Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arti Figurative Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arti Figurative Sat, 17 Feb 2018 22:04:48 +0100 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/1 Aperta a Milano la mostra "Percorsi" dell'artista campana Paola Margherita Fri, 16 Feb 2018 15:48:54 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470013.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470013.html Galleria Rubin Galleria Rubin Fino al 3 marzo 2018 gli spazi della Galleria Rubin alle Cinque Vie ospitano la personale di Paola Margherita: Percorsi.

Per l’artista campana si tratta della terza personale alla Galleria Rubin. Segue infatti quelle del 2012 e 2004, senza dimenticare la sua partecipazione alla collettiva “Small Forms, Great Attitudes” del 2008.

Paola Margherita ha esordito nel 1997 con la galleria Alfonso Artiaco e si è subito messa in luce con l’imponente installazione al Palazzo Reale di Napoli per l’anteprima della XIV Quadriennale d’Arte nel 2003. Ha partecipato a fiere internazionali in Germania, Italia, Stati Uniti, tra queste segnaliamo: Art Basel, ArteFiera, Artissima e SH Contemporary in Cina.

Con “Percorsi” Paola Margherita prosegue la sua riflessione sulla relazione tra l’essere umano e lo spazio che lo circonda. La selezione di opere plastiche e grafiche esposte alla Galleria Rubin spazia tra soggetti di architettura, paesaggi naturali, animali e figure in equilibrio precario.

Uno dei ‘percorsi’ affrontato dalla mostra “Percorsi” è sicuramente quello del movimento. Movimento della figura umana nello spazio e movimento della Natura. Nelle fusioni “Cinese” e “Doppio cono” l’alluminio è piegato a descrivere le evoluzioni degli atleti del parkour. Il parkour è uno sport metropolitano nato in Francia alla fine degli anni Ottanta. Il parkour si basa su movimenti del corpo come salti, arrampicata e corsa. Il corpo dell'atleta è costretto a confrontarsi e adattarsi alla conformazione degli edifici e degli elementi dell’arredo urbano. Un dialogo aperto tra l'essere umano e l'architettura. Un modo alternativo di vivere la città.
Oltre al movimento umano, Paola Margherita descrive quello naturale e ciclico della Natura. Sia che si tratti dell'incresparsi delle onde del mare sia che si tratti della marea di corpi che si spostano: il gregge di pecore. La mandria come entità collettiva, come il mare è in costante movimento e allo stesso tempo copre come un candido manto il paesaggio, ridisegnandolo mentre lo attraversa.
 

Paola Margherita (Roma, 1970) vive e lavora a Pozzuoli, Na.

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Spoleto Arte: il sogno americano si avvera con la New York International Art Expo Fri, 16 Feb 2018 14:15:39 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470005.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470005.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Grande attesa per l’imminente mostra New York International Art Expo che inaugurerà domenica 11 marzo, in concomitanza con la prestigiosa Fiera d’arte Armory Show, presso il rinomato Hotel Michelangelo in 152 West 51st Street, situato proprio nel fulcro nevralgico della grande metropoli, il Times Square. L’evento è organizzato da Salvo Nugnes, manager della cultura e  presidente di Spoleto Arte e vedrà il contributo del prof. Vittorio Sgarbi, del direttore del museo Modigliani Alberto D’Atanasio, di Veronica Ferretti del museo Buonarroti e di José, figlio del grande artista Salvador Dalì.

 

In mostra un selezionato numero di opere, realizzate da oltre un centinaio di esponenti di talento del panorama artistico contemporaneo internazionale.

 

Nel commentare i positivi consensi ricevuti, anche nella scorsa edizione della mostra, Nugnes ha dichiarato: “Con questa esposizione vogliamo creare un ponte simbolico di collegamento e condivisione tra Italia e Stati Uniti d’America, dando libera diffusione alle forme espressive ed alla creatività cosmopolita. I significativi risultati ottenuti anche con Miami meets Milano, che si è tenuta in dicembre, in concomitanza con Art Basel a Miami, ci inorgogliscono e ci inducono ad inserire stabilmente questi appuntamenti nel nostro calendario dei nostri eventi”. Il presidente ha spiegato poi come le due città, seppur distanti fisicamente, siano simbolicamente e virtualmente unite da un profondo dinamismo e da uno spirito innovativo, in cui la diffusione dell’arte e della cultura rappresentano obiettivi primari. Finalità di questo progetto, dall’impronta comunque cosmopolita, oltre a ribadire il ruolo fondamentale dell’arte italiana nel mondo, è quella di coniugare passato e presente, tradizione e innovazione con un’attenzione particolare anche alla contemporaneità.

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190 o scrivere all’indirizzo info@spoletoarte.it oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.   

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BELLEZZA - di Alessio Di Franco Thu, 15 Feb 2018 13:14:51 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469851.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469851.html P.O. Elena Gollini Art Blogger P.O. Elena Gollini Art Blogger ARTICOLO COMPLETO SU www.elenagolliniartblogger.com

 

Partiamo con due domande, cos’è per me la fotografia? Quand’è che mi sento di scattare una fotografia?

Per me la fotografia è pura emozione, ogni immagine racconta un luogo, una persona, un gesto attraverso le emozioni che provo. Tante volte quando fotografo mi piace ascoltare della musica. Solitamente musica classica oppure musica contemporanea minimalista. Quando ascolto la musica questa riesce a contemplare lo sguardo, a volte è la musica che comanda ciò che devo scattare, in base al tema musicale cerco un’immagine che lo racchiuda.

Un viaggio in particolare dove ho potuto seguire le emozioni delle persone attraverso i luoghi è stato a novembre quando andai in tre città: Siena, Pisa e Firenze.

Durante questa esperienza ho messo in relazione gli aspetti emotivi delle tre città in base a ciò che vedevo nelle persone, nei loro comportamenti e soprattutto in ciò che io personalmente provavo.

Siena. Ormai quando penso a questa città mi viene in mente subito la prima scena che vidi tra i suoi vicoli medievali; varco le mura di Siena ed entro nel centro storico, profumi ovunque, in ogni dove c’è un’osteria, una salumeria, un panificio, un’enoteca, insomma si è letteralmente presi dall’atmosfera. Bellissimo.

Dopo aver percorso la via principale arrivo nei pressi di Piazza del Campo e sento una voce che canta, una voce leggera, sottile, una voce lenta e fiacca, la potete immaginare poi voi guardando la fotografia. Questa voce lenta canta “La Vita è Bella”.

Camminate ancora un po' insieme a lui per le vie, camminate lentamente e mentre camminate immaginate di fermarvi insieme perché qualcosa vi ha colpito, volete andare a vedere, vi intrufolate tra la gente.

 

Qui l’immagine è cambiata, ora siete in mezzo alla gente, cantate per loro, gli ricordate che “La Vita è Bella”. Prima di essere fotografia era “immagine”, per me rispecchia molto la città, ricca di storia, di tradizioni, quando mi trovai in questo pensai, sì, è quello che cercavo.

Pisa: L’arrivo per la via centrale a Piazza Dei Miracoli è qualcosa di unico, o meglio c’è qualcosa che le somiglia. Vista da lontano la piazza mi ricordava molto l’immagine delle navi da crociera a Venezia, questi colossi che arrivano al porto, avevo questo vago ricordo. Vista da lontano la Piazza sembra tutta “attaccata”, poi si innalza tutto così dal nulla, sei in centro al paese e ti ritrovi davanti questa “Bellezza”.

Firenze: Indubbiamente la città che suscita più emozioni, arrivati in cima a Piazzale Michelangelo ho visto molte persone piangere vedendo la città dall’alto. È una città che io ho immaginato tanto, fin da piccolo quando vedevo Firenze in Televisione rimanevo pietrificato, la Maestosità della Cupola Del Brunelleschi, unica al mondo. Io a Firenze ho creduto molto sul fatto che la “Bellezza” fosse contaminata tanto dall’immaginazione. Il percorso per arrivare in cima al Piazzale Michelangelo è abbastanza “faticoso” diciamo. La parte finale è una scalinata ripida, con lunghi gradini, in mezzo alla scalinata si vede gente che si ferma a riposare un attimo, a riprendere fiato. Durante il percorso però la città non si vede, quindi non ti rimane che immaginare ciò che accadrà una volta arrivato in cima, ciò che vedrai. Il cammino è lento, hai tutto il tempo per crearti quell’immagine che vorresti vedere, pensi a ciò che hai visto fino ad ora, ciò che hai visto in televisione, su internet e intanto cammini.

Poi arrivi.

Arrivi in cima e la gente si emoziona, arrivi in cima e senti una guida toscana che dice con entusiasmo ad una ragazza del Nord Europa: Anvedi Firenze quant’è bella.

