Storia della penna a sfera

08/dic/2017 12.57.37 evan79 Contatta l'autore

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La penna a sfera, conosciuta comunemente come “biro”, è stata una delle invenzioni dell’età contemporanea che ha rivoluzionato profondamente il modo di praticare la scrittura, conquistando rapidamente una diffusione planetaria. Soprattutto nel periodo a cavallo tra l’Ottocento e i primi del Novecento, con l’avvento dell’industrializzazione del lavoro, furono presentati numerosissimi brevetti per facilitare la stesura dei testi scritti, in seguito al boom di scambi commerciali e all’intensificarsi delle relazioni sociali. Era, infatti, l’unico metodo di comunicazione delle masse che poteva colmare le distanze tra persone lontane fisicamente: guardando con gli occhi del presente, in cui ci si potrebbe aspettare persino l’invenzione del teletrasporto, proviamo quasi tenerezza a pensare quanta pazienza e dedizione dovevano avere i nostri antenati nel momento in cui scrivevano le proprie lettere con la loro disagevole penna d’oca, coltivando per mesi la speranza che i messaggi potessero giungere integralmente ai propri cari.

Con l’avvento della penna a sfera, si compie un vero e proprio passo in avanti nella scrittura a mano, rendendo meno difficoltoso il processo di trascrizione dei testi e velocizzandone i tempi. Comodità, maggiore precisione e limitazione degli errori furono conquiste fondamentali della biro che ne attribuirono il brillante successo nella stragrande maggioranza del pubblico fino ai giorni nostri.

La penna a sfera, nella sua definizione generale del termine è “uno strumento che rilascia inchiostro da un serbatoio interno attraverso l'azione di rotolamento di una sfera metallica a contatto con la carta. La sfera, di diametro variabile, è solitamente costruita in ottone, acciaio o carburo di tungsteno”. La progenitrice della biro moderna pare che risalga al lontano 30 ottobre del 1888 in America, con un brevetto assegnato ad un conciatore chiamato John J. Loud, che da tempo cercava un accessorio che potesse avere la capacità di scrivere su tessuti particolari come la pelle dei suoi manufatti. L’idea fu quella di inserire una sfera d'acciaio all’estremità di un tubo riempito di inchiostro, posizionata in modo che non potesse cadere né scivolare all’interno della cannuccia. Malgrado l’efficacia sui prodotti in pelle, questo strumento non era efficace per scrivere su carta a causa della punta troppo grossa, tanto che l’idea non ebbe un seguito nell’industria del mercato.

La vera e propria svolta nella storia della penna a sfera,si ebbe all'inizio del XX secolo, quando László Bíró, editore di un giornale ungherese, sfruttando il precedente prototipo della cartuccia con pallina, ricercò il metodo giusto per realizzare una penna che potesse asciugare in tempi rapidi, senza lasciare macchie e antiestetiche sbavature. Il giornalista ebbe l’intuito di capire che l'inchiostro utilizzato nella stampa di giornali corrispondeva a questo tipo di esigenza: si trattava di trovare il meccanismo giusto per permettere ad un inchiostro così denso di fluire dalla punta di un pennino normale. Insieme al fratello chimico György, iniziò a sperimentare un modello di penna a sfera con inchiostro ad alta viscosità, presentendo il primo progetto funzionante dapprima alla Fiera Internazionale di Budapest nel 1931, poi in Francia e in seguito Inghilterra il 15 giugno 1938, trasferendosi nel 1941 in Argentina, dove formarono la Bírós Pen of Argentina.

La stampa,intanto, acclamava con successo l’invenzione dei fratelli Biro perché le nuove penne a sfera erano garantite per scrivere due anni consecutivamente senza ricarica.

Tra nuovi miglioramenti nello forma e nella struttura, la penna a sfera conobbe negli anni nuovi impulsi commerciali, per iniziativa di Parker Pen, BIC®, Waterman Pens e Sheaffer, piazzandosi come lo strumentato più diffuso al mondo, ma anche nei settori più di nicchia, grazie alla preziosità e allo stile ricercato di molti modelli in commercio.

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