Voci d’angelo per il Cantiere all’Opera.

Presto fatto: due voci meravigliose, un pianista accompagnatore di grande livello e un programma che alterna arie e romanze celebri con altre che per il pubblico possano essere una scoperta.

Persone Piero Randi, Letitia Vitelaru, Mara Zampieri, Andrea Albertin, Rachele Raggiotti, Letitia Vitelaru, Romeo, Lucia
Luoghi Italia, Milano, Francia, Macerata, Algeri
Organizzazioni Duetto dei fiori, Lammermoor, Barbarigo
Argomenti musica, canto, opera

06/apr/2016 22:15:27 Cantiere all'Opera Padova Ufficio Stampa Contatta l'autore

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La ricetta per un concerto perfetto? Presto fatto: due voci meravigliose, un pianista accompagnatore di grande livello e un programma che alterna arie e romanze celebri con altre che per il pubblico possano essere una scoperta. Se poi il tutto attraversa un secolo di melodramma, tra Italia e Francia, allora il successo non può che essere assicurato.

 

Esattamente questo è stato il concerto “Voci di donna o d’angelo”, secondo appuntamento della quarta stagione di Cantiere all’Opera.

Nella Sala Nobile dell’Istituto Barbarigo, gremitissima, si sono esibite il soprano Letitia Vitelaru ed il mezzosoprano Rachele Raggiotti, accompagnate al pianoforte da Andrea Albertin.

Le due cantanti, selezionate nel corso delle audizioni svolte nei mesi scorsi da una Commissione presieduta da Mara Zampieri, motore infaticabile di Cantiere all’Opera, pur giovanissime, vantano già debutti prestigiosi in teatri come La Scala di Milano e lo Sferisterio di Macerata.

Letitia Vitelaru, soprano lirico dotata di voce cristallina nel colore e saldissima nella tecnica, ha dato voce e corpo ad una meravigliosa serie di protagoniste dell’opera, cominciando con la Lucia di Lammermoor che in “Regnava nel silenzio” rivive i presagi di una morte imminente. La Vitelaru ha poi affrontato, tra le altre, l’impervia aria “dei gioielli”, dal Faust di Gounod, risolta con grazia ma senza mai cadere in stucchevoli languori, ed “È strano” da La traviata, chiuso con un folgorante Mi bemolle.

Magnifica anche la prova di Rachele Raggiotti, mezzosoprano di timbro rotondo e brunito, tornito nei centri, pieno nell’ottava grava e svettante in acuto.

La Raggiotti ha risolto con bella autorevolezza sia le agilità richieste da Rossini, nella cavatina “Cruda sorte” da L’Italiana in Algeri, che il fraseggio scolpito e morbido necessario a dare anima al canto ultimo della protagonista in “O ma lyre immortelle”, da Sapho di Gounod,  passando per il bel legato belliniano di “Se Romeo t’uccise un figlio”, da ICapuleti e i Montecchi e per l’appassionata incisività di “O mio Fernando” da La Favorita di Donizetti,  incorniciato da una straordinaria puntatura al Do in chiusura della cabaletta.

A conclusione del concerto il celeberrimo “Duetto dei fiori”, dalla Lakmé di Delibes, nel quale le due voci hanno trovato perfetta sintonia ed una fusione fascinosa.

Andrea Albertin non si è limitato ad accompagnare, al contrario ha fatto cantare il pianoforte con le due soliste, sostenendo senza mai prevaricare, con una sensibilità che non è mai venuta meno.

L’ormai tradizionale parentesi “Diamo voce a…” ha visto l’intervento dei rappresentanti della Cooperativa Sociale “L’Altracittà. Ristretti Orizzonti”, che vive quotidianamente la realtà carceraria curando straordinari progetti di reinserimento dei detenuti.

Il pubblico ha gradito e lo ha dimostrato con ovazioni per i tre protagonisti della serata, che hanno ringraziato con il bis del “Duetto dei fiori”.

 

Piero Randi
Domenica 3 Aprile 2016 

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