Per me Firenze rimane una città con un fascino, se si può dire, “Sacro”. Penso che il potere di far emozionare le persone alla sua vista sia qualcosa di veramente raro, quasi come fosse una Credenza. Per questo credo fortemente che la “Bellezza” sia collegata con l’immaginazione. Quando vediamo qualcosa che immaginiamo da tanto, che vogliamo vedere da tanto e quando siamo lì e questo è ciò che noi ci eravamo disegnati, per me questa emozione genere “Bellezza”.

Per me fotografare la “Bellezza” non vuol dire solo necessariamente fotografare ciò che è “banalmente” Bello. Per me la “Bellezza” sta anche nelle cose così dire “Brutte”. Forse per me la “Bellezza” è ciò che immagino di vedere e di trovare in un luogo, in una persona, in un oggetto. La “Bellezza” è scoprire il paragone tra realtà ed immaginazione, se la realtà coincide con l’immaginazione, allora avrò ciò che cercavo e questa sensazione è per me ciò che rappresenta il “Bello”.

Mettiamo in pratica questo concetto prendendo alcune fotografie che ho scattato nel mio ultimo viaggio. Vediamo come qualcosa di “Brutto” possa essere ugualmente affascinante, se non di più, del “Bello”.

 

PRAGA 10 E LA VECCHIA CITTÀ DI ŽIžKOV

Sono atterrato due giorni fa da Praga, città fantastica, piena di storia e di ricchezze. Praga oggi è suddivisa dal 2001 in 22 distretti amministrativi. Fino al 1990 i distretti erano solo 10, però nel linguaggio turistico i distretti rimangono tutt’ora 10, questo per semplificare la suddivisione delle zone.

I primi tre giorni girai soprattutto nel distretto N°1, la zona di Praga più conosciuta dai turisti: il castello, la cattedrale di San Vito, i quartieri di Staré Mêsto (Città vecchia), Nové Mêsto (Città Nuova), Malà Strana (Piccolo quartiere), Josefov (Il quartiere ebraico dove si trova la prima Sinagoga Spagnola). Questa è la zona conosciuta anche come Zlatà Praha, la Praga D’Oro. La città prende questo nome dopo che l’imperatore Carlo IV, a circa metà del XIV secolo, fece mettere su ogni monumento ed edificio della città un elemento placcato in oro. Questo perché la maggior parte dei monumenti di cui Praga è composta sono stati fatti con una pietra locale di colore verde/nerastro quindi non vi erano alcune esaltazioni. Oggi Praga 1 è dorata per via delle sue luci che regalano lo scenario perfetto che l’imperatore Carlo IV tanto desiderava.

 

Ma non io. Dopo tre giorni facevo ancora fatica a capire questa città, non la percepivo, volevo altro, volevo una Praga che raccontasse i praghesi, non che raccontasse Carlo IV, cercavo una Praga abitata e vissuta dai praghesi, non una Praga turistica.

Allora nei giorni seguenti mi spostai, uscii dal centro e andai verso la periferia, andai nel distretto n°10 della città.

Qui trovai la “Bellezza”.

 

Qui si può ammirare l’architettura “Spoglia” senza dettagli in Oro, senza lusingherie, troviamo un paesaggio neutro e una varietà di architettura che caratterizzano questo paese. Da palazzi in stile rinascimentale a palazzine degli anni ’70-80, all’architettura cubista. Qui mi sono sentito più a mio agio, ero letteralmente affascinato dal paesaggio e dalla storia di questo luogo. Qui si trova anche il quartiere di Vrsovice, quello degli espatriati, il quartiere meno costoso della città.

Questo distretto è stato istituito nel 1990 ed oggi conta circa 100000 abitanti. Questa Praga la sento più vicina, più rispettosa a ciò che era la mia immagine, nonostante fossi sempre stato abituato a vedere e sentir parlare di Praga 1, come tutti d’altronde.

 

Il giorno dopo mi spostai ancora e andai in un’altra zona dove la storia dei praghesi è ancora presente sempre sotto forma soprattutto di architettura. Fino al 1922 Žižkov fu una città indipendente, ora rientra principalmente nel distretto n°3 e parte nel N°10.

Da metà ‘900 fino a circa metà anni ’90 la zona era per lo più abitata da lavoratori e operai, qui nacque il centro del comunismo sovietico.

Quella che vediamo sullo sfondo è la Torre della Televisione fatta costruire negli anni ’80 dai comunisti. Oggi è il simbolo della zona ed è visibile da tutta la città con i suoi ben 216 mt di altezza. Di notte l’estremità si illumina con i colori della bandiera della Repubblica Ceca. Oggi è anche sede di un ristorante e dell’hotel più esclusivo del mondo, pensate ha solamente una camera da letto.

Parecchie strutture abbandonate e distrutte oggi sono utilizzate come parcheggi a pagamento di autoveicoli oppure vi vengono costruiti dentro degli uffici o deposito merce.

 

 

Ecco la “Bellezza” di Praga, ed ecco cosa secondo me è la “Bellezza”.

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BELLEZZA - di Alessio Di Franco Thu, 15 Feb 2018 13:13:25 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469850.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469850.html P.O. Elena Gollini Art Blogger P.O. Elena Gollini Art Blogger ARTICOLO COMPLETO SU www.elenagolliniartblogger.com

Partiamo con due domande, cos’è per me la fotografia? Quand’è che mi sento di scattare una fotografia?

Per me la fotografia è pura emozione, ogni immagine racconta un luogo, una persona, un gesto attraverso le emozioni che provo. Tante volte quando fotografo mi piace ascoltare della musica. Solitamente musica classica oppure musica contemporanea minimalista. Quando ascolto la musica questa riesce a contemplare lo sguardo, a volte è la musica che comanda ciò che devo scattare, in base al tema musicale cerco un’immagine che lo racchiuda.

Un viaggio in particolare dove ho potuto seguire le emozioni delle persone attraverso i luoghi è stato a novembre quando andai in tre città: Siena, Pisa e Firenze.

Durante questa esperienza ho messo in relazione gli aspetti emotivi delle tre città in base a ciò che vedevo nelle persone, nei loro comportamenti e soprattutto in ciò che io personalmente provavo.

Siena. Ormai quando penso a questa città mi viene in mente subito la prima scena che vidi tra i suoi vicoli medievali; varco le mura di Siena ed entro nel centro storico, profumi ovunque, in ogni dove c’è un’osteria, una salumeria, un panificio, un’enoteca, insomma si è letteralmente presi dall’atmosfera. Bellissimo.

Dopo aver percorso la via principale arrivo nei pressi di Piazza del Campo e sento una voce che canta, una voce leggera, sottile, una voce lenta e fiacca, la potete immaginare poi voi guardando la fotografia. Questa voce lenta canta “La Vita è Bella”.

Camminate ancora un po' insieme a lui per le vie, camminate lentamente e mentre camminate immaginate di fermarvi insieme perché qualcosa vi ha colpito, volete andare a vedere, vi intrufolate tra la gente. [...]

Pisa: L’arrivo per la via centrale a Piazza Dei Miracoli è qualcosa di unico, o meglio c’è qualcosa che le somiglia. Vista da lontano la piazza mi ricordava molto l’immagine delle navi da crociera a Venezia, questi colossi che arrivano al porto, avevo questo vago ricordo. Vista da lontano la Piazza sembra tutta “attaccata”, poi si innalza tutto così dal nulla, sei in centro al paese e ti ritrovi davanti questa “Bellezza”.

Firenze: Indubbiamente la città che suscita più emozioni, arrivati in cima a Piazzale Michelangelo ho visto molte persone piangere vedendo la città dall’alto. È una città che io ho immaginato tanto, fin da piccolo quando vedevo Firenze in Televisione rimanevo pietrificato, la Maestosità della Cupola Del Brunelleschi, unica al mondo. Io a Firenze ho creduto molto sul fatto che la “Bellezza” fosse contaminata tanto dall’immaginazione. Il percorso per arrivare in cima al Piazzale Michelangelo è abbastanza “faticoso” diciamo. La parte finale è una scalinata ripida, con lunghi gradini, in mezzo alla scalinata si vede gente che si ferma a riposare un attimo, a riprendere fiato. Durante il percorso però la città non si vede, quindi non ti rimane che immaginare ciò che accadrà una volta arrivato in cima, ciò che vedrai. Il cammino è lento, hai tutto il tempo per crearti quell’immagine che vorresti vedere, pensi a ciò che hai visto fino ad ora, ciò che hai visto in televisione, su internet e intanto cammini.

Poi arrivi.

Arrivi in cima e la gente si emoziona, arrivi in cima e senti una guida toscana che dice con entusiasmo ad una ragazza del Nord Europa: Anvedi Firenze quant’è bella.

Per me Firenze rimane una città con un fascino, se si può dire, “Sacro”. Penso che il potere di far emozionare le persone alla sua vista sia qualcosa di veramente raro, quasi come fosse una Credenza. Per questo credo fortemente che la “Bellezza” sia collegata con l’immaginazione. Quando vediamo qualcosa che immaginiamo da tanto, che vogliamo vedere da tanto e quando siamo lì e questo è ciò che noi ci eravamo disegnati, per me questa emozione genere “Bellezza”.

