Programmazione gennaio 2015 Cinema Trevi

Ieri si è conclusa la programmazione del Cinema Trevi- Cineteca Nazionale di quest'anno, si riapre a gennaio 2015 ed ecco un'anticipazione del programma del prossimo mese: 7-11 gennaio Finale aperto.

22/dic/2014 11:50:03 Centro Sperimentale di Cinematografia Contatta l'autore

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Ieri si è conclusa la programmazione del Cinema Trevi- Cineteca Nazionale di quest’anno,  si riapre a gennaio 2015  ed ecco un’anticipazione del programma del prossimo mese:

 

7-11 gennaio                   Finale aperto. Il cinema di Ugo Gregoretti

11 gennaio                       Omaggio a Maria Rosaria

13-14 gennaio                Fratelli nel cinema: Brazzi e Garrone

15-16 gennaio                Il western secondo Sergio Garrone

16 gennaio                       Lilli Carati una vita da eroina

17 gennaio                       Tzè, tzè. Omaggio a Bombolo

18 gennaio                       (In)visibile italiano: Ernesto Guida

18 gennaio                       Fatti e strafatti

20 gennaio                       Renato Mambor, l’artista di Cinecittà

21-22 gennaio                Il sovversivo. Il cinema di Franco Brogi Taviani

23-25 gennaio                Il cinema reduce di Giulio Questi

27 gennaio                       Lessico del cinema italiano. Forme di rappresentazione e forme di vita

28-30 gennaio                In girum imus nocte et consumimur igni (della catastrofe e dei suoi superstiti)

31 gennaio                       Cinema e psicanalisi: Un mondo precario

 

 

7-11 gennaio 2015

Finale aperto. Il cinema di Ugo Gregoretti

 

Regista e attore televisivo, cinematografico e teatrale italiano ha sperimentato con i diversi linguaggi. Fin dalle prime fortunate trasmissioni televisive, all’inizio degli anni Sessanta, si rivelò attento e ironico osservatore di costume. L’inclinazione alla satira, unita alla sensibilità per le tematiche politiche e sociali, è la caratteristica principale dei suoi film e dei suoi documentari. Rubando il titolo a una sua celebre autobiografia, ogni suo lavoro è da considerarsi sempre come un finale aperto, nel suo essere multitasking, aperto alle contaminazioni linguistiche, senza mai un The End, ma, piuttosto, un’ideale continuity. Alla richiesta di darsi una definizione di sé, Gregoretti rispose: «Un pluralista. Si è tali se si è pluralista dentro. Vengo da una famiglia borghese. Sono stato educato per tredici anni dai gesuiti, in una fase successiva mi sono formato nell’area crociana […]. Nel 1968-69 – attraverso le mie esperienze di cinema militante – ho scoperto il movimento dei lavoratori, le lotte sindacali. Da queste esperienze è partita la mia inclinazione verso l’area politica di sinistra. In me convivono un’anima cristiana insieme a una liberale, a una comunista, a una laica. Tutto sommato sono contento di non aver buttato mai nulla» (da Giuseppe Blasi, Televisione e regia. Conversazione con Ugo Gregoretti, Guida, 1985, p. 69).

Rassegna in collaborazione con l’Archivio del Movimento Operaio e Democratico

 

mercoledì 7 gennaio

 

ore 17.00 Vietnam scene del dopoguerra di Ugo Gregoretti e Romano Ledda (1976, 102’)

«Vietnam, scene dal dopoguerra è il primo reportage cinematografico realizzato nel Vietnam del Sud […] in un viaggio per l’intero paese compiuto nel mese di luglio 1975, due mesi appena dalla fine della guerra ventennale contro il colonialismo francese e l’aggressione nord-americana. Il film si svolge lungo la strada n. 1 che unisce, con un percorso di 1700 km., Hanoi e Saignon […]. Più che un racconto, il lungometraggio è una commossa ma oggettiva testimonianza sugli orrori della guerra, sul passaggio della pace, sui problemi ereditati dalla lunga e violenta aggressione nordamericana, sui tempi politici, sociali e umani della ricostruzione» (Catalogo Generale Unitelfilm).

