Energia: Gli ambiziosi obiettivi della nuova Strategia Energetica Nazionale

18/gen/2018 11:38:07 Orizzontenergia Contatta l'autore

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Politica Energetica

Massimo Gallanti, Direttore Sviluppo dei Sistemi Elettrici - RSE, ha risposto alle nostre domande relative alla nuova Strategia Energetica Nazionale approvata lo scorso 10 Novembre. Gli obiettivi contenuti nel documento sono molto ambiziosi soprattutto in riferimento a quelli già stabiliti dal Clean Energy Package; appaiono allo stesso tempo molto sfidanti sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni del settore non ETS, sia gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili.

 


Qual è la relazione tra la SEN 2017 e gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 previsti dal  Pacchetto per l’energia pulita (Clean Energy Package) lanciato dalla Commissione Europea nel 2014?

La SEN 2017 è stata definita con l’obiettivo di avviare quanto prima il percorso per il conseguimento degli obiettivi del Clean Energy Package (CEP). Ricordiamo che gli obiettivi quantitativi di decarbonizzazione  fissati dal CEP al 2030 in termini di riduzione della CO2 (-40% rispetto al 1990), sviluppo delle fonti rinnovabili (27% del Consumo Finale Lordo) e di efficienza energetica (-27% del consumo primario rispetto allo scenario tendenziale) sono stati definiti a livello europeo e saranno successivamente declinati per ciascun Stato Membro. A tal fine lo Stato Membro dovrà presentare alla Commissione, in bozza entro il 2018 e in versione definitiva entro il 2019,  un proprio Piano Nazionale Integrato Energia e Clima che espliciterà gli obietti quantitativi al 2030, la traiettoria temporale e le politiche nazionali per conseguire tali obiettivi.

La SEN quindi costituisce la base programmatica per il Piano Nazionale integrato. Rispetto agli obiettivi del CEP, i traguardi fissati dalla SEN sono particolarmente ambiziosi: -33% riduzione CO2 nel settore non-ETS (in linea con l’obiettivo per l’Italia già fissato dal CEP) e -57% per il settore ETS28% del consumi finali lordi coperto da fonti rinnovabili-42% di riduzione dei consumi primari per effetto dell’efficienza energetica. Quindi il segnale che viene dalla SEN è che il nostro Paese è pronto a fare la propria parte nella sfida europea per la decarbonizzazione. 

Da più parti si sottolinea che l’obiettivo di riduzione del 33% delle emissioni del settore non ETS è particolarmente sfidante. Come il nostro Paese pensa di raggiungere tale obiettivo?

Le simulazioni condotte da RSE confermano che l’obiettivo di riduzione delle emissioni  del settore non ETS, che include il civile, l’industria non energivora, i trasporti (esclusa aviazione) e l’agricoltura, è certamente quello più sfidante, in termine di articolazione delle azioni da mettere in campo e del costo unitario di abbattimento della CO2. Al 2015 la riduzione era di appena il 17%per conseguire l’obiettivo al 2030 occorre una riduzione di ulteriori 16 punti percentuali, da ottenersi prioritariamente tramite interventi di efficienza energetica che abbattono il consumo diretto di fonti fossili.

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I campi di intervento  SEN ci concentrano sul settore degli edifici e sulla mobilità. Nel primo caso sono previsti interventi di ristrutturazione profonda di un’importante quota del parco abitativo esistente per abbattere drasticamente la domanda di calore agendo sull’involucro e per rendere possibile l’impiego delle pompe di calore elettriche.

Nel settore dei trasporti la SEN prevede sia interventi infrastrutturali per dare impulso al cambiamento modale  (es., estensione della rete ferroviaria alta velocità, e delle metropolitane) sia una progressiva evoluzione del parco automezzi verso motorizzazioni a basse o nulle emissioni. Su questo fronte il contributo decisivo alla decarbonizzazione delle auto verrà dalla mobilità elettrica.

L’ambizioso obiettivo di riduzione di CO2 nel settore non ETS potrà quindi essere conseguitoprioritariamente tramite l’azione combinata di misure di efficienza energetica per la riduzione dei consumi finali e l’incremento dell’elettrificazione per soddisfare i consumi residui. Il contributo delle fonti rinnovabili  sarà invece più limitato a causa delle difficoltà di integrazione (solare termico) degli impatti sulla qualità dell’aria (combustione da biomasse) e sostenibilità ambientale (biocarburanti).

