GIUSTIZIA CAOS AL TRIBUNALE di TRAPANI

23/dic/2014 20:35:39 MOVIMENTO CITTADINI INDIFESI Contatta l'autore

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AL TRIBUNALE di TRAPANI 

 premiato chi  agisce contro la legge     

 Interessi PRIVATI in ATTI D’UFFICIO  se il GIUDICE, decide in VELOCITA',  ma SENZA EQUITA'    

per la: RACCOLTA PUNTI PRO – CARRIERA!

 

        GIUSTIZIA UN TANTO AL KILO! 

        E’ assai grave che a seguito di un’attività giudiziaria illecita ( dolo e raggiri), un cittadino venga privato in maniera violenta e clandestina di tutto ciò che è suo, senza che a suo carico esista un debito od una qualsiasi ingiunzione e che la Giustizia attivata, con gli opportuni ricorsi, dopo aver procurato con velocità i danni, di colpo rallenti per ripararli.

         LETTERA APERTA AL SIGNOR PRESIDENTE DEL TRINUNALE DI TRAPANI –

Preg.mo

Signor Presidente del Tribunale di Trapani

Le scrivo a nome dell’M.C.I. - Movimento Cittadini Indifesi, il cui Blog Ufficiale, aiuto sicuro blog, in poco tempo, può annoverare più di 3.000 visitatori.

La presente lettera aperta, è indirizzata ad Ella, nella sua qualità di Presidente, non avendo mai avuto onore della Sua personale conoscenza.

Il Movimento ha riscontrato sentenze ed ordinanze emesse senza un vero esame dei fatti in contestazione, ed emesse con velocità solo per la raccolta punti pro carriera.

Lo scrivente, dal 1984, attraverso ordinanze e sentenze emesse un “tanto al Kilo”, ha subito danni incalcolabili, dal Tribunale che Ella ora presiede, attraverso il sequestro cauzionale dello stabilimento, per una pretesa rivelatisi in sentenza inesistente, e promossa da soggetto incapiente al quale è stata richiesta cauzione di 250 milioni di lire, solo in corso di causa, somma naturalmente ne versata, ne prodotta cauzione.

Ovviamente, i disastrosi  danni, , sono rimasti senza risarcimento, per l’incapienza del soggetto che aveva richiesto il provvedimento d’urgenza, incautamente concesso dal Suo collega di allora, secondo Giustiziaun tanto al Kilo.

Tuttavia, non Le scrivo per le macroscopiche “incongruenze”, che hanno riguardato fatti relativi alla mia persona, anche se da essi si può desumere che è premiato chi  agisce contro la legge, chi compie in nome della legge atti illeciti, oltre a chi agisce in frode alla legge.

Al contrario Esimio Presidente, sono ignorate le istanze di chi agendo nella legge, ne invoca l’applicazione.

Forse, Ella dirà, che tali affermazioni sono immotivate, gli aderenti del Movimento Cittadini Indifesi, però, sono di opposto parere, perché ogni giorno costretti a subire loro malgrado ingiustizie, vere e proprie aggressioni, che ricadono sui cittadini indifesi, parte debole nei confronti dello  Stato e dei Gestori di servizi all’utenza.

Ma veniamo al tribunale da Ella presieduto.

Per non annoiarla, con i tanti episodi che potrei esporre, ma che sarò disponibile ad illustrarLe, in occasione di un incontro che, con la presente lettera, formalmente chiedo sin da adesso.

Ecco un episodio: la storia ha inizio con una richiesta di divisione giudiziale, tra il marito in regime di fallimento e la moglie.

Tale procedimento, è stato promosso dalla curatela fallimentare, nel 2002, che a tale scopo ha nominato un legale.

Pochi mesi dopo, la stessa curatela ha provveduto a dare incarico allo stesso legale, alfine di spiegare intervento nel procedimento esecutivo per la vendita degli stessi immobili, facenti parte della predetta divisione giudiziale.

Il legale della curatela, a seguito dell’intervento spiegato, nel 2003, por essendo creditore solo del 50%, ha chiesto ed ottenuto dal G.E., la fissazione dell’asta giudiziaria per la vendita per l’intero degli immobili, per i quali lo stesso “ avvocato” aveva chiesto al G.I. la divisione giudiziale nel 2002.

Uno di questi immobili, in tale asta è stato aggiudicato, per l’intero.

Su istanza della moglie, invocante  la nullità della vendita già effettuata, poiché la procedura esecutiva a suo carico era in regime di sospensione, per effetto di provvedimento. inaudita altera parte del G.E..