Per gentile concessione dell’Aamod

 

ore 19.00 Il bagno di Ugo Gregoretti (1972, 90’)

«Il film è una lettura cinematografica dell’omonimo testo teatrale di Majakovskij [messo in scena da Carlo Cecchi per la Compagnia il Granteatro, n.d.r.]. Nel 1962 ne fu tratto anche un film diretto da Sergej Jutkevic. Il tema di una macchina del tempo ideata per trasferire nel secolo XXI gli uomini russi migliori è occasione per una infinita serie di situazioni grottesche e satira verso il sistema politico e burocratico sovietico» (Poppi/Pecorari). «La versione cinematografica di Ugo Gregoretti rispetta l’impostazione stilistica della messa in scena di Carlo Cecchi e insieme arricchisce delle caratteristiche specifiche del linguaggio cinematografico un’opera concepita per lo spazio teatrale» (Catalogo Generale Unitelfilm). Con Italo Spinelli e Aldo Puglisi.

Per gentile concessione dell’Aamod

 

ore 21.00 Dentro Roma di Ugo Gregoretti (1976, 87’)

Racconto di una giornata ideale a Roma, dall’alba al tramonto, che Ugo Gregoretti ha costruito con una serie di impressioni che ne colgono i più diversi aspetti: il trascorrere del tempo di un pensionato, la fatica dei pendolari, lavori e mestieri, le lotte per la casa, le manifestazioni delle donne, le cerimonie che mescolano sacro e profano nella benedizione delle automobili al Colosseo. È un documentario-inchiesta che analizza e illustra la realtà di Roma, frugando tra le pieghe di una metropoli che nell’ultimo decennio ha raddoppiato il numero dei suoi abitanti.

Per gentile concessione dell’Aamod

Giornata a ingresso gratuito

 

giovedì 8 gennaio

 

ore 17.00 Le belle famiglie di Ugo Gregoretti (1964, 107’)

Quattro episodi sulla cattiveria che spesso vegeta nella famiglia: una ragazza entra in convento per non sposarsi, una donna assume un cameriere attraente per ingelosire il coniuge, l'avventura di un “pappagallo” romano e infine una donna più infermiera che amante. Con Totò, Adolfo Celi, Sandra Milo, Annie Girardot.

 

ore 19.00 Contratto di Ugo Gregoretti (1970, 75’)

«Allora Bruno Trentin, quando cominciò la vertenza dell’autunno, propose ai tre sindacati di affidarmi un film sul contratto che naturalmente non poteva essere un film come l’Apollon, quasi narrativo, girato in una fabbrica occupata usata come teatro di posa, con gli operai che facevano gli attori. Contratto non poteva che essere

una specie di lungo telegiornale sindacale, un documentario più tradizionale, fatto con grandi difficoltà e pochi mezzi. Era il periodo in cui si facevano i furti rivoluzionari in televisione e c’era anche qualche spezzone televisivo» (Gregoretti).

 

a seguire Processo alla fabbrica di Ugo Gregoretti e di Wladimir Tchertkoff (1972, 24’)

«Inchiesta-dibattito del sindacato unitario sul caso Gallone ed il problema degli incidenti sul lavoro. Riprese in diretta, dichiarazioni dei sindacalisti, di lavoratori e di industriali» (Turco).

 

ore 21.00  incontro con Ugo Gregoretti

moderato da Emiliano Morreale

 

a seguire Apollon: una fabbrica occupata di Ugo Gregoretti (1969, 67’)

«“Gli operai avevano avuto un’intuizione giustissima e mi dissero: li dovemo fa’ ride, li dovemo fa’ piagne, li dovemo fa’ incazzà. Io ero perfettamente d’accordo, perché bisognava fare un film, non elaborare una dettagliata analisi politica”. Con queste parole Ugo Gregoretti ricorda la prima riunione con gli operai dell’Apollon. Era il 1969 e nella fabbrica occupata si progettava una pellicola che raccontasse la storia della battaglia sindacale dei lavoratori della tipografia romana. Apollon: una fabbrica occupata nasce così, ma diventerà ben presto un vero e proprio simbolo del cosiddetto autunno caldo e, secondo molti, la più riuscita rappresentazione cinematografica di quell’intensa stagione di lotte sociali» (Carlo Ruggiero).

