO Autismo GAUDIO

Comunicato stampa


Sabato 28 gennaio 2017,  dalle ore 9:00 alle ore 13:00, si terrà presso il Palazzo Pirelli a Milano (Sala Belvedere- Jannacci) in Via Fabio Filzi 22, un Convegno sul tema “Dolore e Percezione Sensoriale nelle Persone con Autismo”. 

Il Convegno – che ha il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia - è organizzato da un gruppo di associazioni aderenti al Coordinamento Autismo Lombardia ed è finalizzato a dare indicazioni affinché  i Caregiver e gli operatori sanitari possano comprendere le espressioni di disagio o di malessere delle persone con autismo e interagire con loro in modo efficace in caso di cure sanitarie o di pronto soccorso.

Relazioneranno la Dott.ssa Cristina Marcellino, Pediatra Ospedaliera, esperta in emergenze, e il Prof. Luigi Croce, Psichiatra, dell’Ambulatorio Polispecialistico Domino- Coop. Fabula onlus e Coop. Percorsi, nonché educatori esperti di Fabula Onlus e del Dosso Verde che si occupano quotidianamente delle persone con autismo.

Saranno presenti anche l’Assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera e il Consigliere Regionale Paola Macchi.

Il Convegno è gratuito, aperto alle famiglie e alle persone che vivono ogni giorno gravi difficoltà di comunicazione e soprattutto a coloro che esercitano professioni che hanno come missione la salute di tutti.  Si allega la locandina del Convegno, per maggiori informazioni e chiarimenti:  infoconvegno28gennaio@gmail.com



Cordiali saluti

Raffaella Turatto



  GAUDIO    - www.autismogaudio.org
Idee e progetti per l'autismo
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UNIONI CIVILI, UN ANNO FA UN MILIONE IN PIAZZA PER #SVEGLIATITALIA. ARCIGAY: "QUELLA MOBILITAZIONE È ANCORA VIVA E CHIEDE DIRITTI" Mon, 23 Jan 2017 09:15:16 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/418829.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/418829.html Arcigay Arcigay
UNIONI CIVILI, UN ANNO FA UN MILIONE IN PIAZZA PER #SVEGLIATITALIA. ARCIGAY: "QUELLA MOBILITAZIONE È ANCORA VIVA E CHIEDE DIRITTI"
Bologna, 23 gennaio 2017 - "Un anno fa un milione di persone, in oltre cento città  italiane e in alcune capitali straniere, scendevano in piazza al grido "Svegliati Italia!", per indicare al Parlamento, impegnato in quelle settimane nella discussione della legge sulle unioni civili, il traguardo dell'uguaglianza  per  tutte e tutti": lo ricorda Gabriele Piazzoni, Segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Quella mobilitazione, lanciata da una coalizione ampia di associazioni lgbti, ci ha consegnato la testimonianza di un Paese che non vuole rimanere indietro, che è convinto che un diritto in più sia una ricchezza per tutte e tutti.  Da Aosta a Ragusa da Cagliari a Venezia e da Londra,  da Copenhagen, da Berlino, da Boston, ci è giunto il segnale evidente di  una presa di parola collettiva  e straordinaria, che non si è esaurita in quella giornata né si è data sconfitta, nelle settimane successive,  dinanzi agli stralci e alle approssimazioni che la legge sulle unioni civili ha subito in sede di approvazione. Oggi vogliamo celebrare questo anniversario, vogliamo festeggiare ogni diritto che lottando abbiamo conquistato e viverci fino in fondo la soddisfazione di tutte quelle persone che grazie a quella battaglia oggi possono avere una vita diversa, migliore. Ma soprattutto vogliamo celebrare quella mobilitazione perché è ancora viva, perché si è posta come meta ogni diritto che ancora manca. Chiediamo quindi che si proceda alla riforma delle legge sulle adozioni, com'era stato garantito. E che si apra la discussione sul matrimonio egualitario. Allo stesso modo è urgente che si legiferi contro omofobia e transfobia e più in generale che si rendano efficaci le norme  volte a contrastare crimini e parole d'odio, in un Paese che di odio si sta ammalando. Ed è proprio su questo fronte che l'Italia deve rimanere sveglia, pronta a mobiltarsi e a portare in piazza il prorio rifiuto verso un modello che emargina e opprime non solo le persone lgbti, ma anche le donne, le persone migranti, le minoranze etniche e religiose, le persone diversamente abili, le persone povere, gli anziani. Ogni occasione è utile e va colta per ribadire l'orizzonte dei diritti, a partire dal prossimo 8 marzo in occasione dello sciopero nazionale delle donne, ennesimo atto di ribellione contro una violenza di genere dilagante che aggiorna quasi quotidianamente l'elenco dei femminicidi. E ancora torneremo nelle piazze per la stagione dei Pride, quest'anno ancora più ricca e necessaria. C'è una parte di Paese, ampia e battagliera, che ha sete di diritti e che la politica ha il dovere di ascoltare", concude Piazzoni.

