MALAGROTTA: arrestati Manlio Cerroni e Raniero De Filippis - Michele Civita ne era forse subordinato ?

09/gen/2014 12:32:35 luca pagni Contatta l'autore

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Manlio Cerroni e Raniero De Filippis ARRESTATI STANOTTE…

Michele Civita ne era forse subordinato ?

Roma - Presso la sede dell'Assessorato ai Rifiuti della REGIONE LAZIO, in via del Giorgione 129 a Roma, è in corso la Conferenza dei Servizi che è stata richiesta per rinnovare l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) al vecchioo invaso (denominato VAIRA) nella discarica di Cupinoro tra Cerveteri e Bracciano, dove conferiscono rifiuti 25 Comuni del Laio.

Contro l’allargamento della discarica di serviziodi Cupinoro, in cui conferiscono 25 comuni laziali, sono stati presentati almeno 3 ricorsi al TAR contro la V.I.A. già rilasciata dalla Regione Lazio, ed il Sindaco del Comune di Bracciano GIULIANO SALA, ha dichiarato sul locale periodico mensile gratuito L’AGONE (Aut. Trib. Roma n. 243 del 08/06/1994):

“Mi sembra un atto contraddittorio e schizofrenico…
 visto che nell’area della cava VAIRA autorizzata dalla Regione Lazio andrà rifiuto trattato”.

Vorremmo sapere dove e da chi verrà trattato il rifiuto conferito.
..

 La Conferenza dei Servizi si tiene nonostante gli arresti eccellenti della notte.

I militari del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) coordinati dal Capitano Pietro Rajola Pescarini e diretti dal Colonnello Sergio De Caprio, anche noto come “Capitan Ultimo” che nel 1993 catturò Totò Riina, hanno proceduto a disporre il sequestro di beni mobili e immobili per 18 milioni di euro, a seguito di una serie di arresti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa.

Gli stessi carabinieri del N.O.E. sono stati da me informati della conferenza dei servizi in corso.

Sono in tutto 21, tra arrestati e indagati, i soggetti coinvolti nell'inchiesta della procura di Roma sul traffico di rifiuti. Tra questi anche l'ex governatore della regione Lazio, Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d'ufficio e falso.

Sette le persone fino ad ora arrestate dai carabinieri del Noe di Roma:

Manlio Cerroni (proprietario 86enne della discarica di Malagrotta che è la più grande d’Europa), Bruno Landi (ex presidente della Regione Lazio), Raniero De Filippis (dirigente della Regione Lazio presso la DIREZIONE REGIONALE INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E POLITICHE ABITATIVE), Luca Fegatelli (fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia), Pino Sicignano ( direttore della discarica di Roncigliano ad Albano Laziale),  Francesco Rando (amministratore di Pontina Ambiente, società del gruppo Co.La.Ri.), Piero Giovi (imprenditore).


 Già nel 1999 il P.M. Gianfranco Amendola era intervenuto sulla discarica-monstre della Capitale, che dal 1988 al 1999 sarebbe risultata non in regola con i permessi e rischiava da un giorno all'altro la chiusura per decisione del magistrato, con effetti catastrofici dal punto di vista sanitario e ambientale sulla città e il suo hinterland.

Dal 1 ottobre 2013 i cancelli di Malagrotta sono rimasti chiusi ed il prefetto-commissario Goffredo Sottile ne ha disposto "in via immediata e urgente l'utilizzo fino al 31 dicembre 2013 dello spazio di conferimento disponibile presso la discarica di Bracciano, località Cupinoro, nel limite della volumetria massima di 20.000 tonnellate per lo smaltimento dei rifiuti urbani trattati provenienti dai comuni di Roma Capitale, Fiumicino, Ciampino e Stato Città del Vaticano".

Il Sindaco di Roma Ignazio Marino potrebbe ora chiedere al Ministro Andrea Orlando la proroga dei poteri straordinari del Prefetto Sottile, adducendo il bisogno di una piccola discarica di servizio che sollevi temporaneamente Roma dall’emergenza rifiuti.

Essendo Roma la città capitale dell’Italia,
il “suo” problema rifiuti dovrebbe forse essere trattato a livello nazionale ed europeo.


