Il Cinema Trevi -Cineteca nazionale si avvia alla chiusura estiva, programmazione giugno

28/mag/2014 14:48:44 Centro Sperimentale di Cinematografia Contatta l'autore

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Ecco il programma del cinema TreviCineteca nazionale del mese di giugno, ultime proiezioni e occasioni di incontro prima della chiusura estiva:

 

1 giugno                   Cineteca Classic: Duelli al sole

1 giugno                   L’infanzia dei generi

3 giugno                   I protagonisti del cinema italiano: Malisa Longo

4 giugno                  1944: Roma città libera

5-7 giugno               Corso Salani. Ai confini del cinema

8-10 giugno            Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo

11 giugno                I protagonisti del cinema italiano: Massimo Foschi

12 giugno                Per sempre Giulietta…

13-15 giugno          Cinema italiano a Pesaro

 

domenica 1 giugno 2014

Cineteca Classic: Duelli al sole

 

Terre assolate. Cieli infiniti. Sudore. Polvere. Passioni infuocate. Duelli all’ultimo sangue. In questa natura selvaggia vivono gli uomini e le donne della frontiera del grande West e che i grandi film western americani del bel tempo che fu ci hanno fatto conoscere. Due esempi su tutti: il melodramma fiammeggiante e sanguigno di quel kolossal chiamato Duello al sole (1946), fortemente voluto dal grande produttore David O. Selznick, e il lungo viaggio di frontiera, Il grande cielo (1952), diretto dal regista dell’eroismo virile e del culto dell’uomo di fronte al pericolo, Howard Hawks.

 

ore 16.30 Duello al sole di King Vidor (1946, 128’)

«Dramma d’amore e di morte nel Texas, alla fine dell’Ottocento. Sullo sfondo di una natura selvaggia e infuocata si dipana la tragica storia d’amore tra Pearl, meticcia dalla carnalità tormentata, e l’impetuoso Lew. È, forse, il superwestern più costoso nella storia di Hollywood: 8 grandi attori, 50 attori medi, 6500 comparse, 6 registi (Vidor a un certo punto si ritirò per contrasti con il produttore David O. Selznick, il vero autore del film come lo era stato per Via col vento; gli altri registi, non accreditati, furono Josef von Sternberg, William Dieterle, Otto Brower, B. Reeves Eaton e lo stesso Selznick). Una massiccia dose di sesso. Un fucile che spara dichiarazioni d’amore. Esaltato dagli uni per il suo barocchismo forsennato, deprecato dagli altri per la sua truculenza e i suoi eccessi che ne fanno un cartoon di passioni. La Gish vi ottenne, con la Jones, una nomination all’Oscar» (Morandini).

 

ore 19.00 Il grande cielo di Howard Hawks (1952, 122’)

«Il lungo viaggio fluviale di due cacciatori di pellicce (Douglas e Martin), che cercano di spezzare il monopolio di una grossa compagnia rifornendosi direttamente dagli indiani […]. I temi sono classici (la frontiera, l’amicizia virile, la donna contesa), ma lo stile è eterogeneo, proprio come l’andamento che i due protagonisti percorrono (a sequenze epiche si alternano scene comiche e momenti intimisti): ne risulta un western personale e affascinante […]. Adattato da Dudley Nichols dal libro di A.B. Guthrie, è l’unico western di Hawks senza John Wayne» (Mereghetti).

 

L’infanzia dei generi

 

«Il ciclo del cinema muto coprì i primi trent’anni abbondanti della storia del cinema, lungo i quali l’entusiasmo pionieristico fu talmente inarrestabile ed esplosivo che le qualità e quantità di talenti, uomini e mezzi coinvolti a livello planetario si possono assimilare a sforzi quasi mitologici quali la costruzione delle piramidi o della muraglia cinese. Il fermento e la fantasia furono così accesi da far sì che si esplorassero tutte le possibilità espressive di questa nuova straordinaria arte culminando con la nascita dei generi. Questa rassegna vuole celebrare l’infanzia dei generi proponendo un capolavoro per ciascuno dei nove che abbiamo individuato. L’infanzia è una stagione della vita universalmente espressa da ingenuità e innocenza, ma nello stesso tempo votata a irrefrenabili ricerca, esplorazione, conoscenza, curiosità e sperimentazione, stagione della vita che viaggia durante i primi dieci-dodici anni. Siamo certi che al Trevi potrà rivelarsi particolarmente intrigante scoprire un’infanzia che è durata oltre trent’anni. Buona visione» (Antonio Coppola).

 

ore 21.15 Il tempio delle tentazioni di Julien Duvivier (Au Bonheur des Dames, 1929, 101’)               «Ispirandosi al romanzo di Zola, Duvivier mette in chiaro fin da una didascalia iniziale il tema sociale del film: la lotta feroce tra il Grande Magazzino e il piccolo negozio, tra Davide e Golia, è frutto dell’inarrestabile forza del progresso, unico responsabile. […] Intorno al tema economico-sociale turbina un complesso intrigo di vicende affettive ma neppure il sentimento amoroso sembra scalfire la logica inesorabile del progresso» (Luciano De Giusti).

Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola

 

martedì 3 giugno 2014

I protagonisti del cinema italiano: Malisa Longo

 

Veneziana, dopo un inizio come modella a Milano, Malisa Longo arriva a Roma, dove viene immediatamente catturata dal cinema per le sua straordinaria fotogenia. Fra gli anni Settanta e gli anni Novanta interpreta una lunga serie di film di genere, alcuni dei quali diventati di culto, come L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente con Bruce Lee e Chuck Norris, Un tipo con una faccia strana ti cerca per ucciderti di Tulio Demicheli e Il gatto nel cervello di Lucio Fulci. Si fa notare anche nel cinema d’autore, da Roma bene di Lizzani a La città delle donne di Fellini, e nei film del suo conterraneo Tinto Brass (Salon Kitty, Miranda, Snack Bar Budapest). Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura (fra le sue ultime pubblicazioni, il romanzo La vita di Elisa, Mondadori, e la raccolta di poesie Appunti dell’anima, Lietocolle), e alla pittura, attività artistica interpresa già alla fine degli anni Sessanta.

