programma Cinema Trevi: Merli, Fellini e la Spagna, Pino Zac, Fernando Biri, Manfred Noa

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06/mar/2015 12:21:20 Centro Sperimentale di Cinematografia Contatta l'autore

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Ricordiamo che questo è il secondo weekend con i grandi classici restaurati della Nexo Digital, sabato 7 alle ore 21 “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e domenica 8 marzo alle 21 “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese.

 

Il programma della prossima settimana del cinema Trevi è, come sempre, ricco di proposte:

 

10 marzo Maurizio Merli, il poliziotto ribelle

11 marzo Federico Fellini e la Spagna

12 marzo Pino Zac, il genio del Male

13 marzo “Ri-conoscere Fernando Birri - 90 anni di militanza dell’immagine”

14 marzo Cinema e psicanalisi: Un mondo precario

15 marzo Fatti e strafatti

 

martedì 10 marzo

 

Maurizio Merli, il poliziotto ribelle

 

«Diciamolo subito: evviva il Callaghan di casa nostra. Alla faccia dei critici militanti di un tempo. Quelli che liquidarono il poliziottesco come un genere rozzo, brutale, reazionario, senza nemmeno andare a vedere i film. Perché un libro su Maurizio Merli può suonare come uno sberleffo ai figliocci e ai “nipotini” del viscontiano Guido Aristarco, quegli intellettuali della celluloide per i quali il cinema da “celebrare” deve essere sempre e solo di “serie A”. […] E ogni volta, bersaglio principale della critica era proprio lui, Maurizio Merli, il poliziotto più poliziotto che c’era sul grande schermo: il più popolare, quello che noi “guai chi ce lo tocca”, che si chiamasse di volta in volta Betti, Tanzi, Olmi, Palma, Murri, Spada, Ferro o Berni: tutti nomi brevi, rapidi come un colpo di pistola… L’attore romano è stato un simbolo degli anni ’70» (dall’introduzione del libro di Fulvio Fulvi Maurizio Merli il poliziotto ribelle, Bloodbuster, Milano, 2014).

 

ore 17.00 Da Corleone a Brooklyn di Umberto Lenzi (1979, 96’)

«Mafia-movie e, nello stesso tempo, tardo-poliziottesco che comincia con le plumbee immagini di una invernale New York. Il film si svolge su due binari raccontando quello che succede nella metropoli americana e a Palermo. Il commissario Merli, stavolta Giorgio Berni (un romano a Palermo), viene incaricato di accompagnare il superpentito Salvatore Scalia (Biagio Pelligra) da Corleone […] fino al quartiere dove vivono gli italiani a New York, la mitica Brooklyn: la polizia italiana, con la testimonianza del mafioso vuole estradare un pericoloso “padrino” implicato nel traffico internazionale della droga e nei sequestri, Michele Barresi, un Merola superlativo» (Fulvi).

 

ore 19.00 Catene di Silvio Amadio (1974, 91’)

«Affiancato dall’affascinante Rosemary Dexter, in questo polpettone rifatto ambientato in Sicilia, Merli interpreta Giovanni, un onesto meccanico che ammazza per gelosia Alfio, l’ex fidanzato della moglie divenuto nel frattempo un pericoloso rapinatore (nel ruolo l’ottimo Mimmo Palmara […]). Maurizio, capelli lunghi e ancora castani, è per la prima volta protagonista assoluto davanti alla cinepresa, a tratti anche intenso, urla, piange, si dispera con un certa credibilità» (Fulvi).

 

ore 20.45 Incontro con Fulvio Fulvi, Danilo Massi, Dardano Sacchetti

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Fulvio Fulvi

Maurizio Merli il poliziotto ribelle

moderato da Marco Giusti

 

a seguire Poliziotto sprint di Stelvio Massi (1977, 102’)

«Lasciate le pistole nelle rispettive fondine, la sfida tra delinquenti e sbirri avviene a colpi di acceleratore. Marco Palma, soprannominato “il matto”, è un agente della Mobile di Roma fissato con le macchine e la velocità. Se ne infischia degli ordini dei superiori e provoca disastri quando fa servizio mettendosi al volante. Corre, insegue i malviventi anche quando non dovrebbe con la sua Giulia Alfa Romeo. […] Strepitosi gli stuntmen del gruppo di Remy Julienne con le loro esibizioni dentro la città: macchine che si inseguono percorrendo vicoli e scalinate (memorabile la discesa sulla scalinata di Trinità dei Monti), sorpassi mozzafiato, testacoda, crash e cappottamenti come fossero reali» (Fulvi).

