I SUPER TUSCAN: SUPER VINI DELLA TOSCANA

È una piccola rivoluzione tutta interna al mondo del vino italiano quella che, fra gli anni '70 e gli anni '90, dà origine al fenomeno dei Super Tuscan.

Persone Giacomo Tachis, Bernardino Sani
Luoghi Bolgheri, Alpi, Italia, Firenze, Piemonte, Veneto, Toscana, Francia, Siena, Montalcino, Montepulciano, Fonte
Argomenti enologia, economia, industria

13/ott/2015 17:13:04 Scuderia Italia Press Contatta l'autore

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E’ una piccola rivoluzione tutta interna al mondo del vino italiano quella che, fra gli anni ’70 e gli anni ’90, dà origine al fenomeno dei Super Tuscan.

Bernardino Sani è amministratore delegato di Argiano, cantina plurisecolare di Montalcino che produce le famose Doc della zona ma anche degli Igt: parliamo di vini Igt molto particolari, quei rossi di altissimo livello definiti appunto Super Tuscan.
“E’ un modo per indicare alcuni grandi vini prodotti in Toscana che non fanno parte delle denominazioni classiche – spiega Sani a Scuderia Italia -. Queste sono garantite da sistemi di produzione molto regolamentati, vitigni generalmente autoctoni, specifici metodi di affinamento e limiti prestabiliti alle quantità ammesse. I Super Tuscan esulano da questo contesto. La fantasia dell’enologo può esplicarsi con maggiore libertà, ma rimangono vini di altissima qualità”.
Non potendo indicare queste bottiglie con le denominazioni più conosciute la stampa americana, ormai parecchi anni fa, ha coniato un neologismo per descrivere la nuova categoria.
Serviva un concetto che potesse racchiudere i grandi vini fatti soprattutto lungo la costa toscana e in alcune aree del Chianti classico, ispirati ai francesi.

 

Caratteristiche

Poiché sono fatti in Toscana a partire da uve francesi come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Petit Verdot, sono grandi vini rossi, potenti, dalla forte struttura. Come suggerisce il nome. “Hanno un’ottima maturazione ed un potenziale di invecchiamento elevato. Si tratta di vini con una buona complessità, spesso caratterizzati da una nota di legno che ne definisce i sapori”.

 

Geografia

“La zona principe è Bolgheri, che è diventata anche Doc, e la costa intorno a Bolgheri. Poi ci sono parti del Chianti classico, fra Firenze e Siena. Ci sono alcuni produttori a Montepulciano. L’area di Montalcino non ha una grande varietà di Super Tuscan: si fa da noi, con vitigni francesi, perché abbiamo avuto per molti anni come consulente enologo Giacomo Tachis – ispiratore di questo stile e creatore di alcuni dei più grandi Super Tuscan”.

 

La nascita, il boom e la crisi

Si inizia alla fine degli anni ’60 con Sassicaia e Tignanello.
Alcuni famosi enologi – Giacomo Tachis in primis – in quegli anni portano al di qua delle Alpi le conoscenze apprese studiando in Francia e cambiano il panorama dell’enologia italiana.
Introducono una maggiore attenzione alle buone pratiche dell’enologia e della viticoltura, ottenendo grandi risultati in termini di controllo qualità.
Dai francesi però prendono anche i metodi di affinamento in legno – l’uso della barrique – e i vitigni, rompendo con la tradizione delle varie zone.

“Negli anni ’90 c’è stata un’ondata di questi vini, una fase di grande espansione”, ricorda l’enologo. Ma al periodo d’oro dei Super Tuscan è seguito un riflusso: “Vuoi perché si era arrivati ad un numero eccessivo, vuoi per un ritorno alla tradizione e ai vitigni autoctoni, il numero è calato. L’entusiasmo è diminuito, ma rimangono tra i vini più buoni che si possano trovare in Toscana. Negli ultimi anni può avere influito anche la recessione. Attualmente continuano ad avere successo quelli legati a grandi marchi e aziende storiche, ma il concetto di Super Tuscan in generale è un po’ in crisi. Non sarebbe facile ora, per una nuova cantina, affermarsi nel mercato dei vini di grande qualità”.

In Italia in particolare c’è un ritorno alle origini, una preferenza per i vini regionali: “Avendo ormai ottimi vini in tutto il Paese si tende a scegliere cantine piemontesi in Piemonte, venete in Veneto e così via. All’estero c’è più curiosità e i Super Tuscan continuano a funzionare, una maggior apertura anche verso marchi meno conosciuti, ma il rapporto prezzo-qualità è diventato un fattore determinante e ci deve essere una storia alle spalle dell’azienda”.

 

Ritorno alla tradizione

Dopo gli eccessi degli anni ’90 e una moda che rischiava di snaturare le caratteristiche della produzione italiana, “fortunatamente abbiamo raggiunto un buon bilanciamento – conclude Sani -. Continuiamo ad ispirarci ai francesi per produrre alcuni grandissimi vini ma riscopriamo vitigni e buone pratiche che erano stati messi da parte. Si ritorna ad un legame con le regioni. Ci sono segnali in questo senso – meno forti: dopotutto restano vini internazionali – anche negli stessi Super Tuscan”.

(Fonte: Staff di Scuderia Italia, www.scuderia-italia.it)
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