L'odio della Natura

01/set/2014 12:06:37 antoine Contatta l'autore

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Sulla vicenda della mamma orsa Daniza della quale tanto si è dibattuto in questi giorni, occorre capire che non riguarda soltanto la presenza di orsi nelle nostre montagne, ma anche e prima di tutto il rapporto tra Uomo e Natura che da parecchi decenni se non secoli ormai è andato degradandosi. Il filosofo Christian Godin, illustre prof. dell’Università di Clermont-Ferrant, parla nel suo ultimo libro di un vero e proprio odio dell’uomo nei confronti di tutto ciò che è natura (La haine de la nature, Champ Vallon 2012). Le mie personali ricerche incrociate in ambito psicoanalitico e antropologico hanno altresì evidenziato l’esistenza di un legame inconscio originario tra Psiche e Natura, nel senso della Natura che fa da tradizionale specchio e ricettacolo dell’anima (Antoine Fratini, Psiche e Natura, Zephyro 2012). Così, il comportamento distruttivo dell’uomo moderno nei confronti della Natura si spiega come “reazione paranoica allo specchio” verso tutto ciò che lo abita, dal di dentro come dal di fuori, e che non riesce a dominare. La questione orsi, lupi, cinghiali e di tutti quegli animali che siamo stati sin da piccoli abituati a catalogare come nocivi o utili, è quindi anche e in primis una profonda e importante questione psicologica della quale bisognerebbe parlare onde evitare l’ulteriore aggravarsi della dissociazione in atto tra Psiche e Natura nell’uomo. Una dissociazione le cui implicazioni a livello psicologico come ecologico sono talmente gravi e pericolose da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza del pianeta. L’homo economicus, per recuperare il contatto con la propria anima, ha bisogno della Natura e di tutti gli animali-simboli dell’inconscio, come appunto l’orso. Nei popoli indigeni, gli stessi animali erano e sono tuttora considerati come “doppi” dell’uomo, come vere e proprie forme esterne e autonome della loro anima. Per questo vengono spesso considerati sacri e il rapporto con essi risulta vitale. L’identificazione con gli animali totemici è infatti un mezzo attraverso cui il membro tribale rigenera le proprie energie psicofisiche e coltiva il rapporto con il proprio Sé. Anche oggi, presso i moderni possiamo trovare, a livello inconscio, comportamenti che mostrano la persistenza di questi antichi valori nei cittadini, come per esempio nella moda dei tatuaggi che raffigurano generalmente entità che rimandano al mondo animale o comunque naturale. http://psicoanimismo.bloog.it/

Antoine Fratini

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