 Il portavoce regionale del M5S Devid Porrello dichiara che "Abbiamo fatto nomi e cognomi durante il Consiglio straordinario sui rifiuti, abbiamo presentato atti dove esponevamo e denunciavamo quanto era sotto gli occhi di tutti, ma che mai nessuno forse aveva il coraggio di dire e scrivere. Oggi cominciamo a vedere che qualcosa si muove. Noi andremo avanti con le nostre battaglie perchè ancora c'è molto da chiarire!"

Intanto la REGIONE LAZIO pare che non abbia ad oggi ancora risposto ad una interrogazione del M5S datata 24/06/2013 e rivolta al Presidente della Giunta Regionale Cons. Nicola Zingaretti ed all'assessore alle Politiche del Territorio, della Mobilità e dei Rifiuti Michele Civita AFFINCHE' RIFERISCANO IN AULA sul contenuto delle intercettazioni tra Michele Civita e Manlio Cerroni risalenti al 2011 e pubblicate dal settimanale l'Espresso in data 22/06/2013.

In quella data uscì una nota congiunta del vicepresidente del Consiglio Regionale Francesco Storace e del capogruppo de La Destra Fabrizio Santori, che annunciavano la presentazione di un’interrogazione per fare ampia luce sulla vicenda:



“Siamo in una delle fasi più delicate nella definizione delle politiche dei rifiuti nel Lazio e quanto riportato sui dialoghi intercorsi tra l’Assessore Michele Civita e l’Avvocato Manlio Cerroni, registrati nel corso delle intercettazioni del Noe dei Carabinieri, è a dir poco sconcertante e butta più di un’ombra di dubbio sulla trasparenza dell'operato dell’assessore regionale ai rifiuti. Per questo, al fine di rasserenare il clima di confronto tra la Regione e gli altri interlocutori coinvolti, invitiamo Civita a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni. Dimissioni che riteniamo oltre che necessarie anche doverose, così come appare indispensabile che il Presidente Zingaretti venga a riferire in aula su questa vicenda dai risvolti assai poco chiari”.

Secondo il consigliere regionale DEVID PORRELLO del M5S, dal testo delle intercettazioni oltre a profilarsi ipotesi di tentativi di reato nei confronti della pubblica amministrazione,  emerge un rapporto di subordinazione dell'allora assessore Michele Civita nei confronti del Cerroni; che se il contenuto delle intercettazioni pubblicate fosse confermato lo stesso Michele Civita risulterebbe inidoneo  allo  svolgimento  dell'incarico conferito,  oltre che per motivi etici e morali, soprattutto per una evidente incapacità a tutelare gli interessi pubblici derivante da una palesata posizione di soggezione nei confronti di imprenditori, oltretutto in un settore di particolare importanza in materia di interesse e salute pubblica. In caso di conferma del contenuto delle intercettazioni si dovrebbe procedere a immediata revoca delle deleghe conferite a Civita o dimissioni dello stesso.

Secondo il consigliere regionale Davide Barillari, a seguito delle avvenute itercettazioni telefoniche di CIVITA e CERRONI sui rifiuti del Lazio…“Una cosa buona di oggi è che abbiamo affiancato Civita, assessore ai rifiuti (che ancora non ha risposto alla nostra interrogazione urgente sulle sue intercettazioni con cerroni) per chiedergli di malagrotta, falcognana e cupinoro. La domanda è stata: ma dove sta andando la spazzatura di Roma? Nessuno ne sa più nulla soprattutto i cittadini che vivono vicino alle discariche definite "piccole e sostenibili". La risposta è stata: tutta fuori regione tranne che quella che va nei tmb di malagrotta. Peccato che durante il lungo consiglio straordinario sui rifiuti ci aveva detto tutt'altro. Stanno come sempre mischiando le carte.”

