Pensioni e politica: tagli alla rivalutazione, ma mai agli sprechi

11/mag/2016 16:37:48 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Pensioni e politica: tagli alla rivalutazione, ma mai agli sprechi

Le pensioni “congelate” sono destinate a “sciogliersi”, ma lo Stato dovrebbe accorpare enti, abolire gli inutili, avviare dismissioni e tagliare gli sprechi

Nell’Italia del 2014 ci sono le ormai famose pensioni e retribuzioni d’oro, più o meno meritate, gli stipendi spudoratamente gonfiati di certe caste, le rendite finanziarie illecite, i compensi plurimi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente, le entrate stratosferiche e immeritate di molti top manager e dirigenti, le parcelle in nero di taluni liberi professionisti, e poi, ancora, tanti allegri vitalizi e benefit dei nostri politici, le baby pensioni, le false pensioni di invalidità, le pensioni ai mafiosi…

E poi ci sono le pensioni “versate”, ad esempio quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate versando i contributi per quarant’anni; alcune di queste pensioni “versate”, dignitose ma né disoneste né immorali, continuano ad essere considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati. Dette pensioni, bloccate e “congelate” qualche anno fa nella loro legittima ancorchè esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi (aprile 2014) pensioni di “ghiaccio” ed escluse da qualsiasi meccanismo di rivalutazione (indicizzazione).

Le pensioni “congelate”, pur essendo frutto di tanti anni di versamenti, sono destinate a “sciogliersi”, a ridursi sempre più sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto. Non basta, la voracità della macchina statale italiana è tale che i nostri tecnocrati sono sempre alla ricerca di soldi nelle più varie e fantasiose modalità che ben conosciamo: e allora la pensione resta “ghiacciata” ma tasse, sopratasse e balzelli nazionali e comunali sono sempre in ebollizione.

Si chiede con forza e a gran voce al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alle Organizzazioni Sindacali, a tutti i rappresentanti politici se, come e quando l’impoverimento di tali pensioni cesserà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto, illegittimo e forse anticostituzionale.
Si chiede con forza e a gran voce a dette istituzioni di revocare una scelta scellerata eliminando questo sopruso, restituendo tutto il sottratto e ristabilendo lo status quo ante.

Questo scritto è pervaso da amarezza e rabbia sia per la vicenda in sé sia per la cornice di un’epoca caratterizzata da diffusa corruzione, disonestà di non pochi amministratori della cosa pubblica, truffe e frodi senza soluzione di continuità, grandi evasioni fiscali, in poche parole l’illegalità assurta a sistema.
Al di la poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni di “ghiaccio” è cosa moralmente giusta e legittima, il reintegro dell’indicizzazione andrebbe a vantaggio della ripresa economica; in più l’INPS e lo Stato tornerebbero ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini.

È vero però che la situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana richiedono misure di emergenza; e allora forza con questa benedetta, coraggiosa ed energica cura da cavallo (pardon spending review) che il commissario preposto alla stessa saprà suggerire al Governo.
Intanto, a proposito di economia e di commissario, ma ne serviva uno in più? Nell’Italia dei mille commissari (magari fossero solo 1000!) non bastava incaricare dei tagli e delle misure di contenimento dei costi i Signori Ministri e, per il tramite delle usuali linee di comando, tutti i dirigenti e capistruttura?