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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779)


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COMUNICATO STAMPA PAPA FRANCESCO, Co-mai Mon, 16 Jan 2017 14:35:02 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/418052.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/418052.html AMSI- CO-Mai - Uniti per Unire AMSI- CO-Mai - Uniti per Unire
Gentili colleghi,

vi trasmetto a seguire il Comunicato Stampa relativo al commento delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) alla Conferenza Internazionale per la pace di Parigi e alla visita in Vaticano di Abu Mazen.
Confidiamo nel vostro sostegno e nella vostra preziosa collaborazione per divulgare e approfondire.
Vi ringrazio in anticipo della gentile attenzione.

Cordialmente,

Elena Rossi
Responsabile Comunicazione e Rapporti Esterni

Papa Francesco, Co-mai: 
"Pronti alla svolta mondiale e uniti con coraggio per favorire il processo di pace in Medio Oriente e il dialogo tra le religioni"



Roma 16 gennaio 2016 - Se si è svolta ieri, domenica 15 gennaio a Parigi, la Conferenza Internazionale per la pace in Palestina voluta dal Presidente Francois Hollande e terminata con la stesura di un documento per una soluzione a due Stati, con la partecipazione di più di 40 Ministri degli Esteri e le delegazioni di 75 Paesi ma con l'assenza proprio dei rappresentanti di Israele e Palestina, un giorno prima,  il 14 gennaio, si è tenuto in Vaticano l'incontro tra Abu Mazen e Papa Francesco: un ulteriore passo in avanti per la collaborazione tra il Vaticano e lo Stato palestinese, per favorire il dialogo interreligioso e il processo di pace in Medio Oriente. Il Presidente palestinese si è recato infatti a Roma per inaugurare la nuova Ambasciata a Borgo Pio. Ambasciata che non sarà più una "delegazione" dal momento che il Vaticano ha conferito il proprio riconoscimento diplomatico allo Stato palestinese.

     Khalil Altoubat, Consigliere politico di Abu Mazen in Italia, membro del Consiglio per le Relazioni con l'Islam italiano presso il Viminale e consigliere diplomatico della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), presente a fianco ad Abu Mazen alla cerimonia di apertura ufficiale, in Via di Porta Angelica, commenta: "Data la grande importanza della Santa Sede per l'Italia e per tutto il mondo, sul piano sia religioso che politico-internazionale, il pieno riconoscimento diplomatico che il Vaticano ha fatto, il 14 gennaio, dello Stato di Palestina, può rappresentare una spinta  molto forte perché anche altri Paesi facciano questa scelta. Del resto, sappiamo bene quanto Papa Francesco sia sensibile ai diritti di tutte le confessioni religiose e di tutti i popoli, e all'esigenza, ormai improrogabile, di rilanciare davvero il processo di pace in Medio Oriente".  

     "Quello che è accaduto a Roma  è sicuramente un fatto storico, che aiuta molto il processo della pace in Medio Oriente, nonostante le numerose difficoltà che sappiamo", lo commenta Foad Aodi, Presidente delle Co-mai, del Movimento Internazionale Uniti per Unire e Fondatore   della (CILI- Italia), Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. 
"La Co-mai - aggiunge - prosegue il suo impegno, con Uniti per Unire e con  CILI- Italia, a sostegno anzitutto della svolta mondiale di Papa Francesco: con la sua apertura totale all'Islam e alle altre religioni, purché vissute senza strumentalizzazioni politiche, e per la tutela anche dei giusti diritti di immigrati e rifugiati, nel rispetto della legge e senza scorciatoie demagogiche. Speriamo davvero che il 2017 sia l'anno di una svolta costruttiva per il processo di pace tra israeliani e palestinesi e per la lotta al terrorismo cieco e disumano".  