Per gentile concessione dell’Aamod - Ingresso gratuito

 

venerdì 9 gennaio

 

ore 17.00 Comunisti quotidiani di Ugo Gregoretti (1981, 84’)

Lungometraggio «prodotto dalla Unitelefilm nel 1980, all’interno del progetto “Un autore, una città”. Proiettato soltanto durante convegni o manifestazioni politiche, il film di Gregoretti vanta un credit “stellare” con Dario Di Palma direttore della fotografia, Gabriella Cristiani montatrice e Fiorenzo Carpi musicista. L’opera prende in esame la “vita” di due sezioni del partito comunista italiano: una in pieno centro storico, l’altra in periferia» (Poppi).

 

ore 19.00 Via Veneto Story di Ugo Gregoretti (1985, 26’)

«Storia del territorio, dove oggi sorge la celebre via, a partire dal 1883, anno della sua vendita da parte del principe Boncompagni. Interessanti, nell’Hotel Ambasciatori, le sale Liberty dell’artista veneto Guido Cadorin» (S. Turco).

Ingresso gratuito

 

a seguire Crescita di una città di Ugo Gregoretti (1971, 15’)

Ingresso gratuito

 

ore 20.00 Maggio musicale di Ugo Gregoretti (1989, 90’)

«Pier Francesco Ferraioli, regista polivalente, sta mettendo in scena per il Maggio Fiorentino una Bohème eccentrica, ma i suoi cantanti (Shirley Verrett, Chris Merrit) gli danno filo da torcere. Il contenitore è la descrizione del lavoro di un regista lirico, non priva di incidenti buffi, di intermezzi didattici (Raffaello, il Pontormo, il Cenacolo del Ghirlandaio) e di aneddoti istruttivi. […]. Il contenuto è il ritratto del protagonista (McDowell con la voce sapiente di Giancarlo Giannini) attraverso il quale Gregoretti si mette in piazza. L’azione si svolge verso la fine degli ’80, ma è incorniciata da una rappresentazione della Bohème, data a Firenze il 10 maggio 1946. Curioso cocktail di narcisismo e amarezza, ingenuità e furberia, esibizionismo e pudore. Da non perdere per gli aficionados della lirica» (Morandini).

 

sabato 10 gennaio

 

ore 17.00 I nuovi angeli di Ugo Gregoretti (1962, 99’)

Il film, in otto capitoli, raffigura certi aspetti e fenomeni che caratterizzano l’affacciarsi delle nuove generazioni alla vita e le loro reazioni di fronte ai vari problemi di carattere sociale e morale. «Ispirandosi al volume di racconti I ventenni non sono delinquenti di Mino Guerrini, Gregoretti ha l’acume e lo spirito d’osservazione necessario a confezionare un film-inchiesta interessante e vivace. Oggi, a trent’anni di distanza, quei giovani sembrano però appartenere a un altro pianeta. La voce del commento è di Ugo Gregoretti» (Mereghetti).

 

ore 19.00 Il pollo ruspante di Ugo Gregoretti (ep. di Ro.Go.Pag. , 1963, 34’)

Una famiglia, bombardata dalla pubblicità, vuole comprare un terreno nella “Svizzera dei lombardi”, ma farà una brutta fine. Con Ugo Tognazzi e Lisa Gastoni.