Forza allora:
- con l’eliminazione delle migliaia di commissari straordinari, governativi, fallimentari, ecc.
- con l’abolizione dei cosiddetti enti inutili
- con l’accorpamento di costosi doppioni: Camera e Senato, ACI e PRA, Agenzia delle entrate e Equitalia, forze dell’ordine, ENEA e CNR, sedi UE di Bruxelles e Strasburgo, ecc?
- con lo stop del finanziamento pubblico ai partiti, ai giornali, ai sindacati, ecc.
- perché poi non rivedere destinazioni d’uso e contratti di affitto di Palazzi e uffici pubblici?
- ed una riduzione di armamenti e missioni militari?
- è così difficile individuare le spese folli o solo eccessive (!) dei tanti Palazzi come Parlamento, Ministeri, Quirinale, Regioni, ecc.
- ed a quando una revisione degli organici della P.A. e della giungla retributiva di contorno?
- e l’eliminazione delle auto blu che fine ha fatto? È vero, Renzi ha messo in vendita cento auto blu! Ma il parco nazionale di auto di Stato, adibite a rappresentanza e servizio, non ammonta forse a 72000? (settantaduemila, sic!)
- ci sarebbero poi da recuperare quelle migliaia di opere abbandonate e mai ultimate, disseminate su tutto il territorio nazionale: sono dighe, strade, caserme, ospedali, aeroporti, scuole, carceri, ecc.
- e non risparmieremmo ottimizzando consumi energetici e servizi degli uffici pubblici?
- quante volte si è detto che rispettare l’ambiente fa risparmiare vite umane e quattrini? E non si è pure detto che non c’è lavoro per giovani e meno giovani? Forse basterebbe spostarlo, il lavoro, da dove abbonda senza produrre granché a dove diverrebbe seme e fonte di ricchezza e benessere: si pensi alle interminabili emergenze di dissesto idrogeologico, di acque avvelenate, di amianto disperso nell’aria, di terre inquinate da rifiuti tossici, di discariche pericolose, di aree industriali da recuperare, ecc. tutte da risanare con forza lavoro; si pensi pure agli interventi preventivi fatti di terre da rimboschire, di ambiente da bonificare e monitorare, di termovalorizzatori da costruire, ecc. anch’essi tutti da realizzare con forze lavoro da potenziare o porre in essere.
- e ancora, perché non abituare le varie amministrazioni al riuso, al recupero, al riciclo, alla riparazione, in alternativa alle costose e inquinanti rottamazioni?
- e ancora, ancora e ancora …tante possono essere le modalità di contenimento della spesa pubblica …facendo così, così e così …serve soltanto un po’ di buona volontà (politica).

Il primo taglio lo merita la pluricitata e abusata espressione: chiamiamola riscoperta del risparmio piuttosto che rivisitazione della spesa! Chissà che non appaia meno odiosa e non ci aiuti a scoprire nuove strade di economia e di gestione.
Insomma, non sembra difficile (!), al nostro Paese serve una nuova Politica, un cambiamento massiccio, valente e virtuoso; altro che cambio di passo. Ma basterà?

A ben pensarci infatti, se si vuole cambiare davvero rotta e trovare la strada per un degno avvenire, agli obiettivi di mero ordine economico ne andranno affiancati altri, quelli fondamentali, di grande civiltà, quelli di ricostruzione morale e sociale.
Fatte le indispensabili Riforme, la Politica italiana dovrà riprendere ad essere credibile e dovrà tornare ad essere di buon esempio; ma dovrà sfornare un grande piano pieno di progetti volti a difendere l’integrità del presente, finalizzati a sanare i danni del passato ed orientati a costruire un futuro diverso, nel quale non trovino posto i terreni avvelenati da rifiuti ospedalieri, i paesaggi sfigurati da “cattedrali nel deserto” e industrie criminali, i patrimoni culturali rovinati dall’incuria di amministratori corrotti, le aree metropolitane degradate da un tessuto sociale in via di disgregazione, i sistemi bancari ed economici contaminati da “prodotti finanziari infetti”.
Sarà questa la strada per riaffermare nella nostra società valori un po’ meno effimeri ed illusori degli attuali?
Chissà. Sembra difficile? Diciamo la verità, sembra impossibile!
Ma una gestione politica pulita e capace di seguire i tragitti della legalità potrebbe addirittura rivelarsi contagiosa, ma occorre far presto, molto presto e bisogna far bene, molto bene e serve che l’onestà diventi il nuovo stile.

 

Pubblicato da Virgilio Conti il 7 giugno 2014 alle 10:06 in Politica su:

http://www.leggioggi.it/2014/08/18/napoli/ 

                

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Virgilio Conti

L’autore Virgilio Conti

Consulente e pubblicista

già capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento presso enti esterni per Alitalia (Direzione di Manutenzione e Ingegneria)

già professore di impianti del velivolo in Ancifap (Centro di Fiumicino) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso ingegneria aeronautica (Università La Sapienza di Roma)

 

Redditi & pensioni d’oro e d’orrore

Il sano principio dei due pesi e due misure

 

È ormai certo e innegabile che le pensioni “d’oro”, quelle veramente tali, diciamo di trenta, novanta o duecentomila euro mensili lordi, non si possono proprio toccare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà) e il rimborso degli arretrati ai titolari.