     Circa la Conferenza di Parigi, Aodi ribadisce l'urgenza di una ripresa dei negoziati diretti, senza strumentalizzazioni e con la collaborazione costruttiva e l'impegno di tutti gli altri Paesi. "Nella mia veste, cerco sempre di portare avanti, su vari terreni, un messaggio di pace e di avvicinamento tra i popoli, cercando di far capire che la strada per la libertà e per il benessere collettivo passa dal dialogo, dall'apertura e dalla pace. La guerra - come tragicamente ci insegnano la storia e le vicende alle quali stiamo assistendo in tante parti del mondo -  è dannosa per qualsiasi popolo o religione. Speriamo che questo messaggio sia stato percepito anche dai partecipanti alla Conferenza internazionale di Parigi. Rivolgiamo, inoltre, il nostro invito al neo Presidente americano Donald Trump, 4 giorni prima del suo insediamento ufficiale, affinché sostenga il  dialogo con tutte le parti e le religioni del Medio Oriente rafforzando il processo di pace e il dialogo interreligioso".


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UNIONI CIVILI, APPROVATI DECRETI ATTUATIVI. ARCIGAY: "UN PASSO STORICO, LA SOCIETA' SI TRASFORMA". Sat, 14 Jan 2017 14:39:31 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/417915.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/417915.html Arcigay Arcigay
UNIONI CIVILI, APPROVATI DECRETI ATTUATIVI. ARCIGAY: "UN PASSO

STORICO, LA SOCIETA' SI TRASFORMA".

Bologna,

14 gennaio 2017
- "L'approvazione dei tre decreti attuativi della legge

sulle

unioni civili sancisce definitivamente l'ingresso di questo istituto

nel nostro ordinamento": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario

nazionale di Arcigay. Che prosegue: "La notizia ci rallegra: rappresenta

un momento

importante della storia del nostro Paese. Già nel semestre trascorso

dall'approvazione della legge, abbiamo osservato i segnali di un

cambiamento da tanti anni atteso: le persone gay e lesbiche, in ogni

parte del Paese, hanno portato le loro storie e le loro relazioni sul

piano del riconoscimento pubblico . Attraverso  la visibilità di tutte

queste coppie si afferma una cultura nuova, contraria a quella che

legittima crimini e parole d'odio e che di quest'ultima è il vero

antidoto. Per decenni osserveremo e scopriremo i benefici di questo

importante passo avanti. Inoltre, non possiamo non sottolineare il

sollievo di veder risolta nei decreti attuativi approvati la questione

delle persone gay e lesbiche provenienti da Paesi che non riconoscono o

che peggio ancora perseguitano e puniscono l'omosessualità. Queste

persone non dovranno più chiedere il "via libera" del Paese d'origine

per unirsi civilmente in Italia e sono perciò libere finalmente

dall'influenza dei tiranni omofobi".
"L'entusiasmo -

dichiara ancora Piazzoni - non deve però farci dimenticare che il

bicchiere è pieno solo per metà. Anzi: gli stessi decreti attuativi  in

alcuni aspetti ci ricordano che l'uguaglianza non è ancora raggiunta. Lo

fanno ad esempio quando istituiscono per le unioni civili registri

diversi e distinti da quelli utilizzati per il matrimonio. E lo fanno

anche quando fanno riferimento  allo scioglimento del matrimonio nel

caso in cui in una coppia eterosessuale uno dei partner decida di

intraprendere una transizione per la riattribuzione del sesso. Un

passaggio particolarmente odioso, non solo perché  insiste su storie

reali ma anche perché ci ricorda una battaglia particolare, quella di

Alessandra Bernaroli e di sua moglie, che sono arrivate fino alla Corte

Costituzionale per rivendicare il diritto a rimanere sposate nonostante

la transizione di Alessandra. L'Alta Corte aveva riconosciuto loro quel

diritto, sollecitando il legislatore a dirimere la materia. Quella

sentenza è stata importante a determinare il percorso legislativo ed è

amaro pensare che proprio chi si fece carico di quella battaglia oggi si

veda togliere simbolicamente quello per cui aveva lottato. Infine c'è

la questione dei bambini, dei figli e delle figlie delle persone lgbt, 

esclusi dalla legge nell'ultimo miglio della discussione parlamentare.

