Pensioni da sbloccare e detassare

25/giu/2014 17.20.38 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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L'autore: Virgilio Conti

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Ex capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento svolte da/o presso enti esterni per la Direzione di Manutenzione e Ingegneria di Alitalia. Già insegnante di impianti del velivolo in Ancifap (Centro di FCO) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso l'Università di Roma

Pensioni e politica 

Redditi da pensione da sbloccare e detassare

Evasione fiscale e spreco di denaro pubblico da combattere

 

Nell’Italia del 2014 ci sono le ormai famose pensioni e retribuzioni d’oro, più o meno meritate, gli stipendi spudoratamente gonfiati di certe caste, le rendite finanziarie illecite, i compensi plurimi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente, le entrate stratosferiche e immeritate di molti top manager e dirigenti, le parcelle in nero di taluni liberi professionisti, e poi, ancora, tanti allegri vitalizi e benefit dei nostri politici, le baby pensioni, le false pensioni di invalidità, le pensioni ai mafiosi…  

E poi ci sono le pensioni “versate”, ad esempio quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate versando i contributi per quarant’anni; alcune di queste pensioni “versate”, dignitose ma né disoneste né immorali, continuano ad essere considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati. Dette pensioni, bloccate e “congelate” qualche anno fa nella loro legittima ancorchè esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi (aprile 2014) pensioni di “ghiaccio” ed escluse da qualsiasi meccanismo di rivalutazione (indicizzazione).

Le pensioni “congelate”, pur essendo frutto di tanti anni di versamenti, sono destinate a “sciogliersi”, a ridursi sempre più sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto. Non basta, la voracità della macchina statale italiana è tale che i nostri tecnocrati sono sempre alla ricerca di soldi nelle più varie e fantasiose modalità che ben conosciamo: e allora la pensione resta “ghiacciata” ma tasse, sopratasse e balzelli nazionali e comunali sono sempre in ebollizione.

“Secondo alcuni studi esiste il rischio che il blocco della perequazione nei prossimi 15 anni determinerà un abbattimento del potere di acquisto delle pensioni del 40-50%, senza considerare che i pensionati già contribuiscono al fisco per un terzo delle entrate totali.”

Si chiede con forza e a gran voce al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alle Organizzazioni Sindacali, a tutti i rappresentanti politici se, come e quando l’impoverimento di tali pensioni cesserà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto, illegittimo e forse anticostituzionale.

“La Sezione lavoro del Tribunale di Palermo, presieduta dal Dott. Antonio Ardito, con ordinanza del 6 novembre 2013, ha sollevato in proposito la questione di legittimità costituzionale

… la mancata rivalutazione impedisce la conservazione nel tempo del valore della pensione, menomandone l’adeguatezza;

… la mancata rivalutazione viola il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione goduta durante l’attività lavorativa:

… la mancata rivalutazione, violando il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione e quello dell’adeguatezza della prestazione previdenziale, … causa un’irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati;

… la misura adottata si configura quale prestazione patrimoniale di natura sostanzialmente tributaria.”

Si chiede con forza e a gran voce a dette istituzioni di revocare una scelta scellerata eliminando questo sopruso, restituendo tutto il sottratto e ristabilendo lo status quo ante.

Virgilio Conti

 

 

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