Invece su quelle di due, tre o cinquemila euro mensili lordi nessun dubbio, quelle sì eccome se si possono toccare; pare proprio infatti che per queste ultime l’ente previdenziale statale sia stato legittimato al “tocco e ritocco”, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, aveva giudicato incostituzionali o inammissibili i compiuti prelievi sulle pensioni straricche, ed anche questo è un fatto certo e innegabile.

E così, per legge (sic!), giù le mani dalle pensioni d’oro ma non già da quelle basse le quali, non più tutelate e lungi dall’essere “premiate” dagli 80 euro di Renzi, divengono di fatto bottini da saccheggiare a piene mani.

Non basta, le contestate pensioni d’oro, immorali soprattutto se non legittimamente guadagnate, coesistono con i vergognosi compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e con i doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali; ma non dimentichiamo le indecenti entrate dei top manager che portano le aziende al fallimento e quelle, altrettanto scandalose, dei commissari straordinari preposti alle gestioni successive; poi ci sono gli odiosi onorari in nero di non pochi (è un eufemismo) disonesti liberi professionisti in camice, tuta o cravatta che non emettono fatture e scontrini fiscali, e mentre ogni giorno apprendiamo di nuovi evasori fiscali prosperano i fraudolenti vitalizi, le folli spese e gli inopportuni rimborsi di amministratori pubblici, proseguono le baby pensioni e quelle erogate a favore di titolari defunti, perseverano gli stipendi privilegiati dei dipendenti parlamentari, vegetano le false pensioni di invalidità e i veri sussidi ai falsi poveri, permangono le infamanti indennità di disoccupazione, assegni sociali e pensioni a favore di condannati per mafia, terrorismo, azioni eversive o stragi, e ancora e ancora

Poi ci sono le pensioni “versate” come quelle da reddito di lavoro dipendente, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di oneste pensioni, ieri versate ed oggi riscosse, che continuano ad essere prese di mira da un po’ tutti i Governi e che, con la complicità delle stesse organizzazioni sindacali, sono costantemente tassate e tartassate. Queste pensioni, qualche anno fa bloccate e “congelate” nel loro legittimo ancorchè esiguo adeguamento ISTAT al carovita, restano a tutt’oggi pensioni di “ghiaccio” ovvero prive dell’annuale indicizzazione; spettanze accumulate in tanti anni di versamenti (le pensioni versate sono retribuzioni differite), ma, in quanto non rivalutate nel tempo, ormai destinate a “sciogliersi”, ad assottigliarsi sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto.

Insomma, pensioni legittime decurtate illegittimamente mentre tasse, bollette e costo della vita sono sempre in crescita e quando vicende di frodi, di evasione fiscale, di corruzione et similia proliferano, spesso impunite, e ammorbano la nostra vita quotidiana.

E così oltre alle pensioni “d’oro” ci saranno pure le pensioni “d’orrore”. Sì orrore, perchè questa norma bloccapensioni, ritirata dalle pensioni “d’oro” (qui era denominata contributo di solidarietà) ma conservata, col nome di blocco della perequazione, sulle pensioni basse forse in virtù del semper sano principio “due pesi e due misure”, vìola palesemente la Costituzione nonché diverse sentenze e ordinanze della Corte costituzionale e perché se continuata, ad esempio per 15 anni, sostengono gli esperti, “taglierebbe” le pensioni medesime del 50%!

Perciò si interrompa subito questo orrore amministrativo reintegrando la periodica rivalutazione e rimborsando tutti gli importi fin qui trattenuti.

Il ripristino dello status quo ante  contribuirà alla ripresa economica generale e restituirà ai pensionati diritti e dignità, in più l’INPS e lo Stato torneranno ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini.

 


Questo articolo è anche un appello al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, agli Organi istituzionali dello Stato, ai Partiti e Movimenti politici, alle associazioni di tutela dei pensionati ed a quelle di difesa dei consumatori, ai giornalisti, ai pensionati fruitori di pensioni frutto di contributi versati durante la loro attività lavorativa, affinché si adoperino tutti per sanare quanto qui rappresentato, ed esercitino quanto in loro potere per rimuovere il blocco delle pensioni, discriminatorio e costituzionalmente illegittimo, deliberando il diritto al rimborso previdenziale automatico di quanto precedentemente trattenuto e/o non oggetto di indicizzazione sulle pensioni stesse.