Quello stralcio fu accompagnato da  promesse che attendono di  essere

mantenute: perciò richiamiamo i parlamentari a sbloccare l'iter di

riforma della legge sulle adozioni, per dare giustizia a bambini e

bambine che lo Stato sceglie oggi di trattare come mezzi orfani. Aver

escluso i bambini dalla legge è una responsabilità di cui occorre farsi

carico concretamente e in tempi brevi. Nell'indicare quanto ancora manca

- conclude Piazzoni - non vogliamo però dimenticarci di esprimere

gratiitudine a tutte le persone che, nelle diverse generazioni che si

sono susseguite, nella società e nelle aule parlamentari hanno lottato per

raggiungere questo risultato. A loro dedichiamo il nostro abbraccio e il

nostro grazie".


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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779 - 338.1350946)



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AOSTA, ARCIGAY PIANGE ROMEO HENRIET: "È STATO MODELLO E STIMOLO PER MOLTI GIOVANI LGBT" Fri, 06 Jan 2017 17:44:44 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/417209.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/417209.html Arcigay Arcigay AOSTA, ARCIGAY PIANGE ROMEO HENRIET: "È STATO MODELLO E STIMOLO PER MOLTI  GIOVANI LGBT"
Bologna, 5 gennaio 2017 - "Abbiamo appreso con dolore della prematura scomparsa di Romeo Henriet, maestro elementare ma anche fondatore e presidente di Arcigay in Valle d'Aosta": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Romeo era una persona che metteva passione in tutto ciò che faceva: per questo oltre ad essere molto amato dai suoi allievi, ha rappresentato un modello e uno stimolo per molti giovani gay, lesbiche e trans che attraverso di lui hanno hanno conosciuto la possibilità di vivere la propria condizione apertamente e senza paura. In particolare, ci è caro ricordare la presa di parola di Romeo Henriet, alla fine degli anni Novanta, in risposta alla crociata che l'allora leader di An Gianfranco Fini aveva mosso contro gli insegnanti omosessuali. Senza timore, con parole chiare e pacate, rispedì al mittente quell'assurda scusa di inadeguatezza, puntando il dito contro l'ignoranza che stava all'origine di quei pensieri e che era e resta il vero pericolo da cui difendere i bambini e le bambine. A più di vent'anni di distanza da quella polemica, ci sono ancora d'aiuto i suoi concetti semplici  e rigorosi, la sua esperienza di educatore appassionato, la sua testimonianza di omosessuale che non ha accettato il compromesso della segretezza. Con gratitudine e grande affetto rivolgiamo a Romeo il nostro ultimo saluto e ai suoi cari il nostro affettuoso abbraccio, perché sia loro di conforto", conclude Piazzoni. 

