Mercato dell’olio d’oliva: l’Africa apre nuovi scenari

27/dic/2016 14.12.51 WalterW Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 30 giorni fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Ad oggi, i Paesi dell’Unione Europea producono la metà dell’olio di oliva mondiale e Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, da sole, soddisfano il 90% della domanda estera. Una posizione di leadership assoluta che vede la Spagna, in particolare, dominatrice del mercato, con una quota del 60% di esportazioni soddisfatta grazie al proprio comparto interno. L’Italia è, invece, punto di riferimento per la qualità delle sue produzioni e può contare 41 prodotti di marchio DOP riconosciuti dall’UE, contro i 24 della Spagna.

Ciò, però, potrebbe non bastare per garantire ai Paesi dell’Unione il consolidamento della propria posizione di dominio dei mercati. A far riflettere sono soprattutto le nuove evoluzioni dei mercati, con realtà meno efficaci dal punto di vista dell’efficienza e della qualità che segnano trend di crescita vertiginosi. In particolare, il comparto agroalimentare del Nord Africa e del Medio Oriente sta registrando una crescita esponenziale e che mette in preallarme i produttori nostrani ed europei.

Il mercato italiano.

In Italia, l’olio di oliva rappresenta un volano per le economie del sud Italia, dove si produce il 88% dell’olio Made in Italy. L’olio extravergine di oliva pugliese e quello calabrese soddisfano il 70% della domanda interna, contro lo striminzito 2% di tutte le regioni del Nord messe insieme. L’Italia, inoltre, è la seconda potenza mondiale per ciò che riguarda le esportazioni, occupando il 23% del totale (prima è sempre la Spagna con uno stratosferico 60%). Ciò dà sufficientemente l’idea di quanto il segmento dell’olivicoltura sia fondamentale per le PMI del Sud Italia, che oggi vedono la propria posizione minacciata dalla crescita di altri paesi, una crescita però viziata da sistemi produttivi meno ferrei e dall’assenza di un controllo profondo, accurato e metodico tipico delle zone che operano all’interno del sistema UE.

I nuovi mercati

Nel triennio 2010-2012, la produzione UE ha segnato un calo dell’1,1%, una flessione minima ma che, se comparata alla crescita di altre realtà, suggerisce l’idea di un sempre più probabile spostamento dei flussi. Siria e Turchia hanno visto le proprie quote di mercato crescere, rispettivamente, dell’11,1 e del 12,5%; ancora più significativa è la crescita registrata dalla Tunisia, capace di aumentare del 50% i propri volumi. Anche Marocco, Algeria e Giordania hanno visto crescere le proprie quote e hanno ampliato il proprio mercato anche al territorio italiano. Le conseguenze sono facilmente intuibili: il mercato nostrano apre a prodotti di più scarsa qualità, meno controllati e, ovviamente, più economici; il rischio è che il mercato interno possa subire un’involuzione sotto l’aspetto della qualità, per un processo di ri-adattamento che danneggia prima di tutto le piccole e medie imprese locali, cuore pulsante di un sistema economico già fragile e che ha nel comparto agroalimentare il proprio motore principale.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl