I radar meteorologici

29/dic/2013 14:01:54 TDS Contatta l'autore

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Radar Doppler

Come è facilmente intuibile, accurate previsioni meteo richiedono l'impiego di tecnologie avanzate e di modelli molto elaborati utili per intrecciare ed elaborare grandi quantità di dati.

Uno strumento di rilevazione è particolarmente importante, praticamente indispensabile, per prevedere il tempo nel modo più preciso possibile. Si tratta del radar meteorologico.

I radar meteorologici sono dei radar in grado di rilevare le idrometeore. Questa parola dall'etimo greco in apparenza un po' complessa, idrometeore, si riferisce a tutti i fenomeni atmosferici legati alla condensazione. In pratica i radar meteorologici servono a rilevare neve, pioggia, nebbia, nuvole e grandine.

Il funzionamento di tali radar è ovviamente molto complesso e delicato. La messa a punto di uno strumento del genere ha richiesto il raggiungimento di un elevato grado sviluppo tecnologico. Giusto per capirne il funzionamento, per sommi capi, si può dire che i radar meteorologici funzionano grazie alla radiazione a microonde.

In pratica, sempre per capirsi, questi radar inviano dei velocissimi impulsi (si parla di velocità della luce) che giungono a “toccare” le “particelle” di acqua o ghiaccio presenti nell'atmosfera, e poi tornano indietro in modo da poter valutare la distanza di eventuali precipitazioni. La precisione di tale strumento diminuisce con l'aumentare della distanza delle “particelle” e può, chiaramente, essere ostacolata da barriere naturali o artificiali (le montagne, ad esempio).

I radar meteorologici oggi più diffusi sono i cosiddetti radar Doppler. Tale nome deriva da quello di Christian Andreas Doppler, un fisico e matematico austriaco dell'ottocento che per primo ha analizzato il fenomeno dell'apparente cambiamento della frequenza o della lunghezza di un onda, con emettitore mobile o statico, percepito da un osservatore anch'esso statico o mobile. Fenomeno oggi noto come effetto Doppler e su cui si basano i contemporanei radar meteorologici.

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