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UNIONI CIVILI, IL TAR BOCCIA UN ALTRO SINDACO. ARCIGAY: "ORA PAGHI I DANNI DI TASCA SUA" Fri, 30 Dec 2016 15:23:21 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/416779.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/416779.html Arcigay Arcigay UNIONI CIVILI, IL TAR BOCCIA UN ALTRO SINDACO. ARCIGAY: "ORA PAGHI I DANNI DI TASCA SUA"
Bologna, 30 dicembre 2016 - "Dopo quello del Veneto, intervenuto sulla delibera del Comune di Padova, un altro Tar, questa volta in Lombardia, boccia la crociata dei sindaci omofobi": Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta la sentenza del Tar della Lombardia che ha annullato la delibera del Comune di Stezzano, nel Bergamasco, che destinava alle unioni civili un ufficio dismesso e non il luogo in cui si celebrano i matrimoni. Il Tar ha anche riconosciuto alla coppia che con l'assistenza di Arcigay e Rete Lenford, ha avviato il ricorso un danno quantificato in più di 4mila euro, somma che il Comune dovrà corrispondere loro. "Siamo certamente soddisfatti del pronunciamento del tribunale - prosegue Piazzoni - , che ristabilisce un principio di giustizia importantissimo. Accanto al dato giudiziario, però, c'è anche quello politico:  è paradossale che il danno che la sindaca Elena Poma ha deliberatamente  provocato ricada sulle risorse della comunità, di cui fanno parte anche le persone che quel danno lo hanno subito. Ricordiamo bene la fierezza con cui questi sindaci hanno annunciato e poi messo in atto  un'esplicita discriminazione nei confronti delle coppie same sex: la violazione delle norme era evidente e pubblicamente rivendicata. Se la sindaca Poma ha voluto fare le leonessa, ora non può fare come lo struzzo  che nasconde la testa sotto la sabbia. Apra il portafoglio e paghi i danni di tasca sua, perché sua è la responsabilità. Non solo: ci sono diritti, e le unioni civili sono tra questi, per i quali le persone lgbti hanno dato battaglia in ogni sede, anche legale, assumendosene in toto i costi. Perciò ora la sindaca Elena Poma dia senso al suo stare in politica e si assuma gli oneri della sua personalissima sconfitta. Il presidente di Arcigay Bergamo Cives, Marco Arlati, pose sin dal principio questo tema alla prima cittadina, senza ottenere alcuna risposta. Ora però questa risposta è un dovere, perché del danno procurato la sindaca deve dar conto a i cittadini e alle cittadine. Questa vicenda non è solo folklore: la scelleratezza di atteggiamenti come quelli della sindaca Poma se non sanzionata avrebbe rappresentato un precedente pericolosissimo e molto grave. Ma la battaglia per l'uguaglianza e per le pari opportunità sta scritta nella nostra Costituzione, perciò viene da lontano e deve andare ancora molto oltre il punto in cui ci troviamo: non si può smantellarla con un'ordinanza. Il provvedimento  del Tar è un segno di salute della nostra democrazia, che salutiamo con sollievo e che dovrebbe essere sufficiente  a far vergognare qualsiasi amministratore con un briciolo di amor proprio e senso delle istituzioni", conclude Piazzoni.


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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779)

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ODIO SUL WEB, ARCIGAY: "BENE L'INCONTRO PROMOSSO OGGI DA UNAR E MINISTRO ORLANDO. MA PER COMBATTERE L'ODIO SERVONO INNANZITUTTO LE LEGGI" Thu, 22 Dec 2016 15:25:56 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/416313.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/416313.html Arcigay Arcigay
ODIO SUL WEB, ARCIGAY: "BENE L'INCONTRO PROMOSSO OGGI DA UNAR E MINISTRO ORLANDO. MA PER COMBATTERE L'ODIO SERVONO INNANZITUTTO LE  LEGGI"
Roma, 22 dicembre 2016 - Si è svolto questa mattina alla sede del Ministero della Giustizia a Roma l'incontro promosso da Unar e dal Ministro Andrea Orlando   con numerose associazioni attive nel contrasto alle discriminazioni, per avviare una discussione e azioni comuni di contrasto al cosiddetto hate speech on line, ovvero alle incitazioni all'odio che inquinano social media e web. "Non possiamo che rallegrarci per l'iniziativa di Unar e del Monistro - commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - che di fatto riapre un dibattito che la politica attravresa purtroppo in maniera ancora discontinua, perciò inefficace. Per quanto riguarda le persone lgbti, non possiamo non sottolineare il permanere dell'assenza di una legge che definisca aggravanti per i crimini e le parole d'odio commesse nei loro confronti: la legge contro l'omotransfobia giace, in una formulazione ambigua e insufficiente, alla commissione giustizia del Senato da più di mille giorni e non sembrano essere in campo proposte alternative per riaprire quella discussione. Quella legge resta un nodo urgente, perché rappresenta il presupposto giuridico e culturale per qualsiasi azione voglia essere messa in campo. Bene allora l'incontro di oggi, che riaccende i riflettori sul tema, ma crediamo che vada sottolineato nelle premesse che questo percorso ha bisogno che il Parlamento faccia con urgenza la sua parte. Con piacere abbiamo accolto l'invito delle istituzioni a collaborare per la messa in campo concreta di azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno dell'hate speech, in particolare quello che imperversa sulla rete: le persone lgbti sono tra i bersagli privilegiati di molti dei fenomeni già codificati, come il cyberbullismo o il cyberstalking, ma anche il sexting (l'invio di messaggi o materiale sessuale a scopo di molestia), lo slut shaming (l'ingiuria verso le persone che parlano della propria sessualità o che più semplicemente si rappresentano o si comportano il mondo non conforme), il grooming (l'adescamento dei minori), il revenge porn (la pubblicazione di immagini o video di atti sessuali senza il consenso delle persone coinvolte), ma anche di fenomeni altrettanto gravi che osserviamo ma che ancora non hanno una definizione, come il ricatto che subiscono alcune persone omosessuali non visibili, intercettate su siti o app di incontri e poi minacciate di veder svelato pubblicamente il proprio orientamento sessuale. Non solo: orientamento sessuale e identità di genere sono due dei tratti identitari che si compongono con tutti gli altri nella definizione dell'identità pubblica di ciascun individuo: nella quotidianità sempre più spesso la discriminazione è doppia o addirittura multipla e la violenza segue di pari passo, con un vigore moltiplicato, del tutto opprimente. Perciò è con lo spirito di chi vuole intraprendere una battaglia seria contro questi fenomeni che aderiamo a questo percorso, tenendo però  l'occhio vigile e il pungolo costante ai lavori del Parlamento.", conclude Piazzoni. 