 

ore 17.00 Un tipo con una faccia strana ti cerca per ucciderti di Tulio Demicheli (1973, 83’)

Un noir d’altri tempi, pienamente calato nel paesaggio livido di una Torino anni Settanta, che parte come un melò introverso e si trasforma quasi subito in un revenge-movie duro e cupo, violentissimo, che non risparmia colpi bassi a nessuno. Chris Mitchum, figlio di Robert, è un personaggio amletico fin nello sguardo impassibile, incerto se consumare la sua vendetta contro chi gli ha ammazzato il padre o rifarsi una vita e lasciar perdere tutto. Nel mezzo, due bellissime del cinema italiano come Malisa Longo e Barbara Bouchet, qui alle prese con due personaggi finemente scritti e altrettanto bene interpretati. Tra i film italiani più amati da Tarantino.

 

ore 19.00 Superuomini, superdonne, superbotte di Alfonso Brescia (1974, 95’)

«Cultissimo. Coproduzione italo-usa-hongkonghese che vede insieme i celebri Shaw Brothers, la A.I.P. e Assonitis per un pasticcione tra cavernicolo, amazzonico e kungfu con un cast di romanissimi maestri del menàmose come Nick Jordan, alias Aldo Canti e Giovanni Cianfriglia accanto a vere eroine del kungfu e a Malisa Longo, la stellina di L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente. […] Da studiare nelle scuole» (Giusti).

 

ore 20.45 Incontro con Malisa Longo e George Hilton

moderato da Marco Giusti

 

a seguire El Macho di Marcello Andrei (1977, 110’)

«Stracult solo per la presenza del campione di boxe Carlos Monzon, al suo secondo e ultimo film, addirittura in doppia parte, quella dell’avventuriero El Macho e di un bandito, tale El Buitre. Il tutto alla caccia di un carico d’oro e relativa fanciulla. C’è anche Susana Gimenez, stellina della tv in Sudamerica e fidanzata, allora, del campione» (Giusti). Con George Hilton e Malisa Longo.

Ingresso gratuito

 

mercoledì 4 giugno 2014

4 giugno 1944: Roma città libera

 

Nel settantesimo anniversario della liberazione di Roma, la Cineteca Nazionale propone una breve rassegna incentrata su tre film che documentano (Giorni di gloria) o si ispirano (Avanti a lui tremava tutta a Roma) a tale evento, o la cui lavorazione fu fortemente condizionata dalla situazione bellica (La porta del cielo).  

 

ore 17.00 Avanti a lui tremava tutta Roma di Carmine Gallone (1946, 116’)

«Nella Roma del 1944, prima dell’arrivo degli Alleati, la messinscena di Tosca di G. Puccini s’intreccia con una vicenda di drammatica attualità: il tenore (G. Sinimberghi) che fa Cavaradossi canta in stato di arresto per aver nascosto in casa un paracadutista inglese. Al momento della fucilazione (vera) è salvato da Floria Tosca (A. Magnani, doppiata dal canto di Renata Tebaldi) e dai macchinisti del teatro. La sceneggiatura di G. Gherardi e G. Cataldo fa un po’ acqua, ma il robusto mestiere di C. Gallone, re del cinema popolare dell’epoca, guida la storia sino all’attesa lieta fine. 5° posto negli incassi della stagione 1946-47» (Morandini).

 

ore 19.15 La porta del cielo di Vittorio De Sica (1945, 84’)

Varia umanità in viaggio sul treno bianco diretto al santuario di Loreto. «La materia era ingrata per sua natura e gli sceneggiatori hanno cercato di alleggerirla e variarla lasciando parlare i fatti piuttosto che la propaganda e sforzandosi di correggerne l’inevitabile insipidezza con tratti arguti e particolari realistici. Tra le storie dei malati, rievocate mentre il treno corre alla volta di Loreto, le migliori ci sembrano quella del musicista e quella dell’operaio accecato. Non così riuscita ci pare la storia della cameriera fedele che va a impetrare la grazia della felicità domestica per il suo padrone. E a questo proposito vogliamo dire che le parti popolari nei film italiani sono sempre decisamente superiori a quelle signorili. Il nostro popolo è fotogenico, insomma, e la nostra borghesia non lo è. […] De Sica, che bisogna mettere tra i nostri migliori registi, ha diretto il film con umana misura e sobrietà di effetti» (Moravia). Con Marina Berti e Massimo Girotti.

 

ore 20.45 Incontro con Franco Bernini

moderato da Emiliano Morreale

 

a seguire Vivere di Franco Bernini (2001, 38’)

«Con la sua celebre eloquenza, il narratore Paolini ripercorre un episodio semisconosciuto della vita di Vittorio De Sica. Nel 1944 il regista ciociaro sta girando La porta del cielo quando una pattuglia nazista fa irruzione sul set. Un generale tedesco (Bertorelli) sembra non sentire le ragioni che De Sica gli espone, con accanto visibilmente preoccupati i due attori del film, Girotti e la Mercader, quest’ultima futura moglie del regista. Docufiction sceneggiata con la collaborazione di Sandro Veronesi, il lavoro di Bernini è molto interessante e ben fatto, a cominciare dai titoli di testa» (Berlenghini).

