«I giornali, ancora di salvezza nell’overdose di notizie»

05/feb/2017 19.13.06 IP Report Contatta l'autore

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PADOVA - È un po’ come nella «parabola» di David Foster Wallace, la metafora che lo scrittore e saggista statunitense raccontò ai neo-laureati del Kenyon College, nel 2005. Più o meno fa così: «Due giovani pesci incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”». Anche le cose più ovvie ci sfuggono, soprattutto se relative all’ambiente nel quale siamo immersi fin da quando abbiamo aperto gli occhi. E anche l’informazione è un ecosistema. Piuttosto inquinato, per il vero, da una informazione falsa, esagerata, compiacente, tendenziosa e interessata. Il web rimbomba di uno sciocchezzaio funzionale all’insulto, alla rabbiosa appartenenza. Ma i giornali hanno, nel proprio dna, i caratteri della salvezza. «La selezione delle notizie, l’accuratezza nell’esame delle fonti, la libertà, l’equilibrio nei commenti, la sostanziale indipendenza, i dovuti riscontri», così come citati stamane dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana nel corso di un incontro con gli studenti al Liviano, costituiscono gli strumenti per tacitare il frastuono, per emergere in salute «dall’overdose di notizie». E non bisogna neppure «fornire al lettore un riscontro alle sue opinioni, in modo che “si senta a casa”».

continua

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