programma del cinema Trevi: Pasolini, Claudio Bondì, Rino Di Silvestro, Risi e Muccino

13/mar/2015 15:10:27 Centro Sperimentale di Cinematografia Contatta l'autore

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Cinema Trevi-Cineteca Nazionale

 

martedì 17 marzo

Pier Paolo Pasolini, il mistico delle borgate

 

«Pier Paolo Pasolini titanica figura d’intellettuale geniale e lucido profeta, è oggi citato e abusato, utilizzato come capro espiatorio per ovviare all’incomprensione totale del suo messaggio culturale. Questo omaggio vuole mettere in luce da una parte il vero Pier Paolo “uomo”, che viveva donando infinito amore, dall’altra rivelare verità occultate sulla sua morte attraverso testimonianze dirette e dichiarazioni di esperti che hanno studiato e riaperto il caso con un accurato lavoro di ricostruzione criminologica e legale. Pier Paolo ateo, Pier Paolo pedofilo, Pier Paolo violento… nulla di più errato. La sua generosità si è inoltrata nelle più sperdute remote borgate. La sua umanità, spiritualità, dolcezza, generosità, sconosciute ai “critici” come al popolo, saranno messe in luce attraverso rivelazioni inedite tese a mostrare, anche, come il suo barbaro assassinio non possa essere stato compiuto da una sola persona. Pier Paolo, il tuo tocco gentile sul mio capo di bambino è più di un ricordo, una sensazione e un’emozione indelebili. La tua dolce energia non si sopirà mai» (Roberto Carlo Deri).

 

ore 17.00 Accattone di Pier Paolo Pasolini (1961, 117’)

“Accattone” è il soprannome di un ragazzo nullafacente che vive in una borgata romana sfruttando una prostituta, Maddalena. Quando la ragazza finisce in carcere, Accattone si trova senza soldi e cerca di tornare dalla moglie che vive insieme al figlioletto in casa del padre e del fratello. «Il mondo dei “ragazzi di vita” del sottoproletariato romano, dei diseredati, ha trovato nell’opera di Pier Paolo Pasolini [...] i giusti toni di una partecipazione affettiva e di una interpretazione commossa. Siamo lontani dal clima dei film sugli Sciuscià e sui Ladri di biciclette; qui il rapporto tra l’autore e i suoi personaggi si basa non sull’osservazione di una serie di fenomeni umani e sociali, ma sulla diretta partecipazione a un mondo di vita; e lo stile della rappresentazione deriva direttamente dalla volontà di dar forma visiva e letteraria ad una esperienza reale» (Rondolino).

 

ore 19.00 Pasolini di Abel Ferrara (2014, 86’)

«Con Pasolini, ho l’impressione che Abel Ferrara abbia girato il suo film più slabbrato e disorganico – ma lo dico come un pregio, come una sorta di antidoto a qualunque tentazione illustrativa. In realtà, […] Ferrara compie l’unica scelta giusta: girare come un marziano, come uno che non sappia niente (di Pasolini, di Roma, dell’Italia anni ’70) e abbia capito tutto» (Cappabianca).

 

ore 20.45 Incontro con Aldo Colonna, Enzo De Camillis, Angelo Del Nero,

Sergio Gilles Lacavalla, Stefano Maccione, Simona Ruffini

moderato da Roberto Carlo Deri

 

a seguire Un intellettuale in borgata di Enzo De Camillis (2014, 82’)

Come sottolinea il titolo del documentario di Enzo De Camillis, Pier Paolo Pasolini è sempre stato Un intellettuale di borgata e la stessa sua vita e morte l’hanno dimostrato insieme alle sue opere e ai suoi film che, a detta di Maurizio Ponzi, riscrissero la grammatica stessa del cinema. De Camillis usa immagini di repertorio e le parole di Stefano Rodotà, Ugo Gregoretti, Pupi Avati, Gianni Bornia, Citto Maselli. Partendo da Ragazzi di vita fino ad arrivare alle dichiarazioni sul potere mediatico, passando per una storica intervista che Enzo Biagi fece a Pier Paolo Pasolini, Un intellettuale di borgata regala un riassunto delle migliori parole dello scrittore, tra le quali spicca il testo integrale, recitato in maniera eccelsa da Leo Gullotta, di un suo celebre articolo.

