CHERATOSI ATTINICA: MURATORI, CONTADINI E PESCATORI I PIÙ A RISCHIO

07/ott/2016 14.31.41 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Roma, 7 ottobre 2016 – I lavoratori all’aperto, i cosiddetti “outdoor workers”, come muratori, contadini, pescatori e marinai sono i più a rischio. Ma anche chi per passione trascorre molto tempo al sole come velisti, maestri di tennis, golfisti, sciatori e surfisti. L’esposizione continua e senza protezione ai raggi UV è il principale fattore di rischio della cheratosi attinica, che si presenta sulla pelle con una macchia rossa ricoperta da squame, soprattutto sul viso, sul dorso delle mani e sulle braccia. Si stima che in Italia circa 400mila persone siano colpite da questa malattia, la maggior parte proprio per motivi professionali. “In Paesi come la Germania i lavoratori a rischio hanno assicurazioni idonee a tutelare i danni da esposizione cronica al sole - spiega Giuseppe Monfrecola, Professore ordinario di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli -. In Italia non è così. Sarebbe opportuno valutare la possibilità di emanare norme che individuino e tutelino categorie professionali a rischio attinico. La legge oggi in vigore sulla sicurezza sul lavoro fa riferimento ai danni causati dalle radiazioni elettromagnetiche ionizzanti (raggi X) o non ionizzanti (ultravioletto e luce visibile), ma includendo solo le sorgenti artificiali. Invece il principale fattore di rischio è costituito proprio dall’esposizione cronica alle radiazioni solari”. Alle principali malattie della pelle è dedicato il convegno “Derm in Mind 2016” che si svolgerà il 10 e 11 ottobre a Roma con la partecipazione di 250 esperti. “La cheratosi attinica è considerata una forma iniziale di carcinoma squamocellulare della pelle, quindi una diagnosi e un trattamento precoce possono prevenire l’evoluzione in un tumore invasivo che può crescere localmente invadendo i tessuti circostanti e, in alcuni casi, metastatizzare -afferma Maria Concetta Fargnoli, Professore associato di Dermatologia all’Università degli Studi dell’Aquila - Uno studio recente ha dimostrato che le cheratosi attiniche di grado I possono evolvere in una forma invasiva di carcinoma squamocellulare più frequentemente rispetto a quelle di grado II e III, caratterizzate da una maggiore atipia istologica, quindi è molto importante trattare anche le lesioni precoci. Sono disponibili oggi molti trattamenti che garantiscono un ottimo risultato terapeutico e cosmetico”. Le principali regole di prevenzione sono rappresentate dalla protezione delle zone esposte con creme solari e con vestiti. Le probabilità di sviluppare la malattia dipendono sia dalle condizioni ambientali che genetiche. “L’intensità e la quantità di raggi solari assorbiti svolgono un ruolo importante – continua il prof. Monfrecola -. Ma influiscono anche condizioni genetiche, ad esempio le persone con pelle chiara, capelli rossi ed efelidi sono più a rischio, così come gli individui immunodepressi per diverse ragioni”. “I tassi di prevalenza della cheratosi attinica riportati in Italia così come negli altri Paesi sono estremamente eterogeni e sicuramente sottostimati – conclude la prof.ssa Fargnoli -. La variabilità dei dati evidenziati negli studi clinici è legata alle diverse modalità con cui sono raccolti in riferimento alla selezione del campione, alla conta delle cheratosi attiniche e ai differenti fattori di rischio della popolazione in studio, quali il colore della pelle e l’intensità di esposizione alle radiazioni ultraviolette. Il problema principale è la mancata registrazione delle cheratosi attiniche nei registri tumori sia in Italia che all’estero. Abbiamo recentemente effettuato una raccolta retrospettiva di dati sulla frequenza della malattia in pazienti ambulatoriali di età superiore (o uguale) a 30 anni in un periodo di 3 mesi consecutivi (dicembre 2014 - febbraio 2015) che hanno avuto accesso agli Ambulatori di Dermatologia Generale di 24 centri di Dermatologia italiani. Le cheratosi attiniche sono state diagnosticate nel 27% dei pazienti, prevalentemente di sesso maschile ed età maggiore di 60 anni, localizzate alla regione testa/collo nell’80% delle persone e nel 55% dei casi erano presenti in numero inferiore a 5”.

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