Pochi giorni dopo il G.E. revocava l’aggiudicazione dell’appartamento, perché intervenuta mentre era in corso la sospensione dell’esecuzione.

In merito alla divisione giudiziale, che ha avuto inizio nel 2002, le udienze  si sono svolte, senza che la moglie del fallito fosse stata mai convocata, fino al 2011.

Nove anni di udienze, senza convocare la proprietaria al 50% dei beni in divisione.

Contra legem facit nisi qui velit che tradotto per i non latinisti recita: Nessuno agisce contro la legge se non vuole.

Pensi, Signor Presidente, come è bello e comodo, esercitare la Giustizia senza la controparte resistente, eppure una volta si usava dire: “ Actus trium persona rum”.

La controparte moglie, finalmente convocata, si è costituita nel 2012 ed ha subito eccepito, l’impossibilità di aderire al progetto di divisione predisposto, stante la omessa valutazione di un seminterrato di 75 mq, in uno degli immobili che, per giunta, doveva essere compensato da chi, avesse scelto, l’altro immobile.

Proposta del G.I. della divisione giudiziale alla moglie:“scelga l’immobile sottovalutato”.

La risposta: “sia rifatta la perizia, poi potrò effettuerò, nel rispetto dei miei diritti, la scelta”.

Risposta del G.I.: “ sia messo in vendita l’immobile senza contestazioni”.

Occorre ricordare, che l’immobile, posto in vendita, era lo stesso immobile oggetto della vendita già revocata, e già oggetto di donazione, dai genitori ai figli, oggi usucapenti.

Bandita l’asta giudiziaria, i possessori usucapenti, hanno  constatato un falso nella pubblicità relativa,inerente lo stato di possesso dell’appartamento posto in vendita.

 Per tale motivo i possessori usucapenti , hanno avvisato  il Professionista Delegato alla vendita, in merito alla loro qualifica di possessori ultraventennali dell’immobile, utile ai fini dell’acquisto già intervenuto per usucapione e che per tale motivo avevano già promosso apposito giudizio dichiarativo.

Naturalmente, i possessori usucapenti, hanno invitato il professionista delegato, a sospendere l’asta o quanto meno a dare notizia del possesso e del procedimento dichiarativo dell’intervenuta usucapione, nella pubblicità, così come previsto dalla legge.

Il Professionista Delegato, non ha risposto, non ha indicato lo stato di possesso nella pubblicità e non ha sospeso l’asta giudiziaria.

L’asta è andata deserta  e senza modificare nulla è stata riproposta a nuova data.

I possessori usucapenti, hanno nuovamente inviato diffida legale al Professionista, avvisandolo che: “ tacere sullo stato di possesso dell’immobile in vendita giudiziaria, costituisce reato di falsa pubblicità in asta giudiziaria”.

L’asta senza incanto, si è conclusa con l’aggiudicazione ad un prezzo inferiore del 50% rispetto a quello del progetto di divisione e con un rilancio inferiore al 20%.

Nemo censetur ignorare legem cioè: “ nessuno può ritenersi di poter ignorare la legge, “ eppure in questo caso “ raccontato”, la legge è stata ripetutamente ignorata, anzi umiliata    ed amministrata un tanto al Kilo.

Violazioni della legge o azioni “contra legem”,proseguendo nel racconto, ne scopriremo ancora di più raccapriccianti.

Infatti, nonostante i possessori avessero avanzato ricorso, per chiedere la nullità dell’asta dell’immobile messo in vendita dal G.I. della divisione giudiziale, per falso in pubblicità giudiziaria, lo stesso ha emesso il decreto di trasferimento alfine di velocizzare il procedimento così da acquistare punti – carriera.

Cioè, in presenza di ricorso inerente la validità dell’asta, il G.E., ha emesso decreto di trasferimento e rilascio, omettendo tra l’altro di valutare che l’offerta contenuta nella busta determinava lo svilimento del prezzo, anche per  il mancato rilancio del 20%.

Esiste è vero, Signor Presidente, l’obbligo di non emettere il decreto di trasferimento in presenza di ricorso e senza prima avere valutato la congruità del prezzo, ma abbiamo visto che la legge la si può benissimo ignorare e tirare dritto.

A seguito del decreto di trasferimento, l’aggiudicatario a prezzo “ stracciato” dell’appartamento, ricevuto l’atto in forma esecutiva, invece di attendere le decisioni del G.I. in merito al rilascio, ha giocato subito “ sporco “.

