Fiere, da affitta-spazi a partner

Qualche anno fa, soprattutto con l'avvento di Internet e dei social media, erano emerse alcune correnti di pensiero che consideravano nell'immediato futuro l'incontro tra domanda e offerta nei tradizionali spazi a ciò deputati, i padiglioni fieristici appunto, superato o comunque in crisi, prefigurando il collasso del sistema fiera.

Persone Ettore Riello
Luoghi Italia
Organizzazioni Istituto nazionale per il commercio con l'estero
Argomenti economia, commercio, industria

05/dic/2015 10:45:53 FairAdvisor Contatta l'autore

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Qualche anno fa, soprattutto con l'avvento di Internet e dei social media, erano emerse alcune correnti di pensiero che consideravano nell'immediato futuro l'incontro tra domanda e offerta nei tradizionali spazi a ciò deputati, i padiglioni fieristici appunto, superato o comunque in crisi, prefigurando il collasso del sistema fiera.

Così non è stato, anzi, il settore ha registrato una ripresa consistente se si pensa tra l'altro, come indicato da Ettore Riello, Presidente di AEFI (l'Associazione che riunisce i principali poli espositivi italiani) che le manifestazioni fieristiche continuano a rappresentare per il 75% delle imprese italiane l'unico mezzo di promozione sui mercati e lo strumento fondamentale per il proprio sviluppo, utile al contatto diretto con il mercato.

Occorre però un cambio di passo a detta dei più attenti osservatori.

In passato le fiere infatti vendevano il metro quadrato e basta. Ora non è più sufficiente. Il sistema fieristico è chiamato a un salto di qualità se intende continuare a essere ciò che è sempre stato: il passaporto per il mondo dell'industria italiana.

Gli organizzatori dovranno necessariamente essere visti non come dei semplici affitta-spazi, ruolo questo tra l'altro ormai ampiamente superato, ma come dei veri e propri partner per le imprese, rafforzando la loro mission di volàno per l'industria e acceleratore del business.

Il successo di una fiera si basa sempre più sul saper generare innovazione e sulla capacità di gestire al meglio i grossi processi di cambiamento tuttora in atto nel tessuto economico ed imprenditoriale. Compito primario che le fiere devono svolgere è quello di saper tradurre questo cambio di paradigma proponendosi costantemente come guide per l'intero sistema industriale dei Paesi in cui emanano i loro servizi.

Solo cosi potrà prendere vita il dialogo da sempre teorizzato ma non sempre pienamente realizzato con il mercato.

In questo mutato scenario sono emersi negli anni anche nuovi attori. Hanno visto la luce, quale complemento delle esposizioni tradizionali, i primi esempi di  fiere virtuali, un ambiente che ricrea quello dei centri espositivi classici in cui gli espositori e i visitatori presentano i propri prodotti e servizi e si incontrano sotto forma di avatar con la possibilità di scambiare business card e chattare in tempo reale.

Sull'onda del boom delle recensioni on line sono sorti anche portali web appositamente dedicati a questa attività come FairAdvisor.com con lo scopo di rendere i fruitori delle fiere dei veri protagonisti, rivoluzionando il loro approccio alle fiere e il ruolo stesso degli organizzatori che oggi vengono appunto sempre più considerati come partner.

E anche la politica, almeno in Italia, pare essersi interessata direttamente al comparto. Il ruolo delle rassegne quale strumento di promozione del territorio e delle imprese è stato riconosciuto ufficialmente dal Ministero dello Sviluppo Economico che, mediante il Piano Straordinario per il Made in Italy, ha promosso attraverso ICE finanziamenti cospicui per le manifestazioni a maggior vocazione internazionale per un totale di 220 milioni distribuiti in tre anni.

 

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