Per me fotografare la “Bellezza” non vuol dire solo necessariamente fotografare ciò che è “banalmente” Bello. Per me la “Bellezza” sta anche nelle cose così dire “Brutte”. Forse per me la “Bellezza” è ciò che immagino di vedere e di trovare in un luogo, in una persona, in un oggetto. La “Bellezza” è scoprire il paragone tra realtà ed immaginazione, se la realtà coincide con l’immaginazione, allora avrò ciò che cercavo e questa sensazione è per me ciò che rappresenta il “Bello”.

Mettiamo in pratica questo concetto prendendo alcune fotografie che ho scattato nel mio ultimo viaggio. Vediamo come qualcosa di “Brutto” possa essere ugualmente affascinante, se non di più, del “Bello”.

 

PRAGA 10 E LA VECCHIA CITTÀ DI ŽIžKOV

Sono atterrato due giorni fa da Praga, città fantastica, piena di storia e di ricchezze. Praga oggi è suddivisa dal 2001 in 22 distretti amministrativi. Fino al 1990 i distretti erano solo 10, però nel linguaggio turistico i distretti rimangono tutt’ora 10, questo per semplificare la suddivisione delle zone.

I primi tre giorni girai soprattutto nel distretto N°1, la zona di Praga più conosciuta dai turisti: il castello, la cattedrale di San Vito, i quartieri di Staré Mêsto (Città vecchia), Nové Mêsto (Città Nuova), Malà Strana (Piccolo quartiere), Josefov (Il quartiere ebraico dove si trova la prima Sinagoga Spagnola). Questa è la zona conosciuta anche come Zlatà Praha, la Praga D’Oro. La città prende questo nome dopo che l’imperatore Carlo IV, a circa metà del XIV secolo, fece mettere su ogni monumento ed edificio della città un elemento placcato in oro. Questo perché la maggior parte dei monumenti di cui Praga è composta sono stati fatti con una pietra locale di colore verde/nerastro quindi non vi erano alcune esaltazioni. Oggi Praga 1 è dorata per via delle sue luci che regalano lo scenario perfetto che l’imperatore Carlo IV tanto desiderava.

 

Ma non io. Dopo tre giorni facevo ancora fatica a capire questa città, non la percepivo, volevo altro, volevo una Praga che raccontasse i praghesi, non che raccontasse Carlo IV, cercavo una Praga abitata e vissuta dai praghesi, non una Praga turistica.

Allora nei giorni seguenti mi spostai, uscii dal centro e andai verso la periferia, andai nel distretto n°10 della città.

Qui trovai la “Bellezza”.

 

Qui si può ammirare l’architettura “Spoglia” senza dettagli in Oro, senza lusingherie, troviamo un paesaggio neutro e una varietà di architettura che caratterizzano questo paese. Da palazzi in stile rinascimentale a palazzine degli anni ’70-80, all’architettura cubista. Qui mi sono sentito più a mio agio, ero letteralmente affascinato dal paesaggio e dalla storia di questo luogo. Qui si trova anche il quartiere di Vrsovice, quello degli espatriati, il quartiere meno costoso della città.

Questo distretto è stato istituito nel 1990 ed oggi conta circa 100000 abitanti. Questa Praga la sento più vicina, più rispettosa a ciò che era la mia immagine, nonostante fossi sempre stato abituato a vedere e sentir parlare di Praga 1, come tutti d’altronde.

Il giorno dopo mi spostai ancora e andai in un’altra zona dove la storia dei praghesi è ancora presente sempre sotto forma soprattutto di architettura. Fino al 1922 Žižkov fu una città indipendente, ora rientra principalmente nel distretto n°3 e parte nel N°10.

Da metà ‘900 fino a circa metà anni ’90 la zona era per lo più abitata da lavoratori e operai, qui nacque il centro del comunismo sovietico.

Quella che vediamo sullo sfondo è la Torre della Televisione fatta costruire negli anni ’80 dai comunisti. Oggi è il simbolo della zona ed è visibile da tutta la città con i suoi ben 216 mt di altezza. Di notte l’estremità si illumina con i colori della bandiera della Repubblica Ceca. Oggi è anche sede di un ristorante e dell’hotel più esclusivo del mondo, pensate ha solamente una camera da letto.

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Ecco la “Bellezza” di Praga, ed ecco cosa secondo me è la “Bellezza”.

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REMINDER | Tonight | Winfred Gaul - Malerei | Menhir Arte | Milano Thu, 15 Feb 2018 12:37:32 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470068.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470068.html Menhir Arte Contemporanea Menhir Arte Contemporanea
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Winfred Gaul - Malerei


a cura di Marco Meneguzzo e Alberto Rigoni
16 febbraio �“ 15 aprile 2018
Menhir Arte Contemporanea Milano
Opening: Giovedì 15 febbraio 2018, ore 18.30


Orari apertura:
Martedì �“ Sabato 11:00 �“ 13:30 e 14:00 �“ 18:30
Lunedì e festivi su appuntamento

Info:
Menhir Arte Contemporanea Milano
Via Mario Giuriati, 9 - 20129 Milano

tel. + 39 02 36707295
info@menhirarte.com
www.menhirarte.com

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TUTTE! - sabato 3 marzo ore 17 Thu, 15 Feb 2018 12:24:40 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470065.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470065.html Museo Magi'900 Museo Magi'900


TUTTE!

Inaugurazione sabato 3 marzo ore 17.00 

opere di:

Clara Brasca, Lea Contestabile, Marina Gasparini , Barbara Giorgis, Angela Occhipinti, Paola Paganelli, Carolina Paltrinieri, Sima Shafti, Ketty Tagliatti, Betty Zanelli

 a cura di:

Valeria Tassinari 

 MUSEO MAGI’900 �“ Pieve di Cento, Bologna

3 marzo �“ 8 aprile 2018

Ingresso libero 

 Il 3 marzo nello spazio Open Box del Museo MAGI’900  sarà inaugurata la mostra TUTTE!, un’ampia collettiva in cui dieci artiste di diverse generazioni e la curatrice mettono in relazione i loro racconti,  una sorta di “coro” di parole e visioni, in cui ogni testimonianza si fa portatrice di altre storie, vicinissime o lontane.

La mostra viene proposta in occasione dell’8 marzo per sottolineare che questo non è un giorno di festa, ma una ricorrenza fissata sul calendario della storia collettiva perché non si dimentichino mai le difficoltà che segnano la condizione femminile. Molte altre sono le date speciali per ciascuna donna, in ogni momento dell’anno, ma se questa giornata è ancora di tutte è proprio perché rappresenta una condizione condivisa di continua esposizione alle prevaricazioni e ai condizionamenti. Uno stato delle cose difficile da scalfire poiché, certamente con diversi gradi di intensità e in diversi contesti, rimane sempre e dovunque peculiare delle donne.

Nata dunque come progetto dedicato alle storie che ognuna abitualmente sente raccontare, legge, o vive in prima persona, attraverso dieci opere molto differenti sul piano tecnico la mostra raggiunge tuttavia una tonalità condivisa, proponendo i temi della forza, della perseveranza, della purezza, della fede, dell’illusione, della difesa della felicità e �“ inevitabilmente �“ anche della violenza di genere. Un fenomeno universale di cui qui si vuole soprattutto evidenziare quanto sia pervasivo e multiforme, partendo dalle piccole prevaricazioni, che tanto sottilmente si insinuano nelle esistenze quotidiane da rendersi quasi irriconoscibili, fino alle manifestazioni più eclatanti ma non ancora sufficientemente contrastate.

Pittura, disegno, scultura, fotografia, si intrecciano al cucito, alle trame e agli orditi, agli oggetti custoditi come relitti di vite delle quali mai abbastanza si sottolinea il valore. Parole dolenti che sono diventate immagini e immagini preziose fatte anche di parole, quelle che a tutte capita prima o poi di dire, di ascoltare, di guardare. Una testimonianza corale di forte impatto estetico, che innalza una sola voce chiedendo all’arte delle donne di mettere in gioco la sua capacità di essere sincera, di sottrarsi all’assuefazione, di restituire i fatti e i sentimenti nel modo lucido, delicato e profondo che raramente trova spazio nella narrazione pubblica. 