Proiezione a ingresso gratuito

 

18-19 marzo

Claudio Bondì, un cineasta globale

 

I grandi maestri non hanno eredi e spesso non hanno neppure allievi. Tranne poche, ispirate, eccezioni. Nel fatidico 1968 Roberto Rossellini viene nominato commissario straordinario del Centro Sperimentale di Cinematografia, e ricopre tale carica con l’idea di mettere in moto ricerche interdisciplinari sull’insieme dei mezzi di comunicazione di massa, con un occhio di riguardo per la televisione. Si propone, inoltre, di ripensare radicalmente i tradizionali corsi. Promuove l’autogestione dei piani di studio da parte degli studenti, sopprime il corso di recitazione e ai corsi tecnici affianca corsi di psicologia, storia, economia e sociologia, in un nuovo ordinamento che non prevede più la parcellizzazione dei diversi mestieri del cinema, ma mira alla formazione di “cineasti globali”. Uno di questi cineasti globali è sicuramente Claudio Bondì, che è rimasto sempre fedele alla lezione del suo maestro, del quale, dopo aver realizzato il backstage dal set di Blaise Pascal, è stato aiuto regista in Agostino d’Ippona, L’età dei Medici, Leon Battista Alberti. Il suo cinema, che comprende tre lungometraggi e numerosi documentari, viaggia sul filo della memoria, ritrovando nel passato i segni del presente.

Rassegna in collaborazione con Blue Film

 

mercoledì 18 marzo

 

ore 17.00 Il richiamo di Claudio Bondì (1992, 91’)

«Roma – Stato Pontificio, 1780: un nobiluomo di provincia, sovrintendente alla Dogana Pontificia, trascura famiglia e lavoro per dedicarsi allo studio dell’ornitologia in vista della pubblicazione di una enciclopedia, aiutato da un bracconiere, che sa imitare il verso di numerosi uccelli. Il nobiluomo conosce per caso un’affascinante vedova della quale s’innamora» (Lancia). «Bondì con questo film offre un saggio in costume su felicità e infelicità, sogni e bisogni, ricordi e passioni. Chiesa, Stato e popolo in un’opera che indaga fra le maglie del potere mettendo sempre in primo piano l’Uomo coi suoi sentimenti e i suoi desideri» (Fontanini). Con Ivano Marescotti e Silvia Cohen.

 

ore 19.00 L’educazione di Giulio di Claudio Bondì (2001, 93’)

«Torino, 1831: un giovane diciassettenne copia su un registro le cartelle cliniche delle pazienti ricoverate nel Regio Manicomio Femminile della città. Il lavoro gli è stato affidato dal padre che è economo capo di tutti i manicomi della provincia e che spera che un giorno il ragazzo possa succedergli nella stessa professione. Il ragazzo vive un’esistenza del tutto monotona, fatta di studio al liceo, di cinema al sabato e della copiatura delle schede nella biblioteca; ma, un giorno, viene ricoverata una ragazza di circa vent’anni che provoca in lui i primi turbamenti amorosi e sessuali che porteranno il giovane a staccarsi dalla condizione in cui vive verso una maggiore maturità» (Lancia). «Il film di Claudio Bondì ha il merito di raccontarci, attraverso la presa di coscienza etica e anticonformista del futuro storico dell’arte Giulio Carlo Argan, la Torino degli anni Trenta, con raffinato minimalismo e senza folgore, il liceo Cavour, il primo amore, i “malati” e i borghesi”, Bobbio e Mila, i Levi e gli Einaudi» (Bo).

