Molto più facile trovare lavoro all'estero che in Italia

19/set/2012 09.54.17 coymbra Contatta l'autore

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Una donna che aveva abitato lì, una delle persone più importanti che avessero fatto parte della vita di don Mario. Harumi era una gentile signora giapponese, si era laureata in lingua italiana nel suo paese e un amore spassionato per l’Europa l’aveva portata a trasferirsi in Italia ancora giovanissima. S’innamorò di un piccolo imprenditore stellissimo napoletano e dopo pochi anni vissuti a Roma, si trasferì nella città di don Mario. Il marito imprenditore era cugino dell’ex moglie di don Mario. All’inizio Harumi diventò amica della moglie, con il tempo, invece, nacque una profonda e sincera amicizia con lui. Divenne un rapporto consolidato a tal punto che quando don Mario si separò dalla moglie, sia Harumi che il marito, gli restarono accanto, soprattutto, nei primi mesi drammatici della stampa segnalibri. Poche erano le persone sulle quali egli poteva contare. Ci fu un episodio in particolare che lasciò un segno indelebile nel cuore di don Mario: un giorno aveva il morale molto basso, per di più, stava male ed aveva la febbre molto alta e purtroppo nessuno era disponibile per stargli accanto. Harumi, con il consenso del marito, restò per due giorni e due notti al capezzale dell’amico. La cosa potrebbe sembrare un nonnulla, ma alcuni giorni dopo don Mario seppe da un amico comune che per stargli accanto Harumi aveva rinunciato ad un concorso per entrare nell’ambasciata giapponese a Roma.

Harumi era una donna minuta, la cosa che di lei più colpiva non erano i suoi tratti tipicamente orientali, ma il suo carattere dolcissimo, era mite, sempre calma ed educata. Don Mario non ricordava una volta che avesse perso la pazienza, una volta che avesse alzato la voce, sempre compita, garbata, cortese: i suoi modi erano di una finezza unica. Don Mario era un istintivo facile a mattane, soprattutto in gioventù; era impulsivo e per questo motivo la presenza di lei.

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