MUSEO MAGI ‘900

Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00 

Via Rusticana A/1 �“ 40066 Pieve di Cento (BO) - tel. ­+39 051 6861545 �“ fax +39 051 6860364



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REMINDER | Tonight | Winfred Gaul - Malerei | Menhir Arte | Milano Thu, 15 Feb 2018 12:06:29 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470063.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470063.html Menhir Arte Contemporanea Menhir Arte Contemporanea
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Winfred Gaul - Malerei


a cura di Marco Meneguzzo e Alberto Rigoni
16 febbraio �“ 15 aprile 2018
Menhir Arte Contemporanea Milano

Opening: Giovedì 15 febbraio 2018, ore 18.30
 

Orari di apertura:
martedì �“ sabato 11:00 �“ 13:30 e 14:00 �“ 18:30
Lunedì e festivo su appuntamento

Info:
Menhir Arte Contemporanea Milano
Via Mario Giuriati, 9 - 20129 Milano

tel. + 39 02 36707295
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www.menhirarte.com


 

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Magi'900 - Laboratorio e visita guidata 25 febbraio Thu, 15 Feb 2018 09:01:08 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470039.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470039.html Museo Magi'900 Museo Magi'900
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La pace che verrà avrà i tuoi occhi
25 febbraio 2018 ore 15.30

Laboratorio creativo per bambini dai 6 ai 12 anni, alla scoperta dei personaggi e dei simboli che abitano Guernica.
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Guernica, icona di pace: visita guidata con la curatrice
25 febbraio 2018 ore 15.30

Visita guidata con Serena Baccaglini curatrice della mostra Guernica icona di pace: storia e significati del capolavoro di Picasso riprodotto nel cartone per l’arazzo attualmente esposto all’ONU.
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H/C meetings: Shall we go home? presentazione con Orna Raviv Wed, 14 Feb 2018 19:44:45 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469739.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469739.html Comitato Trieste Contemporanea Comitato Trieste Contemporanea presentazione del progetto dello Shenkar College di Ramat-Gan, Tel Aviv, per la Triennale di Milano





All’interno del progetto HARBOUR FOR CULTURES, Trieste Contemporanea ospita la presentazione di "SHALL WE GO HOME?" (andiamo a casa?) – un progetto pensato all’interno del corso di studio interfacoltà svoltosi allo Shenkar College of Engineering Art and Design di Ramat-Gan, Tel Aviv, in previsione della partecipazione alla mostra "999: A COLLECTION OF QUESTIONS ON CONTEMPORARY LIVING", fino al 2 aprile in corso alla TRIENNALE di Milano a cura di Stefano Mirti.
 
Del concept del progetto “Shall we go home?” parlerà martedì 20 febbraio alle ore 18.00 allo Studio Tommaseo ORNA RAVIV, professore di Cultural Studies al Shenkar College, che assieme a Neil Nenner e Michal Rinott, ha guidato gli studenti, provenienti da tutti i dipartimenti (dalle classi di design tessile, moda, design di gioielli, design di interni, product design e visual communication), nella realizzazzione di un interessante lettura dell’identità di chi lascia un luogo. 
 
Per il taglio molto originale che usa nell’indagine dell’evoluzione attuale e del significato di un abitare sempre più temporaneo, si è ritenuto di inserire la presentazione del progetto nella cornice delle discussioni “Harbour for Cultures” che Trieste Contemporanea sta svolgendo sulle dimensioni sociali e culturali dell'idea di porto e del suo immaginario (dell’arrivare, dell’appartenere temporaneamente e del partire). 
LA MOSTRA (sull'uscire di casa)
Il progetto ha voluto considerare la casa non dal punto di vista dell'abitare, ma dell'andare via, dell’uscire di casa. A volte partiamo per poche ore, a volte per un giorno. Talvolta andiamo via per sempre, lasciamo il nido o scappiamo per necessità.
Oggi la casa sta cambiando. Vivere e abitare sono sempre più temporanei; le nuove tecnologie sfidano le vecchie regole (chi vive dove, per quanto tempo, con chi); cambia il tessuto sociale dei quartieri.
Il progetto universitario di Tel Aviv si è concentrato sull’uscio di casa, il luogo intermedio in cui non siamo ancora fuori e non più dentro, e ha proposto ai visitatori della Triennale di Milano di compiere l’atto di attraversare diverse soglie, in modo da sperimentare gli aspetti personali, sociali e materiali dell’uscire da casa in un dato giorno ed a una data età.
La mostra milanese è infatti stata pensata presentando quattro diverse soglie interattive.
Una PORTA INTERATTIVA che registra l'impatto di lasciare la casa, reagendo allo specifico stato d'animo di chiuderla (come ci influenza il modo in cui usciamo di casa, e quale è la reazione di quelli che lasciamo dentro casa?)
Una FINESTRA INTERATTIVA attraverso la quale poter determinare cosa ascoltare quando la apriamo verso l'esterno (quali suoni siamo disposti a far entrare?)
Un set di TENDE INTERATTIVE che ci permette di tornare indietro nel tempo, alle persone che hanno lasciato la nostra casa prima di noi (chi era qui prima di me e mi ha lasciato la casa?)
Un EVENTO INTERATTIVO in cui l'identità dei partecipanti è determinata da qualcun altro (a quale gruppo apparteniamo quando usciamo di casa e chi decide che cosa saremo?)
 
 
ORNA RAVIV  è lecturer nei programmi di Cultural Studies allo Shenkar College of Engineering Art and Design. Ha completato i suoi studi di dottorato alla School of Philosophy dell’Università di Tel Aviv (2015). È anche regista e produttore di film di fiction e documentari.
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Upcoming | NEBOJŠA DESPOTOVIĆ | Openi ng 23 marzo 2018, ore 18 @ Boccanera Gallery, via Alto Adige, 176 - Trento Wed, 14 Feb 2018 19:03:47 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470009.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/470009.html Boccanera Gallery Boccanera Gallery

BOCCANERA GALLERY

NEBOJŠA DESPOTOVIĆ
Between the devil and the deep blue sea ovvero freie Kartoffeln
Opening 23 marzo, ore 18
Boccanera Gallery, via Alto Adige 176, Trento

 
Image
 

Nebojša Despotović, Wind inside the residue, 2018, acrylic, resin, glass powder, pvc, silicone on engraved wood, 22 x 31 cm

IT
Boccanera Gallery, Trento, ha il piacere di presentare la mostra personale di Nebojša Despotović (Belgrade, SRB in 1982), Between the devil and the deep blue sea ovvero freie Kartoffeln.
C'è un momento dove l’opera d’arte prende forma che, come fruitori, non vedremo mai. È un momento riservato solo all’autore, che nell’intimità del proprio studio, costruisce nel tempo il suo pezzo.
Nella terza personale di Nebojša Despotović alla galleria Boccanera di Trento, i 200 metri quadrati dello spazio ospiteranno l’ultima produzione di dipinti dell'artista in connessione con gli elementi che l’hanno accompagnato nel processo creativo, contestualizzandoli in una monumentale installazione ambientale, curata dallo stesso artista.
Nebojša pubblica il processo di creazione dell'opera nello studio installando in galleria gli oggetti che l’hanno circondata, i residui che ha lasciato rivelando la vitale corrispondenza che li lega nell'esistenza reciproca, rompendo l'innaturale equilibrio dello spazio espositivo canonico. Insieme ai dipinti, gli oggetti comporranno un'installazione composta di wall painting e scenografie per dare una rappresentazione più comprensibile del mondo che può manifestarsi solo nell’atto della creazione.
La mostra (…ovvero freie Kartoffeln) vuole restituire all’opera l’umanità della sua natura regalando allo spettatore un’esperienza completa dell’evoluzione dell’opera nello spazio e nella mente dell'artista.

Vi aspettiamo!

In occasione di MiArt, Milano, l’11 aprile 2018, alle ore 18, Boccanera Gallery aprirà Boccanera Box in Via Ventura 6.
All’interno dello spazio milanese verrà presentato il catalogo della mostra Between the devil and deep blue sea ovvero freie Kartoffeln e un’installazione delle opere di Nebojša Despotović.

EN
Boccanera Gallery, Trento is pleased to present the solo exhibition of Nebojša Despotović (Belgrade, SRB in 1982) Between the devil and the deep blue sea ovvero freie Kartoffeln.
There is a time when the work of art takes shape that, as users, we will never see it.
It is a moment reserved only for the author who, in the intimacy of his studio, over time builds his piece.
In the third solo exhibition of Nebojša Despotović at Boccanera Gallery in Trento, the 200 square meters of space will host the artist's late production of paintings in connection with the elements that accompanied him in the creative process, in an environmental installation curated by the artist.
Nebojša exposes the creative process of his work happening in the studio by installing in the gallery, the objects that surrounded him, the residues left behind, revealing the vital correspondence that binds them to mutual existence, breaking the unnatural balance of the canonical exhibition space. Together with the paintings, objects will be included in an installation composed of murals and a theatrical backdrop, with the aim to give a more comprehensible representation of the world that exhist only in the act of creation.
The exhibition (…ovvero freie Kartoffeln) wants to restore the humanity of the work which by its nature offers the viewer a complete experience of the evolution of the artwork in the artist's space and mind.

We'll be waiting for you!

