Carcere di Rossano proiezione film Cesare deve morire e seminario di studi “ Arte come strumento di libertà”

22/mag/2013 20:50:49 Carcere Rossano Contatta l'autore

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La proiezione-evento annunciata per il 20 maggio si è svolta regolarmente nel penitenziario di Rossano alla presenza della regista Giovanna Taviani.

Alle 10 in punto, circa 200 tra studenti, docenti dell’ITAS di Rossano con il Dir. Scolastico, Prof.ssa Chiodo, e rappresentanti della società civile erano seduti ai loro posti mentre, dall’altro lato della sala, coordinati da un imponente servizio di sicurezza, curato dal Comandante di Polizia Penitenziaria, V.Comm. Elisabetta Ciambriello, avevano già preso posizione circa 80 detenuti del circuito di media sicurezza per un totale di circa 300 persone.

Subito dopo al tavolo dei relatori il Direttore del Carcere, Dott. Carrà, ha aperto i lavori del seminario e dopo un concisa relazione ha ceduto il microfono alla professoressa Chiodo e, a seguire,  alla regista Giovanna Taviani la quale ha illustrato i lavori relativi ai film proiettati.  A quel punto sono state spente le luci della sala polivalente del penitenziario e si è dato inizio alla proiezione con il docu-corto “Il Riscatto “ della stessa Taviani, presentato in esclusiva anteprima per Rossano e, al termine, il film “Cesare deve morire”.

L’emozione suscitata dai due film è stata fortissima ed era palpabile anche la commozione in sala non solo dei detenuti che si sono visti, come in un transfer, proiettati nella pellicola, ma anche di tutti gli spettatori che sono riusciti a calarsi nel tormento interiore vissuto dai protagonisti del film, sentendolo ancora più forte dal momento che, accanto a loro, nella stessa sala,  erano presenti altri ristretti.

Il riscatto ha suscitato forte commozione in quanto narra il vissuto dell’ex detenuto, ormai attore di fama, che portatosi ad Arezzo, nella storica cella, ripensa al martirio di coloro che si sono fatti uccidere per la libertà  e capisce lo “spreco “ che ha fatto della sua. Cesare deve morire ha raccontato il pathos dei detenuti al momento della recitazione in cui vengono fuori stati d’animo sommersi.

La fine delle due proiezioni è stata accompagnata da lunghissimi applausi che hanno oltremodo commosso gli astanti e la stessa regista che ha dichiarato di voler tornare al carcere di Rossano e girare un film documentario per dare spazio al percorso detentivo di alcuni detenuti che saranno selezionati unitamente al Direttore Carrà. Nel dibattito che ne è seguito sono stati trattati argomenti di carattere giuridico da parte del Magistrato di Sorveglianza, Dott. Caliò, di respiro sociale da parte dell’ass. Pizzuti, di carattere culturale con la prof. Ssa Chiodo che si è soffermata sulla particolarità dell’evento che vede Rossano e la sua scuola promotrice di un evento capace di ospitare registi di fama mondiale e di porsi all’avanguardia nell’offerta formativa. Il dott. Carrà  e lo staff del penitenziario hanno voluto omaggiare la regista Taviani donandole un anfora, pezzo unico realizzato dai detenuti che lavorano regolarmente nel laboratorio di ceramica del penitenziario, simboleggiante un arula protostorica.

Dichiarazione del Direttore Carrà

Sono rimasto affascinato dal titolo del seminario di studi ovvero sul concetto di ” arte come strumento di libertà”  per cui ho ritenuto che, parlando di arte e libertà in un carcere,  occorre ricercare e chiarire quale sia lo strumento di libertà che si sta cercando; strumento di cosa o per cosa ?

Il legame tra carcere e arte va ben oltre la semplice pena; narra i drammi e le suggestioni che albergano al di là delle sbarre, riesce a cogliere ciò che trapela dalle mura di un carcere e delle storie di quell'infinito campionario umano che è costretto a vivere recluso in una cella.

Ecco come e perché l’arte  diventa strumento di libertà! Distinguere un carcere virtuale da  un carcere  reale.

Quello virtuale non è altro che la trappola delle passioni che - oggi più che mai- incatena l’uomo e che non si ferma alle mura ma lo si trova disseminato e latente nell’intera società;  le sbarre virtuali, quelle più solide ed invalicabili, rappresentate dal pregiudizio …. la ricerca dell’effimero, dell’apparente che intrappola e imprigiona più di ogni altra cosa!

Allora è evidente che l’arte deve diventare strumento per liberare da sé stessi….. per liberare l’essere sconosciuto che esiste in ogni uomo…libertà del non-io!!

L’arte è strumento di libertà dalla non-libertà….dalla prigione dell’apparire e non dell’essere…..strumento di libertà dall’uomo vecchio per fare uscire quello nuovo…..liberarlo appunto!!! Come un iceberg: la parte che emerge dal mare è molto più piccola rispetto alla grande massa di ghiaccio che è immersa nel mare, allo stesso modo la conoscenza di noi stessi è solo una piccola parte rispetto al nostro inconscio. Gran parte del nostro essere rimane sconosciuto a noi stessi.

 

Sotto questo aspetto penso che il film dei F.lli Taviani possa dare un contributo decisivo per un dibattito nel mondo socio culturale e, di riflesso, in quello politico, e quindi può diventare esso stesso quello “strumento di libertà” per pensare ad un nuovo modo di concepire il carcere e l’esecuzione della pena.

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