 

Pubblicato da Virgilio Conti il 6 agosto 2014 in Welfare su: http://www.leggioggi.it

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Consulente e pubblicista

già capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento presso enti esterni per Alitalia (Direzione di Manutenzione e Ingegneria)

già professore di impianti del velivolo in Ancifap (Centro di Fiumicino) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso ingegneria aeronautica (Università La Sapienza di Roma)

 

 

 

Italia, agosto 2014

L’oro di Napoli

Le immeritate pensioni d’oro non si possono toccare, ma quelle da tre o cinquemila euro sì, eccome …

…nella speranza di scoprire “l’oro di Napoli”

Le legittime pensioni “versate”,  schiacciate tra immeritate pensioni d'oro, illeciti vitalizi, compensi immorali, rimborsi ad personam ed altre porcate retributive italiane

Tutti sanno ormai che le pensioni “d’oro”, dell’oro di Napoli, da 90mila euro lordi mensili o giù di lì, a quattro zeri per intenderci, non tutte frutto dei sacrosanti versamenti, non si possono proprio abbassare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà)  precedentemente applicata e il rimborso degli arretrati.

E tutti sanno che invece sulle pensioni da 3mila euro lordi mensili o giù di lì, a tre zeri per capirci,  non c’è in proposito nessun dubbio: sì eccome se si possono abbassare; succede che queste pensioni sono da anni oggetto, da parte del nostro ente previdenziale statale, di quel vizietto che Totò chiamava il tocco e ritocco, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, ha però giudicato incostituzionali e inammissibili gli analoghi prelievi sulle pensioni straricche.

E così, per legge (sic!), lo Stato italiano sfila le mani dalle tasche dei pensionati dell’oro di Napoli ma seguita ad infilarle in quelle dei pensionati del tocco e ritocco i quali, vittime sacrificali della peggior politica e della crisi economica e per di più esclusi dal bonus 80 euro di Renzi, a furia di tasse, prelievi e mancate rivalutazioni diventano sempre più poveri.

L’oro di Napoli, titolo del famoso film di Vittorio De Sica divenuto, nell’immaginario popolare, metafora di ricchezza e opulenza, è quello che trasuda dalle pensioni e dai vitalizi d’oro, immorali se non legittimamente guadagnati, è quello che trasuda dai compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e dai doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali (legge del governo D’Alema: N.267 del 2000); l’oro di Napoli è pure quello che trasuda dalle entrate dei top manager che portano le aziende alla bancarotta e dei commissari straordinari del post fallimento; l’oro di Napoli è quello che trasuda dagli incassi in nero di chi evade le tasse o fruisce illecitamente di servizi o sussidi; ed è anche quello che traspira dalle spese pazze e dai rimborsi e benefit fuori controllo della pubblica amministrazione; l’oro di Napoli è ancora quello delle pensioni baby, delle pensioni ai morti incassate dai vivi, delle scriteriato paghe dei commessi e stenografi della Camera, dei folli stipendi di certi assessori e consiglieri regionali, l’oro di Napoli è ancora quello delle false pensioni di invalidità e dei sussidi ai falsi poveri; ed è anche quello delle pensioni ai condannati per mafia e terrorismo; ed è poi quello … e ancora, ancora, ancora …

L’oro di Napoli, in buona sostanza, è quello di tutti gli sperperi, gli sprechi, gli intrallazzi, le ruberie e le altre porcate di una brutta Italia ed è quello, ce lo auguriamo, che gli addetti alla spending review sapranno (?) riconoscere, scovare e recuperare.

Il tocco e ritocco dicevamo, è quella pratica sempreverde tanto cara ai nostri governanti, esercitata sulle pensioni “versate” cioè quelle, tanto per fissare le idee, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di pensioni “dovute”, ieri versate ed oggi riscosse (retribuzioni differite), che vengono però sistematicamente tassate e tartassate.

Ricordiamo che alcuni anni fa le pensioni versate furono congelate bloccandone il meccanismo della rivalutazione (adeguamento ISTAT al costo della vita); sono anche definite pensioni di “ghiaccio”, destinate cioè a “sciogliersi” perdendo potere di acquisto.

Insomma, si tratta di pensioni taglieggiate mentre i titolari delle medesime sono travolti sia dal carosello Irpef, Iva, Imu, Tares, Tasi sia dalla girandola dei rincari di ogni genere; e tutto questo quando nel Paese sale l’allarme corruzione e proliferano i reati, spesso impuniti, di frode ed evasione fiscale.