In modo truffaldino, l’aggiudicatario, ha intimato il rilascio al fallito, pur a conoscenza del suo stato di non detentore dell’appartamento, occupato invece da possessori usucapenti, aventi perciò, titolo opponibile agli attori del procedimento di divisione.

Egregio Signor Presidente, la moglie dell’aggiudicatario, ne ha il patrocinio, nella sua qualità di avvocato.

Come è a Lei noto, è vietato al legale di essere compartecipe degli affari del cliente assistito, perché un tale “connubio” risulta censurabile ai sensi dell’art. 23  comma 3 del nuovo Codice deontologico forense, ed ancora di più alla luce dell’ Art. 4  comma 1 dello stesso codice.

Il soggetto non detentore dell'immobile, diffidava ed intimava all’aggiudicatario, la revoca del precetto di rilascio, a lui intimato, perché soggetto non “detentore” dell’immobile.

 

L’aggiudicatario  attraverso tale dolo processuale, ha ottenuto di rendere esecutivo il decreto di rilascio, per impossibilità giuridica di opposizione, cioè ha agito in perfetta malafede processuale.

Dolo facit qui petit quod redditurus est, cioè Agisce con malizia chi domanda ciò che dovrà restituire.

E’ anomalo il precetto di rilascio intimato dall’aggiudicatario, perché oggi, rientra nella competenza del G.E. delibare l'eseguibilità del rilascio e disporlo tramite il Custode Giudiziario.

In altri termini, rientra nei doveri del custode immettersi nel possesso materiale dell’immobile, fermo restando, chel’eventualità di accedervi forzosamente, deve essere valutata con riferimento alla situazione di occupazione dello stesso, e sarà concretamente esperibile solo quando la detenzione del bene sia assolutamente sine titulo.

 Signor Presidente,  nella procedura che sto “raccontando”, da anni era stato nominato un custode giudiziario, che però non ha avuto conoscenza delle aste programmate dal Professionista delegato.

Che caos, Signor Presidente: “in presenza del giudizio di divisione, nessuno si preoccupa di stoppare il processo esecutivo, come richiesto dalla legge in maniera non equivoca !”

Come se ciò non bastasse, in presenza di ricorso, per la nullità dell’asta, il Giudice, ha emesso ugualmente il decreto di trasferimento e rilascio.

In questo clima, l’aggiudicatario, nella più indisturbata illegalità, ha deciso di chiedere all’UNEP, il cambio della serratura dell’appartamento nella momentanea assenza dei possessori di atti a loro carico ed in totale assenza di intimazione per il rilascio a loro carico.

I proprietari non esecutati, sono rimasti fuori casa, senza ricambi di vestiti, con attrezzature musicali indispensabili, per la conclusione di un importante accordo di lavoro, con derrate alimentari in sicuro deperimento.

Il sottoscritto pone alcune domande, nella speranza di avere risposte ed in particolare:

Con quale specifica autorizzazione, l’aggiudicatario ha  cambiato la serratura, dell’appartamento in possesso di soggetti estranei al rocedimento di liquidazione forzata, ed agli effetti di legge proprietari non esecutati dell'immobile venduto ?

Quanti accessi ha eseguito l’Ufficiale  Giudiziario, prima di cambiare la serratura ?

Con quale autorizzazione ha ottenuto il cambio delle serrature degli accessi condominiali, con ciò impedendo ai possessori usucapenti di ritirare la posta dalla apposita cassetta?.

Perché, non sono state accolte le giuste richieste dei possessori avanzate nei confronti del Professionista delegato?

Perché il G.I. in presenza di ricorso, ha comunque emesso decreto di trasferimento e di rilascio, poi utilizzato illecitamente dall’aggiudicatario?

Non è tenuto il G.E. a valutare prima dell’emissione del decreto di trasferimento e rilascio, tutte le situazioni di fatto e possessorie dell’immobile, anche ai fini di non gravare di spese inutili, il procedimento, nel dovuto rispetto della legge?

Perché è stato ignorato totalmente, in occasione dell’asta e del rilascio, il Custode Giudiziario ?

Perché il G.I., non ha annullato l’asta per svilimento del prezzo, ed anche per l’omesso rilancio del 20% ?

Perché è stata omessa la situazione di possessodell’appartamento nella pubblicità dell’asta ?

