Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

14/feb/2020 11:29:23 ANVGD Contatta l'autore

 

Trieste, 14 febbraio 2020

 

Il Giorno del Ricordo patrimonio storico di tutti gli italiani

 

Purtroppo registriamo il persistere nelle giornate a ridosso del 10 febbraio di iniziative dal carattere ambiguo se non addirittura giustificazionista, le quali cercano di ridimensionare quanto patito dalla comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale a partire dai provvedimenti legislativi asburgici per giungere all’annessione alla Jugoslavia nazionalcomunista di Tito passando per le stragi consumatesi nelle foibe, nelle marce forzate dei deportati, nei campi di concentramento titini e a Vergarolla.

Conforta, però, vedere che il Quirinale ha organizzato un Concerto del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha ribadito in una dichiarazione, apprezzatissima dalla diaspora adriatica, che avvenne una pulizia etnica a danno della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale e che non c’è spazio né per il negazionismo né per chi vuole giustificare le nostre tragedie come una reazione alle politiche slavofobe fasciste. Il 10 febbraio i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati hanno seguito assieme al Presidente del Consiglio la cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo nell’emiciclo di Palazzo Madama e nei loro discorsi hanno ribadito i concetti espressi dal Capo dello Stato.

E così anche sul territorio consigli comunali e regionali, istituzioni scolastiche ed associazioni culturali hanno coinvolto i ricercatori afferenti alle sigle della diaspora adriatica ed i testimoni ancora lucidi che hanno potuto testimoniare il clima di terrore che accompagnò l’instaurarsi della dittatura di Tito, lo sradicamento, l’esodo, i Centri Raccolta Profughi e le difficoltà riscontrate nel costruirsi una nuova esistenza. Mentre questo tipo di iniziative riscuote una crescente attenzione, l’obiettivo diventa sensibilizzare riguardo tali tematiche anche l’opinione pubblica delle regioni in cui le sofferenze del popolo giuliano-dalmata si consumarono.

L’atteggiamento ambiguo da parte di Fiume capitale europea della cultura 2020 nei confronti della sua matrice italiana e la reticenza delle istituzioni slovene e croate a voler riconoscere le stragi delle foibe avvenuti nei territori che oggi fanno parte dei loro Stati stridono con le riesumazioni degli italiani fucilati dai partigiani titini nel maggio 1945 e sepolti in fosse comuni a Castua e a Ossero, che è stato possibile effettuare in concordia con le autorità di Zagabria. Un significativo passo ufficiale verso il riconoscimento di quanto patito dall’italianità adriatica risiede in una auspicabile visita congiunta dei capi di Stato italiano, sloveno e croato al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza che possa avvenire contestualmente alla consegna dell’ex Balkan alla minoranza slovena, rinnovando così lo spirito del Concerto dei tre Presidenti.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
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