Proiezione a ingresso gratuito

 

mercoledì 11 marzo

Federico Fellini e la Spagna

 

Il volume Federico Fellini e la Spagna di Stefania Miccolis vuole essere un invito, non solo cinematografico, a ripercorre la diffusione e la fortuna del cinema di Fellini in Spagna, valutando la circolazione e le reazioni suscitate – nella critica e nella società – all’uscita dei capolavori felliniani. «Le fonti primarie utilizzate per questo studio sono stati gli articoli dei principali periodici spagnoli, rintracciati e selezionati attraverso una accurata ricerca in varie emeroteche e da approfondite indagini negli archivi e biblioteche spagnole e presso la Fondazione Fellini di Rimini. Particolare attenzione è stata dedicata alle vicende inerenti alla distribuzione delle pellicole e agli ostacoli censori da esse incontrati: sia la censura politica del periodo franchista che la più sfuggente e ambigua censura di mercato. Fondamentale è stato l’apporto che a questa ricerca ha dato una importante personalità del cinema spagnolo, Jordi Grau, caro amico di Fellini» (dalla quarta di copertina del volume di Stefania Miccolis Federico Fellini e la Spagna, Carabba, Lanciano, 2013).

 

ore 17.00 Il bidone di Federico Fellini (1955, 112’)

«Non v’è l’arcana poesia de La strada data dal paesaggio indifferente e maestoso, dal passaggio lento delle stagioni estranee alla pena e alla solitudine dell’uomo. In compenso Il bidone è più complesso, ha un’orchestrazione più elaborata. Il tema felliniano dei conti da rendere a qualcuno che ci trascende è meno univoco, più clamoroso, quasi gravido di presenze impalpabili ma certe perché meno metafisiche, più legate a ciò che risulta semplicemente umano» (Bianchi). «Il più amaro forse, dei film di Fellini» (Gian Piero Dell’Acqua), sceneggiato con Flaiano e Tullio Pinelli e musicato da Nino Rota, vede nel cast un potente Broderick Crawford (che sostituì la “prima scelta” di Federico, Humphrey Bogart, già malato), Richard Basehart (bellissimo il suo personaggio), Giulietta Masina, Franco Fabrizi, Lorella De Luca.

Dall’insuccesso de Il bidone, Fellini si rifarà con il film successivo, Le notti di Cabiria, che trionferà in tutto il mondo.

 

ore 19.00 Il peccato di Jordi Grau (1961, 106’)

Durante la Verbena, festa popolare che si svolge a Barcellona, ad un anno di distanza l’una dall’altra, si snodano due storie d’amore che, svolgendosi in parallelo, precipitano verso un finale drammatico... Con Umberto Orsini, Marisa Solinas e Gian Maria Volonté.

 

ore 21.00 Incontro con Alberto Crespi, Stefania Miccolis, Italo Moscati

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Stefania Miccolis

Federico Fellini e la Spagna

moderato da Daniela Amenta

 

 

a seguire Non si deve profanare il sonno dei morti di Jordi Grau (1974, 95’)

George ed Edna, due giovani amici, casualmente sono costretti a fermarsi nei pressi di Southgate, in Inghilterra. Nella località, ove vive la sorella di Edna, sono in corso degli esperimenti di eliminazione dei parassiti mediante ultrasuoni. Purtroppo la macchina influisce sugli insetti, che distrugge, ma anche su tutti gli organismi deboli: i bambini, che rende aggressivi, i cadaveri freschi, che fa rivivere. Il film è tornato in circolazione nel 1975 con il titolo Da dove vieni? e nel 1979 con il titolo Zombi 3. Con Ray Lovelock, Arthur Kennedy, Cristina Galbò.

