Mercoledì 31 a Bmotion teatro Saverio La Ruina con Cecilia Foti e Caroline Baglioni

29/ago/2016 11:59:44 Operaestate Festival Veneto Contatta l'autore

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TERZO GIORNO DI B.MOTION TEATRO NEL SEGNO DEL TALENTO ATTORALE DI SAVERIO LA RUINA, CECILIA FOTI E CAROLINE BAGLIONI


(Bassano del Grappa) Prosegue la programmazione di B.motion Teatro e per la sua terza giornata Mercoledì 31 agosto ospita due lavori di grande intensità emotiva, arricchiti dall’interpretazione di un tris di attori dallo straordinario talento. Per la prima volta ospite di Operaestate Festival Veneto arriva a Bassano la compagnia calabrese Scena Verticale guidata da Saverio La Ruina, attore e autore tra i più premiati negli ultimi anni in Italia, a seguire l’emergente Caroline Baglione, già vincitrice del Premio Scenario per Ustica e ora selezionate anche dalla Rete In.Box.

Grande attesa per il debutto al Teatro Remondini ore 21.00 di  “Polvere (Dialogo tra uomo e donna)” il lavoro che Saverio La Ruini ha scritto e interpretato assieme a Cecilia Foti su un tema di scottante attualità come quello della violenza sulle donne. Un testo definito dalla critica di stupefacente violenza, che viaggia su un tappeto di falsa pacatezza, falsa comprensione, falso amore, dando vita ad uno spettacolo che è al contempo intelligente, illuminante e coinvolgente.

“Non so quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro - precisa La Ruina -. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce”. Certo le botte sono la parte più tangibile, più fisica del rapporto violento di coppia che spesso ha come drammatico epilogo la morte della donna. Ma c’è un prima, immateriale, impalpabile, polvere opaca che confonde, fatta di parole che umiliano e feriscono, di piccoli sgarbi, di riconoscimenti mancati, di affetto sbrigativo, talvolta brusco.
La scena è un rettangolo, un ring. Due sedie, un tavolo, una bottiglia d’acqua per inumidirsi la gola tra un confronto e l’altro. Un dipinto in cui predomina un rosso angosciante, un abitino, due ciabatte: è la quotidianità più banale e inquietante.  Musiche effimere (di Gianfranco De Franco) danno un senso soffice di vertigine. È una prigione, con le luci claustrofobiche disegnate da Dario De Luca.
La voce di lei è rassicurante, sincera, addolorata: disorientata e impotente. La voce di lui, sotto una scorza placida, confidenziale e cauta, è fredda, insinuante: artefatta e incapace d’empatia. Ogni frase è ricatto, staffilata che umilia la donna logorandone identità e tenuta. Ogni parola colpisce allo stomaco.
Quello di La Ruina è un esempio “alto” di arte civile, che rinuncia a qualunque surplus di teatralità per non svilire il dolore e che conforta, attraverso l’indignazione interiore, la riflessione dello spettatore costringendolo ad interrogarsi su se stesso e sul proprio rapporto di coppia.

Un’altra forma di violenza, quella che la società contemporanea esercita sul singolo, è al centro del secondo lavoro in programma al CSC Garage Naridini ore 22.30. Si tratta di “Gianni” di e con Caroline Bagiioni che dopo l’assaggio dello scorso anno torna al festival nella sua forma definitiva.
Per introdurre il suo lavoro l’attrice-autrice sceglie di invadere la scena con un’esplosione di scarpe spaiate, un’esplosione di segni, di frammenti che, nel corso dell’intenso monologo, andranno a formare la linea sottile che divide il dentro dal fuori, il presente dal passato, il ricordo dal racconto, due spazi scenici che equivalgono ad altrettanti spazi, passaggi esistenziali.
Come la vita di quello zio Gianni che faceva un po’ paura, perché strano, perché altro rispetto alla normalità borghese. Nel 2004 la Baglioni trova tre cassette in cui lo zio, vent’anni prima, aveva inciso la sua voce, raccontato le sue giornate, i suoi pensieri purissimi, senza vergogna, senza pudore, come rivolto ad un amico immaginario, a sconfiggere quello stato di solitudine che ci accompagna dalla nascita alla morte.
Lo spettacolo è il risultato, profondo ed emozionante, di un lavoro di metabolizzazione del vissuto, dell’uomo, di una biografia intima e personale che diventa indagine sulla società e sulla natura dell’essere umano. Caroline Baglioni restituisce vita e anima a Gianni, filtrandolo con una delicata prospettiva femminile che niente toglie all’intensità oscura della narrazione. La sua presenza fisica è potente e totalizzante e, grazie ad un equilibrato e denso spartito di gesti, coreografie e musiche, riesce a rendere la voce rotta del protagonista con una partecipazione straziante che travolge lo spettatore.
Per info e prenotazioni Biglietteria Operaestate tel. 0424524214



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