Vogliamo però concludere con qualche speranza: la materia del blocco adeguamento pensioni (perequazione automatica) è stata portata all’esame della Corte costituzionale la quale dovrà esprimersi in autunno sulla illegittimità (o meno) di questo blocco della rivalutazione. Stante poi che quest’ultimo vìola palesemente la Costituzione, diverse sentenze e ordinanze della stessa Corte costituzionale oltreché il sempre infallibile buon senso, vogliamo augurarci che la Consulta decida secondo legge e coscienza, decretando, come per il contributo di solidarietà delle pensioni d’oro, l’interruzione immediata del blocco in corso, quindi la reintegrazione dell’indicizzazione e il rimborso delle trattenute fin qui effettuate.

L’auspicio è che il ripristino dello status quo ante riconsegni ai pensionati denaro, diritti e dignità, favorendo altresì la ripresa economica del Paese ed il riavvicinamento dei cittadini allo Stato.

 

Pubblicato da Virgilio Conti su

http://www.leggioggi.it/2014/08/18/napoli/ 

 

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Virgilio Conti

L’autore Virgilio Conti

Consulente e pubblicista

già capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento presso enti esterni per Alitalia (Direzione di Manutenzione e Ingegneria)

già professore di impianti del velivolo in Ancifap (Centro di Fiumicino) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso ingegneria aeronautica (Università La Sapienza di Roma)

 

 

Scongeliamo le pensioni
e tagliamo dove c’è da tagliare

Pubblicato il 04/04/2014 da Virgilio E. Conti su Avanti!

http://www.avantionline.it/blog/virgilio-e-conti/#.VCAjFldAWYM

Nell’Italia del 2014 ci sono le ormai famose pensioni e retribuzioni d’oro, più o meno meritate, gli stipendi spudoratamente gonfiati di certe caste, le rendite finanziarie illecite, i compensi plurimi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente, le entrate stratosferiche e immeritate di molti top manager e dirigenti, le parcelle in nero di taluni liberi professionisti, e poi, ancora, tanti allegri vitalizi e benefit dei nostri politici, le baby pensioni, le false pensioni di invalidità, le pensioni ai mafiosi …

E poi ci sono le pensioni “versate”, ad esempio quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate versando i contributi per quarant’anni; alcune di queste pensioni “versate”, dignitose ma né disoneste né immorali, continuano ad essere considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati. Dette pensioni, bloccate e “congelate” qualche anno fa nella loro legittima ancorché esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi (aprile 2014) pensioni di “ghiaccio” ed escluse da qualsiasi meccanismo di rivalutazione (indicizzazione).

Le pensioni “congelate”, pur essendo frutto di tanti anni di versamenti, sono destinate a “sciogliersi”, a ridursi sempre più sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto. Non basta, la voracità della macchina statale italiana è tale che i nostri tecnocrati sono sempre alla ricerca di soldi nelle più varie e fantasiose modalità che ben conosciamo: e allora la pensione resta “ghiacciata” ma tasse, sopratasse e balzelli nazionali e comunali sono sempre in ebollizione.

Si chiede con forza e a gran voce al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alle Organizzazioni Sindacali, a tutti i rappresentanti politici se, come e quando l’impoverimento di tali pensioni cesserà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto, illegittimo e forse anticostituzionale.

Si chiede con forza e a gran voce a dette istituzioni di revocare una scelta scellerata eliminando questo sopruso, restituendo tutto il sottratto e ristabilendo lo status quo ante.

Questo scritto è pervaso da amarezza e rabbia sia per la vicenda in sé sia per la cornice di un’epoca caratterizzata da diffusa corruzione, disonestà di non pochi amministratori della cosa pubblica, truffe e frodi senza soluzione di continuità, grandi evasioni fiscali, in poche parole l’illegalità assurta a sistema.

Al di là poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni di “ghiaccio” è cosa moralmente giusta e legittima, il reintegro dell’indicizzazione andrebbe a vantaggio della ripresa economica; in più l’INPS e lo Stato tornerebbero ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini.

È vero però che la situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana richiedono misure di emergenza; e allora forza con questa benedetta, coraggiosa ed energica cura da cavallo (pardon spending review ) che il Commissario preposto alla stessa saprà suggerire al Governo.