Proiezione a ingresso gratuito

 

giovedì 12 marzo

Pino Zac, il genio del Male

 

Nel trentennale della morte la Cineteca Nazionale rende omaggio al maestro della satira politica (e non solo) Pino Zac, la cui lezione risuona quantomai attuale. Lo ricordiamo con le parole di Oscar Cosulich sulle pagine de «La Repubblica», all’indomani della morte, avvenuta il 25 agosto 1985: «Domenica pomeriggio è morto a Fontecchio (L’Aquila) Pino Zac, uno dei protagonisti della satira politica italiana, autore prolifico di cinema d’animazione, direttore di diverse riviste, collaboratore dei più prestigiosi giornali di satira europea. Nato a Trapani nel 1930, si era trasferito a Roma per studiare architettura. Giuseppe Zaccaria (questo il suo vero nome) lasciò ben presto uno studio che sentiva stretto per dedicarsi alla satira e al fumetto. Nel 1951 crea il Gatto Filippo per Paese Sera: il personaggio incontra un notevole successo e vivrà fino al 1959. Nel frattempo Zac dimostra una sorprendente capacità creativa in più di un’attività, si dedica al cinema d’animazione e inizia a lavorare per diverse testate. In Italia collabora al Pioniere e Vie Nuove, all’estero al polacco Spillky, all’inglese Playtime, ai francesi L’Echo des Savanes e Le Canard Enchainé. Ha pubblicato quattro volumi ormai introvabili in cui attaccava il clero e l’Italietta-piccolo-borghese (“Rouge et Noir”, “Pretesti”, “La Cambiale”, “Questo popolo di...”). Insieme a Giancarlo Fusco ha fondato I Quaderni del Sale. Lo spirito irriverente e libero di Pino Zac ha procurato al disegnatore una sequela interminabile di denunce: oltraggio a capo di Stato, vilipendio alla religione, alla magistratura, denunce per oscenità. Il fatto che Zac fosse l’unico disegnatore italiano a trovarsi egualmente a suo agio su temi internazionali, come su quelli legati alla realtà del nostro paese, non ha fatto altro che renderlo, in alcuni momenti della sua tumultuosa carriera, un “ricercato internazionale”. Una sua vignetta, raffigurante George Pompidou con al posto del pene un fungo atomico, gli impedì a lungo di poter mettere piede in Francia. Per quello che riguarda il cinema d’animazione, Zac ha realizzato una ventina di cortometraggi e un lungometraggio che univa attori in carne ed ossa ai suoi disegni (“Il Cavaliere inesistente”, tratto dal racconto di Italo Calvino). Dotato di una tecnica cinematografica volutamente rozza (“Io faccio l’animazione “sui muri” – amava ripetere – se l’immagine è sfuocata non me ne preoccupo”) ha prodotto film di grande impatto, così come di sicura presa emotiva erano le sue vignette: forse volgari, provocatorie, ma sempre destinate e ferire i loro bersagli. Chi lo conosceva sa che Pino era un vulcano in continua ebollizione. Un infarto lo ha fermato a soli 55 anni».

All’incontro sarà presente Massimo Denaro, allievo della Sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia, il quale sta realizzando il documentario Zac - I fiori del male.

 

ore 17.00 Il cavaliere inesistente di Pino Zac (1971, 97’)

«Zac ripropone sullo schermo senza particolari varianti i personaggi di Calvino, mentre semplifica le loro peripezie tra Scozia, Marocco e reami immaginari, catturando in modo quanto mai convincente lo spirito fiabesco proprio del romanzo. Dal canto loro, le gag comiche sono ben rese per il piacere del pubblico infantile, cui il film è destinato secondo le intenzioni della produzione» (Vito Santoro).

 

ore 18.45 Gatto Filippo: licenza di incidere di Pino Zac (1966, 71’)

«Nello studio di uno psichiatra si presentano due animaletti: un gatto e un topo. Entrambi nevrotici chiedono al luminare di guarirli. La cura è semplice: sfuggire a ogni genere di “rumore” presente nella caotica vita d’oggi» (Poppi-Pecorari). Intermezzi musicali, tra gli altri, di Gigliotta Cinquetti, Peppino Gagliardi, Wilma Goich, Fausto Leali, Georgia Moll, Liana Orfei, Gino Paoli, Iva Zanicchi. Voci di Carlo Croccolo.