Ingresso gratuito

 

a seguire Giorni di gloria di Luchino Visconti, Marcello Pagliero, Giuseppe De Santis, Mario Serandrei (1945, 71’)

«Il film è la rievocazione dei mesi concitati e drammatici che portarono alla liberazione d’Italia: combattimenti partigiani contro gli occupanti, rastrellamenti, rappresaglie nazifasciste, tedeschi che si arrendono, attività clandestine nelle città, lanci con paracadute di rifornimenti ai reparti partigiani; e infine la mobilitazione e gli scioperi che preannunciarono l’insurrezione e la liberazione, ad opera dei reparti partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale, di alcune città del Nord: Genova, Torino, Milano, Venezia. Due episodi sono sviluppati con particolare evidenza: il processo a Pietro Caruso, cronaca drammatica del procedimento contro l’ex questore di Roma, uno dei compilatori degli elenchi di ostaggi da trucidare alle Fosse Ardeatine, e il ritrovamento, la ricomposizione e il riconoscimento dei corpi dei 335 esseri umani trucidati dai nazisti e rimasti sepolti per mesi sotto tonnellate di tufo nelle Ardeatine» (Marco Grossi).

Ingresso gratuito

 

5-7 giugno 2014

Corso Salani. Ai confini del cinema

 

Un omaggio necessario questo a Corso Salani, in occasione dei quattro anni dalla sua prematura scomparsa. Un’occasione per ricordare un regista più unico che raro all’interno del panorama cinematografico italiano. L’evento è organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Associazione Corso Salani, Cineteca Svizzera di Losanna, Pablo, Fuori Orario (Rai Tre), Vitagraph, Vivo Film.

«Non so se Corso sia stato proprio l’unico, ma sicuramente di registi come lui nel nostro paese ce ne sono pochi. Corso aveva scelto di portare la macchina cinema al suo grado zero. Dire che lavorava low budget e con un assetto produttivo leggero è quasi un eufemismo. Più gli anni passavano, più la sua scelta di eliminare qualsiasi sovrastruttura si è fatta radicale. Negli ultimi anni Corso ha lavorato quasi da solo: lui, un’attrice, una persona che faceva insieme il suono, l’aiuto regista, l’aiuto di produzione e poi la sua sceneggiatrice che collaborava anche al montaggio. Fine. Ogni possibile contributo in più lo considerava inutile e persino dannoso, rispetto alla riuscita del progetto. Dietro a questa scelta così estrema c’era prima di tutto un’enorme spinta di libertà: poter girare esattamente quello che voleva, come voleva, dove voleva, il prima possibile. Poter essere pronti sempre a raccogliere l’infinita gamma di possibilità che solo il reale ci offre. È chiaro che Corso i suoi film li pensava, li scriveva e poi li realizzava in funzione di questo modo di concepire il cinema. Si arrabbiava sempre quando si provava a forzare, a marcare la differenza tra realtà e finzione. La sua creatività si muoveva proprio nel chiaroscuro dello spazio che si apre in questo confine. Corso amava viaggiare, andare in posti sperduti, filmare i volti delle persone per strada, nei bar, sui mezzi pubblici, trovare le attrici per caso, fidandosi solo del suo istinto e delle emozioni che i loro volti, i loro occhi, i loro gesti gli suggerivano. Aveva una sconfinata passione per il mondo, per la sua bellezza, ma anche per la sua desolazione, per la sua tristezza quasi inesauribile. Gli interessava partire da questo materiale grezzo, non artefatto, per scatenare da qui e solo da qui, il gioco dell’immaginazione e delle possibilità. Dietro ogni sguardo, ogni espressione filmata, raccolta per un caso cercato con ostinazione, si celava per Corso una vita possibile, una storia, un sentimento da dilatare. Il cinema per lui era questo. Il confine tra cinema e vita tendeva a scomparire» (Marta Donzelli).

Rassegna a cura di Maria Coletti e Juan Francisco Del Valle Goribar

Un ringraziamento particolare a Margherita Salani

 

giovedì 5

ore 17.00 Gli occhi stanchi di Corso Salani (1995, 95’)

Una ragazza polacca decide di tornare a casa, dopo aver trascorso otto anni in giro per l’Europa. Il suo viaggio si consuma a bordo di un furgoncino e in compagnia di una troupe cinematografica che, durante il lungo percorso da Roma al Mar Baltico, girerà un documentario su di lei e sulla sua storia. Nel racconto la giovane descriverà i momenti più difficili della sua vicenda da quando, in Polonia, è stata coinvolta nel mondo della prostituzione, al suo arrivo in Italia tra violenza, sfruttamento e sopraffazioni di ogni tipo.

 

ore 19.00 Cono Sur di Corso Salani (1998, 109’)

Il film è al contempo un documentario, un road-movie e un diario di lavorazione. Lo spunto è il viaggio di una piccolissima troupe italiana da Buenos Aires alla Terra del Fuoco, alla ricerca di volti, storie e ricordi dell’emigrazione europea in Argentina. Lungo un percorso di 4.000 km il regista e i suoi collaboratori incontrano immigrati italiani, polacchi, olandesi, belgi, russi, croati, sloveni e spagnoli pronti a raccontare le proprie vicende. Ma, intrecciate alle sequenze documentarie, si trovano scene narrative attraverso le quali il film racconta la storia di un autore impegnato nella lavorazione di un film, mostrando i suoi sentimenti di distacco e nostalgia, i suoi rapporti con la troupe, il suo amore per una giovane donna. È finzione o realtà?