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VENTICINQUE ANNI FA MORIVA PIER VITTORIO TONDELLI, ARCIGAY: "NELLE SUE STORIE ABBIAMO INIZIATO A RICONOSCERE I NOSTRI AMORI" Fri, 16 Dec 2016 14:04:03 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415587.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415587.html Arcigay Arcigay
VENTICINQUE ANNI FA MORIVA PIER VITTORIO TONDELLI, ARCIGAY: "NELLE SUE STORIE ABBIAMO INIZIATO A RICONOSCERE I NOSTRI AMORI"
16 dicembre 2016 - Il 16 dicembre di venticinque anni fa moriva  Pier Vittorio Tondelli, celebrato autore della nostra letteratura ma soprattutto protagonista di una rivoluzione culturale che ha prodotto, in maniera significativa a partire dagli anni Ottanta, la visibilità delle vite e degli amori delle persone omosessuali. Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, sottolinea questo anniversario: "È importante, a venticinque anni di distanza dalla sua prematura scomparsa, riaprire il dibattito sull'importanza di Tondelli e delle sue opere. I racconti e i romanzi di Vichy, come lo chiamavano gli amici, hanno contribuito in maniera sostanziale a infrangere il velo che rendeva le persone lgbti, a quei tempi, invisibili rispetto alla cultura di massa. Non fu per Tondelli un'impresa facile: egli affrontò infatti già con Altri libertini, la sua prima raccolta, la censura del pensiero perbenista, che rigettava il racconto degli amori tra persone dello stesso sesso perché ritenuti "scandalosi". Non fu questo l'unico ostacolo che Tondelli incontrò sulla sua strada, anzi quell'episodio rappresentava solo un sintomo  della difficoltà che quel tipo di narrativa incontrava nel fare breccia nella cultura dominante. Tondelli, tuttavia, non fece mai un passo indietro, anzi si impegnò in un lavoro importante di perlustrazione e valorizzazione dei giovani talenti, scardinando meccanismi e creando i presupposti culturali per le conquiste che dopo quegli anni arrivarono o per le quali ancora ci battiamo. Perciò, ricordare oggi la scomparsa di Tondelli è necessario quanto la celebrazione di tutte le nostre battaglie, perché tra la vita di Tondelli e la rivoluzione che da  decenni tentiamo di praticare esiste una relazione strettissima. Anche la morte di Tondelli ci racconta un pezzo importante della nostra storia: la sua scomparsa è parte di quel prezzo salatissimo che la comunità lgbti ha pagato all'Aids. Il pudore rispetto alla sua malattia e il silenzio spesso in cui scelse di avvolgerla fino all'ultimo istante sono il racconto eloquente di uno stigma di cui non ci siamo ancora del tutto liberati e che infierì in quegli anni su tante persone omosessuali. Trascorsi venticinque anni da quel lutto, è necessario ripensare anche a quella videnda con uno sguardo nuovo,  che rinunci ai giudizi e si faccio carico delle responsabilità che ancora oggi pesano sulla società, cioè su ciascuno e ciascuna di noi. Accanto alle storie straordinarie di questo grande scrittore ricordiamo perciò anche la vergogna e la solitudine dei suoi ultimi giorni, perché siano ancora oggi lo stimolo per costruire un mondo migliore", conclude Piazzoni.

