La sfida digitale delle pmi

14/mag/2010 13:32:59 Francesca Ross Contatta l'autore

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Innovazione tecnologica, una sfida per le Pmi
  
Una delle più significative affermazioni che vengono ricordate più di frequente nello scenario aziendale contemporaneo indica che la via verso lo sviluppo del business aziendale passa anche attraverso l’innovazione tecnologica all’interno delle imprese e, in particolare, delle Pmi. L’innovazione tecnologica in azienda, infatti, consente di innalzare il livello di efficienza e di competitività complessivo, un fattore necessario ed ineluttabile per fronteggiare le sfide imposte dalla globalizzazione dei mercati. Indipendentemente dalle dimensioni e dal settore merceologico di appartenenza, l’impresa moderna è chiamata a dover competere su molti fronti, non esclusivamente collegati al prodotto o al servizio offerti; in effetti, oggi più che in passato, le performance relative alle procedure interne che vedono protagonisti staff, uffici e dipartimenti funzionali rivestono un ruolo centrale e, non di rado, decisivo. Nello scenario globale che vede impegnate le Pmi, al fine di competere con maggiore efficacia, occorre partire dal cosiddetto divario digitale: è questa la considerazione che sta alla base di una interessante indagine conoscitiva realizzata dalla Camera di Commercio di Milano. L’analisi si è posta l’obiettivo di valutare il rapporto con gli strumenti di base dell’Information and Communication Technology che caratterizza le piccole imprese (fino a 50 addetti) operanti nei settori Commercio (Ingrosso e Dettaglio), Pubblici Esercizi e Servizi localizzate in provincia di Milano. Il grado di utilizzo, gli atteggiamenti e le opinioni dei relativi titolari e delle figure di riferimento in azienda sono gli ambiti specifici verso i quali è stata indirizzata la ricerca camerale. I risultati finali dell’indagine evidenziano interessanti aspetti verso i quali è necessario focalizzare una particolare attenzione per individuare come le Pmi di Milano e provincia, una realtà importante non solo a livello lombardo ma anche nazionale, mostrano di essersi dotate sul versante degli strumenti tecnologici.
  
Una situazione complessa, tra divario e opportunità
 
I settori di interesse risultano differenziarsi fin dalla prima domanda poste agli intervistati, domanda relativa al giudizio del grado di utilizzo di tecnologia in azienda: a fronte di una valutazione generale di 3,2 (voto medio riscontrato su scala da 1 a 5), Ingrosso e Servizi si posizionano ad un livello superiore (rispettivamente, 3,7 e 3,5), mentre Dettaglio e Pubblici Esercizi evidenziano voti medi marcatamente inferiori (rispettivamente, 2,1 e 2,0). In sostanza, emerge l’identica situazione per quanto concerne la valutazione degli investimenti effettuati in Information Technology, dove la media generale risulta attestarsi a 3,2: il trend più alto riguarda Ingrosso (3,75), seguito da Servizi (3,4), Dettaglio (2,3) e Pubblici Esercizi (2,2). Risultano estremamente significativi i dati che emergono in relazione ai giudizi sul grado di soddisfazione riferiti ad un particolare investimento in IT, quale l’implementazione del servizio di e-commerce e di prenotazione on line sul sito aziendale. Sempre su scala da 1 a 5, è stato chiesto agli interpellati per la ricerca di giudicare l’utilità del servizio di commercio elettronico eventualmente attivato. In questo ambito, due i settori con la minor propensione per l’investimento in IT a distinguersi per i voti medi più alti: Pubblici Esercizi e Dettaglio esprimono, rispettivamente, un giudizio medio di 4,6 e 4,2. Gli altri settori si attestano a quota 3,3 (Servizi) e 3,1 (Ingrosso). La differenza in questione riferita alla valutazione dell’utilità sembrerebbe evidenziare che i settori Dettaglio e Pubblici Servizi siano maggiormente impegnati nell’implementazione di servizi di e-commerce e di prenotazione on line, ma, in realtà, ciò non corrisponde al vero: dunque, si tratta di una percezione avvertita dagli operatori di questi due specifici settori che valuta (o che presume di valutare) il ricorso agli strumenti per competere sulla rete come una probabile opportunità. Passando alla dotazione hardware, la differenziazione tra settori merceologici è ancora più evidente. Un dato di base è particolarmente significativo: se sul totale delle aziende interpellate la percentuale di quelle che non sono dotate di un personal computer è pari al 19,5%, tale percentuale risulta essere molto diversa a seconda del settore: 58,9% per i Pubblici Esercizi, 51,7% per il Dettaglio, 12,1% per i Servizi e, addirittura, 0,6% per l’Ingrosso. È evidente che persiste un divario tecnologico sul quale occorre che le aziende interessate agiscano al fine di impostare in modo più moderno ed al passo con i tempi il proprio approccio al mercato. Dati sostanzialmente in linea con quelli fin qui riportati evidenziano aree suscettibili di interventi finalizzati e strutturati per la dotazione software e la formazione in IT, anche se non manca una incoraggiante e più positiva disposizione verso la connessione Internet: 87,3% per Ingrosso, 85,7% per Servizi, 36,2% per Pubblici Esercizi e 30,5% per Dettaglio. Come evidenziato dall’indagine camerale milanese, per competere al meglio sulla strada dello sviluppo economico nell’attuale scenario, quindi, risulta necessario agire anche sul divario tecnologico che interessa da vicino una parte ancora non marginale delle Pmi commerciali, sensibilizzando un ampio gruppo di operatori in merito alle nuove opportunità offerte da un’adeguata dotazione IT e dal relativo know-how.

 
- Articolo tratto da "Largo Consumo", autore Marco Mancinelli
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