 

ore 21.00 Incontro con Margherita Salani e Gianluca Arcopinto (Pablo)

 

a seguire Occidente di Corso Salani (2000, 95’)

«È davvero interessante, ed encomiabile, il cammino che Corso Salani si è scelto all’interno del cinema italiano: dopo aver recitato per Marco Risi in due film come Il muro di gomma e Nel continente nero, accanto ad Abatantuono, avrebbe potuto tranquillamente fare l’attore nel cinema “commerciale”, invece ha scelto una strada più personale ed inquieta, a cavallo fra cinema narrativo e reportage d’autore. [...] L’Occidente di Salani è una doppia illusione: per noi che sogniamo l’America, per Malvina che ha sognato (altrettanto vanamente) l’Italia. Un film su mille solitudini, una love-story reticente ambientata in una Terra di Nessuno dove politica, memoria, sentimenti sono azzerati. Una Terra di Nessuno chiamata Nord-Est, Italia» (Crespi).

Ingresso gratuito

 

venerdì 6

ore 17.00 Corrispondenze private di Corso Salani (2002, 100’)

«È come una lettera alla donna che ha ispirato i personaggi femminili di tutti i film precedenti: una sorta di omaggio, scritto nel tentativo di fermare e rivivere il ricordo di un incontro, attraverso i viaggi, i luoghi, le immagini, i volti e le parole delle attrici incontrate in questi anni» (Salani).

 

ore 19.00 Palabras di Corso Salani (2003, 92’)

Adela, giovane donna spagnola trasferitasi a Santiago del Cile per una compagnia ambientalista, cerca di impedire la costruzione di una diga. Alberto è un italiano che lavora per la ditta europea che vuole attuare quel progetto. Un anno dopo il loro incontro, Adela rievoca la storia d’amore con Alberto, raccontandola a due amiche. Un’intensa relazione che sfuma durante la bellissima scena di ballo finale.

 

ore 21.00 Il peggio di noi di Corso Salani (2006, 88’)

Dopo aver girato Palabras, Salani filma un atto d’accusa. Accompagnato dalle immagini del casting, delle prove, del set, si dipana un lungo monologo che mette alla sbarra l’attrice protagonista, Paloma Calle, e tutta la troupe, colpevoli di non aver compreso il profondo valore che quei momenti avevano per lui, l’intenso rapporto artistico e personale che lo legava a Paloma, contribuendo così ad allontanarla da lui. Il film è finito, ma le emozioni e i sentimenti che sono stati spesi non riescono a sfumare. I fotogrammi diventano lo sfondo di una lettera d’amore violenta e disperata, le parole il segno del tempo sciupato, dell’amarezza di ciò che poteva essere e non è stato. Dietro le immagini, sotto al monologo, nasce una riflessione sul cinema e sui diversi modi di “vivere di cinema”.

Copia in versione originale italiana con sottotitoli inglesi

 

sabato 7

ore 17.00 Confini d’Europa - Ceuta e Gibilterra di Corso Salani (2006, 54’)

 

a seguire Confini d’Europa - Imatra di Corso Salani (2007, 53’)

Il flusso interminabile del turismo di massa sembra aver raggiunto ormai qualsiasi destinazione possibile, appropriandosi di ogni più remoto angolo della terra.  Eppure esistono ancora luoghi che resistono a questi assalti, perfino in Europa. Sono posti dove convivono bellezze inaspettate, contraddizioni sociali, peculiarità geografiche.

E sono ignoti ai più. Confini d’Europa traccia un itinerario ideale attraverso aree marginali raramente sfiorate dall’attenzione collettiva, che mostrano un fascino segreto, una poetica intima, di “confine”. Corso Salani intraprende un viaggio alla scoperta di realtà incerte, dimenticate, per dar voce a luoghi e contesti particolari, a situazioni controverse, affascinanti per il loro essere “limite”, passaggio e ponte tra mondi e culture diverse. Ad accompagnare il regista nella sua ricerca c’è sempre una guida femminile coinvolta con i pretesti più disparati; una donna diversa per ogni episodio, il cui volto, i cui occhi, il cui sorriso sono indagati da uno sguardo che senza nessun pudore, millimetro dopo millimetro, si fa sempre più ravvicinato.

Il Regno Unito possiede Gibilterra, un minuto possedimento circondato dalla Spagna, che lo ha rivendicato sin dall’inizio. Oltre lo Stretto, nel continente africano, la Spagna possiede la città di Ceuta, interamente circondata dal Marocco. In Ceuta e Gibilterra è una giovane attrice madrilena a scoprire come si vive in questi luoghi così particolari. Sarà suo compito radunare quanti più spunti e suggestioni per costruire il personaggio di un ipotetico film a venire in quel confine d’Europa.

Imatra è una cittadina finlandese al confine con la Russia. La notizia più interessante riportata dalla guida turistica su questa amena località a pochi chilometri dal circolo polare artico è di avere dato i natali all’inventore di un rivoluzionario arnese per estrarre le interiora delle aringhe. Ma Imatra è anche «la capitale mondiale del tetrapak» e la sede di una delle più grandi acciaierie del mondo. Una terra di nessuno sospesa tra la ricchezza sonnolenta dei paesi scandinavi e gli stenti e le contraddizioni sociali di quel che resta dell’Unione Sovietica. In questo non-luogo, che sembra davvero fuori dal mondo, si è rifugiata Blanca, una giovane insegnante di spagnolo, nel disperato tentativo di sfuggire alla complicata fine della sua storia d’amore con il regista.