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FIABA Onlus_CS AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO PER L’ACCESSIBILITÀ: ANAIP FIRMA,,PROTOCOLLO CON FIAB A Fri, 16 Dec 2016 12:53:07 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415576.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415576.html FIABA ONLUS FIABA ONLUS AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO PER L’ACCESSIBILITÀ: ANAIP FIRMA

PROTOCOLLO CON FIABA

 

Anche gli amministratori di condominio devono diffondere la cultura dell’accessibilità. È quanto concordato tra il Presidente di FIABA Onlus Giuseppe Trieste, e Federica De Pasquale, la Responsabile Rapporti con le Associazioni ed Istituzioni di ANAIP (Associazione Nazionale Amministratori Immobiliari Professionisti). 

Durante il colloquio è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa fra le parti, per favorire la consapevolezza dei propri diritti da parte dell’utenza condominiale e diffondere la conoscenza della PdR/UNI 24:2016 “Abbattimento barriere architettoniche �“ Linee guida per la riprogettazione del costruito in ottica di universal design”. A tale scopo, verranno promossi momenti di confronto utili ad evidenziare necessità e criticità, giornate formative condivise rivolte ai condomini ed anche un tavolo nazionale che periodicamente presenti i dati relativi alle principali problematiche e controversie affrontate.

Parole d’ordine dell’ANAIP è innovare e sviluppare la cultura del condominio, formando professionalmente gli amministratori, permettendo loro di ottenere una preparazione approfondita, un’adeguata capacità gestionale, un comportamento manageriale ed una deontologia severa, anche tramite il rispetto del Regolamento Deontologico inserito nello Statuto associativo.




Cosa fa FIABA?

FIABA è un’organizzazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo quello di promuovere l’eliminazione di tutte le barriere fisiche, culturali, psicologiche e sensoriali per la diffusione della cultura delle pari opportunità a favore di un ambiente ad accessibilità e fruibilità totale secondo i concetti di “Design for all” e “Universal Design”. Ha promosso l’istituzione di “Cabine di Regia per la Total Quality” da diversi anni in tutta Italia: il Comune di Avezzano, Bellizzi, Caltagirone, Civitavecchia, Lariano, Palmi, Pescara, Ponza, Siracusa, Taranto, Viterbo, Porto Sant’Elpidio, Bollate e le Province di Pescara, Chieti, Salerno, Viterbo, Ragusa e Catania e da ultimo la Regione Abruzzo. Sono tavole rotonde di esperti e amministratori pubblici che garantiscono la massima performance dell’amministrazione nell’ambito delle barriere architettoniche: ricerca di fondi (europei, regionali e privati), comunicazione con i cittadini e le associazioni, cassa di risonanza per le richieste da anni inevase (PEBA non finanziati ecc.), coordinamento delle proposte sui temi dell’accessibilità e promozione delle linee guida dettate dalla Pdr/Uni.

