Cantiere all’Opera: Un fantastico pomeriggio di musica incornicia il “Premio Boito”.

Cantiere all'Opera: Un fantastico pomeriggio di musica incornicia il "Premio Boito".. Il concerto perfetto con tutta probabilità non esiste, né mai esisterà, tuttavia, in alcune occasioni alla perfezione si arriva davvero molto vicino.

Persone Piero Randi Padova, Lorella Ruffin, Ivan Kazanskiy, Ludovico Armellini, Diletta Rizzo Marin, Giovanni Bottesini, Alessandro Cammarano, Mamm'Agata, Beatrice Greggio, Andrea Albertin, Askàr Lashkin, Beatrice Greggio, Mara Zampieri, Vincenzo Bellini, Dante, Pietro Mascagni, Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Leandro
Luoghi Padova
Organizzazioni Barbarigo, Pollini
Argomenti musica, canto, opera

10/mag/2016 22:13:52 Cantiere all'Opera Padova Ufficio Stampa Contatta l'autore

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Il concerto perfetto con tutta probabilità non esiste, né mai esisterà, tuttavia, in alcune occasioni alla perfezione si arriva davvero molto vicino.

Sicuramente il concerto, intitolato “Tra serio e faceto”, che nell’ambito della stagione di Cantiere all’Opera, ha fatto da cornice alla premiazione di Roberto Scandiuzzi, quarto vincitore del Premio “Arrigo Boito”, alla perfezione è davvero molto prossimo.

La scelta di Scandiuzzi, come ha sottolineato Mara Zampieri, che di Cantiere all’Opera è fondatrice e Presidente, è naturale oltre che doverosa. Grande basso nobile,  trevigiano di nascita ma residente a Padova per quattro lustri, Scandiuzzi è uno dei più fulgidi rappresentanti della scuola di canto “all’italiana”, fatta di emissione morbida, fraseggio incisivo, attenzione alla parola. Scandiuzzi è tra l’altro sontuoso interprete del “Mefistofele" di Arrigo Boito.
Concerto splendido, si diceva, che ha celebrato il premiato non solo col canto, ma anche con alcuni interventi strumentali di grande livello proposti con la collaborazione del Conservatorio “Pollini”.

Il soprano Beatrice Greggio, vicepresidente di Cantiere all’Opera e nell’occasione impegnata anche come solista, ed il baritono uzbeko Askàr Lashkin, accompagnati dal sempre impeccabile Andrea Albertin, si sono alternati in un ricco ed articolato programma di arie e romanze che, come recita il titolo del concerto, si sono sviluppate sul confronto di serio e faceto. All’opera ci si commuove, spesso si piange, ma di contro si può anche sorridere se non ridere.

A Beatrice Greggio, forte di uno strumento vocale rotondo nei centri e sicuro in acuto e dotata di un fraseggiare naturalmente incline a porre in risalto gli aspetti più squisitamente drammatici nelle arie del grande repertorio, è stato affidato il “serio”. La Greggio ha dunque spaziato con autorevolezza dall’impervia “L’altra notte in fondo al mare”, dal Mefistofele di Arrigo Boito, al “Ciel pietoso”, finale de La Straniera di Bellini, passando per le due Ave Maria di Giuseppe Verdi, una da Otello e l’altra, su testo di Dante, tratta da Quattro Pezzi Sacri, concludendo con la celeberrima “Ebben ne andrò lontata” da La Wally di Catalani.

Tutto sul versante del “faceto” il programma affidato a Lashkin, che ha posto non solo la sua voce duttile ma anche tutta la sua verve brillante, a servizio di arie e cavatine che hanno strappato al pubblico più di una risata. Straordinarie le caratterizzazioni del balbuzientissimo Tartaglia in “Quella è una strada”, da Le Maschere di Pietro Mascagni, e di Mamm’Agata, in “Lazzaruni! Scauzacàni!” da Le convenienze e inconvenienze teatrali di Donizetti. Magnifica la caratterizzazione di “Era quella la voce”, dal Gianni Schicchi di Puccini ed assai elegante il suo “Non più andrai farfallone amoroso”.

Nel ricevere il premio Roberto  Scandiuzzi, dopo un breve scambio di battute col critico musicale Alessandro Cammarano, ha regalato al pubblico, che ha letteralmente gremito la Sala Nobile del Collegio Barbarigo, due chicche, ovvero l’ “Evocazione” di Ariofarne da Ero e Leandro, opera di Giovanni Bottesini su libretto di Boito, e “Le cor” di Ange Flegier, nelle quali ha messo ancora una volta in luce tutta l’eleganza del suo fraseggiare, la ricchezza dell’ottava centrale e la potenza della cavata grave. Per lui, al termine della premiazione, una sorpresa, Diletta Rizzo Marin, splendido soprano e figlia di Scandiuzzi, ha regalato al papà un delizioso “O mio babbino caro”.

Splendido completamento del pomeriggio la presenza del violoncellista Ludovico Armellini, del violinista Ivan Kazanskiy e della pianista Lorella Ruffin, che segna l’inizio della collaborazione col Conservatorio “Pollini”. A loro sono state affidate l’apertura e la chiusura del concerto, che hanno nobilitato con classe tecnica e grande partecipazione emotiva. Il duo Armellini-Ruffin ha aperto con il “Salut d’amour” di Elgar seguito da “Le cygne” di Saint-Saëns, mentre il gran finale è stato appannaggio dello straordinario violinista moscovita, ventenne, Ivan Kazanskiy che, accompagnato al pianoforte da Lorella Ruffin ha affrontato, con straordinaria maturità interpretativa, l’”Inverno” da Le quattro stagioni e la difficilissina e travolgente “Ciarda” di Monti.

Successo pieno e meritatissimo per tutti, a coronamento di un pomeriggio eccezionale.

 

Piero Randi
Padova, 8 maggio 2016 

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