Dal cinema di Tarkovskij al teatro di Artaud, in anteprima a Firenze "Andrej - l'assenza di sé" di Francesco Chiantese

27/ott/2017 16.34.49 Renata Savo Contatta l'autore

domenica 12 novembre 2017
ex-ospedale psichiatrico San Salvi, via di San Salvi, 12 �“ Padiglione 16
Firenze
ore 18.00

ANDREJ - l'assenza di sé
(primo studio)

uno spettacolo di e con
Francesco Chiantese

assistente alla regia Matteo Pecorini
consulenza musicale Maurizio Costantini

produzione Accademia Minima del Teatro Urgente / Teatro dei Sintomi

residenze artistiche Chille de la balanza, Firenze | Cajka Teatro di avanguardia popolare, Modena
Teatrino di Palazzo Chigi, San Quirico d'Orcia (SI) |Riserva Naturale di Pietraporciana, Sarteano (SI)

Si ringrazia Alessia Cristofanilli per il dialogo
e l’Andrey Tarkovsky International Institute per il costante lavoro

 

 Firenze, 24 ottobre 2017

La passione verso l’opera di un grande maestro del cinema, Andrej Tarkovskij, e il fascino esoterico di un altro Andrej, il pittore russo e santo protagonista dell’omonimo film Andrej Rublëv, sono i cardini attorno i quali si inanella Andrej - l'assenza di sé (primo studio), il nuovo spettacolo di e con Francesco Chiantese, che viene presentato in anteprima nazionale a Firenze domenica 12 novembre, presso l’ex-ospedale psichiatrico San Salvi (via di San Salvi, 12 �“ Padiglione 16).

Dopo Requiem popolare e Cretti, o delle fragilità, con Andrej - l'assenza di sé (primo studio) l’attore, drammaturgo e regista toscano di origine campana torna a esplorare il tema dell’assenza completando, così, quella che oggi definisce come la sua “Trilogia dell’assenza”.

Se Requiem popolare è stato l’esito di un lungo studio sull’assenza vista dal punto di chi non è più in vita, e Cretti, o delle fragilità ha avuto come ossessione la rappresentazione dei segni che l’assenza lascia su chi “resta”, in Andrej - l'assenza di sé (primo studio) Chiantese sperimenta la raffigurazione del «divenire assenza», e lo fa attingendo alla profondità di tematiche che affiorano dalla pellicola di Tarkovskij, intessendo tra l’Andrej artista e il santo un legame con l’autenticità e la purezza del teatro d’ispirazione artaudiana.

Andrej Rublëv realizzò nel 1422 la sua celebre icona della Trinità. Il concilio dei Cento Capitoli nel 1551 la dichiarò “protorivelata”, cioè ispirata da Dio. Eppure, nel realizzarla, al termine di una lunga ricerca il maestro di icone aveva sovvertito gli usi del tempo. Decise, per esempio, di non rappresentare più, com’era in uso all’epoca, scene di punizioni o di inferni terribili che dovevano suggerire al fedele di mantenere una buona condotta. Iniziò a dipingere delle icone totalmente nuove, lievi, dove non c’è morte ma bellezza, e che, soprattutto, avessero in se stesse la rappresentazione della divinità.

Quanto l’artista dev’essere in grado di annientarsi, affinché venga mostrato qualcosa che non riusciamo a vedere? Che relazione c’è tra la blasfemia e la ricerca del sacro? Che relazione c’è tra la rottura degli schemi e le certezze date dai maestri? «Per usare un termine riferito al sacro, l’assenza di sé dell’artista è come una sorta di trascendenza, di trasfigurazione. Questo per me vale molto in teatro �“ risponde il regista �“ perché io preferisco un attore che sia assente a sé affinché sia presente qualcos’altro che normalmente non riusciamo a vedere».

