5 cose che non sapevi a proposito di cocktail e bartending

28/nov/2017 14.05.12 Creative TAG S.r.l.s Contatta l'autore

Probabilmente, poco tempo dopo l’invenzione dei liquori, la gente ha iniziato a sperimentare e ad aggiungere succhi, spezie ed altri liquidi alla loro bevanda alcolica preferita. Sappiamo anche che attorno al 1800 i punch alcolici erano molto apprezzati.

Ma i cocktail come li conosciamo oggi sono un’invenzione assai più recente, perciò ecco a voi alcune curiosità che vi lasceranno soddisfatti ma non così tanto da non ordinare un altro giro al bancone. Ma da dove proviene la parola “cocktail”?

Le origini della parola cocktail sono abbastanza oscure, nel corso del tempo sono state elaborate numerose ipotesi. Recentemente, lo storico David Wondrich ha affermato che il primo utilizzo di questa parola è da ricondursi ad un giornale britannico del 1798. “Cock-tail” (così era inizialmente scritto) era un termine slang usato per indicare un ginger drink, e apparentemente, a quei tempi, i rivenditori di cavalli infilavano una supposta di ginger nel sedere dell’animale per farlo sembrare più in forma e questo causava il loro alzare della coda (per essere più chiari in inglese si dice cocking-up the tail).

Da qui l’espressione venne utilizzata per quelle bevande alcoliche che servivano a rinvigorirsi. 
 I cocktail sono stati inventati in America
Uno dei primi utilizzi della parola cocktail nel senso moderno del termine è stato fatto proprio in America. Nel 1806 il periodico “Balance and Columbian Repository” rispose ad una domanda di un lettore spiegando che un cocktail consisteva in: “una bevanda stimolante composta di un distillato di qualsiasi tipo, zucchero, acqua e bitters”.

Una definizione valida ancora oggi, infatti l’editor che rispose descrisse praticamente quello che oggi noi chiamiamo Old-fashioned; uno dei cocktail più vecchi se non il primo ad essere ideato.

Altri dicono che il primo cocktail ideato (o almeno il primo con un nome proprio) sia il Sazerac, creato a New Orleans nel 1838 da un farmacista chiamato Antoine Peychaud.

Originalmente era fatto con il cognac Sazerac, un cubetto di zucchero, bitter ed un tocco di assenzio. Al giorno d’oggi il cognac è stato sostituito con il whisky ed in alcuni casi anche l’assenzio viene sostituito da un altro bitter.

Jerry Thomas è stato il padre della mixology (ed in parte del flair)
Jerry Thomas (1830 – 1885) non è stato il primo bartender americano ma certo è stato il primo a scriverne a riguardo. Nel 1862 Thomas pubblicò “The Bon Vivant’s Companion” conosciuta anche come la guida del bartender. Nel libro descrisse i principi per miscelare alcolici ed inserì anche le sue ricette personali, è anche prima testimonianza delle ricette del Tom Collins e del Martini.

Ma Thomas era anche uno showman ed amava intrattenere i suoi clienti, la sua creazione più famosa, il blue blazer, consisteva nell’incendiare il whisky e nel lanciarlo avanti e dietro tra due mixer, creando un effetto scenico che getterà le basi del flair.

Esistono “olimpiadi” del bartending Lo spirito creativo di Thomas è vivo tutt’oggi: che i baristi si rifacciano al suo lato d’intrattenitore, competendo in gare di “Exhibition flair” per determinare chi è capace di costruire un ottimo cocktail pur tenendo il pubblico a bocca aperta per svariati minuti con le sue performance giocoliere, o al lato inventivo, come nel caso del World Class Club, dove i baristi creano i loro cocktail originali, è sicuro che non si rimarrà delusi.

Ce n’è davvero per tutti. Esiste un bar che vende drink da più di 1000 anni Nel 2004 il Guinness World Record ha premiato, con il titolo di bar irlandese più vecchio di sempre, il Sean’s Bar, nato attorno al 900 d.C.
Nel 1970 durante un restauro, i proprietari si accorsero che le pareti erano originalmente fatte di vimini e fango, una tipologia di costruzione usata principalmente nel 10° secolo.

Il Sean’s Bar afferma anche di essere il bar più antico del mondo, e finchè qualcosa di nuovo non viene scoperto, siamo più che felici di dargli questo titolo.

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