 

a seguire Omicron di Ugo Gregoretti (1963, 86’)

Sulla riva del Po viene rinvenuto stecchito il corpo di un operaio, Trabucco, che tutti ritengono morto. Invece vi ha preso possesso Omicron, un abitante invisibile del pianeta Ultra, i cui abitanti intendono invadere la Terra. «Omicron era un film sulla fabbrica, o meglio, sulla Fiat, tant’è vero che la sua base documentaria è l’inchiesta sulla Fiat fatta da Giovanni Carocci e comparsa sulla rivista “Nuovi argomenti”, diretta da Alberto Moravia, che analizzava le difficili questioni sindacali all’interno degli stabilimenti FIAT dopo la creazione di una polizia segreta che vigilava sul lavoro negli stabilimenti. […].Omicron era quindi un curioso esempio di satira sul lavoro operaio in una grande fabbrica, con un alieno che si incarnava in un operaio» (Gregoretti).

 

ore 21.15 Le più belle truffe del mondo di Claude Chabrol, Ugo Gregoretti, Hiromichi Horikawa, Roman Polanski (1964, 111’)

L’edizione italiana e quella francese non comprendono l’episodio di Jean-Luc Godard. L’episodio diretto da Gregoretti s’intitola Il foglio di via: una peripatetica allontanata da Napoli con un foglio di via e rientrata in città furtivamente, con l’aiuto del protettore sposa un vecchietto dell’ospizio per mettersi a posto di fronte alla legge. Ma il vecchietto, nonostante le apparenze, non ha ancora raggiunto la pace dei sensi e…

 

domenica 11 gennaio

 

ore 16.30 Scossa di Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Francesco Maselli, Nino Russo (2011, 95’)

«Cent’anni fa, le città dello Stretto – Messina e Reggio Calabria – furono devastate e in gran parte distrutte da un tremendo terremoto e un successivo, altrettanto tremendo, maremoto che causarono la morte di centomila persone. Quattro brevi episodi raccontano l’atrocità del dolore e dell’emigrazione, mettendo soprattutto in luce il tema delle umane capacità di avventura, di paura e di rabbia, di predisposizione e di rinascita. Capacità di cui nessuno dei sopravvissuti era consapevole prima di una così violenta “Scossa”» (www.cinematografo.it).

 

Omaggio a Maria Rosaria

 

La rinascita del cinema italiana nelle ultime stagione passa anche attraverso la straordinaria interpretazione di Maria Rosaria Omaggio nel ruolo di Oriana Fallaci in Walesa - L’uomo della speranza di Andrzej Wajda. Erano anni in cui un’attrice italiana non si metteva così in evidenza in un film diretto da un maestro del cinema mondiale, talmente colpito dalla meticolosa preparazione e dalla somiglianza della Omaggio con la celebre giornalista da ampliare il ruolo inizialmente previsto in sceneggiatura.

La Cineteca Nazionale festeggia l’attrice nel giorno del suo compleanno con la proiezione del film di Wajda e con un’altra sua indimenticabile interpretazione nel film di Muzzi Loffredo Occhio nero, occhio biondo, occhio felino. Entrambi presentati con successo alla Mostra di Venezia.

 

ore 18.15 Walesa - L’uomo della speranza di Andrzej Wajda (2013, 127’)