 

ore 20.45 Incontro con Claudio Bondì e Franco Montini

 

a seguire De reditu - Il ritorno di Claudio Bondì (2003, 100’)

«Il titolo De Reditu significa in latino il ritorno, e il ritorno è doppio: all’inizio del V secolo dopo Cristo, il patrizio pagano Claudio Rutilio Namaziano, che aveva ricoperto una delle più alte cariche come Prefetto di Roma, decise di tornare nella Gallia dov’era nato e di saggiare, insieme con amici incontrati nel viaggio, la possibilità d’un ritorno dell’impero romano, d’una restaurazione della sua forza e importanza. L’impero era infatti al culmine di quella decadenza che lo avrebbe portato a dissolversi: con l’imperatore installato a Ravenna, i Goti reduci dal sacco di Roma, i cristiani dominanti divenuti prepotenti e intolleranti, le milizie armate locali, caos e sangue dominavano il territorio. Rutilio Namaziano intraprese il viaggio non sulle strade consolari rischiose e impraticabili, ma su una imbarcazione a remi e a vela: descrisse il percorso incompiuto in versi, in un diario in parte ritrovato nel 1400 al quale si è rifatto Claudio Bondì per il suo film diverso da tutti. […] Film insolito, affascinante e interessante, girato con la magnifica fotografia di Marco Onorato in uno stile non solenne ma nobilmente pacato, ha interpreti molto bravi, soprattutto Roberto Herlitzka nel personaggio del suicida e il protagonista Elia Schilton» (Tornabuoni).

Proiezione a ingresso gratuito

 

giovedì 19 marzo

 

ore 17.30 Backstage di Blaise Pascal di Roberto Rossellini di Claudio Bondì (1971-rev. 2006, 31’)

Gli ambiente del palazzo secentesco Giustiniani-Odescalchi di Bassano Romano furono scelti da Rossellini come set per il suo Blaise Pascal, terza biografia storica girata per la televisione dopo La presa di potere di Luigi XIV e Socrate. Il documentario segue la lavorazione del film.

Del materiale girato in 16mm durante le riprese del film rimaneva solamente la copia lavoro, malridotta in molte parti. Con il sostegno economico della Regione Lazio e il patrocinio della Fondazione Roberto Rosselini, il materiale originario è stato completamente restaurato e Bondì ha curato una nuovo edizione, che contiene sequenze inedite rispetto al precedente montaggio.

 

a seguire La balena di Rossellini di Claudio Bondì (2010, 47’)

28 ottobre 1971. Un quotidiano cileno riporta la notizia di una balena sulla spiaggia di Playa de Los Vilos. Rossellini, che in quel periodo si trovava a Santiago per un’intervista a Salvador Allende ne trae spunto per un soggetto cinematografico, da affidare al suo allievo Claudio Bondì. Il film non fu girato. Il documentario racconta, a distanza di quarant’anni, quest’opera mai realizzata.

Per gentile concessione di Blue Film

 

19.00 Lando Buzzanca: uno nessuno centomila di Claudio Bondì (2012, 70’)

Lando Buzzanca, ha attraversato dal lontanissimo 1959, con una piccola parte in Ben Hur di William Wyler, tutto il cinema italiano. È stato il grande protagonista di una variante della commedia italiana degli anni Sessanta e Settanta, in cui la comicità incrociava il sesso, creando un larghissimo pubblico di aficionados in tutto il mondo. Buzzanca è stato soprattutto un attore a tutto tondo che ha lavorato, proprio in quegli anni, con autori come Germi, Lattuada, Pietrangeli, Festa Campanile, Salce, Magni. Il documentario ripercorre, attraverso la divertente testimonianza dell’attore, il materiale di repertorio dell’Istituto Luce, la partecipazione di Tatti Sanguineti e gli interventi di registi, attori e giornalisti, questo percorso accidentato ma straordinario che lo ha portato, in seguito, al teatro di Eduardo, di Pirandello, di Molière, di Shakespeare, e alle celebri serie radiofoniche e televisive.

Per gentile concessione di Blue Film

 

ore 20.30 Pietro Germi: il bravo, il bello, il cattivo di Claudio Bondì (2009, 85’)

C’era una volta un uomo. Un uomo diffidente, che aveva paura di attraversare una piazza o di entrare in un bar, timoroso di ritrovarsi al centro di una molteplicità di sguardi, sconosciuti e indagatori. C’era una volta “un regista all’antica”. Un regista che possedeva una morale del suo lavoro, un professionista scrupoloso, un sapiente artigiano del linguaggio delle immagini, rispettoso dei desideri del pubblico e fiducioso nella “comunicazione con le masse”. C’era una volta Pietro Germi…