Intanto, a proposito di economia e di commissario, ma ne serviva uno in più? Nell’Italia dei mille commissari (magari fossero solo 1000!) non bastava incaricare dei tagli e delle misure di contenimento dei costi i Signori Ministri e, per il tramite delle usuali linee di comando, tutti i dirigenti e capistruttura?
Forza allora:
- con l’eliminazione delle migliaia di commissari straordinari, governativi, fallimentari, ecc.
- con l’abolizione dei cosiddetti enti inutili
- con l’accorpamento di costosi doppioni: Camera e Senato, ACI e PRA, agenzia delle entrate e equitalia, forze dell’ordine, ENEA e CNR, sedi UE di Bruxelles e Strasburgo, ecc?
- con lo stop del finanziamento pubblico ai partiti, ai giornali, ai sindacati, ecc.
- perché poi non rivedere destinazioni d’uso e contratti di affitto di Palazzi e uffici pubblici?
- ed una riduzione di armamenti e missioni militari?
- è così difficile individuare le spese folli o solo eccessive (!) dei tanti Palazzi come Parlamento, Ministeri, Quirinale, Regioni, ecc.
- ed a quando una revisione degli organici della P.A. e della giungla retributiva di contorno?
- e l’eliminazione delle auto blu che fine ha fatto? È vero, Renzi ha messo in vendita cento auto blu! Ma il parco nazionale di auto di Stato, adibite a rappresentanza e servizio, non ammonta forse a 72000? (settantaduemila, sic!)
- ci sarebbero poi da recuperare quelle migliaia di opere abbandonate e mai ultimate, disseminate su tutto il territorio nazionale: sono dighe, strade, caserme, ospedali, aeroporti, scuole, carceri, ecc.
- e non risparmieremmo ottimizzando consumi energetici e servizi degli uffici pubblici?
- quante volte si è detto che rispettare l’ambiente fa risparmiare vite umane e quattrini? E non si è pure detto che non c’è lavoro per giovani e meno giovani? Forse basterebbe spostarlo, il lavoro, da dove abbonda senza produrre granché a dove diverrebbe seme e fonte di ricchezza e benessere: si pensi alle interminabili emergenze di dissesto idrogeologico, di acque avvelenate, di amianto disperso nell’aria, di terre inquinate da rifiuti tossici, di discariche pericolose, di aree industriali da recuperare, ecc. tutte da risanare con forza lavoro; si pensi pure agli interventi preventivi fatti di terre da rimboschire, di ambiente da bonificare e monitorare, di termovalorizzatori da costruire, ecc. anch’essi tutti da realizzare con forze lavoro da potenziare o porre in essere.
- e ancora, perché non abituare le varie amministrazioni al riuso, al recupero, al riciclo, alla riparazione, in alternativa alle costose e inquinanti rottamazioni?
- e ancora, ancora e ancora …tante possono essere le modalità di contenimento della spesa pubblica …facendo così, così e così …serve soltanto un po’ di buona volontà (politica).
Il primo taglio lo merita la pluricitata e abusata espressione: chiamiamola riscoperta del risparmio piuttosto che rivisitazione della spesa! Chissà che non appaia meno odiosa e non ci aiuti a scoprire nuove strade di economia e di gestione.

Insomma, non sembra difficile (!), al nostro Paese serve una nuova Politica, un cambiamento massiccio, valente e virtuoso; altro che cambio di passo. Ma basterà?
A ben pensarci infatti, se si vuole cambiare davvero rotta e trovare la strada per un degno avvenire, agli obiettivi di mero ordine economico ne andranno affiancati altri, quelli fondamentali, di grande civiltà, quelli di ricostruzione morale e sociale.

Fatte le indispensabili Riforme, la Politica italiana dovrà riprendere ad essere credibile e dovrà tornare ad essere di buon esempio; ma dovrà sfornare un grande piano pieno di progetti volti a difendere l’integrità del presente, finalizzati a sanare i danni del passato ed orientati a costruire un futuro diverso, nel quale non trovino posto i terreni avvelenati da rifiuti ospedalieri, i paesaggi sfigurati da “cattedrali nel deserto” e industrie criminali, i patrimoni culturali rovinati dall’incuria di amministratori corrotti, le aree metropolitane degradate da un tessuto sociale in via di disgregazione, i sistemi bancari ed economici contaminati da “prodotti finanziari infetti”.

Sarà questa la strada per riaffermare nella nostra società valori un po’ meno effimeri ed illusori degli attuali?