Come Antonin Artaud, che nel suo Teatro della Crudeltà invocava una forma di trascendenza, di “presenza”, del «corpo senza organi» dell’attore, in opposizione alla “rappresentazione” �“ che coincide con la simulazione dell’attore nei confronti del personaggio �“, il pittore Andrej Rublëv viene proclamato santo nella religione ortodossa per la sua capacità di creare delle icone che sono in se stesse delle divinità. Non delle rappresentazioni del divino, dunque, ma il divino stesso.

Forte di questa duplice ispirazione, che unisce da un lato il pittore santo Andrej Rublëv raccontato da Tarkovskij e dall’altro le teorie di Antonin Artaud, Chiantese utilizza la parola ed il gesto dell’attore come «astanti» di una visione intima e interiore; che, come ha anche scritto e affermato in più occasioni, non cede alla «superstizione della comprensione», ma si traduce in un’esperienza individuale di relazione con il vissuto dello spettatore.

«Nella vita siamo abituati a questo �“ afferma il regista �“, viviamo tutta una serie di esperienze che non riusciamo a comprendere e le accettiamo perché siamo stati educati così. In teatro abbiamo questa pretesa della comprensione totale di una porzione di vita vissuta in quel momento per la prima volta, ma che non può essere interamente compresa. Questo non vuol dire che io racconti cose che poi le persone non comprendono, anzi. Dissemino lo spettacolo di segni leggibilissimi, ma lascio dei vuoti affinché le persone possano colmarli con esperienze tratte dalla loro biografia, costruendo con la propria sensibilità una storia che non necessariamente è quella che avevo intenzione di narrare. Ecco perché lo spettatore ideale dei miei spettacoli non viene a teatro per comprendere quello che io voglio raccontare, ma per sentirsi parte di un’esperienza che potrebbe essere completamente diversa da quella vissuta dallo spettatore accanto».

Vista la disponibilità limitata dei posti (max 40), la prenotazione è obbligatoria.

 

Ingresso: 10 euro
Info e prenotazioni055.6236195
info@chille.it
Ufficio stampa Renata Savo
rensavo@gmail.com ; +39 3201915523

Francesco Chiantese è regista, attore, drammaturgo e pedagogo teatrale. Approda al teatro da adolescente, lo vedeva come strumento di azione della controcultura napoletana e lo prese in prestito.
Nel suo percorso ha avuto modo di incontrare tra gli altri Claudio Ascoli, Laura Curino, Eugenio Barba, Marcel Marceau, Roberta Carreri, Judith Malina, Hanon Reznicov, Franco di Francescantonio, Simona Cieri, Mariaclaudia Massari, Tage Larsen, Yoshi Oida, Torgeir Wethal, Julia Varley, Wes Howord, Moni Ovadia, Mimmo Cuticchio, Mamadou Dioume,  Michele Monetta, Eimuntas Nekrosius, Nicolai Karpov, Germana Giannini, Peppe Barra, Armando Punzo. Virgilio Sieni, Mario Barzaghi. È autore di numerosi testi teatrali e del saggio In Limine, Appunti per un Teatro dei sintomi (ed. Lampidistampa). È direttore artistico della compagnia Teatro dei Sintomi e di Accademia Minima, una bottega artigiana teatrale da lui fondata a Poggibonsi (SI); un luogo dove poter incontrare il teatro dal punto di vista dell’attore, guidati da professionisti, alla scoperta del proprio teatro. Attualmente collabora inoltre con Chille de la Balanza (Firenze); Movimento pansessuale - progetto PanTheatre; Compagnia Francesca Selva (Siena) - progetto l'Ora del Tè; ARCI Siena - progetto di baratto culturale coi Migranti; Cajka Teatro di avanguardia popolare (Modena) come consulente alla drammaturgia; Cooperativa Sociale Pleiades - Progetti per l'infanzia, l'adolescenza e le famiglie
www.pleiadesociale.it.; ed ha collaborato con Teatro dei venti (Modena) come consulente alla drammaturgia), Teatro delle apparizioni (Roma), Teatro delle balate (Palermo), Università degli studi di Siena, Centro di cultura italiana in Cluj-Napoca.

www.francescochiantese.it

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