Per gentile concessione di Blue Film

Giornata a ingresso gratuito

 

venerdì 20 marzo

 

6 dita di follia. Il cinema di Rino Di Silvestro e dei suoi eredi

 

«Il filo rosso di un cinema estremo e di exploitation lega tra loro i principali film diretti da Rino Di Silvestro, dall’erotico-carcerario Diario segreto da un carcere femminile al giallo Prostituzione, dal nazi-erotico Le deportate della sezione speciale SS all’horror La lupa mannara, fino al drammatico Hanna D. la ragazza del Vondel Park. Luigi Pastore e io abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di frequentare per un lungo periodo Rino, che intendeva realizzare un film-documentario sulla sua vita artistica. Tramite me, si è rivolto a Luigi perché facesse il montaggio di una sterminata quantità di materiale in suo possesso: fotografie, spezzoni di film, interviste. La nostra collaborazione si è presto trasformata in amicizia e il documentario Rino Di Silvestro Story -Il cinema. L’arte. La cultura è stato per Luigi e per me un lavoro importante e stimolante, che ci ha permesso di conoscere una persona dalle mille sfaccettature: regista, innanzitutto, ma anche sceneggiatore, scrittore, pittore, un artista sempre pronto a cimentarsi in nuove forme espressive.

Prova ne è Megalopolis, un film che avrebbero dovuto girare insieme Rino Di Silvestro e Luigi, una vicenda altamente drammatica ed esistenziale sulla scia di Hanna D. ma, se possibile, ancora più disperata e violenta. Purtroppo Rino non ha fatto in tempo a realizzare questo suo ultimo progetto, ma ha però visto e regalato ai suoi amici il documentario sulla propria vita, di cui andava molto fiero. Con il suo cinema e con la sua personalità, con i suoi modi di fare bizzarri e con la sua profonda cultura, Rino rimarrà per sempre con noi» (Antonio Tentori).

Omaggio a cura di Luigi Pastore e Antonio Tentori

 

ore 17.00 Hanna D. La ragazza del Vondel Park di Axel Berger [Rino Di Silvestro] (1984, 81’)

Hanna è una povera ragazza che per drogarsi si prostituisce e subisce violenze inimmaginabili, fino a quando incontra Alex che si innamora di lei. «Droga e sesso alla Di Silvestro, con Bruno Mattei come supervisore tecnico e come montatore imposto dalla produzione. C’è comunque una buona protagonista, Ann Gisel Glass, che poi interpreterà Desordre di Olivier Assayas, portata da Mattei, che la aveva avuta protagonista in Rats. […] Il modello evidente è Cristiana F. noi i ragazzi dello zoo di Berlino» (Giusti).

 

ore 18.45 Rino Di Silvestro Story - Il cinema. L’arte. La cultura di Luigi Pastore e Antonio Tentori (2009, 120’)

Prima di morire Rino (30 gennaio 1932-3 ottobre 2009) riuscì a concludere il suo testamento artistico, un documentario monografico realizzato in collaborazione con Luigi Pastore e Antonio Tentori.

 

ore 21.00 Incontro con Orchidea De Sanctis, Luigi Pastore, Antonio Tentori

 

a seguire Hippocampus M 21th di Alexander Fennert (2015, 70’)

Il debutto alla regia di Alexander Fennert si è concretizzato nella produzione di Hippocampus M 21th un film bizzarro e coinvolgente che tratta le perversioni umane. L’opera è suddivisa in sei episodi, ognuno abbinato ad un brano di musica classica che completa sapientemente la scena. Hippocampus M 21th è il primo capitolo di una trilogia sulle varie perversioni umane e Fennert si è ispirato a Rino Di Silvestro, regista estremo di grande fama. Il neo regista tedesco ha dichiarato: «Il film mostra in modo forte, chiaro e deciso terrificanti parafilie che raccontano la libertà totale. Sentivo dentro di me l’animale/artista, la belva che doveva esprimersi nel suo senso più sublime e nobile».