Il primo film sulla vita di Lech Walesa (interpretato da Robert Wieckiewicz), il leader dell’opposizione polacca. Lo sceneggiatore e romanziere Glowacki fu tra gli intellettuali che si unirono nel 1980 al gruppo degli scioperanti, quando nacque il movimento Solidarnosc, e nel 1981 emigrò a New York sulla scia dell’imposizione della legge marziale in Polonia dal suo governo comunista. In quello stesso anno Oriana Fallaci si recò in Polonia per intervistare Walesa, riuscendo con la sua inimitabile arguzia a offrire al mondo pagine di storia. «La vediamo, Oriana Fallaci. Con la sigaretta in bocca, gli occhi chiari e incredibilmente belli, la voce arrochita dal troppo fumo. Aggressiva nelle domande, ma anche pronta a calmarsi, quando sente di addentare una qualche verità. Le mani tese, la fronte corrugata, l’aria di chi ha fretta di arrivare al punto. Un’intervista come se fosse un incontro di boxe, dove uno dei due deve finire al tappeto. Sembra Oriana Fallaci, ti sembra di sentire quell’accento fiorentino scartavetrato da tanti anni, tanti incontri, tanti aerei, tanti hotel. Sembra lei e invece è Maria Rosaria Omaggio, in una performance di mimesi straordinaria, in cui fa percepire quell’ansia nervosa e generosa insieme, quella durezza fragile che era la cifra della giornalista più temuta, più odiata, più rispettata» (Luca Vinci, «Libero»). «Lei è stata semplice, nel senso migliore. Era preparatissima per il ruolo, professionale fino al punto di venire a conoscermi indossando una pelliccia uguale a quella della Fallaci. Aveva studiato ogni suo appunto. Da anziano regista ho conosciuto tanti attori, ma non ho mai visto tanto impegno per impersonare una parte al meglio. Ho pensato d’inserire l’intervista nella trama perché, intervistato da una donna, Lech fu diverso, a tratti esitante, incerto a rispondere, più vero» (Wajda). «Avendo tanto studiato Oriana, mi sono preoccupata di fare emergere la sua personalità contraddittoria. Era la regina degli opposti. Mostrava una femminilità estrema, laccandosi le unghie di rosso acceso e truccando gli occhi. Ma era anche capace di una grande aggressività, che nascondeva la sua solitudine» (Omaggio). L’attrice ha ricevuto per questa sua indimenticabile interpretazione un Premio Pasinetti speciale alla Mostra di Venezia 2013 e il Premio Oriana Fallaci 2014.

 

ore 21.00 incontro con Maria Rosaria Omaggio, Laura Delli Colli

moderato da Italo Moscati

 

 

a seguire Occhio nero, occhio biondo, occhio felino… di Muzzi Loffredo (1983, 92’)

«Film inventato, scritto, costumato, musicato, cantato e diretto la Loffredo, nota cantante folk: un’impresa alla Chaplin che in un Paese ordinato basterebbe da sola a suscitare curiosità. È l’educazione sentimentale (ma non sarebbe meglio dire magica?) di una ragazza di Palermo dall’infanzia al matrimonio. Viene definita dalla suora del collegio “una bambina che vuol far morire la mamma”. E il film racconta tutto l’arco di questo funesto evento, dalla falsa accusa fondata su un temperamento mercuriale (“É la disobbedienza la causa di tutti i tuoi mali”) alla rivolta aperta (“Mi fai schifo! Io non ti voglio!” grida Anna alla madre) e allo sbigottimento quando la morte della mamma nel gran palazzo gattopardesco avviene davvero. Lei oscilla fra il rigorismo controriformista dell’ambiente familiare e le fughe a ritmo martellante da una misteriosa strega ai piedi della montagna. Con la tiritera che comincia “occhio nero occhio biondo occhio felino” la vecchia introduce la bambina nel mondo delle fantasie prenatali, in una serie di favole morbide e crudeli da Mille e una notte. C’è una favola in cui la madre mangia ignara la testa della figlia inviatale dal sultano, affrontata con bella furia gestuale da Maria Rosaria Omaggio, che altrove è una mammina biancovestita e affascinante in stile Amarcord. Morale: il cannibalismo familiare, nella realtà e nella memoria, è una cosa della vita, va preso com’è. Cinema italiano che va da Nostra signora dei Turchi di Carmelo Bene al recente Ybris di Gavino Ledda, Occhio nero occhio biondo occhio felino è uno strano film che vale una visita» (Tullio Kezich). Presentato nella sezione De Sica per le opere prima alla Mostra di Venezia.               

Ingresso gratuito

Cinema Trevi – Cineteca Nazionale, vicolo del puttarello, 25 - Roma

 

 

 

Auguro a tutti di trascorrere serenamente le festività,  

a presto ritrovarci

 

Susanna Zirizzotti

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