 

ore 19.00 Tre donne in Europa di Corso Salani (2004, 59’)

L’Unione Europea si è aperta verso Est e dieci paesi, che fino a pochi anni prima facevano parte di un blocco politicamente contrapposto, hanno ritrovato anche ufficialmente la loro radice europea, in molti casi mai abbandonata e solo per necessità sfumata. Dieci nuovi Stati, spesso poco conosciuti, trascurati, lontani per usi e costumi, per distanza geografica, per lingua e cultura, eppure vicini per una comune appartenenza continentale, per identici desideri e identiche necessità. Il documentario intende ritrarre la vita quotidiana di questi paesi attraverso il punto di vista di tre donne, nel tentativo di scoprirne gli aspetti meno evidenti eppure più ordinari, i lati più usuali eppure meno appariscenti. In Ungheria incontriamo una consulente finanziaria; in Polonia la maestra di sci di una nota località di villeggiatura; in Lettonia una disegnatrice di pupazzi per film d’animazione.

 

a seguire Le vite possibili di Corso Salani (2008, 50’)

Un film di volti femminili che parlano, e di un uomo, un regista, che le filma, le ascolta e le immagina. Alla fine del suo viaggio ai “confini dell’Europa”, Corso Salani rivisita il mito della passante à la Baudelaire, mettendolo in scena nei frammenti di vite reali raccolti nel suo percorso. Tra Moldova e Israele, Romania e Gibilterra, le tante donne incontrate durante questo viaggio agli estremi limiti dell’Europa, e che non hanno trovato ospitalità negli episodi della serie, vengono proposte secondo una chiave straniante, mescolate alle immagini delle loro terre. Intanto parlano la loro lingua, un femminile intraducibile, montato con le proiezioni del regista che orchestra le fila di un fitto monologo interiore, scisso tra desiderio, frustrazione e speranza.

 

ore 21.00 Incontro con Margherita Salani,

Marta Donzelli, Gregorio Paonessa (Vivo Film)

 

a seguire Mirna di Corso Salani (2009, 75’)

C’è un posto nel mondo a cui ciascuno appartiene. È questo il posto che Mirna sta cercando, un luogo delle Ande dove una volta è già stata, che non sa più ritrovare, un pezzo di terra insignificante, ma che per lei vuol dire casa. È questo che la spinge ad abbandonare la sua città, Buenos Aires, troppo grande, troppo complicata per lei che la attraversa da un capo all’altro tutti i giorni per andare a rinchiudersi nel chiosco dove lavora, vendendo dolciumi e tabacchi, guardando la gente passare. È solo un lavoro come tanti, come mille altri che Mirna ha fatto per sopravvivere, sempre con quella voglia di andar via che cresceva e premeva, fino a diventare per lei impossibile da ignorare. Quando ormai ha già preso la sua decisione: partire, Mirna incontra Monica e tutto cambia.

Ingresso gratuito

 

 

8-10 giugno 2014

Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo

 

«Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo è la prima biografia completa dedicata al giornalista e cineasta Gualtiero Jacopetti (1919–2011), autore di pellicole controverse quali Mondo cane (1962), Africa addio (1966) e Addio zio Tom (1971). Un figlio inquieto della provincia italiana, insofferente alle regole e refrattario alle mode. Il suo sguardo dissacrante ha divertito, offeso, indignato; i suoi film hanno diviso critica e pubblico, nazioni e parlamenti; la sua tecnica cinematografica ha aperto la strada a un nuovo modo di fare cinema, con proseliti e schiere di fan in tutto il mondo. Poi c’è la vita dell’uomo, le sue idee, il suo mondo. Come un cavaliere antico, Jacopetti è stato un uomo refrattario al compromesso, senza indulgenze né ripensamenti. Una sorta di Don Chisciotte del XX secolo. E come il cavaliere idealista di Miguel de Cervantes, il giornalista ha vissuto una vita ricca di avventure. Quasi sempre dal triste epilogo» (dalla quarta di copertina del volume di Stefano Loparco, Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo, Edizioni Il Foglio, 2014).

 

domenica 8

ore 17.00 Mondo cane di Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi (1962, 110’)

«Finanziato dalla Cineriz di Angelo Rizzoli, Mondo cane è un viaggio attorno al mondo in ciò che più è inconsueto, scabroso, osceno. L’intento degli autori è quello di offrire al pubblico un lungo documentario di attualità per raccontare i fatti della vita, una ricerca antropologica sugli usi e costumi di un mondo in rapida trasformazione, quello degli anni Cinquanta, ma che contiene in sé – questa la tesi – molti elementi deteriori dell’antropologia premoderna» (Loparco).

 

ore 19.00 Africa addio di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1966, 138’)

«Ma è con Africa addio (1966) che il cinema di Jacopetti tracima dalla dimensione artistica per imporsi all’attenzione della stampa internazionale. […] Nell’intento di raccontare le travagliate ore dell’Africa postcoloniale all’indomani del processo di decolonizzazione compiutosi alla metà degli anni Sessanta, la pellicola ritrae un mondo tribale soggiogato dalla violenza. […] La tesi dichiarata dagli autori è che l’Africa non sia ancora pronta a godere dell’indipendenza; lasciato a sé stesso nei giorni del trapasso di potere dalle autorità colonialiste a quelle locali, il continente nero, come dimostra il reportage, sprofonderebbe in una spirale do odio e violenza senza fine» (Loparco).

 

ore 21.30 Addio zio Tom di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1971, 130’)

«Che cos’è allora Addio zio Tom? Una Cappella Sistina del male (straordinario nella resa visiva), la mancanza di pietas elevata a virtuosismo, l’“arancia meccanica” della negritudine, la lectio magistralis del padre dello shockumentary, certamente; e comunque volti, sguardi e corpi maltrattati, avvinghiati, spogliati della dignità e sottoposti a un dominio assoluto, ancora più osceno, se possibile, quando è esercitato da un potere – è il caso del film – grottesco, cafone e strafottente» (Loparco).