Proiezione a ingresso gratuito

 

21-22 marzo

Fratelli nel cinema: Risi e Muccino

 

«L’invenzione del cinematografo è legata al nome di due fratelli: Auguste e Louis Lumière. Da allora, nella storia del cinema, sono stati tanti i fratelli che, in collaborazione o in competizione, si sono dedicati a questo mestiere. I mestieri del cinema sono tanti e, in certi settori, si sono formate nel tempo vere e proprie dinastie di artigiani e professionisti. Questo aspetto, che caratterizza in maniera particolare il cinema italiano, rimasto, sostanzialmente, un cinema artigianale, è al centro della presente rassegna con cui ci si propone di mettere a confronto opere legate ai nomi di fratelli o sorelle, per comprendere meglio il peso che i rapporti umani, personali e familiari, hanno avuto nello sviluppo e nella qualità del nostro cinema» (Amedeo Fago).

Gli appuntamenti di questo mese sono dedicati ai fratelli Risi, Marco e Claudio, e ai fratelli Muccino, Gabriele e Silvio.

Rassegna a cura di Amedeo Fago

 

sabato 21 marzo

 

ore 17.00 Mery per sempre di Marco Risi (1989, 106’)

«Arrivato al suo quinto lungometraggio, il regista Marco Risi raggiunge una più alta statura. Il fatto che ora piaccia alla critica non vuol dire che debba essere discaro al grande pubblico. Mery per sempre è infatti un buon film, che ripercorre le battutissime strade del cinema carcerario senza innovare la struttura e i modi espressivi del genere, ma rivitalizzandoli, nella cornice siciliana, con una schiettezza quasi documentaristica, con un nerbo drammatico, con una forza ritrattistica che comprendono Risi jr. fra i giovani maestri del nuovo cinema realistico. Al romanzesco che s’insinua in qualche scena, a quel tanto di convenzionale cui appartiene l’ottimistica scoperta del buono sepolto nel cuore di piccoli criminali, alle difficoltà di comprensione provocate dai dialoghi in siciliano, il film sopperisce d’altronde con una recitazione sorprendente. […] Ne è sortito un affresco tragico, grondante crudezza e turpiloquio, eccezionalmente fuso nei suoi vari elementi di melò e di verità» (Grazzini). Dal romanzo omonimo di Aurelio Grimaldi.

 

ore 19.00 L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998, 106’)

«Un film italiano, finalmente fuori dagli opposti cretinismi d’impegno e d’evasione, ne estrae il grottesco naturale, ne tira l’allegria feroce e ne fa sgorgare fiotti di pulsioni nichiliste sino all’inevitabile apocalisse “splatter”. Ovvero il colpo di reni di un regista, Marco Risi, titolare di una filmografia un po’ strattonata dalle mode, che s’impone per il colpo d’occhio compositivo, il gusto cattivista, la spigliatezza narrativa e, soprattutto, il mirabile controllo di una pletora di attori. [...] Il film procede per flash concentrici, ritaglia le figure nei loro record di squallore, spreme sarcasmo da ogni poro dell’inquadratura e alla fine accende tutte le luci di un vero luna park di orrori. [...] Decisamente divertente nel mantenere tipi e tipacci tra caricatura e irrealtà, ma la macchina da presa collabora incrociando i piani e i tempi, sovrapponendo entrate e uscite e perlustrando con sogghignante precisione gli spazi sul filo di una suspense tutta “reinventata”. [...] Risi non “cita” con voluttà cinefila bensì ricostruisce la scheletrica pagina di Ammanniti con buona risolutezza figurativa e l'inclinazione personale a ad un certo scetticismo distaccato» (Caprara).

 

ore 21.00 Incontro con Claudio e Marco Risi moderato da Amedeo Fago

 

a seguire Matrimonio alle Bahamas di Claudio Risi (2007, 92’)