Perché il G.I. oppure il Professionista delegato, non hanno denunciato il perito dopo essere venuti a conoscenza che il certificato APE, è palesemente falso, in quanto emesso in totale assenza di accesso, per le misurazioni strumentali indispensabili alla corretta certificazione ?

Perché, è stato allegato al decreto di trasferimento un certificato APE palesemente falso?

Perché incaricare lo stesso tecnico, che nello stesso procedimento, aveva dimostrato di essere incapace ( per essere benevoli ) ?

Chi ha liquidato le spettanze ad un tale tecnico ?

Chi ha consentito all’aggiudicatario di agire illegalmente a cambiare la serratura dell’appartamento?

Si può preferire, la stabilità della vendita, al rispetto della legge?

Un Giudice o un Professionista delegato nella loro funzione di Pubblico ufficiale, possono non dare risposte, positive o negative, alle istanze motivate inoltrate con A/R, inerenti funzioni liquidative, di loro competenza?

E’ possibile ignorare l’esigenza di garantire il pacifico godimento delle cose, assicurando rilevanza giuridica alla relazione che si crea tra soggetto e bene oggetto del possesso, tanto è vero che l’ordinamento riconosce una rilevante serie di effetti giuridici a tale relazione, compresi quelli inerenti l’usucapione – possesso vale titolo?

Può un Ufficiale Giudiziario, eseguire il cambio della chiave di un appartamento, a seguito di precetto di rilascio, ordinato nei confronti di soggetto passivo non legittimato, invece che contro gli effettivi possessori e mai esecutati ?

A che pro liquidare le proprietà di un fallimento in comproprietà con un soggetto in bonis, ad un prezzo svilito, forse a pro dell’acquirente avvoltoio?

L’auspicio è che finalmente, almeno in questo martoriato processo di divisione, e della successiva fase di liquidazione, all’arbitrio ed alla violenza subentri la Giustizia con la G. maiuscola.

Egregio Presidente, ho raccontato la storia di un procedimento di divisione giudiziale, una fattispecie assai comune nei Tribunali Italiani, eppure è venuto fuori uno spaccato a dir poco allucinante, nessun atto legittimo è riscontrabile.

Tra gli atti illeciti riscontrati extra processuali: minacce al proprietario di un apparecchio fax, pedinamenti, appostamenti, scatti fotografici, ed accessi ad opera di persone falsamente qualificatisi come ufficiali giudiziari, nei confronti del fallito e dei soggetti possessori dell’appartamento de quo.

Signor Presidente, smetta per un attimo i panni di Presidente e si metta in quelli dei soggetti che hanno dovuto subire un tale modo di esercitare giustizia.

Esimio Signor Presidente, purtroppo ho motivo di ritenere che dall’esame di altre pratiche, nascerebbero molti, troppi perché.

Allora Signor Presidente, ad Ella pongo un solo perché: “un cittadino onesto può mai meritare una tale giustizia?

La Giustizia ha il compito di assicurare la pace tra i consociati, contro la violenza privata”: garantendo unarapida difesa del possesso, alfine di evitare, che coloro che ritengano di essere titolari di un diritto reale sulla cosa (e pertanto ritengano abusivo il possesso altrui) “si facciano giustizia da sé”,

Signor Presidente faccia qualcosa, nell’interesse dei Cittadini indifesi, verifichi se ciò che succede nel Suo Tribunale è frutto di sola imperizia o di qualcosa d’altro e provveda urgentemente, con i mezzi che l’Ordinamento Giudiziario, mette a Sua disposizione.

Alla data del 22/12/2014, l’appartamento rimane nella disponibilità dell’illegittimo aggiudicatario dell’asta viziata di nullità per falsa pubblicità   ( è in pendenza il procedimento per la dichiarazione di nullità); mentre i possessori, proprietari dell’appartamento a titolo originario, sono ancora privati illecitamente, con dolo, con falsità, con artificio, con violenza e nella clandestinità nell’azione spoliante.

 

E’ assai grave che a seguito di un’attività giudiziaria illecita ( dolo e raggiri), un cittadino venga privato in maniera violenta e clandestina di tutto ciò che è suo, senza che a suo carico esista un debito od una qualsiasi ingiunzione e che la Giustizia attivata, con gli opportuni ricorsi, dopo aver procurato con velocità i danni, di colpo rallenti per ripararli.

In attesa di essere ricevuto nel Suo Ufficio, porgo un ringraziamento per l’attenzione che vorrà dare alla presente e porgo distinti ossequi

andrea di giovanni            lì 23/11/2014

 

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