 

ore 20.45 Incontro con Glauco Benigni, Drahomira Biligova, Dante Matelli, Massimo Denaro, Miro Grisanti, Riccardo Mannelli,Angelo Pasquini, Vincino e Sabrina Ciancone, sindaco di Fontecchio, il comune abruzzese dove risiedeva ed è morto il grande disegnatore.

 

moderato da Italo Moscati

 

 

a seguire L’ultimo pedone di [Pino] Zac e Miro [Grisanti] (1961, 14’)

Proiezione a ingresso gratuito

 

a seguire Uomo poveruomo superuomo di [Pino] Zac e Miro [Grisanti] (1962, 10’)

Proiezione a ingresso gratuito

 

a seguire Selezione di materiali Rai su Pino Zac (63’)

Nel 1977-78 Pino Zac fu tra i protagonisti di uno straordinario programma di Rai 2, Come mai, fatti musica e cultura dell’esperienza giovanile oggi, all’interno del quale curava due rubriche, la prima dedicata alla settimana di un noto personaggio pubblico (qui sono proposti Berlinguer, Craxi, Angelo Rizzoli, Andreotti, Moro, Cefis, Pannella), la seconda sui soldi, con i volti delle banconote, Verdi, Leonardo da Vinci, Manzoni, ecc., che dialogavano tra di loro sull’andamento della lira e dell’industria negli anni della recessione. Tutto in perfetto stile Zac: al contempo, pungente e surreale. È anche l’occasione per vederlo all’opera mentre tratteggia la caricatura del politico di turno. Completano l’omaggio un servizio da Praga sul set de Il cavaliere inesistente; la presentazione della rivista satirica «Il sale» nel programma Giorno per giorno, con ospiti in studio il direttore Enzo Aprea e Zac; un servizio sulla mostra a Forte dei Marmi dedicata a «Le Canard enchaîné con una forte presa di posizione di Zac; il necrologio in occasione della morte.

Per gentile concessione di Rai Teche - Proiezione a ingresso gratuito

 

venerdì 13 marzo

“Ri-conoscere Fernando Birri - 90 anni di militanza dell’immagine”

«Il nostro cinema, le nostre vite,

sono un atto, un seme, un fiore,

un frutto carnale di resistenza poetico-politica.

Quando dico il nostro cinema, le nostre vite,

non sto usando la retorica

di una prima persona in plurale:

tutto il contrario,

sto usando il plurale del popolo

e dei cineasti del popolo.

Questa resistenza poetica

si chiama Nuovo Cinema Latinoamericano»

Manifesto dei 30 anni di Nuovo Cinema Latinoamericano, 1985

 

Dopo essersi diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1952, tornato in Argentina, Birri fonda nel 1956 la prima scuola di cinema in Argentina, la Escuela Documental de Santa Fe, e proclama attraverso diversi manifesti che il cinema argentino e latinoamericano dovrebbe essere “nazionale”, “realista”, “critico” e “popolare”: «Dobbiamo adottare una maniera di fare cinema che si avvicini alla guerriglia cinematografica. […] Dobbiamo fare un cinema di testimonianza diretta, favorire la presa di coscienza politica e culturale, sul piano nazionale» (F. Birri, «Jeaune Cinéma», n. 37, 1969). «Tutto il nostro cinema (il nuovo cinema latinoamericano) ha una profonda radice di protesta e fu costante nella resistenza; ma, utilizzando una parola molto pericolosa ed enorme, anche si tratta di un cinema di sogni. Se ti chiedi intimamente il perché di questa protesta, il perché corrompere i valori di una società ingiusta, ecco, è per cambiarla. Dietro tutto questo c’è un sogno di giustizia, uguaglianza e bellezza; un sogno ribelle che non accetta la mediocrità, il conformismo o quella realtà che, anche se ha grandissime potenzialità, non è quella che dovrebbe essere…» (Birri). Oggi, il “grande padre” del Nuovo Cinema Latinoamericano, l’argentino Fernando Birri, compie 90 anni, anzi meglio, 90 primavere, come piace dire a lui, e la Cineteca Nazionale vuole ri-festeggiarlo, come fece due anni fa, questa volta con una rassegna dei suoi lavori documentali.

