Giornalisti: da settembre addio pubblicisti? 80mila tesserini a rischio cestinazione

30/dic/2011 09:31:45 www.chinicsnews.it Contatta l'autore

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Tesserino di pubblicista. C’era una volta la famosa tessera argentata che si prendeva come contentino per accedere a fare una professione, quella giornalistica, il cui accesso non è mai stato facile. Chi non aveva santi in paradiso in grado di offrire un praticantato per accedere al giornalismo di professione o non aveva abbastanza soldi da dare a una scuola di giornalismo per l’accesso al praticantato, doveva accontentarsi del tesserino. Un obiettivo di consolazione che molti prendevano per guadagnarsi il diritto di scrivere qualche articolo, una tantum per riviste o periodici, c’è chi se l’è sudato nel vero della parola e né ha fatto un investimento di vita per svolgere a tutto tondo il mestiere di giornalista. Il governo Monti nel decreto Salva-Italia, ha messo una norma nuova che porta alla riforma delle professioni e dei rispettivi ordini. Il rischio è che da settembre 2012, 80 mila giornalisti pubblicisti rischiano di buttare il proprio tesserino e di non aver più il diritto di esercitare la professione. Stando a questa nuova norma, la professione giornalistica si può fare solo se si accede al praticantato e all’esame di stato, come previsto dalla Costituzione per l’esercizio di ogni professione. Un problema che, dopo la conclusione delle feste natalizie, sarà molto dibattuto.

41650 785889951 404 nFranco Abruzzo, giornalista ed ex presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, ha redatto vari articoli sul tema e propone una soluzione che opti per il riconoscimento del lavoro svolto da persone iscritte all’ordine come pubblicisti in base però al reddito, a quanto hanno percepito durante il loro periodo di collaborazione, collaborazione che deve però essere svolta in modo continuativo. Proposta che ha trovato molti dissensi; nel giro di poche ore sono nati svariati gruppi su Facebook, fra i quali un gruppo creato dalla giornalista pubblicista Ornella Balsamo che grida allarme rosso per il destino, dai mille punti interrogativi, al quale andranno incontro tutti coloro che già hanno il titolo di pubblicista, senza dimenticare chi riuscirà a prenderlo prima di settembre 2012. La seconda proposta messa sul piatto della bilancia, avanzata dalla giornalista e consigliera dell’ordine Antonella Cardone, dice espressamente: “La ratio sta nel voler liberalizzare l'accesso alle professioni, tenendo come unico criterio di accesso l'esame di Stato. Per noi giornalisti si trasforma in una restrizione, ma penso sia anche un'occasione per qualificare a meglio la categoria, che ricordo essere composta da 110 mila persone in tutta Italia di cui appena 50 mila versano i contributi all'Inpgi (vuol dire che 60 mila persone o non fanno la professione o lavorano in nero)”. A questo punto entra in gioco un altro problema che sarà di vitale importanza: quanti pubblicisti hanno versato i contributi all’Inpgi fino all’entrata in vigore della norma. Dovrebbero essere tutelati solo coloro che hanno regolarmente fatto questo versamento, con gestione separata, fatto che ha suscitato forti proteste da parte di quei giornalisti che svolgono di fatto la professione, ma che per colpa di editori “furbacchioni”, sempre con il “coltello dalla parte del manico” e amanti di un mal costume di nome “volemose bene”, non pagano, non fanno contratti o pagano in nero dipendenti e collaboratori. Dura battaglie in arrivo dentro il mondo dell’informazione italiana: se da una parte la riforma della professione dovrebbe riuscire a migliorare uno dei mestieri più belli del nostro pianeta, da un’altra parte però ancora una volta si rischia di vedere il solito film “made in Italy”, i più deboli vanno sempre a rimetterci. FNSI, Associazione Stampa Romana, Ordine nazionale e tutti gli ordini regionali d’Italia, dovranno compiere un grande impresa: trovare con il Governo un accordo che accontenti tutti e salvi chi rischia di perdere un grande diritto: quello di informare i lettori sui principali fatti del giorno.


Marco Chinicò

(www.chinicsnews.it)

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