«Cristoforo Colombo, un milanese che fa il tassista a Roma, parte per l’America per accompagnare la figlia Valentina che, appena laureata in economia, ha vinto una borsa di studio per l’Università di Miami. […] Intanto Valentina a Miami si innamora di Bob, figlio di un ricco agente di borsa italo americano e di una bellissima snob maniaca dello shopping. Bob vuole conoscere i genitori di Valentina ma lei teme che le differenze tra le due famiglie siano troppo rilevanti perché il loro rapporto possa avere successo. Bob, invece, a quel punto le chiede di sposarlo e i due decidono che le Bahamas sono il luogo giusto per celebrare il matrimonio...» (www.cinematografo.it). «La regia a uno dei Risi, il copione ai fratelli Vanzina e si respira aria di famiglia. […] Risi / Vanzina intessono la commedia […] esposta con verve e senza alcun volgare appanno. E la fiaba insegna: l’agiatezza vale meno della probità e, per di più, rimane schiava dei capricci sui mercati finanziari» (Napoli). Con Massimo Boldi, Anna Maria Barbera, Enzo Salvi, Biagio Izzo.

Proiezione a ingresso gratuito

 

domenica 22 marzo

 

ore 17.00 Come te nessuno mai di Gabriele Muccino (1999, 88’)

«Ce la faranno i giovani e meno giovani spettatori al di sopra della linea gotica a capire quello che si dicono i giovani romani di Come te nessuno mai? Speriamo di sì. O comunque facciano un piccolo sforzo. Perché il film di Gabriele Muccino è il primo, in anni (e almeno dai tempi di Mignon è partita), che sappia parlare di adolescenti, ragazzi, occupazioni scolastiche, amori più virtuali che reali, pettegolezzi amorosi, ansie e paure rispetto a quella cosa misteriosa e difficile che è il sesso, senza cadere nelle secche del bozzettismo o nel dovere della denuncia, ma semplicemente lasciandosi andare al piacere del racconto, dei ritratti, dell’ambientazione – fino a comporre un quadro lieve ma credibile, divertente ma tenero di una generazione, o perlomeno di una sua cospicua fetta, romana, borghese, disinibita ma non troppo, di “sinistra”: concetto su cui si dibatte con effetti esilaranti e nostalgici, a partire dalla bella sequenza delle voci che sotto i titoli di testa commentano gli eventi cruciali di vent'anni, da Valle Giulia alla vittoria elettorale dell’Ulivo» (Bignardi). Con Silvio Muccino (autore del soggetto con il fratello) e Giuseppe Sanfelice.

 

ore 19.00 L’ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001, 118’)

«Nostalgia del futuro. Ne L’Ultimo bacio, suo terzo film, commedia corale ben fatta, intelligente e divertente, Gabriele Muccino racconta nelle due generazioni di trentenni e dei cinquantenni la voglia di scappare, il sentimento della vita che sfugge, che se ne va, che scivola nella ripetizione e nei doveri dell’età adulta o della vecchiaia senza nuove occasioni né aperture né speranze. Tradimenti, rimpianti, esasperazioni, rivolte contro un destino spietatamente predeterminato, innamoramenti, che si prende, chi si lascia, chi parte, chi rinuncia: il film è sicuramente una riuscita, una promessa mantenuta» (Tornabuoni). Con Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Sabrina Impacciatore.

 

ore 21.15 Parlami d’amore di Silvio Muccino (2007, 115’)

«Per il suo esordio nella regia Silvio Muccino ha adattato – con qualche correzione in direzione del punto di vista femminile più radicale – il suo romanzo Parlami d’amore, scritto come la sceneggiatura con Carla Vangelista. [...] Coraggiosa la scelta di Muccino di spostare in un’altra direzione l’immagine di sex symbol bello e dannato che si è conquistato presso le teenager con le sue commedie generazionali, ma per raccontare la paura di amare, le fragilità sentimentali, i tormenti esistenziali ha preso troppo sul serio il nuovo ruolo autoriale. Troppo preoccupato, forse, di prendere le distanze dal popolo di Moccia e di ammiccare agli intellettuali, appesantisce la storia con il collaudato repertorio del maledettismo. Tra citazioni di Harold e Maude e Eyes Wide Shut e vuoti narrativi e alcuni dialoghi imbarazzanti, l’opera prima di Muccino riserva un flashforward finale che stimola una visione supplementare per percepire più correttamente o eventualmente rivedere i limiti e difetti» (Castellano).

 

Cinema Trevi, vicolo del puttarello 25 – Roma  tel: 06.72294301

 

 

Susanna Zirizzotti

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