 

martedì 10

ore 17.00 Mondo cane 2 di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1963, 102’)

«Come nel precedente capitolo, avvenimenti bizzarri, usi e costumi insoliti, tradizioni secolari e pratiche moderne (provenienti in gran parte dal materiale di scarto di Mondo cane) si susseguono con soluzione di continuità. […] Con Mondo cane 2 – mugugna la critica – l’escalation al male e l’orrido è, se possibile, superata: l’ultimo tabù del XX secolo, la morte ripresa in diretta, per la prima volta diventa spettacolo di massa, da consumarsi la domenica pomeriggio nella penombra di una sala cinematografica» (Loparco).

 

ore 19.00 Mondo candido di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1975, 119’)

«Opera visionaria senza una precisa struttura narrativa – l’apparentamento a certa produzione surrealista di Alejandro Jodorowski è pertinente –, il film è difficilmente catalogabile in un genere definito, né aspira a esserlo. Torna lo zibaldone di sempre e la provocazione è assicurata. Il libello volteriano non dà che il “la” a una pellicola che poi è risolta nell’autoreferenza jacopettiana. […] Mondo candido è un puzzle che Jacopetti si diverte a ricomporre a suo piacimento, secondo le regole del grottesco […]. Rimane all’orizzonte il disegno di fondo: la figura del suo efebico protagonista, Candido, un inguaribile e ingenuo ottimista, accecato dall’amore per la bella Cunegonda, alle prese con un mondo osceno e senza pietà» (Loparco).

 

ore 21.10 Incontro con Giampaolo Lomi e Stefano Loparco

moderato da Franco Grattarola

Nel corso dell’incontro verrà presentato il volume

Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo

 

a seguire La donna nel mondo (Eva nel mondo) di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1962, 107’)

«Ispirato a un fortunato libro-inchiesta di Oriana Fallaci, La donna nel mondo […] stravolge la natura documentale del libro per mettere in scena un allocroico potpourri d’immagini che contrabbandano il giornalismo d’inchiesta con il glamour da rotocalco. […] La “donna” di Jacopetti è un idealtipo, un simulacro buono a dare alle pulsioni dell’ES più che alle osservazioni di un IO moralizzatore – quello di Jacopetti – che fatica starsene zitto davanti a un’emancipazione femminile che, chiaramente, non approva» (Loparco).

Ingresso gratuito

 

mercoledì 11 giugno 2014

I protagonisti del cinema italiano: Massimo Foschi

 

Nato a Forlì nel 1938, Massimo Foschi frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 1959-1960, poi il suo maestro Orazio Costa lo fa esordire in teatro, dove si fa apprezzare dai geniali Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Giorgio De Lullo e Franco Zeffirelli (con il quale lavora anche in campo cinematografico per Fratello sole e sorella Luna e Otello). Nella sua filmografia figurano film memorabili come La Bibbia di John Huston, Il medico della mutua di Luigi Zampa, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, Giordano Bruno di Giuliano Montaldo. Recentemente si fa notare nel film d’esordio da regista di Luigi Lo Cascio, La città ideale. Ha svolto un’intensa attività come doppiatore (ha doppiato Dirk Bogarde in Morte a Venezia di Visconti e ha lavorato in tutti i film di Kubrick da 2001: Odissea nello spazio in poi).

 

ore 16.30 Cecilia - Storia di una comune anarchica di Comolli (1975, 110’)

«Nascita, sviluppo e dissoluzione di una comune agricola, fondata nel 1890 nel sud del Brasile dall’anarchico pisano Giovanni Rossi, grazie alle terre donate dall’imperatore Dom Pedro II. All’inizio erano in undici, dieci uomini e una donna. Ricostruzione d’epoca in uno spoglio e limpido linguaggio semidocumentaristico (16 mm, suono sincrono) e analisi critica di un’esperienza destinata allo scacco perché utopistica e, in fondo, troppo individualista. 2° film di J.-L. Comolli, ex critico dei “Cahiers du Cinéma”» (Morandini).

 

ore 18.30 Orlando furioso di Luca Ronconi (1973, 137’)

«Da uno spettacolo che era una tumultuosa festa popolare, oltre che un’esibizione di teatranti scatenati, Ronconi ha cavato un audiovisivo che per alcuni versi è di segno opposto alla versione teatrale, pur conservandone la coniugazione di ironia e straniamento, la rottura delle tradizionali logiche espositive e narrative, l’audacia delle sperimentazioni registiche. Il fantastico vagabondaggio dei personaggi ariosteschi è chiuso in saloni, scale, soffitte e cortili del Palazzo Farnese di Caprarola (VT) o, in misura minore, delle Terme di Caracalla, trasformati in un arsenale di macchine, sorprese scenotecniche, carrelli invisibili che trasportano gli attori. Tra le due tendenze primigenie del cinema – la realistica (Lumière) e la fantastica (Méliès) – Ronconi ha scelto la seconda, in coerenza con l’Ariosto e la propria poetica» (Morandini). Con Massimo Foschi, Mariangela Melato e Ottavia Piccolo.

 

ore 21.00 Incontro con Massimo Foschi moderato da Marco Giusti

 

a seguire Ultimo mondo cannibale di Ruggero Deodato (1977, 90’)

«La storia è quella di due bianchi, un ingegnere di una società petrolifera e il suo amico [Massimo Foschi e Ivan Rassimov, n.d.r.], che nella giungla di Mindanao finiscono nelle mani di una tribù cannibale. Orrende torture e grandi scene splatter come la bimba appena nata gettata in pasto ai coccodrilli e la povera Me Me Lay squartata in due e fatta arrosto per il banchetto cannibale» (Giusti).