On the occasion of MiArt, Milan, on April 11th 2018, at 6.00 pm, Boccanera Gallery will open the Boccanera Box in Via Ventura 6.
In the Milanese space Boccanera Box will presented the catalog of the exhibition Between the devil and deep blue sea or freie Kartoffeln and an installation of the works of Nebojša Despotović.

 
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Giorgia Lucchi Boccanera, Boccanera Gallery via Alto Adige, 176, Trento, 38121 TN IT
www.arteboccanera.com +39 340 5747013
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Christian Leperino. Babel Wed, 14 Feb 2018 15:10:03 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469714.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469714.html NORA comunicazione NORA comunicazione Nasce nel cuore di Milano, Other Size Gallery che apre al pubblico dal 22 febbraio con una mostra personale di Christian Leperino dal titolo Babel.
Lo spazio espositivo si colloca all’interno del concept Workness, contesto multidisciplinare che in un’atmosfera elegante e cosmopolita coniuga un raffinato bistrot, un angolo bar-libreria dove ascoltare anche musica dal vivo e, appunto, tanta arte contemporanea. 

Con la curatela di Maria Savarese, Other Size Gallery è uno spazio in cui la cultura contemporanea si esprime attraverso le molteplici espressioni dell’arte, dalla performance alla pittura, dalla scultura alla fotografia.
Durante il primo anno di attività sarà marcato il legame con particolari realtà artistiche territoriali, nazionali ed internazionali, talvolta anche periferiche, che verranno raccordate all’interno della galleria per metterne in evidenza l’attività di ricerca e sperimentazione locale in un luogo strategico e internazionale come Milano. A tal fine saranno presentati esposizioni, talk e incontri anche in collaborazione con curatori che da anni operano nelle articolate regioni della nostra penisola e non solo.

Per la mostra di apertura, dal 22 febbraio al 22 aprile 2018, la curatrice ha scelto Christian Leperino, artista con corpose esperienze internazionali, che nel 2015 fonda a Napoli SMMAVE - centro per l'arte contemporanea, nella chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, a lungo abbandonata all’incuria e al degrado. Grazie ad un grande lavoro volontario di recupero e valorizzazione, tuttora in corso, tale antico edificio di culto è oggi diventato un centro di attività dedicato alle arti visive con collegamenti trasversali alle aree della musica, del teatro e delle scienze avvalendosi di collaborazioni con storici dell'arte, architetti, artisti, fotografi, restauratori, esperti di cinema e di teatro. 

Fondamentale è dunque sempre stato per l’artista il rapporto con la sua città e con la dimensione urbana in generale portandolo a produrre la serie di opere su PVC di grandi dimensioni (157x240 cm) Cityscape, visibili nel nuovo spazio milanese: vertiginose prospettive metropolitane che raccontano gli umori, le luci e le atmosfere della periferia industriale di Napoli con i tetti delle raffinerie, le cisterne ossidate, i muri di cemento segnati, le sopraelevate.
“Nella mia ricerca artistica – spiega Leperino – è sempre stato centrale il tema della metropoli e il rapporto tra forma dei luoghi e condizione umana. La rappresentazione del paesaggio urbano s’intreccia per me fortemente con la riflessione sul tempo, sulle trasformazioni delle città e sui destini degli individui che le abitano”.
Ed è proprio a questi ultimi che è dedicata l’installazione Faces – anch’essa esposta a Milano – composta da una serie di ritratti a china su carta: sono i volti che attraversano le periferie e che di esse condividono gli umori, i colori, la trama sottile. 

In mostra, i dipinti e le carte dialogano con alcune sculture, realizzate appositamente per questa occasione, dal titolo Babel, caratterizzate da un forte sviluppo verticale e da un’accentuata sintesi formale: “torri-città” che s’inerpicano verso l’alto e sulle quali proliferano le sagome scarnificate di alti edifici, strade, cavalcavia, cisterne. Una rappresentazione della metropoli che interseca i temi della crescita incontrollata e dello “svuotamento” urbano, dell’incertezza collettiva e della necessità di immaginare modelli di sviluppo diversi. 

Christian Leperino – cenni biografici
Christian Leperino (Napoli 1979), pittore e scultore, nella sua produzione artistica coniuga la ricerca sul corpo umano con quella sulle metropoli. A questo nucleo concettuale sono dedicate le opere presentate in recenti esposizioni internazionali: The Silk Road. Arte contemporanea tra Oriente e Occidente, Castel dell’Ovo, Napoli (2016), City Layers, Palais Palffy, Vienna (2015); Linee di Confine. La natura, il corpo, le città, Museo Carlo Bilotti, Roma (2015); Writings, IICT-Istituto Italiano di Cultura, Tokyo (2014); Chiaroscuro, Accademia delle Arti di Mosca e Accademia di San Pietroburgo (2013); Landscapes of Memory, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2012); 54a Biennale di Venezia, Padiglione Italia (2011); Human Escape, MAC-Museu de Arte Contemporânea de Niterói, Rio de Janeiro (2010).
Sue opere sono presenti in collezioni museali e spazi pubblici: Museo MADRE Napoli; MMOMA-Moscow Museum of Modern Art di Mosca; IICT di Tokyo; Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara; Stazione Ferroviaria di Mergellina, Napoli.
È docente di Tecnologia dei materiali per la Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Nel 2015 fonda SMMAVE - centro per l'arte contemporanea, di cui è Presidente.

Scheda della mostra
Sede: Other Size Gallery, Via Andrea Maffei 1, Milano
Inaugurazione: giovedì 22 febbraio, ore 18.30
Orari: dal lunedì al venerdì, h.11 – 20. Sabato h. 18 – 22. Domenica chiuso.
Info al pubblico: t. 02.70006800 | othersizegallery@workness.it

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I segni di Piccaia #novecentoitaliano Wed, 14 Feb 2018 13:28:51 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469705.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469705.html Maria Maria Inaugura giovedì 1 marzo presso la Galleria Milan Art & Events Center I segni di Piccaia, mostra inserita nel palinsesto Novecento Italiano del Comune di Milano.

In esposizione dipinti e disegni del Maestro Matteo Piccaia, in dialogo con le opere del figlio Giorgio.

Con questa antologica, Milano festeggia i 95 anni del Maestro Matteo Piccaia da poco compiuti e rende omaggio ad un pittore che, come ebbe a dire Carlo Munari, ha sempre mostrato il gusto della pittura, non come edonistico esibizionismo ma come piacere del colore come segno di nobiltà.

Il progetto rientra in Novecento Italiano, il palinsesto di oltre 150 iniziative ideato dal Comune per esplorare il secolo che ha determinato la costruzione del nostro presente. In questo programma bene si inserisce la mostra sull’arte dei Piccaia, padre e figlio, che tanto hanno contribuito ad arricchire il panorama artistico e culturale del ventesimo secolo.

Scriveva Carlo Munari: “Nelle opere di Matteo Piccaia l’immagine si avvale di ampi tagli che sommuovono lo spazio in una varietà di soluzioni prospettiche che gli ritolgono peso e lo definiscono come sede idonea per accogliere i fantasmi della fantasia. A far vibrare l’immagine a livello emozionale, è la luce, è cioè quella luminosità diffusa che s’innerva nel tessuto cromatico e che ora si distende uniforme, ora si addensa in un iter mutevole nel rispetto delle esigenze del racconto visivo.”.

E ancora Dino Buzzati negli anni’70: “Matteo Piccaia può essere definito un neo-figurativo emblematico […] Piccaia ama la luce, i colori vivaci, le atmosfere gaie. È un pittore che ha una grande fertilità di immaginazione.”

In dialogo con le opere del Maestro Matteo, alcuni lavori del figlio Giorgio, artista di spicco del panorama contemporaneo, che presenta sia dipinti degli inizi della sua carriera, sia opere recenti realizzate in questi ultimi mesi, così da offrire ai visitatori uno spaccato della sua ampia produzione.

Scrive di lui Claudio Bonvecchio “Giorgio Piccaia è diretto, conciso, tagliente e a questo stile impronta, senza esitazione, il suo lavoro, la sua ricerca: ad un tempo semplice, profonda, raffinata. E porta sino al fondo la sua ispirazione. Va sino in fondo perché vuole misurarsi con ciò che è “al fondo”. Anzi, vuole misurarsi con i “fondamentali”. Come mostrano le forme quadrate e tonde, che rimandano al cielo (i tondi) e alla terra (i quadrati). Perché cielo e terra sono il palcoscenico, ancestrale, dove Piccaia incide o traccia l’essenza delle cose. Sono gli sfondi naturali, dove ogni rappresentato è un simbolo e il simbolo si innerva nel rappresentato. Le presenze, nelle sue opere, sono altamente stilizzate, sino al punto - estremo – di apparire strutture archetipiche del profondo.”

Completano la mostra riviste, libri, fotografie e documenti d’epoca.

