RECITAL LIRICO DI LAURA TOFFOLI - LA NÉMETH INASCOLTABILE

11/nov/2017 22.29.43 Altoforno Tief Contatta l'autore

Ieri sera, venerdì 10 novembre, presso la Sala Tirindelli di Conegliano, si è tenuto un concerto organizzato dall’Associazione Lirica Pier Adolfo Tirindelli. Il soprano Laura Toffoli, accompagnata al pianoforte dal fratello M° Riccardo Toffoli, ha dedicato al suo pubblico diverse pagine del repertorio del grande soprano drammatico d’agilità ungherese Mária Németh (1897-1967), optando per l’esecuzione di quelle che soltanto le cronache dell’epoca possono testimoniare; non sono infatti documentate registrazioni in disco o in nastro. Questa la ragione anche del sottotitolo della serata: La Németh inascoltabile. Quello della Toffoli non certo un tentativo di imitazione di una delle più agguerrite e sensazionali voci del teatro d’opera fra le due guerre e neppure un ridicolo sforzo di vanità nei confronti di tanta musica impervia e immaginifica, bensì un semplice quanto encomiabile invito a non dimenticare le grandi scuole di canto del passato, sì perché la Németh ebbe a maestri Giannina Russ, Fernando De Lucia e Felicie Kaschowska. Tra le arie proposte non poteva mancare Casta diva, che per un inspiegabile motivo il soprano ungherese, riconosciuta tra le più grandi interpreti di Norma, non incise. La Toffoli, ha supplito a qualche carenza di fiato, con raffinatezze di perfezione belliniana, strappando l’emozione che un pubblico educato ed attento ha saputo interiorizzare e trasmettere con calorosi applausi durante tutto il concerto. Non poteva essere diversamente nell’ascoltare la Toffoli per la prima volta in arie di raro ascolto e soprattutto in un unico recital. Straordinario l’impasto e l’equilibrio sonoro tra voce e pianoforte dal D’Oreste, d’Ajace dall’“Idomeneo” mozartiano fino al Ich ging zu ihm da “Das Wunder der Heliane” di Erich Wolfgang Korngold. Cosa dire poi delle arie da “La Juive” di Halevy, da “Tiefland” di D’Albert, da “Simon Boccanegra” di Verdi? La Toffoli ha dato ancora una volta prova delle sue abilità di fine interprete e professionalità passando da ruolo a ruolo con versatilità e buone proprietà linguistiche, anche se nel francese sembra trovare la più consona fonetica. Così in Il est doux, il est bon dall’“Hérodiade” di Massenet e in Parmi les pleurs da “Les Huguenots” di Meyerbeer ha dato forse le migliori sue doti.

Gli applausi scroscianti nella sala hanno desiderato la Toffoli in un bis e il soprano coneglianese non ha potuto esimersi dall’eseguire, dopo un così ricco recital, un ulteriore saggio di belcanto: Ritorna vincitor! dall’“Aida” verdiana.

 

Insomma una Németh inascoltabile ascoltabilissima e oggi ci auguriamo più ammirata che mai.

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