Ingresso gratuito

 

giovedì 12 giugno 2014

Per sempre Giulietta…

 

«L’attrice resta per tutti un tenero mistero, e affiorano spontanee le curiosità esistenziali: era una “piccolo borghese”, tutta casa e conti della spesa, oppure un “essere superiore”, capace di sorvolare con poetica disattenzione le miserie della vita? Ed è vero che possedesse una fede incrollabile? Si dice che elargisse molti soldi in beneficenza, specialmente alla “Casa di riposo Lyda Borelli per artisti drammatici italiani”, cioè il ricovero dei vecchi attori di Bologna.

I quesiti si inanellano uno all’altro, e conducono a volte in territori dove non è sempre lecito avventurarsi: qual era il rapporto con Federico? Si volevano bene? È vero che lui ha avuto altre donne? E sul set come si comportavano, da marito e moglie? Lei gli perdonava le scappatelle oppure era gelosa? E perché non hanno avuto figli dopo aver perso il primo? Come mai Federico si era innamorato di lei se gli piacevano le donne opulente e formose, le “maggiorate”?

La verità è che Federico e Giulietta sono inscindibili nell’immaginario collettivo. Legatissimi nella vita come nella carriera artistica, fino alla loro stagione più matura, quando Fellini scritturò ancora una volta la moglie per interpretare Ginger e Fred; un film profetico quanto malinconico, una sorta di “congedo in coppia” da una stagione di irripetibili fasti cinematografici» (Angelucci).

 

ore 16.30 Non stuzzicate la zanzara di Lina Wertmüller (1967, 124’)

«Il padre di Rita, Bartolomeo, ostacola la partecipazione di Paolo e Rita ad una trasmissione televisiva del Sestriere. Ma la madre di lei, Maria Cristina, l’aiuta a fuggire. Scoperta dal marito sarà costretta a prendere il posto di Rita nella trasmissione. Solo allora il signor Santangeli si dà per vinto e così Paolo e Rita potranno continuare nel loro affettuoso sodalizio» (Gigliotti).

 

ore 18.45 Nella città l’inferno di Renato Castellani (1959, 105’)

Una domestica veneta finisce ingiustamente in prigione. Lì conosce Egle (Anna Magnani) una malvivente incallita. «Melodramma claustrofobico, quasi interamente ambientato in prigione, tratto dal romanzo Roma, via delle Mantellate di Isa Mari, sceneggiato dal regista con Suso Cecchi d’Amico. La Masina e la Magnani formano un duo di grande intensità» (Mereghetti).

 

 

ore 20.45 Incontro con Gianfranco Angelucci

moderato da Alfredo Baldi

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Gianfranco Angelucci

Giulietta Masina, attrice e sposa di Federico Fellini (Centro Sperimentale di Cinematografia - Edizioni Sabinae, 2014)

 

a seguire Giulietta degli spiriti di Federico Fellini (1965, 144’)

«Fellini, liberato ormai dalle preoccupazioni ironico-realistiche degli esordi, si abbandona qui del tutto ai suoi istinti più profondi, che la maturità ha rivelato senza più inibizioni, così come gli spiriti rivelano a Giulietta “liberata” le sue paure, i suoi fragili legami che un tempo le parevano così importanti, decisivi» (Fava).

Ingresso gratuito

 

13-15 giugno 2014

Cinema italiano a Pesaro

 

Dal 23 al 29 giugno si svolgerà a Pesaro la 50ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. Nel programma della manifestazione sono previste diverse iniziative per festeggiare l’anniversario. Una di queste è invece anticipata a Roma (dal 13 al 15 giugno) ed è realizzata insieme alla Cineteca Nazionale. Prevede la proiezione di nove film italiani, i cui registi hanno esordito nelle prime edizioni della Mostra oppure sono stati oggetto dell’Evento Speciale e di retrospettive. Le nove proiezioni, e l’incontro introduttivo, intendono indicare, in estrema sintesi, le principali finalità culturali della Mostra: promuovere un certo cinema, caratterizzato dall’apertura al nuovo, dalla tensione stilistica, dall’impegno etico-ideologico, e svolgere un’attività di ricerca, studio e documentazione.

 

venerdì 13

ore 17.00 Il giardino delle delizie di Silvano Agosti (1967, 88’)

Lei è incinta al terzo mese, lui è furioso per un matrimonio imposto dalle convenienze. Mentre lei ha un’emorragia, lui passa la notte con una misteriosa sconosciuta dopo aver meditato su Il giardino delle delizie di Bosch. «Silvano Agosti, girando questo suo Il giardino delle delizie (sarebbe l’Eden di Adamo ed Eva la cui cacciata è illustrata nel film con varie pitture tra le quali quelle di Bosch), aveva senza dubbio numerose intenzioni culturali e polemiche […]. In realtà però quello che emerge soprattutto nel film è un erotismo combattuto e sviato da un moralismo repressivo e a scopo di difesa che non è necessariamente dovuto all’educazione bigotta» (Moravia).

 

ore 19.00 Trio di Gianfranco Mingozzi (1967, 94’)

«Storie parallele di tre giovani degli anni ‘60: una “urlatrice” di canzonette (Galvan), ex commessa, non stupida, disposta a tutto per avere successo; la provinciale Anna (Zanetti) che, in polemica con il perbenismo familiare, la dà a tutti; l’introverso e frustrato Enzo (Vezza) che mette in pratica le sue tendenze criminali. 1° lungometraggio dell’emiliano Mingozzi, ottimo e premiato documentarista. “Film in progress che cerca di comprendere il variopinto incoerente gioco dei giovani, in cerca ansiosa, e qualche volta in forme patologiche, di nuovi valori” (P. Bianchi). Premiato ai Festival di Pesaro e Cannes 1967» (Morandini).