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

Matteo Piccaia nasce nel 1923 a S. Donà di Piave. Lascia presto il Veneto per trasferirsi in Piemonte prima, e poi in Francia e in Svizzera, dove frequenta le scuole d’arte e poi gli ambienti artistici di avanguardia. È stato tra i fondatori della sede di Ginevra della Società di pittori, scultori e architetti svizzeri. Membro di numerose Accademie, ha partecipato a mostre collettive e personali in diverse città di Europa. Sue opere sono presenti in Musei italiani e svizzeri e in collezioni private sia europee sia americane. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Dino Buzzati, Carlo Munari, Arnaldo Verri, Domenico Cara.

Giorgio Piccaia nasce nel 1955 a Ginevra. Frequenta sin da piccolo con il padre Matteo l’ambiente artistico di Ginevra e di Milano. Studia architettura al Politecnico di Milano, è allievo di Corrado Levi.  A Milano realizza performance e happening. Fonda nel 1981 con amici poeti, attori, pittori e registi il giornale artistico Anastasia. Tra il 1975 e il 1982 studia in Polonia e in Italia con Jerzy Grotowski, grande drammaturgo del teatro contemporaneo. Oggi lavora tra Agrate Conturbia e Camaiore. Sue opere sono presenti in importanti collezioni private. Nel 2016 presenta a Milano, presso la Galleria MA-EC, Milan Art & Events Center la mostra personale Piccaia in Kaleido, che riscuote numerosi apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici, con diverse uscite anche su riviste e siti web specializzati, tra cui Il Sole 24 Ore, Artribune e ArtsLife. Nel 2017 Roma e Ginevra e nel 2018 la Svezia hanno ospitato sue mostre.

Giorgio Piccaia è inserito in La Guida per investire 2017 di Corriere della Sera e Corriere Economia, capitolo sull’Arte, tra i 305 artisti più attivi in Italia da seguire nel 2017.

 

Coordinate mostra

Titolo: I segni di Piccaia

           #novecentoitaliano

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center - Via Lupetta 3 (ang. Via Torino), Milano         

Inaugurazione: giovedì 1 marzo ore 18.30

Presentazione di Francesco Cevasco

 

Date: dal 1 al 20 marzo 2018

 

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19
Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

www.ma-ec.it
www.yesmilano.it
www.giorgiopiccaia.blogspot.it

 

 

 

 

 

                                                                                                     

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DIALOGHI LIBERI Tue, 13 Feb 2018 11:32:52 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469541.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469541.html Arte Borgo Gallery Arte Borgo Gallery Verrà inaugurata venerdì 16 febbraio 2018 la mostra di arte contemporanea dal titolo “Dialoghi liberi” presso Arte Borgo Gallery - Borgo Vittorio 25/Roma. L’evento è ideato e organizzato da Anna Isopo e Monica Ferrarini.

La mostra coinvolgerà quattro artiste - Antonella Carraro, Vincenza Spiridione, Roberta Ragazzi, Anna Maria Tani -  le quali metteranno in sinergia armonica le loro opere in un percorso di incontro e confronto creativo tra stili e tecniche di ricerca innovative e diverse tra loro

Antonella Carraro: nelle opere di Antonella Carraro il processo di creazione diventa un percorso catartico attraverso il quale l’artista entra in simbiosi con la tela. Non c’è consapevolezza del viaggio introspettivo che si è intrapreso, ma c’è un continuo avvicendarsi di cognizione ed emozione. La Carraro ha un rapporto quasi viscerale con il colore di cui utilizza solo quelli primari che mescola in un rituale meditativo fino a che è l’olio stesso a comunicare quando è pronto. È un rapporto simbiotico dove la cromia genera lo spazio lasciando traspirare luce, forma, segno, immagine.

Vincenza Spiridione: quella di Vincenza Spiridione è una scultura figurativa di grande espressività, attenta al particolare e alla resa comunicativa di ogni dettaglio. I volti delle sue sculture si caricano di intensità umana, e quello che cattura e affascina l’osservatore è l’emozione e il sentimento che trapela da quei visi e da quelle mani. È una scultura ricercata che va oltre la resa espressiva, armonica, estetica e che porta l’artista a mettersi sempre in discussione arrivando a trattare tematiche sociali attuali e scottanti in un processo di necessaria riflessione costruttiva.

Anna Maria Tani: la pittura è per la Tani un mezzo per creare suggestioni, un viaggio in se stessa, nella sua memoria, nei suoi sentimenti, un percorso che trova la sua esplicazione sulla tela che diventa specchio di stati d’animo e riflessioni, supporto che immortala attimi fuggenti di un sentimento. La capacità narrativa si sviluppa grazie alla resa di effetti cromatici rivelatori di una forza espressiva che mette in luce la sua intimità e sensibilità estetica. La stessa scelta qualitativa dei materiali usati diventa elemento fondante nelle sue opere che si costruiscono attraverso una personale riflessione che si sviluppa nel tempo.

Roberta Ragazzi: fotografa innovativa, concentra la sua attenzione artistica sul fenomeno della pareidolia delle nuvole, regalandoci immagini uniche e suggestive. L’abilità artistica e l’attenta osservazione fanno sì che la Ragazzi riesca a dar vita a forme ed oggetti semplicemente creando un contorno e/o giocando con luci ed ombre. Le sue fotografie ci trasmettono tutta la magia propria dell’arte: saper andare oltre la dimensione finita ed oggettiva per spaziare con la mente e il cuore in dimensioni infinite interpretabili secondo la soggettività di chi le osserva.

 

Info:

16/28 febbraio 2018

inaugurazione venerdì 16 febbraio 2018 ore 18

orari: martedì- venerdì 11-19

lunedì 15-19 ; sabato 10-13 ; domenica chiuso

Arte Borgo Gallery

Borgo Vittorio 25-Roma

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L'opera di Davide Prudenza al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova Mon, 12 Feb 2018 19:19:07 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469732.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469732.html Ufficio Stampa Ufficio Stampa  

 

L’opera di Davide Prudenza al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova

 

Il dipinto “Fiore di campo”, realizzato da Davide Prudenza nel 2015 e inserito nell’archivio generale come dp/0107-15, è stato donato dall’artista al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova nel mese di dicembre 2017. L’opera voluta da monsignor Roberto Brunelli, direttore emerito del Museo Diocesano Francesco Gonzaga, e dal responsabile dell’archivio museale, il dott. Bruno Cavallaro, verrà inserita nell’area contemporanea dello storico museo mantovano.

Con il finanziamento della curia, le sale dell’attuale archivio museale verranno trasformate nella nuova area Museale Contemporanea Permanente del Museo Diocesano.

I visitatori, oltre a contemplare le storiche ed emozionanti opere museali, potranno visitare le avanguardie artistiche in cui “Fiore di campo” dell’artista Davide Prudenza sarà uno dei dipinti contemporanei in esposizione permanente. 

Per Davide Prudenza si tratta di un’ulteriore opera acquisita in museo; nel 2016 il dipinto “Spring”, realizzato dall’artista nel 2014, era stato selezionato e inserito nella collezione permanente del Museo Civico Giandalia dal dott. Paolo Battaglia La Terra Borgese, critico d’arte e responsabile artistico del museo.


Per info: www.davideprudenza.it

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Il Festival dell’Arte di Sanremo, fiore all’occhiello della Milano Art Gallery Mon, 12 Feb 2018 16:16:28 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469430.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469430.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Il prestigioso Festival dell’Arte, atteso appuntamento di Spoleto Arte, a cura di Vittorio Sgarbi, si è aperto tra le note finali della 68ᵃ rassegna della canzone italiana. Alle 18.00 di venerdì 9 marzo, alla galleria La Bonbonniére (Corso degli Inglesi, 3), sede sanremese della storica Milano Art Gallery, è avvenuta l’inaugurazione della mostra d’arte che proseguirà fino al 6 marzo.

 

Davanti al famoso Casinò, nel cuore di Sanremo, hanno contribuito a rendere unico il vernissage, con la loro presenza, grandi personalità del mondo dello spettacolo e della cultura. A partire dall’organizzatore dell’evento, il presidente di Spoleto Arte e manager di celebri volti dello show business, Salvo Nugnes, hanno portato il loro prezioso saluto anche l’attrice Alba Parietti, il conduttore del Festival di Sanremo, l’attore Pierfrancesco Favino, il compositore Cristiano Malgioglio e la cantante Noemi. Inoltre hanno reso ancora più interessante l’inaugurazione del Festival dell’Arte grazie al loro contributo anche il direttore del museo Modigliani Alberto D’Atanasio, l’attore, protagonista del film culto Amici miei, Enio Drovandi e Maria Elena Bececco, presidente del Festival dei due Mondi di Spoleto.