Sempre il consigliere regionale Davide Barillari:

"Avevamo avvertito Zingaretti: le nostre interrogazioni urgenti su Cerroni, su De Filippis e su Fegatelli erano state completamente ignorate e ad oggi sono ancora in attesa di risposta dopo molte settimane. Addirittura quella sulle intercettazioni Civita-Cerroni era stata dichiarata da Leodori "inammissibile". Ecco le conseguenze, tutti arrestati. Da oggi continueranno ancora a boicottare il MoVimento 5 Stelle alla Regione Lazio ???? Noi intanto festeggiamo e andremo avanti a trovare altre responsabilità per il degrado morale, politico ed economico della nostra regione. Tanti altri faranno compagnia prossimamente a quelli arrestati oggi. Noi non ci fermiamo !!!
"

 

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ECCO IL COMUNICATO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

In data odierna, militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal G.I.P. Massimo BATTISTINI nell’ambito del P.P. 7449/2008 R.G.N.R., procedimento in cui convergono diversi filoni di indagine sviluppati dai militari dei N.O.E. e dalla Sezione Operativa Centrale dal 2008 sino ad oggi, ed a cui ha collaborato anche la Procura della Repubblica di Velletri.

In particolare, sono state eseguite 7 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, per i reati di associazione per delinquere (416 c.p.), traffico di rifiuti (260 D. lgs. 152/2006), frode in pubbliche forniture (356 c.p.), truffa in danno di enti pubblici (640 c.p.), falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici (479 c.p.) nei confronti di: CERRONI Manlio, noto imprenditore del settore dei rifiuti, RANDO Francesco, ingegnere, amministratore unico di molte imprese riconducibili a CERRONI e storico collaboratore dello stesso, GIOVI Piero, socio di molte imprese riconducibili a CERRONI e storico collaboratore dello stesso, LANDI Bruno, organizzatore dell’associazione e stretto collaboratore di CERRONI nonché “cerniera” fra il gruppo CERRONI e le strutture politico-amministrative della Regione Lazio, SICIGNANO Giuseppe, preposto all’impianto TMB e supervisore delle attività operative condotte del Gruppo CERRONI ad Albano Laziale presso la PONTINA AMBIENTE, FEGATELLI Luca, già Capo Dipartimento della Regione Lazio, e DE FILIPPIS Raniero, già responsabile del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.

Nella stessa operazione di Polizia sono state eseguite 22 perquisizioni locali presso i domicili e gli uffici dei soggetti indagati nonché presso le sedi delle diverse imprese del gruppo CERRONI, nonché numerose perquisizioni personali e locali a carico di altri indagati.

Inoltre, gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che sviluppa i profili patrimoniali degli indagati, stanno procedendo al sequestro, per equivalente, della somma complessiva di euro 18.890.923,33 in danno delle società E.GIOVI srl (gestore della discarica di Malagrotta) e Pontina Ambiente srl (gestore della discarica di Albano Laziale), provento dei reati di traffico di rifiuti.

L’ordinanza coercitiva ricostruisce in dettaglio, qualificandoli come “i fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività” l’esistenza, a far data almeno dal 2008, di una stabile struttura organizzativa “informale” sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Manlio CERRONI (dagli stessi sodali chiamato con l’appellativo di “Supremo”) avente un indeterminato programma criminoso e un assetto variabile secondo le attività svolte, le vicende della vita o i cambiamenti all’interno dell’apparato politico-amministrativo. Accanto alla presenza di un nocciolo duro costituito dalla stesse persone vi è la presenza di altri soggetti che si associano con riferimento a vicende specifiche. Subito sotto il Cerroni, nella piramide organizzativa, si trovava il LANDI quale organizzatore, in grado di condizionare l’attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio (a partire dalla Regione sino all’ARPA) al fine di consentire al gruppo imprenditoriale riconducibile al suddetto CERRONI di realizzare e mantenere un sostanziale monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali ottimali.

L’esistenza e il funzionamento di tale sodalizio criminale costituito da soggetti privati (Cerroni, Landi, Rando, Giovi, Sicignano), pubblici funzionari (il deceduto Arcangelo Spagnoli, Luca Fegatelli, Raniero De Filippis) e politici (tra cui il deceduto Mario Di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield e Giovannetti Romano, quest’ultimo segretario particolare dell’ex assessore Pietro di Paolantonio) è stata nel tempo monitorata e ricostruita grazie all’utilizzo massiccio di intercettazioni telefoniche, all’assunzione di sommarie informazioni testimoniali, a corpose acquisizioni documentali, ad accurate consulenze tecniche.