La rassegna fa parte delle celebrazioni e manifestazioni organizzate, in occasione del 90º compleanno di Fernando Birri, dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, dall’Ambasciata Argentina e dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. 

Programma a cura di Juan Del Valle - Giornata a ingresso gratuito

 

ore 17.00 Selinunte di Fernando Birri (1951, 10’)

Le antiche rovine di Selinunte, la città della luna nella Magna Grecia, rivivono grazie alla regia e all’arte del montaggio.

 

a seguire Tire diè di Fernando Birri (1960, 35’)

La prima inchiesta sociale realizzata nell’America Latina del sottosviluppo da Fernando Birri, considerato il “padre del nuevo cine latino-americano”. Il tema è la pratica quotidiana di alcuni bambini che, a Santa Fe, al passaggio dei treni, chiedono un “soldino” (“tiraci dieci centesimi” è la traduzione letterale del titolo) ai viaggiatori affacciati ai finestrini, correndo pericolosamente vicinissimi alle rotaie. Attraverso una serie di interviste, viene denunciata la situazione sociale ed economica di un sobborgo povero, alla periferia di Santa Fe, con la sua cruda realtà e le sue aspettative, viste attraverso la lotta quotidiana per la sopravvivenza.

 

a seguire Castagnino, diario romano di Fernando Birri (1967, 12’)

Attraverso l’opera del pittore argentino Juan Carlos Castagnino, residente a Roma, prima della sua scomparsa, una riflessione sul significato dell’artista nel mondo contemporaneo: la sua contraddizione tra l’universale a cui deve aspirare tutta l’arte e l'impegno nell’affermazione nazionale.

 

a seguire Entreacto habanero di Fernando Birri (1985, 10’)

Clip con brani cantati da Benny Moré e versi dedicati a Che Guevara alternati a immagini di L’Havana.

 

a seguire Elegía friulana di Fernando Birri (2007, 22’)

Il documentario è un omaggio del regista argentino al nonno Giovanni Battista Birri, mugnaio, emigrato dal Friuli attorno al 1880 in Sudamerica per motivi politici. Questo lavoro include vecchie immagini del Friuli, alcuni disegni del pittore Castagnino, facenti parte dello storyboard del film Mal d’America, e delle riprese fatte nel 2007 a Santa Maria la Longa.

 

ore 19.00 Mi hijo el Che di Fernando Birri (1985, 70’)

L’Avana, aprile 1984, intervista a Ernesto Guevara Lynch, padre del Che, con immagini di repertorio sulla sua infanzia. Il padre ci racconta il figlio esplorando la sua memoria, raccontando la simpatia, lo spirito avventuroso, i viaggi, i diari, l’asma, le influenze culturali, la laurea in medicina, l’“ottimismo della volontà”, la generosità e lo spirito di solidarietà di Ernestino prima, e di Ernesto poi, quando ancora non era diventato la figura mitica che tutti hanno conosciuto. Il film è anche un doppio ritratto. Il ritratto del figlio nasce da quello del padre, la cui figura è delineata con altrettanta forza. Don Ernesto, con i suoi 84 anni al momento dell'intervista ci narra anche di sé, dell’Argentina dell'inizio del Novecento, della scoperta del petrolio e della sua esperienza nel movimento per la nazionalizzazione dello stesso, della caduta di Yrigoyen, Gardel, del peronismo e, infine, dei giorni neri degli attentati, delle torture, dei desaparecidos, della dittatura, del suo esilio a Cuba.

 

a seguire Remitente Nicaragua di Fernando Birri (1988, 14’)

Il film è una testimonianza del processo rivoluzionario nel Nuovo Nicaragua dopo tanti anni di dittatura politica e di congelamento culturale. Come omaggio alla “tecnica d’innovazione”, il film utilizza per le sue immagini alcuni scarti dei primi 10 Notiziari dell’Incine, mentre la colonna sonora è un poema sceneggiatura composto e letto da Fernando Birri.