Chissà. Sembra difficile? Diciamo la verità, sembra impossibile!
Ma una gestione politica pulita e capace di seguire i tragitti della legalità potrebbe addirittura rivelarsi contagiosa, ma occorre far presto, molto presto e bisogna far bene, molto bene e serve che l’onestà diventi il nuovo stile.

Virgilio E. Conti                  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensioni, dall’oro all’orrore

Tutti sanno che le pensioni d’oro, da 90mila euro lordi mensili o giù di lì, a quattro zeri per intenderci, e non sempre frutto dei sacrosanti versamenti, non si possono proprio abbassare: lo ha stabilito la Corte Costituzionale sospendendo e rimborsando la “supertassa”.

E tutti sanno che invece sulle pensioni da 3mila euro lordi mensili o giù di lì, a tre zeri per capirci, non vi è nessun dubbio al riguardo: si possono abbassare, eccome! Queste pensioni, da anni oggetto, da parte dello Stato, di continui ritocchi, al ribasso, si capisce, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come ricordato, ha però giudicato incostituzionali gli analoghi prelievi sulle pensioni straricche.

E così, per legge (sic!), lo Stato italiano toglie le mani dalle pensioni d’oro ma seguita a metterle su quelle medio-basse e con tutti i regolari versamenti di trenta o quarant’anni di lavoro; allora, in buona sostanza, pensioni che a furia di tasse, prelievi e mancate rivalutazioni diventano sempre più povere, trasformandosi in pensioni d’orrore.

                                            

Pensioni e vitalizi d’oro, immorali se non legittimamente guadagnati, fanno il paio con tutti gli sperperi, gli sprechi, gli intrallazzi, le ruberie e le altre porcate che rovinano e offendono l’Italia.

Pensioni dell’orrore, lo ripetiamo, stanno diventando quelle pensioni, legittime, maturate con i contributi di anni di lavoro; non si tratta di sussidi o regalie sociali ma di giusti redditi, ieri versati ed oggi riscossi, che vengono tassati e tartassati anche bloccandone, contra legem, la rivalutazione annuale.

Altro che ancora tagli all’orizzonte! A quando il reintegro dell’adeguamento ISTAT ed il rimborso degli arretrati?

Virgilio Conti              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trasmesso a Salvini, La Russa, Meloni, …

 

come ben sai il Governo italiano, solerte alcuni anni fa nel bloccare la perequazione automatica delle pensioni, è oggi sordo e indifferente alla reintroduzione della legittima rivalutazione di questi redditi, tanto che anche dopo varie sentenze favorevoli al suo ripristino si debba attendere il pronunciamento della Consulta. 

Ti sottopongo questo mio scritto sull’argomento e ti ringrazio anticipatamente per quanto vorrai o potrai fare. 

Buon lavoro e cordialità

Virgilio Conti                 

 

già capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento presso enti esterni per Alitalia, insegnante di impianti del velivolo in Ancifap (Ifap IRI) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso ingegneria aeronautica (Università La Sapienza di Roma) 

 

P.S. lo scrivente e la moglie hanno lavorato per circa quarant’anni e attualmente percepiscono una sola pensione: quella derivante dai versamenti effettuati del sottoscritto durante trentasette anni di lavoro in Alitalia; il coniuge, che ha pure sempre lavorato, non gode di alcuna pensione in quanto i dodici anni versati all’INPS da libera professionista sono stati di fatto a fondo perduto e non sono riconosciuti dall’istituto previdenziale italiano

 

Virgilio Conti

Via Abruzzo 2

67063 Oricola (AQ)

Tel. 0863992107

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Le pensioni d’oro non si possono proprio abbassare, ma quelle da 3mila euro lordi sì, eccome. 

Nella speranza di scoprire “l’oro di Napoli”

 

Le legittime pensioni “versate” schiacciate tra immeritate pensioni d'oro, illeciti vitalizi ad personam, compensi immorali ed altre porcate retributive italiane

 

Tutti sanno ormai che le pensioni “d’oro”, dell’oro di Napoli, da 90mila euro lordi mensili o giù di lì, a quattro zeri per intenderci, non proprio tutte frutto dei sacrosanti versamenti, non si possono proprio abbassare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà)  precedentemente applicata e il rimborso degli arretrati.

E tutti sanno che invece sulle pensioni da 3mila euro lordi mensili o giù di lì, a tre zeri per capirci,  non c’è in proposito nessun dubbio: sì eccome se si possono abbassare; succede che queste pensioni sono da anni oggetto, da parte del nostro ente previdenziale statale, di quel vizietto che Totò chiamava il tocco e ritocco, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, ha però giudicato incostituzionali e inammissibili gli analoghi prelievi sulle pensioni straricche.