 

Una dolce partenza, dunque, per un’esposizione che, proprio a Sanremo, vede la possibilità di creare un’intensa unione simbolica tra arte e musica e che, fino al 6 marzo, promette di dare voce a un linguaggio libero e universale che giunga diretto al cuore di tutti.

Per qualsiasi informazione potete chiamare il numero 0424525190, scrivere all’indirizzo org@spoletoarte.it o visitare i siti www.milanoartgallery.it o www.spoletoarte.it.   

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Quando l' inverno diventa Arte Sun, 11 Feb 2018 23:10:30 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469334.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469334.html Nadia Presotto Nadia Presotto COMUNICATO STAMPA

 

MILANO

Pourquoi Pas Design

Via Tito Speri 1 – tel. 02.83552885

 

QUANDO L’ INVERNO DIVENTA ARTE

Mostra d’ arte con: Renato Luparia,  Godot, Loris Ribolzi e Francesca Meana

Dal 14 febbraio 2018 – inaugurazione ore 18.30

Al 3 marzo 2018

 

Orari: dal martedì al venerdì dalle 11.30 alle 19.30

Sabato dalle 14 alle 19.30 – lunedì su appuntamento telefonico

 

INGRESSO LIBERO

 

Inaugura mercoledì 14 febbraio alle ore 18.30  la mostra allestita presso Pourquoi Pas Design di Milano, in via Tito Speri 1, zona Garibaldi, “Quando l’ inverno diventa Arte” con le opere di: Renato Luparia, Godot, Loris Ribolzi, Francesca Meana.

Prima che l’ inverno finisca per lasciare spazio al tiepido sole, ai vestiti leggeri e ad una esplosione di colori e energia, Pourquoi Pas dedica due settimane agli artisti che hanno saputo cogliere la bellezza dell’ inverno.

Renato Luparia presenta una serie di immagini della serie “Il suono del silenzio”: il silenzio nelle opere di Luparia è sensazione tangibile; è immagine che si manifesta nel nitore e nello splendore di fotografie evocative di campi privi di limiti, alberi che si fanno segni grafici, circondati da nebbie che suggeriscono un possibile cammino di conquista. 

Godot, fotografo e artista sempre in movimento. Presenta una selezione di opere dal sapore invernale; una in particolare lascerà senza parole i visitatori per la sua luce e grandezza.

Loris Ribolzi artista dalle mille sfaccettature e passioni, espone una selezione di sue acqueforti dove la neve viene magnificamente rappresentata in ambiti naturali e inaspettati.

Francesca Meana, paper designer che attraverso una serie di opere dedicate alla nebbia, vuole comunicare una verità, un sentimento che si concretizza nella delicatezza del paesaggio avvolto dalla foschia. Un senso di pace che solo spettacoli naturali come quelli in mostra sanno comunicare.

 

Informazioni utili: “Quando l’ inverno diventa Arte” mostra d’ arte contemporanea allestita dal 14 febbraio al 3 marzo 2018 presso Pourquoi Pas Design – Milano – Via Tito Speri 1, zona Garibaldi - raggiungibile con M2 Garibaldi oppure M5 Monumentale.

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Quando l' inverno diventa Arte Sun, 11 Feb 2018 15:02:35 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469297.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469297.html Nadia Presotto Nadia Presotto Inaugura mercoledì 14 febbraio alle ore 18.30  la mostra allestita presso Pourquoi Pas Design di Milano, in via Tito Speri 1, zona Garibaldi, “Quando l’ inverno diventa Arte” con le opere di: Renato Luparia, Godot, Loris Ribolzi, Francesca Meana.

Prima che l’ inverno finisca per lasciare spazio al tiepido sole, ai vestiti leggeri e ad una esplosione di colori e energia, Pourquoi Pas dedica due settimane agli artisti che hanno saputo cogliere la bellezza dell’ inverno.

Renato Luparia presenta una serie di immagini della serie “Il suono del silenzio”: il silenzio nelle opere di Luparia è sensazione tangibile; è immagine che si manifesta nel nitore e nello splendore di fotografie evocative di campi privi di limiti, alberi che si fanno segni grafici, circondati da nebbie che suggeriscono un possibile cammino di conquista. 

Godot, fotografo e artista sempre in movimento. Presenta una selezione di opere dal sapore invernale; una in particolare lascerà senza parole i visitatori per la sua luce e grandezza.

Loris Ribolzi artista dalle mille sfaccettature e passioni, espone una selezione di sue acqueforti dove la neve viene magnificamente rappresentata in ambiti naturali e inaspettati.

Francesca Meana, paper designer che attraverso una serie di opere dedicate alla nebbia, vuole comunicare una verità, un sentimento che si concretizza nella delicatezza del paesaggio avvolto dalla foschia. Un senso di pace che solo spettacoli naturali come quelli in mostra sanno comunicare.

 

Informazioni utili: “Quando l’ inverno diventa Arte” mostra d’ arte contemporanea allestita dal 14 febbraio al 3 marzo 2018 presso Pourquoi Pas Design – Milano – Via Tito Speri 1, zona Garibaldi - raggiungibile con M2 Garibaldi oppure M5 Monumentale.

 

segnalato da Nadia Presotto]]>
Quando l' inverno diventa Arte Sun, 11 Feb 2018 15:01:37 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469296.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469296.html Nadia Presotto Nadia Presotto MILANO

Pourquoi Pas Design

Via Tito Speri 1 – tel. 02.83552885

 

QUANDO L’ INVERNO DIVENTA ARTE

Mostra d’ arte con: Renato Luparia,  Godot, Loris Ribolzi e Francesca Meana

Dal 14 febbraio 2018 – inaugurazione ore 18.30

Al 3 marzo 2018

 

Orari: dal martedì al venerdì dalle 11.30 alle 19.30

Sabato dalle 14 alle 19.30 – lunedì su appuntamento telefonico

 

INGRESSO LIBERO

 

Inaugura mercoledì 14 febbraio alle ore 18.30  la mostra allestita presso Pourquoi Pas Design di Milano, in via Tito Speri 1, zona Garibaldi, “Quando l’ inverno diventa Arte” con le opere di: Renato Luparia, Godot, Loris Ribolzi, Francesca Meana.

Prima che l’ inverno finisca per lasciare spazio al tiepido sole, ai vestiti leggeri e ad una esplosione di colori e energia, Pourquoi Pas dedica due settimane agli artisti che hanno saputo cogliere la bellezza dell’ inverno.

Renato Luparia presenta una serie di immagini della serie “Il suono del silenzio”: il silenzio nelle opere di Luparia è sensazione tangibile; è immagine che si manifesta nel nitore e nello splendore di fotografie evocative di campi privi di limiti, alberi che si fanno segni grafici, circondati da nebbie che suggeriscono un possibile cammino di conquista. 

Godot, fotografo e artista sempre in movimento. Presenta una selezione di opere dal sapore invernale; una in particolare lascerà senza parole i visitatori per la sua luce e grandezza.

Loris Ribolzi artista dalle mille sfaccettature e passioni, espone una selezione di sue acqueforti dove la neve viene magnificamente rappresentata in ambiti naturali e inaspettati.

Francesca Meana, paper designer che attraverso una serie di opere dedicate alla nebbia, vuole comunicare una verità, un sentimento che si concretizza nella delicatezza del paesaggio avvolto dalla foschia. Un senso di pace che solo spettacoli naturali come quelli in mostra sanno comunicare.

 

Informazioni utili: “Quando l’ inverno diventa Arte” mostra d’ arte contemporanea allestita dal 14 febbraio al 3 marzo 2018 presso Pourquoi Pas Design – Milano – Via Tito Speri 1, zona Garibaldi - raggiungibile con M2 Garibaldi oppure M5 Monumentale.

 Segnalato da: Nadia Presotto

 

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XVII TAVOLA ROTONDA TRA I SERVIZI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ DEL LAZIO Fri, 09 Feb 2018 18:00:20 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469482.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469482.html Art Forum Würth Capena Art Forum Würth Capena
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XVII Tavola rotonda tra i servizi per le persone con disabilità del Lazio

Venerdì 23 febbraio 2018, ore 10.00, presso l’Art Forum Würth Capena

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La Tavola rotonda, organizzata da ormai tre anni insieme all’Associazione Hairam Onlus,  si rivolge agli attori impegnati nei diversi servizi rivolti all’utenza con disabilità e ai loro referenti.

Sono invitati a partecipare quindi tutti i professionisti dei vari ambiti e le famiglie interessate, al fine di allargare, migliorare e consolidare la rete territoriale dei servizi.

In questa occasione si discuterà anche della possibilità di coinvolgere altre sedi nell’organizzazione dei laboratori di arteterapia.

L’Art Forum Würth Capena da diversi anni accoglie percorsi di arteterapia, curati  dall'Associazione Hairam e rivolti a persone adulte con disabilità. Per tre mesi l’anno vengono proposte ai partecipanti esperienze artistiche interdisciplinari (grafiche, pittoriche, plastiche, musicali, gestuali), volte ad allargare l’orizzonte delle possibilità comunicative e mirate all'integrazione e al riconoscimento del valore sociale.