 

ore 21.00 ZA 05. Lo viejo y lo nuevo di Fernando Birri (2006, 75’)

Un collage o megaclip didattico e collettivo nel quale si confrontano le sequenze dei film della fondazione del Nuovo Cinema Latinoamericano e le tesi degli studenti della EICTV in questi primi venti anni di vita, «un cercare più che una ricerca, un cercare delle riposte a tante domande che porto dentro, come tutti, domande che la realtà esterna mi pone; un cercare che non è mai un momento fine a se stesso ma semmai in funzione di un permanente ritornare a chiedersi e a chiedersi delle cose alle quali altre opere dovranno dare risposta» (Birri).

 

sabato 14 marzo

Cinema e psicanalisi: Un mondo precario

 

Cinema e Psicoanalisi hanno diversi punti in comune: nati e sviluppatisi nello stesso periodo storico, hanno continuato ad influenzare, con la propria ricerca, la cultura e l’arte da versanti diversi. Partendo da un incontro fecondo d’interessi, la Società Psicoanalitica Italiana e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno da alcuni anni avviato delle iniziative comuni, tra cui il ciclo “Cinema e psicoanalisi”, articolato con delle proiezioni mensili al Cinema Trevi, giunto alla quinta edizione. Il tema della programmazione 2015 è un argomento di drammatica attualità: la precarietà. La psicoanalisi se, da un lato, si è sviluppata partendo dallo studio dei processi psichici che strutturano la nostra vita mentale, d’altra parte ci interroga anche su come certe condizioni di disagio, anche esterno, finiscono per interagire con i nostri livelli più profondi in un rimando tra realtà interna e mondo reale. Con tali presupposti il tema della precarietà verrà affrontato nei diversi terreni in cui emerge, come la vecchiaia, la sessualità, la malattia, l’adolescenza, ma anche nelle situazioni sociali legate alle difficoltà nel mondo del lavoro e in quello dei migranti. Parteciperanno agli incontri (introdotti e coordinati da Fabio Castriota, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana) registi, critici e psicoanalisti.

 

ore 17.00 Un uomo a metà di Vittorio De Seta (1966, 93’)

Un uomo in crisi vaga nei luoghi della memoria. «La sceneggiatura era molto più lunga e descriveva anche la crisi del protagonista, le conseguenze di essa rispetto al contesto sociale, il lavoro, etc. Purtroppo i film non possono durare più di due ore ed i mezzi a disposizione per fare un film indipendente sono comunque sempre scarsi. Di conseguenza il film si è intimizzato al massimo grado, racconta soltanto le “cose di dentro”, la crisi del protagonista a causa dei suoi complessi, dei quali si libera con un processo di autoanalisi, per integrarsi nel senso individuale cioè esattamente nel senso opposto per il quale si usa questo verbo oggi. Il protagonista conosce la propria parte “ombra”, come direbbe Jung, si accetta, dolorosamente, si integra, diventa uomo» (De Seta). Con Jacques Perrin, Lea Padovani, Ilaria Occhini, Gianni Garko, Rosemarie Dexter, Pier Paolo Capponi.

 

ore 19.00 Senza pelle di Alessandro D’Alatri (1994, 91’)