E così, per legge (sic!), lo Stato italiano sfila le mani dalle tasche dei pensionati dell’oro di Napoli ma seguita ad infilarle in quelle dei pensionati del tocco e ritocco i quali, vittime sacrificali della peggior politica e della crisi economica e per di più esclusi dal bonus 80 euro di Renzi, a furia di tasse, prelievi e mancate rivalutazioni diventano sempre più poveri.

L’oro di Napoli, titolo del famoso film di Vittorio De Sica divenuto, nell’immaginario popolare, metafora di ricchezza e opulenza, è quello che trasuda dalle pensioni e dai vitalizi d’oro, immorali se non legittimamente guadagnati, è quello che trasuda dai compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e dai doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali (legge del governo D’Alema: N.267 del 2000); l’oro di Napoli è pure quello che trasuda dalle entrate dei top manager che portano le aziende alla bancarotta e dei commissari straordinari del post fallimento; l’oro di Napoli è quello che trasuda dagli incassi in nero di chi evade le tasse o fruisce illecitamente di servizi o sussidi; ed è anche quello che traspira dalle spese pazze e dai rimborsi e benefit fuori controllo della pubblica amministrazione; l’oro di Napoli è ancora quello delle pensioni baby, delle pensioni ai morti incassate dai vivi, delle scriteriato paghe dei commessi e stenografi della Camera, dei folli stipendi di certi assessori e consiglieri regionali, l’oro di Napoli è ancora quello delle false pensioni di invalidità e dei sussidi ai falsi poveri; ed è anche quello delle pensioni ai condannati per mafia e terrorismo; ed è poi quello … e ancora, ancora, ancora …

L’oro di Napoli, in buona sostanza, è quello di tutti gli sperperi, gli sprechi, gli intrallazzi, le ruberie e le altre porcate di una brutta Italia ed è quello, ce lo auguriamo, che gli addetti alla spending review sapranno (?) riconoscere, scovare e recuperare.

Il tocco e ritocco dicevamo, è quella pratica sempreverde tanto cara ai nostri governanti, esercitata sulle pensioni “versate” cioè quelle, tanto per fissare le idee, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di pensioni “dovute”, ieri versate ed oggi riscosse (retribuzioni differite), che vengono però sistematicamente tassate e tartassate.

Ricordiamo che alcuni anni fa le pensioni versate furono congelate bloccandone il meccanismo della rivalutazione (adeguamento ISTAT al costo della vita); sono anche definite pensioni di “ghiaccio”, destinate cioè a “sciogliersi” perdendo potere di acquisto.

Insomma, si tratta di pensioni taglieggiate mentre i titolari delle medesime sono travolti sia dal carosello Irpef, Iva, Imu, Tares, Tasi sia dalla girandola dei rincari di ogni genere; e tutto questo quando nel Paese sale l’allarme corruzione e proliferano i reati, spesso impuniti, di frode ed evasione fiscale.

Vogliamo però concludere con qualche speranza: la materia del blocco adeguamento pensioni (perequazione automatica) è stata portata all’esame della Corte costituzionale la quale dovrà esprimersi in primavera (marzo 2015) sulla sua illegittimità o meno. Stante poi che il blocco della rivalutazione vìola palesemente la Costituzione (lo stabiliscono diverse sentenze e ordinanze della stessa Corte costituzionale oltreché il sempre infallibile buon senso), vogliamo augurarci che la Consulta decida secondo legge e coscienza, decretando, come per il contributo di solidarietà delle pensioni d’oro, l’interruzione immediata del blocco in corso, quindi la reintegrazione dell’indicizzazione e il rimborso delle trattenute fin qui effettuate.  

Vogliamo poi aggiungere che, secondo alcuni economisti, se questa pratica scellerata venisse continuata, poniamo ad esempio per altri dieci anni, essa determinerebbe un taglio di circa il 50% (!), in termini di potere di acquisto, delle pensioni medesime.

L’auspicio è che il ripristino dello status quo ante riconsegni ai pensionati denaro, diritti e dignità, favorendo altresì la ripresa economica del Paese ed il riavvicinamento dei cittadini allo Stato.

Virgilio Conti

 

 

 

 

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