 

 

 

ore 21.00 Incontro con Adriano Aprà, Pedro Armocida,

Stefano Rulli, Giovanni Spagnoletti, Bruno Torri, Vito Zagarrio

moderato da Emiliano Morreale

 

a seguire Tropici di Gianni Amico (1967, 84’)

«Una famiglia di salariati agricoli brasiliani in cerca di lavoro viaggia, a piedi e in autocarro, dalle campagne aride del Nord-Este sino a Recife, sull'Atlantico, e poi a San Paolo. Pur impregnata di altri umori, quelli del cinema nôvo brasiliano, la lezione rosselliniana è applicata dal ligure Amico, al suo esordio nel lungometraggio, con limpido pudore in questa cronaca di viaggio che è anche un rapporto sul Brasile e un poemetto sulla dignità dell’uomo. Contribuirono alla sceneggiatura Marco Tullio Altan e Giorgio Pelloni, direttore della fotografia. Prodotto per la RAI che lo mise in onda il 3 aprile 1969» (Morandini).

Ingresso gratuito

 

sabato 14

ore 17.00 Paisà di Roberto Rossellini (1946, 133’)

In sei episodi vengono raccontati altrettanti incontri, avvenuti negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, fra soldati americani che risalgono la penisola e italiani. «Tanta foga nel ritagliare figure e personaggi da una cronaca ancora viva negli occhi e nell’animo degli italiani, tanta avidità di scoprire, di raccontare, d’immergersi nelle dimensioni reali della nostra esperienza quotidiana e della nostra vita vissuta, sembrano suggellare la validità profonda delle aspirazioni del cinema e della cultura d’opposizione, e condurre a un approdo libero le prime rotture, i primi scandali antiretorici di De Sica e di Visconti» (Lizzani).

 

ore 19.30 I fidanzati di Ermanno Olmi (1963, 77’)

«A due anni da Il posto, […] Ermanno Olmi realizza infatti I fidanzati che è, secondo l’autore, “un film sulla comunicabilità”. Esso narra, infatti, di Giovanni, un operaio milanese che, trasferitosi in Sicilia, ripensa agli affetti lasciati, la fidanzata Liliana e l’anziano padre, e intreccia nel ricordo un “monologo che diviene dialogo” (Olmi). […] Olmi riesce a rendere plausibile un proprio approccio […] a una radiografia della coscienza solitaria che resta, per molti versi, tra i più sintomatici del periodo, anche grazie a un linguaggio dove il pudore espressivo evita ogni sotterfugio tecnicistico, ogni virtuosismo della forma, ogni illusione mimetica, pur nella evidenza di uno stile elaborato e maturo» (Micciché).

 

ore 21.00 I pugni in tasca di Marco Bellocchio (1965, 109’)

«È proprio in questo clima, tra i peggiori del dopoguerra cinematografico, che nasce e viene proposta, in modo del tutto isolato sia dal punto di vista produttivo che da quello culturale, l’esperienza de I pugni in tasca (1965), l’“opera prima” di Marco Bellocchio che qualcuno definirà più tardi, non immotivatamente, il più bell’esordio italiano dopo Ossessione di Visconti. […] “Chi tiene i pugni in tasca – ha chiarito lo stesso regista – si avvia inesorabilmente verso le conseguenze estreme della propria ignavia: quanto più i pugni sono rimasti stretti nell’angustia di una progressiva incapacità di azione, tanto più incontrollabile e fatale esploderà infine il desiderio di rivolta e la troppo compressa vocazione al male”» (Micciché).

 

domenica 15

ore 17.00 I sovversivi di Paolo e Vittorio Taviani (1967, 97’)

Sullo sfondo dei funerali di Togliatti, capo del partito comunista, alcuni personaggi vivono esperienze diverse. «Ma il rilievo di Sovversivi è soprattutto culturale, ed è in questa luce che questo film va considerato tra i più significativi del periodo 1959-1968 […]. In pochi film come in questo coesistono positivamente forme di consapevolezza, estetica e politica» (Micciché).

 

ore 19.00 Dillinger è morto di Marco Ferreri (1968, 95’)

Un uomo assolutamente normale ritorna a casa una sera e trova la moglie addormentata e la cena fredda sul tavolo. Decide di preparasi un piatto da buongustaio e si mette al lavoro. Da quel momento tutto quello che fa è un susseguirsi di gesti banali, quotidiani, forse un po’ annoiati. Ma fra questi gesti vi è il ritrovamento di una vecchia pistola avvolta in un giornale che parla dell’uccisione di Dillinger. «Forse il miglior film di Ferreri in assoluto. Nelle apparenze di un esercizio di stile quasi sperimentale (per tre quarti della sua durata soltanto Piccoli davanti alla cinepresa) è un notturno happening sulla nevrosi, l’alienazione e l’orrore del quotidiano. Astratto e, insieme, concretissimo» (Morandini).

 

ore 21.00 Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci (1971, 99’)

«Liberamente ispirato al Borges del Tema del traditore e dell’eroe, Strategia del ragno […] è un film di grande equilibrio formale, stilisticamente composito ma reso compatto da un continuo controllo espressivo, moderno nel linguaggio ma depurato da scorie intellettualistiche: dove – nella dubbiosa vicenda dell’eroe-tradito-assassinato oppure traditore-scoperto-giustiziato, ambientata in un allucinato paesotto emiliano immaginario, in cui forse non giungono (e da cui forse non partono) più treni, e il tempo, e la Storia, sembrano essersi fermati – si può cogliere, illesa, un’ispirazione autentica alle dissonanze del vivere, alla magia della dialettica tra memoria e realtà, al contrasto fra la chiara ambiguità della Vita e l’ambigua chiarezza della Storia» (Micciché).

 

 

Cinema Trevi –vicolo del puttarello,25 – Roma  tel: 06.6781206   ingresso 4 euro, ridotti 3 euro, abbonamento 10 ingressi  20 euro

 

 

 

Susanna Zirizzotti

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