 

Nel 2018 vorremmo poter prolungare per tutto l’anno tale esperienza, assicurando così una maggiore continuità agli utenti del territorio. Per farlo avremmo però bisogno di trovare altri partner, enti o aziende private, che vogliano e possano sostenere l’attività e ospitare la mostra finale delle opere realizzate.

 

Ricordiamo che il dibattito, la discussione e il confronto sono sempre parte integrante degli incontri e chiediamo gentilmente di diffondere l'invito a chi pensate possa essere interessato.

 

È gradita gentile conferma di partecipazione.

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Art Forum Würth Capena
Viale della Buona Fortuna, 2
00060 Capena (Rm)
Tel. 06 90103800
Fax 06 90103402
art.forum@wuerth.it

www.artforumwuerth.it

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DOMANI OPENING l Sabato 10 febbraio h.18-21 l Giovanni de Cataldo Fri, 09 Feb 2018 14:07:33 +0100 http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469486.html http://comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/469486.html z2o Galleria - Sara Zanin z2o Galleria - Sara Zanin
                                    
   
                                                    

                                  

                                                              
GIOVANNI DE CATALDO
San Lorenzo

testo di Cecilia Canziani
 
OPENING DOMANI
Sabato 10 febbraio 2018 | h. 18 - 21  
 
z2o Sara Zanin Gallery
via della vetrina 21, 00186 Roma



 
z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare la prima mostra personale del giovane artista Giovanni de Cataldo (Roma, 1990), già attivo negli spazi del Pastificio Cerere di Roma.


Qualche giorno fa, sull'autostrada che percorro quasi una volta a settimana, mi sono soffermata a guardare delle grandi impalcature sospese nel vuoto che da qualche mese punteggiano un viadotto. Nella nebbia della mattina, illuminate da luci pallide, sembravano trabucchi protesi sul mare, o torri merlate, comunque: strutture autosufficienti, e abitate. Magiche.
La stessa strada, immagino, è quella che percorre anche Giovanni quando va a prelevare i guardrail che adopera per le sue sculture in un circuito dove vengono testati i dispositivi di sicurezza delle automobili. Questo circuito si trova in una località remota, immersa nella natura, e mi ha colpito, ­nel racconto che me ne ha fatto Giovanni mentre eravamo nel suo studio di San Lorenzo la descrizione di un silenzio quasi antico, rotto dall'impatto delle automobili lanciate contro i guardrail. Una suggestione forse amplificata dall'apparente contrasto dei materiali nello studio di Giovanni: lamiere, pezzi di acciaio, e poi stoffe, un ferro da stiro, e l'evidente fatto che gran parte del suo lavoro è un silenzioso rammendo.  
Se devo individuare una cornice di riferimento per il lavoro di Giovanni, penso a Robert Smithson ai suoi prelievi reali o evocati dal paesaggio urbano - a Monuments of Passaic, ai Non Sites (a qualcosa in altre parole di simile alla visione sub specie aeternitatis delle impalcature sull'autostrada, che per una volta, e una soltanto, ho visto liberate dalla loro funzione e ricomposte come oggetto di apprensione estetica). O alle ricerche condotte attraverso l'impiego di materiali instabili come l'asfalto -con cui ha lavorato anche Giovanni - o la colla, e volte a sfidare la verticalità e autonomia dell'opera modernista con la seduzione del basso, dell'informe, della forza di gravità. La pulsione per la caduta, il collasso.
Ma a ben guardare, nel lavoro di Giovanni si gioca un gioco diverso, e meno ironico - o decisamente post monumental. Non c'è la dimensione monumentale, e non c'è nemmeno la critica al capitalismo avanzato, ma un appello alla capacità di saper vedere forme e materiali che sovrascrivono la città, e di trovare bellezza dove non la aspettiamo, una forma nel disordine.
I suoi Crash Test sono prelievi dal tessuto urbano risemantizzati non solo attraverso un'operazione di appropriazione, ma anche attraverso la trasformazione dell'oggetto la cui superficie viene cromata, smaltata o zincata, o ancora foderata, rendendone leggibili valori plastici e pittorici. Dunque non prelievi di realtà ricontestualizzati in una cornice istituzionale - o per effetto di una cornice istituzionale - ma brani di un paesaggio urbano, più che industriale, che vengono scelti e interpretati in ultima analisi per il loro potenziale estetico, e su cui l'artista interviene per evidenziare una piega o una curva - in sostanza per evidenziarne le qualità scultoree.
Un paesaggio, peraltro, del tutto situato: la città di Roma, il quartiere San Lorenzo, che dà il titolo alla mostra e che ospita dagli anni settanta studi di artisti, ma che è anche, tutt'ora, un quartiere popolare e laboratorio autonomo di politiche di comunità. Un quartiere che di Roma possiede il vero genius loci: una bellezza selvatica.
Proseguendo una ricerca che parte dall'analisi delle proprietà scultoree di materiali edili come asfalto e cemento già esplorata in Cerae (2015)o nei Carottage (2015-2016); dalla ricognizione del contesto urbano nei suoi elementi funzionali - strade, guardrail, recinzioni temporanee (come nei Crash Test, 2017); dall'indagine delle tracce inscritte nel paesaggio - graffiti, segni, forme come testimonianza di un continuum della storia (Prisco vive, 2017) - i lavori in mostra indagano in maniera più precisa la relazione tra oggetto e sguardo. Allora nelle superfici cromate e riflettenti in mostra sembra possibile rintracciare qualcosa di simile ai Mirror Cubes di Robert Morris, che negli anni settanta attraverso la superficie specchiante riconfigurano e complicano la relazione tra oggetto, spazio e spettatore, proiettando il centro all'esterno della scultura e moltiplicando i punti di vista.
Ma anche qui occorre dire che Giovanni non usa lo specchio, ma la cromatura, la zincatura, gli smalti da carrozzeria (il rosso Ferrari, il verde Kawasaki il crema della Vespa), chiamando in causa un immaginario che ha a che fare con la cultura di massa - con Jeff Koons, più che con il Minimalismo, per capirci.
La relazione tra corpo dell'oggetto e corpo dello spettatore si precisa però non solo attraverso il gioco di rifrazione da e verso la superficie delle sculture: i guardrail, i coperchi delle fontanelle pubbliche (oggetto di furto e commercio illegale, e copiati con cura dall'artista in marmo, metallo e cera: originale e copia), vengono in questa mostra ruotati. Collocandoli su un altro asse rispetto alla posizione in cui siamo abituati a vederli, questi oggetti cambiano anche di senso e perdono ogni relazione con la loro funzione d'uso.
In maniera simile l'artista interviene sulle griglie in PVC, applicate su stoffa catarifrangente tirata su telaio e allestite in forma di paravento (Abbronzatissimi, 2018) - un oggetto che fa spazio più che occuparlo - o restituite in forma di quadro appese alle pareti, o riprodotta in alluminio e resa autoportante. Se la superficie catarifrangente assorbe e rifrange la luce, e la cancella se la scultura viene fotografata con il flash, restituendone una sua versione in negativo, la griglia evoca la composizione modernista per eccellenza chiamando in causa la specificità mediale della pittura. Così la griglia in questa mostra è presente come quadro, come spazio, come scultura, e in tutti i casi allo stesso tempo finestra e cornice, centripeta e centrifuga.
La superficie delle opere in mostra sia che evochi la bidimensionalità della pittura, sia che insista nella piega come punto generativo della scultura, è il luogo dialettico dove lo sguardo si appunta e viene riflesso, moltiplicato o negato, ed è bello che in un momento storico in cui le mostre hanno imparato ad essere fotogeniche, questa mostra non si lasci fotografare senza far resistenza all'obiettivo, ma si debba vedere con il corpo: altrimenti le pallide tinte proiettate dal retro delle sculture che colorano il muro, il proprio volto deformato da una curva zincata, il leggero riflesso che cambia temporaneamente la temperatura di una tela, non si percepirebbero.
Allora si chiarisce il fatto che al centro di questi prelievi e rammendi, della cura estrema con cui un materiale ordinario, opaco, ottuso, viene restituito allo sguardo, c'è la figura dello spettatore a cui è affidato in fondo il compito di continuare a guardare e a interrogare lo spazio - così che, pur non somigliando a una scultura di Giovanni, un ponteggio una mattina di nebbia sembri una cattedrale.
C. Canziani


z2o Sara Zanin Gallery - Via della Vetrina 21, 00186 Roma T +39 06 70452261
info@z2ogalleria.it z2ogalleria.it 

Opening Hours: Tue - Sat 1 - 7 pm (or by appointment)  


 

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z2o Galleria Sara Zanin, Via della Vetrina 21, Rome, 00186 Italy
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