L’indagine si è di fatto dipanata lungo quattro direttrici principali, quattro rivoli scaturenti dall’unica sorgente, costituita dal nocciolo duro dell’organizzazione criminale dianzi descritta:

1) Gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale
La tariffa che viene corrisposta al gestore di un impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti è composta di varie parti, una delle quali è costituita dal costo di termovalorizzazione del CDR, rifiuto speciale derivante dal trattamento della c.d. “frazione secca” dei rifiuti. Per quanto concerne l’impianto gestito in Albano Laziale dalla Pontina Ambiente, società riconducibile al Cerroni, la ricostruzione operata circa la gestione del CDR negli anni oggetto di indagine, ha permesso di accertare che le percentuali di CDR effettivamente avviato a valorizzazione non si avvicinavano agli standard prestazionali di progetto (43%), alle soglie indicate nel piano regionale di gestione dei rifiuti (35%), alla soglia di produttività del 29% sopra indicata o alla soglia minima del 25% indicata nel decreto commissariale n. 15/2005 come “tasso di recupero minimo”. Ed infatti, la percentuale di C.D.R. effettivamente avviata al recupero energetico (presso l’impianto di termovalorizzazione di Colleferro), si attestava attorno al 15%, mentre la restante parte veniva avviata in discarica come scarto di lavorazione. Tale parte, tuttavia, era pagata al gestore come se fosse stata avviata a termovalorizzazione, così realizzandosi un ingiusto profitto per l’impresa, profitto derivante dalla differenza tra l’importo tariffario percepito (per il trattamento dei rifiuti) e quanto effettivamente speso, e stimato in circa 11 milioni di euro dal 2006 al 2012.
In tal modo, inoltre, si provocava anche il prematuro superamento delle volumetrie disponibili in discarica. Anche la struttura amministrativa Regionale (sotto la regia del Fegatelli), che ometteva di procedere alla revisione della tariffa “a consuntivo” in base alle quantità effettivamente avviate alla termovalorizzazione, si rendeva partecipe di tale meccanismo.

2) Il termovalorizzatore di Albano Laziale
Il Commissario Straordinario per l’emergenza Rifiuti della Regione Lazio, e in seguito la stessa Regione per il tramite del suo Presidente, mettevano il Consorzio CO.E.MA. (unione tra PONTINA AMBIENTE, dunque riconducibile a CERRONI, ed ECOMED, composta da AMA e ACEA) nelle condizioni di costruire un impianto di termovalorizzazione su un terreno della PONTINA AMBIENTE, adiacente alla discarica e all’impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, nonché di usufruire, nell’ambito della gestione di tale impianto, dei contributi pubblici denominati “CIP 6” (contributi erogati ad aziende produttrici di energia da fonti energetiche rinnovabili o assimilate).

In tale vicenda, che secondo l’ordinanza deve ritenersi emblematica, più di ogni altra, di come la pubblica funzione possa essere sviata per favorire interessi diversi da quelli pubblici, infedeli funzionari pubblici (con sistematica violazione di disposizioni di legge indicate nelle singole ipotesi e dei doveri d’ufficio) e soggetti politici di livello regionale hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di un percorso finalizzato ad agevolare gli interessi di alcuni soggetti imprenditoriali ben definiti e, in particolare, di Manlio CERRONI. La finalità perseguita dal CERRONI era quella di creare una contiguità spaziale con il TMB della Pontina Ambiente, di ridurre così le spese di gestione stante la vicinanza delle strutture (con l’ulteriore effetto di poter mantenere una tariffa di accesso all’impianto di TMB contenuta rispetto a eventuali concorrenti) e, soprattutto, di realizzare l’opera attraverso incentivi pubblici ovvero con i contributi CIP6.
Già la “localizzazione” dell’impianto avveniva in presenza di fattori escludenti e con palesi falsi documentali: ed infatti nell’area era già operante un impianto di termovalorizzazione (a Colleferro), non appartenente a CERRONI, tanto che il Piano Gestione Rifiuti regionale del 2002 prevedeva per tale tipo di impianto la collocazione in una diversa area geografica (ovvero nell’area Fiumicino-Ciampino e non nell’area dei Colli Albani).

