Carcere, volontari: Orlando ci incontri, non siamo tamponi emergenze

18/giu/2016 13:36:42 Spes - Ufficio Stampa Contatta l'autore

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Comunicato stampa

Carcere, volontari: Orlando ci incontri, non siamo tamponi emergenze
Appello della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia: serve cambio
cultura

“Vogliamo che ci sia un dialogo e un confronto, ma che ci sia davvero.
Al ministro chiediamo di incontrarci, non di essere usati solo quando
c’è da tamponare l’emergenza”. Questo l’appello lanciato da Ornella
Favero, presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia
(CNVG), al termine della IX Assemblea Nazionale dell’associazione, che
si è svolta ieri e oggi a Roma.

“Ha detto Dacia Maraini, durante i lavori dell’assemblea, che il
rapporto con l’altro è sempre uno scambio. Ecco, pensiamo che questo sia
fondamentale: capire che il rapporto con la persona detenuta, ma anche
con le istituzioni, è uno scambio”, afferma Favero. “Noi volontari
portiamo noi stessi e la nostra esperienza”, spiega. E lancia un
appello: “Il ministro ci ascolti, porti la sua esperienza e i suoi
dubbi”.
“Il carcere non è altro dalla società”, conclude Favero, “ecco perché è
importante l’impegno dei volontari per portare cultura ed esperienza
all’interno di un mondo che rischia di essere troppo spesso rimosso dai
nostri pensieri e relegato a mondo di scarto. La pena sensata è quella
che accompagna e non quella che esclude”.

“La società sta sempre più voltando le spalle al carcere. Con
l'annunciata dismissione dei carceri urbani, verranno allontanati dallo
guardo della comunità. Lontano dagli occhi lontano dall'attenzione”,
sottolinea a margine dell’assemblea il finalista del Premio Strega
Edoardo Albinati, scrittore e insegnante di Lettere in carcere,
attualmente favorito nella prestigiosa competizione letteraria.

“È sbagliato”, spiega l’autore di ‘La scuola cattolica’, “sia perché il
carcere cittadino esercitava un effetto di deterrenza, indicando agli
uomini liberi che dentro la città ci sono uomini reclusi, sia perché
così si allontana dalla vista l'idea del male, quindi lo si separa e lo
si annulla. Ancora, perché rende sempre più complicata la vita a chi, i
detenuti, va a visitarli. I parenti ad esempio”.
“È la prova”, conclude, “che la società ha più il problema di
allontanare le carceri dalla sensibilità comune che, invece, di renderne
più significativo lo scopo. Piuttosto di fare carceri più funzionali
alle necessità sociali, semplicemente li nasconde”.

All’evento sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni, garanti
dei diritti dei detenuti, sociologi, professori universitari, avvocati,
procuratori della repubblica, letterati e volontari, insieme a vittime e
familiari di detenuti.

Roma, 18 giugno 2016

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Ufficio stampa SPES
ufficiostampa@spes.lazio.it


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