 

 

 

UFFICIO STAMPA FIABA                                                                                           

Nicola Maria Stacchietti - Giornalista Professionista

Piazzale degli Archivi n. 41 - 00144 Roma                                                       

Tel 06 43400800  Cell. 329 2971994

Mail ufficiostampa@fiaba.org
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GOVERNO GENTILONI, ARCIGAY PLAUDE ALLA NOMINA DI FEDELI AL MIU "CI AUGURIAMO RINNOVATO IMPEGNO NEL CONTRASTO AL BULLISMO" Tue, 13 Dec 2016 15:31:17 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415137.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415137.html Arcigay Arcigay GOVERNO GENTILONI, ARCIGAY PLAUDE ALLA NOMINA DI FEDELI AL MIUR: "CI AUGURIAMO RINNOVATO IMPEGNO NEL CONTRASTO AL BULLISMO"
Bologna, 13 dicembre 2016 - "Il cambio di guida a Palazzo Chigi non deve fare uscire dall'agenda politica questioni prioritarie nel campo dei diritti civili e nel contrasto alle discriminazioni": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Confidiamo che le dichiarazioni del nuovo Presidente del Consiglio in merito ad un rinnovato impegno nel campo dei diritti siano direttamente riferibili alle tante questioni da affrontare in questo ambito, compreso quelle relative alle persone lgbti. I fronti aperti sono tanti, da un'efficace legge contro omofobia e transfobia, alla necessità di tutelare i figli delle famiglie omogenitoriali rimasti esclusi dalla legge sulle unioni civili, fino ad una riforma della legge sulle adozioni, che discrimina senza ragioni le persone omosessuali, escludendole all'origine dalla possibilità di accedere a questo istituto. Nell'immediato è prioritaria l'approvazione dei Decreti Legislativi definitivi che daranno piena attuazione alla legge sulle Unioni Civili, per i quali manca il passaggio finale in Consiglio dei Ministri, cosa che auspichiamo venga fatta nel più breve tempo possibile, così da sciogliere definitivamente i nodi sospesi, primi fra tutti quelli relativi alle coppie di nazionalità mista e a quelle sposate all'estero.Inoltre, accogliamo con favore la nomina di Valeria Fedeli a Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: confidiamo che questa novità porti un rinnovato impegno nelle azioni di contrasto al bullismo e alle discriminazioni nelle nostre scuole, una vera e propria emergenza che necessita di una visione sistematica e di lungo periodo.", conclude Piazzoni.

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Ufficio stampa Arcigay - Vincenzo Branà (348.6839779 - 338.1350946)

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Il Gran Galà del Pattinaggio per Telethon a Sant’Antimo, Special Guest Alessandro Amadesi Tue, 13 Dec 2016 15:25:13 +0100 http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415133.html http://comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/415133.html Msansoni Msansoni  

Al centro sportivo Sant'Antimo si bissa con Pattinare per la Vita

Dopo il successo della scorsa domenica al palazzetto del complesso sportivo, le Asd Rotellare e Gima, con la collaborazione dell’unione delle società Campane di pattinaggio artistico, saranno impegnate il prossimo sabato 17 dicembre nell'organizzazione del Gran Galà.

Saranno ben oltre 250 gli atleti provenienti da tutta la Campania che daranno vita ad esibizioni di gruppo sul parquet della cittadina partenopea per un nobile obiettivo; raccolta fondi e sostenere la solidarietà, infatti la gara non rientra nell’appuntamento consueto legato alle attività agonistiche.

La sensibilità già dimostrata in altre circostanze e la passione per questa disciplina faranno in modo di occupare tutti gli spalti del palazzetto per godere di un magnifico spettacolo. Tra questi è prevista una presenza d'eccezione, Il pluricampione del mondo di Pattinaggio Artistico Alessandro Amadesi che sarà l’ospite d’onore della giornata.

L'iniziativa rientra nelle attività di sostegno a Telethon e prevederà anche la presenza del direttore della Banca BNL, partener ufficiale delle attività della fondazione, filiale di Frattamaggiore.

Le attività termineranno con la premiazione di tutti i partecipanti e in particolar modo con i ringraziamenti alle società che hanno creduto e sostenuta l’iniziativa:

 

Alusia di San Vito, Emiserena di Marigliano, Go Skate di Avellino, Papillon Pattinaggio Artistico di , Pattinatori Orsa Maggiore di Monteruscello, Skate Papillon di San Giovanni a Teduccio, Skating Club di San Nicola La Strada, Skating Oplonti di Torre Annunziata, Team Capasso di Casal di Principe

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