Inoltre, il progetto aveva incontrato un ostacolo insuperabile nella valutazione di impatto ambientale negativa espressa dalla competente direzione regionale, decisione che sarà ribaltata a seguito di un lungo iter amministrativo frutto di un concerto criminoso (che l’ordinanza definisce costituisce una “colossale montatura”) tra i proponenti (Cerroni e Presutti, che addirittura in alcuni casi dettavano i contenuti degli emanandi atti pubblici, in un caso addirittura protocollato ancor prima di essere redatto nella sua forma definitiva), lo Spagnoli Arcangelo, già responsabile unico del procedimento in seno al commissario delegato, il Fegatelli, il De Filippis, Giovanna Bargagna (dirigente regionale), Mario di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield, e financo l’allora presidente della Regione, Marrazzo, che firmava un’ordinanza commissariale addirittura dopo la decadenza dell’ufficio emergenziale.

Il funzionario che aveva firmato il provvedimento contrario agli interessi del Cerroni veniva quindi destinato ad altro ufficio.

3) La realizzazione di un invaso per un discarica in località Monti dell’Ortaccio
Il gruppo CERRONI realizzava, in località Monti dell’Ortaccio, l’invaso di una futura discarica (circa 3 milioni di metri cubi), ponendo così in essere una incisiva trasformazione urbanistica, smaltendo poi le rocce e terre da scavo (da qualificarsi come rifiuti) all’interno della discarica di Malagrotta, simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti. Questa operazione ha generato un profitto per le casse della E. GIOVI (impresa riconducibile al gruppo CERRONI) stimato in non meno di 8 milioni di euro.

Inoltre, gli scavi venivano condotti al punto di abbassare la quota di fondo di scavo della cava Monti del Lumacaro (area adiacente a Monti dell’Ortaccio, parimenti oggetto di richiesta di autorizzazione per la discarica) al di sotto dei limiti consentiti, determinando così la illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, appartenente al demanio idrico, e la creazione di un laghetto artificiale. Addirittura, nella richiesta di autorizzazione per la realizzazione della discarica, il CO.LA.RI. (consorzio laziale rifiuti, riconducibile al Cerroni), il proponente operava una alterazione delle fotografie allegate alla richiesta, cancellando l’esistenza del laghetto al fine di non far risaltare il danno idrogeologico cagionato.

4) Le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti ed alle ordinanze regionali
sullo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno
Infatti, CERRONI ed il suo storico collaboratore LANDI, con la complicità di funzionari della Pubblica Amministrazione, ponevano in essere una serie di condotte illecite volte ad impedire alla società RIDA AMBIENTE S.R.L., concorrente di CERRONI, di entrare sul mercato.
In particolare, l’Amministrazione ometteva per lungo tempo di determinare la tariffa definitiva in ingresso dei rifiuti per l’impianto di RIDA AMBIENTE, cosa che impediva alla predetta di contrattare con le amministrazioni pubbliche locali l’eventuale accettazione di R.S.U. nei suoi impianti.

In tal modo, veniva intenzionalmente procurato alle società PONTINA AMBIENTE e ECOAMBIENTE un ingiusto profitto patrimoniale consistente nella possibilità di gestire senza concorrenti i rifiuti provenienti dai comuni della zona.

Oltre a ciò, la Pubblica Amministrazione rallentava di proposito l’iter di attribuzione della tariffa definitiva della RIDA, nonché l’approvazione di varianti sostanziali in grado di aumentare notevolmente la quantità di rifiuti trattati, procedendo nel contempo ad autorizzare, in violazione alla normativa nazionale e comunitaria, lo smaltimento del c.d. “tal quale” in discarica, al fine di consentire la prosecuzione del conferimento dei rifiuti solidi urbani dell’area pontina a società del gruppo CERRONI (nell’area pontina infatti una delle due discariche esistenti, la Ecoambiente, non è in possesso di impianto di trattamento dei rifiuti). La strategia criminale era portata avanti, sotto la regia occulta del Landi e del Cerroni, dal De Filippis con l’ausilio del Giovannetti. Ed è soprattutto in tale vicenda che l’ordinanza ricostruisce il ruolo egemone di Luca FEGATELLI all’interno della Regione Lazio e l’esistenza di un consolidato sistema favorevole alle imprese del CERRONI, al punto da determinare l’allontanamento del funzionario che aveva “osato” determinare la tariffa in favore della RIDA Ambiente, così minando il monopolio del Cerroni (Landi parla, preoccupato, di un “rigagnolo che rischia di diventare un torrente”)

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