Industria 4.0? Il cuore non è la fabbrica…

06/dic/2017 18.40.35 IP Report Contatta l'autore

 

Se il punto è la fabbrica, è comprare macchine digitalizzate, le aziende italiane sono cadaveri ambulanti. Quelle asiatiche, infatti, fanno quattro volte e mezza gli acquisti europei. Ma per fortuna il punto del 4.0 non è questo. In un mercato orientato ai servizi, il prodotto è pensato per essere “servito”. E tutta l’organizzazione diventa una service factory. È la fabbrica dello sviluppo: in tutte le economie avanzate, i servizi rappresentano dal 70% all’85% del Pil. Se però osserviamo il livello di adozione delle nuove tecnologie nei singoli ambiti di applicazione, notiamo che in Italia questo è molto alto nella produzione, un po’ meno nello sviluppo, basso nel commerciale e ancora più basso nei servizi. Dunque dobbiamo cambiare strada, perché rischiamo di percorrere quella sbagliata. Si deve investire non sull’hardware, ma sull’intangibile. Appunto perché il cuore del mondo 4.0 non è la fabbrica, ma è l’ecosistema digitale esteso a monte e a valle: la nuova moneta è il dato, il linguaggio giusto è quello formale della programmazione. E la servitization è un atto di maternità organizzativa, è un impegno permanente e irrevocabile. Industria Italiana ha voluto approfondire con Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente di strategia e politica aziendale SDA Bocconi, tutti questi temi, già oggetto di un recente incontro organizzato da Kpmg presso la sede di Monza di Assolombarda, dal quale sono tratte alcune delle affermazioni contenute qui, poi ulteriormente approfondite.

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