Passando al settore elettrico, la SEN 2017 prevede che al 2030 il 55% della produzione provenga da fonti rinnovabili. Attraverso quali misure è possibile raggiungere questo ambizioso obiettivo?

L’obiettivo è davvero ambizioso: La SEN infatti prevede un incremento della produzione da FER di più di 20 punti (dal 34% del 2015 al 55% del 2030)grazie al FV ( da 18,5 GW a 50 GW) e al’eolico (da poco più di 9 GW a quasi 18 GW). La produzione elettrica da FER al 2030 è stimata a 183 TWh. 
Secondo la SEN tale incremento sarà reso possibile dalla progressiva riduzione dei costi del FV e dell’eolico fino al raggiungimento della parità rispetto alle fonti fossili.

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Pertanto la SEN ipotizza il mantenimento delle misure di sostegno/accompagnamento oggi in essere (aste, registri)  solo  nella fase di breve-medio termine (tendenzialmente  fino al 2020) con opportune revisioni (es. eliminazione del floor price nelle aste, introduzione di contratti per differenza due vie). Nel medio termine (oltre il 2020), per gli impianti di grossa taglia SEN prospetta la soluzione dei contratti a lungo termine tra privati, i cosiddetti Power Purchase Agreement (PPA), che però il mercato ancora non offre. Per favorire lo sviluppo di tale tipologia di contratti in una fase iniziale si potrebbe intervenire con strumenti di  garanzia pubblica per mettere i contraenti al riparo da oscillazioni del prezzo rispetto ad una banda prefissata.

Anche nel caso degli impianti di piccola taglia, nel medio-lungo periodo le forme di incentivazione diretta dovranno divenire gradualmente residuali, per essere sostituite da forme di promozione per l’autoconsumo o dagli strumenti riservati alle comunità dell’energia, nuovi soggetti previsti dal CEP.

Da tale quadro appare evidente come il conseguimento dell’obiettivo sulle FER elettriche al 2030 dipende in larga misura dalla rapidità con le quali si attiveranno le nuove misure di supporto e sulla loro reale efficacia. Solo l’avvio immediato delle nuove installazioni, con un ritmo di crescita senza battute di arresto nei 13 anni da qui al 2030 permettere di raggiungere l’ambizioso obiettivo al 2030. 

Quali sfida presenta un sistema elettrico con il 55% di produzione da fonti rinnovabili ed il phase-out degli impianti a carbone?

Per sfruttare al massimo la producibilità delle fonti rinnovabili non programmabili garantendo nel contempo gli attuali livelli di sicurezza e di qualità del servizio, il sistema elettrico richiede diversi interventi, tra i quali:

  • Potenziamento delle rete di trasmissione e dei relativi componenti, per consentire il trasferimento della potenza prodotta dalle fonti rinnovabili da sud a nord e garantire i servizi di supporto di tensione e potenza di corto circuito in passato forniti dagli impianti convenzionali;
  • Potenziamento della rete di distribuzione, per l’incremento delle connessioni di impianto FV di piccola e media taglia e per i nuovi usi elettrici (pompe di calore, mobilità elettrica);
  • Sistemi di accumulo (impianti di pompaggi e accumuli elettrochimici, per un totale di alcuni GW) per bilanciare la produzione di energia rinnovabile rispetto alla domanda e per garantire l’opportuna capacità di riserva precedentemente fornita dagli impianti termici;
  • Partecipazione degli impianti a fonti rinnovabili della domanda ai servizi di sistemaanche mediante l’ausilio di sistemi di accumulo.

In aggiunta, il phase out degli impianti a carbone impone un rafforzamento della capacità degli impianti a ciclo combinato e, in particolare, interventi specifici in per la Sardegna (ad es. un’ulteriore connessione in HVDC con il continente, oppure nuovi impianti a gas con relative infrastrutture LNG) dove la produzione a carbone oggi ha un ruolo prevalente.
Gli interventi infrastrutturali  sistema elettrico portano in primo piano le questioni autorizzative che, se non risolte rapidamente, rischiamo seriamente di compromettere il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione della SEN 2017. 

Intervista a Massimo Gallanti a cura di Orizzontenergia

 

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