«Saverio è un “senza pelle”, come lo definisce la psicologa che lo ha in cura: è cioè trasparente, subisce senza mediazioni gli stimoli dall’esterno, la grazia di Gina, che lo spinge a scrivere poesie bellissime e a mandare meravigliosi cesti di fiori, e la sensualità delle modelle di biancheria intima su una rivista, che stimolano invece la sua sensualità negata dalla situazione psicologica e familiare. La madre cerca di aiutare questo figlio come può, ma confida soprattutto sul trattamento farmacologico, mentre il giovane avrebbe bisogno di ben altro. Gina e Riccardo riescono a far vivere Saverio, per un magico intervallo di tempo, in cui il farmaco chimico sembra soppiantato felicemente dal calore umano, circondato dall’affetto, dalla comprensione, e la magia sembra avere il sopravvento sui fantasmi di una mente in bilico. Ma basta un errore della donna, una involontaria spinta emotiva per precipitare di nuovo il giovane nel vortice di sofferenza che riesce ad esprimere solo con animaleschi mugolii. Il regista sembra suggerire, dopo aver fatto intravvedere un clima familiare favorevole come aiuto valido, la comunità terapeutica come soluzione tutto sommato più equilibrata. Ma resta il dubbio: avrebbe potuto Saverio liberarsi dalla fase acuta dell’innamoramento per instaurare con Gina e Riccardo un rapporto di amicizia, o la situazione sarebbe comunque evoluta verso una crisi? Il film lancia questo, e tanti altri interrogativi, sui quali una situazione sociale molto più diffusa di quanto si creda è chiamata ogni giorno a rispondere» (Segnalazioni cinematografiche). Con Kim Rossi Stuart, Anna Galiena, Massimo Ghini.

 

ore 21.00 Incontro con Cristina Bonucci e Alessandro D’Alatri

moderato da Fabio Castriota

 

a seguire Il male oscuro di Mario Monicelli (1989, 114’)

«Giuseppe Marchi, dominato da bambino da un padre autoritario e dispotico nella sua divisa di maresciallo dei carabinieri, cresciuto in una famiglia modesta, mantenuto agli studi grazie a grandi sacrifici e sempre frustrato da difficoltà e angustie, ormai cinquantenne, aggiunge alle sue pene il rimpianto di non aver fatto in tempo a rivedere il padre sul letto di morte. Sceneggiatore di scarso successo, dopo aver vissuto con Sylvaine, una vedova francese, si fa sedurre da una ragazza molto più giovane che sposa perché rimasta incinta. Marchi, che in realtà sogna di scrivere il romanzo della propria vita, non riesce a farsi accettare un copione su Giuda, rivisitato con intenti commerciali. Si autocommisera sempre e accusa spesso dolori laceranti. Un giorno finalmente decide di farsi visitare in una clinica dove lo operano per un’ulcera ed un’appendicite inesistenti. […] Finalmente, l’uomo si affida ad uno psicanalista, il cui responso è facile e assai rapido: alla radice del suo male esistenziale vi è la figura paterna» (www.cinematografo.it). Con Giancarlo Giannini, Emmanuelle Seigner, Stefania Sandrelli, Vittorio Caprioli.

Proiezione a ingresso gratuito

 

domenica 15 marzo

Capolavori del cinema in 2k

ore 18.30 Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese (1990, 146’)

Prezzo unico: 4 euro

 

Fatti e strafatti

«Immagino tutti ricordiate Sabrina di Billy Wilder, un capolavoro irripetibile. Nel 1995 ne fu fatta una nuova versione firmata Sydney Pollack con Harrison Ford nella parte che fu di Bogart. Con tutto l’amore che nutro per Pollack, non riuscii a terminarne la visione. Uscii dal cinema con le paturnie chiedendomi che senso ha rifare una cosa che è perfetta. Sarà inesorabilmente una brutta copia. In scultura vi sono molte rappresentazioni della Pietà, ma nessuno ha mai pensato di rifare quella di Michelangelo, mentre nel cinema è normale che i film riusciti siano soggetti a periodici tagliandi dove si sostituiscono per intero i “pezzi”. Questa rassegna intende compiere una ricognizione nello “sfasciacarrozze” della settima arte rovistando tra i pezzi originali dei più acclamati modelli, quasi tutti “assemblati” durante l’era del Muto e, più che “rifatti”, successivamente “strafatti”. Diciamo che è una rassegna vagamente polemica, ma come sempre spinta dalla più appassionata e divertita curiosità. Buona visione e buon ascolto» (Antonio Coppola).

 

 

ore 21.15 Il ratto di Elena e la caduta di Troia di Manfred Noa (1923, 88’)

Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola

 

Cinema Trevi – vicolo del puttarello, 25 – Roma  tel: 06:72294301  ingresso 4 euro

 

 

 

Susanna Zirizzotti

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