Cannabis light demonizzata

30/set/2020 15:00:58 antoine Contatta l'autore

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La vicenda alla quale sto per accennare non accade in un paese del terzo mondo o in preda ad un regime, ma nella “provincia Italia”, ormai senza speranza alcuna di emancipazione dalla stoltezza politica e dalla conseguente miseria intellettuale, economica e sociale in cui versa. In questi giorni una ditta della bassa parmense che produceva prodotti a base di cannabis light ha chiuso i battenti e almeno tre persone, i due soci più il dipendente, hanno da un giorno all’altro perso il lavoro. Una decina di carabinieri sono piombati improvvisamente in ditta e hanno perquisito l’intera coltivazione… per accertamenti! Si pensi soltanto al costo dell’operazione, pagata naturalmente con i soldi del contribuente, per lo spostamento di tutti quegli agenti quando sarebbe bastata una sola persona mandata a prelevare qualche campione di prodotto da portare ad analizzare. Eppure, quella ditta operava alla luce del giorno e le analisi le aveva già compiute pagando un laboratorio di Milano. Eppure la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis light, ovvero depotenziata, è legale in Italia (legge 242 del 2016 e decreto del 2019). Allora, come mai succedono queste cose? Queste cose succedono perché in Italia il legislatore oltremodo politicizzato promulga leggi con il sedere, lasciando spesso e volentieri delle imprecisioni che rimangono quindi soggette ad interpretazioni. Questo è successo per quanto riguarda appunto il settore della produzione di canapa ad uso ludico e terapeutico[1].

Si legge per esempio in un articolo pubblicato il 27 Maggio scorso su Reppublica un passaggio che mostra in maniera non si può più esplicita come una parte della magistratura si rifà volutamente alla pur superata legge del 1990[2] :

“La Suprema Corte, inoltre, afferma che “rispetto all’oggetto materiale della condotta, non ha senso alcuno definire la sostanza come “light” alla luce della quantità di principio attivo in essa contenuto” e che “[…] la detenzione per la vendita, la messa in commercio e la vendita di cannabis (foglie, infiorescenza, olio, resina) sono tutte condotte alternativamente previste e sanzionate come reato dall’art. 73, commi 1 e 4, D.P.R. n. 309/90″ (spaccio di sostanze stupefacenti)”.

Nel caso della ditta qui in oggetto, come ripeto, una normale attività di controllo avrebbe potuto limitarsi al prelievo di campioni e alla loro successiva analisi in appositi laboratori. Ma così non è stato. Anzi, è probabile che tutto quel spiegamento di forze sia valso in primis ad alimentare il terrorismo mediatico nei confronti di una delle piante maggiormente demonizzata al mondo e la cui messa al bando negli Stati Uniti degli anni ‘30 era avvenuta per motivi essenzialmente razzisti e propagandistici, essendo stata allora definita “droga dei negri” e accusata da Harry J. Anslinger, direttore del Federal Bureau of Narcotics americano, di favorire il pacifismo e il comunismo. Esiste addirittura, sempre nella provincia Italia, l’“istigazione alla coltivazione”[3], reato che sembra uscire direttamente dai libri della Santa Inquisizione! Quando si parla di proibizione rispunta facilmente la coda della lucertola del Medioevo.

Risultato facilmente prevedibile: nessuna ditta produttrice di cannabis light, sempre più consapevole dei rischi derivanti da una situazione giuridica e politica tuttora non abbastanza chiara, vorrà più operare in Italia. La malavita organizzata ringrazia. D’ora in poi essa continuerà a fungere da riferimento per il mercato della cannabis, non solo della light e non proprio per finalità ludiche o terapeutiche…

Antoine Fratini

[1] Ad ulteriore illustrazione dell’incresciosa situazione qui denunciata vedi per esempio  https://www.dolcevitaonline.it/cannabis-legale-e-perquisizioni-storie-di-ordinaria-follia/

 

[2] https://parma.repubblica.it/cronaca/2020/05/27/news/cannabis_nuovo_blitz_della_finanza_a_parma_contro_la_vendita_di_prodotti_derivati-257722459/

 

[3] https://www.ilsole24ore.com/art/cannabis-scatta-reato-istigazione-coltivazione-se-i-semi-si-vendono-istruzioni-il-fai-te-ADujj3p

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